Corrado Confalonieri
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| San Corrado Confalonieri da Piacenza | ||
|---|---|---|
| Terziario francescano, pellegrino ed eremita | ||
| Nascita | Calendasco, 1290 | |
| Morte | Noto, 19 febbraio 1351 | |
| Venerato da | Chiesa cattolica | |
| Beatificazione | da Papa Leone X | |
| Ricorrenza | 19 febbraio | |
| Patrono di | Calendasco, Noto | |
Corrado Confalonieri (Calendasco, 1290 - Noto, 19 febbraio 1351) è venerato come santo dalla Chiesa cattolica che ne celebra la memoria liturgica il 19 febbraio. È venerato nella famiglia francescana del Terzo Ordine Regolare (TOR). Penitente, Terziario francescano e pellegrino, visse infine una vita anacoretica, da eremita.
[modifica] Biografia
San Corrado nasce a Calendasco in provincia di Piacenza nel 1290. Egli discende dalla nobile casata dei Confalonieri che oltre ad abitare in Piacenza, avevano vasti feudi assegnati loro quale privilegio di essere una famiglia guelfa fedele alla Chiesa.
Nei dintorni del paese, in una zona fitta di boscaglie (la tradizione parla di Case Bruciate, vicino a Carpaneto Piacentino - anche se recenti studi indicano una nuova località sita tra San Nicolò frazione di Rottofreno e Calendasco - e questa vasta area agricola di circa 200 pertiche piacentine è chiamata col nome di 'La Bruciata'), Corrado si trova a caccia con una compagnia di amici e familiari. Quel giorno la caccia non dà buon esito e Corrado ordina di appiccare il fuoco alle sterpaglie per stanare la cacciagione ma, complice il forte vento, il fuoco in un attimo brucia tutto ciò che incontra, tra cui boschi, case e capanne. Spaventati ed impotenti di fronte a questo evento, Corrado e i suoi scappano verso casa, decisi a non far trapelare la verità.
Non appena la notizia si propaga in città, subito si scatena la caccia al responsabile, che viene individuato in un povero contadino, accusato di incendio doloso (si credeva infatti che l'incendio fosse stato appiccato dai Guelfi per colpire l'attuale governanza Ghibellina).
La notizia della condanna colpisce l'animo di Corrado, che non riesce a darsi pace per quello che è successo a causa sua. Non esita quindi ad interrompere il corteo punitivo ed a chiedere udienza al Signore di Piacenza, dove dichiarerà la propria colpevolezza, subendo la pesantissima pena della confisca di tutti i terreni per risarcire il danno fatto (essendo di nobile famiglia, evita punizioni corporali). Ma questo fatto sarà decisivo per gli atti successivi della sua trasformazione da uomo nobile del mondo a convertito e penitente.
[modifica] Conversione
Questo evento segna profondamente la vita di Corrado, che negli anni successivi si avvicina sempre più alla fede, infatti vestirà l'abito penitenziale francescano ritirandosi nell'eremo nei pressi di Calendasco (detto del "gorgolare" da uno storico siculo) e guidato da frate Aristide. Essendo infatti l'hospitale di questi fraticelli sulle terre presso al suo feudo calendaschese egli ben conosceva il loro esemplare modo di vita, affidato tutto alle sole parole del Vangelo.
Tra i "penitenti", gli eremiti e gli ospedalieri erano quelli maggiormente impegnati, essi erano uomini per lo più di età matura provenienti da ogni classe sociale: vedovi, sposati, nobili ed intellettuali ma anche semplici servi, contadini o ortolani.
Gli Ordini mendicanti riconosciuti sono Domenicani e Francescani: gli Ordini mendicanti sono ordini religiosi nati tra l'XII ed il XIII secolo in seno alla Chiesa cattolica ad opera di Domenico di Guzmán, fondatore dell'Ordo Praedicatorum, e Francesco d'Assisi, fondatore dell'Ordo Minorum. La caratteristica generale di questi ordini è la totale mancanza di proprietà sia individuale che collettiva da parte dei frati, i quali gestiscono totalmente in comune i beni presenti nel convento. Questa scelta fu in netto contrasto con l'evidente ricchezza del clero secolare e degli ordini monacali del tempo, che non erano legati da alcun voto di povertà, ma, proprio per questo motivo, ritenuta meno efficace nella predicazione del Vangelo.
Sarà così che Corrado, in accordo con la moglie Giovannina, decidono entrambi di donarsi alla religione: lui quale francescano terziario, lei quale clarissa, questo era infatti quanto prescriveva la regola dei Terziari e cioè che quando il coniuge voleva dedicarsi completamente alla vita religiosa vestendo l'abito terziario in una fraternità, anche la moglie facesse lo stesso dando il proprio assenso. Nel progredire nel suo stato religioso ha modo di riflettere sulla sua scelta fino a prendere la decisione di lasciare Piacenza e tutte le cose materiali per dedicarsi alla propria anima ed alle cose eterne, così che, intorno al 1335, Corrado lascia la città.
Corrado mostra una conversione francescana, vestendo l'abito Terziario, ma come gli atti concreti della sua vita mostreranno, ha una vocazione da eremita o anacoreta (l'anacoresi infatti è la separazione dal mondo, con l'impegno ad opporsi alla materia nel rinnegare la natura allo scopo di ottenere ciò che supera tutto il materiale per il solo bene dello spirito).
[modifica] La vita del santo in Sicilia
Nel suo lungo peregrinare, eremita itinerante secondo la tradizione francescana, Corrado attraverserà l'Italia verso sud, pregando sulle tombe degli Apostoli a Roma, finché non giungerà nella sua meta definitiva, Noto, in Sicilia, intorno al 1340.
