Provincia di Piacenza

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Provincia di Piacenza
provincia
Provincia di Piacenza – Stemma Provincia di Piacenza – Bandiera
Provincia di Piacenza – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Emilia-Romagna-Stemma.svg Emilia-Romagna
Amministrazione
Capoluogo Piacenza
Presidente Francesco Rolleri (PD) dal 14-10-2014
Data di istituzione 1859
Territorio
Coordinate
del capoluogo
45°03′00″N 9°42′00″E / 45.05°N 9.7°E45.05; 9.7 (Provincia di Piacenza)Coordinate: 45°03′00″N 9°42′00″E / 45.05°N 9.7°E45.05; 9.7 (Provincia di Piacenza)
Superficie 2 585,86 km²
Abitanti 287 956[1] (30-09-2013)
Densità 111,36 ab./km²
Comuni 48 comuni
Province confinanti Parma, Pavia, Cremona, Lodi, Genova, Alessandria
Altre informazioni
Cod. postale 29121-29122 Piacenza, 29010-29029 Provincia
Prefisso 0523
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 033
Targa PC
Cartografia

Provincia di Piacenza – Localizzazione

Sito istituzionale

La provincia di Piacenza (pruvincia ad Piaṡëinsa in dialetto piacentino, Provinça de Piaçensa in ligure) è una provincia italiana dell'Emilia-Romagna di 287.956 abitanti.

Confina a nord con la Lombardia (provincia di Lodi e provincia di Cremona), a ovest ancora con la Lombardia (provincia di Pavia) e con il Piemonte (provincia di Alessandria), a est con la provincia di Parma e a sud con la Liguria (provincia di Genova).

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

La provincia di Piacenza si estende nella pianura Padana a sud del fiume Po, nella parte occidentale della regione Emilia-Romagna. A sud confina con la provincia di Genova (Liguria) tramite l'Appennino Ligure.

Il secondo fiume più importante dopo il Po è la Trebbia. I torrenti principali sono il Nure, il Tidone e l'Arda.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Appennino piacentino.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia di Piacenza e Storia di Bobbio.

Piacenza antica[modifica | modifica wikitesto]

Anche se alcuni documenti attestano l'esistenza della città di Piacenza già in epoche preistoriche, la sua fondazione è datata 218 a.C., anno in cui i Romani crearono (su probabile preesistente insediamento celtico), sulla riva destra del Po, la prima e dunque più antica colonia romana, Placentia (Terra che Piace, per la fertilità delle sue terre e per la vicinanza con il Po), avamposto militare contro le invasioni dei Galli. Grazie alle grandi opere (disboscamento, bonifica del territorio, costruzione della Via Emilia, arteria principale della Pianura Padana) realizzate dai coloni romani che vi si stabiliscono, Piacenza diviene in breve tempo una città sempre più importante, centro del sistema viario romano, tanto che lo stesso Giulio Cesare fissa qui, per un breve periodo, il suo quartier generale.

Piacenza medievale[modifica | modifica wikitesto]

Devastata durante le invasioni barbariche, la città subisce le dominazioni bizantina e gotica, per divenire dapprima capoluogo di un ducato longobardo e in seguito dominio vescovile.

Grande importanza ebbe nel 614 la fondazione dell'abbazia di San Colombano a Bobbio, che a partire dal vasto feudo monastico diede impulso all'agricoltura con la diffusione di vigneti, castagneti, oliveti e frantoi, e al commercio verso la Liguria.

L'anno Mille rappresenta anche per Piacenza un momento di sviluppo demografico, sociale ed economico, in cui la città, grazie alla sua posizione strategica, assume un ruolo di primo piano per il traffico di merci e di uomini. Diventata nel 1126 un libero comune, conosce in questi anni il suo massimo splendore, che culmina nell'adesione alla Lega Lombarda e nella sconfitta del Barbarossa, sancita dalla Pace di Costanza del 1183.

