Cattedrale di Noto

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Coordinate: 36°53′29.76″N 15°4′15.53″E / 36.8916°N 15.0709806°E / 36.8916; 15.0709806

Basilica Cattedrale di San Nicolò
Cattedrale di Noto
Paese bandiera Italia
Regione Sicilia-Stemma.png Sicilia
Località Noto-Stemma.png Noto
Religione Cattolica
Diocesi Noto
Anno consacrazione {{{AnnoConsacr}}}
Architetto {{{Architetto}}}
Stile architettonico Barocco siciliano
Inizio costruzione {{{InizioCostr}}}
Completamento 1776
Demolizione {{{Demolizione}}}
Sito web sito ufficiale
La cattedrale di Noto dopo il restauro
Facciata

La chiesa Madre di San Nicolò a Noto è la cattedrale e chiesa principale della diocesi di Noto. La chiesa è dedicata a san Nicolò.

Indice

[modifica] Storia

L'edificazione della grandiosa basilica barocca ebbe inizio nei primi anni del Settecento, a seguito della ricostruzione post sisma del 1693. La facciata, la cui composizione va comparata con la parrocchiale di Versailles e le incisioni della chiesa di Saint Roch a Parigi, venne iniziata alla fine del 1767 (su un campanile è riportata la data 1768) su un progetto di Rosario Gagliardi del 1740 circa. Il lasso di tempo intercorso tra progetto, costruzione e completamento (sotto il controllo di Bernardo Labisi alla fine del '700) giustifica le differenze con i modelli del Gagliardi (e con la scenografia K), l'eclettismo e la tendenziale aspirazione neoclassicista. Evidenti sono infatti le incongruenze linguistiche tra i diversi elementi della composizione. Per esempio nella sopraelevazione dei campanili le paraste non sono ripetute come alla base, mentre i timpani arricciati indicano una influenza del '700 catanese. Le porte principali sono inoltre di ispirazione neocinquecentesca (tratte da Vignola o Domenico Fontana). Il finestrone centrale con "orecchie" e timpano curvilineo è ripreso invece dal repertorio di Andrea Pozzo ed è vicino ad alcune realizzazioni netine di Francesco Paolo Labisi (Chiesa del Carmine). Il prezioso monumento fu quindi ultimato nel 1776, anche se nel secolo successivo fu ricostruita la cupola, in stile neoclassico con tracce neobarocche, per sostituirne altre due crollate a causa dei terremoti. Nel secolo scorso, intorno agli anni cinquanta, furono apportati vari rifacimenti e modifiche nell'apparato decorativo, non sempre ben riusciti, come il trompe-l'oeil delle strutture verticali e la decorazione a tempera delle volte da parte dei pittori Arduino e Baldinelli, le radicali modifiche dell'altare maggiore e dell'antico organo e inoltre la sostituzione dell'originaria copertura a falde della navata centrale con un pesante solaio latero-cementizio che probabilmente fu una delle cause principali del crollo del 1996.

[modifica] Il crollo del 1996 e la ricostruzione

In seguito al terremoto del 13 dicembre 1990 la chiesa subì alcuni danni strutturali e già allora si pensò di chiuderla al culto e di sottoporla a restauri. Tuttavia non si fece in tempo a prendere tali provvedimenti.

La cattedrale dopo il crollo

La sera del 13 marzo del 1996, a causa di un grave difetto costruttivo (mai notato in precedenza) dei pilastri della navata centrale (riempiti "a sacco" con sassi di fiume anziché con conci in pietra squadrati), il primo dei piloni di destra che fa da sostegno alla cupola "per schiacciamento" rovinò al suolo, trascinando con sè nel crollo la cupola stessa e per effetto domino l'intera navata destra, la navata centrale e il transetto destro lasciando miracolosamente in piedi solo una piccola parte del tamburo. Fortunatamente non vi furono vittime, poiché a quell'ora la chiesa non era aperta al pubblico.

