Provincia di Pavia

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Provincia di Pavia
provincia
Provincia di Pavia – Stemma Provincia di Pavia – Bandiera
Palazzo della Provincia, attuale sede dell'amministrazione provinciale.
Palazzo della Provincia, attuale sede dell'amministrazione provinciale.
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
Amministrazione
Capoluogo Pavia
Presidente Daniele Bosone (PD) dal 30-05-2011
Data di istituzione 1859
Territorio
Coordinate
del capoluogo
45°11′00″N 9°09′00″E / 45.183333°N 9.15°E45.183333; 9.15 (Provincia di Pavia)Coordinate: 45°11′00″N 9°09′00″E / 45.183333°N 9.15°E45.183333; 9.15 (Provincia di Pavia)
Superficie 2 965 km²
Abitanti 548 326[1] (31-12-2013)
Densità 184,93 ab./km²
Comuni 189 comuni
Province confinanti Alessandria, Vercelli, Novara, Lodi, Milano, Piacenza
Altre informazioni
Cod. postale 27100, 27010-27059
Prefisso 02, 0381, 0382, 0383, 0384, 0385
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 018
Targa PV
Cartografia

Provincia di Pavia – Localizzazione

Sito istituzionale
Mappa della provincia di Pavia a suddivisione comunale

La provincia di Pavia (pruvincia de Pavia in dialetto pavese e lomellino, pruvincia ad Pavia in dialetto oltrepadano) è una provincia italiana della Lombardia di 548.307 abitanti.

Confina a nord con la provincia di Milano, a est con la provincia di Lodi, con l'exclave di San Colombano al Lambro (MI) e con l'Emilia-Romagna (provincia di Piacenza), a sud-ovest, a ovest e nord-ovest con il Piemonte (provincia di Alessandria, provincia di Vercelli, e provincia di Novara).

Geografia[modifica | modifica sorgente]

È percorsa dai fiumi Ticino e Po, che si incontrano 4 km a sud del capoluogo e che la dividono in tre zone: il Pavese, totalmente in Pianura Padana, a nordest, la Lomellina, anche questa totalmente in Pianura Padana, a nordovest, tra Ticino e Po, e l'Oltrepò, in territorio Appenninico, a sud. Il territorio del Siccomario, alla confluenza dei due fiumi, si troverebbe in Lomellina, ma, per motivi storici, è considerato parte del Pavese.

Un altro importante corso d'acqua della provincia è l'Olona. Si tratta di un colatore alimentato da rogge e risorgive che trae origine nelle campagne attorno a Bornasco, attraversa la campagna pavese e confluisce nel Po presso San Zenone. Tale corso d'acqua non è da confondersi con l'omonimo fiume che nasce nelle Prealpi Varesine, e confluisce a Milano nel Lambro Meridionale. Prima delle deviazioni operate dai Romani i due fiumi costituivano un unico corso d'acqua, da cui deriva l'omonimia mantenutasi sino ai giorni nostri.

Per un breve tratto interessa la provincia anche il fiume Lambro. Maggiore è il tratto compiuto nella provincia dal suo affluente colatore Lambro meridionale, derivato dall'Olona a Milano, riceve le acque in eccesso dei navigli, e scorre al confine tra le province di Pavia e di Lodi.

La Staffora è il maggior fiume dell'Oltrepò Pavese e confluisce nel Po, dopo un percorso di 58 km. Altri corsi d'acqua dell'Oltrepò sono i torrenti Coppa, Scuropasso, Tidone, Versa e Avagnone (che confluisce nel Trebbia).

Nella parte più meridionale dell'Oltrepò Pavese il confine è segnato in val Trebbia per una piccola porzione dal fiume Trebbia, il punto più a sud è posto nel comune di Brallo di Pregola accanto alla frazione emiliana di Ponte Organasco (Cerignale - PC).

Nella Lomellina scorrono la Sesia, al confine con le province di Alessandria e Vercelli e, paralleli a questa e al Ticino, i piccoli fiumi Agogna e Terdoppio, provenienti dal Novarese.

La provincia è in gran parte pianeggiante. La pianura a nord del Po ha una base sabbiosa, specialmente in Lomellina, ove affiorano alcuni sabbioni (resti di antiche dune) un tempo assai più numerosi. Nell'Oltrepò la poca pianura presente è prevalentemente argillosa; a sud della limitata fascia pianeggiante l'Oltrepò presenta un'ampia area collinare facente parte della catena Appenninica che lentamente si innalza in modeste montagne (tutte sotto i 1000 m). Solo all'estremità meridionale, a sud di Varzi, quasi all'improvviso le montagne si fanno più impervie e raggiungono altitudini considerevoli con alcune delle maggiori vette dell'Appennino Ligure: il Monte Lesima (la maggiore elevazione della provincia con i suoi 1724 m), il Monte Chiappo (1700 m), la Cima Colletta (1494 m), il Monte Bogleglio (1492 m) e il Monte Penice (1460 m)

Storia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia di Pavia.