Piacenza nel periodo delle Signorie[modifica | modifica wikitesto]

Con la crisi delle istituzioni comunali, Piacenza diventa il terreno di scontro delle più facoltose famiglie della città, che si fronteggiano per assumerne la guida. In questo travagliato periodo si susseguono al potere numerose dinastie: gli Scotti o Scoto, i Pallavicino, i Visconti e gli Sforza. Una famiglia nobiliare che faceva parte dei capitanei del Vescovo di Piacenza furono i Confalonieri, che avevano il privilegio di accompagnare l'insediamento del nuovo vescovo in Cattedrale con un ben descritto cerimoniale, e questo privilegio era riservato espressamente al "più anziano della stirpe" dei Confalonieri. La casata vanta un insigne avo: San Corrado Confalonieri, eremita del Terzo Ordine di San Francesco, nato in Calendasco nel 1290 e morto in fama di santità nella grotta 'dei miracoli' presso Noto in Sicilia.

I Farnese a Piacenza[modifica | modifica wikitesto]

I Borboni a Piacenza e la sconfitta di Napoleone[modifica | modifica wikitesto]

Maria Luigia d'Austria[modifica | modifica wikitesto]

In questa nuova Europa, il Ducato di Parma e Piacenza viene assegnato a Maria Luigia d'Austria. Sovrana molto amata dai suoi sudditi, Maria Luigia riesce a valorizzare Piacenza dal punto di vista culturale ed artistico, come nessun altro aveva fatto. Alla sua morte Piacenza chiede ed ottiene, prima fra tutte le città, l'annessione al Piemonte, guadagnandosi per questo il titolo di "Primogenita".

L'affrancamento dall'Austria[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la sconfitta di Custoza, la città cade nuovamente sotto la dominazione austriaca che, caratterizzata da una forte repressione nei confronti dei patrioti, crea profondi malcontenti fra la popolazione e sfocia nella seconda guerra di indipendenza. Questo scontro significherà per Piacenza l'affrancamento dall'Austria e l'annessione al regno sardo, poi regno d'Italia.

L'istituzione della provincia[modifica | modifica wikitesto]

La provincia di Piacenza venne istituita nel 1859, con decreto dittatoriale di Carlo Farini, in previsione dell'annessione dell'Emilia al Regno di Sardegna; era suddivisa nei circondari di Piacenza e di Fiorenzola[2].

L'amministrazione provinciale ha sede dal marzo 1860 presso il Palazzo della Provincia di corso Garibaldi[3].

La nascita industriale[modifica | modifica wikitesto]

Negli anni immediatamente successivi, la città rimane esclusa dal processo di sviluppo economico che coinvolge molti centri italiani e solo verso la fine del XIX secolo cominciano a nascere anche qui le prime sporadiche realtà industriali, e si fa presto strada un nuovo soggetto sociale, il ceto operaio; da questo momento, Piacenza diventa parte attiva del processo di sviluppo economico che sta travolgendo l'intero Paese e anche qui inizia a godere di un nuovo benessere, mai conosciuto prima.

La Grande Guerra[modifica | modifica wikitesto]

Se la prima guerra mondiale porta a Piacenza, sede di un importante stabilimento bellico, ricchezza e lavoro, il prezzo che la provincia deve pagare per questa nuova prosperità è rappresentato dal sacrificio dei numerosi soldati caduti in battaglia.

Il Bobbiese diviene piacentino e la Val Ceno parmense[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1923 Bobbio e parte del suo territorio, inserita anticamente nella Contea di Bobbio divenuta nel 1743 Provincia di Bobbio sotto i Savoia fino all'unità d'Italia, entra a far parte per la prima volta del territorio della provincia di Piacenza[4].

In contemporanea il comune di Bardi alta Valle del Ceno, in quanto facente parte del bacino imbrifero della Val Taro, passa alla provincia di Parma. Alcune parti dell'attuale comune, ovvero l'ex comune di Boccolo, rimangono parte della provincia di Piacenza fino al 1926 per poi passare anch'esse a quella parmense. Tale spartizione delle terre, frutto di una mera divisione geografica, unita allo "scambio" dei territori genovesi, ha creato divisioni ancora oggi visibili. Per quanto concerne il comune di Bardi, tuttora è parte della Diocesi di Piacenza alla quale fa riferimento anche come conservatoria. Inoltre sono marcate le differenze tra i popoli parmensi e quelli della Val Ceno: cultura, dialetto, tradizioni e gastronomia. Tratti ancora oggi legati alla vecchia provincia di appartenenza.[senza fonte]

Il Fascismo a Piacenza[modifica | modifica wikitesto]

Durante gli anni successivi, caratterizzati dal regime fascista, la città registra un forte sviluppo architettonico, con la costruzione di nuovi quartieri residenziali e popolari. L'agricoltura resta il settore trainante e non si registrano significativi cambiamenti nel sistema economico. Con il declino del regime fra la popolazione cresce il malcontento per la difficile situazione sociale, e trovano spazio numerose brigate partigiane.

