Scicli

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Scicli
comune
Scicli – Stemma
Scicli – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Sicily.svg Sicilia
Provincia Provincia di Ragusa-Stemma.png Ragusa
Amministrazione
Sindaco Francesco Susino dal 21/05/2012
Territorio
Coordinate 36°47′28.96″N 14°42′08.95″E / 36.791378°N 14.702486°E36.791378; 14.702486 (Scicli)Coordinate: 36°47′28.96″N 14°42′08.95″E / 36.791378°N 14.702486°E36.791378; 14.702486 (Scicli)
Altitudine 106 m s.l.m.
Superficie 137,57 km²
Abitanti 27 033[1] (30-12-2013)
Densità 196,5 ab./km²
Frazioni Cava d'Aliga, Donnalucata, Playa Grande, Sampieri, Lido Bruca, Arizza
Comuni confinanti Modica, Ragusa
Altre informazioni
Cod. postale 97018
Prefisso 0932
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 088011
Cod. catastale I535
Targa RG
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Nome abitanti sciclitani
Patrono Madonna delle Milizie; beato Guglielmo Buccheri o Guglielmo da Noto
Giorno festivo Rispettivamente: Ultimo Sabato di Maggio; 4 aprile
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Scicli
Posizione del comune di Scicli nella provincia di Ragusa
Posizione del comune di Scicli nella provincia di Ragusa
Sito istituzionale
« È la più bella città che abbiamo mai vista. Più di Piazza Armerina. Più di Caltagirone. Più di Ragusa, e più di Nicosia, e più di Enna. Più di Modica e più di Gela... Forse è la più bella di tutte le città del mondo. E la gente è contenta nelle città che sono belle... »
(Elio Vittorini, Le Città del Mondo, 1969)

Scicli (Scichili in siciliano) è un comune italiano di 27.033 abitanti[2] della provincia di Ragusa in Sicilia.

Monumentale città barocca dalle forme di un eccelso presepe vivente, nel 2002 il suo centro storico è stato insignito del titolo di Patrimonio dell'Umanità da parte dell'UNESCO, insieme con il Val di Noto.

Geografia[modifica | modifica sorgente]

Scrive così Elio Vittorini nel suo romanzo incompiuto Le città del mondo:

« La città di Scicli sorge all'incrocio di tre valloni, con case da ogni parte su per i dirupi, una grande piazza in basso a cavallo di una fiumara, e antichi fabbricati ecclesiastici che coronano in più punti, come acropoli barocche, il semicerchio delle altitudini... »

Scicli dista 24 chilometri da Ragusa. Il suo territorio comunale si estende dal mare alle propaggini meridionali del tavolato ibleo. I paesaggi sono molto varî: si passa dalla costa (alternando quella bassa e sabbiosa a modeste falesie calcaree) coperta dalla macchia mediterranea ai pendii dolci di origine alluvionale dell'entroterra con ulivi, mandorli e carrubi fino a giungere ai rilievi calcarei della parte settentrionale e interna in cui sorge il capoluogo. Il territorio comunale è solcato da diversi corsi d'acqua i quali hanno tutti carattere torrentizio e pressoché stagionale fatta eccezione per l'Irminio; gli altri principali torrenti intercettano il centro di Scicli e sono il Mothucanus o torrente Modica-Scicli, il torrente di S. Maria La Nova e quello di S. Bartolomeo. Nei millenni ognuno di questi ha scavato nel tavolato profonde gole che oggi caratterizzano il paesaggio. La città moderna è adagiata nella conca in cui questi tre canyon confluiscono.

Clima[modifica | modifica sorgente]

Dal 2011 a Donnalucata è operativa una Stazione Meteorologica di tipo amatoriale per il monitoraggio delle condizioni climatiche sul territorio circostante.[3]

Storia[modifica | modifica sorgente]

La presenza umana nel territorio di Scicli risale addirittura al periodo eneolitico, come dimostrano i ritrovamenti della Grotta Maggiore situata vicino all'Ospedale Busacca, datati fra l'età del rame e l'età del bronzo antico (III-II millennio a.C. – XVIII-XV secolo a.C.)

La caratteristica conformazione del territorio con la presenza di cave e grotte carsiche, ha favorito la nascita di numerosi insediamenti rupestri. Oltre a quello preistorico di Grotta Maggiore, ricordiamo anche l'insediamento tardo bizantino del VII secolo d.C. sito in località Castellaccio, e l'insediamento rupestre bizantino (VIII secolo d.C.) e medievale (X-XI secolo d.C.) in località Chiafura, visibile sino ai nostri giorni.
Ritrovamenti archeologici, in particolare i resti di un abitato greco presso la foce dell'Irminio, testimoniano la presenza, o comunque dei contatti di primaria importanza con i greci. Così come Comiso e Ispica, Scicli vanta la propria discendenza dalla città greca-siracusana Casmene, fondata nel VII secolo a.C. Per motivi topografici l'ipotesi che Scicli possa discendere da Casmene è da considerare comunque non realistica.

Oltre ai resti greci sono state trovate tracce che testimoniano la presenza dei cartaginesi, presenti nell'isola fino alla conquista romana avvenuta nel III secolo a.C. Sotto il dominio romano Scicli divenne città "decumana", ovvero città sottoposta al tributo della "decima" consistente nel pagamento di un decimo del raccolto. Dopo la caduta dell'impero romano Scicli passò ai bizantini e subì, come altre città dell'Isola, le incursioni dei Barbari.

Araba[modifica | modifica sorgente]

Sotto il dominio Arabo, Scicli conobbe un periodo di notevole sviluppo agricolo e commerciale e lo storico arabo Edrisi nella prima metà del XII secolo, esaltò la prosperità economica di Scicli con queste parole:

« rocca di Siklah, posta in alto sopra un monte, è delle più nobili, e la sua pianura delle più ubertose. Dista dal mare tre miglia circa. Il paese prospera moltissimo: popolato, industre, circondato da una campagna abitata, [provveduto] di mercati, a' quali vien roba da tutti i paesi. [Qui godesi] ogni ben di Dio ed ogni più felice condizione: i giardini producono tutta sorte di frutte; i legni arrivano di Calabria, d'Africa, di Malta e di tanti altri luoghi; i poderi e i seminati sono fertilissimi ed eccellenti sopra tutt'altri; la campagna vasta e ferace: ed ogni cosa va per lo meglio in questo paese. I fiumi [del territorio], abbondanti di acqua, muovono di molti molini. »
(Edrisi)

Normanna[modifica | modifica sorgente]

Si fa risalire all'anno 1091 la liberazione definitiva di Scicli dal dominio saraceno per opera di Ruggero d'Altavilla e il passaggio al dominio normanno. A questa battaglia, avvenuta nella Piana dei Milici è legata la leggenda della Madonna delle Milizie[4]. Si narra che la battaglia finale, avvenuta nel marzo 1091, fu vinta dai Cristiani per l'intercessione della Vergine Maria scesa su un bianco cavallo a difesa di Scicli. La tradizione è parzialmente confermata dai Codici Sciclitani. Nella località dell'avvenimento venne costruita la chiesetta della Madonna dei Milici.
La battaglia è ricordata ogni anno con la Festa delle Milizie, una delle principali attrazioni folcloristiche di Scicli.

