Castello di Brescia

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Coordinate: 45°32′33.68″N 10°13′31.12″E / 45.54269°N 10.22531°E45.54269; 10.22531

Castello di Brescia
Il castello in una vista aerea
Il castello in una vista aerea
Ubicazione
Stato I locali interni ospitano due musei, l'esterno è parco cittadino
Stato attuale Italia Italia
Regione Lombardia Lombardia
Città Brescia
Informazioni generali
Tipo Castello
Primo proprietario Famiglia Visconti (edificio attuale)
Stile Medievale con rifacimenti cinquecenteschi
Termine funzione strategica 1859
Inizio costruzione XIII secolo (edificio attuale)
Termine costruzione Ultimi rimaneggiamenti di rilievo nel Cinquecento

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L'ingresso al castello di Brescia

Il castello di Brescia è una fortezza di epoca medievale arroccata sul colle Cidneo, a ridosso del centro storico della città di Brescia.

Storia[modifica | modifica sorgente]

I primi insediamenti sul Cidneo risalgono all'età del bronzo, IX secolo a.C., ma la prima vera costruzione fu un piccolo tempio dedicato al dio celtico Bergimus. Il vero riorganizzamento del colle è da attribuire ai romani che alla fine del I secolo a.C. ne inserirono il perimetro all'interno delle mura cittadine[1]. Sempre per opera dei Romani, nel I secolo d.C. fu eretto un tempio monumentale che doveva corrispondere quasi perfettamente alle dimensioni del mastio visconteo: ancora oggi si possono osservare le antiche murature di sostegno e le fondazioni della scalinata entro quest'area. Con il passare dei secoli e grazie all'avvento del cristianesimo, l'area del Cidneo assunse sempre più il ruolo di area sacra: viene costruito un martyrium paleocristiano dedicato a Santo Stefano, poi sostituito da una grande basilica, demolita nel XVIII secolo dopo lo scoppio di una polveriera, che l'aveva gravemente danneggiata. Della basilica rimane oggi solo una delle due torri di facciata, nota come torre Mirabella, probabilmente costruita a sua volta su una torre scalare di epoca romana.

Durante l'alto Medioevo le notizie riguardanti l'area si fanno sempre più rare, ma dall'anno mille in poi esse continuano ad aumentare, anche se non esistono informazioni esaurienti riguardo alle fortificazioni realizzate. Tra il 1237 ed il 1254 viene realizzato l'allargamento della cinta muraria che diede a Brescia l'aspetto che l'avrebbe caratterizzata fino alla fine del XIX secolo. In questo periodo l'area era costellata di mura di età romana e ricca di edifici religiosi, inoltre vi si svolgevano numerosi mercati e fiere. Durante la dominazione viscontea, vengono operati imponenti lavori di ristrutturazione delle difese cittadine: nel 1337 si ha la nascita della Cittadella Nova, una cinta muraria che partendo dal castello inglobava al suo interno gli edifici del potere ecclesiastico e civile della città, ovvero l'area del Broletto e dei Duomi[2], che al tempo erano il Duomo Vecchio e la cattedrale di San Pietro de Dom. L'unica testimonianza di questa ampia opera di ristrutturazione giunta fino ai giorni nostri è il Mastio[3], destinato a residenza del capitano della guarnigione con ambienti decorati con fasce policrome e motivi geometrici e floreali, solo in parte conservati.

La torre Mirabella

Nella stessa epoca, il mastio fu inoltre circondato da un sistema difensivo costituito da sei torri, passaggi coperti e forse ponti levatoi. Viene tracciata la strada del Soccorso, poi ampliata nel Cinquecento, via di fuga verso nord, spesso usata dagli avversari nei secoli successivi (vedi dopo).