Il Dopoguerra[modifica | modifica wikitesto]

L'eccezionale ripresa economica che Piacenza conosce negli anni cinquanta, porta la città a godere di uno sviluppo industriale senza precedenti nel campo dell'agricoltura e dei trasporti, di un significativo aumento demografico e del boom urbanistico che ne consegue. Sulle colline del Piacentino vengono scoperti e perforati i primi pozzi petroliferi d'Italia (per la terza volta al mondo, dopo Romania e Stati Uniti). In pianura, presso la località di Cortemaggiore, viene individuato un giacimento di metano particolarmente significativo in grado di dare una spinta decisiva al boom italiano del Dopoguerra. Nasce in quella occasione il cane a sei zampe della Supercortemaggiore, allora simbolo e motivo d'orgoglio per una nazione in forte crescita, oggi marchio di Eni (la principale multinazionale italiana).

Economia, trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Strade provinciali della provincia di Piacenza.

La struttura dell'economia è prevalentemente industriale con piccole e medie imprese, soprattutto manifatturiere. Seguono il settore commerciale, la produzione di servizi alle imprese e il settore delle costruzioni. Punti di eccellenza sono presenti nella robotica e nell'automazione industriale. Rilevanti per qualità e quantità sono il settore agricolo e le attività di trasformazione ad esso collegate.

Personaggi celebri[modifica | modifica wikitesto]

Piacenza e la sua provincia vantano una lunga serie di personaggi celebri, dalla storia ad oggi.

Tra i più importanti nativi del capoluogo, di ieri e di oggi, si ricordano San Gerardo di Potenza, piacentini erano i genitori dell'umanista Lorenzo Valla che nacque a Roma, il papa Gregorio X, il beato Giovanni Battista Scalabrini (fondatore dell'ordine degli Scalabriniani), il cardinale e primo ministro di Spagna Giulio Alberoni, il letterato Pietro Giordani, i pittori Bruno Cassinari, Gustavo Foppiani, Armodio, Carlo Berté, lo scrittore e politico Melchiorre Gioia, lo stilista Giorgio Armani, l'economista Giacomo Vaciago, i calciatori Filippo e Simone Inzaghi, il sociologo Francesco Alberoni, il fotografo Oliviero Toscani nato a Milano ha dichiarato origini piacentine, il regista televisivo Beppe Recchia, il modello Manuel Casella, la showgirl Barbara Chiappini ed i cantanti Gianni Pettenati, Franco Bagutti, Fiordaliso, Mariangela, Daniele Ronda e l'attore Armando Bandini.