Qui lega una stretta amicizia con Guglielmo Buccheri, un antico scudiero di Federico II d'Aragona che le vicende della vita portarono a fare una scelta d'eremitaggio simile a Corrado. Buccheri ospiterà Corrado nelle cosiddette Celle, un quartiere isolato nei pressi della Chiesa del Crocifisso, dove vi rimarrà per circa due anni, fino al ricominciare delle sue peregrinazioni quando il suo eremitaggio è compromesso dalle sempre più numerose genti che chiedono a lui preghiere e consigli.
Corrado soffre tutte queste attenzioni e si trasferisce in zone remote e desertiche, il suo unico pensiero è avvicinarsi a Dio, non sente infatti il bisogno di alcunché di materiale. La sua è una vita ascetica al pari dei grandi Padri del deserto: infatti egli diventa xeniteta, cioè lascia la propria patria natia, Piacenza, dimentico di tutti gli affetti: insegnano infatti i Padri che per essere maggiormente liberi dagli affanni del mondo bisogno liberarsi di tutte le passioni e pratiche del mondo materiale, non ultima quella verso i propri parenti più prossimi.
San Corrado è un Terziario, a Piacenza essi erano molto numerosi (la città ospitò un raduno assurto quale primo Capitolo Generale terziario laicale tenuto nel 1280), sia uomini che donne, questo modo di vivere religioso vedrà quindi tutta una evoluzione; l'orientamento alla vita comunitaria si esprime, nel corso dei secoli, in numerose Congregazioni autonome di frati e di suore.
I francescani rientravano tra gli Ordini religiosi approvati e ben voluti: il papa Gregorio X (il piacentino Tedaldo Visconti) nel II° Concilio di Lione del 1274, nelle 'Costituzioni' decreta tra l'altro alcune decisioni sugli ordini mendicanti:
| « [...]Un concilio generale con apposita proibizione ha cercato di evitare l'eccessiva diversità degli ordini religiosi, causa di confusione.
Ma l'inopportuno desiderio dei richiedenti in seguito ha strappato, quasi, il loro moltiplicarsi e la sfacciata temerità di alcuni ha prodotto una moltitudine di nuovi ordini, specie mendicanti, ancor prima di aver ottenuto un'approvazione di principio. Rinnovando la costituzione, proibiamo assolutamente a chiunque di istituire un nuovo ordine o una nuova forma di vita religiosa, o di prendere l'abito in un nuovo ordine. Proibiamo per sempre tutte, assolutamente tutte, le forme di vita religiosa e gli ordini mendicanti sorti dopo quel concilio, che non abbiano avuto la conferma della sede apostolica e sopprimiamo quelli che si fossero diffusi. Non vogliamo tuttavia che la presente costituzione si applichi agli ordini dei Predicatori e dei Minori , la cui evidente utilità per la chiesa universale ne testimonia l'approvazione... Quanto agli ordini dei Carmelitani e degli Eremiti di Sant'Agostino, la cui fondazione risale a prima del concilio generale di cui abbiamo parlato, concediamo che essi possano rimanere nella propria condizione [...] » |
Nel 1295, 11 luglio, il papa Bonifacio VIII promulga la bolla "Cupientes cultum" con la quale concede ai Terziari Regolari, "presenti in numerosi insediamenti in diverse parti, di avere propri luoghi di culto". Approva quindi formalmente lo stile di vita comunitaria e l'attività pastorale esercitata dai Terziari, frati e suore.
Già una regolamentazione chiara era stata data da papa Niccolò IV con la bolla "Supra montem", diretta ai penitenti della Lombardia.
Ora limitiamo il discorso al Terzo Ordine maschile che risale al tempo di San Francesco d'Assisi e continua senza interruzione fino ad oggi. Nel 1323 il pontefice Giovanni XXII, con la bolla "Altissimo in divinis" (18 nov.) ribadisce l'approvazione ecclesiastica e conferma la vita regolare intrapresa dai Terziari francescani, dichiarandola lodevole e conforme alle intenzioni di San Francesco.
I "Generalia Statuta" del 1549 "Sive Decreta Fratrum Tertii Ordinis Sancti Francisci de poenitentia nuncupati regularis observantiae Congregationis Longobardae in habitu heremitico degentium" riportano l'antico richiamo all'abito eremitico: non sorprende quindi un San Corrado francescano che è allo stesso tempo Terziario ed eremita.
[modifica] Miracoli
Trovatosi in una zona assai inospitale, Corrado decide di sistemarsi in una grotta, detta appunto Grotta dei Pizzoni, dove finalmente può ritirarsi in una vita meditativa, anche se la gente, ormai affezionata al buon pellegrino, non smetterà mai di andarlo a trovare.
Durante una delle sue visite a Noto, Corrado incontra un suo vecchio conoscente, tal Antonio Sessa, il quale soffriva da tempo di ernia, alla vista dell'amico dolorante, Corrado ne ha compassione e dopo aver pregato per lui questi immediatamente guarisce per sempre dai suoi dolori.
Un altro avvenimento miracoloso, è stata la guarigione del figlioletto di un altro amico sarto, che soffriva di un'ernia assai sviluppata.
Questi sono solo due esempi dei miracoli fatti da Corrado in quel periodo, i doni di Dio frutto di una profonda vita spirituale.
Il più famoso, e legato alla figura di Corrado, rimane il miracolo dei Pani, che Corrado compì durante la terribile carestia che colpì la Sicilia negli anni 1348-1349, causata dalla peste nera che imperversava. In quel periodo, chiunque si rivolgesse con fiducia a Corrado, non tornava a casa senza un pane caldo, impastato dalle mani degli Angeli.
