Scicli
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| Scicli | |||||||||
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| Stato: | |||||||||
| Regione: | |||||||||
| Provincia: | |||||||||
| Coordinate: | Coordinate: | ||||||||
| Altitudine: | 108 m s.l.m. | ||||||||
| Superficie: | 137,57 km² | ||||||||
| Abitanti: |
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| Densità: | 190,6 ab./km² | ||||||||
| Frazioni: | Cava d'Aliga, Donnalucata, Playa Grande, Sampieri | ||||||||
| Comuni contigui: | Modica, Ragusa | ||||||||
| CAP: | 97018 | ||||||||
| Pref. telefonico: | 0932 | ||||||||
| Codice ISTAT: | 088011 | ||||||||
| Codice catasto: | I535 | ||||||||
| Nome abitanti: | sciclitani | ||||||||
| Santo patrono: | San Guglielmo di Noto, penitente ; Santa Maria delle Milizie | ||||||||
| Giorno festivo: | ultimo sabato di maggio | ||||||||
| Sito istituzionale | |||||||||
Scicli è un comune di 26.215[1] abitanti della provincia di Ragusa.
Indice |
[modifica] Geografia
Scicli dista 24 chilometri da Ragusa. Il comune si situa sul mare a sud del capoluogo di provincia. Scicli è nella parte interna e collinare del comune. Scriveva così Elio Vittorini nel suo romanzo incompiuto Le città del mondo:
| « Uno degli anni in cui noi uomini di oggi si era ragazzi o bambini, sul tardi d'un pomeriggio di marzo, vi fu in Sicilia un pastore che entrò col figlio e una cinquantina di pecore, più un cane e un asino, nel territorio della città di Scicli. Questa sorge all'incrocio di tre vallini, con case da ogni parte su per i dirupi, una grande piazza in basso a cavallo del letto d'una fiumara, e antichi fabbricati ecclesiastici che coronano in più punti, come acropoli barocche, il semicerchio delle altitudini. È nell'estremità sud-orientale dell'isola; e chi vi arriva dall'interno se la trova d'un tratto ai piedi, festosa di tetti ammucchiati, di gazze ladre e di scampanii; mentre chi vi arriva venendo dal non lontano litorale la scorge che si annida con diecimila finestre nere in seno a tutta l'altezza della montagna, tra fili serpeggianti di fumo e qua e là il bagliore d'un vetro aperto o chiuso, di colpo, contro il sole...Ma la pietra la lasciò cadere, appena arrivato. Il volto di Rosario si era alzato radioso dinanzi ai suoi piedi dalla roccia che scendeva tra cielo e cielo. Insieme gli si era aperta dinanzi la città di Scicli, con le corone dei santuari sulle teste dei tre valloni, con le rampe dei tetti e delle gradinate lungo i fianchi delle alture, e con un gran nero di folla che brulicava entro a un polverone di sole giú nel fondo della sua piazza da cui parte e s'allarga verso occidente un ventaglio di pianura. Rosario era felice, indicandola al padre, come se avesse temuto di vederla svanire prima del suo arrivo.... Abbracciò il cane al collo, in un gesto di entusiasmo, e di nuovo indicò tutta la valle di case; poi i quartieri delle pendici ch'erano deserti e immobili nell'azzurro dell'ombra; poi la folla ch'era in fondo, immersa nel sole, e in essa indicò l'origine della musica che s'udiva vibrare ogni tanto, filtrata dalle diecimila stanze vuote e dalle gole d'organo della montagna. «Ma che cos'è? - domandò - È Gerusalemme?» Aveva negli occhi punte azzurre di sole che gli impedivano di distinguere che faccia facesse suo padre. L'udí in ogni modo rispondergli: «Non so che città sia». Egli, con questo, non aveva detto che non poteva essere la Città per eccellenza: «Gerusalemme o altro che si chiamasse....Come devono essere contenti in questa città!» Esclamò Rosario.... Rosario continuava: «È la più bella città che abbiamo mai vista. Più di Piazza Armerina. Più di Caltagirone. Più di Ragusa, e più di Nicosia, e più di Enna...» Il padre non lo negava. Egli considerava la pietra senza dir nulla, e Rosario poté soggiungere: - Forse è la più bella di tutte le città del mondo. E la gente è contenta nelle città che sono belle.... » |
[modifica] Storia
Scicli si estende su una larga pianura incastonata all’interno di tre valli strette ed incassate dette Cave (le valli di Modica, di Santa Maria La Nova, e di San Bartolomeo), originate da fratture tettoniche di epoca remotissima e divenute letto di corsi d’acqua torrentizi. Le sue origini sono molto antiche e risalgono, con ogni probabilità, al periodo siculo, quindi oltre tremila anni fa.Il nome Scicli si pensa che derivi da Šiclis, uno degli appellativi utilizzati per indicare i Siculi, i famosi popoli del mare che gli egiziani chiamavano Sheklesh. La presenza umana nel territorio di Scicli risale addirittura al periodo eneolitico, come dimostrano i ritrovamenti della Grotta Maggiore situata vicino all’Ospedale Busacca, datati fra l’età del rame e l’età del bronzo antico (III-II millennio a.C. – XVIII-XV secolo a.C.
La caratteristica conformazione del territorio con la presenza di cave e grotte carsiche, ha favorito la nascita di numerosi insediamenti rupestri. Oltre a quello preistorico di Grotta Maggiore, ricordiamo anche l’insediamento tardo bizantino del VII secolo d.C. sito in località Castellaccio, e l’insediamento rupestre bizantino (VIII secolo d.C.) e medievale (X-XI secolo d.C.) in località Chiafura, visibile sino ai nostri giorni.
