Santuario della Verna

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Coordinate: 43°42′26″N 11°55′51″E / 43.707222°N 11.930833°E43.707222; 11.930833

Santuario della Verna
Il piazzale del Santuario, detto quadrante, con la basilica ed il campanile
Il piazzale del Santuario, detto quadrante, con la basilica ed il campanile
Stato Italia Italia
Regione Toscana Toscana
Località Chiusi della Verna-Stemma.png Chiusi della Verna
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Diocesi Diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro
Stile architettonico rinascimentale, barocco
Inizio costruzione 1260
Completamento XVIII secolo
« Io ho in Toscana uno monte divotissimo il quale si chiama monte della Vernia, lo quale è molto solitario e salvatico ed è troppo bene atto a chi volesse fare penitenza, in luogo rimosso dalle gente, o a chi desidera fare vita solitaria. S’egli ti piacesse, volentieri Io ti donerei a te e a’ tuoi compagni per salute dell'anima mia. »
(Conte Orlando di Chiusi della Verna prima di donare il monte a San Francesco di Assisi, 1213.)
Il santuario e il monte Penna visti da Beccia frazione del comune di Chiusi della Verna.

Il Santuario francescano della Verna, situato a pochi chilometri da Chiusi della Verna (provincia di Arezzo), all'interno del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna, è famoso per essere il luogo in cui San Francesco d'Assisi avrebbe ricevuto le stigmate il 14 settembre 1224[1]. Costruito nella parte meridionale del monte Penna a 1128 metri di altezza, il Santuario – destinazione di numerosi pellegrini – ospita numerose cappelle e luoghi di preghiera e raccoglimento, oltre a diversi punti di notevole importanza religiosa.

Origine del nome[modifica | modifica wikitesto]

Come indica il suo stesso nome, il santuario sorse proprio sopra un luogo di culto della antica dea Laverna, questo fatto viene attestato dalla testimonianza di Padre Salvatore Vitale, un erudito francescano del Seicento[2]:

« Della causa perché questo Sacro Monte fu chiamato Laverna.

Questo sacro Monte, per tradizione di memoria antichissima si sa, e per molti Autori, che fu nominato Laverna per un Tempio di Laverna, Dea gentilica di ladroni quivi edificato, e frequentato da molti crassatori e ladri che stavano dentro al folto bosco che lo veste; e spesse, profonde ed orrende caverne e burroni, dove sicuri dimoravano per spogliare e predare li viandanti...  »

L'antico culto pagano della dea Laverna, che dà il nome anche al comune di Chiusi della Verna, era indirizzato come protrettrice dei rifugiati, degli anfratti e dei nascondigli, tipici di questo territorio montano; dello stesso significato era l'antico culto pagano del dio della montagna Pen, da cui deriverebbe altresì il nome Appennino e il nome del monte Penna, presso il quale sorge il Santuario.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Un Serafino appare a San Francesco che riceve le stigmate sul monte della Verna, luogo in cui sorgerà l'omonimo Santuario. (Domenico Beccafumi, olio e tempera, 1537).

La Verna è il più famoso dei conventi del Casentino, e uno dei luoghi più rilevanti del francescanesimo. La fondazione di un primo nucleo eremitico risale alla presenza sul luogo di San Francesco, che nella primavera del 1213 incontrò il Conte Orlando di Chiusi della Verna, il quale, colpìto dalla sua predicazione, volle fargli dono del monte della Verna che successivamente divenne luogo di numerosi e prolungati periodi di ritiro. Negli anni successivi sorsero alcune piccole celle e la chiesetta di Santa Maria degli Angeli (1216-18). L'impulso decisivo allo sviluppo di un grande convento fu dato dall'episodio delle stimmate (1224), avvenuto su questo monte, prediletto dal santo come luogo ideale per dedicarsi alla meditazione. L'ultima visita di Francesco al monte avvenne nell'estate del 1224. Vi si ritirò nel mese di agosto, per un digiuno di 40 giorni in preparazione per la festa di san Michele e, mentre era assorto in preghiera, ricevette le stimmate. Da allora la Verna divenne un suolo sacro. Papa Alessandro IV la prese sotto la protezione papale, nel 1260 vi fu eretta e consacrata una chiesa, alla presenza di san Bonaventura e di numerosi vescovi. Pochi anni dopo venne eretta la Cappella delle Stimmate, finanziata dal conte Simone di Battifolle, vicino al luogo ove era avvenuto il miracolo. Una cappella più antica, Santa Maria degli Angeli, costruita nel 1218 per san Francesco da Orlando, è raggiungibile dalla sacrestia della chiesa maggiore, iniziata nel 1348 ma rimasta incompiuta fino al 1459. Da quest'ultima i frati che risiedono alla Verna si recano in solenne processione due volte al giorno (alle 14 e a mezzanotte) verso la cappella delle Stimmate. Nella solennità delle stimmate (17 settembre) e anche in altre occasioni, molte comunità parrocchiali dei dintorni o fedeli e turisti provenienti da più lontano si recano a visitare questi luoghi, e i frati sono organizzati per ricevere ed accogliere circa 2000-3000 pellegrini.

