Calendasco

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Calendasco
comune
Calendasco – Stemma Calendasco – Bandiera
Calendasco – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Emilia-Romagna-Stemma.svg Emilia-Romagna
Provincia Provincia di Piacenza-Stemma.png Piacenza
Amministrazione
Sindaco Francesco Zangrandi (lista civica) dal 14/06/2004
Territorio
Coordinate 45°05′00″N 9°36′00″E / 45.083333°N 9.6°E45.083333; 9.6 (Calendasco)Coordinate: 45°05′00″N 9°36′00″E / 45.083333°N 9.6°E45.083333; 9.6 (Calendasco)
Altitudine 55 m s.l.m.
Superficie 37 km²
Abitanti 2 509[1] (31-12-2010)
Densità 67,81 ab./km²
Frazioni Boscone Cusani, Cotrebbia Nuova
Comuni confinanti Guardamiglio (LO), Monticelli Pavese (PV), Orio Litta (LO), Piacenza, Rottofreno, San Rocco al Porto (LO), Senna Lodigiana (LO), Somaglia (LO)
Altre informazioni
Cod. postale 29010
Prefisso 0523
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 033008
Cod. catastale B405
Targa PC
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Nome abitanti calendaschesi
Patrono san Corrado Confalonieri
Giorno festivo 19 febbraio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Calendasco
Posizione del comune di Calendasco nella provincia di Piacenza
Posizione del comune di Calendasco nella provincia di Piacenza
Sito istituzionale

Calendasco (Calindasch in dialetto piacentino) è un comune italiano di 2.412 abitanti della provincia di Piacenza.

Il borgo è di origine romana, luogo detto in epoca imperiale Ad Padum (Al Po) che successivamente in epoca longobarda fu noto come Kalendasco. Il toponimo è di incerto significato, si va da paraetimologie che lo farebbero risalire ad un presunto fondatore romano, Calendus alla tesi, forse più fondata, che lo vuole di origine celtica col significato di "luogo vicino a una foresta". La terminazione in -asco è tipica dell'ambito ligure antico, anche se compatibile con una successiva presenza celtica (spesso indicata da un -ate finale).

Fra le frazioni presenti all'interno del comune di Calendasco c'è Cotrebbia Vecchia che fu sede dell'incontro del Barbarossa per le famose Regalie. Tutto intorno sono i pratae roncaliae ove era il grande accampamento dell'Imperatore, così come testimoniano i documenti pubblicati dal Solmi. Ancora oggi vi si trova una vasta area agricola detta "i Ronchi".

Il comune fa parte dell'Associazione Europea delle Vie Francigene.

Ambiente[modifica | modifica wikitesto]

Nel particolare della cartina turistica si vede il paese di Calendasco appresso al fiume Po

Calendasco è situato a circa sette chilometri dalla città di Piacenza sulla riva destra del Po: il comune di Calendasco ne comprende due grandi e verdissime anse. I pioppeti sono una caratteristica dell'ambiente fluviale.

La Trebbia ha la sua foce nel Po proprio in questo comune. La vicinanza coi due fiumi offre luoghi adatti alla pesca sportiva: sulla sponda del Po, non molto lontano dal paese, è presente un campo di gara. Notevoli sono gli afflussi di pescatori provenienti anche da aree lombarde. La pescosità del fiume in questo tratto emiliano è di lunga memoria: Calendasco era già dal Medioevo luogo di pescatori e navaroli (barcaioli). La tipica imbarcazione in uso era chiamata "magana", mentre nei tempi più remoti era denominata "bargello".

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il periodo antico[modifica | modifica wikitesto]

Nella seconda metà dell'Ottocento in una cava di argilla presso una fornace nei pressi di Calendasco fu rinvenuto un ripostiglio con sette pugnali di selce dell'età del rame «sotto un potente strato di argilla». Stando a quanto viene riferito, vennero scoperti «con un sol colpo di zappa» [...] «in un sol luogo». Due pugnali finirono al liceo cantonale di Lugano e furono pubblicati da Marinoni nel 1868, degli altri si ignora la sorte. La località da cui provengono questi pugnali è stata recentemente individuata dai ricercatori del Centro Studi Ad Padum, nei pressi della località Campadone, dove si trovano ancora le tracce della fornace e di un vasto insediamento "pre e protostorico".

