Cinque giornate di Milano
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| Cinque giornate di Milano | |||||||
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| Parte della Prima guerra di indipendenza italiana | |||||||
Episodio delle cinque giornate di Baldassare Verazzi (1819-1886) |
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| Schieramenti | |||||||
| Insorti milanesi | |||||||
| Comandanti | |||||||
| Augusto Anfossi Giuseppe Broggi Luigi Torelli Luciano Manara |
Josef Radetzky | ||||||
| Effettivi | |||||||
| sconosciuti | 14.000, di cui 2500 italiani legati agli insorti[1] | ||||||
| Perdite | |||||||
| circa 600 | circa 600[2] | ||||||
| Prima guerra di indipendenza |
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| Milano V giornate – Como – ponte di Goito – Castelnuovo - Toblino – Governolo I – Pastrengo – Santa Lucia – Vicenza I – Goito – Curtatone e Montanara – Peschiera – Vicenza II – Governolo II – Custoza – Milano – Bologna I – Morazzone – Mortara – Novara – Brescia – Invasione della Toscana – Terracina – Palestrina – Roma – Marcia di Garibaldi – Venezia – Operazioni navali |
Le cinque giornate di Milano sono state uno dei maggiori episodi della storia risorgimentale italiana del XIX secolo.
Quasi contemporaneamente ai moti popolari del 1848 che si sollevarono nel Regno Lombardo-Veneto, insorgeva, il 18 marzo di quell'anno la città di Milano. Fu questo il primo episodio a testimonianza dell'efficacia dell'iniziativa popolare che, guidata da uomini consapevoli degli obiettivi della lotta, poteva rivelarsi in grado di influenzare le decisioni dello stesso Re di Sardegna.
Indice |
[modifica] Gli avvenimenti
Il presidio dell'Impero austriaco a Milano era munitissimo e comandato da un generale di lungo corso, Josef Radetzky, il quale, sebbene più che ottantenne, era energico e rigido: la vera espressione della severa mentalità militare austriaca che non aveva alcuna intenzione di cedere.
Ma la città intera combatteva per le vie innalzando barricate, sparando dalle finestre e dai tetti, inviando messaggi per mezzo di palloni alle popolazioni delle campagne per esortarle a prendere parte alla lotta.
Si formarono un Governo provvisorio di Milano presieduto dal podestà, Gabrio Casati, e un Consiglio di guerra, di cui era anima Carlo Cattaneo.
La resistenza fu organizzata con intelligenza e decisione; eroici furono i Martinitt, i fanciulli dell'orfanotrofio, che si offrirono come portaordini per collegare i vari punti della città col consiglio di guerra.
Radetzky vista la difficoltà di resistere nel centro della città, l´assediò con le forze di cui disponeva, ma timoroso d´essere attaccato alle spalle dall'esercito piemontese e dai contadini provenienti dalla campagna, preferì ritirarsi.
La sera del 22 marzo 1848, gli Austriaci si ritiravano verso il "Quadrilatero", trascinando con sé numerosi ostaggi arrestati all'inizio della sommossa. "Quadrilatero" era chiamata la zona fortificata compresa fra le quattro città di Verona, Legnago, Mantova e Peschiera del Garda. Frattanto il resto del territorio della Lombardia e del Veneto era ormai libero.
In ricordo di questo giorno nacque il giornale ufficiale del governo provvisorio, chiamato appunto Il 22 marzo, che iniziò le sue pubblicazioni il giorno 26 marzo, dalla sede di Palazzo Marino, sotto la direzione di Carlo Tenca.[3]
A ricordo delle giornate dell'insurrezione milanese fu eretto il monumento opera dello scultore Giuseppe Grandi nell'attuale Porta Vittoria.
[modifica] Voci correlate
- Luisa Battistotti Sassi patriota|Luisa Battistotti Sassi]]
[modifica] Note
- ^ Montanelli, Cervi - Due secoli di guerre, vol. 3 - Editoriale Nuova, Milano, 1981.
- ^ ibid.
- ^ Fonte: Storiadimilano.it
[modifica] Bibliografia
- Piero Pieri, Storia militare del Risorgimento – volume 1 e 2, Einaudi, Torino, 1962
- Carlo Cattaneo, Dell'insurrezione di Milano nel 1848 e della successiva guerra, e-text Liber liber/Progetto Manuzio
- Antonio Scurati, Una storia romantica, romanzo Bompiani, 2007