Il convento venne parzialmente distrutto da un incendio nel XV secolo ed in seguito restaurato; nuovi restauri si ebbero nei tre secoli successivi. Nel 1810 e nel 1866 i frati ne vennero temporaneamente espulsi a seguito delle soppressioni degli ordini religiosi.

Caratteristiche architettoniche e artistiche[modifica | modifica wikitesto]

Panoramica Santuario della Verna.png

Cappella (chiesetta) di Santa Maria degli Angeli[modifica | modifica wikitesto]

tela di F. Folchi,1877)

Fu il primo nucleo del sito, voluta direttamente nel 1216 dallo stesso San Francesco, riprendendo la semplicità di Assisi, così come il nome, dedicato all'evento dell'apparizione mariana al santo, avvenuto nello stesso anno. Il conte Orlando aiutò quindi a finanziare l'impianto originario, ma fu soltanto a partire dal 1250, per volere del cardinal Rainaldo da Segni e di Papa Innocenzo IV, che la chiesetta si ampliò nella dimensioni attuali, per esser quindi consacrata soltanto nel 1260.

Natività coi santi

Essa viene introdotta da un basso porticato situato a destra della Basilica Maggiore, ed alla quale si accede attraverso il portone. Il basso porticato comprende anche due ingressi al convento e una saletta, oggi adibita a mercatino, adiacente ad un passaggio verso il bosco della frazione Beccia.

L'interno della cappella si presenta ad aula unica, suddivisa in due parti da un tramezzo. Ristrutturata ed ampliata dopo il 1250, conservò della struttura primitiva soltanto la campana del 1257, presente sul campaniletto a vela.

Al suo interno, troviamo, sulle pareti, due tele del pittore fiorentino Ferdinando Folchi del 1877, raffiguranti una l'incontro tra San Francesco e il conte Orlando Catani presso la rocca di San Leo nel Montefeltro, quando quest'ultimo dona il sacro Monte della Verna al frate l'8 maggio 1213, l'altra raffigurante l'evento della dedicazione della chiesetta a Santa Maria degli Angeli.

L'Assunta

Ai due lati del tramezzo sono posizionati due rilievi in terracotta invetriata, uno raffigurante la Natività con San Francesco e San'Antonio, l'altro il Cristo in Pietà tra la Vergine e San Giovanni, entrambe opere di Andrea col figlio Luca II Bartolomeo detto "Il Giovane" Della Robbia; entrambe queste due opere sono datate tra il 1490 e il 1493.

Passando oltre il tramezzo, si può ammirare, sopra l'altare, il grazioso dossale, sempre in terracotta invetriata, raffigurante l Assunta che dona la sua sacra cintola a San Tommaso, tra i Santi Gregorio, Francesco e Bonaventura. Tale gesto affonda nella classica tradizione cristiana, che si diffuse in Toscana soprattutto nel X secolo. Il rilievo è attribuito al solo Andrea della Robbia, realizzato intorno al 1488.