Ritrovamenti archeologici, in particolare i resti di un abitato greco presso la foce dell'Irminio, testimoniano la presenza, o comunque dei contatti di primaria importanza con i greci. Così come Comiso e Ispica, Scicli vanta la propria discendenza dalla città greca-siracusana Casmene, fondata nel VII secolo a.C. Per motivi topografici l'ipotesi che Scicli possa discendere da Casmene è da considerare comunque non realistica.
Oltre ai resti greci sono state trovate tracce che testimoniano la presenza dei cartaginesi, presenti nell’isola fino alla conquista romana avvenuta nel III secolo a.C. Sotto il dominio romano Scicli divenne città "decumana", ovvero città sottoposta al tributo della "decima" consistente nel pagamento di un decimo del raccolto. Dopo la caduta dell’impero romano Scicli passò ai bizantini e subì, come altre città dell’Isola, le incursioni dei Barbari.
[modifica] Araba
Sotto il dominio Arabo, Scicli conobbe un periodo di notevole sviluppo agricolo e commerciale e lo storico arabo Edrisi nella prima metà del XII secolo, esaltò la prosperità economica di Scicli con queste parole:
“rocca di Siklah, posta in alto sopra un monte, è delle più nobili, e la sua pianura delle più ubertose. Dista dal mare tre miglia circa. Il paese prospera moltissimo: popolato, industre, circondato da una campagna abitata, [provveduto] di mercati, a’ quali vien roba da tutti i paesi. [Qui godesi] ogni ben di Dio ed ogni più felice condizione: i giardini producono tutta sorte di frutte; i legni arrivano di Calabria, d’Africa, di Malta e di tanti altri luoghi; i poderi e i seminati sono fertilissimi ed eccellenti sopra tutt’altri; la campagna vasta e ferace: ed ogni cosa va per lo meglio in questo paese. I fiumi [del territorio], abbondanti di acqua, muovono di molti molini.”
[modifica] Normanna
Si fa risalire all’anno 1091 la liberazione definitiva di Scicli dal dominio saraceno per opera di Ruggero d’Altavilla e il passaggio al dominio normanno. A questa battaglia, avvenuta nella Piana dei Milici è legata la leggenda della Madonna delle Milizie. Si narra che la battaglia finale, avvenuta nel marzo 1091, fu vinta dai Cristiani per l'intercessione della Vergine Maria scesa su un bianco cavallo a difesa di Scicli. Nella località dell’avvenimento venne costruita la chiesetta della Madonna dei Milici.
La battaglia è ricordata ogni anno con la Festa delle Milizie, una delle principali attrazioni folcloristiche di Scicli.
I Normanni (1090-1195) introdussero il sistema feudale già diffuso altrove, e Scicli ed altre città vicine furono considerate città demaniali. Nel 1093 Scicli viene ricordata come dipendente dalla diocesi di Siracusa.
Ai Normanni successero gli Hohenstaufen (Enrico VI del Sacro Romano Impero si impossessò del trono di Sicilia nel 1194). Nel 1255 durante la lotta dei Papi contro la casa Sveva, Papa Alessandro VI concesse alcuni territori tra cui Scicli, Modica e Palazzolo, a titolo di Feudo, a Ruggiero Fimeta “Rogerio Finente de Leontino” che si era ribellato agli Svevi. Ruggiero non arrivò mai a prendere il possesso della città perché fu sconfitto.
Anche sotto gli Hohenstaufen, Scicli conservó il privilegio di città demaniale. La sua storia segue quella della Sicilia, per cui con la caduta dei Hohenstaufen avvenuta nel 1266, passò sotto la dominazione Angioina, mal tollerata, a causa della politica di Carlo I d'Angiò che, diversamente dai suoi predecessori normanni e svevi, considerava il Regno di Sicilia territorio di conquista e di vantaggi economici e finanziari. La politica di Carlo D’Angiò fu causa di un’insurrezione in tutta la Sicilia, nota come i Vespri Siciliani. Il 5 aprile 1282 Scicli, insieme a Modica e Ragusa insorge contro le guarnigioni francesi del luogo cacciandole e ponendosi sotto la protezione di Pietro III d'Aragona.
[modifica] Aragonese
Fu sotto la dominazione aragonese che si formò la contea di Modica, e Scicli ne venne a far parte, seguendone le sorti sotto i Mosca (1283- 1296), i Chiaramonte (1296-1392), i Cabrera (1392-1477) e gli Enriquez-Cabrera (1477-1742). Dal 1535 al 1754 Scicli fu anche capoluogo di Sede d’Armi (circoscrizioni militari che erano dieci in tutta la Sicilia) e nel 1860, con un plebiscito, proclamò la sua annessione al Piemonte.
Scicli, con un passaggio graduale dal colle al piano, assunse la sua forma topografica tra il XIV ed il XVI secolo. La popolazione era aumentata notevolmente ma la peste del 1626 la ridusse drasticamente di quasi due terzi portandola da 11000 a 4000 abitanti circa. Dopo la peste, anche grazie ad agevolazioni economiche a favore di chi decideva di risiedere in città, si ebbe un nuovo sviluppo demografico, ma il tremendo terremoto del 1693 causò 3000 morti e la distruzione di gran parte della città. Da quelle macerie, Scicli rinacque in chiave barocca, e oggi è caratterizzata da numerosi edifici settecenteschi.
