Storia antica

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Contratto di vendita di un campo e una casa (Shuruppak, 2600 a.C. ca.)
La sfinge di Giza (2500 a.C.?)
Cretula con l'impronta del sigillo del re Lugalanda di Lagash (2400 a.C. ca.)
Stele del Codice di Hammurabi (prima metà del II millennio a.C.), al Louvre di Parigi

Il termine "storia antica" indica sia la prima età della storia, sia la disciplina che studia detto periodo (della durata approssimativa di 4000 anni). Nel primo senso si parla anche di "antichità" o "età antica" o, con termine ormai desueto, "evo antico". Dell'antichità si è soliti distinguere una storia "preclassica" (precedente l'apparizione di fonti greco-romane) e una classica (Grecia e Roma antiche).

Caratteristiche generali[modifica | modifica wikitesto]

Limiti geografici e cronologici[modifica | modifica wikitesto]

Dal punto di vista geografico, la storia antica è innanzitutto storia del Mediterraneo e dei territori circostanti.[1][2] L'unità ideale di questa area non ha tanto a che fare con caratteristiche "nazionali" dei popoli che abitarono quelle zone, quanto dalla ricchezza degli scambi culturali, rispetto ai quali il Mediterraneo rappresentò una sorta di "funzione mediatrice". Ma l'asse centrale di questo immenso rivolgimento umano si è andato spostando nel tempo ed è arrivato al Mediterraneo da est, dal cosiddetto Vicino Oriente, e il Vicino Oriente antico rappresenta gli inizi della storia antica sotto numerosi aspetti (per lungo tempo fu inteso come "culla della civiltà"), tanto che, nel suo complesso, i confini dell'area geografica in questione possono essere indicati nel fiume Indo e nelle Colonne d'Ercole.[3]

Quanto ai termini cronologici, si può distinguere una storia "pre-classica", il cui limite iniziale può essere associato all'apparizione delle fonti scritte in aggiunta a quelle archeologiche, mentre un terminus ad quem può corrispondere all'apparizione delle fonti greco-romane.[4] Un'altra cesura decisiva è la costituzione dell'impero persiano (500 a.C. ca.), fatto che coincide con il definitivo inserimento delle popolazioni vicino-orientali in un'articolazione storica sopra-regionale. Ciò ha a che fare con quanto detto rispetto all'asse geografico: un primo accenno fondamentale di rapporto tra Oriente e Occidente (con l'ingresso di quest'ultimo nella storia illuminata dalle fonti scritte) è rappresentato dall'apparizione dei cosiddetti Popoli del Mare (1200 a.C.): la crisi del XII secolo a.C. comporta un riassetto di vastissima portata nel Vicino Oriente e la stessa scansione tradizionale ottocentesca individuava in questo frangente la separazione tra Età del Bronzo ed Età del Ferro.[5]

Tradizionalmente, la storiografia ha individuato la fine della preistoria nell'invenzione della scrittura (logografica nella seconda metà del IV millennio a.C., sillabica nella prima metà del III). Tale inizio non va però visto come isolato, ma in stretta associazione con altri fattori decisivi: nascita delle città, lavoro specializzato, stratificazione socio-economica, costituzione dello Stato, tutti elementi che rappresentano gli elementi culminanti di ciò che Gordon Childe ha definito "rivoluzione urbana", processo che può ritenersi consolidato intorno al 3500 a.C.[6] Quello della Bassa Mesopotamia va pensato come "precoce" focolaio di urbanizzazione ed esistono altri nuclei importanti: l'Egitto, l'Iran, l'Asia centrale, la valle dell'Indo, l'Egeo, l'Arabia meridionale, ma anche la Cina, il Messico e il Perù, i quali ultimi hanno però, come è ovvio, un carattere di totale separatezza rispetto al baricentro mediterraneo e vicino-orientale.[7]