Quadrante[modifica | modifica wikitesto]

Croce di legno posta sul piazzale del Quadrante

Il Quadrante è il piazzale lastricato del belvedere esterno, da cui è possibile accedere a tutti i luoghi visitabili del Santuario; circondato da un muro di pietra, deve il suo nome alla meridiana, l'orologio solare inciso sulla parete del campanile della Basilica.[3] Nel piazzale è presente una grande croce di legno, piantata nella roccia, oltrepassata la quale è possibile osservare il suggestivo panorama della valle del Casentino (sono visibili, tra l'altro, anche i resti del castello del Conte Orlando di Chiusi).
A sinistra si trova invece il pozzo della foresteria: si tratta di una cisterna del XVI secolo che veniva utilizzata per pellegrini e ospiti, un valido esempio di architettura spontanea, opera dei frati e delle varie maestranze che nel corso del tempo vi lavorarono.
Antistante al piazzale, vi è il loggiato della Basilica maggiore; sotto il loggiato di destra, terminato nel 1536 ma completamente ricostruito nel secondo dopoguerra, è presente un Crocifisso che abbraccia San Francesco, copia in bronzo tratta da una tela dello spagnolo Murillo ed opera di Vincenzo Rosignoli, donato alla Verna nel 1888 da papa Leone XIII. Lo stesso artista eseguì, nel 1903, la statua in bronzo raffigurante San Francesco con un fanciullo, posta al cancello d'ingresso dell'intero complesso religioso.

Basilica maggiore[modifica | modifica wikitesto]

Natività
Madonna del Rifugio
Annunciazione
Ascensione

La costruzione della Basilica maggiore fu iniziata a ridosso della chiesetta Santa Maria degli Angeli soltanto nel 1348, grazie al contributo del conte Tarlato di Pietramala, e terminata molto dopo, nel 1509, grazie al contributo dell'Arte della Lana di Firenze).

Prospiciente al piazzale del Quadrante, la Basilica fu dedicata alla Madonna Assunta, e consacrata nel 1568, quindi più volte rimaneggiata negli anni successivi. Essa è introdotta dal portico rinascimentale, che si prolunga sul fianco destro fino quasi al campanile, e presenta un impianto a croce latina a navata unica, con volte a crociera.
All'interno, troviamo altri importanti rilievi in terracotta invetriata; sulla parete di destra, vicino al portone d'ingresso, la Madonna del Rifugio (ovvero Madonna in trono con il Bambino tra i Santi Onofrio, Antonio abate, Maria Maddalena e Francesco), opera dei bottegai di Andrea Della Robbia, e datata 1500-1510.
Sempre proseguendo sul lato destro, si apre la piccola cappella delle Reliquie, risalente al 1635, dove sono conservati il saio del santo, al centro in alto un residuo del suo sangue, più altre reliquie custodite sotto vetro.
Proseguendo sempre sulla destra, si trova la seconda uscita della chiesa, quindi la cappella frontale della Natività, che conserva l'omonima opera di Andrea Della Robbia datata 1479. Ancora più avanti, vicino al presbiterio e all'ingresso della sagrestia, fu quindi ricavata ancora una piccola cappella laterale, voluta dal principe Piero Ginori Conti (cappella Ginori, appunto) sul finire del XIX secolo, consacrata dal vescovo Emanuele Mignone nel 1939, e sul quale spicca il secondo organo a canne.
Dietro il presbiterio si trova il coro, composto da due file di stalli in noce che nella parte centrale presentano tarsie raffiguranti Santa Maria Assunta, San Lorenzo e il Beato Giovanni, opera novecentesca di fra Leonardo Galiberti da Legnaia. Di qualità è il bancone del 1509, intarsiato da Piero di Zanobi. Sui due lati del presbiterio vi sono le due figure di San Francesco e Sant'Antonio abate (1475-80 circa).
La cappella laterale a sinistra del presbiterio, proprio dietro l'organo semplice, è invece dedicata all' Ascensione di Gesù, con l'imponente opera omonima in terracotta invetriata, di Andrea Della Robbia e il figlio Luca II Bartolomeo detto Il Giovane, eseguita nel 1480.
Tornando indietro sul lato sinistro della chiesa, la cappella frontale gemella con il colonnato è dedicata all' Annunciazione, e conserva l'opera omonima di Andrea della Robbia, datata 1475.
Proseguendo ancora indietro verso l'ingresso, la cappella San Michele, che conserva le spoglie del beato Giovanni della Verna (o da Fermo), frate del XIII secolo al quale apparve Cristo presso il luogo della cappella del faggio, una piccola costruzione in pietra nel bosco sovrastante il Santuario.