Anche in altre località, soprattutto nei pressi dalla mansione romana Ad Padum, sono emersi nell'aratura frammenti ceramici, presumibilmente dell'età del bronzo e della seconda età del ferro. Questa situazione avvalora l'ipotesi che la strada consolare romana che attraversa il territorio da Piacenza fino al porto guado sul Po in località Boscone Cusani, seguisse una pista molto antica e sfruttata.

Sul territorio sono presenti anche resti archeologici di insediamenti abitativi e produttivi di epoca romana. Durante tale periodo, infatti, il territorio era fittamente popolato. Il borgo ha la sua origine dalla antica mansione romana detta Ad Padum (Al Po), cioè il luogo effettivo del passaggio del fiume, che nei secoli resterà in uso sulla strada romana "Placentia-Ticinum" (Piacenza-Pavia). È ancora visibile un ampio tratto della centuriazione romana e parte dell'antica consolare. Qui era l'antico porto romano di Piacenza sul Po (le memorie storiche ricordano un emporium), conservato con privilegi dal re longobardo Liutprando nel 715 poi da Carlo Magno.

Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

La colonna del Pellegrino a Soprarivo antico porto della Via Francigena, unico ancora oggi utilizzato
Particolare di mappa del tardo Cinquecento ove si vede bene il paese con il castello, la chiesa e l'hospitio dei pellegrini.

Il paese si trova già citato in pergamene di epoca longobarda dove è attestato che la decima spettava all'oratorio di "santa Maria in monticello di Calendasco". L'importanza di Calendasco durante l'alto medioevo è testimoniata nelle carte imperiali: qui vivevano ed operavano due scabini (cioè giudici), ed il presbitero di questo borgo, come attesta una pergamena dell'804 aveva terre e possedimenti anche a Campione presso Como.

Calendasco fa parte del percorso della Via Francigena, o Romea, in quanto l'arcivescovo di Canterbury Sigerico attraversò qui il Po nell'anno 990, durante il suo viaggio a Roma per ricevere l'investitura dal Papa. La Via Francigena è segnalata in carte del 1140, 1187, 1056, ove ritroviamo citata la "strata romea" passante "in eodem loco Kalendasco"[2]

Al porto di Calendasco le imbarcazioni dovevano pagare una gabella per l'attracco o per il solo transito in direzione di Venezia o Pavia. Un accordo tra i piacentini ed i ferraresi stipulato a Ferrara il 5 novembre 1181 riporta:

« [...] et Ferrariensis debe esse salvus et custoditus in persona et in habere in Placentia et in districtu Placentie, et non debet dare aliquam dationem in Placentia vel in districtu Placentie, nisi duos solidos de fune navis et unam libram piperis super rivum et unam aliam libram piperis ad roncarolum de sterio [...] »

Calendasco fu feudo del Vescovo Conte di Piacenza già dal 1000, periodo al quale risalgono i maggiori edifici del borgo: un recetto, il castello, l'antica chiesa, il romitorio e un hospitale per pellegrini che fu anche dei Penitenti francescani e luogo del primo ritiro di san Corrado alla sua conversione.

La chiesa di santa Maria di Calendasco ancora nel Seicento è nominata quale plebs cioè pieve, oltre ad essere arcipretura, si legge infatti nelle carte "ecclesia seu plebs loci calendaschi".