[modifica] Monumenti e luoghi di interesse
| Città tardo-barocche del Val di Noto Late Baroque Towns of the Val di Noto (South-Eastern Sicily) |
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| Tipologia | architettonico |
| Criterio | C (i) (ii) (iv) (v) |
| Pericolo | no |
| Anno | 2002 |
| Scheda UNESCO | inglese francese |
| Patrimoni dell'umanità in Italia |
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Dalla motivazione di iscrizione nella World Heritage List dell'Unesco:
| « ... La via Mormino Penna, per la ricca presenza di edifici del Settecento, e il palazzo Beneventano rappresentano un capolavoro del genio creativo umano dell'età tardo-barocca. Si può infatti dire che sia questa l'epoca che definisce nel complesso il continuum dell'ambiente urbano della via, in cui anche gfresli edifici che appartengono all'Ottocento e al Novecento si sono adattati all'immagine prevalente... Palazzo Beneventano, il più famoso edificio nobiliare di Scicli ed uno dei più interessanti della Sicilia barocca, inserito dal Blunt nella sua rassegna sul barocco siciliano e successivamente notato da numerosi altri autori, è per la sua unicità anch'esso un capolavoro, in particolar modo per l'aspetto scultoreo che caratterizza le sue due facciate fastosamente decorate dai lapidici locali... » |
Scicli è un centro del barocco ibleo della Val di Noto, Patrimonio dell'Umanità nella lista dell'heritage dell'UNESCO, tra i suoi principali monumenti si ricordano:
[modifica] Architetture civili
- Palazzo Beneventano: fu definito da Sir Anthony Blunt il più bel palazzo barocco di Sicilia, ("di un pallido colore giallo-oro che al sole acquista un'indescrivibile opulenza"). Si trova alle pendici del Colle di San Matteo in posizione baricentrica tra l'antica cittadella fortificata sita in cima all'altura e la moderna città settecentesca adagiata nei due canyons di Santa Maria La Nova e di San Bartolomeo (le "cave"). Caratteristici mascheroni "irriverenti" adornano i due monumentali prospetti legati da uno spettacolare cantonale. In cima a questo svetta lo stemma coronato dei Beneventano decorato da due teste di mori, ormai uno dei simboli della Città. È stato inserito nella lista del Patrimonio Mondiale dell'Umanità dall'Unesco.
- Palazzo Fava: uno dei primi e più monumentali palazzi barocchi della città, rappresenta il perno prospettico tra lo scenario naturale della cava di S. Bartolomeo e la fuga prospettica sul paesaggio antropizzato di piazza Italia e Corso Garibaldi. Notevolissime le decorazioni tardobarocche del portale d'onore e dei balconi su piazza Italia ma raggiunge l'apice del genio nell'unico balcone su via san Bartolomeo ornato di grifoni, mostri di ascendenza medievale e manieristica e svariate teste di moro.
- Palazzo Spadaro: sulla via F. Mormino Penna, è una delle sedi istituzionali del Comune. Rappresenta la prova tangibile del progressivo cambio di gusto dalla pomposa e scenografica poetica tardobarocca ad una raffinata e ricercata cultura rocaille. Il prospetto è leggermente curvo e segue l'impianto ancora medievale dell'antico Corso (via Francesco Mormino Penna). Gli interni sia sul piano architettonico che su quello puramente decorativo sono da riferire a rimodulazioni del XIX secolo. Visitabile, sede di numerose mostre temporanee.
[modifica] Architetture religiose
- Chiesa di San Matteo: simbolo di Scicli e chiesa Madre fino al 1874, è posta sul colle di San Matteo, sito della città vecchia. È l'edificio ecclesiastico più antico della Città, alcuni storiografi ne fanno risalire la fondazione all'epoca paleocristiana, altri alla dominazione normanna. Di certo esisteva durante il Medioevo nello stesso sito una grande basilica a tre navate con un alto campanile collocato a sud, dietro le absidi; l'attuale pianta dovrebbe rispecchiare per sommi capi quella medievale: tre navate a cinque campate che sfociano in un ambiente centrico formato dal transetto e dalle tre absidi rettangolari.
- Chiesa di Sant'Ignazio: della prima metà del '700; è la Chiesa Madre della città dal 1874, anno del trasferimento della Madrice dalla Basilica di San Matteo.
- Chiesa di San Giovanni Evangelista: la facciata concavo-convessa a tre ordini rivela influssi borrominiani (S. Carlino alle Quattro Fontane - Roma). L'interno a pianta ellittica coperta da una cupola (i finestroni si aprono direttamente sull'imposta della cupola) è preceduta da un endonartece e conclusa da un'abside. Gli stucchi e le decorazioni dell'interno sono del secolo XIX.
- Chiesa di San Giuseppe: si trova nel quartiere omonimo; l'interno è settecentesco e custodisce la statua lignea di S. Giuseppe laminata in argento e quella di S. Agrippina del '400.
- Chiesa di Santa Teresa: la facciata rivela influenze ancora legate alla tradizione architettonica precedente il terremoto del 1693. L'interno tardobarocco è uno dei più ricchi della provincia per gli stucchi, le tele, le sculture, le pavimentazioni a tarsie bianche e nere.