Diversi sono anche i piacentini celebri della provincia. Tra di essi si ricordano: San Corrado Confalonieri di Calendasco, i cardinali Ersilio Tonini di San Giorgio Piacentino, Silvio Oddi di Morfasso e Agostino Casaroli (Cardinal Segretario di Stato del Vaticano, equivalente alla carica di Ministro degli Esteri) di Castel San Giovanni, l'arcivescovo Antonio Lanfranchi di Grondone di Ferriere, il regista Marco Bellocchio proveniente da Bobbio, il fisico Edoardo Amaldi (uno dei "ragazzi di via Panisperna") di Carpaneto Piacentino come la storica dell'arte Carla Longeri, l'attuale Capo di Stato maggiore dell'Esercito Italiano Fabrizio Castagnetti di Lugagnano Val d'Arda, la cantante Nina Zilli di Gossolengo come il pattinatore di Ippolito Sanfratello (vincitore della medaglia d'oro ai Giochi olimpici invernali di Torino 2006), i calciatori Filippo e Simone Inzaghi di San Nicolò, il pilota motociclistico Tarquinio Provini di Roveleto di Cadeo(unico piacentino a vincere un mondiale di motociclismo), l'attrice Isabella Ferrari originaria di Ponte dell'Olio, la ballerina Mia Molinari originaria di Ponte dell'Olio e l'economista Ettore Gotti Tedeschi nato a Pontenure. È nata a Nibbiano la giornalista Milena Gabanelli. Secondo alcuni studiosi, il navigatore Cristoforo Colombo sarebbe originario di Bettola, paese dal quale proviene il politico Pier Luigi Bersani. In ambito musicale, si ricorda il compositore Alfonso Fratus De Balestrini, oltre a diversi membri della famiglia Guadagnini di Borgonovo Val Tidone, famosi liutai, tra i quali Lorenzo Guadagnini (1685 - 1746) che spesso si firmò Placentinus e Giovanni Battista Guadagnini (1711 - 1786), il più importante rappresentante della famiglia. Infine, Luigi Illica, commediografo e librettista (in collaborazione con il piemontese Giuseppe Giacosa) di diverse opere di Giacomo Puccini, è nato e morto a Castell'Arquato. Massimo Trespidi, politico italiano, attuale presidente della Provincia di Piacenza.

Giuseppe Verdi, nato in terra parmense a Roncole frazione di Busseto, da una famiglia d'origini piacentine, raggiunte fama e ricchezza andò a risiedere nella tenuta acquistata a Sant'Agata di Villanova sull'Arda, in provincia di Piacenza, dove sperimentò tecniche agricole d'avanguardia, diede il suo contributo ad iniziative socio assistenziali e rivestì pure la carica di consigliere provinciale.

Tradizioni[modifica | modifica wikitesto]

La zona della provincia più conservatrice per quanto riguarda il folklore è l'area dell'Appennino, cioè quella rimasta più isolata da certe influenze esterne e dalla modernità. Il patrimonio delle tradizioni di buona parte dell'Appennino piacentino è riconducibile a quello dell'area delle Quattro Province. Con questo nome si definisce un territorio prevalentemente montuoso suddiviso amministrativamente tra le province di ben quattro regioni distinte: Genova (Liguria), Piacenza (Emilia-Romagna), Pavia (Lombardia) e Alessandria (Piemonte), dove la gente ha mantenuto per secoli usi e costumi molto simili. Ciò è evidente soprattutto per quanto riguarda la musica, i balli e le feste popolari. Le alte valli piacentine comprese in questo territorio sono la Val Trebbia, la Val Tidone, la Val d'Aveto e, soprattutto, la Val Boreca, mentre la Val Nure risente in maniera minore di questo patrimonio e la Val d'Arda ne è esclusa.

Canti[modifica | modifica wikitesto]

I canti folkloristici di Piacenza e del territorio circostante sono scomparsi almeno dall'inizio del XX secolo. Facevano parte di un genere noto come matinäda, che prendeva il nome dal momento della giornata nella quale venivano eseguiti, la mattina appunto. I brani della matinäda erano per lo più a carattere amoroso e simili a quelli di altre zone dell'Italia Settentrionale. Composti da quattro o sei versi - raramente otto - endecasillabi che seguivano ritmi differenti, venivano intonati durante le attività lavorative o all'inizio della primavera, con accompagnamento di chitarra e fisarmonica, per corteggiare le ragazze nubili. I testi erano cantati in dialetto piacentino, ma talvolta inframmezzati da voci derivanti da varietà di altre lingue gallo-italiche o da storpiature del toscano. Ciò è stato spiegato con l'origine non autoctona di parte di essi, nati dunque in altre province e regioni circostanti e adattati al piacentino.

Il genere era impropriamente conosciuto anche come buśinäda, termine che in realtà indicava un tipo di composizione poetica di un cantastorie o verseggiatore popolare, che in versi descriveva avvenimenti reali e li esponeva spesso in forma ironica o satirica. Sebbene siano per lo più conosciute nella loro versione milanese, tali opere letterarie, pubblicate su fogli volanti, erano realizzate anche nel Piacentino[5].

Musica e balli[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Danze delle quattro province.