I porti sul Po
La Via Francigena a Calendasco ha il passo sul fiume Po e qui i pellegrini venivano aiutati dai barcaioli

I porti con relativo traghetto per la semplice traversata del fiume erano, oltre al già citato porto di Soprarivo della Via Francigena, quello in località il Masero, a meno di un chilometro dal borgo, porto chiamato del Botto. Oggi anche in questo luogo, a solo un chilometro dal porto di Soprarivo, è stato sistemato un attracco portuale per pellegrini e turisti del Po. Va segnalato che ancora nelle mappature realizzate dagli austriaci, circa il Ducato di Parma e Piacenza, troviamo indicati il porto sul Po presso il Boscone di Calendasco, nei pressi di Soprarivo indicato come Chiatta per l'attraversamento dei cavalli ed anche il porto del Botto, che aveva sbocco al Bosco (Vicino al Masero) con anche qui segnalato che si poteva far il passaggio dei cavalli.

Altro punto di passaggio attrezzato è quello indicato come porto della Raganella di fronte a Valloria che è in sponda lombarda, praticamente è quello d'utilizzo del monastero benedettino di Cotrebbia Vecchia.

Altri porto è quello in direzione di Sarmato, a qualche chilometro da quello di Soprarivo, e che è chiamato "porto di Cainfango". L'attracco di Soprarivo, di proprietà comunale e appaltato a Danilo Parisi dal 2000, è unico a svolgere servizio di traghetto per i pellegrini come da documento ufficiale del Comitato della Cultura del Consiglio d'Europa (aprile 1994) Via Francigena. Inoltre, l'11 novembre 2009 si è concluso l'iter procedurale per la validazione ufficiale del tracciato della Via Francigena, con la firma congiunta del Ministero per i beni e le attività culturali e del Ministero per le politiche agricole, alimentari e forestali che lo riconosce come passaggio ufficiale dei pellegrini.[1] Ad oggi, attraverso tale Transitus Padi conosciuto come Guado di Sigerico, tra Corte Sant'Andrea e Soprarivo, sono stati traghettati dal 1998, 1337 pellegrini, come da registro tenuto alla Caupona Sigerico.

Castrum Calendaschi[modifica | modifica wikitesto]

Il feudo di Calendasco è dai primi anni mille "dipendente dal Vescovo di Piacenza", che fece erigere un recetto, cioè un luogo di difesa dei contadini locali e centro di raccolta dei prodotti agricoli, un antico prototipo di consorzio. Come ampiamente documentato i documenti longobardi testimoniano dei presbiteri locali già dai secoli VII e VIII, in piena epoca della dominazione dei longobardi prima, e franca, in seguito. Il burgua Calendaschi, era composto dal recetto e dal castello, dalla chiesa e dall'hospitale dei pellegrini diretti al porto del Po.

I documenti medievali citano Calendasco come "burgo", cioè borgo, distinto da "villa" che indicava un agglomerato sparso in campagna. Un documento conservato in Archivio Parrocchiale in Calendasco del 1461 riporta ancora la dizione "burgo": la carta datata 12 gennaio 1461 è stata scritta nella Curia Vescovile di Piacenza, ed interessava il "Dominus presbiter Gulielmus de Ferrariis rector ecclesiae sanctae Mariae de Calendascho Placentinae Diocesis" e vengono pure citati patrte in causa in questo atto notarile i feudatari del borgo "Nobilis Vir Bernabos de Confanoneriis filio Divi Lodovici et Nobil Donne Helena matris suae" e si legge che vengono fatte permute e fitti di "terre casamentate et in parte canellate" che sono poste "in burgo dicti loci Calendaschi".

L'abbazia benedettina di San Pietro a Cotrebbia[modifica | modifica wikitesto]

Il toponimo di Cotrebbia appare per la prima volta in un documento del 3 giugno 865, con il quale l'imperatore Ludovico II fece delle donazioni al monastero di San Sisto in Piacenza. Il toponimo Cotrebbia (dal latino “caput Trebiae”, in capo alla Trebbia), sta ad indicare l'antica presenza del letto fossile del fiume, che scorreva durante il IX secolo a.C. poco a ovest. Qui sorgeva l'importante abbazia dedicata alla Resurrezione che, nell'anno 874 (anno della rifondazione) fu dedicata a san Pietro ed unita al monastero cittadino di San Sisto.