I Normanni (1090-1195) introdussero il sistema feudale già diffuso altrove, e Scicli ed altre città vicine furono considerate città demaniali. Nel 1093 Scicli viene ricordata come dipendente dalla diocesi di Siracusa.

Ai Normanni successero gli Hohenstaufen (Enrico VI di Svevia si impossessò del trono di Sicilia nel 1194). Nel 1255 durante la lotta dei Papi contro la casa Sveva, Papa Alessandro IV concesse alcuni territori tra cui Scicli, Modica e Palazzolo, a titolo di Feudo, a Ruggiero Fimeta “Rogerio Finente de Leontino” che si era ribellato agli Svevi. Ruggiero non arrivò mai a prendere il possesso della città perché fu sconfitto.

Anche sotto gli Hohenstaufen, Scicli conservó il privilegio di città demaniale. La sua storia segue quella della Sicilia, per cui con la caduta dei Hohenstaufen avvenuta nel 1266, passò sotto la dominazione Angioina, mal tollerata, a causa della politica di Carlo I d'Angiò che, diversamente dai suoi predecessori normanni e svevi, considerava il Regno di Sicilia territorio di conquista e di vantaggi economici e finanziari. La politica di Carlo D'Angiò fu causa di un'insurrezione in tutta la Sicilia, nota come i Vespri Siciliani. Il 5 aprile 1282 Scicli, insieme a Modica e Ragusa insorge contro le guarnigioni francesi del luogo cacciandole e ponendosi sotto la protezione di Pietro III d'Aragona.

Aragonese[modifica | modifica sorgente]

Fu sotto la dominazione aragonese che si formò la contea di Modica, e Scicli ne venne a far parte, seguendone le sorti sotto i Mosca (1283- 1296), i Chiaramonte (1296-1392), i Cabrera (1392-1480) e gli Enriquez-Cabrera (1481-1742). Dal 1535 al 1754 Scicli fu anche sede di una delle dieci Sergenzie (circoscrizioni militari), competente territorialmente per il territorio della contea. Nel 1860, con un plebiscito, proclamò la sua annessione al Piemonte.

Scicli, con un passaggio graduale dal colle al piano, assunse la sua forma topografica tra il XIV ed il XVI secolo. La popolazione era aumentata notevolmente ma la peste del 1626 la ridusse drasticamente di quasi due terzi portandola da 11000 a 4000 abitanti circa. Dopo la peste, anche grazie ad agevolazioni economiche a favore di chi decideva di risiedere in città, si ebbe un nuovo sviluppo demografico, ma il tremendo terremoto del 1693 causò 3000 morti e la distruzione di gran parte della città. Da quelle macerie, Scicli rinacque in chiave barocca, e oggi è caratterizzata da numerosi edifici settecenteschi.

Toponomastica[modifica | modifica sorgente]

Le origini della città di Scicli (gli abitanti “Sciclitàni”) sono molto antiche e risalgono, con ogni probabilità, al periodo siculo, quindi oltre tremila anni fa. Il nome[5], secondo alcuni studiosi, deriva da Šiclis, uno degli appellativi utilizzati per indicare i Siculi, i famosi popoli del mare che gli egiziani chiamavano Sheklesh, infatti questo paese un tempo era identificato con il nome di Scicla. Si discute tutt'oggi se è possibile identificare Scicli con la vetustissima Casmene, seconda colonia siracusana fondata nel 645 a.C., 20 anni dopo Acre, l'odierna Palazzolo Acreide. È tuttavia appurato che abbia subito anche influssi arabi.

Monumenti e luoghi di interesse[modifica | modifica sorgente]

Flag of UNESCO.svg Bene protetto dall'UNESCO Flag of UNESCO.svg
UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell'umanità
Città tardo barocche del Val di Noto (Sicilia sud orientale)
(EN) Late Baroque Towns of the Val di Noto (South-Eastern Sicily)
Scicli Palazzo Beneventano.jpg
Tipo architettonico
Criterio C (i) (ii) (iv) (v)
Pericolo no
Riconosciuto dal 2002
Scheda UNESCO (EN) Scheda
(FR) Scheda

Dalla motivazione di iscrizione nella World Heritage List dell'Unesco:

« ... La via Mormino Penna, per la ricca presenza di edifici del Settecento, e il Palazzo Beneventano rappresentano un capolavoro del genio creativo umano dell'età tardo-barocca. Si può infatti dire che sia questa l'epoca che definisce nel complesso il continuum dell'ambiente urbano della via, in cui anche quegli edifici che appartengono all'Ottocento e al Novecento si sono adattati all'immagine prevalente... Palazzo Beneventano, il più famoso edificio nobiliare di Scicli ed uno dei più interessanti della Sicilia barocca, inserito dal Blunt nella sua rassegna sul barocco siciliano e successivamente notato da numerosi altri autori, è per la sua unicità anch'esso un capolavoro, in particolar modo per l'aspetto scultoreo che caratterizza le sue due facciate fastosamente decorate dai lapidici locali... »

Scicli è un centro del barocco ibleo del Val di Noto, Patrimonio dell'Umanità nella lista dell'heritage dell'UNESCO, tra i suoi principali monumenti si ricordano:

Architetture civili[modifica | modifica sorgente]

