Giovanni Acerbi

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on. Giovanni Acerbi
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Camera dei deputati
Giovanni Acerbi.png
Luogo nascita Castel Goffredo
Data nascita 14 novembre 1825
Luogo morte Firenze
Data morte 4 settembre 1869
Professione militare
Legislatura IX-X
Collegio Lendinara, Gonzaga
Pagina istituzionale
Giovanni Acerbi
Storia dei Mille p084.jpg
Dati militari
Paese servito bandiera Regno d'Italia
Forza armata Flag of Italy (1860).svg Regio Esercito
Arma Esercito
Corpo Cacciatori delle Alpi
Anni di servizio 1859
1860
1866
1867
Grado Rank insignia of colonnello of the Italian Army (1918).png Colonnello
Guerre Seconda guerra di indipendenza italiana
Terza guerra di indipendenza italiana
Campagne Spedizione dei Mille
Battaglie Battaglia di Mentana
Comandante di 2º Reggimento Volontari Italiani

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Giovanni Acerbi (Castel Goffredo, 14 novembre 1825Firenze, 4 settembre 1869) è stato un militare, patriota e politico italiano.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nacque a Castel Goffredo da Giovanni Battista e Domenica Moneta. Nipote dell'esploratore Giuseppe Acerbi, svolse fin dalla giovinezza un'intensa attività cospirativa. Fu arrestato per propaganda mazziniana nel 1847 a Pavia, dove frequentava la facoltà di giurisprudenza e tradotto a Milano nelle carceri di S. Margherita sotto l'imputazione di alto tradimento. Liberato nel corso delle "Cinque Giornate" di Milano, durante le quali combatté sulle barricate, partecipò alla difesa di Venezia (1848-1849) e successivamente fu fra i cospiratori di Mantova (1850)[1], essendone uno degli iniziali fondatori, se non addirittura il vero e proprio istitutore[2]. Quando per sfuggire alla cattura dovette lasciare il Regno Lombardo-Veneto e riparare in Svizzera, era con don Enrico Tazzoli e Attilio Mori uno dei tre membri del Comitato Direttivo della cospirazione. Fu l'unico tra i congiurati condannati in contumacia a non essere mai amnistiato dall'Austria[2].

Castel Goffredo, lapide posta sulla facciata del Palazzo Gonzaga-Acerbi

A Genova collaborò con Mazzini alla preparazione del moto milanese del 1853. Nel 1859 partecipò alla guerra d'indipendenza nel corpo dei Cacciatori delle Alpi, capitanato da Giuseppe Garibaldi, col grado di sottotenente e le seguì le imprese. Nel 1860 fu uno dei Mille e assunse le funzioni, con Ippolito Nievo come vice, d'Intendente generale della spedizione garibaldina;[3] tale incarico gli venne rinnovato anche in occasione della Terza guerra di indipendenza italiana (1866), a cui partecipò sempre a fianco a Garibaldi come colonnello comandante dell'Intendenza e del 2º Reggimento Volontari Italiani dopo il defenestramento del tenente colonnello Pietro Spinazzi, e nella spedizione nell'agro romano dell'anno successivo.

Nel corso di quest'ultimo tentativo dei garibaldini di risolvere militarmente la Questione romana, nella notte tra il 28 e 29 settembre 1867 fu al comando della colonna che diede inizio all'invasione dello Stato Pontificio. Proclamò la prodittatura in nome di Garibaldi a Torre Alfina, una frazione di Acquapendente, e occupò Viterbo dopo uno scontro con i soldati papalini, nel quale fu ferito in modo non grave.

Fu deputato, militando nelle schiere della sinistra, per il collegio di Lendinara (Ro) nel periodo 1865-1867 e successivamente per quello di Gonzaga (Mn). Si trasferì quindi a Firenze allora capitale d'Italia e sede del Parlamento. Qui, a seguito di un incidente di carrozza che gli produsse una gangrena al piede, morì all'età di 44 anni. Fu tumulato a Castel Goffredo e sulla sua tomba campeggia la scritta: All'appello della Patria rispose sempre: Presente.