Attraversata dai due maggiori fiumi italiani per portata, il Po e il Ticino, che confluiscono quasi nel suo centro, la provincia di Pavia appare, a seconda dei punti di vista, divisa o unita da questi fiumi. Superficialmente si direbbe divisa, e tale fu storicamente quando il suo destino fu deciso da forze esterne, per le quali un fiume poteva essere un comodo confine amministrativo o politico-militare. Al contrario, quando furono le forze locali a poter giocare un ruolo determinante, prevalse la tendenza all'unione delle terre lungo i fiumi, principali vie di comunicazione nella pianura, e motivo di coesione. Così i Romani, che divisero il territorio addirittura fra tre regioni diverse, non tennero in alcun conto le precedenti aggregazioni etniche, che - come diremo - appaiono organizzate lungo i fiumi. Nel Medioevo fu la città di Pavia ad aggregare di nuovo il territorio, ma nel XVIII secolo, nel dominio assoluto delle cancellerie europee, esso fu smembrato tra stati diversi, e Napoleone, padrone di tutte queste aree, non volle accondiscendere al desiderio delle popolazioni di essere riunite. Va dunque ascritto a merito del governo sabaudo, nel 1859, di aver riunito definitivamente il territorio pavese, anche a costo di modificare l'assetto amministrativo precedente.

Età antica[modifica | modifica sorgente]

Gli scarsi cenni, ricavabili dagli autori antichi e dalla toponomastica, sulle popolazioni che abitavano il territorio attorno alla confluenza del Ticino nel Po, ci consentono di avere un pur vago disegno del quadro etnografico fino al II secolo a.C.

Il popolo più importante era probabilmente quello dei Marici, citati da Plinio che ne fa, assieme ai Levi, i fondatori di Pavia (Ticinum). Entrambi erano di stirpe ligure: i Marici si distendevano lungo il Po nelle province di Pavia e Alessandria, i Levi lungo il Ticino. Proprio alla confluenza dei due fiumi questi popoli confinanti fondarono Pavia, probabilmente come loro mercato e luogo di incontro. Più a ovest, a nord del Po, si trovavano i Libìci (Lebeci secondo Polibio), che occupavano la Lomellina occidentale e l'adiacente Vercellese. Non sembra avere invece consistenza storica il fantomatico popolo degli Iriati, nato dall'arbitraria correzione del nome degli Iluati, citati da Livio, per ottenere una suggestiva ma superflua connessione con il nome della città di Iria, Voghera.

I Romani giunsero nella provincia di Pavia nel III secolo a.C., al tempo delle guerre contro i Galli e i Cartaginesi. Nel 222 a.C. sconfissero gli Insubri a Clastidium, nell'Oltrepò Pavese, uno dei principali villaggi dei Marici loro alleati. Nel 218 a.C. furono sconfitti da Annibale presso il Ticino. La successiva colonizzazione ebbe come centro propulsore la vicina colonia latina di Piacenza, la cui centuriazione si distese su tutta la pianura dell'Oltrepò. La fondazione, attorno al 120 a.C., della colonia di Tortona, determinò il passaggio all'area di influenza di tale città della parte occidentale dell'Oltrepò Pavese (Voghera). La colonizzazione di Pavia (187 a.C.) fu pure realizzata con la centuriazione della pianura a nord del Po e ad est del Ticino, mentre la parte a ovest del Ticino non conserva tracce di centuriazione (se non attorno a Vigevano, dove giungeva la colonizzazione di Novara), per cui è da ritenersi che nella Lomellina, come forse nella parte collinare dell'Oltrepò, più a lungo si mantenesse l'elemento indigeno. La zona a nord del Po, nella suddivisione dell'Italia in regioni operata da Augusto, fu attribuita alla Transpadana, mentre l'Oltrepò fu suddiviso tra l'Emilia e la Liguria lungo il confine tra le aree di influenza di Piacenza e Tortona.

Medioevo[modifica | modifica sorgente]

Nel 572 Pavia fu conquistata dai Longobardi, che ne fecero la loro capitale. I Longobardi organizzarono le loro conquiste in ducati, ma la geografia amministrativa del territorio pavese in questo periodo non è nota. Il re Rotari nel 643 emise il celebre editto e si ebbe una rinascita religiosa, con la fondazione del Monastero di San Pietro in Ciel d'Oro.

