San Colombano al Lambro

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San Colombano al Lambro
comune
San Colombano al Lambro – Stemma
San Colombano al Lambro – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
Provincia Provincia di Milano-Stemma.png Milano
Amministrazione
Sindaco Pasquale Luigi Belloni (Lista civica) dal 26/05/2014
Territorio
Coordinate 45°11′00″N 9°29′00″E / 45.183333°N 9.483333°E45.183333; 9.483333 (San Colombano al Lambro)Coordinate: 45°11′00″N 9°29′00″E / 45.183333°N 9.483333°E45.183333; 9.483333 (San Colombano al Lambro)
Altitudine 80 m s.l.m.
Superficie 16,39 km²
Abitanti 7 468[1] (31-12-2010)
Densità 455,64 ab./km²
Frazioni Campagna, Mostiola
Comuni confinanti Borghetto Lodigiano (LO), Graffignana (LO), Livraga (LO), Miradolo Terme (PV), Orio Litta (LO), Chignolo Po (PV)
Altre informazioni
Cod. postale 20078
Prefisso 0371
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 015191
Cod. catastale H803
Targa MI
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Nome abitanti banini
Patrono san Colombano
Giorno festivo 21 novembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
San Colombano al Lambro
Posizione del comune di San Colombano al Lambro all'interno della provincia di Milano
Posizione del comune di San Colombano al Lambro all'interno della provincia di Milano
Sito istituzionale

San Colombano al Lambro (San Colomban al Lamber in dialetto banino[2], San Culumban al Làmbor in dialetto lodigiano) è un comune italiano di 7.490 abitanti[3] della provincia di Milano, in Lombardia.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

San Colombano al Lambro è un'exclave della provincia di Milano fra quelle di Lodi e Pavia. Dista circa 22 chilometri a sud-est dal resto della provincia.

Il comune è il principale centro di produzione del vino DOC omonimo, i cui vigneti sono sparsi nelle zone adiacenti al comune, facenti parte delle province di Lodi, Pavia e Milano.

Negli anni 2000, al fine di preservare il territorio, è stato istituito il Parco della Collina di San Colombano.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Monumenti[modifica | modifica wikitesto]

Castello[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Castello di San Colombano.

Chiesa parrocchiale di S. Colombano[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa parrocchiale

La chiesa parrocchiale ha origini antiche; il primo impianto, probabilmente un oratorio campestre dedicato a S. Colombano, risale all’epoca carolingia e fu eretto su beni di proprietà del monastero di Bobbio. Esso possedeva, però, una diversa ubicazione rispetto all’attuale: era infatti addossato al fossato del castello. Ciò dimostra che la chiesa esisteva prima del castello; in caso contrario sarebbe stata costruita a giusta distanza in modo da non ostacolare le operazioni militari[4].

L'organo Zanin. Le canne del prospetto appartengono al registro Principale 16’ e sono del precedente organo Bossi del 1842.

L’infelice localizzazione e il fatto che la parrocchiale fosse "una giesa molto vegia, pizola in modo che no li po stare pur la mitade de lo populo ne le feste" spinse Bassino de Cipelli, rettore della chiesa e cappellano ducale, a inviare una supplica (conservata nell’Archivio di Stato di Milano), nel 1479, rivolta a Gian Galeazzo Sforza e a sua madre Bona di Savoia, signori del luogo.

In essa il rettore, rappresentando anche la volontà dei parrocchiani, chiedeva il permesso di poterla demolire per costruirne una più ampia in un terreno poco distante, laddove sorge l’attuale chiesa parrocchiale.

Il Cipelli ottenne dagli Sforza il permesso per la costruzione del nuovo edificio ecclesiastico; i lavori ebbero inizio il 18 maggio dell’anno 1479. Per l’occasione, a causa delle scarse risorse economiche della comunità banina, venne smantellato il vecchio edificio e il materiale ricavato fu reimpiegato nella "nova fabrica", cosicché della costruzione primitiva non rimase alcuna vestigia.

Il nuovo edificio era rivolto a levante. Infatti quando nel 1838 il prevosto Luigi Gallotta fece ampliare la chiesa, trasportando in avanti la facciata, vennero scoperte le fondazioni dell’edificio quattrocentesco, orientato in senso opposto, che dovette subire dunque un’ulteriore ricostruzione in età moderna, prima delle modifiche apportate dal parroco[5]. L'erezione del campanile, invece, risale al 1780 circa.

