Modica

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Modica
comune
Modica – Stemma
Modica – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Sicily.svg Sicilia
Provincia Provincia di Ragusa-Stemma.png Ragusa
Amministrazione
Sindaco Ignazio Abbate (UDC) dal 24/06/2013
Territorio
Coordinate 36°44′00″N 14°46′00″E / 36.733333°N 14.766667°E36.733333; 14.766667 (Modica)Coordinate: 36°44′00″N 14°46′00″E / 36.733333°N 14.766667°E36.733333; 14.766667 (Modica)
Altitudine 296 m s.l.m.
Superficie 292,37 km²
Abitanti 54 854[1] (31-12-2013)
Densità 187,62 ab./km²
Frazioni Frigintini, Marina di Modica, Maganuco, Zappulla
Comuni confinanti Buscemi (SR), Giarratana, Ispica, Noto (SR), Palazzolo Acreide (SR), Pozzallo, Ragusa, Rosolini (SR), Scicli
Altre informazioni
Cod. postale 97015
Prefisso 0932
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 088006
Cod. catastale F258
Targa RG
Cl. sismica zona 3 (sismicità bassa)
Cl. climatica zona C, 1 117 GG[2]
Nome abitanti modicani
Patrono San Pietro, San Giorgio, Madonna delle Grazie
Giorno festivo 29 giugno, 23 aprile, terza domenica di maggio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Modica
Posizione del comune di Modica nella provincia di Ragusa
Posizione del comune di Modica nella provincia di Ragusa
Sito istituzionale
« Un teatro era il paese, un proscenio di pietre rosa, una festa di mirabilia. E come odorava di gelsomino sul far della sera. Non finirei mai di parlarne, di ritornare a specchiarmi in un così tenero miraggio di lontananze… »
(Gesualdo Bufalino, Argo il cieco ovvero i sogni della memoria)

Modica (Muòrica in siciliano, Μότουκα per i Greci, Mutica / Motyca in latino) è un comune italiano di 54 854 abitanti[3] della provincia di Ragusa in Sicilia. La città per popolazione è il tredicesimo comune della Sicilia ed il 124º d'Italia, mentre è per estensione del suo territorio all'11º posto fra i Comuni siciliani, ed al 41º fra tutti i Comuni d'Italia. Nel 2002 è stata inclusa, insieme con il Val di Noto, nella lista dei Patrimoni dell'Umanità dell'UNESCO per il suo centro storico, ricco di architetture barocche[4].

Indice

Geografia fisica[modifica | modifica sorgente]

Territorio[modifica | modifica sorgente]

Mòdica, il cui nome originerebbe dal fenicio Mùtika (albergo, dimora: chiara l'analogia con la fenicia Utica, città dove si diede la morte Catone Uticense)[5] o dal siculo Mùrika (roccia nuda, non coltivabile), chiamata in seguito Μότουκα dai greci, è situata 15 km a sud del capoluogo di provincia, ed il suo territorio urbano si sviluppa su un esteso altopiano solcato da profondi canyon (detti localmente "cave"). La città sorge sulla confluenza di due fiumi a carattere torrentizio che dividono l'altopiano in quattro colline: Pizzo a nord, Idria ad ovest, Giganta ad est e Monserrato a sud.
I due fiumi, Pozzo dei Pruni e Janni Mauro (ormai asciutti e coperti nel tratto urbano), si uniscono a formare il Modicano, il cui alveo è stato coperto nei primi del Novecento divenendo l'odierno Corso Umberto I, asse principale della città. Il Modicano aveva dignità di fiume perenne, fino ai primi decenni del Novecento, in quanto alimentato da sorgenti permanenti, fra cui la più cospicua quella della Fontana Grande, la quale con le sue acque permetteva che fra il Cinquecento e l'Ottocento, lungo le rive del Μότουκανυς ποταμός, come lo chiamò il geografo greco Tolomeo nel II secolo d.C., sorgessero nel tratto modicano del fiume ben 23 mulini ad acqua! Poi vennero i mulini industriali, e l'acqua delle sorgenti fu incanalata nella rete idrica cittadina. Dal Settecento alla fine dell'Ottocento, la presenza lungo gli argini dei torrenti di 17 ponti, che consentivano il transito di uomini, animali e carri da un lato all'altro, fecero sì che in una delle prime edizioni, quella del 1934[6], della Enciclopedia Treccani, Modica fosse definita la città più singolare d'Italia, dopo Venezia, riportando l'impressione che la città aveva suscitato all'abate Paolo Balsamo da Palermo, nel 1808. Il nucleo urbanistico più antico è situato sulla collina (il cui promontorio è sormontato dai resti del Castello medievale) che separa i due torrenti, e sui versanti da essi creati. Il Comune di Modica gode di un vastissimo territorio comunale sviluppato in senso longitudinale, che partendo dalle pendici dei Monti Iblei, con un'altezza sul livello del mare compresa fra i 500 ed i 550 metri, nei pressi dei comuni montani di Giarratana, Monterosso Almo e Palazzolo Acreide, degrada lentamente fino alla costa che si affaccia sul Canale di Sicilia, con le sue due frazioni marinare di Maganuco e Marina di Modica. Il punto più alto del centro urbano, con i suoi 449 m s.l.m., corrisponde al campanile della chiesa di San Giovanni Evangelista a Modica Alta, mentre la sede comunale, a Modica Bassa, si trova a 296 m. di altezza sul livello del mare.

Clima[modifica | modifica sorgente]

Il territorio comunale si divide in due zone climatiche, la meridionale o costiera, la settentrionale o montuoso-collinare. Il clima a Modica è mite anche d'inverno, la neve rappresenta un evento raro sulla parte bassa della città ma più frequente sulla parte alta e sull'altopiano (dove ogni anno può verificarsi un evento nevoso anche senza accumulo), alcune nevicate storiche e consistenti risalgono al 1905, 1909, 1929, 1956, 1979, 1999 e 2005. Frequente è nella zona montuosa la formazione di brina e di gelo. Rara la formazione di banchi di nebbia notturni nell'altopiano. La temperatura media annua è di circa 17 °C (parte bassa) e 16 °C (sulla parte alta), con una media a gennaio di 9 °C (parte bassa) ed 8 °C (parte alta), e una media a luglio di 26 gradi. L'estate è calda ma asciutta e ventilata, soprattutto nelle parti più alte della città (oltre i 440 m). L'inverno è fresco e piovoso, con una pluviometria media annuale di circa 650 mm concentrati nel periodo autunno-inverno e parte della primavera.

Elementi caratteristici[modifica | modifica sorgente]

Veduta panoramica notturna

Modica, come altri centri storici del Val di Noto, deve la sua particolare configurazione urbana alla non comune conformazione del territorio combinata ai vari fenomeni di antropizzazione. Molte abitazioni della parte vecchia della città, addossate le une sulle altre, sono spesso l'estensione delle antiche grotte, abitate fin dall'epoca preistorica. Sono state censite circa 700 grotte che una volta erano abitate, o comunque adibite a qualche uso, fra quelle visibili e quelle "inglobate" in nuove costruzioni. Di notevole rilevanza storica è l'ottimo stato di conservazione, in pieno centro storico, della necropoli del Quartiriccio, al quartiere Vignazza, con alcune decine di tombe a forno scavate nella roccia, risalenti al 2200 a.C. Il tessuto urbano, adagiato sui fianchi delle due vallate e sui pianori delle colline sovrastanti, è un intrigo di casette, viuzze e lunghe scale, che non possono non ricordare l'impianto medievale del centro storico, tutto avviluppato intorno allo sperone della collina del Pizzo, sul quale poggiava inaccessibile il Castello. Modica è un'inaspettata meraviglia... È un effetto bizzarro, unico, qualcosa di addirittura irreale come visto nel prisma deformante del sogno, come un immenso fantasmagorico edifizio di fiaba, il quale, anziché di piani, fosse fatto di strati di case. Da questo accastellarsi, svettano campanili e campanili: con queste parole il poeta e scrittore veronese Lionello Fiumi descriveva il suo stupore nel raccontare sulle pagine di un quotidiano il suo viaggio a Modica negli anni sessanta del Novecento. Le chiese solitamente non si affacciano su piazze, ma su imponenti e scenografiche scalinate modellate sui declivi delle colline. Lo stile prevalente dei monumenti è quello comunemente identificato come tardo barocco, ma più specificatamente, per quel che riguarda Modica, dobbiamo parlare del Barocco siciliano della Sicilia sud orientale, quello successivo al catastrofico terremoto del Val di Noto del 1693. L'aspetto molto caratteristico del centro storico è purtroppo stato turbato da alcuni scempi edilizi succedutisi dagli anni sessanta agli anni ottanta ad opera di alcuni imprenditori edilizi poco coscienziosi, con il permesso di una classe politica non sempre all'altezza del proprio ruolo.
Altro elemento caratterizzante il territorio, in particolare la campagna, è la fitta rete di "muri a secco" che delimita gli appezzamenti di terreno, trapunti di maestosi alberi di carruba, molto frequenti in tutto il territorio provinciale (maggior produttore italiano del suo frutto). La ragione della fitta maglia di muri a secco va ricercata nella precoce formazione di una classe di piccoli proprietari terrieri, che dalla prima metà del Cinquecento frazionarono un immenso feudo, la Contea di Modica, corrispondente grosso modo al territorio dell'odierna Provincia di Ragusa, delimitando le nuove proprietà con tali recinti.
Come retaggio ed eredità di una bizzarria storica, che ha privato Modica della sua secolare centralità politica, amministrativa e culturale, la città conserva una sua autonomia comprensoriale. Per esempio, quando nel 1955 fu istituita la Diocesi di Ragusa, la città di Modica, insieme alle limitrofe Scicli, Pozzallo e Ispica, rimase a far parte della Diocesi di Noto, a cui appartiene dal 1844. Inoltre la città ha mantenuto il suo storico Tribunale, che risale al 1361. Le Istituzioni e le strutture scolastiche, sanitarie e giudiziarie, pertanto, continuano ad essere un punto di riferimento per le popolazioni della parte orientale dell'attuale provincia iblea, oltreché dell'intero distretto geografico sud orientale dell'Isola.