Nella successiva età carolingia il territorio venne diviso in contee: nella provincia di Pavia furono istituite quelle di Pavia, di Lomello (da cui si originò la Lomellina), a nord del Po. Il territorio a sud del fiume apparteneva nella parte occidentale alla contea di Tortona, nella parte centrale e orientale (ecclesiasticamente nella diocesi di Piacenza) rimase forse nel territorio piacentino, come in epoca romana. La città era attraversata dalla "Roggia Carona, che permise con le sue acque la nascita di diverse attività artigianali.

Nel 996 è conte di Lomello Cuniberto; lascia la contea ai figli Aginulfo e Ottone I, che nel 1001 concentra nelle sue mani anche le cariche di Conte di Pavia e di Conte Palatino (la maggiore carica giudiziaria del Regno), con sede nel Sacro Palazzo (Palazzo Reale) di Pavia. Nel 1024, alla morte dell'Imperatore Enrico II, i Pavesi distrussero questo palazzo, e i Conti Palatini si ritirarono in Lomellina, loro dominio originario, dove resistettero alle pressioni del nascente comune pavese; furono infine sottomessi e costretti a stabilirsi in città. Nello stesso tempo il Comune di Pavia cominciò a estendere la propria influenza sull'Oltrepò, dove già il Vescovo e vari monasteri della città avevano la signoria su numerosi paesi.

La città di Pavia stava quindi nuovamente unificando il territorio di quei popoli che l'avevano fondata molti secoli prima. Questo stato di fatto fu ufficializzato nel 1164 da Federico I, che attribuì a Pavia l'intera Lomellina e gran parte dell'Oltrepò. Rimaneva indipendente la zona meridionale dell'attuale provincia. Per il possesso di queste terre Pavia dovette lottare a lungo con i Comuni vicini, specie con Piacenza, raggiungendo infine una certa stabilità di confini. Ma la più pericolosa nemica di Pavia fu senza dubbio Milano, che le contese a lungo il possesso della Lomellina.

I Pavesi esercitarono sul loro territorio un potere signorile, mantenendo per secoli una condizione di privilegio rispetto agli abitanti rurali. I nobili pavesi vi possedevano la maggior parte dei beni fondiari, e questa situazione ancora sussisteva nel XVIII secolo. Dal punto di vista amministrativo, l'area soggetta a Pavia era divisa in quattro zone molto disuguali, convergenti sulla città, secondo i punti cardinali, ovvero le porte da cui tali zone si raggiungevano:

  • a nord la Campagna Soprana (da porta Laudense);
  • a est la Campagna Sottana (da porta Oria);
  • a ovest la Lomellina (da porta Marica);
  • a sud l'Oltrepò con il Siccomario (da porta del Ponte).

Nei primi secoli del dominio pavese avvenne una sorta di osmosi tra le famiglie nobili di origine cittadina, che acquisivano terre, castelli e signorie nel territorio soggetto alla città, e le famiglie signorili locali di tale territorio, che si stabilivano in città, confondendosi con le prime. In tal modo si formò un'omogenea classe dominante, di famiglie che non mancavano d'avere un piede in città e uno nel contado, di qui una torre, di là un castello. In tal modo le lotte politiche interne alla città, che videro schierarsi le maggiori famiglie, ebbero immediata ripercussione nel dominio pavese.

Tra queste famiglie dobbiamo ricordare in particolare:

  • i Conti Palatini, da cui discesero i Langosco, gli Albonese, gli Sparvara e i Gambarana, capi della parte guelfa;
  • i Sannazzaro, anch'essi di parte guelfa;
  • i Beccaria, capi della parte ghibellina;
  • i Belcredi, di parte ghibellina;
  • i Giorgi, di parte ghibellina, ma spesso nel ruolo di pacieri.

La lotta si focalizzò sulle casate dei Langosco e dei Beccaria, che avevano i loro punti di forza rispettivamente in Lomellina e nell'Oltrepò. Alla fine però ebbero la meglio i Visconti di Milano, che presero la città nel 1359, dopo aver assoggettato tutto il territorio. Quando i domini viscontei furono elevati a Ducato con decreto imperiale (1395), il territorio pavese prese il nome di Contea di Pavia, ed era appannaggio del Duca di Milano o del suo erede.