- Chiesa di San Bartolomeo Apostolo: risale ai primi anni del XV secolo; inserita nella "cava" omonima, la cui facciata a torre dei primi dell'800 riprende temi già sviluppati a Ragusa da Rosario Gagliardi (Duomo di S. Giorgio) e da fra' Alberto Maria San Giovanni Battista (Chiesa di S.Giuseppe) entrambi a Ibla. L'interno è ad unica navata a croce greca e si presenta sostanzialmente tardo barocco-rococò; custodisce uno spettacolare ciclo di stucchi che vanno dal '700 all'800.
- Chiesa di San Michele
- Chiesa di Maria Santissima della Consolazione: la struttura attuale delle navate resistette al sisma del 1693 e risale al 1600 circa; l'abside, il cupolino e gli ambienti adiacenti (Sala del Capitolo, Sagrestia) furono ricostruiti successivamente secondo uno stile pomposamente settecentesco-rococò; notevole la pavimentazione a tarsie marmoree del presbiterio nonché il fastoso organo settecentesco e gli stalli lignei ottocenteschi.
- Chiesa di Santa Maria La Nova: (di origini antichissime, dal 1994 è sede del Santuario di Maria SS. della Pietà. L'interno neoclassico a tre navate -con l'ampio abside quadrangolare di Venanzio Marvuglia- è frutto della ricostruzione ottocentesca della chiesa. )
- Convento dei Cappuccini: il complesso si estende fra le pendici delle rocciosa collina della Croce e l'altura argillosa della Bastita. Il convento fu costruito annesso a quella che era la chiesa di S. Agrippina. Il culto della santa si trasferì poi nella chiesa di San Giuseppe dove ancora rimane una bellissima statua del '400 ( di probabile scuola gaginiana) dedicata alla Santa.
- Convento della Croce: di origini tardomedievali, custodisce tra le sue vecchie mura due antichi chiostri porticati; l'interno della chiesa, rimodulato nel '700 con un ciclo di stucchi bianchi, conserva ancora numerose lapidi e sepolcri medioevali. La facciata, sobria ed elegante, è impreziosita da un portale con archivolto gotico-catalano, da tre stemmi (quello dell'Universtà di Scicli (il Comune), quello degli Enriquez e quello dei Cabrera) e da una porzione di cornice che apparteneva al rosone.
- Convento del Rosario, sull'omonimo colle.
- Convento e chiesa del Carmine: fra tutte le architetture ecclesiastiche della città il complesso del Carmine rivela la più elevata omogeneità stilistica fra le componenti architettoniche, scultoree e pittoriche: tutto concorre a creare un'atmosfera rococò (gli stucchi candidi, la luminosità dell'aula, le numerose tele). L'impianto architettonico ad aula unica è definito da uno splendido ciclo di stucchi monocromi attribuiti al Gianforma stuccatore palermitano allievo di Giacomo Serpotta.
[modifica] Architetture militari
- I Castelli
La città antica sorgeva sul colle di San Matteo, dove ancora oggi si trovano i resti di un Castello che rendeva l'antico abitato difficile da espugnare. Una struttura fortificata doveva comunque esistere già nel periodo bizantino come si evince da fonti arabe:“ l'anno duecentocinquanta (864-65)… I Musulmani, assediata Scicli, la presero”. L'assedio da parte degli arabi fa presupporre la presenza di un sistema di difesa fortificato a salvaguardia dell'abitato. Verso la metà del XIV secolo esistevano due Castelli: il Castellaccio “castrum magnum” ed il Castello dei tre Cantoni “castrum parvum” ambedue in contrada Castellaccio.
[modifica] Economia
L'economia di Scicli è basata quasi esclusivamente sull'agricoltura intensiva e sulla produzione di primaticci. La coltivazione in serre, di cui tutta la fascia costiera è coperta, sta raggiungendo il primo posto fra le risorse economiche della città e della provincia. Scicli vanta la costruzione della prima serra per primaticci, ideata dal genio Ignazio Fiorito, che all'epoca, si fece mandare dalla Pirelli di Milano, dei teli di plastica che lui utilizzò per coprire le colture e proteggerle dalle gelate e dagli agenti atmosferici. La prima serra nacque in contrada Pezza Filippa, a ridosso del mare. Oltre ai primaticci e alla serricoltura, particolare importanza riveste anche la produzione di agrumi, olio, carrube, vino e fiori. Scicli è la capitale provinciale delle produzioni di infissi in alluminio e tutto quello che concerne questo settore, con la presenza nel territorio di svariate aziende, di piccole, medie, e grandi dimensioni, che esportano il prodotto finito, in tutta Italia e a volte anche all'estero.
Abitanti censiti 
[modifica] Cultura
[modifica] Scicli in letteratura
Elio Vittorini si sofferma sulla sua morfologia ne "Le Città del Mondo":
| « La città di Scicli sorge all'incrocio di tre valloni, con case da ogni parte su per i dirupi, una grande piazza in basso a cavallo di una fiumara, e antichi fabbricati ecclesiastici che coronano in più punti, come acropoli barocche, il semicerchio delle altitudini... » |
Pier Paolo Pasolini visitò da giornalista la città vecchia (Chiafura) scavata nella roccia che sovrasta il centro storico, descrivendola come:
| « una specie di montagna del Purgatorio, coi gironi uno sull'altro, forati dai buchi delle porte delle caverne saracene, dove la gente ha messo un letto, delle immagini sacre o dei cartelloni di film alle pareti di sassi e lì vive, ammassata, qualche volta col mulo. » |
Leonardo Sciascia è stato più volte a Scicli, dove teneva conferenze e incontri e dove viveva l'amico e pittore Piero Guccione, sciclitano di nascita.
