Dieci giornate di Brescia

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Dieci Giornate di Brescia
Data 23 marzo-1º aprile 1849
Luogo Brescia
Esito vittoria austriaca
Schieramenti
Austria Rivoluzionari bresciani
Comandanti
Effettivi
650 uomini della guarnigione, 6.500 soldati austriaci di soccorso[senza fonte] 350 uomini fuori dalla città, almeno 1200 all'interno[senza fonte]
Perdite
500 morti, 500 feriti[senza fonte] 600 morti, 1000 feriti[senza fonte]
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Le dieci giornate di Brescia furono un movimento di rivolta popolare della popolazione bresciana contro l'oppressione austriaca che ebbe luogo dal 23 marzo (il giorno della sconfitta piemontese a Novara) al 1º aprile 1849. La fierezza dimostrata dagli insorti nei combattimenti valse alla città di Brescia il titolo di "Leonessa d'Italia"

Antefatti[modifica | modifica sorgente]

Fra il 18 ed il 22 marzo 1848, alla notizia dell'inizio delle Cinque giornate di Milano, alcune città lombarde (Como e Bergamo, in particolare), si erano ribellate alle guarnigioni austriache, costringendo il maresciallo Josef Radetzky alla ritirata. Dopo la liberazione di tali città, entrò in guerra il Regno di Sardegna, il cui esercito raggiunse Radetzky sotto le mura di Verona e lo affrontò in una serie di memorabili battaglie (prima guerra di indipendenza).

Alla firma dell’armistizio di Salasco, che obbligava l'esercito piemontese ad evacuare la Lombardia e Milano (rioccupata il 6 agosto), migliaia di esuli ripararono in Piemonte e in Ticino.

Debutto[modifica | modifica sorgente]

Il 12 marzo 1849 il Regno di Sardegna denunciò l'armistizio di Salasco. Radetzky evacuava le sue truppe da gran parte delle province, lasciando nel castello di Brescia un piccolo presidio di 300 soldati, ma ben fortificato ed assai ben munito di artiglieria.

Il clima era simile a quello dell'anno precedente, benché gran parte dei più animosi fossero espatriati in Piemonte o all'estero. Nella confusione generale, il municipio assunse la direzione della insurrezione, presto affiancato da un comitato di difesa formato dai più accesi mazziniani. Circostanze simili si verificavano, nelle stesse ore, a Como.

Il fallimento della guerra regia[modifica | modifica sorgente]

Il 20 marzo 1849 gli austriaci passarono a sorpresa in Piemonte per ottenere un grande vittoria, il 23 marzo, alla Bicocca di Novara. La notizia giunse rapidamente nelle province vicine al confine con il Regno di Sardegna, inducendo in tempo i rivoltosi a rinunciare ed a riprendere la via dell'esilio.

A Brescia, invece, la notizia giunse alcuni giorni più tardi, non venne creduta e la giunta insurrezionale combatté una lunga e gloriosa battaglia, seguita da un atroce saccheggio comandato da Julius Jacob von Haynau.

I protagonisti[modifica | modifica sorgente]

Monumento alla Bella Italia, eretto in piazza della Loggia nel 1864 per commemorare i caduti delle Dieci giornate.
  • Tito Speri: capo degli insorti bresciani;
  • avvocato Giuseppe Saleri: fu chiamato a guidare il Municipio come Dirigente interinale dal 21 marzo 1849;
  • dottor Girolamo Sangervasio: dirigente municipale;
  • Timoteo Agazzi: incaricato municipale;
  • avvocato Pietro Pallavicini: inviato dalla Municipalità a trattare con Nugent e con Haynau;
  • Gerolamo Rossa: inviato ad Haynau;
  • Giuseppe Borghetti: segretario del governo provvisorio del 1848;
  • dottor Bartolomeo Gualla: presidente del Comitato insurrezionale;
  • dottor Lucio Fiorentini: patriota legato al Comitato insurrezionale e combattente a Porta Torrelunga (oggi Piazzale Arnaldo);
  • dottor Giovan Battista Formentini: combattente a Porta Torrelunga;
  • Nobile Luigi Cazzago: patriota e promotore del lavoro di Cesare Correnti "I Dieci Giorni di Brescia";
  • Conte Orazio Oldofredi;
  • Conte Giuseppe Martinengo Cesaresco: patriota legato al Comitato Insurrezionale;
  • dottor Carlo Cassola: primo dei due membri del Comitato di difesa civile;
  • ingegner Luigi Contratti: secondo dei due membri del Comitato di difesa civile;
  • don Pietro Boifava di Serle: comandante del corpo franco dei patrioti che agivano sui colli alle spalle di Brescia;
  • Gabriele Camozzi: guidò la sfortunata spedizione dei volontari bergamaschi che si mossero in soccorso di Brescia;
  • padre Maurizio Malvestiti: fu inviato a trattare la resa della città con Haynau;
  • Temistocle Lovatini: studente. Fu ferito e fucilato;
  • Battista Chiodi: studente. Studente di Bedizzole (Brescia), morto per ferita combattendo;
  • Pietro Chiodi: farmacista di Bedizzole (Brescia) morto alle barricate;
  • Giuseppe Nullo: ferito a Sant'Eufemia, catturato e infine fucilato;
  • Cesare Guerini: ferito mortalmente alla barricata di Porta Torrelunga;
  • Luigi Usanza: ripetutamente ferito, rifiutava di abbandonare la barricata;
  • Giuseppe Battaglia: combattente alle barricate;
  • Altri combattenti: Zosimo Colosio, Giovanni Timini, Filippo Frigerio, Giovan Battista Soliveri, Giovanni Bosio, Giovanni Viola, Zambelli, Bernardo Usanza, Luigi Zamperli, Pietro Onofri, Giovanni Bruni, Luigi Maggi, Gaetano Mucinelli, Vincenzo Masperoni, Don Paolo Molinari, Luigi Facchi, Bortolo Galanti, Pietro Fenotti, Francesco Prandi, Ottavio Franzoni, Sperandio Pozzi, Pietro Roselli, Giuseppe Pedrotti, Bartolomeo Piccinelli, Maria Fracassi, Avvocato Alessandro Rogna, Angela Rogna Contini, Enrico Contini, Giuseppe Sioli, Giuseppe Spizzi, Francesco Temponi, Cesare Correnti (non partecipò alla rivolta ma scrisse "I Dieci Giorni di Brescia", il testo più noto sulla storia dell'insurrezione bresciana).