Fece parte della Commissione istituita nel dicembre 1861, per redigere il primo elenco dei Mille che sbarcarono a Marsala l'11 maggio 1860. La Commissione era composta dai generali: Vincenzo Giordano Orsini, Francesco Stocco, Giovanni Acerbi, i colonnelli; Giuseppe Dezza, Guglielmo Cenni e Benedetto Cairoli, Giorgio Manin, i maggiori; Luigi Miceli e Antonio Della Palù, i maggiori; Giulio Emanuele De Cretsckmann, Francesco Raffaele Curzio e Davide Cesare Uziel, i capitani; Salvatore Calvino e Achille Argentino. La Commissione rilasciò delle autorizzazioni a fregiarsi della medaglia decretata dal Consiglio civico di Palermo il 21 giugno 1860 per gli sbarcati a Marsala. Un altro Giurì d'onore riesaminò i titoli dei componenti la spedizione e il Ministero della Guerra pubblicò un nuovo Elenco dei Mille di Marsala, nel bollettino n.21, nell'anno 1864, in base al quale furono concesse le pensioni. Sulla base del secondo elenco fu redatto in modo definitivo il documento della Gazzetta ufficiale del Regno d'Italia del 12 novembre 1878.[4]

Nel 1917 la Regia Marina varò il cacciatorpediniere Giovanni Acerbi, della classe Sirtori, poi distrutto da un bombardamento aereo britannico, sul porto di Massaua, il 4 aprile 1941.[5]

Nel 2011, 150º Anniversario dell'Unità d'Italia, Castel Goffredo gli ha dedicato un annullo filatelico speciale ed una cartolina commemorativa durante un convegno specializzato.[6]

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Commendatore dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine militare di Savoia
— [7]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Negli anni del 1848 Castel Goffredo fu il centro cospirativo antiaustriaco dell'alto mantovano e contò la presenza di numerosi patrioti, capeggiati da Giovanni Acerbi. Essi furono: Alessandro Bertani, organista; Luciano Bertasi, barbiere; Luigi Betti, calzolaio; Ottaviano Bonfiglio, farmacista; Claudio Casella, possidente terriero; Carlo Cessi, caffettiere, nonno di Anselmo Cessi; Domenico Fiorio, farmacista; Luigi Gozzi, praticante notaio; Giacomo Luzzardi, oste; Luigi Pesci, esattore comunale a Castiglione delle Stiviere; Anselmo Tommasi, possidente terriero; Andrea Zanoni, agricoltore; Omero Zanucchi, possidente terriero. Furono tutti arrestati e processati nel 1852 e uscirono dal carcere nel 1853 a seguito dell'amnistia.
  2. ^ a b Cipolla, cit., pag. 164.
  3. ^ Poiché la spedizione doveva avere un'Intendenza, questa fu formata sul serio, benché in verità, la cassa di guerra non contenesse che trentamila povere lire. E vi fu messo a capo Giovanni Acerbi, avanzo dei martirii di Mantova, il quale andava rivendicando nelle cospirazioni e nelle guerre l'onor del nome, macchiato da uno del casato che aveva venduto l'ingegno e le lettere all'Austria, prima ch'egli nascesse.
    Giulio Cesare Abba, Storia dei Mille
  4. ^ Commissione istituita nel dicembre 1861, per redigere l'elenco dei Mille che sbarcano a Marsala per il documento della Gazzetta ufficiale del Regno d'Italia del 12 novembre 1878
  5. ^ Marina Militare. Giovanni Acerbi. cacciatorpediniere
  6. ^ Federazione fra le Società Filateliche Italiane. Italia - Annulli Speciali 2011 numero 2200. URL consultato il 30 dicembre 2011.
  7. ^ Civiltà Cattolica, La Civiltà Cattolica, anno ventesimo, Vol. VI, Serie VII, Roma, p.680, 1869.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Civiltà Cattolica, La Civiltà Cattolica, anno ventesimo, Vol. VI, Serie VII, Roma, p.680-681, 1869. ISBN non esistente.
  • Francesco Bonfiglio, Notizie storiche di Castelgoffredo, Brescia, Tipolitografia Geroldi, 1922
  • Costantino Cipolla, Belfiore vol. 2 - I comitati insurrezionali del Lombardo-Veneto ed il loro processo a Mantova del 1852-1853, Milano, FrancoAngeli, 2006
  • Costantino Cipolla, Belfiore vol. 1 - Costituti, documenti tradotti dal tedesco ed altri materiali inediti del processo ai comitati insurrezionali del Lombardo-Veneto (1852-1853)., Milano, FrancoAngeli, 2006
  • Stefano Benetti, I leoni di Garibaldi, Sikra, Ginevra, 2007
  • Costante Berselli, Castelgoffredo nella storia, Mantova, 1978. ISBN non esistente.
  • Mariano Vignoli, Quanta schiera di gagliardi. Uomini e cose del Risorgimento nell'alto mantovano, 1ª ed., Mantova, 1998.ISBN non esistente

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]