Internamente la chiesa presenta tre navate e cappelle laterali, fra le quali si può ammirare la cappella votiva detta "del Rosario", eretta dopo la pestilenza del 1630. La chiesa ospita affreschi di Bernardino Campi (eseguiti tra il 1576 e il 1581 per la cappella di S. M. Maddalena, in Castello, e da essa asportati nel 1846), opere di Bernardino Lanzani, di Paolo Caravaggio e dipinti a olio dell'artista contemporaneo Felice Vannelli.

L'organo della parrocchiale è stato costruito nel 2008 dalla Fabbrica d'Organi Franz e Andrea Zanin di Camino al Tagliamento, riutilizzando materiale fonico del precedente organo monumentale del 1842, opera dell'organaro Adeodato Bossi-Urbani di Bergamo (1.189 canne, circa un terzo del totale di cui attualmente l'organo si compone).

Tre tastiere di 58 tasti (Do1-La5) e pedaliera di 30 (Do1-Fa3).

Registri azionati da manette ad incastro poste su più file ai lati dei manuali: a destra G.O. e Pedale; a sinistra Positivo ed Eco. Sotto le manette del Pedale sono presenti altre due manette corrispondenti al Clarone Bassi e al Corno Inglese Soprani appartenenti al G.O.

Trasmissione integralmente meccanica.

Spazzatura Bassi/Soprani fra Si2 e Do3.

II Grand'Organo

(colonna interna)


Principale Bassi 16'
Principale Soprani 16'
Principale I Bassi 8'
Principale I Soprani 8'
Principale II 8'
Ottava Bassi 4'
Ottava Soprani 4'
Duodecima
Quinta Decima
Decima Nona
Vigesima Seconda
XXVI - XXIX
XXIX - XXXIII
XXXIII - XXXVI
Sesquialtera (XIX-XXIV)
III Organo Eco

(colonna esterna)

Principale 8'
Ottava
Quinta Decima
Decima Nona
Vigesima Seconda
Bordone 8'
Flauto in VIII
Flauto in XV
Cornetto 2 file
Violetta 8'
Voce Celeste 8'
Oboe 8'
Voci corali 8'
Tremolo
II Grand'Organo

(colonna centrale)


Corni Dolci S. 16'
Flauto a Cuspide 8'
Flutta S. 8'
Flauto in VIII B.
Flauto in VIII S.
Flauto in XII B.
Flauto in XII S.
Cornetto I S.
Cornetto II S.
Viola B. 4'
Fagotto B.
Trombe S.
I Positivo

(colonna interna)

Principale 8'
Ottava
Quinta Decima
Decima Nona
Vigesima Seconda
Vigesima Sesta
Vigesima Nona
Flauto a Camino 8'
Flauto in VIII
Flauto in XII
Flauto in XV
Flauto in XVII
Violoncello 8'
Tremolo
Pedale

(colonna esterna)


Principale 16'
Ottava 8'
Quinta Decima 4'
XIX - XXII
Ripieno 4 file
Subbasso 16'
Bordone 8'
Flauto 4'
Fagotto 16'
Tromba 8'
Tromba 4'
Clarone B. 4'
Corno Inglese S. 16'
Accessori

(a pedaletto ad incastro)

Campanelli al G.O.
Unione I al II a cassetto
Unione III al II a cassetto
Unione I al Pedale
Unione II al Pedale
Unione III al Pedale
Ripieno al I
Ripieno al II
Ripieno al III
Ance
Combinazione alla lombarda

(lato sinistro e destro)

Staffa Espressione per l'Eco

Oratorio di San Rocco[modifica | modifica wikitesto]

Oratorio di San Rocco

"Ornamento e decoro del Borgo": così l’ha definita lo storico locale Don Annibale Maestri. La chiesa, edificata nel 1514 appena fuori le mura, sorse sulla direttrice mediana sud-nord, frontalmente alla porta ferrata, sul proseguimento della strada magistra per Lodi. La costruzione è attribuita agli architetti Giovanni Battagio e Giovanni Amadeo, ha pianta ottagonale ed è stata eretta in stile bramantesco. Interessante risulta la parte alta della fabbrica, di impostazione rinascimentale; internamente è sede del matroneo, le cui aperture bifore sono "impreziosite" da colonnine binate finemente tornite. Nel corso di lavori di restauro dell'Oratorio, eseguiti durante gli anni sessanta del Novecento, vennero in luce, nell’altare di destra, sotto gli affreschi raffiguranti scene di vita di S. Rocco, dipinti precedenti di S. Giovanni Battista e di S. Fermo e quattro porte antiche situate sui lati diagonali dell’ottagono (che furono restaurate con mattoni di recupero sagomati a mano. Nella cappella dell’altare maggiore, poi, fu riaperta una piccola finestra circolare, con ciò ripristinando l’aspetto primitivo della piccola abside. Al termine dei lavori la chiesa fu riaperta al pubblico nel 1961, nella festa di Pentecoste. La costruzione, anche se incompleta, è monumento nazionale. Dal 1700 è proprietà dei Signori Sterza. Successivamente Sterza-Riccardi. Da circa due secoli l'Oratorio viene aperto al pubblico il 16 di agosto, festa di San Rocco, al mattino per la celebrazione della Messa e la sera per la Benedizione solenne con esposizione della reliquia del Santo.