Corrado muore nella sua grotta il 19 febbraio 1351 con al suo fianco il confessore, mentre si trova in ginocchio in preghiera con gli occhi al cielo. Rimane in questa posizione anche dopo il trapasso, mentre una luce avvolge la Grotta dei Pizzoni. Verrà seppellito nella Chiesa di San Nicolò a Noto Antica, secondo le sue volontà. In seguito il corpo è traslato nella bellissima Cattedrale di Noto ove è venerato da parecchi secoli.
[modifica] Beatificazione
L'iter relativo alla beatificazione e poi santificazione di san Corrado Confalonieri di Piacenza è assai ricca di sviluppi. Già subito dopo la morte si avviarono le procedure che per quel periodo erano meno complesse, cioè già il vescovo locale, che allora era quello di Siracusa, poteva procedere egli stesso alla santificazione di una persona vissuta in virtù eroiche testimoniate oltre che dalla vita stessa anche da persone viventi che avevano conosciuto la persona nomata alla santità.
Lo stesso vescovo di Siracusa (sotto la cui cura ricadeva all'epoca anche la città di Noto) aveva assistito personalmente al miracolo dei pani compiuto da san Corrado. Il vescovo accertò di persona che egli viveva in una grotta nelle montagne netine senza nulla di ciò che serve alla vita comune: eppure Corrado porse al vescovo del pane caldo e fragrante, meravigliando lo stesso che ne riportò fedele memoria. Subito dopo la morte del santo (19 febbraio 1351) si diede inizio alla causa. Sospesa poi per cause legate ad eventi politici e civili, riprese nel 1400, ancora nel 1500 e si concluse positivamente.
Papa Urbano VIII concede 'Uffico e Messa' propria agli Ordini Francescani per san Corrado Confalonieri al 12 settembre 1625, mentre a Piacenza il 2 giugno 1625 con Decreto del Cardinale Farnese si pone giorno di Festa feriale obbligatoria il 19 febbraio con solenne Pontificale in Cattedrale a Piacenza. Intanto nel 1612 in questa cattedrale piacentina si era eretta una suntuosa cappella tutta affrescata e nel 1617 la si erigerà in Calendasco, scoprendo lo stesso vescovo che nel paese il santo ebbe l'origine terrena oltre che quella spirituale nel piccolo hospitale dei penitenti che era poco discosto dal luogo.
Corrado viene beatificato da Papa Leone X che permette il culto del Beato Corrado e nel 1644 Noto ufficializza San Corrado come suo Patrono.
[modifica] Celebrazioni
Fra le numerose celebrazioni dedicate al santo, da segnalare il 19 febbraio presso la Parrocchia di San Corrado Confalonieri a Piacenza la cerimonia di incontro tra i fedeli della comunità piacentina e netina, con l'arrivo nella città emiliana di numersosi fedeli di Noto e dei netini residenti in nord Italia, per una celebrazione ricca di significati e fratellanza.
Il santo è Patrono di Calendasco (antico borgo sulle rive del Po), dove è venerato e festeggiato il 19 febbraio fin dall'inizio del XVII secolo, quando il culto da Noto arrivò a Piacenza. Nella chiesa parrocchiale (dedicata a Maria Assunta), si trova un dipinto di autore ignoto dei primi del '600 che lo raffigura con l'abito francescano durante la sua conversione nell'eremo denominato "gorgolare", sito nei pressi di Calendasco, e si conserva anche una sua reliquia, precisamente il pollice della mano sinistra. Dagli antichi Registri conservati nella chiesa, si ritrova attiva da ben quattro secoli la Compagnia di san Corrado, a cui aderivano gli abitanti di questo luogo con l'obbligo, oltre a un piccolo obolo annuale, anche di avere una propria 'cappa' bianca per distinzione.
A Piacenza si venera il santo nella chiesa parrocchiale che porta appunto il suo nome, e anche a Celleri di Carpaneto egli viene onorato, in quanto nella campagna si erge la Torre Confalonieri, una cascina fortificata che fu proprietà della Nobile Casata.
Nella stessa Noto il patrono viene ricordato con processioni svolte due volte l'anno (quattro considerando le ottave), il 19 di febbraio e nell'ultima domenica di agosto.
Dal 1485 il corpo del santo eremita a Noto viene conservato in una magnifica urna argentea. In agosto vengono celebrati l'arrivo del Santo e la prima processione, avvenuta proprio in quell'occasione.
Da segnalare sono i Convegni Nazionali di Studi in onore del Santo, tenuti a Piacenza e a Noto. Importante e basilare quello di Noto nel VII centenario della nascita, tenuto nel 1990; ricchi di inedite ricerche storiche le relazioni dei Convegni Internazionali di studi corradiani di Piacenza, giunti nel 2007 alla quinta edizione.
[modifica] I luoghi e la terra di San Corrado eremita Terziario
I luoghi e la terra ove si svolsero gli eventi di questo santo sono principalmente Calendasco (posto sulla Via Francigena) in provincia di Piacenza e Noto, in Sicilia. Nel borgo piacentino vi nacque nel castello ed in seguito sempre qui si ritirò tra i 'penitenti' francescani, invece a Noto, nella sua bella valle, visse ormai uomo maturo, quale eremita in una grotta di nuda pietra.
Il santo Corrado è morto in Val di Noto il 19 febbraio 1351 e da allora è veneratissimo. A Piacenza il culto al santo giunse all'inizio del 1600: il Vescovo di Piacenza mons. Claudio Rangoni e il Nobile feudatario di Calendasco Zanardi Landi (succeduto ai Confalonieri) nel Legato del 1617 testimoniano che egli nacque in Calendasco, da quattro secoli è venerato con grandi feste nel borgo sul fiume Po.