Dopo il devastante crollo, quel che un tempo era stato il gioiello più splendido di Noto sembrava inesorabilmente perduto. Nel gennaio del 2000, dopo una prima fase di sgombero delle macerie, hanno avuto inizio i lavori di ricostruzione e di restauro, eseguiti da maestranze locali, addestrate per l'occasione nell'utilizzo della pietra calcarea e delle tecnologie antiche. Inizialmente sono stati riedificati con conci squadrati in pietra e senza alcun uso del calcestruzzo armato i nuovi pilastri di destra, che conservano la forma e le fattezze di quelli originari, ma senza il difetto costruttivo che aveva causato il crollo della basilica. Quindi si è passati alla demolizione e alla successiva ricostruzione dei pilastri della navata sinistra, che riportavano le stesse gravi imperfezioni di quelli crollati. Successivamente sono ritornate all'antico splendore la navata centrale, la navata destra, i cupolini di destra, i contrafforti, gli archi trasversali e longitudinali. Ultimo capitolo della ricostruzione della Cattedrale è stato l'elevazione della nuova cupola, pressoché identica all'originale: da essa differisce solo per piccole correzioni, come l'ispessimento di pochi millimetri della base del tamburo. La nuova struttura di copertura della chiesa non è di tipo latero-cementizio ( come il solaio crollato risalente agli anni cinquanta ), ma è stata ricostruita come era originariamente con capriate in legno e manto in coppi siciliani, mentre le volte sono realizzate con il tradizionale incannucciato e gesso. Una volta completati i lavori di ricostruzione in muratura, sono stati ripristinati infine gli apparati decorativi in stucco, come capitelli, trabeazione e cornici.

La ricostruzione è stata dunque eseguita con gli stessi materiali e con le tecniche del Settecento, all'interno di un cantiere in cui si è coniugato tradizione e innovazione. Sono state utilizzate pietre locali come la pietra calcarea bianca per le strutture verticali, l'arenaria per le strutture archivoltate e la pietra di Modica per la pavimentazione, assemblate però con moderni metodi antisismici. Proprio per migliorare la resistenza ai forti terremoti si è fatto ricorso infatti a materiali come la fibra di carbonio.

A conclusione di questo lungo e complesso lavoro di ricostruzione e di restauro dell'esistente, dopo undici anni dal crollo, il 18 giugno 2007, la chiesa è stata riaperta al culto. Alla solenne cerimonia erano presenti il Presidente del Consiglio Romano Prodi, il capo della Protezione civile Guido Bertolaso insieme a gran parte delle autorità civili e religiose regionali e nazionali.

Oggi si sta lavorando ad una nuova decorazione pittorica, stilisticamente contestuale al '700, che è iniziata nell'estate 2009 dai pennacchi della cupola. Nella cerimonia tenutasi domenica 13 febbraio 2011 e presieduta dal vescovo di Noto Antonio Staglianò alla presenza delle autorità civili, tra le quali il commissario Vittorio Sgarbi e il ministro Stefania Prestigiacomo, è stato inaugurato il grande affresco della cupola, raffigurante "La Pentecoste", e dei pennacchi, con i quattro evangelisti, del pittore russo Oleg Supereko. Nella stessa occasione sono state inaugurate le vetrate del tamburo, realizzate dall'artista toscano Francesco Mori, già autore della copia della "fenestra rotunda magna" di Duccio da Buoninsegna nel coro del Duomo di Siena, e sono stati benedetti il nuovo altare, la croce e l'ambone in bronzo argentato di ispirazione berniniana dello scultore romano Giuseppe Ducrot, già autore di alcune opere per San Pietro in Vaticano e Montecitorio.