Nel 1426 Brescia passò sotto il dominio della Repubblica di Venezia, che si preoccupò immediatamente di ristrutturare le fortificazioni cittadine duramente colpite durante la guerra contro i milanesi, sfociando nel 1466 in una completa revisione delle mura cittadine che furono abbassate e circondate con terrapieni e fossati. Il castello fu interessato solo marginalmente da queste modifiche e le uniche opere di sistemazione riguardarono le torri che vennero modificate passando da una pianta quadrata a una circolare: di queste è sopravvissuta solo una torre del perimetro settentrionale. Nel 1509 l'esercito francese sconfisse quello veneziano e si impossessò di Brescia e del suo castello. Durante il periodo di dominio d'oltralpe, vennero intrapresi nuovi lavori di ampliamento e rinforzo delle mura che però non furono mai completati; ne fece però le spese il monastero di San Martino che fu demolito per fare posto alle mura che sarebbero dovute sorgere al suo posto. Fu proprio in questo periodo che Brescia attraverso il suo periodo più buio, contesa tra i padroni francesi e i veneziani che cercavano di riconquistarla. La repubblica marinara riprese la città nel 1512, al prezzo di molti morti ed enormi sacrifici, con apice della tragedia il 21 febbraio, quando si ebbe il sacco della città da parte di soldati di quasi ogni parte politica, dai francesi (che utilizzarono la Strada del Soccorso per entrare nella fortezza) ai guasconi, dai tedeschi agli svizzeri, anche cremonesi e mantovani.

Nella seconda metà del Cinquecento, con il ritorno dei veneziani e la stabilizzazione del governo, si procedette a ulteriori miglioramenti per colmare i difetti emersi durante la guerra, come l'ampliamento della Strada del Soccorso prima citato. Viene costruita di una nuova cinta bastionata: vengono dunque realizzati i baluardi di san Pietro, san Marco e san Faustino. Anche il baluardo della Pusterla sarà realizzato in questi anni. La fortezza viene anche dotata di edifici per il deposito delle vettovaglie, (il Piccolo e il Grande Miglio), di forni, caserme, edifici religiosi, cisterne e polveriere. Per via dello spostamento della linea di conflitto con Milano sull’Adda e la conseguente concentrazione degli sforzi difensivi su Bergamo, termina in questo periodo la funzione strategica del castello, che la storia non vorrà mai più coinvolto in alcuna attività bellica, dando inizio a una lenta decadenza. Verrà potenziato solamente il sistema di difesa con molte postazioni di fuoco, ma per un lungo tempo il castello non riceverà ammodernamenti di rilevante importanza. Anche per questo motivo, nel 1796, Napoleone non ebbe difficoltà a conquistare Brescia dopo la capitolazione della Repubblica di Venezia. Anche sotto il dominio francese il castello non subì migliorie e fu utilizzato come prigione e caserma: stessa sorte gli sarebbe toccata poco dopo sotto il dominio austriaco. Nonostante ciò, il Cidneo era ancora un ottimo punto di difesa e di attacco: durante la rivolta delle Dieci giornate di Brescia, la popolazione si vide subire numerosi attacchi provenienti dalla guarnigione asserragliata nella fortezza.

Una sala del museo delle armi

Nel 1859 le truppe franco-piemontesi riconquistarono Brescia ed il castello tornò a essere utilizzato come semplice carcere militare. Poco tempo dopo il comune acquistò il colle e fu dato il via all’opera di restauro, che portò lentamente allo snaturamento militare della fortezza rendendola molto più simile al luogo che è oggi, ossia centro di svago e sede di eventi pubblici di Brescia. Nel 1904 fu organizzata al suo interno l'Esposizione Industriale Bresciana, evento economico di altissimo rilievo, inaugurata personalmente dal Re Vittorio Emanuele III[4]. Per l'occasione si organizzarono importanti spettacoli folcloristici e diverse gare sportive. Viene inaugurato in questo periodo inaugurato il Museo del risorgimento, collegato a corso Zanardelli tramite una tramvia elettrica. Per l'occasione, il castello fu bardato con un interessante rivestimento provvisorio in stile liberty sotto la direzione dell'ingegnere Egidio Dabbeni.

Nel XX secolo il castello ha ospitato varie esposizioni temporanee, il giardino zoologico, il museo di scienze naturali, quello del risorgimento e infine un parco urbano. Oggi il castello ospita il Museo del Risorgimento, il Museo delle armi Luigi Marzoli, contenente armature e armi del periodo medievale, la Specola Cidnea e due ampi plastici ferroviari.

