Chiesa di Santa Maria della Piazza
Coordinate: 43°37′14″N 13°30′37″E / 43.62056°N 13.51028°E
| Chiesa di Santa Maria della Piazza | |
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| Paese | |
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| Religione | cristiana cattolica |
| Diocesi | Arcidiocesi di Ancona-Osimo |
| Stile architettonico | romanico |
| Inizio costruzione | XI secolo |
La chiesa di Santa Maria della Piazza si trova ad Ancona in piazza Santa Maria, nell'antico rione Porto.
Eretta tra il XI e XII secolo, è un notevole esempio di stile romanico. Essa fu costruita su una chiesa paleocristiana del VI secolo restaurata nel VII; una parte del pavimento della chiesa attuale è in vetro per permettere la visione dei mosaici paleocristiani sottostanti.
La chiesa di Santa Maria della Piazza fu in origine chiamata Santa Maria del Canneto, in quanto sorge molto vicino al porto, in un'area a quel tempo paludosa; successivamente prese il nome di Santa Maria del Mercato poiché nella piazza antistante si svolgeva, appunto, il mercato. Nel sagrato si svolse per secoli la cerimonia di investitura del podestà del libero comune di Ancona.
Indice |
[modifica] Caratteristiche architettoniche
L'edificio ha una pianta singolare: il corpo principale è a pianta basilicale, con tre navate e copertura a capriate; su questo corpo principale è inserito un transetto della stessa larghezza delle tre navate, sopraelevato e coperto a crociera[1]. In corrispondenza della navata centrale c'è l'abside.
La parte inferiore della facciata è interamente rivestita da archetti ciechi e reca al centro un bassorilievo bizantino, proveniente da Costantinopoli e rappresentante la Vergine orante[2][3]. Sono presenti anche altri due bassorilievi bizantini, rappresentanti l'arcangelo Gabriele ed un pavone[4]. La parte superiore della facciata crollò nel 1690 a causa di un sisma e fu poi ricostruita in laterizi e munita di un'ampia finestra rettangolare. L'aspetto originario di questa parte della facciata può essere desunto dal prospetto della Cattedrale di Zara[5][6], costruito su modello della chiesa anconitana. Artefice della facciata (ma non del portale) fu mastro Filippo (magister Philippus)[7], che la terminò nel 1210, come risulta dall'epigrafe in latino medievale scolpita sulla lunetta del portale:
| « AD MATREM CHRISTI QUE TEMPLO PRESIDET ISTI QUI LEGIS INGREDERE VENIAMQUE PREGANDO MERERE CUM BIS CENTENUS CLAUSISSET TEMPORA DENUS ANNUS MILLENUS FLORERET I.[8] PAPA SERENUS IMPERIIQUE DECUS PRINCEPS OTTO SUMERET EQUUS |
Questo tipo di facciata è di derivazione bizantina e si trova anche nelle chiese pisane e lucchesi dello stesso periodo; in esse gli archetti sono ciechi come nella chiesa anconitana o formano gallerie praticabili. Non si può parlare però di imitazione, piuttosto di comune derivazione sia della chiesa anconitana sia di quelle toscane da prototipi orientali[9]. All'interno di alcune arcatelle sono poste scodelle in ceramica (le attuali sono del XVII secolo) che donano un tocco di policromia.
Il portale, ad arco strombato, è adornato da molti bassorilievi, opera di un certo Mastro Leonardo, che pone la sua firma sulla cornice interna a destra. Probabilmente è lo stesso lapicida che eseguì i plutei della cappella del Crocifisso di S. Ciriaco[10]. La serie di bassorilievi è assai interessante per i significati simbolici, tutti legati al tralcio di vite che gira intorno al portale[11].
Sul fianco destro si apre un portale secondario sulla cui lunetta si può ammirare una scultura gotica raffigurante la Visitazione; questo portale, come si può dedurre dallo stile, è stato realizzato in un periodo successivo rispetto a quello della facciata.
La chiesa è stata restaurata nel 1928 da Luigi Serra[12][13]; in questa occasione venne ripristinata l'antica veste interna romanica, rimuovendo gli stucchi, gli altari laterali e i controsoffitti, riportando le navate laterali all'altezza originaria, potendo di conseguenza riaprire le originarie monofore romaniche della navata centrale. In base alle tracce trovate nell'abside (ancora visibili) venne inoltre sopraelevato il pavimento del transetto per riportarlo alla quota originaria; venne poi posto un altare maggiore in stile neoromanico, come si usava fare allora a conclusione dei restauri. Non venne invece ricostruita la parte superiore della facciata, perduta con il citato sisma del 1690.
Nel 1980 venne nuovamente restaurata a cura della Sopraintendenza archeologica delle Marche; con questo ultimo intervento si eliminarono alcuni elementi del precedente restauro, abbassando la quota del presbiterio ed asportando l'altare neoromanico. Si migliorò inoltre la fruibilità della basilica paleocristiana sottostante e, per permettere di osservarne alcuni elementi, furono realizzati sul pavimento della chiesa romanica alcuni affacci protetti da lastre di vetro.