L'abbazia di San Pietro compare nel testamento dell'ex imperatrice Angilberga (moglie di Ludovico II) dell'anno 877. Cotrebbia e la sua abbazia sono citate ancora nell'anno 889: Angilberga, per il tramite della figlia Ermengarda, supplica l'imperatore Arnolfo di riconfermarle la donazione di terre e beni immobili precedentemente ottenuti dal padre. Ludovico il Germanico. La supplica verrà esaudita e ratificata il 12 giugno dello stesso anno. Ancora nell'anno 891 il monastero compare in un atto del papa Stefano V, il quale conferma al vescovo di Piacenza Bernardo, i privilegi[3] già goduti dall'Abbazia di San Colombano di Bobbio, dal Monastero di San Paolo di Mezzano Scotti (attualmente frazione di Bobbio) e Caput Trebiae. Altri documenti portano le date 917, 950, 1014, 1096, 1128, 1136, 1140, 1151, 1162, 1179, 1181, 1187. Il monastero nel XII secolo venne tolto alle monache, perché avevano arrecato dei gravi scandali, e fu affidato direttamente dalla Santa Sede ai monaci benedettini.

Cotrebbia vive il suo momento di maggiore risalto storico negli anni 1155 e 1158: l'abbazia ospita infatti nel 1155 i cardinali della Curia romana, giunti in qualità di emissari del Papa per interloquire con l'Imperatore Federico Barbarossa, per dirimere importanti questioni. Nella zona si tenne la seconda celebre “Dieta di Roncaglia” del 1158, nella quale l'imperatore Barbarossa sottrasse le “Regalie” ai Comuni con il decreto conosciuto come Constitutio de regalibus.

L'eremo-hospitale di san Corrado Confalonieri[modifica | modifica wikitesto]

Parte dello xenodochio longobardo che si conserva sotto all'attuale antico hospitale per pellegrini a Calendasco

Nel borgo di Calendasco è attestato un antico xenodochio longobardo, del quale ancora restano vestigia sotto l'attuale hospitio che fu dei Terziari penitenti di san Francesco; in esso si ritirò per alcuni decenni san Corrado. L'hospitio dicti loci calendaschi è segnato in un'antica mappa del tardo Cinquecento e compare in atti inediti del 1600 ancora quale luogo di importanza civile, qui infatti "subtus portichus dicto hospitio loci calendaschi" venivano fatti gli atti più importanti della comunità locale. I penitenti che gestivano il luogo di sosta dei pellegrini della strada romea o francigena, ebbero sempre in grande cura questo luogo, ed è proprio grazie alla Via Francigena diretta al Po che l'hospitio assume valore locale come tappa fondamentale. Gli studi riportano che i Terziari francescani avevano in Italia molti romitori come quello detto "al gorgolare" di Calendasco, ove spinti dal desiderio di perfezione, sotto la guida di un superiore da loro stessi scelto, si dedicavano al servizio degli infermi poveri e pellegrini presso qualche pubblico ospedale od ospitio.

I "Generalia Statuta" del 1549 "Sive Decreta Fratrum Tertii Ordinis Sancti Francisci de poenitentia nuncupati regularis observantiae Congregationis Longobardae in habitu heremitico degentium" riportano l'antico richiamo all'abito eremitico: non sorprende quindi che san Corrado francescano fu allo stesso tempo terziario ed eremita.

Monumenti e luoghi di interesse[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa di Calendasco e il castello ove nacque san Corrado Confalonieri
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Chiesa di Santa Maria di Calendasco.

Il castello[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Castello di Calendasco.
Il castello di Calendasco XII secolo.

Il castello ad una torre cilindrica che si osserva di fianco alla chiesa del borgo, conserva l'architettura di fine XIII-inizio XIV secolo, con ingresso levatoio su fossato. Posto accanto all'edificio vi è il più antico recetto, anch'esso ad entrata levatoia. Sulla piazza che c'è davanti a queste imponenti costruzioni si erge massiccia la fortificazione che fungeva da scuderie per i cavalli e stalla dei bovi.