Noto è il 'Giardino di Pietra', bellissima Città Ingegnosa ove il Barocco nei suoi monumentali palazzi è all'apice. Nella Valle circondante Noto vi è l'eremo di s. Corrado, che ingloba ancora oggi la grotta del santo. Una nuda grotta rocciosa ove visse in preghiera e contemplazione; qui morirà in ginocchio il 19 febbraio 1351. Nell'eremo del santo vi è anche un bel Museo con esposti gli ex-voto per le grazie ricevute, quali ad esempio arti artificiali: una testimonianza concreta della continua grazia che i devoti ricevono per intercessione di san Corrado.
[modifica] Perché San Corrado è un Terziario Francescano[1]
L’abito religioso di San Corrado Confalonieri eremita è per la Tradizione storica che si tramanda, quello del Terz’Ordine Regolare (T.O.R.) di San Francesco, abito attribuito inizialmente ai Terziari laici che si attenevano alla Penitenza. Ma la domanda che ci poniamo è: perché Corrado deve essere stato un Penitente francescano legato al Terzo Ordine? La risposta la possiamo ottenere seguendo gli eventi storici piacentini (ed anche netini), relativi al movimento francescano originale ed al suo sviluppo nel corso dei decenni e che ne videro la affermazione tra le masse desiderose di un modello evangelico accessibile per tutti. Verso il 1200 gli storici ci informano che gruppi autonomi di laici si unirono in piccoli gruppi per vivere sul modello cristiano del solo lavoro delle proprie mani nella rinuncia a tutti i beni del mondo, per essere poveri delle cose materiali e poter quindi dedicare la propria vita ai bisogni spirituali. A Calendasco esisteva una comunità di frati penitenti[2], a custodia dell’hospitio per pellegrini posto sulla strata romea , non molto discosto dal passo del fiume Po. Quando Corrado si ritira nell’eremo-hospitio nel luogo di Gorgolare, presso Calendasco, da anni oramai egli era a conoscenza di questi frati laici riuniti in cristiana convivenza. Sono i tempi in cui il Papa è esule in Francia.
Con l’avvento, circa un secolo prima della conversione di Corrado, dell’Ordine francescano e della proclamata santità di Francesco, il riconoscimento del Terzo Ordine per laici desiderosi di vivere del Vangelo è reso legale con la Bolla del Papa del 1289 “Supra montem”: si approvano i Penitenti ufficialmente e vestono l’abito religioso monacale, sia uomini che donne. Corrado partirà poi pellegrino per i Luoghi Santi di Roma, finendo a vivere da eremita nella valle dei Pizzoni di Noto, in Sicilia. È proprio qui che la comunità eremitica del Terzo Ordine francescano ha una diffusione significativa e specificatamente per quel che riguarda il rama degli ‘spirituali’. Non a caso quindi, Corrado si ritirerà come Penitente Terziari in abito religioso, in questa terra, per poter attuare il suo ideale di ritiro del mondo nella sola contemplazione di Dio. Aderire alla penitenza francescana non è stato difficile per Corrado: “Incominciò così a diffondersi per tutte le regioni d’Italia la fama del suo nome (S.Francesco n.d.a.), tanto che molti nobili, seguendo il suo esempio, abbandonato il mondo con i suoi vizi e concupiscenze, accolsero il suo insegnamento. Crebbe perciò in poco tempo nel mondo intero questo Ordine di frati predicatori, che sono chiamati Minori e dimorano nelle città e nei borghi in gruppi di dieci o di sette”.
Sulla adesione straordinaria all’ideale si legge ancora: “Molti nobili e plebei, chierici e laici, rinunciando ai fasti della gloria mondana, seguirono il beato Francesco, calcando i suoi passi.” Nel 1245 Frate Giovanni da Parma è Ministro generale, accanto a lui vi è frate “Ugo Capoldo di Piacenza, che era medico e lettore di teologia nell’Ordine e dimorava con il nipote del papa Innocenzo IV, il signor Ottobono, che poi fu papa Adriano V”. Corrado quando si converte a vita religiosa può contare sul pieno riconoscimento dei fratelli e delle sorelle dell’Ordine della penitenza. Il 22 febbraio 1288 è eletto pontefice Girolamo d’Ascoli – Niccolò IV – primo papa francescano: il papa emana la Bolla Supra montem il 18 agosto 1289 da Rieti, essa è Regola dei fratelli e delle sorelle della penitenza, e sarà il testo ufficiale per i penitenti francescani. Quindi, quando Corrado si fa Terziario penitente, da ormai diversi anni vigeva questa Regola papale approvata e conosciuta.
[modifica] Perché San Corrado sceglie la vita eremitica [3]
È storicamente accertato che la Sicilia sud-orientale, quindi a pieno titolo la stessa Valle di Noto, fu terra di eremitismo alla maniera più ortodossa e vicina al modello degli asceti del deserto dell’Oriente che ospitò i grandi Padri della Chiesa. Ma nella stessa Sicilia venivano anche accolti sotto la protezione del re, coloro i quali si riconoscevano nel ramo francescano più legato alla Regola penitenziale primitiva: i frati Spirituali, gli Zelanti di Ubertino da Casale. Uno dei massimi esperti di francescanesimo, Giorgio Cracco, scrive: “Al tempo di Eleonora d’Angiò (che morì da clarissa nel 1343) e di Federico III d’Aragona (il tanto celebrato re-profeta, che avrebbe raccolto lo spirito di Arnaldo da Villanova), la Sicilia divenne meta di folti gruppi di spirituali francescani in rotta con il papato e con l’ordine in materia di proprietà e di usus pauper (gruppi che trovarono accoglienza e protezione anche a corte), si avrà la prova di come e quanto Francesco e la sua più austera tradizione fossero attuali e presenti nell’età di Corrado (non a caso era stata volgarizzata, fin dal secolo precedente la Regula di li frati e soru di la Penitencia).”