Si può complessivamente dire che l'origine della storia antica coincide con la nascita della città e dello Stato: la rivoluzione agricola, con l'aumento di produzione di derrate che essa comportò, è il presupposto per la creazione di un'eccedenza alimentare che, gestita da un "polo redistributivo centrale", rende possibile mantenere lavoratori specializzati. La priorità logica (ma non cronologica), in una massima semplificazione, va attribuita alla polarizzazione città-campagna, alla creazione di un ceto dirigente (di re e sacerdoti): come scrive Mario Liverani, "Il «salto» più appariscente sarà quello demografico ed urbanistico, ma il più sostanziale è quello organizzativo".[8] Scrive ancora Liverani:

« L'origine della città significa origine dello Stato e della stratificazione socio-economica. Significa dunque l'origine della storia, non tanto perché il nuovo strumento della scrittura mette a nostra disposizione una fonte di informazione più esplicita e più dettagliata, ma soprattutto perché per la prima volta si assiste all'interazione complessa di gruppi umani all'interno delle singole comunità [...][8] »

A ciò si aggiunga un altro fattore che mette in discussione l'assunto tradizionale che lega la nascita della Storia (intesa come res gestae) alla nascita della scrittura e cioè il fatto che la storiografia ha smesso di privilegiare il documento scritto come fonte primaria.[9]

Quanto al limite basso dell'evo antico, la tradizione lo individua nella caduta dell'Impero romano d'Occidente (476). Talvolta si fa terminare tale età con la grande ondata delle invasioni barbariche nell'Impero romano (a partire dagli inizi del V secolo) o con il periodo immediatamente successivo alla morte di Giustiniano I (fine del VI secolo) che segna il definitivo tramonto del mondo classico grecoromano. Se tale datazione è valida per il mondo occidentale, in Oriente si preferisce protrarre l'età antica fino alla Dinastia Qin in Cina (II secolo a.C.) o all'Impero Chola in India (IX secolo) o altre epoche storiche. Nel resto del mondo (ad esempio in alcuni zone dell'Africa, nelle regioni austronesiane e nelle Americhe) le popolazioni autoctone seguono altri tipi di datazione.

Le fonti della storia antica[modifica | modifica wikitesto]

La principale difficoltà nello studio della storia antica consiste nel fatto che solamente una parte di essa è documentata da fonti scritte e che non tutta la storiografia antica è pervenuta fino ai nostri giorni. Se da una parte alcune antiche civiltà non hanno espresso documenti scritti relativi al loro passato, la stessa storiografia romana, anche se estremamente prolifica, presenta delle lacune, dovute alle modalità di trasmissione: molte opere sono andate interamente perdute, altre ci sono pervenute in parte, di altre abbiamo delle epitomi (compilate spesso per essere trasmesse al posto dell'opera originale in modo tale da risparmiare supporti scrittori, che all'epoca erano molto costosi), solo pochissime ci sono pervenute intere o quasi. Caso esemplare, se vogliamo, è il trattato Ab Urbe condita libri di Tito Livio, opera scritta nel I secolo in 142 volumi, dei quali solamente 35 sono giunti fino a noi. Sono pervenute a noi 140 su 142 Periochae, ovvero i "riassunti" dei libri, composti probabilmente intorno al III-IV sec.[10]

Per meglio comprendere il mondo antico le due principali strade percorribili dagli storici sono: le fonti non scritte, studiate dall'archeologia, e le fonti scritte: documenti ed opere letterarie. L'archeologia è lo studio delle civiltà antiche mediante il ritrovamento, l'analisi e l'interpretazione delle tracce materiali pervenute ai giorni nostri. Attraverso lo studio dei resti archeologici (architetture, manufatti, resti biologici e umani) gli studiosi cercano di interpretare come i popoli del passato hanno vissuto. Accanto all'analisi dei reperti portati alla luce dagli scavi archeologici, lo studio della storia antica si avvale dei resoconti degli storici coevi, le fonti di prima mano per la conoscenza degli eventi relativi al passato. La produzione letteraria degli storici antichi, quali Erodoto, Livio, Polibio, Svetonio, Tucidide, Tacito ed altri, è fonte imprescindibile per la ricostruzione dei fatti e la comprensione del mondo antico. Ulteriori metodi di analisi storiografica antica sono quello comparativo, quello induttivo e quello morfologico.