Età moderna[modifica | modifica sorgente]

Nel 1499 il territorio pavese, passato con Milano agli Sforza, ebbe dall'imperatore la qualifica di Principato, che lo poneva al secondo posto dopo il Milanese tra le province sforzesche. Nel 1535 passò con Milano alla Spagna. Nel 1564 il governo spagnolo, riconosciuta l'iniquità dei privilegi fiscali dei cittadini pavesi rispetto ai rurali, promosse la costituzione di congregazioni con la finalità principale di distribuire equamente tra le comunità il carico fiscale. Le congregazioni ebbero più in generale funzioni di coordinamento amministrativo e rappresentanza delle istanze locali di fronte al potere centrale. Non erano elette direttamente dalla popolazione, ma formate dai rappresentanti dei comuni principali; erano quattro, una per ognuna delle zone in cui era diviso il Principato; al di sopra si poneva la Congregazione generale del Principato, formata da 21 rappresentanti (7 per l'Oltrepò, 7 per la Lomellina, 4 per la Campagna Sottana e 3 per la Campagna Soprana), da cui era eletta una giunta formata da cinque sindaci, i quattro a capo delle congregazioni locali e il Sindaco generale. Nel secolo XVII la congregazione della Lomellina si staccò da quella generale del Principato; quest'ultima ebbe 24 delegati (12 per l'Oltrepò e 6 per ciascuna delle Campagne pavesi), e altrettanti ne ebbe la Congregazione della Lomellina.

Il Principato di Pavia non aveva esattamente la stessa estensione dell'attuale Provincia. Comprendeva le seguenti zone:

Non comprendeva invece:

Territori storici della Provincia di Pavia (XVII secolo circa).

Nel XVIII secolo avvenne lo smembramento del territorio pavese: nel 1707 la Lomellina, e nel 1744 l'Oltrepò con il Siccomario furono annessi al Piemonte, cui fu ceduto anche il Vigevanasco. La Lomellina, il Vigevanasco e l'Oltrepò Pavese divennero province piemontesi con capoluoghi rispettivamente Mortara, Vigevano, Voghera e Bobbio. La provincia di Lomellina aveva però perso Valenza, Bassignana e cinque piccole terre lungo il Tanaro, unite ad Alessandria. A Pavia rimase un piccolo territorio, appartenente alla Lombardia austriaca, col nome di Principato prima e di Provincia dal 1786. Nel periodo napoleonico (1797 - 1814) l'unione del territorio pavese non venne ripristinata. È significativo come, essendo stato richiesto agli abitanti dell'Oltrepò con un referendum a quale territorio volessero essere uniti, e avendo essi risposto che volevano tornare con Pavia, la loro volontà sia stata semplicemente ignorata dal governo francese. La divisione pertanto continuò: Pavia con le Campagne fu annessa al Dipartimento d'Olona, la Lomellina e il Siccomario al Dipartimento dell'Agogna, che furono parte della Repubblica Italiana e del Regno d'Italia; l'Oltrepò, aggregato prima al Dipartimento di Marengo (Alessandria) e poi al Dipartimento di Genova, fece parte della Repubblica e poi Impero Francese. I confini furono rettificati, e fatti coincidere con linee naturali (in particolar modo il Po divenne confine di Stato: così l'Oltrepò perse Mezzana Bigli ma acquistò Bastida Pancarana).

Nel 1814, con il ritorno degli antichi regimi, le precedenti suddivisioni furono ripristinate, ma ben presto furono operate alcune modifiche per razionalizzare i confini. La provincia di Pavia, appartenente al Regno Lombardo-Veneto, fu ingrandita con i territori attorno ad Abbiategrasso (antiche pievi milanesi di Corbetta e Rosate), e inoltre con Monticelli Pavese ceduto dal Ducato di Parma e Piacenza (già dal 1786 alla provincia di Pavia era stato unito il Vicariato di Binasco ex milanese, e parte della pieve di San Giuliano). La Lomellina e il Vigevanasco (tranne Vinzaglio) furono uniti in una sola Provincia, appartenente alla divisione di Novara; l'Oltrepò invece fu diviso in due province, facenti capo a Voghera e a Bobbio, e appartenenti rispettivamente alle divisioni di Alessandria e Genova. L'Oltrepò perse Sale, Piovera e Guazzora, uniti alla provincia di Alessandria, ma acquistò Bagnaria, staccato da Tortona.

All'alba dell'unità d'Italia, nel 1859, l'amministrazione piemontese fu riformata (Decreto Rattazzi del 23 ottobre 1859): le province furono ridotte a circondari di nuove più ampie province coincidenti per lo più con le vecchie divisioni; i territori piemontesi dell'attuale provincia dunque erano destinati ad essere uniti alle province di Novara, Alessandria e Genova; ma l'annessione della Lombardia al regno di Sardegna permise di unire le tre ex province di Lomellina, Voghera e Bobbio alla provincia di Pavia. Quest'ultima peraltro restituì a Milano la zona di Abbiategrasso e Binasco, ma conservò a Pavia quella di Vidigulfo e Landriano.