Per parte austriaca:

  • tenente maresciallo Julius Jacob von Haynau: comandante dell'I.R. II Corpo d'armata;
  • feldmaresciallo Josef Radetzky;
  • generale Johan Nugent: morto a Brescia il 17 aprile 1849 per una ferita riportata durante i combattimenti delle Dieci Giornate.

Cronologia[modifica | modifica sorgente]

  • I Giornata L'elemento scatenante fu la pretesa che fosse pagata una multa, imposta dal maresciallo Haynau, risalente al gennaio di quell'anno per via dell'ostilità dei bresciani al regime austriaco. Il popolo scese in strada inneggiando alla rivolta.
  • II Giornata Immediata la reazione degli austriaci, che iniziano a bombardare la città con i cannoni del castello.
  • III Giornata La situazione è di stallo: la città organizza le difese mentre gli austriaci attendono le truppe di rinforzo provenienti da Mantova sotto il comando del generale Nugent.
  • IV Giornata I 1000 uomini del generale Nugent sono fermati da un centinaio di insorti, capeggiati da Tito Speri. Sospeso il combattimento si cerca di trattare: Nugent intima alla città di fermare la rivolta, ma i bresciani non accettano. Continuano nel frattempo i bombardamenti da castello.
  • V Giornata I bombardamenti danneggiano il Duomo, la Loggia, il teatro Grande e molte abitazioni private. Ancora oggi il salone di rappresentanza del palazzo della Loggia conserva i segni del terribile bombardamento, ricordati con coccarde bianche e azzurre (i colori della città). Gli austriaci si ritirano a Sant'Eufemia, dopo essere stati respinti da Tito Speri presso porta Torrelunga.
  • VI Giornata Diversi cecchini cercano di colpire gli austriaci rimasti al castello, appostandosi sui Ronchi e sulla torre del Pegol. Un gruppo di insorti è costretto alla ritirata dopo essere entrato in Sant'Eufemia. In seguito alle difficoltà di scambio delle informazioni, giunge ai bresciani la falsa notizia secondo la quale gli austriaci, sconfitti, si sarebbero ritirati dalla Lombardia.
  • VII Giornata Il comitato di difesa, nel tentativo di difendere la città fino all'ultimo uomo, richiama all'interno delle mura gli uomini appostati sui Ronchi. I bombardamenti austriaci si concentrano sulla principale barricata, presso porta Torrelunga.
  • VIII Giornata Giungono nuovi rinforzi austriaci. La città è ormai completamente accerchiata e sotto bombardamento.
  • IX Giornata Giunge da Padova il generale austriaco Haynau, che si guadagnerà il nomignolo di "iena di Brescia". Penetrato in castello con un battaglione attraverso Via del Soccorso e assunto il comando delle truppe asburgiche, chiede la resa incondizionata dei ribelli, a pena della distruzione della città. I bresciani rispondono suonando a stormo tutte le campane e con il grido "guerra!". Riprendono i bombardamenti e i combattimenti, durante uno dei quali resta ferito a morte il generale Nugent. Nella notte si riunisce il consiglio di difesa, nel quale prevale la linea della resa immediata.
  • X Giornata Cessate le resistenze gli austriaci incominciano saccheggi e massacri, mentre alcune autorità bresciane tentano di trattare la resa. I caduti da parte bresciana risulteranno circa mille.


Fonti[modifica | modifica sorgente]

Felice Venosta, Il martirio di Brescia: narrazione documentata, Carlo Barbini editore, Milano,1863 testo in Liberliber.it

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