Storia antica

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Contratto di vendita di un campo e una casa (Shuruppak, 2600 a.C. ca.)
La sfinge di Giza (2500 a.C.?)
Cretula con l'impronta del sigillo del re Lugalanda di Lagash (2400 a.C. ca.)
Stele del Codice di Hammurabi (prima metà del II millennio a.C.), al Louvre di Parigi

Il termine storia antica indica sia la prima età della storia (e in questo caso si è usato anche il termine, ormai desueto, evo antico), sia la disciplina che studia detto periodo.

Indice

Caratteristiche generali [modifica]

Limiti geografici e cronologici [modifica]

Dal punto di vista geografico, la storia antica è innanzitutto storia del Mediterraneo e dei territori circostanti.[1][2] L'unità ideale di questa area non ha tanto a che fare con caratteristiche "nazionali" dei popoli che abitarono quelle zone, quanto dalla ricchezza degli scambi culturali, rispetto ai quali il Mediterraneo rappresentò una sorta di "funzione mediatrice". Ma l'asse centrale di questo immenso rivolgimento umano si è andato spostando nel tempo ed è arrivato al Mediterraneo da est, dal cosiddetto Vicino Oriente, e il Vicino Oriente antico rappresenta gli inizi della storia antica sotto numerosi aspetti (per lungo tempo fu inteso come "culla della civiltà"), tanto che, nel suo complesso, i confini dell'area geografica in questione possono essere indicati nel fiume Indo e nelle Colonne d'Ercole.[3]

Quanto ai termini cronologici, si può distinguere una storia "pre-classica", il cui limite iniziale può essere associato all'apparizione delle fonti scritte in aggiunta a quelle archeologiche, mentre un terminus ad quem può corrispondere all'apparizione delle fonti greco-romane.[4] Un'altra cesura decisiva è la costituzione dell'impero persiano (500 a.C. ca.), fatto che coincide con il definitivo inserimento delle popolazioni vicino-orientali in un'articolazione storica sopra-regionale. Ciò ha a che fare con quanto detto rispetto all'asse geografico: un primo accenno fondamentale di rapporto tra Oriente e Occidente (con l'ingresso di quest'ultimo nella storia illuminata dalle fonti scritte) è rappresentato dall'apparizione dei cosiddetti Popoli del Mare (1200 a.C.): la crisi del XII secolo a.C. comporta un riassetto di vastissima portata nel Vicino Oriente e la stessa scansione tradizionale ottocentesca individuava in questo frangente la separazione tra Età del Bronzo ed Età del Ferro.[5]

Tradizionalmente, la storiografia ha individuato la fine della preistoria nell'invenzione della scrittura (logografica nella seconda metà del IV millennio a.C., sillabica nella prima metà del III). Tale inizio non va però visto come isolato, ma in stretta associazione con altri fattori decisivi: nascita delle città, lavoro specializzato, stratificazione socio-economica, costituzione dello Stato, tutti elementi che rappresentano gli elementi culminanti di ciò che Gordon Childe ha definito "rivoluzione urbana", processo che può ritenersi consolidato intorno al 3500 a.C.[6] Quello della Bassa Mesopotamia va pensato come "precoce" focolaio di urbanizzazione ed esistono altri nuclei importanti: l'Egitto, l'Iran, l'Asia centrale, la valle dell'Indo, l'Egeo, l'Arabia meridionale, ma anche la Cina, il Messico e il Perù, i quali ultimi hanno però, come è ovvio, un carattere di totale separatezza rispetto al baricentro mediterraneo e vicino-orientale.[7]

Si può complessivamente dire che l'origine della storia antica coincide con la nascita della città e dello Stato: la rivoluzione agricola, con l'aumento di produzione di derrate che essa comportò, è il presupposto per la creazione di un'eccedenza alimentare che, gestita da un "polo redistributivo centrale", rende possibile mantenere lavoratori specializzati. La priorità logica (ma non cronologica), in una massima semplificazione, va attribuita alla polarizzazione città-campagna, alla creazione di un ceto dirigente (di re e sacerdoti): come scrive Mario Liverani, "Il «salto» più appariscente sarà quello demografico ed urbanistico, ma il più sostanziale è quello organizzativo".[8] Scrive ancora Liverani:

« L'origine della città significa origine dello Stato e della stratificazione socio-economica. Significa dunque l'origine della storia, non tanto perché il nuovo strumento della scrittura mette a nostra disposizione una fonte di informazione più esplicita e più dettagliata, ma soprattutto perché per la prima volta si assiste all'interazione complessa di gruppi umani all'interno delle singole comunità [...][8] »