  • Palazzo Beneventano: fu definito da Sir Anthony Blunt il più bel palazzo barocco di Sicilia, ("di un pallido colore giallo-oro che al sole acquista un'indescrivibile opulenza"). Si trova alle pendici del Colle di San Matteo in posizione baricentrica tra l'antica cittadella fortificata sita in cima all'altura e la moderna città settecentesca adagiata nei due canyons di Santa Maria La Nova e di San Bartolomeo (le "cave"). Caratteristici mascheroni "irriverenti" adornano i due monumentali prospetti legati da un notevole cantonale. In cima a questo svetta lo stemma coronato dei Beneventano decorato da due teste di mori, ormai uno dei simboli della Città. È stato inserito nella lista del Patrimonio Mondiale dell'Umanità dall'Unesco.
  • Palazzo Fava: uno dei primi, monumentali palazzi barocchi della ricostruzione, rappresenta il perno prospettico tra lo scenario naturale della cava di S. Bartolomeo e la fuga prospettica sul paesaggio antropizzato di piazza Italia e Corso Garibaldi. Notevoli le decorazioni tardobarocche del portale d'onore e dei balconi su piazza Italia ma raggiunge l'apice del genio nell'unico balcone su via san Bartolomeo ornato di grifoni, mostri di ascendenza medievale e manieristica e svariate teste di moro.
  • Palazzo Spadaro: sulla via F. Mormino Penna, è una delle sedi istituzionali del Comune. Rappresenta la prova tangibile del progressivo cambio di gusto dalla pomposa e scenografica poetica tardobarocca ad una raffinata e ricercata cultura rocaille. Il prospetto è leggermente curvo e segue l'impianto ancora medievale dell'antico Corso (via Francesco Mormino Penna). Gli interni sia sul piano architettonico che su quello puramente decorativo sono da riferire a rimodulazioni del XIX secolo. Visitabile, sede di numerose mostre temporanee.

Architetture religiose[modifica | modifica sorgente]

  • Chiesa di San Matteo: simbolo di Scicli e chiesa Madre fino al 1874, è posta sul colle di San Matteo, sito della città vecchia. È l'edificio ecclesiastico più antico della Città, alcuni storiografi ne fanno risalire la fondazione all'epoca paleocristiana, altri alla dominazione normanna. Di certo esisteva durante il Medioevo nello stesso sito una grande basilica a tre navate con un alto campanile collocato a sud, dietro le absidi; l'attuale pianta dovrebbe rispecchiare per sommi capi quella medievale: tre navate a cinque campate che sfociano in un ambiente centrico formato dal transetto e dalle tre absidi rettangolari.
  • Chiesa di San Guglielmo (ex Chiesa di Sant'Ignazio di Loyola): della prima metà del Settecento, annessa al Collegio gesuitico demolito a metà del XX secolo; è la Chiesa Madre della città dal 1874, anno del trasferimento della Madrice dalla Basilica di San Matteo. Segue i dettami dell'architettura gesuitica internazionale. Presenta tre navate, con cappelle laterali, presbiterio, coro absidato.
  • Chiesa di San Giovanni Evangelista: la facciata concavo-convessa a tre ordini rivela influssi borrominiani (S. Carlino alle Quattro Fontane - Roma). L'interno a pianta ellittica coperta da una cupola (i finestroni si aprono direttamente sull'imposta della cupola) è preceduta da un endonartece e conclusa da un'abside. Gli stucchi e le decorazioni dell'interno sono del secolo XIX.
  • Chiesa di San Giuseppe: si trova nel quartiere omonimo; l'interno è settecentesco e custodisce la statua lignea di S. Giuseppe laminata in argento e quella gaginiana di S. Agrippina del Quattrocento.
  • Chiesa di Santa Teresa: la facciata rivela influenze ancora legate alla tradizione architettonica precedente il terremoto del 1693. L'interno tardobarocco è uno dei più ricchi della provincia per gli stucchi, le tele, le sculture, le pavimentazioni a tarsie bianche e nere.
  • Chiesa di San Bartolomeo Apostolo: risale ai primi anni del XV secolo; inserita nella "cava" omonima, la cui facciata a torre dei primi dell'Ottocento riprende temi già sviluppati a Ragusa da Rosario Gagliardi (Duomo di S. Giorgio) e da fra' Alberto Maria San Giovanni Battista (Chiesa di S.Giuseppe) entrambi a Ibla. L'interno è ad unica navata a croce greca e si presenta sostanzialmente tardo barocco-rococò; custodisce un ciclo di stucchi che vanno dal Settecento all'Ottocento.
S. Maria della Consolazione.
  • Chiesa di San Michele: come la vicina chiesa di S. Giovanni mostra una struttura architettonica palesemente settecentesca e un apparato decorativo in stucco ottocentesco già pienamente Neoclassico. L'impianto è trapezoidale coperto da una volta in stucco a guscio di noce e concluso da un'abside semicircolare.
  • Chiesa di Maria Santissima della Consolazione: la struttura attuale delle navate resistette al sisma del 1693 e risale al 1600 circa; l'abside, il cupolino e gli ambienti adiacenti (Sala del Capitolo, Sagrestia) furono ricostruiti successivamente secondo uno stile pomposamente settecentesco-rococò; notevole la pavimentazione a tarsie marmoree del presbiterio nonché il fastoso organo settecentesco e gli stalli lignei ottocenteschi.
  • Chiesa di Santa Maria La Nova: di origini antichissime (probabilmente bizantine), dal 1994 è sede del Santuario di Maria SS. della Pietà. La grande fabbrica ha attraversato vicende costruttive particolarmente complesse e travagliate. La maggior parte delle notizie che abbiamo sono riferibili all'edificio seicentesco e alle successive ricostruzioni. La chiesa è stata retta da sempre da una potente Confraternita che tra l'altro nel XVI secolo acquisì l'ingente eredità del banchiere Pietro di Lorenzo detto Busacca. Queste ingenti somme permisero alla Confraternita non solo di avviare una serie di azioni sociali (la costruzione di un grande e moderno Ospedale, l'istituzione di un fondo per le doti da destinare alle ragazze meno abbienti, etc.) ma anche di edificare in pieno centro una sede degna e maestosa per la fondazione benefica che faceva capo alle rendite di Busacca e di riedificare la propria chiesa, affidando i lavori alle personalità più in voga. L'interno neoclassico è frutto dell'ultima grande ricostruzione (preceduta dalla ricostruzione seicentesca e da quella settecentesca post 1693), si presenta come una enorme aula voltata alla quale fanno capo tre cappelle cupolate per lato; queste sono comunicanti e costituiscono in una visione assiale delle navate laterali. Il profondo coro quadrangolare di Giuseppe Venanzio Marvuglia conclude la grande aula dalla quale è separato dal consueto arco trionfale. L'imponente fronte attuale è frutto di un vasto intervento di tamponamento della facciata settecentesca (a portico e loggia) tuttora leggibile; come da tradizione sud-orientale le facciate sono organismi plastici con un notevole sviluppo verticale (facciate-torri) che fungevano spesso anche da campanili. L'intero complesso è incredibilmente denso di sculture, pitture e reliquie di grande interesse per antichità e pregio. Annesso all'edificio ecclesiale il c.d. giardino di San Guglielmo con l'omonima Chiesetta e il tronco del cipresso che la tradizione vuole piantato dal santo. Nel 1878, nell'archivio dell'Arciconfraternita di S. Maria La Nova di Scicli, furono scoperti antichi preziosi manoscritti, tra i quali i Codici Sciclitani.
  • Convento dei Cappuccini: il complesso si estende fra le pendici delle rocciosa collina della Croce e l'altura argillosa della Bastita. Il convento fu costruito annesso a quella che era la chiesa di S. Agrippina. Il culto della santa si trasferì poi nella chiesa di San Giuseppe dove ancora rimane una bellissima statua del Quattrocento (di probabile scuola gaginiana) dedicata alla Santa.
  • Complesso della Croce: di origini tardomedievali, custodisce tra le sue vecchie mura due antichi chiostri porticati; l'interno della chiesa, rimodulato nel Settecento con un ciclo di stucchi bianchi, conserva ancora numerose lapidi e sepolcri medioevali. La facciata, sobria ed elegante, è impreziosita da un portale con archivolto gotico-catalano, da tre stemmi (quello dell'Università di Scicli (il Comune), quello degli Enriquez e quello dei Cabrera) e da una porzione di cornice che apparteneva al rosone.
  • Convento di Sant'Antonino: Nell'ottica dell'ibrido ma con un'apertura straordinaria verso il mondo rinascimentale è il convento di Francescani Conventuali di S. Antonino a Scicli, la cui fondazione oscillerebbe tra 1514 e 1522. La costruzione di una cappella funeraria che funge da tribuna, coperta a cupola costolonata, ma con inserti classicisti deve necessariamente essere accostata a una committenza alta, che attualmente non è nota, ma che potrebbe essere stata determinante per costruzioni di cappelle di corte come quelle di Comiso (voluta dai Conti Naselli nel 1517) o di Militello. cappelle cupolate aggregate come tribuna a chiese francescane, secondo la consuetudine inaugurata dal progetto dell'Alberti per il Tempio Malatestiano. Indubbiamente la cappella (attualmente in pessimo stato di conservazione) assume un valore competitivo tanto da potere essere messa in relazione solo con iniziative comitali. La cappella «Cabrerà» in Santa Maria di Betlem a Modica assume un significato analogo, ancora più ricco e celebrativo; fermo restando che la sua costruzione deve riferirsi ai primi decenni del XVI secolo, si deve ancora pensare a una committenza alta, forse un ramo della famiglia dei Cabrerà. Si tratta di opere che non è possibile leggere con gli schematismi di un mitizzato e rigido universo classicista poiché esplorano una via siciliana, un «antico» autoctono e pervengono a un Rinascimento esotico che affonda le radici in tecniche costruttive locali. I grandi passaggi nodali che gettano ponti tra l'ultimo gotico e il Rinascimento siciliano seguono probabilmente vie e vicende differenti dal contemporaneo travaglio iberico, ma altrettanto complesse e non sottovalutabili sono le strade di un interscambio culturale stretto. Alla constatazione di comunanze linguistiche, di semplici forme, va anche affiancata una ricerca senza pregiudizi che tenga in giusta considerazione la mobilità della committenza, i suoi programmi e le sue idee.[6]
  • Convento del Rosario, sull'omonimo colle.
  • Complesso del Carmine: fra tutte le architetture ecclesiastiche della città il complesso del Carmine rivela la più elevata omogeneità stilistica fra le componenti architettoniche, scultoree e pittoriche: tutto concorre a creare un'atmosfera rococò (gli stucchi candidi, la luminosità dell'aula, le numerose tele). L'impianto architettonico ad aula unica è definito da uno splendido ciclo di stucchi monocromi attribuiti al Gianforma stuccatore palermitano allievo di Giacomo Serpotta. Il convento secondo il progetto originario si articolava attorno a due vaste corti porticate delle quali ci è pervenuta soltanto quella orientale, oggi pesantemente occultata da tamponamenti e da aggiunte contemporanee che impediscono di apprezzare in maniera chiara la concezione spaziale originaria. La corte è adornata da due splendide statue inserite in nicchie settecentesche simmetricamente disposte rispetto al grande ingresso. Una originale pavimentazione geometrica a ciottoli (consuetudine consolidata e diffusa) rendeva lo spazio aperto ancora più accentrato.