È possibile visitare gli ambienti interni e nascosti della fortezza grazie a visite guidate dalla Associazione speleologica bresciana, che per anni ha condotto esplorazioni di passaggi e condotti, riportando alla luce percorsi ormai dimenticati.

Struttura, edifici e monumenti[modifica | modifica sorgente]

Chiunque giunga a Brescia, da qualsiasi direzione, è l'imponente massa pietrosa del Castello a segnare il profilo panoramico della città. Il complesso di fortificazioni, occupando un'area di circa 300x250 metri, è uno dei più grandi d'Italia, e ricopre completamente il colle Cidneo. Non avendo mai avuto specifica funzione come castello feudale, né tanto meno residenza signorile, si nota subito come la rocca sia ben inserita nel contesto cittadino e più ricca di edifici di culto e di carattere militare piuttosto che di strutture residenziali e direzionali nel senso stretto del termine. Al castello si accede tramite un imponente portale monumentale cinquecentesco, attribuito a Giulio Savorgnan e realizzato su ispirazione delle forme di architettura militare di Michele Sanmicheli, ornato da un grande Leone di San Marco e dagli stemmi dei rettori veneti. Ai lati si possono ammirare i bastioni di San Faustino (a sinistra) e di San Marco (a destra). Varcato l'ingresso, seguendo il percorso a destra si raggiunge il bastione di San Pietro, incontrando anche un pozzo cinquecentesco al quale sono stati apposti, nel 1890, due leoni in pietra dello scultore Domenico Ghidoni. Seguendo il percorso di sinistra, invece, si nota prima il campanile dell'ex-santuario di Santo Stefano Nuovo, quindi si costeggia la palazzina Haynau, così chiamata poiché da qui, nel 1849, il maresciallo asburgico Julius Jacob von Haynau diresse le operazioni militari contro l'insurrezione bresciana[5]. Sul vasto piazzale sopra il bastione di San Faustino è posta una caratteristica locomotiva a vapore, uno dei simboli del Castello, che all'inizio del Novecento svolgeva il tragitto Brescia-Edolo. Sulla destra, presso la lunga palazzina degli ufficiali, si ha l'imboccatura della strada del Soccorso. Oltre si incontrano gli edifici del Piccolo Miglio, oggi sede espositiva, e del Grande Miglio, dove è ospitato il Museo del Risorgimento. È qui anche l'ingresso al passaggio coperto che porta alla quattrocentesca torre Coltrina. Salita la rampa si giunge alla cinta trecentesca con ingresso dotato di doppio ponte levatoio: sulla destra si eleva la torre dei Prigionieri. Procedendo a sinistra si costeggia il mastio, dentro la cui parete si possono ancora oggi notare tracce di merlatura ghibellina. Si giunge infine ai giardini settentrionali, con a sinistra la sommità della torre Coltrina, al centro la fossa dei Martiri (dove nel 1945 furono fucilati alcuni esponenti della Resistenza) e, a destra, la torre dei Francesi. Dal ponte levatoio trecentesco, altrimenti, si può raggiungere la sommità della rocca con il piazzale della Torre Mirabella, dove si ha anche l'accesso al mastio che ospita il Museo delle Armi Luigi Marzoli. All'interno, inoltre, sono visibili i resti delle fondamenta del tempio romano.

Reggenti e custodi[modifica | modifica sorgente]

XVII secolo[modifica | modifica sorgente]

Galleria fotografica[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ www.bresciascienza.it - Storia del Castello di Brescia: il periodo romano
  2. ^ Francesco de Leonardis, Guida di Brescia, Grafo Edizioni, Brescia 2008, pag. 77
  3. ^ www.bresciascienza.it - Storia del Castello di Brescia: il periodo visconteo
  4. ^ www.brescialeonessa.it - L'industria bresciana tra la fine dell'800 ed il 1914
  5. ^ Francesco de Leonardis, Guida di Brescia, Grafo Edizioni, Brescia 2008, pag. 77

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Francesco de Leonardis, Guida di Brescia, Grafo Edizioni, Brescia 2008

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]