Nel castro dicti loci calendaschi[4] si conservano le due sale con "caminata magna", precisamente la caminata magna inferiore e quella superiore così come testimoniano i documenti medievali. Il primo nucleo importante è il recetto[5], costruito per volontà del Vescovo di Piacenza, feudatario del luogo, nei primi anni del Mille. Il castello sorse un secolo dopo, quando l'importanza del porto sul Po, con passaggi notevoli di genti e merci, richiese protezione, guardia armata e riscossione di gabelle. La famiglia che resse questo feudo risiedendo nel maniero furono i Confalonieri, guelfi, infatti le carte notarili ci mostrano la loro presenza vivace e continua per quasi duecento anni (dal 1400 a quasi tutto il Cinquecento). L'ultimo feudatario di Calendasco fu Fabio Perletti, giureconsulto e ambasciatore farnesiano alla corte imperiale, il quale ne era stato investito il 6 luglio 1690 con il titolo di conte da Ranuccio II Farnese. Il di lui discendente conte Faustino Perletti (nato a Calendasco nel 1815 e morto a Firenze nel 1878) fu primo sindaco di Piacenza, nominato con Regio decreto del 18 marzo 1860 del re Vittorio Emanuele. Al 12 gennaio 1461 presso la Curia vescovile di Piacenza, alla presenza del preposto Paolo Malvicini de Fontana, con notai piacentini Antonio Gatto e Pietro De Jerondi, si redigeva atto che andava ad interessare il “Dominus presbiter gulielmus de ferrariis rector ecclesie sancte marie de calendascho placentine diocesis” ed il “Nobilis vir Bernabos de confanoneriis filio divi ludovici “ e la “nobilis donne Helena matris sue”, ancora i Malvicini de Fontana con “Magdalena”, poi “Antonio de' Confanonerii” che redigono questo “instrumento publico” di cambio terre con concessione di diritto irrigatorio. .

“Terre casamentate et in parte canelate” poste “in burgo dicti loci calendaschi”, andando ad interessare il “cimitterius” con le sue pertinenze e queste terre vengono cambiate con un “jus cimitterii” e un “jus irrigandis”, ove il “flumen raganella” vivo e morto è il portatore di acque. Queste terre, dietro al castello, hanno adiacenze anche con i fossati sia d'esso castello che del ricetto pubblico, difatti le coerenze vanno “incipiendo strata introitus dicti riceti sive roche sive castri Calendaschi”.

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[6]


Il "Legato Sancti Conradi"
Particolare del Legato Sancti Conradi (1617) ove si legge della nascita del santo in Calendasco

La storia del Santo, ora unita a quella già certa e ben pubblicata a Noto in Sicilia, si avvale di recenti e importantissime scoperte d'archivio. Il "Legato" fatto in Curia Vescovile a Piacenza davanti al Vescovo Conte mons. Claudio Rangoni che lo approva, conferma e decreta, è per volontà del Conte GiovanBattista Zanardi-Landi assegnato alla chiesa di Calendasco in data 9 agosto 1617, redatto dal Notaio e Cancelliere episcopale Piacentino GiovanFrancesco De Parma è “ad devotionem et reverentiam versus Sancti Conradum Confessorem” la cui festa è ricordato essere celebrata nella città di Piacenza “et Diocesis Placentina” il 19 febbraio e che san Corrado “oriundus de predecta civitate” ed altresì della Illustrissima Famiglia dei Confalonieri abitante nelle loro dimore poste nel luogo di Calendasco.