Civiltà[modifica | modifica wikitesto]

Vicino Oriente antico[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Vicino Oriente antico e Storia del Vicino Oriente antico.
Testa in bronzo di dignitario accadico (forse Sargon di Akkad o Naram-Sin), conservata al Museo nazionale di Baghdad

Il Vicino Oriente è stato spesso definito la "culla della civiltà". In quell'area, a partire dalla metà del IV millennio a.C., si sono sviluppate le prime civiltà di cui ci sia giunta notizia. In passato si è inteso che questa centralità del Vicino Oriente come faro di civiltà si sarebbe trasferita a Occidente, intorno alla metà del I millennio a.C. (e intorno a questo periodo sono state individuate le date tradizionalmente indicate come terminus ad quem di questo evo antico orientale[7]).

La storia del Vicino Oriente antico rappresenta la metà dell'intera storia umana documentata[11]. Tra le civiltà che più hanno inciso sulla storia umana in questa fase vanno nominati i Sumeri, gli Accadi, gli Elamiti, gli Amorrei, i Babilonesi, gli Ittiti, gli Aramei, i Fenici, gli Ebrei. Pur se periferico rispetto al Vicino Oriente, un ruolo importante fu svolto anche dall'Antico Egitto.

Africa[modifica | modifica wikitesto]

Africa settentrionale[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Antico Egitto.
La sfinge di Giza (sullo sfondo la piramide di Cheope)

I primi esempi di documentazione scritta in Africa arrivano dall'antico Egitto. Verso il 3100 a.C., l'Egitto ha iniziato il suo cammino verso l'unità territoriale sotto un solo leader, conosciuto come Narmer. Da allora, l'Egitto è stato governato da trenta diverse dinastie. I molti monumenti rimasti testimoniano la forza economica, militare e sociale che l'Egitto ha saputo produrre lungo i secoli.

Nel passato si vedeva la civiltà egiziana come un'espressione della cultura mediterranea e appartenente al mondo occidentale. Oggi, dopo i risultati di ricerche storiche e linguistiche, si riconosce che il problema è ben più complesso. L'Egitto dei faraoni ha avuto intensi contatti con l'Africa subsahariana, ne è stato addirittura colonizzato per vari decenni – tutti i faraoni della 25ª dinastia erano nubiani –, e con Nubia ed Etiopia vi erano scambi fiorenti. Né vanno dimenticati i rapporti commerciali con l'Africa Occidentale. Molte delle scoperte scientifiche egiziane – specialmente nel campo matematico e astronomico – furono poi assorbite dalla cultura greca e ci paiono quindi familiari, ma vanno ascritte alla grande civiltà africana.

Cartagine oggi

Poco prima della desertificazione del Sahara, le comunità che saranno poi coinvolte nello sviluppo dell'Egitto parteciparono alla rivoluzione agricola con l'inizio delle coltivazioni e dell'allevamento. È poi nella Nubia che si trova il più grande numero di piramidi, altra prova dell'importanza di queste regione, conosciuta nella Bibbia come Kush.

In tempi più recenti, fenici, greci e romani hanno combattuto con le popolazioni berbere per il controllo del Nordafrica. I fenici fondarono varie colonie lungo tutta la costa, normalmente ad un giorno di navigazione una dall'altra, già prima dell'anno 1000 a.C. Alcune di queste, come Cartagine (814 a.C.) diventarono città autonome e addirittura stati nazione con un vasto raggio di controllo nel Mediterraneo. È intorno a questo tempo che la lavorazione del ferro è divenuta molto comune in tutta la regione.[12] La tecnologia del ferro da qui si propagò fino all'Africa Occidentale in pochi secoli. Colonie greche iniziarono ad essere fondate già nel VII secolo a.C. Importante è stata l'influenza di Alessandro il Grande in Egitto, con la fondazione di Alessandria (332 a.C.) e la dinastia Tolemaica che governò l'Egitto ellenistico sino alla conquista romana.