Organo a canne[modifica | modifica wikitesto]

Nella basilica si trova l'organo a canne Tamburini opus 300 inaugurato nel 1926. Restaurato ed ampliato nel 1951 e successivamente nel 1967 dalla ditta Cav. Giuseppe Zanin di Camino al Tagliamento (UD) portando i registri da 62 a 90 e le canne da 3000 a 5700. Operazioni sullo strumento sono state eseguite anche dagli stessi eredi di Tamburini e dalla ditta Pinchi di Foligno. Esso è a trasmissione elettrica ed ha due consolle, entrambe con quattro tastiere di 61 note ciascuna e pedaliera concavo-radiale di 32 note. Sopra l'ingresso della cappella Ginori è la meravigliosa cassa lignea che a suo tempo conteneva un interessante organo del 1586 attribuito a Onofrio Zeffirini di Cortona, e che contiene le canne della quarta tastiera (Eco espressivo). Di seguito la disposizione fonica dello strumento:

Prima tastiera - Positivo espressivo
Principale 8'
Ottava 4'
Decima quinta 2'
Decima nona 1.1/3'
Vigesima seconda 1'
Vigesima sesta 2/3'
Vigesima nona 1/2'
Ripieno 2 file
Corno inglese 8'
Viola dolce 8'
Flauto coperto 8'
Flauto a cuspide 4'
Flauto in XII 2.2/3'
Flauto in XV 2'
Decimino 1.3/5'
Piccolo 1'
Clarinetto 8'
Campane
Tremolo
Seconda tastiera - Grand'Organo
Principale 16'
Principale forte 8'
Principale 8'
Ottava I 4'
Ottava II 4'
Duodecima 2.2/3'
Decimaquinta 2'
Ripieno 2 file
Ripieno 2 file
Dulciana 8'
Flauto traverso 8'
Flauto traverso 4'
Sesquialtera 2 file
Fagotto 16'
Tromba 8'
Tromba a squillo 8'
Chiarina 4'
Voce umana 8'
Campane
Terza tastiera - Espressivo
Bordone 16'
Corno camoscio 8'
Ottava 4'
Decima quinta 2'
Ripieno 2 file
Ripieno 2 file
Viola di gamba 8'
Salicionale 8'
Bordone 8'
Flauto a camino 8'
Flauto armonico 4'
Nazardo 2.2/3'
Silvestre 2'
Larigot 1.1/3'
Voce celeste 8'
Tromba armonica 8'
Oboe 8'
Oboe dolce 8'
Campane
Tremolo
Quarta tastiera - Eco espressivo
Eolina 8'
Bordone d'eco 8'
Voce eterea 8'
Flauto dolce 4'
Ottava eolina 4'
Flautino 2'
Voce angelica 8'
Cromorno 8'
Campane
Tremolo
Pedale d'eco
Bordone 16'
Bordone 8'
Pedale
Acustico 32'
Contrabbasso 16'
Principale 16'
Principale 8'
Ottava 4'
Decima quinta 2'
Ripieno 6 file
Violone 16'
Subbasso 16'
Bordone 16'
Bordone 16'[4]
Gran quinta 10.2/3'
Bordone 8'
Violoncello 8'
Flauto 4'
Flautino 2'
Controfagotto 16'
Fagotto 8'
Fagotto 4'
Bombarda 16'
Trombone 8'
Clarone 4'
Campane

Corridoio delle Stimmate[modifica | modifica wikitesto]