Architetture militari[modifica | modifica sorgente]

La città antica sorgeva sul colle di San Matteo. Scicli ha sempre mantenuto nei secoli il carattere di cittadella fortificata, sia per la posizione strategica nel territorio a difesa della costa sia per la sua singolare articolazione morfologica su alture particolarmente scoscese che l'ha resa difficilmente espugnabile. Una struttura fortificata doveva esistere già nel periodo bizantino come si evince da fonti arabe:“ l'anno duecentocinquanta (864-65)… I Musulmani, assediata Scicli, la presero”. L'assedio da parte degli arabi fa presupporre la presenza di un sistema di difesa fortificato a salvaguardia dell'abitato. Verso la metà del XIV secolo esistevano due Castelli:

  • il Castellaccio (detto castrum magnum) di cui ci rimangono pochi ma maestosi resti sulla cima rocciosa del colle di San Matteo. Si tratta di un torrione, probabilmente il mastio di un complesso fortificato più ampio e articolato andato perduto per via del progressivo sfaldamento dei costoni rocciosi sui quali era costruito.
  • il Castello dei Tre Cantoni (detto nella storiografia locale Castelluccio o castrum parvum o triquaetrum) è posto a difesa dell'unico fronte non dirupato e quindi naturalmente protetto della città antica, quello orientale, verso Ispica. Si erge su un profondo fossato che divide il territorio urbano intra moenia dalla campagna; un bastione quadrilatero fa da zoccolo all'intera struttura rinforzata agli angoli da ulteriori torri; sulla sommità sono ancora visibili e visitabili le fondazioni di una torre triangolare di età antica che dà il nome al complesso. A occidente su una terrazza calcarea si apre la cosiddetta piazza d'Armi che sovrasta i resti del vicino Castellaccio. I ruderi del castello triquaetro stanno attraversando un preoccupante processo di degrado.