Chiesa di San Francesco[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa di San Francesco

L’opera è stata eretta nel 1580 circa sulla sponda sinistra della Rugia Nuova; si trovava in posizione leggermente esterna alle mura del Borgo, immersa nel verde. Nel 1623 fu ampliata e la parte retrostante adattata per farne un piccolo monastero dei frati Minori Osservanti. Nel 1664 fu trasformata in un complesso di clausura; tale rimase sino al 1811 per poi passare al clero locale. L’impostazione architettonica della facciata, con il frontone indicante l’inclinazione del tetto, richiama lo stile lombardo-romanico; il pronao d’ingresso ne completa le caratteristiche rinascimentali.

Chiesa di San Giovanni[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1510 fu edificato l’ospedale e fu consacrata la chiesa di S.Giovanni Battista. Il complesso era lambito dal "cavo colatore" o "sonator", che alimentava il fossato sul lato est del Borgo bastionato. Inizialmente fu proprietà dei Terziari francescani, poi divenne convento di S. Antonio. Fra il 1714 e il 1751 si susseguirono lavori di ampliamento. Nel 1782 la chiesa fu soggetta a espropri e a diverse destinazioni. In quell’anno l’imperatore Giuseppe II d’Austria pose fine all’uso conventuale del luogo e lo affidò al clero locale. Nonostante varie trasformazioni apportate nei secoli, la facciata ha mantenuto l’impostazione originaria. Notevoli opere di ristrutturazione e restauro hanno riportato alla luce, all’interno della chiesa, pregevoli stucchi d’epoca barocca e intarsi marmorei di fattura tardoromanica.

Il Portone[modifica | modifica wikitesto]

Il portone

Fu costruito nel 1691 per volere dei Certosini a ricordo di un privilegio concesso dal re di Spagna Carlo II, che onorò S. Colombano del titolo araldico di Borgo insigne. La prima pietra del "Portone di Borgoratto sulla strada per Lodi" (sua denominazione originaria) fu posata il 27 luglio dal Priore del Monastero, Giovanni Abbiate. Come da progetto iniziale, doveva essere questo l’origine di un nuovo muro di circonvallazione che chiudesse tutta la borgata e la rendesse più insigne, ma i lavori vennero in seguito sospesi e il Borgo rimase aperto. Sotto il pilastro dell’arco, a destra di chi esce dal paese, furono murate una pergamena portante la data 27 luglio 1691, il nome di Giovanni Abbiate e una moneta d’argento con l’immagine di S.M. Cattolica Carlo II di Spagna. Dopo i restauri effettuati nel 1927, sull’arco vennero apposte queste parole:

Questa porta
del Borgo dichiarato insigne
da Carlo II Re di Spagna
aperta al respiro sereno di Lombardia
il Comune restaurava
votandola come casalingo arco di gloria
al trionfo delle armi italiane
MDCXCI MCMXXVII

Un ulteriore intervento di restauro risale agli anni ottanta del secolo scorso.

La casa di Don Carlo Gnocchi[modifica | modifica wikitesto]

Don Carlo Gnocchi, fondatore della Pro Juventute e dell’infanzia mutilata e abbandonata, nacque a San Colombano, il 25 ottobre 1902. Sulla sua casa natale, sita in via Vittoria, una lapide lo ricorda con queste parole:

In questa casa il 25 ottobre 1902
Ebbe i natali
Il Sac. Don Carlo Gnocchi
Alle eroiche benemerenze di guerra
nel ministero sacerdotale
fece seguire in pace
costante e feconda attività di bene

Agli orfani dei suoi Alpini caduti,
ai mutilatini, ai poliomielitici
volse il palpito generoso del suo nobile cuore
dando asili ospitali

Il mondo ammirato lo chiamò
Padre dell’infanzia mutilata

La terra che gli fu culla
Orgogliosa e grata
Ne tramanda ai posteri la sacra memoria