Storia e cultura[modifica | modifica sorgente]

Flag of UNESCO.svg Bene protetto dall'UNESCO Flag of UNESCO.svg
UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell'umanità
Città tardo barocche del Val di Noto (Sicilia sud orientale)
(EN) Late Baroque Towns of the Val di Noto (South-Eastern Sicily)
Modica-SGiorgio.jpg
Tipo architettonico
Criterio C (i) (ii) (iv) (v)
Pericolo no
Riconosciuto dal 2002
Scheda UNESCO (EN) Scheda
(FR) Scheda
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia di Modica e Contea di Modica.

Toponomastica[modifica | modifica sorgente]

Il sito di Modica, che i Greci chiamarono Μότουκα[7], e i Romani Mothyca, poi Motyca[8], Mŭtȳcē[9] (da quest'ultima denominazione deriva il toponimo per gli abitanti usato da Cicerone: Mutycense) e infine Mutica, fu popolato prima dai Sicani, poi per un certo periodo anche dai Fenici[10], in seguito stabilmente dai Siculi. Secondo quanto si può dedurre dai frammenti di Ellanico e Filisto, riferiti alla discesa dei Siculi dal Lazio, e conseguente occupazione della Sicilia orientale[11] a scapito dei Sicani, la vera e propria fondazione delle città sicule in questa porzione dell'isola si può fare risalire a 80 anni prima della guerra di Troia, quindi verso il 1360 a.C.. Secondo Giovanni Ragusa, storico e filologo locale[12], il termine verrebbe dal toponimo Mùrika, significando questo nella lingua dei Siculi nuda roccia (a riprova sarebbe il fatto che ancora nella parlata locale i residenti si dicono “Muricàni”), e poi così è stato tramandato dai Greci prima, dai Romani dopo. Un'altra interpretazione filologica propone che il greco Motyka provenisse dall'indoeuropeo Moth (= monte, collina) + Uc (= molte), dunque Mothuc, la città dalle molte colline, le quattro colline su cui avevano case, rifugi e sepolture gli antichi modicani[13]. Durante il periodo della dominazione araba, e fino al XIV-XV secolo, la città veniva citata nei documenti ufficiali col nome di Mohac o Mudiqah. Poi, prendendo lentamente il sopravvento, come lingua ufficiale del Regno di Sicilia, parallela al latino, la parlata italiana, la denominazione del periodo arabo-normanno andò a scomparire[14]. Nel dialetto locale, infine, viene chiamata “Muòrica”.

Gli studi a Modica - Storia[modifica | modifica sorgente]

Modica, che dal XV secolo circa fino agli anni trenta del XX era la quarta città della Sicilia per numero di abitanti e importanza politica, è stata economicamente e culturalmente vivace, anche grazie alla presenza di enti d'istruzione ecclesiastici e laici che l'hanno resa un notevole centro di studi.

I Carmelitani e i Domenicani vi stabilirono degli studia nel XIV e nel XV secolo. Già nel 1549 a Modica esisteva una scuola pubblica, il cui insegnante veniva pagato dal Comune con 4 once annue. Nel 1550 i Francescani Minori Osservanti, presenti a Modica dal 1343, insegnavano filosofia, teologia, latino e lettere umane, nel loro amplissimum studium philosophiae, presso il Convento di Santa Maria del Gesù, completato per la munificenza dei conti Anna e Federico Enriquez Cabrera. I Gesuiti vi fondarono[15] nel 1630, su iniziativa della contessa Vittoria Colonna de Cabrera (che donò 12 000 ducati d'oro[16], da sommarsi ai 10 000 deliberati dal Consiglio cittadino) uno di quegli importanti collegi pubblici per cui furono giustamente famosi. Il Collegio Gesuitico rilasciava Lauree[17]. in Teologia, in Materie Umanistiche (Filosofia, Retorica, Umane lettere) e Arti Liberali (Fisica, Matematica) fino al 1767.
Da una delibera inviata nel 1832 alla Commissione di Pubblica Istruzione di Palermo, in cui si chiedeva che si autorizzasse la riapertura delle cattedre di Leggi e di Medicina, abolite (con disposizione del 1775) nei Collegi per doversi studiare nelle Università, si deduce che fino al 1767 il Reale Collegio Gesuitico di Modica rilasciasse anche i Diplomi di esercizio in tutte le professioni libere, di Avvocati, Medici, Notari, ecc. che divenivano esecutivi col visto del Governatore della Contea[18].

Dal 1812 al 1860 i Gesuiti tornarono ad insegnare[15] le discipline che oggi si studiano nelle scuole secondarie superiori (diritto, zoologia, arti, scienze e lettere). L'Istituto Tecnico "Archimede" fu, nel 1866, una delle prime scuole secondarie superiori Statali ad essere fondate in Sicilia, fra i primi cinque nel Regno d'Italia nel suo genere. Nel 1889, l'"Archimede" di Modica era l'unico Istituto Tecnico dell'intera provincia di Siracusa. A tutt'oggi, l'Archimede di Modica è l'istituzione scolastica con il più alto numero di iscritti dell'intera Provincia di Ragusa.
Pochi anni dopo, nel 1875, il Ginnasio comunale circondariale (corrispondente all'attuale Scuola media inferiore per i primi tre anni, poi al biennio dell'attuale Liceo Classico), attivo, per Decreto di Stato Prodittatoriale[19] fin dal 1862, fu trasformato in "Liceo Ginnasio" Comunale, divenuto infine nel 1878 "Regio Liceo Ginnasio" intitolato a Tommaso Campailla.
Il liceo classico "Tommaso Campailla" fu tra i primi venti licei italiani nati subito dopo l'Unità d'Italia, ed al rilevamento del 1889 contava più iscritti del Liceo Gargallo di Siracusa, fondato posteriormente.

L'istruzione universitaria attuale[modifica | modifica sorgente]

Negli ultimi anni è nato a Modica un Corso di Laurea in Scienze del Governo e dell'Amministrazione della Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Catania. Il corso di laurea conta un triennio, con circa mille iscritti, e una laurea specialistica in "Scienze delle Pubbliche Amministrazioni"', dalla quale nel 2010 sono usciti i primi ed unici "Dottori" perché il corso è stato soppresso nel 2011. La Facoltà di Economia e Commercio della stessa università aveva attivato un Corso di Laurea in "Economia Aziendale", ma a causa dei tagli dei fondi universitari e delle difficoltà del comune a far fronte ai costi, a partire dal 2008/09 sono rimasti attivi solo il secondo ed il terzo anno, a completamento degli studi, e chiusura successiva del corso di laurea medesimo.
Infine, l'Università di Messina gestisce e coordina, dal 1989, un Corso di Laurea in Scienze Sociali, subentrando all'iniziativa privata del gesuita P. Salvatore Scimè, che aveva fondato, nel 1969, una "Scuola Superiore di Servizio Sociale", attiva nel ventennio precedente.

Persone legate a Modica[modifica | modifica sorgente]

* in ordine di date

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Categoria: Persone legate a Modica.

Scienziati, filosofi, medici, poeti modicani[modifica | modifica sorgente]

Nel Seicento e nel Novecento nacquero i due più importanti filosofi cittadini: Tommaso Campailla, scienziato e filosofo vissuto fra la fine del Seicento e la prima metà del Settecento, per il cui ingegno venne in Sicilia, fino a Modica, nel 1718, il grande filosofo inglese George Berkeley; nel 1906 nacque a Modica il filosofo Carmelo Ottaviano, Ordinario di Storia della Filosofia all'Università di Napoli, morto nel 1980. Modicani si sono distinti nel campo della medicina, del diritto, della letteratura, della storiografia e dell'arte. Grande fama ebbe nel Settecento il medico Gaspare Cannata, che ebbe la cattedra di medicina pratica dell'Università di Palermo. Gli succedette in tale cattedra il figlio d'arte Baldassarre Cannata. Nel 1860 ebbe i suoi natali a Modica il Fisico Giovan Pietro Grimaldi, erede di un ramo secondario dei Principi di Monaco, il quale nei primi del Novecento, dopo essere stato Ordinario di Fisica all'Università degli Studi di Catania, ne divenne anche Magnifico Rettore.
Infine, Modica ha dato i natali al Poeta e Premio Nobel per la Letteratura nel 1959, Salvatore Quasimodo, che così la ricorda in versi di recentissima scoperta[22] presso il Genio Civile di Genova[23], dove il Nostro lavorava nel 1931:

« Modica. Sentieri velati da un tratto di eterno: basole fra scorci di storica passione; a passi tardi rinvengo in cor mio / nascituro sguardo che soave m'attrista. »

Monumenti e luoghi d'interesse: architetture religiose[modifica | modifica sorgente]

Duomo di San Giorgio[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Duomo di San Giorgio (Modica).
La facciata della Chiesa Madre di San Giorgio

Il Duomo di San Giorgio in Modica viene spesso indicato e segnalato come monumento simbolo del Barocco siciliano tipico di questo estremo lembo d'Italia. La chiesa di San Giorgio, inserita nella Lista Mondiale dei Beni dell'Umanità dell'UNESCO, è il risultato finale della ricostruzione sei/settecentesca, avvenuta in seguito ai disastrosi terremoti che colpirono Modica nel 1542, nel 1613 e nel 1693 (il più grave, vedi Terremoto del Val di Noto); lievi danni apportarono i sismi nell'area iblea succedutisi nel corso del Settecento e nel 1848.

L'interno della chiesa è a cinque navate, con 22 colonne sormontate da capitelli corinzi. Il tempio è dedicato ai martiri San Giorgio e Ippolito, e fra le navate vi si possono ammirare un monumentale organo con 4 tastiere, 80 registri e 3000 canne, perfettamente funzionante, costruito tra il 1885 e il 1888 dal bergamasco Casimiro Allieri; un dipinto di scuola toscana, L'Assunta del tardo-manierista fiorentino Filippo Paladini (1610); una pittura naif su legno, La Natività del pittore milanese Carlo Cane (1615-1688), della seconda metà del Seicento; la tela (1671) del Martirio di Sant'Ippolito del Cicalesius, una statua marmorea di scuola gaginiana, la Madonna della Neve della bottega di Mancini e Berrettaro, del 1511; il polittico dell'altare maggiore, composto da ben 10 tavole, attribuite per molto tempo al messinese Girolamo Alibrandi come opera del 1513. Ma gli storici dell'arte del Novecento e gli studiosi contemporanei[24] hanno attribuito in maniera definitiva l'opera al pittore tardo manierista modicano (per matrimonio) Bernardino Nigro (1538 - 1590)[25], datandola 1573; le pale raffigurano le scene della Sacra Famiglia e della vita di Gesù, dalla Natività fino alla Resurrezione e all'Ascensione, oltre a 2 riquadri con le classiche iconografie dei due santi cavalieri, San Giorgio che sconfigge il Drago, e San Martino che divide il proprio mantello con Gesù, che gli si presenta sotto le vesti di un povero accattone.