[modifica] Architettura e Arte

Interno

La grandiosa facciata in pietra calcarea tenera è un meraviglioso esempio di stile tardo barocco, cui non mancano elementi eclettici ed una marcata aspirazione neoclassicista. Si erge sulla sommità di una scenografica scalinata composta da tre rampe risalenti al Settecento ma ristrutturate agli inizi dell'Ottocento. La tipologia della facciata è a torri laterali ed è riferibile ad alcune composizioni francesi del '700, cui si ispiravano gli architetti del tempo. E' coronata da quattro statue tardo settecentesche (eseguite nel 1796 dallo scultore Giuseppe Orlando e raffiguranti gli evangelisti) e presenta nel primo ordine, fiancheggiati da slanciate colonne corinzie, tre maestosi portali: quello centrale è in bronzo e rappresenta episodi della vita di san Corrado Confalonieri da Piacenza, opera dello scultore siciliano Giuseppe Pirrone (1982).

La planimetria è a croce latina e a tre navate, cioè presenta la navata centrale+presbiterio e il transetto che si intersecano in corrispondenza della cupola. L'interno stupisce per la sua grandiosa semplicità: dopo i lavori di ricostruzione si presenta infatti completamente bianco, così com'era prima della realizzazione dei decori negli anni cinquanta. Nelle quattro cappelle della navata destra sono presenti le seguenti opere:1) Fonte battesimale in marmi policromi, Immacolata con Santi Martiri, dipinto olio su tela (sec. XVIII);2) Adorazione dei pastori, dipinto olio su tela, Giovanni Bonomo (1783); accanto all’ingresso laterale è stato ricomposto un mausoleo in marmo policromo del preposito Giovanni Di Lorenzo; 3) Madonna delle Grazie, bassorilievo in marmo dipinto (sec. XVI), decorazioni in stucco e sculture in stucco di S. Lucia e S. Agata, Assenza (1924); 4) Consegna delle chiavi a S. Pietro, dipinto olio su tela, G. Patania (1827). Sull'altare del transetto destro è collocata una statua lignea di S. Nicolò del sec. XVIII). La cappella di fondo della navata destra custodisce la preziosa arca d'argento cinquecentesca contenente le spoglie del Santo Patrono della città e della Diocesi di Noto Corrado Confalonieri (visibile solo in occasione delle festività dedicate al santo nei mesi di febbraio ed agosto). Nelle cappelle della navata sinistra sono presenti le seguenti opere:1) Miracolo di S. Francesco di Paola, dipinto olio su tela, attr. Costantino Carasi (sec. XVIII); 2) Spasimo di Sicilia, dipinto olio su tela, Raffaele Politi (1809); 3) Sacro Cuore, scultura lignea policroma; 4) Madonna e anime purganti, attr. Costantino Carasi (sec. XVIII), S. Michele, scultura in marmo di scuola gaginiana (sec. XVI). Sull'altare del transetto sinistro è collocato un Crocifisso, scultura in legno policromo proveniente dalla Chiesa della SS. Provvidenza in Noto Antica. La cappella di fondo della navata sinistra è dedicata al SS. Sacramento ed è ornata da raffinati stucchi realizzati nel 1899 dagli scultori Giuliano da Palazzolo e Senia da Noto. Nell'abside sono posti due troni vescovili con relativi sgabelli in legno scolpito e dorato (secc. XVIII-XIX), un coro ligneo, lo stemma in marmo del vescovo Angelo Calabretta al centro della pavimentazione, l’altare maggiore in marmo policromo con alle spalle il trittico (metà sec. XIX) raffigurante S. Nicolò al centro, S. Corrado a sinistra, e S. Guglielmo a destra.