La erezione della Cappella dedicata al Santo che “subinde ornavi et munivi” cioè che veniva tutta decorata e fornita del necessario affinché fosse possibile celebrarvi messa è tutta a spese dello stesso Conte specificando che la “Capella et Altare S.ti Conradi” eretto nella chiesa di santa Maria di Calendasco è posto nella parte sinistra “per eius Portam minorem respicentem versum Castrum loci predicti Calendaschi et sic versus nullam horam” e come ancora oggi appare, sebbene modificato nel tempo e in special modo nel 1700 con i lavori di ampliamento della stessa chiesa, è situato vicino alla porta minore posta verso il castello e entro la qual porta essere quella finestra romanica della chiesa medievale. Le cappelle della chiesa col tempo vennero eliminate lasciando solo le pareti con una piccola rientranza, basti pensare agli anni 1970 quando per i lavori che vennero eseguiti, le cappelle che erano ancora esistenti nella parte destra entrando nel tempio, furono abbattute mantenendo la attuale struttura.

Nel Legato viene lasciata la rendita relativa al possesso posto in Villa Campadone, poco discosti dal Borgo, che è dato in enfeteusi ad un certo Codeghini che ha l'obbligo di mantenere e migliorare il fondo e versare il prezzo del fitto al “rectore” della chiesa assieme “ad unuis caponi”. Il “moderno Rectore” della chiesa si obbliga “in perpetuum” a celebrare ogni giorno una messa all'altare di S.Corrado con “memento dello Zanardi-Landi” e celebrare la messa solenne, senza memento, il 19 febbraio giorno della festa del Santo.

Quello che emerge è che il Legato nelle sue espressioni iniziali vada ad evidenziare senza mezzi termini della discendenza del Santo e della sua nascita in Calendasco, “in eodem loco iste sanctus ut praefertur originem terrenam duxit” ricordando che i Confalonieri furono “iuribus” nel borgo e in villa Campadone prima di lui stesso Zanardi-Landi. Anche circa al culto del Santo appare chiaro essere già esistente sebbene solo dal 1600, epoca tra l'altro in cui il Santo fu conosciuto in tutta la penisola aprendo il culto a tutta la chiesa, in Calendasco il culto non era da impiantare ma da accrescere prova era che già tante erano le grazie ricevute dalla gente del posto e questo viene chiaramente specificato nel "Legato".

Festività e celebrazioni[modifica | modifica wikitesto]

Reliquia di San Corrado conservata in Calendasco ove è Patrono.

Importante ricorrenza è il 19 febbraio, quando si festeggia il patrono san Corrado Confalonieri, nato a Calendasco nel 1290 e morto santo a Noto nel 1351. La festa del santo patrono è particolare per la grande processione con la venerata Reliquia, che si snoda dall'eremo del santo alla chiesa parrocchiale di Calendasco. Segue il dono dei ceri da parte delle autorità locali e la benedizione e distribuzione ai devoti, del "pane degli angeli" bendetto, a ricordo del miracolo del santo Corrado.

Un corteo storico in costume d'epoca si tiene nel pomeriggio della domenica che precede la festa patronale. Oltre ai figuranti che rievocano le scene della conversione, sono presenti tantissimi bambini e bambine in saio. Questo evento si conclude con la solenne benedizione ai bambini impartita dall'arciprete nella chiesa di Santa Maria; viene anche fatta coralmente la "supplica" per perpetuare grazie e benedizioni sul paese ed i suoi abitanti per intercessione di san Corrado Confalonieri.

A queste manifestazioni si aggiunge il "mercatino medievale" con figuranti in costume, solitamente tenuto agli inizi di maggio.

