Cinque giornate di Milano

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Cinque giornate di Milano
Parte della Prima guerra di indipendenza italiana

Episodio delle cinque giornate di Baldassare Verazzi (1819-1886)
Data: 18-22 marzo 1848
Luogo: Milano, Regno Lombardo-Veneto
Esito: Vittoria degli insorti e liberazione della città
Schieramenti
Insorti milanesi Impero austriaco
Comandanti
Augusto Anfossi
Giuseppe Broggi
Luigi Torelli
Luciano Manara
Josef Radetzky
Effettivi
sconosciuti 14.000, di cui 2500 italiani legati agli insorti[1]
Perdite
circa 600 circa 600[2]
Prima guerra di indipendenza
Milano V giornateComoponte di GoitoCastelnuovo - ToblinoGovernolo IPastrengoSanta LuciaVicenza IGoitoCurtatone e MontanaraPeschieraVicenza IIGovernolo IICustozaMilanoBologna IMorazzoneMortaraNovaraBresciaInvasione della ToscanaTerracinaPalestrinaRomaMarcia di GaribaldiVeneziaOperazioni navali

Le cinque giornate di Milano sono state uno dei maggiori episodi della storia risorgimentale italiana del XIX secolo.

Quasi contemporaneamente ai moti popolari del 1848 che si sollevarono nel Regno Lombardo-Veneto, insorgeva, il 18 marzo di quell'anno la città di Milano. Fu questo il primo episodio a testimonianza dell'efficacia dell'iniziativa popolare che, guidata da uomini consapevoli degli obiettivi della lotta, poteva rivelarsi in grado di influenzare le decisioni dello stesso Re di Sardegna.

Indice

[modifica] Gli avvenimenti

Il presidio dell'Impero austriaco a Milano era munitissimo e comandato da un generale di lungo corso, Josef Radetzky, il quale, sebbene più che ottantenne, era energico e rigido: la vera espressione della severa mentalità militare austriaca che non aveva alcuna intenzione di cedere.

Ma la città intera combatteva per le vie innalzando barricate, sparando dalle finestre e dai tetti, inviando messaggi per mezzo di palloni alle popolazioni delle campagne per esortarle a prendere parte alla lotta.

Si formarono un Governo provvisorio di Milano presieduto dal podestà, Gabrio Casati, e un Consiglio di guerra, di cui era anima Carlo Cattaneo.

La resistenza fu organizzata con intelligenza e decisione; eroici furono i Martinitt, i fanciulli dell'orfanotrofio, che si offrirono come portaordini per collegare i vari punti della città col consiglio di guerra.

Radetzky vista la difficoltà di resistere nel centro della città, l´assediò con le forze di cui disponeva, ma timoroso d´essere attaccato alle spalle dall'esercito piemontese e dai contadini provenienti dalla campagna, preferì ritirarsi.

La sera del 22 marzo 1848, gli Austriaci si ritiravano verso il "Quadrilatero", trascinando con sé numerosi ostaggi arrestati all'inizio della sommossa. "Quadrilatero" era chiamata la zona fortificata compresa fra le quattro città di Verona, Legnago, Mantova e Peschiera del Garda. Frattanto il resto del territorio della Lombardia e del Veneto era ormai libero.

In ricordo di questo giorno nacque il giornale ufficiale del governo provvisorio, chiamato appunto Il 22 marzo, che iniziò le sue pubblicazioni il giorno 26 marzo, dalla sede di Palazzo Marino, sotto la direzione di Carlo Tenca.[3]

A ricordo delle giornate dell'insurrezione milanese fu eretto il monumento opera dello scultore Giuseppe Grandi nell'attuale Porta Vittoria.

[modifica] Voci correlate

Stampa d'epoca mostrante una barriccata eretta per bloccare una strada e i rivoltosi in armi a suo presidio

[modifica] Note

  1. ^ Montanelli, Cervi - Due secoli di guerre, vol. 3 - Editoriale Nuova, Milano, 1981.
  2. ^ ibid.
  3. ^ Fonte: Storiadimilano.it

[modifica] Bibliografia

[modifica] Collegamenti esterni

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