[modifica] Resti della basilica paleocristiana
La zona sotterranea è parzialmente visibile attraverso le vetrate aperte nel pavimento della basilica sovrastante; saltuariamente vengono organizzate visite guidate. Conserva due strati di mosaici, policromi e ricchi di figurazioni simboliche, risalenti l'uno al VI e l'altro al VII secolo d.C. Essi appartenevano ad un tempio paleocristiano, probabilmente danneggiato durante la Guerra gotico-bizantina e poi restaurato; i due strati di mosaico sarebbero stati quindi realizzati l'uno prima della guerra e l'altro nel corso del restauro seguito ai danni[14].
Sempre nel medesimo sotterraneo è possibile osservare:
- un pozzo, probabilmente utilizzato come fonte battesimale o per la lavanda dei piedi[15];
- alcuni rocchi di colonna in porfido, resti di quelle che dividevano la basilica in tre navate
- i resti dell'abside centrale e di quella destra (la sinistra era originariamente assente)
- un piccolo tratto delle mura della città di epoca greca, realizzate in grandi blocchi di pietra arenaria;
- i resti dell'altare maggiore con una teca per le reliquie;
- i resti di alcuni interessanti affreschi, anch'essi risalenti a due diversi periodi: IV e VI secolo; lo strato del VI secolo è stato strappato e posto su apposito supporto.
[modifica] Note
- ^ Marche Romaniche, D'Auria editrice, Editoriale Jaka Book, di Paolo Piva, 2003 ISBN 88-16-60302-X
- ^ Marche Romaniche, D'Auria editrice, Editoriale Jaka Book, di Paolo Piva, 2003 ISBN 88-16-60302-X
- ^ Scultura nelle Marche,a cura di Pietro Zampetti, 1993, Nardini editore, Firenze, pag. 124
- ^ Scultura nelle Marche,a cura di Pietro Zampetti, 1993, Nardini editore, Firenze, pag. 124
- ^ Il primo a formulare questa ipotesi fu il soprintendente delle Marche e di Zara dell'epoca Luigi Serra, nonché autore del restauro della chiesa del 1929. Vedasi: Luigi Serra, Restauri e scoperte in Santa Maria della Piazza in Ancona, "Bollettino d'Arte" 9 (1929 a) pagg. 97-121
- ^ Rassegna marchigiana per le arti figurative le bellezze naturali e la musica - Anno IV, numero II, novembre 1925, pagg. 54-67 (articolo di Luigi Serra)
- ^ Lo stesso mastro Filippo si occupò del rifacimento in stile gotico della cattedrale romanica di San Leopardo e Santa Tecla a Osimo e di altre opere in Ancona e a Foligno
- ^ La lettera I sta per "Innocentius"
- ^ Rassegna marchigiana per le arti figurative le bellezze naturali e la musica - Anno IV, numero II, novembre 1925, pagg. 54-67 (articolo di Luigi Serra)
- ^ Vincenzo Pirani, Le chiese di Ancona, Casa Editrice Nuove Ricerche, Ancona, 1998: “[...] in base a quanto è scritto sul listello della fascia decorata del portale a destra subito dopo l'imposta, si può ritenere che l'opera si debba attribuire a Mastro Leonardo, lo stesso lapicida che eseguì i plutei della cappella del Crocifisso di S. Ciriaco.”
- ^ Eros Pirani, in Memorie dell'Accademia Marchigiana di Scienze Lettere ed Arti, dà un'interpretazione accurata della serie iconografica del portale
- ^ Marche romaniche, di Paolo Piva, Jaka book, Milano, 2003, ISBN 88-16-60302-X
- ^ Rassegna marchigiana per le arti figurative le bellezze naturali e la musica - Anno IV, numero II, novembre 1925, pagg. 54-67 (articolo di Luigi Serra)
- ^ Marche Romaniche, D'Auria editrice, Editoriale Jaka Book, di Paolo Piva, 2003 ISBN 88-16-60302-X
- ^ coloro che sostengono quest'ultima ipotesi ricordano che in genere, nei templi paleocristiani, il fonte battesimale si trovava all'esterno della chiesa
[modifica] Bibliografia
- Luigi Serra, Restauri e scoperte in Santa Maria della Piazza in Ancona, "Bollettino d'Arte" 9 (1929 a)
- M. Massa. Le prime identità del XIII secolo: Magister Philippus e gli altri, in Scultura nelle Marche. A cura di Pietro Zampetti, Firenze, Nardini, 1993, p. 155 ss. ISBN 8840411151
- Vincenzo Pirani. Le chiese d'Ancona, Edizione dell'Arcidiocesi d'Ancona e Osimo, 1998.
- Eros Pirani, in Memorie dell'Accademia Marchigiana di Scienze Lettere ed Arti
- Maria Luisa Polichetti Canti. Santa Maria della Piazza. Ancona, Sagraf, 1981.
- Paolo Piva. Marche Romaniche, D'Auria editrice, Editoriale Jaka Book, 2003 ISBN 88-16-60302-X
- Manlio Marinelli, l'architettura romanica in Ancona, Camera di commercio industria e agricoltura, 1961.
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