Un altro importante evento che prese avvio nel 1963 è la Fiera del Po - Festa del pesce fritto, a carattere agricolo e commerciale, con un parco divertimenti ed alcune iniziative a segnare il periodo fieristico. Negli anni passati era un fulcro economico per il mondo agricolo che maggiormente caratterizza questo comune.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ Vedi ad esempio atto redatto in Piacenza il 4 aprile 1056 relativo a terre sulla strada romea presso Calendasco fittate dalle monache di S. Sisto in Piacenza, in A. Drei, Le carte degli archivi Parmensi del secolo XII, vol. III, Parma 1950
  3. ^ Comune di Calendasco
  4. ^ Il castello è citato in tanti atti notarili. Una carta del 1461 redatta in Piacenza e conservata nell'Archivio della Chiesa di Calendasco ci segnala delle due grandi sale con camino secondo la terminologia in uso al tempo
  5. ^ Il recetto sorse per volontà del Vescovo-Conte di Piacenza attorno al 1000, viene citato distintamente dal castello in rogiti e carte notarili. Si pensi che ancora nel tardo Cinquecento negli Estimi farnesiani ritroviamo segnalate le persone che vivevano dentro allo stesso recetto
  6. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • La Via Francigena. Dossier scientifico, in AA.VV., Itinerario culturale del Consiglio d'Europa, 1994
  • Camminaeuropa-1 La Via Francigena. 1800 chilometri a piedi da Canterrbury a Roma sulle orme degli antichi pellegrini, Giancarlo Corbellini e Luigi Grazioli, La Rivista del Trekking, Editoriale Giorgio Mondadori, Milano 1996
  • Ad Padum. Il territorio, la strada, il Po, Gianni Battini, in AA.VV., Atti del Convegno Internazionale di Studi, Ponti Navalestri e Guadi. La Via Francigena e il problema dell'attraversamento dei corsi d'acqua nel Medioevo, Centro Studi Romei, Annuario “De Strata Fracigena”, VI/2, Ed. gli Arcipressi, Firenze 1998
  • La via Francigena, il guado del Po. Storia, gestione, sviluppo e strategia tra IV e XIV secolo, Gianni e Umberto Battini, Ed. Banca di Piacenza, Piacenza, 1998. Questo volume è disponibile anche in formato braille, presso l'Unione ciechi di Piacenza ed alla Biblioteca Nazionale di testi braille di Monza.
  • Cotrebbia. Origini e storia di una comunità, Fabio Bianchi, Ed. Parrocchia di Cotrebbia (PC), 1998
  • La via Francigena nel piacentino, Gianni Battini, in AA.VV., Incontro al Padre, supplemento a: Il Nuovo Giornale, n° 9, Ed. Diocesi di Piacenza e Bobbio, Piacenza, marzo1999
  • Per antiche strade e per antichi guadi. La Via Francigena tra Pavia, Piacenza e Fidenza Gianni Battini, in AA.VV., Annuario Iubilantes Como 1999-2000, Como, gennaio 2000
  • Qui attraversò il Po l'abate di Canterbury, Gianni Battini, in AA.VV. Piacenza Economica, n. 3, anno XXV, Ed. Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura di Piacenza, luglio-settembre 2000
  • La via Francigena nel territorio piacentino, Umberto Battini, in AA.VV. Il Grande Fiume, n. 5, estate 2000
  • Antiche forme di pedaggio sul Po, Umberto Battini, in AA.VV. Il Grande Fiume, n. 6, autunno 2000
  • Una libbra di pepe e due soldi. Strategie e strutture medioevali del viaggiare sulla Francigena, Gianni Battini, in AA.VV., Annuario Iubilantes 2000-2001, Como, gennaio 2001
  • All'incrocio della via fluviale: il Po come antico elemento di unione, Gianni Battini, in AA.VV., Atti del Convegno di Studio, Il Lodigiano un'area di strada tra la Francigena e la via Romana, in "De Strata Fracigena", Centro Studi Romei, IX/2, Ed. Gli Arcipressi, Poggibonsi, dicembre 2001
  • San Corrado Confalonieri, il cercatore di Dio, Umberto Battini, Ed. Compagnia di Sigerico in Calendasco, Calendasco (PC), 2005
  • San Corrado Confalonieri: i documenti inediti piacentini, Umberto Battini (a cura di), Ed. Compagnia di Sigerico in Calendasco, Calendasco (PC), 2006
  • Piacenza e Francesco d'Assisi. Alla scoperta della presenza francescana, Francesco Fernandi, Ed. Berti, Piacenza, novembre 2009

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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