Monumenti ed edifici storici minori[modifica | modifica wikitesto]

Altri monumenti sono il Palazzo Patigno, attuale sede municipale, il Lazzaretto e la secentesca Villa Valbissera. Quest'ultima è una villa padronale facente un tempo parte di una cascina, dotata di una chiesetta.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[6]

Etnie[modifica | modifica wikitesto]

Al 31 dicembre 2010 gli stranieri residenti nel comune di San Colombano al Lambro in totale sono 573[7]. Tra le nazionalità più rappresentate troviamo:

Paese Popolazione (2010)
Romania Romania 156
Albania Albania 153
Tunisia Tunisia 48
Ucraina Ucraina 39
Costa d'Avorio Costa d'Avorio 23
Polonia Polonia 20
India India 11
Filippine Filippine 11

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Secondo l'ISTAT, il territorio comunale comprende il centro abitato di San Colombano al Lambro, le frazioni di Mariotto e Cascina Venezia, e le località di Belfuggito, Costa Cornaggia, Costa dei Grossi, Madonna dei Monti, Mostiola e Statale Mantovana[8].

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Media[modifica | modifica wikitesto]

Il Borgo Notizie, giornale mensile di San Colombano al Lambro, ma con notizie dei borghi lodigiani e pavesi, è nato il 1982 ed è stato chiuso nel mese di gennaio 2010, dopo 28 anni.

Persone legate a San Colombano al Lambro[modifica | modifica wikitesto]

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

Il "Guiderdone"[modifica | modifica wikitesto]

Dal 1992 il paese è stato suddiviso in otto rioni (Imperiale, Borgoratto, Mombrione, Campasso, Lazzaretto, Regone, Fontanelle, Campagna) che festeggiano il "palio del Guiderdone" la seconda domenica di settembre. Il palio fra gli otto rioni consiste nella rievocazione dell'assalto al portone della torre d’ingresso al Castello, utilizzando un ariete artificiale spinto da sette componenti di ciascun rione: vince il rione che realizza un certo punteggio; esso si aggiudica per un anno la "Cingolina", trofeo bronzeo che rievoca una delle torri del Castello. L’assalto ricorda un fatto realmente accaduto nel 1401, cioè l’assalto dei popolani, frustrati da angherie fiscali dai Visconti di Milano, al Castello visconteo, poi diventato Castello Belgiojoso.

La sagra dell'uva[modifica | modifica wikitesto]

Negli anni cinquanta del secolo scorso, la domenica dopo la festa del Cristo, che si teneva la terza domenica di settembre, venne dedicata al prodotto "principe" della collina: il vino. Con il patrocinio della provincia di Milano nacque la Sagra Provinciale dell’Uva con il concorso delle "Margotte di uva", le prime sfilate di carri allegorici e la rassegna di vini tipici. Durante tale Sagra si mobiliterà l'intera città in una serie di eventi che richiamerà un pubblico di più di 40.000 persone da tutta il Nord Italia. La giornata di festa è dedicata alle famiglie, ai bambini e naturalmente agli appassionati di enologia che accorrono numerosissimi, anche i più giovani attratti dalla sfilata di Carri Allegorici che movimentano il centro della città tra musiche e canti. Il clou della festa con la sfilata dei carri allegorici ispirati sempre al tema del vino ideati e allestiti da giovani del comune che ogni anno si sfidano con allegorie dedicate alla coltivazione del vino e alla vendemmia, carri animati da maschere in cartapesta e animate da una corografia di persone in maschera intorno ai carri che cantano e ballano. I carri allegorici vengono realizzati ogni anno da decine di giovani banini, divisi in numerose compagnie. In questi ultimi anni la Sagra ha visto come protagoniste le compagnie degli dei "Menadi me pochi", degli "Scrausi", del "Bovera Club", dei "Veneziani", degli "ENOTRAFFICANTI" e degli "Amici di Cicciovips". Nel 2007 è stato festeggiato il cinquantenario di tale evento. La sagra è inoltre la più importante sul territorio. Da anni la sagra viene effettuata alla IV domenica di settembre. In caso di pioggia, alla domenica successiva.