A ciò si aggiunga un altro fattore che mette in discussione l'assunto tradizionale che lega la nascita della Storia (intesa come res gestae) alla nascita della scrittura e cioè il fatto che la storiografia ha smesso di privilegiare il documento scritto come fonte primaria.[9]

Quanto al limite basso dell'evo antico, la tradizione lo individua nella caduta dell'Impero romano d'Occidente (476). Talvolta si fa terminare tale età con la grande ondata delle invasioni barbariche nell'Impero romano (a partire dagli inizi del V secolo) o con il periodo immediatamente successivo alla morte di Giustiniano I (fine del VI secolo) che segna il definitivo tramonto del mondo classico grecoromano. Se tale datazione è valida per il mondo occidentale, in Oriente si preferisce protrarre l'età antica fino alla Dinastia Qin in Cina (II secolo a.C.) o all'Impero Chola in India (IX secolo) o altre epoche storiche. Nel resto del mondo (ad esempio in alcuni zone dell'Africa, nelle regioni austronesiane e nelle Americhe) le popolazioni autoctone seguono altri tipi di datazione.

Le fonti della storia antica [modifica]

La principale difficoltà nello studio della storia antica consiste nel fatto che solamente una parte di essa è documentata da fonti scritte e che non tutta la storiografia antica è pervenuta fino ai nostri giorni. Se da una parte alcune antiche civiltà non hanno espresso documenti scritti relativi al loro passato, la stessa storiografia romana, anche se estremamente prolifica, presenta delle lacune, dovute alle modalità di trasmissione: molte opere sono andate interamente perdute, altre ci sono pervenute in parte, di altre abbiamo delle epitomi (compilate spesso per essere trasmesse al posto dell'opera originale in modo tale da risparmiare supporti scrittori, che all'epoca erano molto costosi), solo pochissime ci sono pervenute intere o quasi. Caso esemplare, se vogliamo, è il trattato Ab Urbe condita libri di Tito Livio, opera scritta nel I secolo in 142 volumi, dei quali solamente 35 sono giunti fino a noi. Sono pervenute a noi 140 su 142 Periochae, ovvero i "riassunti" dei libri, composti probabilmente intorno al III-IV sec.[10]

Per meglio comprendere il mondo antico le due principali strade percorribili dagli storici sono: le fonti non scritte, studiate dall'archeologia, e le fonti scritte: documenti ed opere letterarie. L'archeologia è lo studio delle civiltà antiche mediante il ritrovamento, l'analisi e l'interpretazione delle tracce materiali pervenute ai giorni nostri. Attraverso lo studio dei resti archeologici (architetture, manufatti, resti biologici e umani) gli studiosi cercano di interpretare come i popoli del passato hanno vissuto. Accanto all'analisi dei reperti portati alla luce dagli scavi archeologici, lo studio della storia antica si avvale dei resoconti degli storici coevi, le fonti di prima mano per la conoscenza degli eventi relativi al passato. La produzione letteraria degli storici antichi, quali Erodoto, Livio, Polibio, Svetonio, Tucidide, Tacito ed altri, è fonte imprescindibile per la ricostruzione dei fatti e la comprensione del mondo antico. Ulteriori metodi di analisi storiografica antica sono quello comparativo, quello induttivo e quello morfologico.

Civiltà [modifica]

Vicino Oriente antico [modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Vicino Oriente antico e Storia del Vicino Oriente antico.
Testa in bronzo di dignitario accadico (forse Sargon di Akkad o Naram-Sin), conservata al Museo nazionale di Baghdad

Il Vicino Oriente è stato spesso definito la "culla della civiltà". In quell'area, a partire dalla metà del IV millennio a.C., si sono sviluppate le prime civiltà di cui ci sia giunta notizia. In passato si è inteso che questa centralità del Vicino Oriente come faro di civiltà si sarebbe trasferita a Occidente, intorno alla metà del I millennio a.C. (e intorno a questo periodo sono state individuate le date tradizionalmente indicate come terminus ad quem di questo evo antico orientale[11]).

La storia del Vicino Oriente antico rappresenta la metà dell'intera storia umana documentata[12]. Tra le civiltà che più hanno inciso sulla storia umana in questa fase vanno nominati i Sumeri, gli Accadi, gli Elamiti, gli Amorrei, i Babilonesi, gli Ittiti, gli Aramei. Pur se periferico rispetto al Vicino Oriente, un ruolo importante fu svolto anche dall'Antico Egitto.