Mons. Carlo Chenis, esponente di spicco della prima commissione di consulta per l'eccellenza estetica, ipotizzò a suo tempo un ciclo organico di pitture in cui fossero contemplati: la Gerusalemme Celeste con l’Assunta (volta della navata centrale); la Pentecoste e gli Evangelisti (cupola con i relativi pennacchi); Cristo benedicente (catino absidale); i sette sacramenti (vetrate della cupola); santi venerati nella Diocesi (vetrate della navata); la Madonna Scala del Paradiso patrona della Diocesi e quattro santi locali (transetto destro); la Croce con quattro padri della Chiesa (transetto sinistro). Un ciclo vastissimo che farebbe della Cattedrale di Noto un raro esempio di connubio stilistico dal barocco all’oggi. Una nuova commissione di consulta per l'eccellenza estetica,istituita dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e nominata dal Dipartimento Nazionale di Protezione Civile, sotto la direzione del Prefetto di Siracusa e composta da Vittorio Sgarbi, Luciano Marchetti, Mariella Muti, Paolo Marconi, Fabio Carapezza Guttuso e Francesco Buranelli(quest'ultimo successore del compianto mons. Carlo Chenis) ha poi dato incarico ad artisti contemporanei di fama nazionale ed internazionale per la esecuzione di affreschi sulla cupola e di alcuni bozzetti destinati alla collocazione di tele ad olio sugli altari del transetto e di opere scultoree nelle nicchie delle navate laterali. Alcune di queste opere (affreschi della cupola,del russo Oleg Supereko, vetrate del tamburo,del toscano Francesco Mori, altare, croce ed ambone, del romano Giuseppe Ducrot) sono state inaugurate il 13 febbraio 2011. Ventisei artisti di chiara fama concorrono oggi alle nuove decorazioni. Obbligatori, per partecipare al concorso per la decorazione del catino absidale, alcuni elementi da tenere in considerazione, relativi al contesto sacro: la presenza centrale del Cristo Pantocratore, dei quattro Dottori della chiesa, i santi Ambrogio, Crisostomo, Agostino, Gregorio Magno, la presenza della Madonna Scala del Paradiso, co-patrona di Noto, e ancora San Corrado Confalonieri. Un bando di gara destinato agli artisti, i cui progetti valutati dalla Commissione vedranno come premio per l' artista selezionato la possibilità di realizzare il progetto. La Cattedrale di Noto è di fatto uno degli ultimi grandi cantieri di arte sacra, in cui la Chiesa si è fatta committente, così come lo era nell'antichità, ristabilendo il suo ruolo di promotrice della bellezza. Un'esperienza, quella del bello autentico, come ricorda Benedetto XVI, nel suo discorso agli artisti, "non effimero né superficiale, non è qualcosa di accessorio o di secondario nella ricerca del senso e della felicità, perché tale esperienza non allontana dalla realtà, ma, al contrario, porta ad un confronto serrato con il vissuto quotidiano, per liberarlo dall'oscurità e trasfigurarlo, per renderlo luminoso, bello". I bozzetti (circa 50 opere del Grande cantiere "sacro" di Noto e 15 lavori di pittura e scultura di altri artisti che affrontano l'iconografia sacra) sono esposti dal 30 settembre al 27 novembre 2011 a Palazzo Grimani a Venezia in occasione della 54ma edizione della Biennale, Padiglione Italia, in una mostra dal titolo "L'ombra del divino nell'arte contemporanea Artisti per Noto e altrove", curata da Vittorio Sgarbi. Il bello che sprona l'esistenza di ciascuno, attraverso l'immagine del sacro, è affidata, in questa mostra, ad artisti quali: Francesco Mori e Roberto Altmann, Giuseppe Bergomi, Tullio Cattaneo, Vito Cipolla, Bruno d’Arcevia, Gaspare da Brescia, Stefano Di Stasio, Filippo Dobrilla, Giuseppe Ducrot, Roberto Ferri, Cesare Inzerillo, Ottavio Mazzonis, Rocco Normanno, Livio Scarpella, Demetrio Spina, Oleg Supereco, Croce Taravella, Giovanni Tommasi Ferroni. La stessa commissione sembra protendere intanto, in controtendenza alle proposte contemporanee, per la via più agevole, cioè per un parziale ripristino delle pitture a tempera su intonaco antecedenti al crollo, che erano state asportate prima della ricostruzione.

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