Madrelingua

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La lingua materna (detta anche lingua madre, madrelingua o L1) d'un individuo è ognuna delle lingue naturali (lingue standard o dialetti, indifferentemente) che vengono apprese dall'individuo stesso per mezzo del processo naturale e spontaneo detto acquisizione linguistica, indipendentemente quindi dall'eventuale istruzione.

La lingua madre non va confusa invece con la "prima lingua", che è invece quella lingua che per prima viene appresa dall'individuo, generalmente in età infantile, dai genitori.

L'individuo che parla una certa lingua come lingua nativa, nell'italiano corrente è solitamente detto madrelingua (per esempio: Il professore d'inglese è madrelingua, È (un) madrelingua (inglese), o più correttamente È di madrelingua (inglese)); nella terminologia dei linguisti, si dice più spesso parlante nativo (ingl. native speaker).

Nella storia politico-linguistica italiana, fino alla seconda metà dell'Ottocento la forma di socializzazione primaria era costituita prevalentemente dalle lingue locali, mentre dall'unificazione in poi quella italiana, allora fortemente minoritaria, si diffuse fino a diventare il codice spontaneo della maggioranza dei suoi abitanti[1].

Plurilinguismo nativo[modifica | modifica wikitesto]

Ogni bambino che si trovi immerso in una società umana, se non è affetto da specifiche malattie che l'impediscano, acquisisce normalmente almeno un idioma come lingua nativa. È abbastanza frequente che le lingue native siano più d'una, nel qual caso il parlante è definito nativamente bilingue se gli idiomi in questione sono solo due; più in generale, nativamente plurilingue.

Il plurilinguismo nativo è comune soprattutto nelle società plurilingui (si pensi per esempio al Québec, a praticamente tutta l'Africa nera, all'Alto Adige o alle molte regioni italiane in cui, a fianco dell'italiano, è ancora sufficientemente vitale l'uso di lingue minoritarie e dialetti); spesso plurilingui nativi sono inoltre i figli di genitori di due differenti nazionalità o provenienze regionali, e gli individui che da bambini trascorrono o hanno trascorso lunghi periodi in Paesi o regioni in cui si parlano una o più lingue diverse da quella o da quelle della loro famiglia (è questo il caso di molti figli d'immigrati).

L'ordine in cui le diverse lingue native sono state apprese non corrisponde necessariamente al grado di conoscenza o alla scorrevolezza dell'eloquio. Per esempio, la figlia di due genitori francofoni può aver appreso prima il francese, poi l'inglese; ma se è cresciuta negli Stati Uniti, probabilmente parlerà con maggiore abilità l'inglese.

Problemi terminologici[modifica | modifica wikitesto]

La terminologia utilizzabile per designare la lingua nativa pone diversi problemi ed è soggetta a rischi d'ambiguità e d'incomprensione.

Prima lingua (o L1) non è necessariamente la lingua appresa per prima, né quella che sia dominata meglio dal parlante. Come abbiamo detto, inoltre, le lingue native possono essere più d'una e possono essere o essere state acquisite in periodi diversi: ciò nonostante, tutte le lingue native si possono indicare come prime lingue. Prima lingua o L1 si contrappone a lingua seconda o L2, espressione che designa ognuna delle lingue che vengano invece apprese dopo la pubertà (cioè dopo gli 11-15 anni circa), quando l'attitudine all'acquisizione linguistica spontanea è notevolmente minore rispetto all'età infantile.

L'espressione lingua nativa, che usiamo di preferenza in quest'articolo, non deve indurre all'ingenua supposizione d'un rapporto diretto con la nascita, né in senso genetico né in senso geografico né in senso temporale. Capita spesso, infatti, che la lingua nativa d'una persona non sia la stessa dei suoi genitori e/o che non sia la stessa della regione in cui questa è nata (si pensi ai casi d'adozione internazionale); d'altra parte, la lingua nativa d'un individuo non è strettamente legata al momento della sua nascita, poiché l'acquisizione ha inizio nei mesi successivi.