La musica dell'Appennino piacentino, compreso nell'area delle Quattro province, è tradizionalmente eseguita con piffero dell'Appennino, müsa (simile alla piva più comune in Val Nure) e fisarmonica. La müsa, una cornamusa appenninica ad un solo bordone, è forse lo strumento più caratteristico e che attira le maggiori curiosità. Al giorno d'oggi vi sono solo un paio di costruttori e anche i suonatori sono rimasti in pochi. Lo strumento cadde in disuso ad inizio del XX secolo, soppiantata dalla più moderna fisarmonica. Negli ultimi anni è ricomparsa ed è tornata ad accompagnare il piffero, unendosi addirittura alla fisarmonica. È possibile ascoltare i suonatori di questi strumenti alle feste da ballo nei paesi e nelle frazioni dell'Appennino piacentino (o in quelli delle tre province limitrofe) o in alcuni festival folkloristici che si tengono in estate.

In occasione di sagre, feste del patrono, festival folkloristici, celebrazioni della Pasqua o del Carnevale è possibile assistere all'esibizione degli strumenti tipici che eseguono musiche da ballo come la giga (a due o a quattro), la monferrina o l'alessandrina. Esisteva un tempo anche la bisagna, danza scomparsa e recentemente ricostruita nel comune di Ferriere. Qualcuno l'ha ricordata come un ballo eseguito con i bastoni (come nel ballo del Morris inglese), dopo che erano andati perduti i passi e per anni era stata riproposta solo come musica per piffero. Altre fonti non citano però l'uso dei bastoni.

All'inizio dell Novecento nelle campagne piacentine era ancora diffuso il bal dal ferì o bal dal frì nelle zone montuose (ballo del ferito), un ballo di gruppo in forma ludica. Accompagnato da chitarra e fisarmonica, era eseguito da una coppia di ballerini scelti, attraverso battute prestabilite, da una figura che conduceva le danze. I ballerini si scambiavano un botta e risposta di rime durante la danza, le quali erano utilizzate per fare complimenti, tessere lodi, lanciare sfide o vendette amorose, effettuare dichiarazioni d'amore o con l'intento d'indispettire il partner. Dopo un paio di giri si interrompeva per cambiare compagno o compagna e riprendere con i passi e le rime[6].

Festività e celebrazioni[modifica | modifica wikitesto]

Ad esclusione delle feste patronali, alle quali si sono aggiunte innumerevoli sagre per la promozione dei prodotti tipci della gastronomia piacentina, sono poche le feste tradizionali sopravvisute alla modernità e allo spopolamento delle aree rurali, in particolare dell'Appennino. Tuttavia, è proprio nelle zone di montagna che si svolgono ancora le celebrazioni legate al ritorno della primavera. Si tratta del Calendimaggio, che generalmente si svolge la sera del 30 aprile. Con questo nome si definisce una festa di natura pagana, di probabile origine celtica (forse collegata a Beltaine), diffusa in quasi tutta l'Europa e che in Italia si è mantenuta vitale prevalentemente nei territori più isolati. Nell'Alta Val Trebbia piacentina questo evento è noto anche come Carlin di maggio, mentre sui monti della Val Tidone è celebrato come Festa d'la galëina grisa (Festa della gallina grigia). Relegati oggi ai centri appenninici, gli appuntamenti legati al Calendimaggio avevano luogo in una più vasta zona delle campagne piacentine ancora nella seconda metà del XIX secolo[7].

Ancora sentita è la ricorrenza legata all'arrivo di Santa Lucia da Siracusa il 13 dicembre. Come in altre località della Lombardia, del Veronese e del Trentino, anche nel Piacentino questo giorno è molto atteso dai bambini, cui la Santa durante la notte farà visita con l'asinello per dispensare loro dolci e doni di ogni sorta.

Cucina e gastronomia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Cucina piacentina.

La gastronomia piacentina vanta di diversi piatti tipici che col tempo sono diventati molto noti anche al di fuori della provincia stessa, come i pisarei e fasö e i tortelli alla piacentina.

Un baluardo della gastronomia piacentina sono i salumi dei quali i tre più famosi, contrassegnati dal marchio Denominazione di origine protetta (Dop), sono il Salame Piacentino, la Coppa Piacentina e la Pancetta Piacentina. Il Piacentino è l'unica provincia italiana ad annoverare ben tre salumi DOP. Altri non contrassegnati Dop sono la mariola (grosso e corto salame), il salame gentile e il lardo che, pestato insieme al prezzemolo (pistä 'd gras), viene anche usato come ingrediente in diversi piatti.