Duomo di San Pietro[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Duomo di San Pietro (Modica).
Facciata barocca del Duomo di San Pietro

Un documento del vescovo di Siracusa ne attesta l'esistenza in sito nel 1396, ma la data della sua prima edificazione è da collocarsi dal 1301 al 1350 circa, come attestato dallo storico secentesco Placido Carrafa. Eretta in collegiata con bolla di Clemente VIII del 2 gennaio 1597, due secoli dopo per Decreto Regio di Carlo III di Borbone (1797), ed in seguito a secolare disputa, è stata dichiarata Chiesa Madre al pari di San Giorgio, la chiesa "ufficiale" dei Conti. Fa parte anch'essa della lista dei Monumenti Bene dell'Umanità dell'UNESCO.

Chiesa di Santa Maria del Gesù[modifica | modifica sorgente]

Chiostro di S. Maria del Gesù dopo il restauro (2010)

La chiesa di S. Maria del Gesù (1478-1481) e l'annesso convento (1478-1520), dichiarati Monumento Nazionale in quanto preesistenti ai terremoti del 1542, del 1613 e del 1693, appartennero ai Frati Francescani Minori Osservanti. Conserva uno splendido chiostro a due ordini in stile tardo-gotico, con tante colonnine variamente decorate e ognuna diversa dall'altra. Si tratta di un unicum in tutta l'Italia meridionale, con paragoni stilistici sopravviventi solo in Catalogna. La chiesa fu costruita restaurando un preesistente edificio francescano già presente almeno dal 1343, e grazie alla volontà e alla munificenza della contessa Giovanna Ximenes de Cabrera, al fine di celebrarvi, nel gennaio del 1481, le nozze della propria figlia Anna con Fadrique Enrìquez, primo cugino del Re di Spagna Ferdinando il Cattolico. Purtroppo la chiesa e il convento attualmente non sono visitabili, in quanto l'ex-convento è sede carceraria sin dal 1865. È visibile però il prospetto quattrocentesco della chiesa, in stile plateresco-catalano. Chiesa e Convento sono stati aperti al pubblico, a cura del Fondo per l'Ambiente Italiano, per due giorni ad aprile 2009, ed ancora il 22 aprile 2010, in occasione di manifestazioni pubbliche.
A settembre 2010 la Soprintendenza ai Beni Culturali e Ambientali ha annunciato la conclusione dei lavori di restauro, mentre la storica riapertura al pubblico, dopo 146 anni di inaccessibilità, si è avuta il 20 aprile 2011, grazie all'ingresso dal portale gotico che dà sulla pubblica piazza, dopo che è stato reso autonomo l'accesso alla struttura penitenziaria. Adesso si attende l'affidamento a personale di guida e custodia, onde poter rendere visitabile il complesso monumentale a tempo pieno.

Chiesa di San Giovanni Evangelista[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Chiesa di San Giovanni Evangelista (Modica).

La chiesa di San Giovanni Evangelista presenta una facciata la cui ultima versione è stata rifatta dopo il 1839, per essere completata fra il 1893 ed il 1901. Il luogo di culto si trova in questo sito dal 1150 (bolla di papa Eugenio III). Un documento del marzo 1217 cita le chiese di San Giovanni e di San Giorgio in Modica come poste sotto la tutela della Chiesa di Mileto, in Calabria.

Palazzo della Cultura e Museo Civico[modifica | modifica sorgente]

L'ex Monastero delle Benedettine, (XVI-XIX secolo), attuale Palazzo della Cultura, era presente in questo sito già nel 1626, insieme alla chiesa delle Sante Caterina e Scolastica ristrutturata per usi civili nei primi decenni del Novecento. Il Monastero, dedicato a San Benedetto nel 1637, fu requisito dal governo regio nel 1860. Attualmente ospita nelle sue ampie stanze, oltre ad alcuni uffici municipali, il Museo Civico Archeologico, il cui pezzo forte, assolutamente da vedere, racchiuso in una teca, è la statuetta bronzea dell'Ercole di Cafeo, risalente al III secolo a.C. Al piano terra è ubicata dal 1881 la Società Operaia di Mutuo Soccorso, la quale racchiude al suo interno uno dei due atri ed alcune colonne del vecchio monastero. Il Palazzo è stato la sede dello storico Tribunale di Modica dal 2 giugno 1862 fino a settembre 2003, e l'attuale salone delle conferenze sino ad alcuni decenni fa era sede della Corte d'Assise. Recentissimi lavori di restauro murario delle stanze della Società Operaia, tendenti a riportare all'antico le superfici interne, hanno riservato una bellissima sorpresa: dietro l'intonaco di una camera, che è stato ovviamente asportato, è stato riportato alla luce, dopo più di un secolo, un superbo confessionale in pietra, incassato nella muratura, con tanto di pareti divisorie e grate metalliche

Chiesa del Carmine[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Chiesa del Carmine (Modica).

La chiesa di Santa Maria del Carmelo, detta "del Carmine" (fine XIV - inizi XV sec.), è uno dei pochi monumenti che resistette alla violenza del terremoto del 1693. E infatti il prospetto, che aveva in parte superato anche il terremoto del 1542 e quello del 1613, è arricchito da un bel portale risalente alla fine del Trecento, già dichiarato Monumento Nazionale all'inizio del XX secolo, sovrastato da un rosone francescano con dodici raggi, il tutto in stile tardo gotico chiaramontano.

Convento del Carmine[modifica | modifica sorgente]

L'edificazione avvenne a seguire la Chiesa omonima, fra la fine del Trecento e la prima metà del Quattrocento, per ospitare i frati Carmelitani giunti in Sicilia già da qualche decennio. Il convento era dotato di 23 celle, ed è stato sottoposto a varie ristrutturazioni ed ampiamenti da sovraelevazione nel corso dei secoli, soprattutto dopo i danni del terremoto del 1693, e successivamente, quando fu requisito dal Regno d'Italia nel 1861 per farne sede della Caserma dei Carabinieri. È in questa occasione che vengono a scomparire gli orti antistanti il Convento, per essere trasformati nella pubblica piazza del Carmine, intitolata nel secolo successivo a Giacomo Matteotti. Il prospetto è stato interamente rifatto, in stile neorinascimentale-liberty. Trasferitasi l'Arma dei Carabinieri in altra sede intorno al 2000, sono stati pensati, progettati, ed in questo inizio d'anno 2012 quasi conclusi, degli importanti lavori di restauro e consolidamento, che hanno portato a fortuiti rinvenimenti delle strutture portanti medievali, sono state scrostate le mura, e riportati alla luce i pavimenti in acciottolato del XIV secolo, gli archi ogivali gotici che immettono da un ambiente conventuale ad un altro, delle finestrelle in stile svevo chiaramontano del XIV secolo. Il pavimento di un ambiente, confinante con l'attigua ex Chiesa di San Giovanni Battista dei Cavalieri Gerosolimitani, sembra, per il suo disegno geometrico, con quasi certezza appartenere ad una vecchia strada laterale al Convento stesso inglobata successivamente all'interno della struttura conventuale. Le notevoli risultanze e rinvenimenti di questi restauri sono stati presentati nel corso della XX giornata del Fondo Ambiente Italiano (FAI), del 24 e 25 marzo 2012.

Chiesa di San Domenico, ex convento e Cripta[modifica | modifica sorgente]

La chiesa di San Domenico, detta del Rosario (1678), presenta uno dei pochi prospetti rimasti integri dopo il terremoto del 1693.
L'originaria costruzione della chiesa, con l'annesso convento dei Domenicani risale al 1461. Il luogo sacro è ricco di interessanti tele del Cinquecento, ed ha una cappella interna, un tempo riservata alla preghiera dei frati, riccamente decorata con pitture murali e pregevoli stucchi. Il convento attualmente è sede del Palazzo Municipale, dal 1869, anche se da documenti d'archivio risulta che il consesso dei Giurati(come si chiamavano allora i consiglieri) ivi si riunivano già nel 1626. Nell'atrio è visitabile una interessante cripta sotterranea (Seicento), scoperta da Giovanni Modica Scala a metà Novecento, contenente resti ossei, attribuibili ai Frati Domenicani stessi, e che lascia intravedere tracce di affreschi. Il convento era sede, per la diocesi di Siracusa, del Tribunale dell'Inquisizione, o Sant'Uffizio.

Chiesa di Santa Maria di Betlem con preesistente Cappella Palatina[modifica | modifica sorgente]

La chiesa di Santa Maria di Betlem è una delle tre antiche collegiate (dal 1645) della città, e la sua presenza nel sito risale al XIV secolo. La facciata è di fine Cinquecento nella parte inferiore, mentre è stata ricostruita dopo il terremoto del 1693, per essere completata nel 1821 nel suo secondo ordine. Il campanile attuale fu costruito nel 1897 dal capomastro modicano Giuseppe Garofalo Giannone. Nasconde al suo interno una pregevolissima Cappella Palatina, detta anche Cappella Cabrera (1474-1520, Monumento Nazionale), in stile tardo gotico, sopravvissuta al terremoto del 1693 e incastonata nella nuova architettura settecentesca. L'arco di ingresso alla Cappella (deve il suo nome al conte Giovanni Cabrera, presente al Castello di Modica dal 1466, onde ringraziarlo per le ingenti donazioni fatte alla chiesa nel suo testamento del 1474[26]), con elementi decorativi arabi, normanni e catalani, è uno dei più bei monumenti che l'architettura abbia prodotto in Sicilia a cavallo dei secoli XV e XVI, dando persino nome ad uno stile artistico, il gotico - chiaramontano, che in Sicilia viene riconosciuto e descritto semplicemente come stile chiaramontano, a ricordo della dinastia dei Chiaramonte, conti di Modica, e regnanti a Palermo insieme ed in collaborazione ai re aragonesi. L'arco è composto da un fascio di colonne per lato riccamente arabescate, con infiniti ornamenti, bizzarri motivi vegetali e animali, figure di uomini grottesche o fantastiche; le colonne terminano con capitelli finemente scolpiti. L'organo monumentale in legno è del 1818, il soffitto a cassettoni ed il pavimento sono di fine Ottocento. Di buona fattura, dietro l'altare, la grande tela dell'Assunzione della Vergine, dipinta da Gian Battista Ragazzi nel 1713. Suggestivo in questa chiesa è anche il Presepe Monumentale permanente (1881/82), la cui scenografia è del cappuccino fra Benedetto Papale, con 62 statuette in terracotta realizzate a Caltagirone; all'esterno, in una parete a sinistra della chiesa, è incassata la Lunetta di Berlon, bassorilievo con Natività (fine Trecento), appartenente al prospetto della chiesetta di Santa Maria di Betlem che insisteva in precedenza sul luogo in cui sorge l'attuale Santa Maria; alla base della scultura si intravede una iscrizione in lettere gotiche.