Piazze e giardini[modifica | modifica sorgente]

  • Piazza Italia: creata tramite la copertura del torrente di San Bartolomeo, ha per questo una conformazione lineare. È uno dei nodi urbanistici più importanti della città nonché la piazza più vasta. Su questa area prospettano numerose architetture di pregio che vanno dal secolo XVIII al XX. A monte palazzo Fava, la chiesa del Collegio dei Gesuiti (S. Ignazio), palazzo Iacono, palazzo Mormina Penna. Poco più a valle lo spazio vuoto prosegue indisturbato seguendo il corso del torrente fino al Largo Gramsci sul quale insiste il Teatro Italia. Tutta l'area è delimitata dai prospetti di numerosi palazzi ottocenteschi. Una curiosità caratterizzante Piazza Italia è la presenza di un edificio modernista ispirato alle architetture di Oscar Niemeyer e in particolare al Palácio da Alvorada a Brasilia costruito negli anni sessanta al posto del Collegio gesuitico demolito.
  • Piazza Busacca: una delle più interessanti e coerenti della città. Progettata a fine Ottocento è un'area rettangolare individuata principalmente da due elementi: il complesso del Carmine, che ne costituisce il limite occidentale, e la Maestranza Nuova (via Nazionale), che la delimita a Oriente; a Sud è chiusa dal Palazzo Busacca, costruito grazie alle rendite dell'eredità del benefattore; a Nord fino al periodo prebellico esisteva uno dei palazzi barocchi più grandi e fastosi della città, Palazzo Di Lorenzo, di cui resta visibile poco più a monte un pilone angolare decorato con varie grottesche. Al centro della piazza troneggia il monumento marmoreo a Pietro di Lorenzo detto Busacca.
  • Via Francesco Mormino Penna e Piazza Municipio: è l'antico Corso San Michele, cuore del centro storico. Su quasi trecento metri di basolato prospettano edifici che vanno dal XVII al XX secolo accomunati dall'uso della locale pietra calcarea che rende il contesto visivamente omogeneo. I monumenti che insistono sull'area pedonale sono (da Ovest verso Est) la chiesa di S. Teresa e l'annesso convento (XVII - XVIII sec.), un garage di inizio Novecento in stile liberty, Palazzo Spadaro (XVIII sec.), la chiesa di San Michele con l'annesso convento (oggi palazzo Carpentieri, XVIII sec.), palazzo Bonelli (XVIII - XIX sec.), palazzo Conti (XIX sec.), Palazzo Veneziano-Sgarlata (XVIII sec.), Palazzo Papaleo (XIX sec.). A questo punto lo spazio si dilata e la via sfocia su piazza Municipio: qui prospettano il Palazzo di Città, la Chiesa di San Giovanni Evangelista, i resti della piccola chiesa di Sant'Andrea e diversi edifici ottocenteschi. Questo slargo è nato dalla demolizione della settecentesca chiesa di Santa Maria La Piazza in seguito allo sventramento ottocentesco della Maestranza Nuova (oggi Via Nazionale). L'intera area di Via Francesco Mormino Penna è stata inserita dall'UNESCO nella World Heritage List (città tardobarocche del Val di Noto, 2002).
  • Villa Penna: giardino privato dei Baroni Penna noto a Scicli semplicemente come a Villa; la sua progettazione affronta gli stessi temi compositivi dei grandi parchi annessi alle residenze reali europee del Settecento (modellazione del suolo, lunga scalinata assiale). Negli anni sessanta dell'Ottocento la Villa, in seguito a una controversia tra il Comune e il Barone Penna, fu espropriata. Il proprietario prima di perdere possesso del giardino decise allora di devastarlo abbattendo ogni forma di vita vegetale e animale, privando la comunità di Scicli del suo più grande spazio verde. Solo recentemente il giardino è stato ripristinato sia nelle opere architettoniche che nella vegetazione. A Ovest della Villa, su uno dei terrazzamenti più alti c'è il convento dei Cappuccini.

Siti archeologici[modifica | modifica sorgente]

Scicli rientra tra le stazioni del III siculo (1500 a.C. - 800 a.C.) secondo la divisione in quattro fasi dell'Età del Bronzo pensata dall'archeologo Paolo Orsi.[7] Oltre ai due castelli citati nel paragrafo dedicato alle architetture militari, nel territorio sciclitano sono presenti diverse aree di interesse particolarmente diversificate per datazione e tipologia.

  • Sito della Grotta Maggiore datato fra l'Età del Rame e l'Età del Bronzo antico (III-II millennio a.C. – XVIII-XV secolo a.C.)
  • Necropoli in contrada Ronna Fridda. Sono distinguibili una necropoli preistorica del Bronzo medio (XIV sec. - XII sec.) e una necropoli cristiana del IV sec. d. C.
  • Cancellieri è un sito del periodo greco classico, databile dal IV al II sec. a.C. Include una fattoria greca del IV sec. È legato alla presenza delle subcolonie siracusane come Kamarina e Kasmenai.
  • Chiafura è una vasta area di interesse archeologico, storico, ed etnoantropologico situata nelle immediate adiacenze del centro urbano di Scicli occupante il fronte meridionale del colle di San Matteo, già sede della città vecchia. Si tratta di un consistente insediamento rupestre di periodo bizantino e medievale adibito nei millenni sia a scopi abitativi che funerari, del tutto paragonabile per dimensioni e densità al più noto sito di Pantalica o al complesso dei Sassi di Matera per il felice connubio di architettura per sottrazione (grotta) e quella per addizione (edificio). La morfologia dell'insediamento, situato sulle pendici scoscese del colle, necessariamente si adatta alle difficili condizioni orografiche producendo una interessante soluzione a terrazzamenti che portarono Pier Paolo Pasolini a descrivere Chiafura come una dantesca montagna del Purgatorio. Le grotte, utilizzate nel periodo bellico come rifugi antiaerei, continuarono a essere occupate nel dopoguerra dalla popolazione indigente che negli anni cinquanta fu definitivamente sfollata e alloggiata nel nuovo Villaggio Aldisio (oggi Villaggio Jungi).