[modifica] Manifestazioni
- Festa delle Milizie: I festeggiamenti, che hanno inizio ogni anno, a fine maggio, durano una settimana. Il momento più significativo della festa è la rappresentazione teatrale, il sabato, di una "moresca" a ricordo di una battaglia avvenuta nel 1091 per la liberazione della Sicilia dal dominio saraceno; nella rappresentazione, che si tiene ogni anno da tempo immemorabile, si fronteggiano i Turchi (i Saraceni) capeggiati dall'Emiro Belcane e i Cristiani (i Normanni) guidati dal Gran Conte Ruggero d'Altavilla. Nella rappresentazione, vengono ricreati gli ambienti suggestivi della lotta e attori popolari con abiti d’epoca e armi, recitano sulle strade ripercorrendo i momenti più importanti della battaglia, che si conclude con l'intervento miracoloso della Vergine Maria (detta "delle Milizie" o "dei Milici"), che, scesa dal Cielo in groppa ad un Bianco Cavallo, libera la città dall'assedio straniero. La tradizione vuole che Maria Santissima delle Milizie rappresenti l'Addolorata, molto venerata dagli sciclitani, cui sono anche dedicate due processioni e due culti (nella Chiesa di Santa Maria La Nova e nella chiesa di San Bartolomeo).
- Il Gioia: Al culmine della Settimana Santa, il giorno di Pasqua viene festeggiata la Resurrezione di Cristo, detto l'Uomo Vivo, al grido di "Gioia", da cui per antonomasia il Gioia (con l'articolo al maschile). La statua lignea del Cristo, opera settecentesca attribuita a Civiletti e custodita nella Chiesa di Santa Maria La Nova, viene portata in processione per le vie della città e fatta ondeggiare e ballare in segno di gioia per tutto il giorno sino a tarda ora. Di recente il cantautore Vinicio Capossela ha dedicato una delle sue canzoni a questa caratteristica festa.
- La Cavalcata di San Giuseppe: il sabato precedente il 19 marzo (o quello successivo) dalla Chiesa di San Giuseppe parte una processione di cavalli e cavalieri per le vie della città di Scicli. Figuranti che rappresentano San Giuseppe e la Vergine Maria guidano il corteo che passa nei vari quartieri in cui vengono allestiti dei falò, dei fuochi detti Pagghiari, dove i cavalieri e la gente che segue la cavalcata accende dei fasci di stoppie dette ciaccàre. I cavalli sono bardati con manti di violaciocche, dette bàlicu, e gigli selvatici (spatulidda) composti a modo (nelle settimane precedenti) per rappresentare scene religiose o simboli della città (leone rampante, stemma, San Giuseppe, Gesù, la croce...). Campanacci, sonagli, testiere, ed altri ornamenti completano le bardature.
Il 19 marzo la stessa processione si fonde a quella religiosa di San Giuseppe. La rappresentazione vuole ricordare la fuga in Egitto di Giuseppe e Maria, dopo l'editto di Erode. La sera del sabato della Cavalcata nel sagrato della chiesa di San Giuseppe si svolge una Cena per raccogliere offerte per la parrocchia e i poveri, e i cavalli e cavalieri della Cavalcata presenziano alla Cena, alla fine della quale verranno premiati i migliori manti infiorati. - Sagra della seppia si svolge a Donnalucata nel fine settimana che precede il 19 marzo in occasione dei festeggiamenti di San Giuseppe. Lungo la via Pirandello sono allestiti gli stands che propongono specialità a base di seppie pescate al largo di Donnalucata e cucinate secondo la tradizione locale.
Al termine della sfilata, chiamata "la Cavalcata" si celebra il concorso con la premiazione per la bardatura migliore. - Marzo Mese Della Cultura: da qualche anno a questa parte è stato istituito il Marzo A Scicli, Mese Della Cultura, che prevede un cartello fitto di eventi che variano dall'arte con mostre, estemporanee di pittura, al cinema con cineforum organizzati dalle associazioni culturali, al folklore con le feste di primavera (La cavalcata di San Giuseppe di Scicli e Donnalucata), e vari altri appuntamenti di tipo culturale.
- Sagra del Pomodoro o festa del grappolino a Sampieri: festa del pomodoro a grappolo di produzione locale, il 1 maggio. Oltre al pomodoro spazio viene dedicato agli altri prodotti orticoli e ai formaggi. In occasione della sagra viene anche allestita una fiera dell'artigianato a cui prendono parte numerose aziende provenienti da tutta Italia.
- Basole Di Luce festival: si tiene nel mese di agosto. Il suo nome vuole magnificare la luce riflessa sulle basole delle vie del centro storico, diventato patrimonio dell’umanità da quando l’Unesco ha inserito Scicli bella World Heritage List. Basole di Luce Festival prevede una serie di manifestazioni di carattere culturale, con spettacoli musicali, teatrali e di intrattenimento incentrati sul confronto tra le etnie e i popoli.
- Carnaluvaru ra Stratanova: il Carnevale da anni viene festeggiato in Corso Umberto, detto dagli scilitani "A Stratanova" (la strada nuova) e si svolge con manifestazioni, sketches in maschera, sfilate e carri allegorici.
- Natale a Scicli: nel quartiere storico di Scicli, la Cavuzza Di San Guglielmo si svolge il tradizionale presepe vivente, immerso in una vallata con una fitta vegetazione di fichi d'India.