Europa[modifica | modifica wikitesto]

Europa centrale[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Celti.
La diffusione dei Celti in Europa all'epoca dell'apogeo della loro civiltà (III secolo a.C.[13])

Le prime manifestazioni di civiltà in Europa centrale riguardano gli insediamenti dei Celti; probabilmente altri insediamenti civili si avevano nell'area baltica, grazie alle condizioni climatiche favorevoli successivamente peggiorate per un drammatico periodo di tipo glaciale.

I Celti toccarono il loro apogeo tra la seconda metà del IV e la prima metà del III secolo a.C. In quell'epoca, la lingua e la cultura celtica costituivano l'elemento più diffuso e caratteristico dell'intera Europa,[14] interessando una vasta e ininterrotta area che andava dalle Isole Britanniche all'Italia settentrionale e dalla Penisola Iberica al bacino Danubio. Gruppi isolati, inoltre, si erano spinti ancor più a sud, come i Galli Senoni nell'Italia centrale e - soprattutto - i Galati in Anatolia.

Grecia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Antica Grecia.
Le rovine del palazzo di Cnosso, sull'isola di Creta, una delle poche tracce rimaste della civiltà minoica

Le testimonianze più antiche della presenza umana nei Balcani, datate 270.000 a.C., si trovano nelle Grotte di Petralona, nella provincia greca settentrionale di Macedonia[15]. Gli insediamenti neolitici in Grecia, risalenti al VII millennio a.C. sono i più antichi in Europa, superando di diversi secoli i successivi, in quanto la Grecia si trovava sulla strada tramite la quale l'agricoltura si diffuse dal Medio Oriente all'Europa[16]. La Grecia è stata la prima area in Europa dove sono sorte delle civiltà avanzate, ed è considerata la culla della civiltà Occidentale[17][18][19], cominciata con la Civiltà cicladica delle isole egee attorno al 3.200 a.C.[20], la Civiltà minoica a Creta (2700-1500 a.C.)[19] e quindi la Civiltà micenea nel Peloponneso(1900-1100 a.C.)[21]. Queste civiltà possedevano la scrittura: quella minoica, non decifrata, è detta Lineare A, mentre quella micenea è detta Lineare B, una forma arcaica del greco. Successivamente, mentre la civiltà cretese entra in crisi, forse a causa di un evento naturale distruttivo, prevale la civiltà micenea.

Le rovine del Partenone di Atene, tempio adibito all'adorazione della déa Atena

Alla fine dell'età del bronzo dai regni precedentemente esistenti nasce la civiltà greca. La struttura è quella di un insieme di città-stato (tra le maggiori delle quali ricordiamo Atene, Corinto e Sparta), anche molto differenti in termini di cultura ed organizzazione politica ed economica. L'espansione territoriale verso le colonie greche diffonde la cultura ellenica su tutta l'Asia Minore e in buona parte del Mediterraneo, trovando un limite nella espansione dei Fenici.

Nel 500 a.C., l' Impero Persiano controllava un territorio che andava dall'attuale Grecia settentrionale e Turchia fino all'Iran e rappresentava una minaccia per le città-stato greche. I tentativi di ribellione delle città-stato greche dell'Asia Minore sottoposte alla dominazione persiana fallirono, e la Persia invase la Grecia nel 492 a.C., ma le sue forze dovettero ritirarsi dopo la sconfitta alla Battaglia di Maratona del 490 a.C. Seguì una seconda invasione nel 480 a.C. Nonostante l'eroica resistenza degli Spartani e degli altri greci alle Termopili, le armate persiane saccheggiarono Atene. A seguito delle successive vittorie greche nel 480 e 479 a.C. a Salamina, Platea e Micale, i persiani furono costretti a ritirarsi una seconda volta. I conflitti militari, noti come le guerre persiane, furono guidati principalmente da Atene e Sparta. Tuttavia, il fatto che la Grecia non fosse una nazione unificata significava che i conflitti tra le città-stato greche fossero frequenti.