Corrado ha donato tutto ciò che possiede: crede in questo ideale massimo Evangelico, si purifica ed addestra nello spirito in terra piacentina ma può trovare l’attuazione del suo personale carisma volgendosi alla vita nascosta da eremita solo in terra straniera senza gli impedimenta mundi: asserire che Corrado stesso fosse uno ‘spirituale’ mi pare una affermazione forte, più plausibile è la tesi che egli abbia sviluppato un ideale ed una spiritualità basata su una forte ascetica, dovuta alla sua buona cultura ed alla conoscenza di testi Patristici, non si scordi che lo stesso S. Bernardo di Chiaravalle, più di un secolo prima del nostro, studiava e poggiava la sua spiritualità su testi quali gli ‘Ambigua’ di Massimo il Confessore. Senza dubbio Corrado ha potuto leggere importanti libri di spiritualità, e come lo storico Cracco afferma: “gli stessi ambienti religiosi conoscevano e facevano circolare i volgarizzamenti delle Vite dei Santi Padri, e quindi anche la Vita di Antonio”.
Già prima della nascita di Corrado circolava nei monasteri "La Scala del Paradiso" del Climaco, per opera di Angelo da Cingoli e Gentile da Foligno; anche il trattato "La Vita Contemplativa" di Giuliano Pomerio era diffuso in tutta l’Europa latina dall’VIII al XV secolo. Il nostro Santo ha potuto fin dalla giovinezza coltivare questo ideale dentro di sé, nell’intimo della propria coscienza, una vocazione che nel tempo, per accadimenti fortuiti seppur disgraziati, si è arricchita anche grazie alla lettura del Vangelo e dei testi dei Padri della Chiesa che miravano alla santificazione personale mediante la vita nascosta. Nel libro del Climaco è scritto: “L’anacoresi o separazione dal mondo, consiste nell’impegno ad opporsi all’idolatra materia, nel rinnegamento della natura a scopo di ottenere quello che la supera. Quanti con animo volenteroso hanno abbandonato le cose di questo mondo, l’hanno fatto certo per qualcuno di questi tre motivi: 1 in vista del regno futuro 2 o in penitenza di molti peccati 3 per amore di Dio. L’anacoresi sarebbe assurda se non vi fosse nessuno dei suddetti motivi.”
Corrado sappiamo che come primo gesto della coscienza ammette la sua colpa personale, paga del danno causato, cede tutti i suoi beni materiali per beneficiare i poveri e si avvia alla separazione dal mondo e dalla materia avendo nel cuore ognuno dei tre punti del Climaco. La Tradizione circa San Corrado insegna che avendo ormai raggiunto egli fama di vita santa, non poche persone piacentine si recavano da lui per avere consigli e ammonimenti, da qui la sua decisione di partire pellegrino per i luoghi santi di Roma: ha raggiunto “una diferenza della vita cristiana da quella profana e pagana, che ci assedia, ci vuole; una originalità, uno stile proprio. Diciamo pure: una libertà propria di vivere secondo le esigenze del Vangelo”.
Quello che importa è che Corrado ha agito con retta intenzione, donandosi al Signore come uno schiavo desideroso di acquistare la libertà: una necessità di coerenza che ha mostrato l’adesione positiva al Vangelo. “Vi sono nella vita religiosa degli elementi essenziali che corrispondono a dei passi evangelici, e permettono nel seno della Chiesa una testimonianza insostituibile: la castità, l’obbedienza, la povertà, la fraternità in una comunità, con quello che comportano necessariamente queste esigenze nella forma concreta della vita”.
[modifica] I Confalonieri: secolari feudatari del luogo
I Confalonieri, la nobile famiglia da cui discende il santo piacentino, hanno avuto il feudo di Calendasco per quasi duecento anni, è quindi importante poter mostrare anche come operarono sul territorio, desumendolo da alcune carte conservate negli Archivi di Stato di Piacenza ed in quello della Parrocchiale calendaschese. Un fatto storico certo ed inconfutabile che a ragione lega il santo a questa terra.
La Casata Nobile dei Confalonieri dalla quale discende lo stesso santo eremita piacentino, nato in Calendasco nel 1290, è d'antica stirpe: già all'epoca di Carlo Magno erano conosciuti. Nel medioevo furono Capitani del Vescovo di Piacenza, erano fedelissimi al papato, guelfi.
A Calendasco per quasi duecento anni furono feudatari bonis et juribus cioè oltre ad essere proprietari della zona e del borgo, dove vivevano nel castello, erano anche gli amministratori della giustizia locale. Sempre furono attenti ai bisogni del presbitero della chiesa del luogo, posto accanto al castello. I Nobili Confalonieri da secoli a Piacenza mantenevano il privilegio di accogliere il nuovo Vescovo, con un cerimoniale descritto molto bene in una carta del 1611 proprio sul santo ed i suoi avi, redatta dopo una ricerca fatta fare dai Priori di Piacenza ed anche già espressamente richiesta allo stesso Vescovo.