Portale de Leva[modifica | modifica sorgente]

Il Portale De Leva, di primo Trecento, è un elegante esempio dello stile gotico chiaramontano che poi dominò come stile in Sicilia nel corso di tutto il Trecento. È, insieme al portale della Cappella Palatina custodita all'interno di Santa Maria di Betlem, il più bel portale di Modica, con gli archi di una grande ogiva scolpiti a tre ordini, con decorazioni geometriche a zig zag, e foglie di acanto a completare la fitta trama di ricami arabeschi. Era con molta probabilità la porta d'ingresso di una chiesetta (dedicata ai santi Filippo e Giacomo), come fa pensare una piccola finestra circolare che sormonta il portale, e che doveva contenere un rosone, tipico ornamento ecclesiastico. La chiesetta, sopravvissuta al terremoto del 1693, sarebbe poi divenuta cappella privata della nobile famiglia De Leva, incorporata nel loro settecentesco Palazzo. Il portale, coi suoi fraseggi arabo normanni, ricorda i coevi portali della Cattedrale di Nicosia e della chiesa di San Francesco di Assisi in Palermo. La porta della casa De Leva è l'ultimo avanzo frammentario di una Chiesetta gotica non più esistente, arieggiante... la splendida ogiva delle due grandi finestre della Cattedrale di Palermo, scriveva Salvatore Minardo in Modica Antica, opera edita nel 1952.

Convento dei Cappuccini e chiesa di San Francesco[modifica | modifica sorgente]

Il settecentesco Convento dei Frati Cappuccini e l'annessa chiesa di San Francesco d'Assisi, sempre del Settecento, sono assolutamente da visitare per il perfetto stato di conservazione. Il convento ha un bellissimo chiostro lastricato con suggestive basole di pietra locale, con un pozzo al centro, il tutto tipico delle silenziose e affascinanti costruzioni francescane. La chiesa, cui si arriva percorrendo un vialetto circondato da alti cipressi, nasconde al suo interno due capolavori scultorei in legno indorato, un reliquario e la custodia del SS. Sacramento.

Santuario della Madonna delle Grazie[modifica | modifica sorgente]

L'edificazione del Santuario fu decisa in seguito al ritrovamento in loco, il 4 maggio 1615, di una tavoletta di ardesia raffigurante la Madonna con in braccio il Bambino; la tavoletta bruciò incessantemente per tre giorni, dentro un cespuglio di rovi, senza consumarsi, per cui si gridò al miracolo, ed il popolo volle che ivi fosse innalzata una chiesa. I lavori, affidati all'architetto siracusano Vincenzo Mirabella, iniziarono subito, subendo una momentanea interruzione per la sopraggiunta morte del Mirabella, nel 1624. Un mausoleo all'interno ne contiene i resti mortali. Risalgono ai primi del Seicento il portale laterale, con le sue finissime decorazioni di stile tardo rinascimentale sotto il timpano spezzato, e probabilmente la torre campanaria alla sinistra del colonnato sul prospetto principale, peraltro rifatto, quest'ultimo, dopo il sisma del 1693, in stile tardo barocco, con le robuste colonne binarie sporgenti, che ricordano quelle del Duomo di San Giorgio. La Madonna delle Grazie fu proclamata Patrona Principale di Modica con Decreto Vescovile del 3 agosto 1627, come da richiesta della Civica Assise risultante nella Copia Consilii Civitatis Moticae del 1626, trovata presso l'Archivio generale dell'Ordine Carmelitano in Roma. Un dipinto sulla volta dell'abside, in cui campeggia Maria sullo sfondo della città, recita: Ecce Mothuca Mater Tua.

Monumenti e luoghi d'interesse: architetture civili[modifica | modifica sorgente]

Palazzo Polara[modifica | modifica sorgente]

Sul lato sinistro del Duomo di San Giorgio è visibile Palazzo Polara (famiglia Polara), (fine Settecento), sul cui frontone spicca lo stemma della famiglia con la stella polare. Palazzo Polara, è una costruzione in stile tardo barocco, introdotta da un elegante scalone. La facciata, in un tutt'uno scenografico con la scalinata monumentale ed il prospetto del Duomo di San Giorgio, domina la parte bassa del centro storico di Modica e le colline che la circondano facendole corona, in un suggestivo colpo d'occhio che ci conduce verso il Belvedere della città alta, il cosiddetto Pizzo.

Palazzo Napolino-Tommasi Rosso[modifica | modifica sorgente]

Posto nel cuore dell'antico quartiere di Francavilla, alle spalle del Duomo di San Giorgio e nei pressi dell'entrata del Castello dei Conti, è fra le testimonianze più significative dell'architettura tardo-barocca di Modica. La sua costruzione risale alla seconda metà del XVIII secolo. La sua facciata comprende un bel portale d'ingresso, le cui colonne ai lati lasciano scendere degli eleganti tendaggi scolpiti nella pietra, ed emergenti dalla bocca di due leoni. Il portale è sovrastato da un elegante balcone in ferro battuto, sorretto da mensoloni decorati con mascheroni. Altri due balconi sono posti simmetricamente ai lati di quello centrale, a completare il prospetto di quella che è riconosciuta come la più elegante architettura civile del barocco modicano.

Casa natale del poeta Quasimodo[modifica | modifica sorgente]

Casa natale di Salvatore Quasimodo, in cui il 20 agosto 1901 nacque il poeta, insignito del Premio Nobel per la Letteratura il 10 dicembre 1959. La casa è visitabile. Contiene, oltre ad un letto in ferro battuto, gli altri mobili ed arredi di primo Novecento; inoltre sono presenti i mobili dello studio di Milano e una vecchia macchina da scrivere Olivetti, che il figlio Alessandro ha donato alla casa - museo nel 1996. Da un vecchio nastro, ai visitatori viene fatta ascoltare la voce del Poeta registrata durante la cerimonia di conferimento del Nobel a Stoccolma. La Casa Museo è gestita da Etnos soc. coop. A Modica opera il Parco Letterario Salvatore Quasimodo[27], che ha sedi pure a Roccalumera, paese d'origine della famiglia, ed a Messina, dove il Poeta trascorse buona parte dell'adolescenza, e dove intraprese gli studi superiori. Il Parco cura varie manifestazioni culturali della città di Modica, soprattutto nel mese di agosto, quando ricorre l'anniversario della nascita.

Palazzo degli Studi[modifica | modifica sorgente]

Il Palazzo degli Studi (1610 - 1630) era in realtà il Convento dei Padri Gesuiti, i quali fin dal loro insediamento nella struttura ne fecero il Collegio dove istruire i rampolli dell'aristocrazia di Modica. Il Collegio, costruito ampliando e restaurando un palazzo donato al Comune dal nobile palermitano Alliata, era annesso alla chiesa dei SS. Gesù e Maria, o del Collegio (oggi S. Maria del Soccorso), il cui prospetto barocco fu rifatto nel 1714 su progetto di Rosario Gagliardi, mentre il Convento, resistendo al terremoto del 1693, determinò la scelta dei Gesuiti e del popolo modicano di non spostare la città sugli altopiani limitrofi. L'intero edificio sorse per volontà della contessa Vittoria Colonna de Cabrera, che si fece promotrice[16] della venuta a Modica dei Gesuiti, e contribuì finanziariamente, insieme al Comune e ai possidenti del tempo, al che nella capitale della Contea si istituissero corsi di studio di livello universitario. Fu dunque sede del Collegio Gesuitico sin dal 1630, del Ginnasio comunale nel 1862, del Regio Istituto Tecnico "Archimede" dal 1866, e ospita, dal 1878, il Liceo Classico intitolato allo scienziato e filosofo modicano Tommaso Campailla.

Teatro Garibaldi[modifica | modifica sorgente]

La prima costruzione fu realizzata fra il 1815 ed il 1820, accorpando un magazzino con la casa di un aristocratico, e fu chiamato Real Teatro Ferdinandeo in onore al regnante dell'epoca. Aveva due file di 24 palchi e la platea. Nel 1844 fu affidato all'ingegner Salvatore Riga il compito di progettare l'ampliamento del teatro, raddoppiando la grandezza della platea, innalzando una terza fila di palchi ed aggiungendo il loggione, riproducendo così lo stile dei teatri lirici all'italiana presenti nelle maggiori città siciliane. Eseguiti i lavori fra il 1852 ed il 1857 sotto la direzione dell'architetto Salvatore Toscano, il teatro, dopo l'Unità d'Italia fu intitolato a Garibaldi. Esso si presenta con la facciata in stile liberty (o neoclassico), con i due piani sormontati da una balaustra che presenta al centro un pannello scultoreo decorato con strumenti musicali. Sopra il pannello fu posto, sorretto da due figure maschili, un orologio, con in cima l'aquila, simbolo della Contea di Modica. Fu inaugurato nel 1857 con la Traviata di Giuseppe Verdi. È un piccolo vero gioiello, che in miniatura riproduce i teatri delle grandi città, con la sua platea, i suoi tre ordini di palchi molto eleganti, il loggione, la volta istoriata di recente (agosto-settembre 1999) con un grandioso dipinto, un olio su tela (diametro m. 4,40) del maestro Piero Guccione e degli altri del Gruppo di Scicli, i pittori Franco Sarnari, Giuseppe Colombo e Piero Roccasalva. Dopo lavori di restauro e di messa in sicurezza, è stato riaperto al pubblico definitivamente nel 2004.