La guerra del Peloponneso tra Atene e Sparta (che, però, non fu la prima) fa scivolare la civiltà greca nella crisi, favorendo l'ascesa della città di Tebe, che riuscirà a stabilire un'egemonia di breve durata sulla Grecia. Nel IV secolo a.C., la debolezza conseguente alle lotte interne tra le varie città-stato rendono la penisola Ellenica preda del re macedone Filippo II.

L'impero ellenistico di Alessandro Magno alla sua massima espansione

Dopo l'assassinio di Filippo II, suo figlio Alessandro III (noto come Alessandro Magno) assunse il controllo della Lega di Corinto e nel 334 a.C. lanciò un'invasione dell'Impero Persiano con le forze combinate di tutti gli stati greci. Grazie alle vittorie nelle battaglie di Granico, Isso e Gaugamela, i greci poterono marciare su Susa e Persepoli, l'antica capitale persiana, nel 330 a.C. L'impero creato da Alessandro Magno si estendeva dalla Grecia a ovest fino al Pakistan a est e all'Egitto a sud, risultando come uno dei più grandi che la storia avesse visto fino ad allora.

Prima della sua improvvisa morte nel 323 a.C., Alessandro Magno stava pianificando un'invasione dell'Arabia. La sua morte causò il collasso del vasto impero, che si divise in diversi regni, tra cui i più importanti erano l'Impero seleucide e l'Egitto tolemaico. Altri stati fondati dai greci erano il regno greco-battriano e il regno indo-greco in India. Sebbene non potesse essere mantenuta l'unità politica dell'impero di Alessandro, esso diffuse la cultura ellenistica e la lingua greca nei territori conquistati, le quali si sarebbero mantenute per almeno due secoli e in alcuni territori del Mediterraneo orientale anche molto più a lungo.[22]

Roma[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia romana.

Con Roma viene portata a termine per la prima volta nella storia, fra il III e il I secolo a.C. l'unificazione dell'Italia, dell'Europa occidentale e meridionale e infine dell'intero bacino del Mediterraneo. La civiltà romana, nata nell'ambito del mondo latino e italico, rappresenta il più evoluto organismo politico dell'Europa del tempo. Erede di tutte le grandi culture che l'hanno preceduta (e in primis di quella etrusca e di quella greca), Roma diffonde il proprio diritto, le proprie istituzioni politiche e militari, la propria lingua, la propria tecnologia e la propria visione aristocratica e universalista della vita e del mondo da Gibilterra alla Scozia, dalla Germania renana alla Mesopotamia. L'Urbe riesce, col tempo, ad assimilare e legare al proprio destino i fenici e gli egizi dell'Africa settentrionale, i celti d'Europa, molte delle popolazioni germaniche che entreranno in contatto con essa e le popolazioni elleniche o ellenizzate del Mediterraneo orientale, che con pieno diritto continueranno ad autodefinirsi romani (Ρωμαίοι), ancora mille anni dopo la caduta dell'Occidente latino.

Fondata secondo la tradizione da Romolo il 21 aprile 753 a.C.,[23] Roma fu retta per un periodo di 244 anni da un sistema monarchico, con sovrani inizialmente di origine latina e sabina, e successivamente etrusca. La tradizione tramanda sette re: lo stesso Romolo, Numa Pompilio, Tullo Ostilio, Anco Marzio, Tarquinio Prisco, Servio Tullio e Tarquinio il Superbo[24].

Espulso dalla città l'ultimo re etrusco e instaurata una repubblica oligarchica nel 509 a.C., per Roma ebbe inizio un periodo contraddistinto dalle lotte interne tra patrizi e plebei e da continue guerre contro le popolazioni italiche: Etruschi, Latini, Volsci, Equi. Divenuta padrona del Lazio, Roma condusse diverse guerre (contro Galli, Osco-Sanniti e la colonia greca di Taranto, alleatasi con Pirro, re dell'Epiro) che le permisero la conquista della penisola italica, dalla zona centrale fino alla Magna Grecia[25]. Il III ed il II secolo a.C. furono caratterizzati dalla conquista romana del Mediterraneo e dell'Oriente, dovuta alle tre guerre puniche (264-146 a.C.) combattute contro la città di Cartagine e alle tre guerre macedoniche (212-168 a.C.) contro la Macedonia. Vennero istituite le prime province romane: la Sicilia, la Sardegna e Corsica, la Spagna, la Macedonia, la Grecia (Acaia), l'Africa[26].