Tanti altri documenti elencano le proprietà terriere di questi Nobili in Calendasco, in atto del 5 novembre 1463 compaiono i “fratres de Confanonerii”, steso assieme al rettore della Chiesa Guglielmo de Ferrari e i fratelli sono detti “canstellaneii” del paese. I nomi dei Nobili che appaiono nelle varie carte sono tanti tra questi ricordo: Helena, Lodovico, Antonio, Aloisio, Bernabò, Maddalena, GiovanBattista, Camillo e Pietro.Continuando nello analizzare atti miranti ad indicare la presenza dei Nobili nella zona, da cui discese anche il Santo Corrado, ecco una carta scritta di pugno il 2 giugno 1577 dal Confalonieri, circa il diritto di “adaquare “ 52 pertiche di terra prativa accordato al “rev.mo pretto Antonio dal milio” e con firma autografa del nobile.
Altro atto del 29 novembre 1578 dice della presenza nel borgo, di Camillo Confalonieri che concede sempre allo stesso presbitero, di poter irrigare i prati ma lo stesso “sia tenuto a contribuire a tutte le spese ligitime che se fa ogni anno a condurre detta aqua da Rivalta a Calendascho alla rotta...fatto il presente acordio scritto di mia mano propria io camillo confaloner afermo quanto di sopra... io pretto antonio del milio prometto acetto et afermo quanto di sopra” , seguono quindi le firme assieme a quelle di altri testimoni del patto. Altro identico patto è del 26 aprile 1584 ove si dice “fatto di novo la canna del rivo de Calendascho per condurre aqua dal fiume della trebbia allo dicto luogo de Calendascho” e compare “Ottaviano dal Milio moderno rectore della Chiesa di Santa Maria del detto luogo..... Camillo e fratelli delli Confalonerii..... Mutio Benzoni..... GiovanBattista Zanardo-Lando” e tutti questi signori Conti concedono diritto di irrigazione per le terre parrocchiali. Altra carta dello stesso anno dice “ill.mi Dominii GiovanBatista, Camillus et BertAntonio fratriis delli Confaloneriis” al “pretio inter eos conventu” di concedere acqua ogni 15 giorni per i prati della chiesa ed è sempre detta venire da Rivalta verso il rivo di Calendasco. Un’altra carta del 1546 è sempre su patti d’irrigazione, a firma di Battista Confalonieri e li ritroviamo ribaditi ancora nel 1578, insomma sebbene i Rivi siano tanti, i Confalonieri rimangono i principali detentori delle acque, concedendo le stesse previo pagamento di consumo ed uso.
Della stessa Casata i fratelli Cesare e Livio hanno terre a confine con “il molino de sopra” e la stessa “strada publica de Calendascho”. Alla data del 8 ottobre 1558 risulta essere dato a fitto dai Confalonieri il “molino posto presso il Castro Calendascho” e ancor oggi, nel fossato che fronteggia il castello, quasi al ridosso della entrata poco discosto dalla torre, è visibile l’arco di uscita delle acque in direzione del dislivello che dà su ciò che resta di antiche abitazioni, ove non è quindi difficile individuare la collocazione di questo antico molino.
[modifica] L'esistenza giuridico-sociale dell'hospitale
L'esistenza dell'eremo ed hospitale di Calendasco, sorto lungo l'asse viario della Via Francigena e della strada romana Placentia-Ticinum, è data dai documenti cartacei rinvenuti presso vari Archivi di Stato.
Si tratta di vari pezzi relativi al XVII sec., facenti parte della Diplomatica Speciale, quella riservata alla Scrittura Privata e che portano nel protocollo, nel testo e nell'escatocollo, quei caratteri maggiore importanza dell'atto stesso e la sua attinenza con la struttura stessa.
L'analisi delle parole latine, di cui tutti gli atti sono compoasti, ci apre le porte alla comprensione del luogo e del territorio.
Dove si legge "Subtus portichus dicti hospitii" oppure "In loco calendaschi in hospitio dicti loci porticus versus" od ancora "in loco calendaschi in hospitio strata publica versus", vi si ritrova un chiaro riferimento ad hospitio, cioè luogo atto al ricovero di persone e animali al seguito, albergo, luogo di ospitalità per il viandante povero e non a caso, ancor oggi, sebbene a lettere ormai quasi illeggibili e cancellate dal tempo, sopra all'arco del portico di ingresso vi sono tracce di una scritta dicente:"Qui si offre vitto alloggio e stalla". Era quindi luogo di ospitalità continua, cotidiana, per il viandante occasionale ma anche luogo di assistenza agli indigenti, agli ultimi del posto.
La dizione "subtus portichus hospitio", indica il luogo ove il documento è di fatto rogato; negli atti notarili e nei documenti in genere, ricorrono sempre i luoghi della redazione del medesimo, tra questi posso ricordarne alcuni incontrati nella loro più diversa specie: Il riferimento alla posizione è vario, oltre a questi esempi si può trovare citata ad esempio, la casa di un vuicino, un confine di terre o altro.
Gli atti relativi all'Hospitale di Calendasco, danno la esatta ubicazione geografica dello stesso, dicendo "Strata publica versus".Nella dizione latina "Strata pubblica" sta per strada principale, la via più importante, quella che andava a collegare il Borgo di Calendasco alla città. In effetti, la via detta publica è tale proprio perché è di fatto la strada che porta il flusso principale di viandanti da e per la città. Le altre strade, quelle secondarie, riscontrabili nel territorio, vengono nomate in altro modo per cui si trova "strata levata","strata campestra" ecc.