Le variazioni non erano però finite: nel 1923 la città di Bobbio con buona parte del suo circondario comprendente anche i comuni di Trebecco, Caminata, furono unite alla provincia di Piacenza e in minor misura a quella di Genova[2]; alcuni comuni tra cui Zavattarello, Ruino, Romagnese, ritornarono a Pavia due anni dopo. Dopo di allora si sono avute solo modifiche marginali.

Nel 1936 venne aggregato alla provincia di Pavia l'ex comune di Cantonale, già appartenente alla provincia di Milano[3].

Natura[modifica | modifica sorgente]

Parchi regionali[modifica | modifica sorgente]

Parchi di interesse sovracomunale (PLIS)[modifica | modifica sorgente]

Riserve naturali statali[modifica | modifica sorgente]

Zone di Protezione Speciale comunitarie (ZPS Rete Natura 2000)[modifica | modifica sorgente]

  • ZPS Boschi del Ticino
  • ZPS Risaie della Lomellina

Siti di Importanza Comunitaria (SIC Rete Natura 2000)[modifica | modifica sorgente]

  • Riserva Naturale Monte Alpe
  • alcune Garzaie

Riserve naturali regionali[modifica | modifica sorgente]

  • Riserva naturale del Monte Alpe (Menconico) (visitabile)

Riserve Naturali provinciali[modifica | modifica sorgente]

  • RN Palude Loja (Zeme) e Garzaia Abbazia Acqualunga (visitabili solo con accompagnamento guide provinciali autorizzate, gratuito)
  • Garzaie della Lomellina (accesso vietato): Garzaia del Bosco Basso, Garzaia della Cascina Isola, Garzaia di Villa Biscossi
  • Garzaie del Pavese (accesso vietato): Garzaia della Carola, Garzaia di Porta Chiossa
  • Garzaia della Roggia Torbida (Bressana Bottarone) (accesso vietato)

Monumenti Naturali provinciali[modifica | modifica sorgente]

Aree di Interesse Naturalistico[modifica | modifica sorgente]

Economia[modifica | modifica sorgente]

Turismo[modifica | modifica sorgente]

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Dialetti[modifica | modifica sorgente]

A causa della divisione storica della provincia si può fare una sostanziale distinzione in quattro dialetti:

Comuni[modifica | modifica sorgente]

Appartengono alla provincia di Pavia i seguenti 189 comuni:

Comuni più popolosi[modifica | modifica sorgente]

Di seguito è riportata la lista dei dieci principali comuni della provincia di Pavia ordinati per numero di abitanti[4]:

Pos. Stemma Comune di Popolazione
(ab)
Superficie
(km²)
Densità
(ab/km²)
Altitudine
(m s.l.m.)
Pavia-Stemma.png
Pavia 71.142 62 1.147,4 77
Vigevano-Stemma.png
Vigevano 64.414 82 785,5 116
Voghera-Stemma.png
Voghera 40.053 63,28 631,1 96
Mortara-Stemma.png
Mortara 15.712 52 302,1 108
Stradella-Stemma.png
Stradella 11.674 18,77 621,9 101
Gambolò-Stemma.png
Gambolò 10.333 51 202,6 104
Garlasco-Stemma.png
Garlasco 9.898 39,03 253,5 93
Broni-Stemma.png
Broni 9.528 20,87 456,5 88
Casorate Primo-Stemma.png
Casorate Primo 8.425 9 887,8 103
10ª
Cassolnovo-Stemma.png
Cassolnovo 7.116 31,96 222,7 120

I comuni meno popolati della provincia sono:

Pos. Stemma Comune di Popolazione
(ab)
Superficie
(km²)
Densità
(ab/km²)
Altitudine
(m s.l.m.)
186ª
Calvignano-Stemma.png
Calvignano 127 6,91 18,38 275
187ª
Canevino-Stemma.png
Canevino 119 4,74 25,11 410
188ª
Velezzo Lomellina-Stemma.png
Velezzo Lomellina 103 8,57 12,02 98
189ª
Villa Biscossi-Stemma.png
Villa Biscossi 76 4,99 15,23 90
190ª
Rocca de' Giorgi-Stemma.png
Rocca de' Giorgi 74 6,97 10,62 219

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ [1]
  2. ^ Regio Decreto 8 luglio 1923, n. 1726
  3. ^ Legge n° 846 del 30 aprile 1936, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia n° 117 del 20 maggio 1936
  4. ^ Dato Istat al 31/12/2010

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]