La stagione teatrale[modifica | modifica sorgente]

Da qualche anno a questa parte, il Teatro Garibaldi, con i suoi 313 posti complessivi, è ritornato ad essere il luogo di intrattenimento culturale per eccellenza per i modicani, ma anche per gli appassionati di teatro e musica di vario genere dell'intero comprensorio orientale della provincia. Le stagioni di prosa e le stagioni musicali dal 2008/09 in poi sono state curate dall'attore modicano Andrea Tidona, con la collaborazione del concittadino Giorgio Pace, direttore amministrativo del Teatro Massimo di Palermo. Ulteriori manifestazioni vi si tengono a cura dell'assessorato provinciale al turismo. La sezioni locale degli Amici della Musica svolge il suo programma concertistico annuale presso il teatro cittadino, oppure presso l'ampia sala conferenze del Palazzo della Cultura. Infine, la Compagnia del Piccolo Teatro di Modica organizza presso il Teatro Garibaldi una o più rassegne annuali di teatro dialettale. Al fine di valorizzare il Teatro ai massimo livelli, per quanto riguarda la sua funzione culturale, e per la fruizione turistica, nel corso del 2009 è stato approntato lo statuto della Fondazione Teatro Garibaldi[28], istituita ufficialmente il 29 gennaio 2010, e la cui Direzione Artistica è stata affidata ad Andrea Tidona.

Palazzo Grimaldi con Pinacoteca[modifica | modifica sorgente]

Palazzo Grimaldi, XVIII-XIX secolo, con l'annesso portale della Chiesetta di S. Cristoforo, cappella privata della famiglia Grimaldi, si incontra lungo il corso principale a poche decine di metri dal Duomo di San Pietro. Rappresenta, forse, con i suoi 14 balconi in due piani, il più bell'esempio di edificio in stile neorinascimentale fra quelli che si affacciano sul centro storico di Modica Bassa. Il terzo piano è stato sovrapposto nel secondo Ottocento ma il progettista ha lavorato nel segno di chi lo aveva preceduto, inserendo le mensole sotto i balconi del terzo piano. Qui, peraltro, il partito centrale ripropone un balcone quasi identico a quello del secondo piano, in cui si nota la presenza ai lati degli scudi araldici di famiglia. Il palazzo è sede della Fondazione Giovan Pietro Grimaldi, creata dall'illustre fisico che fu anche Magnifico Rettore dell'Università di Catania, nonché fratello del celebre agronomo Clemente, ed ospita nei suoi saloni una Pinacoteca, ricca di opere pittoriche dei più noti artisti dell'area iblea dalla seconda metà dell'Ottocento fino ai nostri giorni.

Monumenti e luoghi d'interesse: architetture militari[modifica | modifica sorgente]

Castello dei Conti di Modica[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Castello di Modica.
L'ingresso del Castello dei Conti

In cima ad una rupe, costruito sul pianoro conclusivo di un promontorio roccioso a becco d'aquila, ha rappresentato per tanti secoli la sede del potere politico e amministrativo di quella che fu la Contea di Modica. Dal punto di vista monumentale, il Castello, o ciò che di esso rimane, nato come fortificazione rupestre che si sovrappone ad un'emergenza funeraria del tipo di Pantalica, viene modificato in varie epoche tra l'VIII e il XIX secolo, e si erge su un promontorio roccioso difficilmente attaccabile, con due lati su tre costituiti da pareti a strapiombo.

Torretta dell'Orologio[modifica | modifica sorgente]

Il Castello dei Conti di Modica. Torretta dell'Orologio

Sui resti post-terremoto (fine XVII sec.) di una torretta di avvistamento (fano) medioevale del castello dei Conti, posta a cavaliere delle mura sottostanti, è stato apposto, nel 1725[29], un orologio meccanico a contrappesi, ancora perfettamente funzionante, i cui complessi meccanismi vengono controllati e riavviati ogni 24 ore circa. Nel 1777 viene inviata lettera a Re Ferdinando di Borbone, in cui si chiede autorizzazione alla spesa per un primo restauro, in quanto il primo orologio è arrivato a tale stato che rendesi affatto inservibile... perché tutte le ruote sono contorte in grado che da più tempo a questa parte or non suona, ed or trasferisce notabilmente le ore in grave pregiudizio del pubblico nella vita civile[30]. Gli ingranaggi, che permettono a tutt'oggi il funzionamento di quest'orologio esclusivamente in modo meccanico, vengono quotidianamente curati e regolati da un tecnico del Comune. L'interno della torretta - caratterizzato grandi molle metalliche, pesi e contrappesi, grosse funi e catene[31] - è visitabile soltanto in particolari occasioni. Dalla balaustra della torre si può godere di un suggestivo, insolito, panorama sulla parte bassa del centro storico. La torre dell'orologio - imponente testimone secolare della vita cittadina - è sempre stata considerata il "simbolo" dell'antica nobile Città di Modica e insieme alle due chiese maggiori di Modica - dichiarate "patrimonio dell'Umanità" - è il monumento più fotografato della Città.

Altri monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica sorgente]

  • Ex chiesa di San Giovanni Battista dei Cavalieri di Malta, il cui prospetto fu demolito nei primi del Novecento onde ricostruirvi, in stile liberty, il Cinema Moderno (1926), chiuso intorno al 1980. Su una parete laterale resiste murata una grande Croce, simbolo della Gran Commenda dell'Ordine di Malta, presente a Modica nella originaria chiesa in questo sito dal 1350, fino al 1862, 25 maggio, Decreto Regio di esproprio di tutti i beni dei religiosi conventuali. Un accurato restauro degli spazi interni, insieme ad un adeguato arredamento, ha trasformato l'ex chiesa in un moderno Auditorium, intitolato al musicista e compositore modicano Pietro Floridia.
  • Chiesa di San Paolo (Sei-Settecento), ripresa recentemente, ricca di tele e statue, e con un bel pavimento in ceramiche di Caltagirone, merita una visita.
  • Chiesa di San Girolamo (Seicento): minuscola chiesa con un piccolo spiazzale antistante, tra strette scalinate che scendono e salgono fra le case che circondano questa chiesetta di quartiere.
  • Palazzo Ascenzo (fine Settecento), di fronte al Palazzo di Città, è caratterizzato da poderosi mensoloni a piede unico, a sostegno dei balconi.
  • Palazzo Cannizzaro (ex Manenti) (Settecento), si trova subito dopo il precedente salendo il Corso sul lato sinistro. Incompleto, essendo stato costruito solo il portale centrale e l'ala sinistra, il Palazzo presenta tre bei balconi spagnoleggianti, dei quali i due laterali sostenuti da cinque mensole in cui sono scolpiti vari mascheroni, uno dei quali raffigura il primo proprietario del palazzo.
  • Palazzo Salemi (edificato dal 1631 al 1640), con i suoi caratteristici portici (dialetto: Ponti Pulèra), già Palazzo Comunale dalla seconda metà del Seicento al 1869, presenta a piano terra un portico con sei arcate, sormontato al piano superiore da una lunga balconata continua.
  • Palazzo Papa, già Grimaldi (secoli XVII-XIX), nei pressi del Duomo di San Giorgio, lungo la strada che porta all'ingresso del Castello.
Chiesa del Santissimo Salvatore
  • Chiesa del Santissimo Salvatore (XV sec., ricostruita nel XVIII), ricca di pregevoli stucchi e di notevoli tele, fra cui una Immacolata (1765) del palermitano Pietro Spinosa, ha un superbo altare maggiore in marmo, con cinque medaglioni raffiguranti altrettanti episodi biblici. Della chiesa originaria del Quattrocento si conservano solo la base del campanile, una croce di pietra scolpita ed una campana datata 1537. Rimaneggiata più volte nel tempo, negli anni Venti del Settecento è documentata la presenza di Rosario Gagliardi per un intervento nello spazio absidale.
  • Chiesa di Sant'Anna (1686) ed ex Convento dei Padri Francescani Riformati (1613), sede della Sezione di Modica dell'Archivio di Stato di Ragusa, in cui è depositato l'importante Archivio della Contea di Modica. In cima all'imponente prospetto barocco dell'ex Convento, che domina sulla parte bassa della città, si trova la bellissima aquila reale in pietra che rappresenta lo stemma della Contea.
  • Palazzo Tommasi Rosso/Tedeschi (fine Settecento), si trova lungo il corso Umberto, subito dopo il Duomo di San Pietro, ed è caratterizzato dalla lunga serie di mensole che sorreggono sei dei sette balconi, le quali sono scolpite con mascheroni raffiguranti vecchioni, suonatori di flauto, putti, delfini e pettorute sirene.
  • Chiesetta di Santa Lucia (Settecento), incastonata nel cuore del quartiere Francavilla, nel bel mezzo di quel grattacielo orizzontale di case che si accavallano in ordine sparso dalla parte più alta di Corso Umberto, sollevando lo sguardo verso la cima della collina, dominata dal Belvedere del Pizzo.
  • Chiesa di San Michele (Seicento), col grazioso campanile che fa compagnia in tante stampe alla maestosa cupola, alta 36 metri, del limitrofo Duomo di San Giorgio.
  • Chiesa di San Giuseppe (1613), a pochi metri dall'entrata del Castello, con annesso un piccolo convento (1894) dei Gesuiti. Distrutta e abbandonata dopo il sisma del 1693, fu restaurata e riaperta al culto nel 1894. La chiesetta conserva al suo interno, certamente proveniente dalla preesistente chiesa distrutta dal sisma, una bellissima Natività in marmo, datata 1511, rappresentante un piccolo presepio con tutti i classici personaggi ed ambienti, con ai lati quattro bellissime teste di angeli, che insieme al volto della Madonna sembrano di scuola gaginiana.
  • Chiesa dei Santi Nicolò ed Erasmo, con prospetto rifatto in stile neoclassico nell'Ottocento.
  • Chiesa di Santa Teresa d'Avila ed ex Monastero delle Carmelitane Scalze.
  • Chiesa di San Teodoro (Seicento/Settecento), rifatta intorno alla metà dell'Ottocento dalla famiglia Grimaldi (si veda lo stemma sul prospetto).
  • Chiesa di Sant'Antonino (Cinquecento, ricostruita nel Settecento). La cripta sotterranea ingloba la vecchia chiesa del XVI secolo.
  • Palazzo Napolino/De Naro Papa (Ottocento), nella parte alta della città, di fronte alla chiesa di San Giovanni Evangelista; presenta una bella loggia, a sostegno di una terrazza, con tre arcate, sormontate da tre mascheroni.
  • Chiesa di San Ciro (1856), piccolissima, con buone tele ottocentesche, pregevoli statue nella Cappella del Cristo morto e dell'Addolorata.
  • Chiesa di San Martino, settecentesca, ricchissima di stucchi, non visitabile.
  • Palazzo Rubino/Trombadore(fine Settecento-primo Ottocento), con notevolissimo prospetto tardo-barocco, dove gli elementi stlistici delle mensole, con mascheroni e decorazioni fogliacee, testimoniano la persistenza del gusto rococò in pieno Ottocento.
  • Palazzo ex Convento dei PP. Mercedari, con annesso Museo delle Arti e Tradizioni Popolari.
  • Chiesa-eremo di San Giacomo extra moenia (XIII/XIV secolo, non visitabile). È la più antica chiesa dell'intera provincia, sito di pellegrinaggi da tutta la regione per il culto a San Giacomo, fino ai primi decenni del Novecento.
  • Chiesa di Sant'Andrea (prospetto rifatto nel Settecento).
  • Chiesa di S.Maria della Catena, anche questa ricostruita nel Settecento.
  • Chiesa di Santa Margherita, ricostruita nel Settecento.
  • Chiesa di San Francesco Saverio (Badia), originaria del Cinquecento, restaurata nel Settecento, ricca di bellissimi stucchi, visitabile nel tardo pomeriggio dei giorni feriali, quando ivi si celebra la SS.Messa per le Suore Carmelitane Missionarie di Santa Teresa del Bambin Gesù.