[modifica] Gastronomia Sciclitana
La sua tipicità proveniente da ingredienti legati all'economia del territorio, prevalentemente agricolo e marinaro, trova fondamento nella cultura, negli usi e nelle tradizioni del popolo sciclitano. Le ricette, i sapori, le portate non sono altro che la rappresentazione di ciò che è stato il suo passato storico fatto di dominazioni e di mescolanza di culture, di usi e tradizioni diverse, di intenso lavoro e di innumerevoli sacrifici, di adeguata combinazione di ingredienti e di sapori, di adattamento ad eventi, a feste laiche o religiose.
Gli ingredienti fondamentali sono le carni (vitello, maiale, agnello, pollame, coniglio, tacchino), i formaggi, la ricotta, la pasta di grano duro, gli ortaggi, il miele, le mandorle, i cereali, le olive, l'origano, i capperi, il rosmarino, la salvia, il peperoncino, la menta, l'estratto di pomodoro ed i pomodori secchi.
Nelle tre borgate marinare di Scicli (Donnalucata, Cava D'Aliga e Sampieri) la cucina si basa prevalentemente sul pescato (seppie, polipi, gamberi, tonno, acciughe, sarde, sgombri, orate, spigole, cernie, triglie, ecc.).
[modifica] Arte
| È stato proposto di dividere questa voce in più pagine, intitolate Gruppo di Scicli.
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Da Scicli prende nome una scuola di pittura e scultura contemporanea, detta Gruppo di Scicli, su cui hanno scritto Marco Goldin, Susan Sontag ed altri, e di cui fanno parte Piero Guccione, Franco Sarnari, Franco Polizzi, Carmelo Candiano, Sonia Alvarez, Mimmo Fiorilla, Paolino, La Cognata ed altri. 1981, Renato Guttuso intervistato da Luca Liguori per il quotidiano Il tempo parla del deserto della pittura italiana e della “purezza d’intenti” di un gruppo di artisti che operano nell’estrema periferia, lontani dal dinamismo delle metropoli, dalle Biennali d’arte, dalla velocità consumistica alla quale neppure l’opera d’arte riesce a sottrarsi.
Dice Guttuso: “Queste isole di purezza di intenti ci sono. Soltanto che l’organizzazione della vita artistica italiana è stata talmente inquinata e corrotta che è difficile individuarle, conoscerle. Io, che sono uno che ama queste cose, qualcuna di queste isole le conosco e questo fatto mi induce a una profonda malinconia perché vedo che sono momenti di una vita eroica assolutamente senza sbocco perché la situazione attuale non lo consente. Ti faccio un esempio: a Scicli, che è un paesino della Sicilia dove sono andati a vivere dei giovani artisti, Guccione e Sarnari, c’è una piccola scuola di pittori di cui l’Italia non sa nulla, di cui le Biennali non sanno niente, non vogliono saperne o non gliene importa niente di saperlo. Questo non è giusto”.
Guttuso si riferiva a quello che è oggi conosciuto come Il Gruppo di Scicli, un gruppo di artisti che per traiettorie e motivi diversi cominciano a frequentarsi con assiduità, motivati da comuni interessi per la pittura e la scultura e, nello stesso tempo, disponibili a partecipare ai processi di animazione culturale della città insieme ad alcuni amici che avevano dato vita al Movimento Culturale Vitaliano Brancati. Piero Guccione e Franco Sarnari si incontrano e si frequentano fin dalla metà degli anni Cinquanta. Si ritroveranno a Scicli nel 1971. Franco Sarnari si stabilisce nella campagna iblea. Piero Guccione, nel corso degli anni Settanta, pur abitando a Roma, si ferma a dipingere per molti mesi, dalla tarda primavera fino all’autunno inoltrato nella sua casa di Punta Corvo, davanti al Mar Mediterraneo. Alla fine degli anni settanta deciderà di stabilirsi in Contrada Quartarella tra Modica e Scicli con Sonia Alvarez, marsigliese, conosciuta a Parigi nel 1976, sua compagna. Una decisione coraggiosa quella di abbandonare i centri metropolitani dove l’effervescenza culturale e artistica era di gran lunga superiore e dove i riconoscimenti erano stati notevoli e significativi.
Franco Polizzi e Carmelo Candiano, di una generazione più giovane, finita l’Accademia di Venezia, decidono, tra il 1978 e il 1980, di tornare a Scicli. Nello stesso periodo molti sono gli incontri in casa di Guccione a Punta Corvo per costituire un movimento culturale che potesse incidere sul territorio. Nel 1980 si costituisce formalmente il Movimento Culturale Vitaliano Brancati. L’uscita ufficiale avviene nel contesto degli Incontri d’Autunno una serie di iniziative culturali organizzate con Il Giornale di Scicli, il foglio locale al suo terzo anno di vita, con una mostra di Piero Guccione sul carrubo, simbolo degli iblei, e un bon à tirer, curata da Franco Sarnari, della Stamperia Il Bisonte di Firenze. Nel 1981 si svolgono le marce per la pace per contrastare l’installazione dei missili Cruise alla base Nato di Comiso. Per l’occasione Franco Sarnari sperimenta le prime Cancellazioni sfigurando le cartoline di alcune città siciliane a voler evocare i disastri della guerra. Il 1981 è l’anno in cui Franco Polizzi realizza una grande tela con l’immagine della città di Scicli commissionata dall’Amministrazione Comunale per l’aula consiliare.