Nella seconda metà del II secolo e nel I secolo a.C. si registrarono numerose rivolte, congiure, guerre civili e dittature: sono i secoli di Tiberio e Gaio Gracco, di Giugurta, di Quinto Lutazio Catulo, di Gaio Mario, di Lucio Cornelio Silla, di Marco Emilio Lepido, di Spartaco, di Gneo Pompeo, di Marco Licinio Crasso, di Lucio Sergio Catilina, di Marco Tullio Cicerone, di Gaio Giulio Cesare e di Ottaviano[27], che, dopo essere stato membro del secondo triumvirato insieme con Marco Antonio e Lepido, nel 27 a.C. divenne princeps civitatis e gli fu conferito il titolo di Augusto[28].

Gradualmente il Principato lascia il posto all'Impero, che conobbe la sua massima espansione nel II secolo, sotto l'imperatore Traiano, Roma si confermò caput mundi, cioè capitale del mondo, espressione che le era stata attribuita già nel periodo repubblicano. Il territorio dell'impero, infatti, spaziava dall'Oceano Atlantico al Golfo Persico[29], dalla parte centro-meridionale della Britannia all'Egitto.

L'Impero romano nel 116 d.C., durante la sua massima espansione

I primi secoli dell'impero, in cui governarono, oltre ad Ottaviano Augusto, gli imperatori delle dinastie Giulio-Claudia[30], Flavia (a cui si deve la costruzione dell'omonimo anfiteatro, noto come Colosseo)[31] e gli Antonini[32], furono caratterizzati anche dalla diffusione della religione cristiana, predicata in Giudea da Gesù Cristo nella prima metà del I secolo (sotto Tiberio) e divulgata dai suoi apostoli in gran parte dell'impero[33].

Il mondo romano conosce il proprio apogeo, sia economico che sociale, nel II secolo. Il secolo successivo invece, è per Roma un'epoca di crisi, determinata in gran parte da una serie di guerre civili.

Quando salì al potere Diocleziano (284), la situazione di Roma era grave: i barbari premevano dai confini già da decenni, le province erano governate da uomini corrotti. Per gestire meglio l'impero, Diocleziano lo divise in due parti: egli divenne Augusto della parte orientale (con residenza a Nicomedia) e nominò Valerio Massimiano Augusto della parte occidentale, spostando la residenza imperiale a Mediolanum. L'impero venne suddiviso ulteriormente con la creazione della tetrarchia: i due Augusti, infatti, dovevano nominare due Cesari, a cui affidavano parte del territorio e che sarebbero diventati, successivamente, i nuovi imperatori[34]. Una svolta decisiva si ebbe con Costantino, che, in seguito a numerose lotte interne, centralizzò nuovamente il potere e, con l'editto di Milano del 313, dette libertà di culto ai cristiani, impegnandosi egli stesso per dare stabilità alla nuova religione. Fece costruire diverse basiliche, consegnò il potere civile su Roma a papa Silvestro I e fondò nella parte orientale dell'impero la nuova capitale, Costantinopoli[35].

Nel IV secolo si assiste persino a un notevole risveglio culturale che si protrae fino ai primi decenni del V, durante le prime invasioni barbariche. A partire dal 395 l'Impero viene definitivamente suddiviso in due parti, una occidentale e una orientale. In entrambe si è gradualmente imposto, come religione maggioriaria e di Stato, il Cristianesimo, che avrebbe fortemente influenzato la storia d'Europa fino ai giorni nostri.