Africa [modifica]

Africa settentrionale [modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia dell'Egitto.
La sfinge di Giza (sullo sfondo la piramide di Cheope)

I primi esempi di documentazione scritta in Africa arrivano dall'antico Egitto. Verso il 3100 a.C., l'Egitto ha iniziato il suo cammino verso l'unità territoriale sotto un solo leader, conosciuto come Narmer. Da allora, l'Egitto è stato governato da trenta diverse dinastie. I molti monumenti rimasti testimoniano la forza economica, militare e sociale che l'Egitto ha saputo produrre lungo i secoli.

Nel passato si vedeva la civiltà egiziana come un'espressione della cultura mediterranea e appartenente al mondo occidentale. Oggi, dopo i risultati di ricerche storiche e linguistiche, si riconosce che il problema è ben più complesso. L'Egitto dei faraoni ha avuto intensi contatti con l'Africa subsahariana, ne è stato addirittura colonizzato per vari decenni – tutti i faraoni della 25º dinastia erano nubiani –, e con Nubia ed Etiopia vi erano scambi fiorenti. Né vanno dimenticati i rapporti commerciali con l'Africa Occidentale. Molte delle scoperte scientifiche egiziane – specialmente nel campo matematico e astronomico – furono poi assorbite dalla cultura greca e ci paiono quindi familiari, ma vanno ascritte alla grande civiltà africana.

Cartagine oggi

Poco prima della desertificazione del Sahara, le comunità che saranno poi coinvolte nello sviluppo dell'Egitto parteciparono alla rivoluzione agricola con l'inizio delle coltivazioni e dell'allevamento. È poi nella Nubia che si trova il più grande numero di piramidi, altra prova dell'importanza di queste regione, conosciuta nella Bibbia come Kush.

In tempi più recenti, fenici, greci e romani hanno combattuto con le popolazioni berbere per il controllo del nord Africa. I fenici fondarono varie colonie lungo tutta la costa, normalmente ad un giorno di navigazione una dall'altra, già prima dell'anno 1000 a.C. Alcune di queste, come Cartagine (814 b.C.) diventarono città autonome e addirittura stati nazione con un vasto raggio di controllo nel Mediterraneo. È intorno a questo tempo che la lavorazione del ferro è divenuta molto comune in tutta la regione.[13] La tecnologia del ferro da qui si propagò fino all'Africa Occidentale in pochi secoli. Colonie greche iniziarono ad essere fondate già nel VII secolo a.C. Importante è stata l'influenza di Alessandro il Grande in Egitto, con la fondazione di Alessandria (332 b.C.) e la dinastia Tolemaica che governò l'Egitto ellenistico sino alla conquista romana.

Europa [modifica]

Le rovine del palazzo di Cnosso, sull'isola di Creta, una delle poche tracce rimaste della civiltà minoica

Le prime manifestazioni di civiltà in Europa risalgono al 2000 a.C. circa e riguardano la civiltà minoica dell'isola di Creta, crocevia dei traffici mediterranei, e gli insediamenti dei Celti nell'Europa centrale; probabilmente altri insediamenti civili si avevano nell'area baltica, grazie alle condizioni climatiche favorevoli successivamente peggiorate per un drammatico periodo di tipo glaciale.

Intorno al XV secolo a.C. si hanno i primi sviluppi della civiltà di Micene sviluppatasi nel Peloponneso con l'arrivo in Grecia degli Achei, popoli di provenienza nordica, forse i Baltici spinti dalla glaciazione. Successivamente, mentre la civiltà cretese entra in crisi, forse a causa di un evento naturale distruttivo, prevale la civiltà micenea ed i Celti procedono in una espansione che arriverà al massimo intorno al IV secolo a.C. raggiungendo le parti centrali della Penisola Iberica, dell'Italia e dell'Anatolia.

Grecia [modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Grecia antica.
Le rovine del Partenone di Atene, tempio adibito all'adorazione della déa Atena

Alla fine dell'età del bronzo dai regni precedentemente esistenti nasce la civiltà greca. La struttura è quella di un insieme di città-stato (tra le maggiori delle quali ricordiamo Atene, Corinto e Sparta), anche molto differenti in termini di cultura ed organizzazione politica ed economica. L'espansione territoriale verso le colonie greche diffonde la cultura ellenica su tutta l'Asia Minore e in buona parte del Mediterraneo, trovando un limite nella espansione dei Fenici.

La guerra del Peloponneso tra Atene e Sparta fa scivolare la civiltà greca nella crisi, favorendo l'ascesa della città di Tebe, che riuscirà a stabilire una egemonia di breve durata sulla Grecia.