Elio Vittorini scrive su Chiafura in Conversazione in Sicilia:

« Era una piccola Sicilia ammonticchiata, di nespole e tegole, di buchi nella roccia »

Il litorale[modifica | modifica sorgente]

Il territorio di Scicli ha il litorale più esteso fra tutti i comuni della provincia di Ragusa. La fascia costiera che va da Pozzallo a Marina di Ragusa è fortemente antropizzata (centri abitati, coltivazioni intensive in serra, coltivazioni estensive, infrastrutture) sebbene conservi in più punti zone incontaminate e selvagge. Il primo agglomerato urbano in cui ci si imbatte provenendo da Siracusa è Sampieri, ottocentesco borgo di pescatori, sovrastato a monte da due fastose ville nobiliari chiaramente visibili anche in treno; due promontori individuano una larga baia sabbiosa che si estende dal centro abitato al Pisciotto, lo sperone sul quale si ergono i ruderi della Fornace Penna. Continuando sulla strada litoranea si attraversa l'area protetta di Costa di Carro, prevalentemente rocciosa ma con una piccola spiaggia incastonata tra le falesie. Cava d'Aliga è una recente cittadina che ha avuto un massiccio sviluppo negli ultimi decenni del Novecento; può godere di una singolare e scenografica collocazione sul declivio che si conclude bruscamente sul mare arretrando però in corrispondenza della baia che assume così la forma di un teatro naturale. Le falesie si interrompono dopo Cava d'Aliga e l'adiacente borgo di Bruca facendo spazio a una costa bassa e sabbiosa. Donnalucata è la più antica delle frazioni marinare, porto della città di Scicli e principale luogo di villeggiatura dell'aristocrazia cittadina. Ne è testimone la presenza di edifici architettonicamente raffinati che punteggiano il tessuto urbano e le numerose ville nobiliari poco lontano dal centro. Infine, poco lontano dalla foce dell'Irminio e dalla relativa area protetta sorge il recentissimo villaggio di Playa Grande dall'aspetto modernista di città-giardino.

Economia[modifica | modifica sorgente]

L'economia di Scicli è basata quasi esclusivamente sull'agricoltura intensiva e sulla produzione di primaticci. La coltivazione in serre, di cui tutta la fascia costiera è coperta, sta raggiungendo il primo posto fra le risorse economiche della città e della provincia. Scicli vanta la costruzione della prima serra per primaticci, ideata dal genio Ignazio Fiorito, che all'epoca, si fece mandare dalla Pirelli di Milano, dei teli di plastica che lui utilizzò per coprire le colture e proteggerle dalle gelate e dagli agenti atmosferici. La prima serra nacque in contrada Pezza Filippa, a ridosso del mare. Oltre ai primaticci e alla serricoltura, particolare importanza riveste anche la produzione di agrumi, olio, carrube, vino e fiori. Scicli è la capitale provinciale delle produzioni di infissi in alluminio e tutto quello che concerne questo settore, con la presenza nel territorio di svariate aziende, di piccole, medie, e grandi dimensioni, che esportano il prodotto finito, in tutta Italia e a volte anche all'estero.

Abitanti censiti[8]

Distribuzione del gruppo siciliano

Lingue e dialetti[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Lingua siciliana.

Oltre alla lingua ufficiale italiana, a Scicli si parla la lingua siciliana nella sua variante metafonetica sud-orientale. La ricchezza di influenze del siciliano, appartenente alla famiglia delle lingue romanze e classificato nel gruppo meridionale estremo, deriva dalla posizione geografica dell'isola, la cui centralità nel mar Mediterraneo ne ha fatto terra di conquista di numerosi popoli gravitanti nell'area mediterranea.

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Scicli in letteratura[modifica | modifica sorgente]

Elio Vittorini si sofferma sulla sua morfologia ne "Le Città del Mondo":

« Uno degli anni in cui noi uomini di oggi si era ragazzi o bambini, sul tardi d'un pomeriggio di marzo, vi fu in Sicilia un pastore che entrò col figlio e una cinquantina di pecore, più un cane e un asino, nel territorio della città di Scicli.
Questa sorge all'incrocio di tre vallini, con case da ogni parte su per i dirupi, una grande piazza in basso a cavallo del letto d'una fiumara, e antichi fabbricati ecclesiastici che coronano in più punti, come acropoli barocche, il semicerchio delle altitudini. È nell'estremità sud-orientale dell'isola; e chi vi arriva dall'interno se la trova d'un tratto ai piedi, festosa di tetti ammucchiati, di gazze ladre e di scampanii; mentre chi vi arriva venendo dal non lontano litorale la scorge che si annida con diecimila finestre nere in seno a tutta l'altezza della montagna, tra fili serpeggianti di fumo e qua e là il bagliore d'un vetro aperto o chiuso, di colpo, contro il sole...Ma la pietra la lasciò cadere, appena arrivato. Il volto di Rosario si era alzato radioso dinanzi ai suoi piedi dalla roccia che scendeva tra cielo e cielo. Insieme gli si era aperta dinanzi la città di Scicli, con le corone dei santuari sulle teste dei tre valloni, con le rampe dei tetti e delle gradinate lungo i fianchi delle alture, e con un gran nero di folla che brulicava entro a un polverone di sole giù nel fondo della sua piazza da cui parte e s'allarga verso occidente un ventaglio di pianura. Rosario era felice, indicandola al padre, come se avesse temuto di vederla svanire prima del suo arrivo.... Abbracciò il cane al collo, in un gesto di entusiasmo, e di nuovo indicò tutta la valle di case; poi i quartieri delle pendici ch'erano deserti e immobili nell'azzurro dell'ombra; poi la folla ch'era in fondo, immersa nel sole, e in essa indicò l'origine della musica che s'udiva vibrare ogni tanto, filtrata dalle diecimila stanze vuote e dalle gole d'organo della montagna.
«Ma che cos'è? - domandò - È Gerusalemme
Aveva negli occhi punte azzurre di sole che gli impedivano di distinguere che faccia facesse suo padre. L'udí in ogni modo rispondergli: «Non so che città sia». Egli, con questo, non aveva detto che non poteva essere la Città per eccellenza: «Gerusalemme o altro che si chiamasse....Come devono essere contenti in questa città!» Esclamò Rosario....
Rosario continuava: «È la più bella città che abbiamo mai vista. Più di Piazza Armerina. Più di Caltagirone. Più di Ragusa, e più di Nicosia, e più di Enna...»
Il padre non lo negava. Egli considerava la pietra senza dir nulla, e Rosario poté soggiungere: - Forse è la più bella di tutte le città del mondo. E la gente è contenta nelle città che sono belle.... »