Siti archeologici[modifica | modifica sorgente]

Chiesa rupestre di San Nicolò Inferiore[modifica | modifica sorgente]

Presenta dei magnifici affreschi sulla nuda roccia, di stile tardo-bizantino, databili fra il XII ed il XVI secolo (l'anno 1594 si trova dipinto sulla roccia accanto ad una raffigurazione): si tratta di una grotta artificiale, in pieno centro cittadino, nella quale si osservano diversi cicli di affreschi; una chiesa rupestre definita dagli studiosi un unicum nel panorama della Sicilia medievale. L'affresco principale è un bellissimo Cristo Pantocratore posto al centro dell'abside, dove si raffigura un Cristo benedicente racchiuso in una mandorla seduto su un trono fra due coppie di Angeli. Sul lato destro dell'abside si trova un catino battesimale, scavato nella roccia, per il battesimo con rito orientale. Ultimi in ordine di tempo, alcuni lavori di scavo hanno portato alla luce una serie di cripte e di tombe terragne.

Cava Ispica[modifica | modifica sorgente]

Grotta di Cava Ispica

Cava Ispica (il nome precede quello dell'omonima, vicina città, chiamata Spaccaforno fino al 1936) raccoglie, in tredici chilometri di lunghezza, numerose testimonianze di epoche diverse: dalle grotticelle sicule a forno dell'età del bronzo, alle catacombe cristiane del Basso Impero (IV-V secolo d.C.), dagli affreschi rupestri della "Grotta dei Santi", ai ruderi della chiesetta bizantina di S. Pancrati. Notevole la catacomba della Larderia, un cimitero ipogeico che in circa 500 m2 (secondo in Sicilia per estensione) racchiude ben 464 tombe, suddivise in tre gallerie sotterranee, delle quali la principale è lunga circa trenta metri. Il sito è in effetti una vera e propria città nella roccia, dove nei pressi delle grotte abitate dagli uomini e dagli animali domestici, ce ne erano altre adibite a magazzini, o a luoghi di culto con altari e affreschi sulla nuda roccia. Infine, nascoste dalla vegetazione o protette da una certa difficoltà di accesso, negli anfratti più ripidi della cava, centinaia di grotte ad uso funerario.
La cava, che in alcuni punti è profonda anche cento metri e larga più di 500, presenta una vegetazione rigogliosa, attrazione per varie specie di uccelli, tale da conferire al luogo notevole importanza anche dal punto di vista naturalistico.
Lungo la vallata sono presenti una miriade di grotte naturali o scavate nelle roccia dalla mano dell'uomo, alcune difficili da raggiungere, se non con corde, stretti camminamenti tra i massi o scale. Molte grotte sono contigue, magari su piani sovrapposti comunicanti tra di loro tramite botole artificiali praticate nelle pareti rocciose.
Celebre e di grande interesse storico ed archeologico è il Castello Sicano a cinque piani, interamente incassato nella roccia, vera e propria fortezza scavata in una parete calcarea che scende a picco per trenta metri di altezza. Forse era la residenza del principe del luogo.

Cava Lazzaro[modifica | modifica sorgente]

La valle di Cava Lazzaro annuncia quella di Cava Ispica, e rappresenta una fra le più interessanti stazioni archeologiche del paleolitico siciliano. Presenta grotte a forno e ad anticella, oltre a caverne templari ad uso religioso, con escavazioni a mano di pilastri e colonne. Di notevole pregio archeologico è la Tomba Orsi, certamente riservata ad un personaggio importante del luogo, con un prospetto molto esteso in lunghezza e ornato con finti pilastri, sui quali sono scolpiti simboli geometrici; prende il nome da colui che la scoprì, l'archeologo Paolo Orsi. A Cava Lazzaro sono stati rinvenuti strumenti di amigdala, vasellame della civiltà castellucciana, manufatti vari di civiltà presicule comprese nel periodo XXII-XV secolo a.C.(facies di Castelluccio, prima età del bronzo), tutti conservati al Museo Civico di Modica. A Cava Lazzaro è stato trovato pure un cranio assegnato dal Pigorini al tipo di Neanderthal, e che è visibile al Museo Etnografico L. Pigorini di Roma.

Cava dei Servi[modifica | modifica sorgente]

Essa alterna pareti rocciose a strapiombo, a zone dall'andamento pianeggiante, a gole profonde invase dall'acqua del torrente (a regime permanente) Tellesimo: morfologia complessa e variegata che attribuisce alla zona particolare bellezza, grazie anche alla ricca vegetazione presente sui versanti e nel fondo valle. Si possono, infatti, ammirare boschi con lecci e querce, e tratti di Gariga[32], tipica formazione discontinua di cespugli e piccoli arbusti, fra i quali predominante è il timo arbustivo (Thymus capitatus), che è quella essenza aromatica, cibo preferito delle api, le quali producono il più famoso miele ibleo, appunto il miele di timo. Infine, presenti larghi tratti di macchia mediterranea. Nella parte iniziale, la Cava dei Servi (di Dio), diventata Parco forestale, si presenta ampia e di facile accesso. Lungo la cava scorre il torrente Tellesimo, un affluente del Tellaro, che forma ad un certo punto del suo corso il Gorgo della campana, un laghetto a forma circolare di cui non si è ancora riusciti a misurare la profondità. Questo torrente è uno dei più singolari della zona iblea: nasce in contrada Bellocozzo all'interno proprio della Cava dei Servi e termina dopo circa 15 km confluendo nel fiume Tellaro, in territorio di Noto. La cava lungo cui scorre il Tellesimo ha pareti a strapiombo traforate da parecchie grotte, e diventa, nella parte terminale, stretta e tortuosa, conservando così, grazie alla sua impervietà, un ecosistema ancora integro. Per quanto riguarda la fauna, oltre ad uccelli come falchi, poiane, beccacce e tortore, si possono incontrare volpi, martore, istrici e gatti selvatici. Cava dei Servi fu abitata dall'uomo fin dalla preistoria. Su una collina chiamata Cozzo Croce si trovano, infatti, alcune necropoli attribuibili all'età del bronzo, con due monumenti funerari (dolmen) realizzati con lastroni infissi nel terreno e disposti circolarmente, oltre ad alcune tombe a grotticella e altre ad enchytrismòs, queste ultime per il ritrovamento in esse di vasi o anfore contenenti tracce di ceneri, in riferimento alla usanza protostorica in questa parte di Sicilia di ricorrere a tale modalità di conservazione dei resti mortali dei defunti. Si chiama "Cava dei Servi" perché si dice che in passato qua venissero i Servi di Dio.

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Popolazione Storica di Modica[33]
Data Popolazione
1366 3 700
1505 6 048
1548 14 449
1569 17 999
1573 18 696
1616 18 011
1647 18 912
1679 19 410
1690 17 940
1693 14 653
1714 18 975
1747 20 096
1798 19 702
1831 25 838
1852 29 337

Abitanti censiti[34]

Etnie[modifica | modifica sorgente]

La popolazione straniera ufficialmente[35] residente a Modica al 1º gennaio 2013 era di 1 348 persone, 701 maschi, 647 femmine. Suddivisi per nazionalità di provenienza, contribuiscono maggiormente gli stranieri originari da: Marocco 509, Romania 273, Tunisia 117, Albania 115, Polonia 49, Ucraina 43, Bangladesh 41, Cina 33, Senegal 32, Germania 22, altri stati a seguire.

Al 31 dicembre dello stesso 2013 la popolazione straniere residente è cresciuta di 299 unità, per un totale di 1 647 persone, di cui 835 maschi e 812 femmine.

Modica è l'unica città in Sicilia ad avere promosso un progetto per rifugiati e richiedenti asilo politico, donne in gravidanza, sole o con minori.

Età media, statistiche demografiche[modifica | modifica sorgente]

Modica è una Città in cui la vita media è cresciuta in modo sensibile rispetto agli altri comuni della provincia. Questo è il dato che si evince al termine della presentazione della Relazione Sanitaria 2006 resa nota dall'Ausl nº 7.

Nel particolare Modica insieme a Giarratana presenta il dato migliore in termini di vita media.
L'età media dei maschi nel 2002 era di 75,70, quella delle femmine di 79,98; nel 2006 quella dei maschi era di 76,45, quella delle femmine di 82,42 anni
Nel quadro generale, maschi più femmine, l'età media nel 2002 era di 77,84; nel 2006 di 79,80.

Il totale aggiornato di 54 854 abitanti può essere ulteriormente ripartito[36] in 26 491 maschi e 28 363 femmine.

Distribuzione del gruppo siciliano

Lingue e dialetti[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Lingua siciliana.

Oltre alla lingua ufficiale italiana, a Modica si parla la lingua siciliana nella sua variante metafonetica sud-orientale. La ricchezza di influenze del siciliano, appartenente alla famiglia delle lingue romanze e classificato nel gruppo meridionale estremo, deriva dalla posizione geografica dell'isola, la cui centralità nel mar Mediterraneo ne ha fatto terra di conquista di numerosi popoli gravitanti nell'area mediterranea.