[modifica] Alcuni aspetti formali
Gli atti di cui alla descrizione, sono del XVII secolo, hanno una datazione che va dal 1660 al 1700 ,sono nella loro maggioranza inediti e mai pubblicati, nei loro testi riportano vari nomi di rogatari tra i quali non di rado i sacerdoti stessi del Borgo di Calendasco o delle zone limitrofe. Tali atti perlopiu' in scrittura corsiva latina, erano destinati al singolo ed alla tutela dei suoi diritti e per questo erano rogati da un Notarius, nella fattispecie dal notaio piacentino Lelio Degani.
Questi atti sono quindi la prova certa della esistenza, ancora nel XVII sec:, dell'importante Hospitio ed essi avevano valore giuridico per cui prendevano il valore di "Instrumentum publicum", con caratteristiche ben precise ed il notaio che ha tramandato in "publicam formam" l'atto giuridico compiuto, si è avvalso della Tachigrafia, cioè dell'uso delle abbreviazioni di parole. I Documenti relativi all'Hospitio di Calendasco, sono redatti per la maggior parte, sotto al portico dello stesso, ed esso era ed è tutt'ora, ubicato a lato della strada principale, "strata publica versus". Gli studi riportano che i Terziari francescani avevano in Italia molti romitori come quello detto 'al gorgolare' di Calendasco, ove spinti dal desiderio di perfezione, sotto la guida di un superiore da loro stessi scelto, si dedicavano al servizio degli infermi poveri e pellegrini presso qualche pubblico ospedale od ospitio.
[modifica] Il "Legato Sancti Conradi"
Il "Legato" fatto in Curia Vescovile a Piacenza davanti al Vescovo Conte mons. Claudio Rangoni che lo approva, conferma e decreta, è per volontà del Conte GiovanBattista Zanardi-Landi assegnato alla chiesa di Calendasco in data 9 agosto 1617, redatto dal Notaio e Cancelliere episcopale Piacentino GiovanFrancesco De Parma è “ad devotionem et reverentiam versus Sancti Conradum Confessorem” la cui festa è ricordato essere celebrata nella città di Piacenza “et Diocesis Placentina” il 19 febbraio e che san Corrado “oriundus de predecta civitate” ed altresì della Illustrissima Famiglia dei Confalonieri abitante nelle loro dimore poste nel luogo di Calendasco. La erezione della Cappella dedicata al Santo che “subinde ornavi et munivi” cioè che veniva tutta decorata e fornita del necessario affinché fosse possibile celebrarvi messa è tutta a spese dello stesso Conte specificando che la “Capella et Altare S.ti Conradi” eretto nella chiesa di santa Maria di Calendasco è posto nella parte sinistra “per eius Portam minorem respicentem versum Castrum loci predicti Calendaschi et sic versus nullam horam” e come ancora oggi appare, sebbene modificato nel tempo e in special modo nel 1700 con i lavori di ampliamento della stessa chiesa, è situato vicino alla porta minore posta verso il castello e entro la qual porta essere quella finestra romanica della chiesa medievale. Le cappelle della chiesa col tempo vennero eliminate lasciando solo le pareti con una piccola rientranza, basti pensare agli anni 1970 quando per i lavori che vennero eseguiti, le cappelle che erano ancora esistenti nella parte destra entrando nel tempio, furono abbattute mantenendo la attuale struttura. Nel Legato viene lasciata la rendita relativa al possesso posto in Villa Campadone, poco discosti dal Borgo, che è dato in enfeteusi ad un certo Codeghini che ha l’obbligo di mantenere e migliorare il fondo e versare il prezzo del fitto al “rectore” della chiesa assieme “ad unuis caponi”. Il “moderno Rectore” della chiesa si obbliga “in perpetuum” a celebrare ogni giorno una messa all’altare di S.Corrado con “memento dello Zanardi-Landi” e celebrare la messa solenne, senza memento, il 19 febbraio giorno della festa del Santo. Quello che emerge è che il Legato nelle sue espressioni iniziali vada ad evidenziare senza mezzi termini della discendenza del Santo e della sua nascita in Calendasco, “in eodem loco iste sanctus ut praefertur originem terrenam duxit” ricordando che i Confalonieri furono “iuribus” nel borgo e in villa Campadone prima di lui stesso Zanardi-Landi. Anche circa al culto del Santo appare chiaro essere già esistente sebbene solo dal 1600, epoca tra l’altro in cui il Santo fu conosciuto in tutta la penisola aprendo il culto a tutta la chiesa, in Calendasco il culto non era da impiantare ma da accrescere prova era che già tante erano le grazie ricevute dalla gente del posto e questo viene chiaramente specificato nel "Legato".
[modifica] Cronologia storica
- 1290 Corrado dei Confalonieri, piacentino, nasce in Castrum Calendaschi (Calendasco)
- 1315 circa - causa l'incendio
- 1320 dopo aver pagato del danno al Visconti Signore di Piacenza si fa penitente
- 1320 si ritira tra i frati francescani 'de penitentia' del Terzo Ordine laicale presso l'hospitale vicino a Calendasco ed al mulino 'del gorgolare'
- 1320 - 1340 permanenza nell'hospitale calendaschese sotto la guida del beato Aristide, ottimo frate guardiano
- partenza verso la città santa di Roma come pellegrino
- 1342 giunge in Sicilia ed a Noto, nella valle tra le aspre montagne, si ritira a vita eremitica in una grotta di pietra grezza
- 1351 al 19 febbraio rende l'anima a Dio, mentre in ginocchio è intento alla preghiera
- frate Lombardo, che viveva con lui, scrive della vita del santo uomo su di un rotolo pergamenaceo e viene riposto assieme al corpo
- a Noto per mano del Vescovo di Siracusa, ha inizio l'iter che porterà il piacentino a divenire Santo francescano per il Terzo Ordine Regolare
- la devozione dei netini si accresce sempre più
- 1580 ca. a Piacenza da Noto si fa sapere del concittadino santo
- 1611 lettera dei Giurati ed Anziani di Noto scritta a Piacenza, per chiedere delle ricerche e già essi scrivono di aver già avuto notizia che il santo possedesse il Castello di Calendasco
- 1617 in Curia il Vescovo decreta approva e firma il 'Legato sancti Conradi', ove dopo ricerche negli archivi, si viene a conoscere che san Corrado era nato fisicamente in Calendasco. Il 'Legato' è voluto dal Nobile Giovan Battista Zanardi Landi feudatario di Calendasco che fa erigere nella chiesa del borgo sul Po, una suntuosa cappella dedicata al santo con obbligo di celebrazione.
