Ausgleich

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Se riscontri problemi nella visualizzazione dei caratteri, clicca qui.

L'Ausgleich (pronuncia IPA: ['ausglaiç]; in ungherese kiegyezés, pronuncia IPA: ['kiɛʝɛzeːʃ]) è un termine tedesco che significa "compromesso" ed è stato utilizzato per indicare l'"Österreichisch-Ungarischer Ausgleich" (il compromesso Austro-Ungarico), la riforma costituzionale promulgata il 12 giugno 1867 dall'imperatore d'Austria Francesco Giuseppe, con la quale l'Ungheria otteneva una condizione di parità con l'Austria all'interno della monarchia asburgica, segnando il passaggio dall'Impero Austriaco all'Impero Austro-Ungarico.

L'Ausgleich fu istituito dopo la sconfitta subita dall'Impero d'Austria nella guerra del 1866 contro la Prussia e i suoi alleati tedeschi dietro pressione dei nazionalisti ungheresi, specialmente il conte Gyula Andrássy. In base all'Ausgleich, l'Impero d'Austria e il Regno di Ungheria costituivano due stati separati, con costituzioni, parlamenti, amministrazioni e milizie territoriali distinti. In comune mantenevano il sovrano (imperatore d'Austria e re apostolico d'Ungheria), i ministeri competenti per la politica estera, economica e militare, e gli imperiali e regi esercito e marina da guerra comuni. Sulle questioni economiche e finanziarie erano previsti accordi decennali rinnovabili. Le spese comuni furono stabilite inizialmente nella proporzione del 70% dell'Austria e del 30% dell'Ungheria.

L'Augsleich veniva rinnovato ogni dieci anni per regolare le questioni finanziarie e commerciali.

Francesco Ferdinando d'Asburgo-Este aveva il seguente parere riguardo a l'Ausgleich.

« Fra i progetti di Francesco Ferdinando, principe di mentalità assolutistica, ma dotato di non trascurabile capacità intellettuali e d'indubbia serietà morale, figurava [...] la risoluzione di risaldare la compagine dello Stato e di consolidare l'autorità e la popolarità della Corona, con l'equiparazione effettiva di tutte le nazionalità dell'Impero e dunque con la smobilitazione della supremazia se non dei tedeschi, certamente di quella, assai più pesante, dei magiari, sulle nazionalità slave e romena che nel 1848-49 avevano salvato la dinastia, opponendosi con le armi alla rivoluzione ungherese.[...] Francesco Ferdinando nel 1895 e nel 1913, con una sostanza rimarchevole dati i mutamenti del ventennio intercorso, [disse] che l'introduzione del dualismo, nel 1867, era stata una catastrofe e che, ascendendo al trono, egli intendeva ripristinare un forte potere centrale unitario, ma lo riteneva possibile solo con la contemporanea concessione di larghe autonomie amministrative a tutte le nazionalità della monarchia. Anche al ministro degli Esteri, Berchtold, Francesco Ferdinando ripeté così con una lettera del 1º febbraio 1913, con cui spiegare perché non riteneva opportuna la guerra con la Serbia, che 'l'irredentismo da noi, nel paese [...] cesserà immediatamente, se si procura ai nostri slavi un'esistenza confortevole, giusta e buona, invece di calpestarli, come i magiari facevano. Ben perciò, tracciando il profilo dieci anni dopo la sua morte, Berchtold scriveva che l'arciduca avrebbe cercato, una volta fosse salito sul trono, di sostituire al dualismo il federalismo supernazionale. [Leo Valiani, La Dissoluzione dell'Austria-Ungheria, Casa Editrice Il Saggiatore, Milano, 1966, pagg. 19-20] »

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Leo Valiani, La dissoluzione dell'Austria Ungheria. Milano: Il saggiatore, 1966
  • Mark Cornwall (a cura di), The last years of Austria-Hungary: a multi-national experiment in early twentieth-century Europe. Exeter: University of Exeter press, 1990, ISBN 0-85989-563-7