Nel frattempo arriva un invito da Palermo per una mostra alla Galleria La Tavolozza dal titolo “Ombre e Luci del Sud” alla quale partecipano Sonia Alvarez, Carmelo Candiano, Piero Guccione, Franco Polizzi e Franco Sarnari. È in occasione di quest’esposizione che Luca Liguori intervista Renato Guttuso le considerazioni del quale rafforzano la coscienza del Gruppo. Nel dicembre del 1982 Guccione individua alcune ragioni dell’esistenza isolana come un “necessario e vitale meccanismo di difesa messo in atto per tentare ciscuno di ricostruire la propria identità contro l’invadenza alienante della cultura di consumo”. Fare gruppo non significa sentirsi legati da enunciazioni di poetica ma dichiarare il valore dell’individualità, la libera e personale ricerca di ognuno espressa in opere di qualità. In occasione della mostra “Ibla Mediterranea” che si tiene a Modica nello stesso anno e alla quale espongono Sonia Alvarez e Piero Guccione, si fa notare Giovanni La Cognata che nella primavera dell’anno successivo, espone a Ragusa insieme a Candiano e a Polizzi. Nello stesso anno vengono guardate con attenzione le opere di Salvatore Paolino, di Piero Roccasalva e di Guglielmo Puzzo. Il viaggio in nove città siciliane tra l’estate del 1989 e la primavera del 1990 ne è una testimonianza. Il Gruppo espone a Donnalucata, Siracusa, Sciacca, Palermo, Marsala, Catania, Messina, Enna, Vittoria.
È l’occasione per trovare le ragioni per questa realtà figurativa: lasciare le metropoli e riappropriarsi di un rapporto privilegiato con la natura come sede di una storia rallentata. Li legava allora e li lega ancora oggi il poter esprimere la fiducia nei mezzi dell’arte attraverso i mezzi della pittura e della scultura e attraverso una attenzione verso la storia della forme tenendo presente l’arte degli ultimi secoli restituita nella poetica personale.
I percorsi di ciascuno degli artisti che fanno parte del Gruppo di Scicli sono molto diversi vuoi per esperienze generazionali, vuoi per formazione, vuoi per i fantasmi soggettivi. Due anni dopo nel 1991 arriva l’invito a esporre a Santa Sofia di Romagna per la XXXV Edizione del Premio Campigna. Viene deciso di partecipare con un gruppo allargato di quattordici artisti (Alvarez, Candiano, Caruso, Chessari, Fiorilla, Guccione, La Cognata, Lissandrello, Paolino, Polizzi, Puzzo, Roccasalva, Sarnari). Si fa strada l’idea di proporsi come gruppo aperto. Molti critici cominciano a guardare con interesse alle singole personalità del Gruppo: Tassi, Crispolti, Giuffrè, Trombadori, Del Guercio, Sgarbi, Vallora, Dalai, Emiliani, Bossaglia, Troisi, Berbera.
Una verifica dei mutamenti della pittura dei singoli artisti con il trascorrere degli anni si ha in occasione delle due mostre palermitane del 1997 alla galleria ’61 e a Villa Trabia e, nel 1999 alla Galleria Marieschi di Monza. Nel frattempo si scoprono nuovi talenti. Franco Sarnari, nel corso dell’insegnamento all’Accademia di Belle Arti di Catania nota due studenti: Piero Zuccaro e Giuseppe Puglisi. Il primo fa una pittura materica, mediante la quale trasfigura alcuni brani della città di Catania, il porto, le navi, i riflessi delle imbarcazioni sulla superficie dell’acqua, le stanze della sua casa. Il secondo con un fare pittorico che coniuga grafia e sapienti impasti cromatici affronta immagini della città con una attenzione allo stesso Sarnari e a Tornabuoni.
Tra il 1998 e il 1999 viene notato Giuseppe Colombo. Aveva frequentato l’Accademia a Roma ma, subito dopo, torna a Modica. Nel 1999 partecipa insieme a Piero Guccione, Franco Sarnari e Piero Roccasalva alla realizzazione del Tondo per la volta del Teatro Garibaldi a Modica e viene considerato, oggi, uno degli esponenti giovani di maggior talento del Gruppo di Scicli.
Al 1999 risale al partecipazione alla mostra “Opere Insieme” presso palazzo Mormino di Donnalucata, di Sandro Bracchita, che si pone all’attenzione con delle incisioni. Iudice espone con il Gruppo in una mostra a palazzo Spadaro nel 1994 e la sua presenza si fa più assidua tra il 1999 e il 2000. Negli ultimi anni si è unito lo scultore Rosario Antoci.
Nel 2004 si tiene a Catania la mostra a Le Ciminiere con quindici artisti (Alvarez, Antoci, Bracchitta, Candiano, Chessari, Colombo, Guccione, Iudice, La Cognata, Lissandrello, Paolino, Polizzi, Puglisi, sarnari, Zuccaro). La mostra a Catania, polo culturale ed economico dell’isola, aveva il significato di consolidare il rapporto tra questo gruppo di artisti e la Sicilia e quello di confermare una raltà che, a buon diritto, s’impone come presenza significativa nel panorama figurativo italiano.
Ad Assisi dal 16 settembre al 19 ottobre 2006 presso la sala dei beni Culturali Cappuccini sono in nove: Sonia Alvarez, Carmelo Candiano, Giuseppe Colombo, Piero Guccione, Salvatore Paolino, Franco Polizzi, Giuseppe Puglisi, Franco Sarnari, Piero Zuccaro, un appuntamento che conferma l’aspetto più esaltante dell’avventura del Gruppo che, come scrive Pier Luigi Neri, Assessore alle Attività Culturali della Provincia di Perugia: “ …ripete quello stesso miracolo d’equilibrio, con immutata passione, decennio dopo decennio, generazione dopo generazione, quasi svolgendo un filo di ispirazioni e di memorie locali che sanno diventare linguaggio nazionale ed europeo a tutto tondo”.