Nel IV secolo a.C., la debolezza conseguente alle lotte interne tra le varie città-stato rendono la penisola Ellenica preda del re macedone Filippo II. Le campagne di suo figlio Alessandro il Grande diffonde la cultura ellenica a gran parte dell'area medio orientale e dell'Egitto.

Roma [modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia romana.
L'Impero romano nel 116 d.C., durante la sua massima espansione

Con Roma viene portata a termine per la prima volta nella storia, fra il III e il I secolo a.C. l'unificazione dell'Italia, dell'Europa occidentale e meridionale e infine dell'intero bacino del Mediterraneo. La civiltà romana, nata nell'ambito del mondo latino e italico, rappresenta il più evoluto organismo politico dell'Europa del tempo. Erede di tutte le grandi culture che l'hanno preceduta (e in primis di quella etrusca e di quella greca), Roma diffonde il proprio diritto, le proprie istituzioni politiche e militari, la propria lingua, la propria tecnologia e la propria visione aristocratica e universalista della vita e del mondo da Gibilterra alla Scozia, dalla Germania renana alla Mesopotamia. L'Urbe riesce, col tempo, ad assimilare e legare al proprio destino i fenici e gli egizi dell'Africa settentrionale, i celti d'Europa, molte delle popolazioni germaniche che entreranno in contatto con essa e le popolazioni elleniche o ellenizzate del Mediterraneo orientale, che con pieno diritto continueranno ad autodefinirsi romani (Ρωμαίοι), ancora mille anni dopo la caduta dell'Occidente latino.

Il governo di Roma, inizialmente strutturato su base monarchica (753 a.C. circa – 509 a.C. circa), viene successivamente governato con forme repubblicane. A partire da Augusto, nel I secolo a.C., inizia il Principato che gradualmente lascia il posto all'Impero. Quest'ultimo raggiunge la sua massima estensione nel II secolo d.C. con l'imperatore Traiano e comprende entro i suoi confini l'intero bacino del Mediterraneo e tutta l'Europa fino ai fiumi Reno e Danubio a nord, dove stanziano popoli barbari chiamati Germani.

Il mondo romano conosce il proprio apogeo, sia economico che sociale, nel II secolo. Il secolo successivo invece, è per Roma un'epoca di crisi, determinata in gran parte da una serie di guerre civili. L'energia di alcuni imperatori, fra cui Diocleziano e Costantino, permette allo Stato romano di riprendersi economicamente e militarmente. Nel IV secolo si assiste persino a un notevole risveglio culturale che si protrae fino ai primi decenni del V, durante le prime invasioni barbariche. A partire dal 395 l'Impero viene definitivamente suddiviso in due parti, una occidentale e una orientale. In entrambe si è gradualmente imposto, come religione maggioriaria e di Stato, il Cristianesimo, che avrebbe fortemente influenzato la storia d'Europa fino ai giorni nostri.

Note [modifica]

  1. ^ Hermann Bengtson, Introduction..., 1975, cit., p. 2.
  2. ^ Per gli antichi, il Mediterraneo era il "Mare Superiore" e il Golfo Persico il "Mare Inferiore".
  3. ^ Hermann Bengtson, Introduction..., 1975, cit., p. 3.
  4. ^ Liverani, op. cit., 2009, p. 13.
  5. ^ Liverani, op. cit., 2009, p. 629.
  6. ^ Liverani, op. cit., 2009, pp. 13-14.
  7. ^ Liverani, op. cit., 2009, p. 14.
  8. ^ a b Liverani, op. cit., 2009, p. 108.
  9. ^ Lellia Cracco Ruggini (a cura di), Storia antica. Come leggere le fonti, ed. Il Mulino, Bologna, 1996, ISBN 88-15-07650-6, p. 27.
  10. ^ Emidio Diletti, Bibliotheca, Messina-Firenze, D'Anna, 1993, Vol. 2, pp. 241-242. ISBN 9788881042852
  11. ^ Liverani, op. cit., 2009, p. 14.
  12. ^ Liverani,Il vicino oriente antico, intervento al Convegno di Modena La storia è di tutti. Nuovi orizzonti e buone pratiche nell'insegnamento della storia (5-10 settembre 2005).
  13. ^ Martin and O'Meara. "Africa, 3rd Ed." Indiana: Indiana University Press, 1995. [1]

Bibliografia [modifica]

Voci correlate [modifica]

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Collegamenti esterni [modifica]

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