Essi costituiscono un immancabile antipasto, ma altri celebri sono il salame cotto, i ciccioli (chiamati graséi in piacentino), la bortellina (burtlëina in piacentino) della Val Nure, Val Trebbia e Val Tidone (sorta di frittella di farina, accompagnata coi salumi o coi formaggi), il chisulén o torta fritta (tipica di solo di alcuni comuni della Bassa Val d'Arda, ma comunissima in altre province dell'Emilia-Romagna a volte col nome di gnocco fritto) sempre in abbinamento coi salumi), il batarö (focaccina della Val Tidone), la polenta fritta e la gustosa torta di patate della montagna.

Le salse più note sono la salsa di noci (ajà) e il pesto di matrice ligure sull'Appennino (zona che ha sempre risentito dell'influenza di Genova e della Liguria), la salsa di prezzemolo e la salsa di fegatini alla Farnese.

Tra i primi piatti vi sono i già citati pisarei e fasö (gnocchetti di pane e farina con condimento di sugo ai fagioli) e tortelli alla piacentina, gli anolini o anvëin (pasta fresca con ripieno di stracotto di carne) in brodo, gli anolini all'uso della Val d'Arda (variante di quelli appena citati), i tortelli di zucca (differenti da quelli di Mantova e Cremona per l'assenza degli amaretti), i tortelli di castagne tipici della montagna, i malfatti e i maccheroni fatti con l'ago da calza (macaron cun l'agùcia) di Bobbio, le mezze maniche dei frati (sorta di grossi maccheroni ripieni), le tagliatelle o le trofie con salsa di noci tipiche della montagna e della Liguria, il risotto alla Primogenita, il risotto coi funghi, il riso e verza (con costine di maiale), il risotto coi fegatini, il risotto coi codini di maiale e i panzerotti alla piacentina (cilindretti di pasta fresca al forno ripieni di ricotta, bietole e grana padano), piatto di recente introduzione.

Comunissimi tra i secondi sono l'anatra e la faraona arrosto, la pìcula 'd caval ("pìcula" di cavallo), lo stracotto d'asina, lo stracotto alla piacentina, la bomba di riso di Bobbio, le lumache alla bobbiese, il tasto o tasca (punta di vitello ripiena) variante della cima alla genovese che è di casa sull'Appennino Piacentino, la delicata anguilla in umido, l'anguilla marinata nota come burattino o büratëin, gli zucchini ripieni dell'Appennino che mostrano chiare tracce liguri e, tra i secondi più poveri, il merluzzo in umido e la famosa polenta disponibile in tantissime varianti (consa, cioè con strati di sugo e formaggio grana, oppure con i ciccioli, o in accompagnamento alla pìculad' caval ecc.).

I formaggi D.O.P. sono il Grana Padano conosciuto in tutto il mondo e il Provolone Val Padana, ma in montagna vengono ancora prodotti formaggi con latte di pecora, capra e vacca (famoso quello da cui escono i vermi saltaréi).

Non esiste una grande tradizione dolciaria, comunque i dessert non mancano: i turtlìt (tortelli dolci), le crostate, il latte in piedi, il buslàn (ciambella) e i buslanëin (ciambelline) e la spongata molto comune in Val d'Arda, una torta probabilmente di origine ebraica diffusa anche in provincia di Parma. Comunissima sulle tavole del Piacentino, così come in altre zone della Lombardia e dell'Emilia, è la torta sbrisolona nata però a Mantova.

Come si nota da questo lungo elenco di ricette della provincia, un riconoscimento va al paese di Bobbio che può vantare un buon numero di ricette locali, se non una propria cucina.

Enologia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Colli piacentini.