Roma, che non ricopriva più un ruolo centrale nell'amministrazione dell'impero, venne saccheggiata dai Visigoti comandati da Alarico (410); impreziosita nuovamente dalla costruzione di edifici sacri da parte dei papi (con la collaborazione degli imperatori), la città subì un nuovo saccheggio nel 455, da parte di Genserico, re dei Vandali. La ricostruzione di Roma venne curata dai papi Leone Magno (defensor Urbis per avere convinto Attila, nel 452, a non attaccare Roma) e dal suo successore Ilario, ma nel 472 la città fu saccheggiata per la terza volta in pochi decenni (ad opera di Ricimero e Anicio Olibrio). La deposizione di Romolo Augusto del 4 settembre 476 decretò la fine dell'Impero romano d'Occidente e, per gli storici, l'inizio dell'era medievale[36].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Hermann Bengtson, Introduction..., 1975, cit., p. 2.
  2. ^ Per gli antichi, il Mediterraneo era il "Mare Superiore" e il Golfo Persico il "Mare Inferiore".
  3. ^ Hermann Bengtson, Introduction..., 1975, cit., p. 3.
  4. ^ Liverani, 2009, p. 13.
  5. ^ Liverani, 2009, p. 629.
  6. ^ Liverani, 2009, pp. 13-14.
  7. ^ a b Liverani, 2009, p. 14.
  8. ^ a b Liverani, 2009, p. 108.
  9. ^ Lellia Cracco Ruggini (a cura di), Storia antica. Come leggere le fonti, ed. Il Mulino, Bologna, 1996, ISBN 88-15-07650-6, p. 27.
  10. ^ Emidio Diletti, Bibliotheca, vol. 2, Messina-Firenze, D'Anna, 1993, pp. 241-242, ISBN 978-88-8104-285-2.
  11. ^ Liverani,Il vicino oriente antico, intervento al Convegno di Modena La storia è di tutti. Nuovi orizzonti e buone pratiche nell'insegnamento della storia (5-10 settembre 2005).
  12. ^ Martin and O'Meara. "Africa, 3rd Ed." Indiana: Indiana University Press, 1995. [1]
  13. ^ Villar, cit., p. 446; Bernard Comrie, La famiglia linguistica indoeuropea, in Anna Giacalone Ramat-Paolo Ramat, Le lingue indoeuropee, p. 377.
  14. ^ Villar, op. cit., p. 444
  15. ^ (EN) Borza, EN (1992), In the Shadow of Olympus: The Emergence of Macedon, Princeton University Press, p. 58
  16. ^ (EN) Perlès, Catherine (2001), The Early Neolithic in Greece: The First Farming Communities in Europe, Cambridge University Press, p. 1
  17. ^ (EN) Bulliet, Richard W; Kyle Crossley, Pamela; Headrick, Daniel R; Johnson, Lyman L; Hirsch, Steven W (2007), The Earth and its Peoples: A Global History to 1550. Cengage p. 95
  18. ^ (EN) Pomeroy, Sarah B (1999), Ancient Greece: A Political, Social and Cultural History. Oxford University Press
  19. ^ a b Frucht, Richard C. (2004), Eastern Europe: An Introduction to the People, Lands and Culture. ABC-CLIO, p. 847
  20. ^ Sansone, David (2011), Ancient Greek Civilization, Wiley p. 5
  21. ^ World and Its Peoples. Marshall Cavendish. 2009, p. 1458
  22. ^ Alexander's Gulf outpost uncovered. BBC News. August 7, 2007.
  23. ^ Secondo Marco Terenzio Varrone.
  24. ^ Gabba, 27-43.
  25. ^ Gabba, 43-81.
  26. ^ Gabba, 87-106.
  27. ^ Gabba, 107-147.
  28. ^ Gabba, 277-279.
  29. ^ Roma raggiunse formalmente il Golfo Persico solo dal 115 al 117. Altrimenti, il confine orientale era rappresentato dall'Eufrate e dal deserto siriano.
  30. ^ Gabba, 303-314.
  31. ^ Gabba, 315-326.
  32. ^ Gabba, 326-395.
  33. ^ Gabba, 413-416.
  34. ^ Gabba, 419-422.
  35. ^ Gabba, 428-435.
  36. ^ Gabba, 450-458.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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