Pietà (Santi Buglioni,1532)
Corridoio delle stimmate, Santuario della Verna

Uscendo dalla parte destra del portico rinascimentale della Basilica Maggiore, si trova dapprima il passaggio sul retro del Convento, connesso al sentiero pavimentato che conduce al piccolo parcheggio nel bosco, quindi, attraverso un arco su di un secondo portico, si trova l'accesso al corridoio delle Stimmate, totalmente coperto.
Qui si può ammirare su una piccola cappella aperta, dedicata al conte Checco di Montedoglio e contentente una Pietà tra i santi Giovanni Evangelista, Maria Maddalena, Francesco, Michele Arcangelo, Antonio da Padova e Girolamo, un rilievo in maiolica dipinta, opera dello scultore Santi Buglioni e dei suoi aiuti, databile 1525-1532 circa. Attraverso il passaggio ad arco si accede quindi aal Corridoio delle Stimmate, interamente coperto, edificato tra il 1578 e il 1582[5] .In questo corridoio si svolge, dal 1431, la giornaliera processione dell'ora nona. Il corridoio fu affrescato con alcuni episodi della vita di San Francesco; trattasi di diciotto riquadri, che furono realizzati da Baccio Maria Bacci in due tempi, tra il 1929 e 1962, in sostituzione degli affreschi seicenteschi di frà Emanuele da Como, già rinnovati nel 1840 da Luigi e Giovanni Ademollo, la cui opera è ancora visibile negli ultimi tre riquadri. A circa metà del corridoio, si trova, sulla destra, una porta di accesso all'esterno dove giace il "letto" di San Francesco. Si tratta di una piccola grotta, dove il santo si accingeva a riposare sulla nuda terra; a causa della razzìa della stessa terra della grotta nel corso degli anni, da parte di turisti e affini, fu successivamente posta una griglia ferrata di protezione sopra la terra stessa.
Il lato sinistro del corridoio è costeggiato da un sentiero esterno pavimentato e parallelo, al quale si accede ad altri luoghi di preghiera e di meditazione del santo come, ad esempio, il sasso spicco.
Proseguendo quindi tutto il corridoio fino in fondo, si giunge quindi all'antico Romitorio, quindi all'accesso della cappella delle Stimmate.

Cappella delle Stimmate[modifica | modifica wikitesto]

Crocifissione
Madonna con Bambino

Al fondo del Corridoio delle Stimmate, si giunge a un'aera caratterizzata da vari piccoli locali; sulla parte destra si apre la Cappella Loddi, con il passaggio verso l'antico romitorio. Più avanti, si accede alla saletta detta Cappella della Croce, con a sinistra l' oratorio di Sant'Antonio, la cappella di S. Bonaventura e di S. Sebastiano (quest'ultima che si affaccia sull'esterno del precipizio), mentre sulla sinistra la cappella della Madonna della Scala.

Più in fondo, si accede alla famosa saletta della cappella delle Stimmate, il cuore del santuario, che fu eretta sul luogo dell'evento miracoloso, intorno al 1263, a navata unica e coperta da volta a crociera. Sul pavimento, è segnalato da una lapide il luogo dove sarebbe avvenuto il miracolo delle Stimmate. Sopra la porta è un tondo di bottega di Andrea della Robbia e allievi di bottega con la Madonna con Bambino benedicente, del 1480-1485.
Sulla parete di fondo, è posta una monumentale pala centinata, sempre in terracotta invetriata, raffigurante la Crocifissione, fra angeli, con ai piedi la Madonna, San Giovanni San Francesco e San Girolamo dolenti, eseguita nel 1481 da Andrea della Robbia. Nei pressi della Cappella, dimorò per alcuni mesi nel 1230 anche San Antonio da Padova.

Aspetti naturalistici[modifica | modifica wikitesto]

Foresta Monumentale de La Verna[modifica | modifica wikitesto]

Di grande interesse naturalistico è la Foresta Monumentale de La Verna la quale è giunta fino ai giorni nostri anche grazie alla sapiente opera dei Frati Francescani che l'hanno curata nei secoli, in una perfetta armonizzazione tra uomo e natura. Il bosco principale è rappresentato dalla consociazione Abete Faggio, con esemplari che raggiungono i 50 metri di altezza e diametri fino a 180 cm. Nella zona nord-ovest del Santuario è presente la faggeta pura. La Foresta è caratterizzata anche da una straordinaria ricchezza botanica e dalla presenza di una numerosa fauna selvatica che annovera quattro specie di ungulati, il Cervo, il Daino, il Capriolo e il Cinghiale, oltre al loro predatore naturale, il Lupo. Sono presenti anche numerose specie di uccelli, tra cui i rapaci Gufo Reale e Falco Pellegrino. .

Note[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]