- Piacenza vede costruire nel 1612 una cappella dedicata al piacentino, nella Cattedrale
- Calendasco assurge il santo quale Celeste Patrono che già era venerato in Noto con grande concorso di popolo e devozione
[modifica] Alcuni documenti dei Confalonieri su Calendasco
Breve estratto tra le decine di carte e pergamene:
- 11 maggio 1242 redatto a Piacenza Manfredo de’Confalonerii è Podestà a Piacenza
- 28 novembre 1244 Piacenza Giovanni Confalonieri rappresenta i francescani di città
- 8 agosto 1282 Piacenza Bernardo figlio di Oprando de’ Confalonerii
- 26 marzo 1283 Piacenza compaiono Jacopo Confalonieri detto Panica con il suoi figli Alberto, Bernabò e Filippino
- 28 marzo 1403 Piacenza investitura dell’Ospitale di S.Antonio fuori le mura di Piacenza di terre poste a Ponte Tidone e compaiono Bernabò, Antonio, Nicola, Giacomo e Malatesta tutti dei Confalonieri
- 17 febbraio 1419 Piacenza Nicola e Bernabò Confalonieri
- 16 dicembre 1420 Piacenza Lodovico Confalonieri
- 12 gennaio 1421 Piacenza Magdalena Confalonieri abbadessa nel monastero di (illeggibile)
- 19 ottobre 1448 Calendasco compaiono i Nobili Confalonieri
- 5 novembre 1462 Calendasco fratelli Confalonieri atto con presbitero della chies
- 5 novembre 1463 redatto a Calendasco nel castello sono i Nobili fratelli Confalonieri tra i quali Antonino
- 8 febbraio 1465 Calendasco in castro Calendaschi, Antonio Confalonier
- 22 gennaio 1466 Calendasco in castro Calendaschi, Bernabovis Confalonieri, Elena e Lodovico dei Confalonieri
- 4 gennaio 1481 Piacenza Elionora de’Confalonerii figlia di Aloisii detta “uxorem relicta”
- 18 gennaio 1482 Antonio Confalonieri si arrende all’assedio al castello di Calendasco fatto dalle truppe di Ludovico il Moro
- 4 febbraio 1513 Piacenza Aloisio Confalonieri e Filippo (Fondo S.Francesco in Piazza)
- 6 gennaio 1557 Calendasco Aloisio Confalonieri descrive la divisione dei beni con gli altri fratelli fatta in Calendasco
- 7 gennaio 1557 Calendasco atto di affitto
[modifica] Note
- ^ Questo intervento è tratto dal mio volume "San Corrado Confalonieri, il cercatore di Dio", Umberto Battini, ediz. Compagnia di Sigerico di Calendasco, 2005,
- ^ Papa Bonifacio VIII, con la bolla Cupientes cultum dell'11 luglio 1295, approvò ufficialmente lo stile di vita comunitaria e l'attività pastorale esercitata dai Terziari regolari, concedendo loro di avere propri luoghi di culto: l'approvazione ecclesiastica venne confermata da papa Giovanni XXII con la bolla Altissimo in divinis, promulgata il 18 novembre 1323; infine, papa Niccolò V, con la bolla Pastoralis officii (20 luglio 1447) approvò la federazione delle fraternità terziarie d'Italia come Ordine canonicamente distinto all'interno della famiglia francescana, dotato di un proprio Ministro Generale.
- ^ Questo intervento è reperibile nel volume di Umberto Battini "San Corrado Confalonieri il cercatore di Dio", Calendasco 2005, vedi bibliografia
[modifica] Bibliografia
Importanti volumi da consultare per reperire ottime notizie storiche:
- San Corrado Confalonieri il cercatore di Dio, di Umberto Battini, Ediz. Storiche Compagnia di Sigerico, Calendasco (Pc) 2005
- San Corrado Confalonieri i documenti inediti piacentini, a cura di U. Battini, Ediz. Storiche Compagnia di Sigerico, Calendasco (Pc) 2006
- Il Terzo Ordine Regolare di San Francesco nella sua storia e nelle sue leggi di Gabriele Andreozzi, Editrici Franciscanum, Roma 1993 in volumi III
- Corrado Confalonieri la figura storica, l'immagine e il culto Atti delle giornate di studio nel VII centenario della nascita, Noto (Sr), Palazzo Villadorata 24-26 maggio 1990, a cura di F. Balsamo e V. La Rosa, editi in Noto 1992
È possibile reperire materiale e notizie sul santo in modo libero, citando la fonte, al sito della Compagnia di Sigerico e San Corrado vedi Compagnia di Sigerico il sito ufficiale
[modifica] Voci correlate
- Calendasco
- Castello di Calendasco
- Chiesa di santa Maria di Calendasco
- Noto
- Via Francigena
- Penitenti
- Francescani
- Terzo Ordine Regolare di San Francesco
- Fonti francescane