Manifestazioni[modifica | modifica sorgente]

  • Festa delle Milizie: i festeggiamenti, che hanno inizio ogni anno, a fine maggio, durano una settimana. Il momento più significativo della festa è la rappresentazione teatrale, il sabato, di una "moresca" a ricordo di una battaglia avvenuta nel 1091 per la liberazione della Sicilia dal dominio saraceno; nella rappresentazione, che si tiene ogni anno da tempo immemorabile, si fronteggiano i turchi (i Saraceni) capeggiati dall'Emiro Belcane e i Cristiani (i Normanni) guidati dal Gran Conte Ruggero d'Altavilla. Nella rappresentazione, vengono ricreati gli ambienti suggestivi della lotta e attori popolari con abiti d'epoca e armi, recitano sulle strade ripercorrendo i momenti più importanti della battaglia, che si conclude con l'intervento miracoloso della Vergine Maria (detta "delle Milizie" o "dei Milici"), che, scesa dal Cielo in groppa ad un Bianco Cavallo, libera la città dall'assedio straniero. La tradizione vuole che Maria Santissima delle Milizie rappresenti l'Addolorata, molto venerata dagli sciclitani, cui sono anche dedicate due processioni e due culti (nella Chiesa di Santa Maria La Nova e nella chiesa di San Bartolomeo).
  • Il Gioia: al culmine della Settimana Santa, il giorno di Pasqua viene festeggiata la Resurrezione di Cristo, detto l'Uomo Vivo, al grido di "Gioia", da cui per antonomasia il Gioia (con l'articolo al maschile). La statua lignea del Cristo, opera settecentesca attribuita a Civiletti e custodita nella Chiesa di Santa Maria La Nova, viene portata in processione per le vie della città e fatta ondeggiare e ballare in segno di gioia per tutto il giorno sino a tarda ora. Di recente il cantautore Vinicio Capossela ha dedicato una delle sue canzoni a questa caratteristica festa.
  • La Cavalcata di San Giuseppe: il sabato precedente il 19 marzo (o quello successivo) dalla Chiesa di San Giuseppe parte una processione di cavalli e cavalieri per le vie della città di Scicli. Figuranti che rappresentano San Giuseppe e la Vergine Maria guidano il corteo che passa nei vari quartieri in cui vengono allestiti dei falò, dei fuochi detti Pagghiari, dove i cavalieri e la gente che segue la cavalcata accende dei fasci di stoppie dette ciaccàre. I cavalli sono bardati con manti di violacciocche, dette bàlicu, e gigli selvatici (spatulidda) composti a modo (nelle settimane precedenti) per rappresentare scene religiose o simboli della città (leone rampante, stemma, San Giuseppe, Gesù, la croce...). Campanacci, sonagli, testiere, ed altri ornamenti completano le bardature.
    Il 19 marzo la stessa processione si fonde a quella religiosa di San Giuseppe. La rappresentazione vuole ricordare la fuga in Egitto di Giuseppe e Maria, dopo l'editto di Erode. La sera del sabato della Cavalcata nel sagrato della chiesa di San Giuseppe si svolge una Cena per raccogliere offerte per la parrocchia e i poveri, e i cavalli e cavalieri della Cavalcata presenziano alla Cena, alla fine della quale verranno premiati i migliori manti infiorati.
  • Sagra della seppia si svolge a Donnalucata nel fine settimana che precede il 19 marzo in occasione dei festeggiamenti di San Giuseppe. Lungo la via Pirandello sono allestiti gli stands che propongono specialità a base di seppie pescate al largo di Donnalucata e cucinate secondo la tradizione locale.
    Al termine della sfilata, chiamata "la Cavalcata" si celebra il concorso con la premiazione per la bardatura migliore.
  • Marzo Mese Della Cultura: da qualche anno a questa parte è stato istituito il Marzo A Scicli, Mese Della Cultura, che prevede un cartello fitto di eventi che variano dall'arte con mostre, estemporanee di pittura, al cinema con cineforum organizzati dalle associazioni culturali, al folklore con le feste di primavera (La cavalcata di San Giuseppe di Scicli e Donnalucata), e vari altri appuntamenti di tipo culturale.
  • Sagra del Pomodoro o festa del grappolino a Sampieri: festa del pomodoro a grappolo di produzione locale, il 1º maggio. Oltre al pomodoro spazio viene dedicato agli altri prodotti orticoli e ai formaggi. In occasione della sagra viene anche allestita una fiera dell'artigianato a cui prendono parte numerose aziende provenienti da tutta Italia.
  • Basole Di Luce festival: si tiene nel mese di agosto. Il suo nome vuole magnificare la luce riflessa sulle basole delle vie del centro storico, diventato patrimonio dell'umanità da quando l'Unesco ha inserito Scicli bella World Heritage List. Basole di Luce Festival prevede una serie di manifestazioni di carattere culturale, con spettacoli musicali, teatrali e di intrattenimento incentrati sul confronto tra le etnie e i popoli.
  • Carnaluvaru ra Stratanova: il Carnevale da anni viene festeggiato in Corso Umberto, detto dagli scilitani "A Stratanova" (la strada nuova) e si svolge con manifestazioni, sketches in maschera, sfilate e carri allegorici.
  • Natale a Scicli: nel quartiere storico di Scicli, la Cavuzza Di San Guglielmo si svolge il tradizionale presepe vivente, immerso in una vallata con una fitta vegetazione di fichi d'India.

Gastronomia sciclitana[modifica | modifica sorgente]

La sua tipicità proveniente da ingredienti legati all'economia del territorio, prevalentemente agricolo e marinaro, trova fondamento nella cultura, negli usi e nelle tradizioni del popolo sciclitano. Le ricette, i sapori, le portate non sono altro che la rappresentazione di ciò che è stato il suo passato storico fatto di dominazioni e di mescolanza di culture, di usi e tradizioni diverse, di intenso lavoro e di innumerevoli sacrifici, di adeguata combinazione di ingredienti e di sapori, di adattamento ad eventi, a feste laiche o religiose.
Gli ingredienti fondamentali sono le carni (vitello, maiale, agnello, pollame, coniglio, tacchino), i formaggi, la ricotta, la pasta di grano duro, gli ortaggi, il miele, le mandorle, i cereali, le olive, l'origano, i capperi, il rosmarino, la salvia, il peperoncino, la menta, l'estratto di pomodoro ed i pomodori secchi.
Nelle tre borgate marinare di Scicli (Donnalucata, Cava D'Aliga e Sampieri) la cucina si basa prevalentemente sul pescato (seppie, polpi, gamberi, tonno, acciughe, sarde, sgombri, orate, spigole, cernie, triglie, ecc.).