I termini lingua materna, lingua madre e madrelingua non devono far pensare che la madre del bambino abbia necessariamente un ruolo privilegiato nell'acquisizione, sebbene ciò sia frequente. Possiamo citare il controesempio di certe società di tipo patriarcale, in cui la moglie si trasferisce a casa del marito e può capitare che abbia un altro idioma nativo rispetto alla lingua locale parlata dalla famiglia del coniuge. Sarà questa solitamente l'unica o la principale lingua nativa dei figli, sebbene alcuni apprendano anche quella della madre. Nelle espressioni come lingua materna e madrelingua, infatti, la maternità va principalmente intesa in senso metaforico (madre per "fonte, origine") come in madrepatria.

L'uso della locuzione lingua madre nel senso di "lingua nativa" è piuttosto frequente e viene impiegato anche da autorevoli linguisti; tuttavia, tale espressione è considerata da alcuni poco elegante e potenzialmente ambigua, per la gratuita durezza sintattica (antitradizionale in italiano) di questa giustapposizione di sostantivi e a causa del conflitto che si crea con la più legittima accezione di lingua madre, dove madre è una normale apposizione di lingua: in linguistica storica, infatti, lingua madre è un idioma che ha generato altri idiomi (in questo senso, ad esempio il proto-indoeuropeo ricostruito è un'ipotetica lingua madre delle lingue indoeuropee, mentre il latino parlato è con tutta evidenza la lingua madre delle lingue romanze); del resto, madrelingua è in uso anche in quest'accezione storico-linguistica.

La lingua nativa in relazione al pensiero e all'educazione[modifica | modifica wikitesto]

Buone abilità nelle proprie lingue native sono essenziali per ulteriori apprendimenti, poiché si ritiene che la lingua nativa abbia un ruolo importante nello sviluppo e nei meccanismi del pensiero. Una conoscenza incompleta della lingua nativa rende spesso difficile l'apprendimento d'altre lingue. La lingua nativa ha di conseguenza, o dovrebbe avere idealmente, una posizione centrale nell'educazione dell'individuo.

Molteplicità delle definizioni[modifica | modifica wikitesto]

Il linguista brasiliano Cleo Altenhofen prende in considerazione la definizione di lingua materna nel suo uso corrente, impreciso e soggetto a varie interpretazioni influenzate da pregiudizi linguistici, specialmente rispetto a bambini bilingui appartenenti a gruppi di minoranze etniche. Egli cita la sua propria esperienza di parlante bilingue della lingua portoghese e del Riograndenser Hunsrückisch, una lingua derivante dal tedesco, portata nel sud del Brasile dai primi immigrati provenienti dalla Germania. Nel suo caso, come in quello di molti bambini la cui lingua differisce da quella ufficiale, ci si può chiedere quale delle due sia la lingua nativa principale o prevalente. Negli anni, molti studiosi hanno dato definizioni della lingua materna basate sull'uso comune, sulla relazione affettiva tra il parlante e la lingua e perfino sul dominio della lingua in relazione con l'ambiente. Tuttavia, tutti questi criteri mancano di precisione.

Di seguito, alcune possibili definizioni di "lingua materna":

  • definizione basata sulle origini: la lingua che si è appresa per prima (ovvero la lingua in cui si sono stabiliti i primi contatti verbali);
  • definizione basata sulla auto-identificazione: la lingua che ciascuno identifica come propria lingua;
  • definizione basata sulla etero-identificazione: la lingua che viene identificata dagli altri come lingua propria del soggetto;
  • definizione basata sulla competenza: la lingua che il soggetto conosce meglio;
  • definizione basata sulla funzione: la lingua che il soggetto usa maggiormente.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ G. Berruto, Prima lezione di sociolinguistica, Roma-Bari, Laterza, 2004

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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