Servizi ed istituzioni[modifica | modifica sorgente]

Il tribunale presente a Modica dal 1361[modifica | modifica sorgente]

Modica fu scelta nel febbraio del 1361, in quanto capoluogo dell'omonima contea, come sede di un Tribunale di Gran Corte , che aveva gli stessi poteri della Regia Gran Corte di Palermo; il re Federico IV d'Aragona conferì a Federico III Chiaramonte, Conte di Modica, la giurisdizione criminale amplissima tramite la concessione dell'esercizio del merum Imperium seu jurisdictionem criminalem. Poi, Martino I Re di Sicilia e di Spagna, con Diploma di investitura del 20 giugno 1392, concedette a Bernardo Cabrera i tre gradi di giudizio (concedimus merum et mixtum imperium, maximum medium et minimum tam civilem quam criminalem et cum appellationibus quibuscumque[37]), corrispondenti a quelli oggi esercitati dalle Corti di I grado e d'Assise, et cum appellationibus[38], cioè la giurisdizione civile e criminale propria delle Corti di Appello e della Corte di Cassazione. La Corte d'Assise, istituita nel 1866 nella riforma giudiziaria successiva all'Unità d'Italia, fu operativa a Modica fino al 1905. Nel 1951, in seguito alla riforma dell’ordinamento relativo, fu istituita la Corte d’Assise di primo grado a Siracusa, tuttavia dal 1963 al 1969, la Corte ad anni alterni veniva convocata a Modica e Ragusa in sessione straordinaria. Attualmente è rimasto solo il Tribunale civile e penale di I grado, al servizio dei comuni di Modica, Scicli, Ispica e Pozzallo. Alla presenza del Tribunale è associata la storica sede della Casa Circondariale.

L'antico Ospedale della Pietà e il Museo della Medicina[modifica | modifica sorgente]

Il primo Ospedale, nel senso stretto del termine, a Modica fu, nel 1600, l'Ospedale della Pietà (o di S. Maria della Pietà)[39], nell'edificio della Commenda Gerosolimitana accanto alla chiesa di San Giovanni Battista, dei Cavalieri di Malta, dove era appunto la loro Sacra Domus Hospitalis, ricovero per i pellegrini, sin dal 1391, come da lettera di Re Martino di Spagna e di Sicilia. Tale Ospedale restò in attività fino agli anni settanta del secolo appena trascorso, essendo assurto nel frattempo a fama nazionale come Sifilocomio Campailla. Le Botti del Campailla curarono i malati di lue celtica (sifilide) ininterrottamente dal 1698 fino all'avvento della penicillina, nel 1943. Negli ultimi decenni di attività di tale ospedale, con il metodo delle Botti del Campailla vennero curate le malattie reumatiche e nevralgiche.

All'interno dell'ex Sifilocomio si conservano ancora[39] le Botti del Campailla nella loro originaria collocazione di fine Seicento, ed in questo locale è stato costituito una sorta di Museo della Medicina, dove sono conservati tanti strumenti medici e chirurgici dell'Ottocento e del Novecento. Un'altra porzione di tale Museo si trova nei bassi dello stesso Palazzo Campailla, dove si conserva un prezioso Tavolo Anatomico (Settecento) su cui si esercitavano nelle dissezioni gli allievi della Scuola Medica Modicana[40] (secoli XVII-XIX), famosa in tutta la Sicilia, e che ebbe fra i suoi figli più illustri il fondatore Diego Matarazzo (1642-1702), poi lo stesso Tommaso Campailla, il clinico Gaspare Cannata (1718-1771, docente in medicina pratica all'Università di Palermo), per finire con Giovanni Michele Gallo (1729-1786) e con Pietro Polara (1768-1837), nominato nel 1827 Presidente della Commissione Centrale di vaccinazione di Palermo[41].

L'Ospedale Maggiore[modifica | modifica sorgente]

Nel 1774 fu fondato a Modica Alta l'Ospedale degli Onesti, nei locali conventuali attigui alla chiesa di San Martino. Nel 1910, dalla fusione dell'Ospedale degli Onesti con due Opere Pie presenti in città, la denominazione cambiò in quella attuale di Ospedale Maggiore, struttura sanitaria prima Circoscrizionale (serviva il territorio dell'attuale intera provincia), ora comprensoriale, al servizio di una vasta utenza, proveniente, oltre che da Modica, anche da Scicli, Pozzallo, Ispica, e dai limitrofi comuni del siracusano Rosolini, Pachino e Portopalo.

La recente riforma regionale della rete ospedaliera ha previsto per l'Ospedale Maggiore di Modica 145 posti letto per acuti, di cui 21 in day hospital, suddivisi fra i seguenti reparti: 6 anestesia e rianimazione, 14 cardiologia e terapia intensiva coronarica, 14 chirurgia generale, 16 ginecologia e ostetricia, 12 malattie infettive, 14 nefrologia, 20 ortopedia, 10 pediatria, 5 oftalmologia e otorinolaringoiatria, 34 infine in un maxi reparto comprendente medicina generale, geriatria e malattie apparato respiratorio. Il 20 settembre 2010 è stato aperto il reparto "Hospice", con 10 posti per malati terminali.

Scuole secondarie superiori[modifica | modifica sorgente]

  • Istituto d'istruzione superiore "G.Galilei/T.Campailla" (ad indirizzo classico, scientifico, artistico, I.P.I.A. "Indirizzo Produzioni Industriali e Artigianali" [Opzione "Arredi e forniture d’interni"])
  • Istituto Tecnico Commerciale per Ragionieri "Archimede"
  • Istituto Professionale per l'Agricoltura e l'Ambiente & per Servizi Alberghieri e Ristorazione "Principi Grimaldi"
  • Istituto d'istruzione superiore "Giovanni Verga" (comprendente Liceo musicale, Liceo linguistico, Liceo delle scienze umane [Indirizzo generale], Liceo delle Scienze Umane [Opzione Economico-Sociale], oltre all'istituto Tecnico per Geometri: costruzioni, ambiente e territorio)
  • Istituto scolastico paritario "Europa"
  • Associazione Regionale C.I.O.F.S. Sicilia

Tradizioni e folclore[modifica | modifica sorgente]

Madonna Vasa-Vasa
  • Madonna Vasa-Vasa: si svolge nella mattinata di Pasqua. Risalente almeno[42] al 1645, rappresenta l'incontro fra la Madonna ed il Cristo Risorto, reso caratteristico ed emozionante in questa versione modicana dal fatto che il simulacro di Maria, in pratica un burattino in legno sul tipo dei pupi Siciliani, muove le braccia, impartisce benedizioni e si china a baciare il petto del figlio risorto. A mezzogiorno in punto, fra ali di folla acclamanti, spari di bombe e campane a festa, alla Madonna, non appena "scorge" in lontananza Gesù Risorto, viene fatto cadere il manto nero che la ricopre, lasciando così scoperto il suo vestito azzurro; contemporaneamente vengono liberate in volo una decina di colombe bianche, nascoste in precedenza nel basamento del simulacro della Madonna.
  • Festa del Patrono San Giorgio, il 23 aprile se cade di domenica, oppure la prima domenica successiva alla data (nel 2011 eccezionalmente i festeggiamenti hanno avuto luogo l'8 di maggio): il simulacro raffigurante il Santo Cavaliere che uccide il drago, viene portato a spalle lungo tutto il centro storico della città, prima a Modica Alta, poi a Modica Bassa, a partire dal primo pomeriggio, per finire con i giri festanti all'interno del Duomo dalle 23:00 circa.
  • Eurochocolate - ChocoBarocco: si svolge preferibilmente in primavera ed ha già celebrato sei edizioni. L'evento rappresenta l'occasione giusta per visitare la città partecipando a tour guidati, e per degustare tutte le specialità dolciarie locali. In occasione della Kermesse del cioccolato di Modica si svolgono una serie di convegni ed eventi incentrati sul cacao, sulla tipica cioccolata modicana e sui prodotti dolciari per i quali Modica è rinomata. Il dolce appuntamento per il 2010 si è svolto nei giorni dal 3 all'8 dicembre, (Choco Notte il 4 dicembre), e la versione di quest'anno, così come quella del 2009, non ha più avuto il marchio perugino, ma piuttosto, col nome di ChocoBarocco, è stata un'edizione organizzata in maniera autonoma dai maestri cioccolattieri modicani, riuniti in un Consorzio per la tutela e la promozione del prodotto, ricchi dell'esperienza degli anni passati, ed animati solo dalla passione per la propria arte dolciaria. L'edizione del 2011, che si è tenuta dal 28 ottobre al 1º novembre, era inserita fra le manifestazioni turistiche di rilevanza nazionale della Regione Siciliana.
  • "Nel solco della tradizione": dal 2008, in occasione di ricorrenze tipicamente legate al mondo dei bambini (i Morticini, il Natale, il Carnevale), si organizzano eventi per i più piccoli che coinvolgono scuole e istituzioni di tutta la città. La supervisione delle iniziative è affidata a Marcella Fragapane, direttrice del Festival internazionale delle Ombre di Staggia Senese.
  • Settimana Quasimodiana: puntualmente come dal 1996 in poi ogni anno, nella settimana a cavallo del 20 agosto 2011 si terranno le varie rappresentazioni culturali che ricordano, nell'anniversario della sua morte (20 agosto), il poeta Salvatore Quasimodo, che a Modica ebbe i natali. Il programma prevede tutte le sere visite guidate ai Musei ed alla Casa natale, mentre il clou è la Notte della Poesia il 20 agosto. A Modica è stato istituito ed opera un Parco Nazionale Letterario[27], dedicato al Poeta.
  • Sagra del carrubo, a Frigintini in settembre o ottobre: si degustano tutte le specialità a base di carrube: lolli (cavatelli cotti in sciroppo di carrube e ricoperti con mandorla tritata abbrustolita), gelo, biscotti e caramelle.
  • Presepe Vivente: durante le festività di Natale, un Presepe Vivente viene rappresentato lungo i vicoletti e le scalinate di uno degli antichi quartieri del centro storico della città, oppure, a volte, fuori città, nella zona archeologica di Cava Ispica, nella suggestiva ambientazione delle grotte scavate dall'uomo nel corso dei secoli. L'edizione 2007 è stata ambientata nei bassi e negli anfratti rocciosi su cui poggiano i resti del Castello dei Conti. L'edizione 2009 si è svolta nel caratteristico parco urbano di San Giuseppe Timpuni di recente realizzazione.