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
1998 15 giugno 2008 Bartolomeo Falla centro-sinistra Sindaco
16 giugno 2008 20 dicembre 2011 Giovanni Venticinque centro-destra Sindaco
21 dicembre 2011 20 maggio 2012 Margherita Rizza Commissario Prefettizio
21 maggio 2012 in carica Francesco Susino Sindaco

Sport[modifica | modifica sorgente]

Calcio

Lo Scicli Calcio 1963 ha avuto i suoi momenti migliori alla fine degli anni settanta, quando partecipò al campionato italiano di serie D (oggi equivalente ad una C1), e la città salì agli onori della cronaca sportiva per i successi e il vivaio che seppe coltivare in questa parte di Sicilia. La Cristo Risorto - Pro Scicli è stata la seconda squadra nata a Scicli.. Nel dopoguerra veniva organizzata la coppa Città Di Scicli. In quegli anni, la formazione dello Scicli calcio, poteva contare su nomi di rilievo e di prestigio come Sandro Ciotti, Falcone, Spolverino, Riceputo ed altri, che riusciva (lo Scicli Calcio) ad infervorare i tifosi locali per il suo ruolo di leadership che aveva non solo in provincia, ma anche e soprattutto a livello regionale, rappresentava per tutti i giovani della città l'emblema ed il fenomeno da imitare.

Calcio Amatoriale

Dal 1983, a Scicli viene giocato un torneo amatoriale di calcio a 11 che nel corso degli anni è diventato un avvenimento atteso da centinaia di persone che, a vario titolo, vi partecipano. Originariamente avviato sotto l'egida dell'Endas nazionale, è da allora conosciuto come "torneo Endas" a cui hanno partecipato, nel corso degli anni, almeno 30 squadre per volta, con in media 400 persone coinvolte nei diversi ruoli di organizzatori, giocatori, dirigenti di società, sponsor, famiglie. Il "Torneo Endas" ha avuto una lunga ed ininterrotta carriera fino all'anno 2010 quando per una rottura interna, il vecchio gruppo organizzatore dell'AIS (Arbitri Indipendenti Scicli) ha creato una frattura che ha portato alla nascita del gruppo "Gnais" (Gruppo Nuovi Arbitri Indipendenti Scicli) che ha avviato subito un torneo del tutto simili all'Endas ma questa volta sotto le insegne del Csen nazionale.

Pallacanestro

La Fernando Ciavorella, relativamente all'anno di affiliazione alla F.I.P. (Federazione Italiana Pallacanestro), è una delle più antiche società di basket d'Italia. Nata nel 1964, con codice F.I.P. 196, è la più antica società della provincia di Ragusa[senza fonte] che opera nella pallacanestro. Anch'essa ha i suoi momenti migliori negli anni ottanta quando fece la serie D e per motivi economici dovette rinunciare a traguardi più ambiziosi. Negli anni novanta fu promossa in serie C2.

Atletica[modifica | modifica sorgente]

L'atletica ha due nomi da premiare, Franco Ruscica e Gianni Voi. A loro due si deve il boom dei giovani che ancora oggi si dedicano a questo sport e con risultati sia a livello regionale, che nazionale e mondiale. Il primo ha sfornato piccoli campioncini che si sono affermati anche nelle prove nazionali; il secondo contribuisce all'organizzazione della gara di mezzofondo su strada, non competitiva e non valida ai fini di classifica Fidal o Coni e con premi finali in denaro più importante in Italia[senza fonte], il "Memorial Peppe Greco", gara podistica nata nel 1990 per ricordare Peppe Greco, un giovane medico modicano morto in un incidente stradale.

Persone legate a Scicli[modifica | modifica sorgente]

  • Guglielmo Buccheri, (13091404), religioso
  • Lucio Schirò, (1877 - 1961), giornalista, politico e pastore metodista
  • Giovanni Cartia, (1894 - 1959), avvocato e politico
  • Quintino Cataudella, (1900 - 1984), filologo, latinista e grecista
  • Elio Vittorini, (1908 - 1966), scrittore
  • Valentino Gerratana, (1919 - 2000), filosofo, storico e letterato di levatura nazionale, docente universitario nell’Ateneo di Salerno, fu antifascista e diede un grande contributo alla Resistenza; “nemico di ogni forma di superficialità e di approssimazione”, insieme a Carlo Salinari e Fabrizio Onofri, riuscì a scampare all’arresto nel 1942, a Roma, dove era attivista nell’Università, continuando ad essere “operoso nelle fila dei G.A.P”. Diede un  grande apporto all’Edizione delle Opere di Gramsci (1975) che sostituiva quella provvisoria enaudiana. In questa occasione “ricostruì la formazione e lo svolgimento del pensiero di Gramsci nei suoi caratteri fondamentali di problematicità e antidogmatismo”. Strinse amicizia con molti intellettuali tra cui Antonio Piromalli che frequentò amichevolmente per otto anni (1976-1984), all’Università di Salerno[9].
  • Severino Santiapichi, (1926), magistrato e scrittore
  • Piero Guccione (1935), pittore e incisore
  • Mario Occhipinti, (1954), politico
  • Giuseppe Drago, (1955), politico
  • Max Gazzè, (1967), cantautore, bassista e attore
  • Venera Padua, (1957), politica

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 30 dicembre 2013.
  2. ^ Bilancio Demografico Mensile ISTAT 2009
  3. ^ www.awekas.at/it/instrument.php?id=8611
  4. ^ Melchiorre Trigilia, La Madonna dei Milici di Scicli, Modica, 1990
  5. ^ G. Coria , Viaggio negli Iblei, Provincia Regionale di Ragusa, Avola 1997, p. 113.
  6. ^ Marco Rosario Nobile (1994), "Una committenza iberica nella Sicilia fra tardogotico e Rinascimento", Espacio, Tiempo y Forma, Serie VII, H^ del Arte, t. 7, pagg 35-36
  7. ^ Bartolo Cataudella, Scicli. Storia e Tradizioni, Ed. Comune di Scicli, Scicli, 1970, p. 67.
  8. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  9. ^ Dante Cerilli, Piromalli e la Sicilia. Biografismo, luoghi e modi della letteratura, Venafro, Edizioni Eva, 2007, p. 34

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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