La sagra della Maddalena[modifica | modifica wikitesto]

La sagra della Maddalena cade nella terza domenica di luglio e fino a non molti anni fa si protraeva il giorno seguente con la tradizionale fiera del bestiame e delle macchine agricole in esposizione lungo tutta la via IV novembre. Oggi sopravvive solo per la fiera che in questa settimana allieta i banini con le sue attrazioni. Eppure si tratta di una festa ricca di significato storico: insieme alla festa patronale di S. Colombano è la festa di più antica istituzione. Infatti se ne trova menzione già nel 1374, negli Statuti Sancolombanesi. Si da allora, in occasione del "festum Mariae Magdalenae" si sospendeva ogni atto giudiziario civile ed era vietato il lavoro non solo nel capoluogo, ma anche in tutta la giurisdizione del vicariato. La festa celebrava la Patrona dell’ordine religioso dei Certosini, presenti nel Borgo per più di 400 anni. Nel 1645, poi, fu accordato loro il diritto di Fiera nella festa della Maddalena. Alla soppressione dell’ordine certosino tale diritto, come pure tutti i beni di loro proprietà, passarono allo Stato, nella persona del principe Ludovico Belgiojoso.

La festa del Cristo[modifica | modifica wikitesto]

La festa detta "del Cristo" ricorre la terza domenica di settembre ed è legata alla devozione dei banini verso il Crocefisso. Questa pregevole scultura lignea (attualmente collocata nella Chiesa Parrocchiale), già menzionata in atti del 1588, veniva portata in processione dai banini in occasione di guerre, carestie, pestilenze, ma anche per invocare piogge o sereno, o per scongiurare le intemperie che minacciavano i raccolti. In onore del Crocifisso il prevosto Ciserani volle erigere una cappella (oggi cappella del S. Cuore). Essa fu inaugurata il 15 settembre 1703. Il giorno seguente, domenica 16 settembre, terza domenica del mese, al termine di una solenne processione, il Crocefisso fu collocato nella nicchia della cappella sopracitata. Da allora la festa del Cristo fu celebrata nel Borgo in tono sempre più elevato, anche perché veniva a coincidere con l’inizio della vendemmia.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

L'economia di questo comune è piuttosto varia. L'agricoltura riveste un ruolo decisamente importante, in particolare la viticoltura, attività che caratterizza da sempre il comune. Altre colture praticate sono quelle tradizionali come il granoturco, il grano e il foraggio. A San Colombano al Lambro hanno sede alcune imprese artigiane e industriali operanti soprattutto nel settore meccanico.

Istruzione[modifica | modifica wikitesto]

San Colombano al Lambro dispone di una grande scuola elementare, una scuola media, un asilo e un asilo nido pubblici. È inoltre presente un asilo paritario diocesano. Nel 2010 l'Amministrazione Comunale ha inaugurato la nuova scuola materna, realizzata secondo criteri moderni e di risparmio energetico.

Infrastrutture e Trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Il Comune è attraversato dalla Strada Provinciale 234 Mantovana (ex Strada Statale 234 Mantovana), che collega le città di Mantova e Pavia. Da San Colombano al Lambro hanno inoltre origine la Strada Provinciale 23 (San Colombano al Lambro-Lodi) e la Strada Provinciale 19 (San Colombano al Lambro-Sant'Angelo Lodigiano).

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Segue un elenco delle amministrazioni locali.[9]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
1945 Gian Battista Luè Sindaco
1946 1951 Giuseppe Oppizio Sindaco
1951 1956 Ermenegildo Benzoni Sindaco
1956 1964 Angelo Fedeli Sindaco
1964 1975 Alberto Giovanelli Democrazia Cristiana Sindaco
1975 1980 Giuseppe Pietrasanta Democrazia Cristiana Sindaco
1980 1990 Alberto Giovanelli Democrazia Cristiana Sindaco
1990 2004 Giancarlo Rugginenti Democrazia Cristiana poi PDL Sindaco
2004 2014 Gian Luigi Panigada Il Popolo della Libertà Sindaco
2014 Pasquale Luigi Belloni Lista civica Sindaco

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ banino: aggettivo che indica provenienza di San Colombano al Lambro, i cui abitanti si chiamano appunto banini; dialetto banino significa quindi dialetto di San Colombano al Lambro.
  3. ^ Dato Istat all'1/1/2009.
  4. ^ B. Belli Panigada, G. Panigada, Le vicende nella storia dell’insigne Borgo di S. Colombano, 1970
  5. ^ Mark Pearce, Mirella Montanari, San Colombano al Lambro e il suo colle, Novara, 1999
  6. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  7. ^ Cittadini Stranieri 2011 - San Colombano al Lambro (MI) su Tuttitalia.it. URL consultato il 12-06-2012.
  8. ^ ISTAT - Dettaglio località abitate
  9. ^ Lista pubblicata in Il Lodigiano. Quarant'anni di autonomia, Provincia di Lodi, 2008, p. 299.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]