Molto diffusa nel Piacentino è anche la viticoltura (ci sono documentazioni che affermano la conoscenza della vite nel territorio tra il 2000 e il 700 a.C.), che apporta alla provincia di Piacenza vasta notorietà nel campo dell'enologia. Infatti diversi sono i vini prodotti sui colli piacentini, tra i quali vini bianchi come: Malvasia, Ortrugo, Trebbianino Val Trebbia; e vini rossi come: Bonarda, Gutturnio e Barbera, e altri ancora, che hanno ottenuto il riconoscimento di vini DOC. I vini DOC del Consorzio Colli Piacentini sono ben 21: Gutturnio, Gutturnio Classico, Gutturnio Superiore, Gutturnio Riserva, Barbera, Bonarda, Bonarda Spumante, Cabernet Sauvignon, Pinot Nero, Ortrugo, Trebbianino Val Trebbia, Monterosso Val d'Arda, Malvasia, Sauvignon, Val Nure, Chardonnay, Pinot Grigio, Pinot V.S.Q.P.R.D., Vin Santo, Vin Santo di Vigoleno, Novello.

Riforma amministrativa[modifica | modifica wikitesto]

Nelle elezioni a suffragio ristretto del 12 ottobre 2014, il sindaco di Vigolzone è stato eletto alla presidenza provinciale. La nuova normativa alleggerisce le province riservando all'ente le competenze di edilizia scolastica, della pianificazione dei trasporti, e della tutela dell’ambiente.

In base alla legge 7 aprile 2014 n. 56 “Disposizioni sulle Città Metropolitane, sulle Province, sulle Unioni e fusioni di Comuni”[8], le competenze provinciali verranno trasferite alle Regioni e ai Comuni. Si fa eccezione per le competenze di edilizia scolastica, della pianificazione dei trasporti, della tutela dell’ambiente: funzioni che rimarranno alle Province (fino a quando queste non verranno completamente abolite con la riforma del Titolo V della Costituzione). I consigli provinciali verranno trasformati in assemblee dei sindaci. Alle elezioni del Presidente e del Consiglio provinciale parteciperanno i sindaci ed i consiglieri comunali del territorio che manterranno le cariche comunali aggiungendo in caso di elezione quelle provinciali.

Comuni[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Armoriale dei comuni della provincia di Piacenza.

Appartengono alla provincia di Piacenza i seguenti 48 comuni:

Comuni più popolosi[modifica | modifica wikitesto]

Di seguito è riportata la lista dei dieci comuni della provincia ordinati per numero di abitanti (Istat 31-12-2013):

Pos. Comune Abitanti Stemma
1 Piacenza 102.404 Piacenza-Stemma.png
2 Fiorenzuola d'Arda 15.394 Fiorenzuola d'Arda-Stemma.png
3 Castel San Giovanni 13.848 Castel San Giovanni-Stemma.png
4 Rottofreno 11.967 Rottofreno-Stemma.png
5 Podenzano 9.105 Podenzano-Stemma.png
6 Borgonovo Val Tidone 7.860 Borgonovo Val Tidone-Stemma.png
7 Carpaneto Piacentino 7.612 Carpaneto Piacentino-Stemma.png
8 Rivergaro 7.018 Rivergaro-Stemma.png
9 Pontenure 6.439 Pontenure-Stemma.png
10 Cadeo 6.147 Cadeo-Stemma.png

Zerba con i suoi 83 abitanti è il comune con il più basso dato di popolazione nella provincia e nella regione.

Pos. Comune Abitanti Stemma
48 Zerba 83 Zerba-Stemma.png

Valli principali[modifica | modifica wikitesto]

Borghi storici[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ [1]
  2. ^ Decreto 27 dicembre 1859, n. 79
  3. ^ Il Palazzo della Provincia - Storia, vicende e descrizione su Piacenza Musei
  4. ^ Regio Decreto 8 luglio 1923, n. 1726
  5. ^ Mario Di Stefano (a cura di) ed Ernesto Tammi, Studi sulla comunicazione orale piacentina, Tep, Piacenza, 1979, pagg. 17-19
  6. ^ Mario Di Stefano (a cura di) ed Ernesto Tammi, Studi sulla comunicazione orale piacentina, Tep, Piacenza, 1979, pag. 65
  7. ^ Mario Di Stefano (a cura di) ed Ernesto Tammi, Studi sulla comunicazione orale piacentina, Tep, Piacenza, 1979, pag. 49
  8. ^ Provincia di Piacenza - Organi Politici

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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