[modifica] Amministrazione
Sindaco: Giovanni Venticinque (centrodestra) dal 16/06/2008
Centralino del comune: 0932 839111
Posta elettronica: comune.scicli@tiscali.it
[modifica] Sport
- Calcio
La U.P. Scicli, ha avuto i suoi momenti di migliori alla fine degli anni 70, quando partecipò al campionato italiano di serie D (oggi equivalente ad una C1), e la città salì agli onori della cronaca sportiva per i successi e il vivaio che seppe coltivare in questa parte di Sicilia. La Cristo Risorto - Pro Scicli. In origine era la seconda squadra di calcio della città. Oggi è la più bella realtà sportiva in provincia di Ragusa dopo la conquista della serie a nel calcio a 5. Nel dopoguerra veniva organizzata la coppa Città Di Scicli. In quegli anni, la formazione dello Scicli calcio, poteva contare su nomi di rilievo e di prestigio come Sandro Ciotti, Falcone, Spolverino, Riceputo ed altri, che riusciva (lo Scicli Calcio) ad infervorare i tifosi locali per il suo ruolo di leadership che aveva non solo in provincia, ma anche e soprattutto a livello regionale, rappresentava per tutti i giovani della città l'emblema ed il fenomeno da imitare.
- Pallacanestro
La "Fernando Ciavorella" è una delle più antiche società di basket d'Italia. Nata nel 1964, con codice FIP 196, è la più antica società della provincia di Ragusa che opera nella pallacanestro. Anch'essa ha i suoi momenti migliori negli anni '80 quando fece la serie D e per motivi economici dovette rinunciare a traguardi più ambiziosi. Negli anni '90 fu promossa in serie C2, con alla presidenza il dott. Giuseppe Carestia. Da essa è passato il fior fiore della bella gioventù sciclitana e ancora oggi svolge un ruolo essenziale nell'attività motoria di gruppo, con diverse compagini giovanili. La direzione tecnica è affidata al prof. Santo Carestia, laureato in Scienze Motorie allo I.U.S.M. di Roma collaborato dall'allenatore Alberto Carestia.L'attuale presidente della società è il dott. Vincenzo Inì.
- Pallamano
La Libertas Scicli di pallamano, oggi purtroppo non esistente, fu per diversi anni la speranza e la conferma del carattere sportivo della gioventù locale. Una squadra che arrivò alla serie A2 e che per motivi essenzialmente economici non poté fare il salto di qualità più alto.
- Pallavolo
La pallavolo in città si identifica con la Uisp, una società che per tanti anni fu al centro dell'attività motoria del paese. Partecipò a campionati regionali con risultati apprezzabili, che non trovarono il seguito però, soprattutto a livello di dirigenza, per cui la società si dedico in maniera più completa all'attività ginnica da un punto di vista sociale.
[modifica] Atletica
L'atletica ha due nomi da premiare, Franco Ruscica e Gianni Voi. A loro due si deve il boom dei giovani che ancora oggi si dedicano a questo sport e con risultati sia a livello regionale, che nazionale e mondiale. Il primo ha sfornato piccoli campioncini che si sono affermati anche nelle prove nazionali; il secondo contribuisce all'organizzazione della gara di mezzofondo su strada più importante in Italia, il Memorial Peppe Greco, gara podistica nata nel 1990 per ricordare Peppe Greco, un giovane medico modicano morto in un incidente stradale.
ALBO D'ORO
- I Edizione 07/10/1990 Giorgio Adamo 32’54”
- II Edizione 1991 Giorgio Adamo -
- III Edizione 10/10/1992 Geri Interrante 19’24” km 6,500
- IV Edizione 10/10/1993 Francesco Bennici 23’24” km 8,300
- V Edizione 02/10/1994 Paul Tergat (Kenya) km 10
- VI Edizione 07/10/1995 Haile Gebrselassie (Etiopia) 28’39” km 10
- VII Edizione 05/10/1996 Haile Gebrselassie (Etiopia) 28’42” km 10
- VIII Edizione 28/09/1997 Haile Gebrselassie (Etiopia) 28’22” km 10
- IX Edizione 04/10/1998 Haile Gebrselassie (Etiopia) 28’59” km 10
- X Edizione 26/09/1999 Paul Tergat (Kenya) 29’31” km 10
- XI Edizione 08/10/2000 Brahim Lahlafi (Marocco) 28’38” km 10
- XII Edizione 30/09/2001 Hailu Mekonnen (Etiopia) 29’19” km 10
- XIII Edizione 29/09/2002 Charles Kamathi (Kenya) 28’31” km 10
- XIV Edizione 28/09/2003 Kenenisa Bekele (Etiopia) 28’50” km 10
- XV Edizione 26/09/2004 Sileshi Sihine (Etiopia) 28’41” km 10
- XVI Edizione 25/09/2005 Stefano Baldini (Italia)
- XVII Edizione 19/08/2006 Martin Lel (Kenya) 28'45"
- XI Edizione Donne 08/10/2000 Lucilla Andreucci 16’49” km 5
- XII Edizione 30/09/2001 Merima Denboba (Etiopia) 16’32” km 5 (primato della corsa)
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