Economia[modifica | modifica sorgente]

Agricoltura, zootecnia, artigianato, edilizia[modifica | modifica sorgente]

L'economia della città trova la sua forza nell'agricoltura, l'artigianato e l'edilizia. Rilevante è la coltivazione del carrubo, dell'ulivo e del grano, da cui una buona presenza di oleifici e mulini, oltreché di mangimifici, questi ultimi legati sia all'attività agricola che agli allevamenti. Il vasto territorio comunale, per quanto riguarda l'ulivo, è suddiviso in 3 (Frigintini, Valle del Tellaro, Valle dell'Irminio) delle 8 sottozone[43] in cui avviene la produzione delle olive che danno origine all'olio DOP Monti Iblei. Discreta anche la produzione della fava cottoia modicana, di miele ibleo e di mais, quest'ultimo per il ciclo locale dell'allevamento. L'estrazione e la lavorazione della pietra (famosa e molto usata in Sicilia la pietra bianca di Modica), il commercio ed il turismo, sono altre voci importanti. Negli ultimi 15 anni ha avuto una grande espansione il Polo Commerciale, nella zona nuova della città, che calamita gli acquisti del vasto territorio di Sud-Est siciliano, comprendente tutta la provincia iblea e la parte più a sud di quella di Siracusa.
Nel campo dell'allevamento riveste particolare importanza il polo avicolo modicano, nato negli anni sessanta, e secondo in Italia solo al polo avicolo romagnolo per produttività e fatturato: il territorio di Modica produce circa un terzo del fabbisogno di uova della Sicilia, 800 000 uova al giorno da parte di un milione di galline ovaiole, e copre un'importante quota del mercato italiano delle carni di pollo, con otto milioni di polli macellati in un anno; azienda leader del sud Italia in questo ambito è certamente "Avimecc spa", fondata nel 1974 oggi è un vero e proprio fiore all'occhiello della economia siciliana.Tale enorme indotto dà lavoro a circa 2 000 addetti[44]. Notevole anche l'allevamento bovino, che trae prestigio dall'antica razza bovina modicana, di millenaria origine africana[45] (come dimostrano recenti studi genetici), e che alimenta una ricca produzione lattiero-casearia con ricotta, formaggi freschi e caciocavallo. Copre abbondantemente il mercato locale l'allevamento di suini. Per la bontà e la notorietà dei suoi prodotti tipici, oltre ad essere rinomata per la sua caratteristica cioccolata artigianale, con una produzione annua di 20 t ed esportata in tutto il mondo, Modica fa anche parte delle Associazioni Nazionali delle Città dei Sapori, oltre che delle Città del Pane, dell'Olio e del Gelato. A proposito dell'iscrizione di Modica fra le città del pane, i panificatori modicani sono entrati nel guinness dei primati. Lo scorso 13 giugno hanno messo in fila il pane più lungo del mondo, della lunghezza di 1 103,11 m. Il chilometrico pane, condito con gli ingredienti tipici tradizionali (olio d'oliva, origano, caciocavallo) è stato offerto alla degustazione dei presenti.

Razza bovina modicana[modifica | modifica sorgente]

Famosissima è la razza modicana "a manto rosso", caratterizzata[46] dalla bellezza delle forme, dalla incurvatura a lira delle corna, dalla finezza e dalla lucentezza del mantello e dalla vivacità dell'occhio. La razza bovina modicana è la più antica razza autoctona siciliana, di probabilissima origine africana, avendo gli studiosi riscontrato moltissime analogie nel DNA di razze bovine presenti tuttora in Egitto. La presenza nella zona iblea è testimoniata anche dalla raffigurazione, scoperta di recente, di una vacca rossa modicana nei mosaici policromi, risalenti al V secolo d.C., venuti alla luce nella Villa Romana del Tellaro, nelle campagne di Noto (SR), a pochi km da Modica.[47]. Abituata da millenni al pascolo brado, la razza modicana è nota anche per la sua frugalità, per la notevole resistenza fisica e per l'indole socievole. Le sue carni sono apprezzate in tutta la Sicilia, mentre il latte è di ottima qualità, seppure la produzione lattiera per capo è molto inferiore a quella delle razze appositamente selezionate e alimentate a questo scopo. Il mantello della Modicana è di colore uniforme rosso scuro, con sfumature dal nero dei tori al fromentino chiaro delle vacche. Sfumature nere specie nella parte anteriore e sulla fascia esterna delle cosce. Fiocco della coda nero. Il maschio presenta un mantello più scuro. La produzione di latte è di circa 18/22 kg al giorno, con una percentuale di grasso di circa il 4%. Il suo patrimonio genetico è conservato presso varie Università ed Istituti italiani, che ne fanno oggetto di studi, tesi al rilancio del suo allevamento nelle zone climatiche storicamente più consone alle sue caratteristiche, come l'intero territorio siciliano, e nell'ultimo secolo la Sardegna. Proprio in questa regione con un incrocio genetico mirato è stata selezionata la razza Modicano-Sarda, grazie all'iniziativa di due allevatori sardi che nel 1870 trasferirono nella propria regione due tori di razza modicana, che incrociarono con mucche locali, per ottenere una razza ibrida, ma molto conveniente come resa economica, in rapporto ai ridotti costi di allevamento.

Il cioccolato modicano[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Cioccolato modicano.

Tipica produzione della città è la famosa cioccolata, prodotta seguendo un'antica ricetta azteca, da cui deriva la ricetta modicana che, sulla base della documentazione rinvenuta presso l'Archivio di Stato di Modica all'interno dell'Archivio Grimaldi, risale al 1746, quando la Sicilia dipendeva ancora dal Regno di Spagna. La lavorazione è rigorosamente artigianale ed a bassa temperatura, cosa che impedisce la perdita o l'alterazione organolettica delle componenti del cacao. Inoltre la pasta di cacao non arriva a fondersi con lo zucchero (lavorazione a crudo), dando sostanza ad una cioccolata fondente, leggermente granulosa, senza grassi vegetali aggiunti, non soggetta a liquefarsi fra le mani alle temperature estive, ed in cui è possibile al gusto distinguere nettamente i tre elementi che la compongono: cacao, zucchero e spezie (nella ricetta tradizionale, la cannella o la vaniglia). Conquistato dall'originalità e dal gusto della cioccolata modicana, così di essa scriveva Leonardo Sciascia: Altro richiamo, per restare alla gola, è quello del cioccolato di Modica e quello di Alicante (e non so se di altri paesi spagnoli): un cioccolato fondente di due tipi - alla vaniglia, alla cannella - da mangiare in tocchi o da sciogliere in tazza: di inarrivabile sapore, sicché a chi lo gusta sembra di essere arrivato all'Archetipo, all'assoluto, che il cioccolato altrove prodotto - sia pure il più celebrato - ne sia l'adulterazione, la corruzione. Il cioccolato modicano ha in corso la procedura per essere riconosciuto dal Ministero delle Politiche Agricole e dalla competente Commissione Europea come prodotto IGP (Indicazione Geografica Protetta).

Turismo[modifica | modifica sorgente]

Il turismo è in forte crescita anche grazie all'inserimento di alcuni importanti monumenti in stile tardo barocco nella Lista dei Beni dell'Umanità da parte dell'UNESCO[48]. L'architettura opulenta dei palazzi e delle chiese. Le decorazioni allegoriche dei balconi e delle facciate. L'urbanistica folle. La città è un'oasi colta e felice che seduce a prima vista, grazie anche allo stile di vita rilassato (tratto dalla rivista "Dove"). La frazione balneare di Marina di Modica è indicata, anche per il 2011, con tre vele nella Guida Blu edita da Legambiente e dal Touring Club Italiano, tre vele anche per la vicina spiaggia di Maganuco[49]. Notevolissimo il contributo per il turismo cosiddetto "culturale" è venuto, oltre che dall'UNESCO e dal caratteristico Cioccolato modicano esportato in tutto il mondo, anche dal fatto che la città è divenuta uno degli scenari preferiti della nota serie televisiva de Il Commissario Montalbano, tratta dai romanzi di Andrea Camilleri, e con attore protagonista Luca Zingaretti. Il trend di crescita del turismo ha avuto una notevole spinta dal successo della manifestazione Eurochocolate che, come detto prima, si svolge ogni anno, e attrae turisti e curiosi provenienti da ogni parte d'Italia e del mondo. La versione modicana, Chocobarocco, della kermesse perugina, è dedicata alle produzioni artigianali del cioccolato, ed ha fatto stabilmente inserire la città di Modica nei circuiti del turismo cosiddetto enogastronomico. Il successo dei percorsi enogastronomici ed il riconoscimento dell'Unesco hanno, inoltre, generato un boom della domanda immobiliare da parte di toscani, campani, romani e milanesi, ma anche di gruppi stranieri, inglesi e francesi, (ma anche scandinavi e russi), che hanno deciso di fare delle coste del modicano, e della zona iblea in generale, le loro coste, e dei bagli delle nostre campagne, le loro masserie o i loro bed & breakfast. A Marina di Modica esiste un'aviosuperficie[50] con pista di oltre 600m in terra battuta[51] disponibile per tutti gli amanti del volo.

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Sindaco di Modica è Ignazio Abbate, risultato eletto alle elezioni amministrative del 2013, in occasione del ballottaggio del 23-24 giugno, quando la sua coalizione costituita da 2 liste civiche (Modica 2013 e Fare Modica) e dall'UDC ha sconfitto il candidato del centrosinistra, Giovanni Giurdanella.

Sport[modifica | modifica sorgente]

  • La Pro Volley Team Modica 1975, ha disputato in passato anche una stagione in serie A2 femminile; sta giocando la stagione 2013/14 in serie C, con salvezza già acquisita a poche giornate dal termine.
  • L'U.S. Volley Modica maschile milita in serie B2, dove al termine della stagione 2013/14 è retrocesso in serie C. Ma la società, grazie al suo blasone ed alla sua solidità economica, è stata già ripescata per il torneo di serie B2 2014/15.
  • Modica Calcio, ha disputato due campionati di serie C2, nel 1981/82 e nel 2005/06; ha chiuso il campionato regionale di Eccellenza siciliana 2013/14 al 7º posto, conquistando la permanenza nella categoria.
  • Il 15 maggio 1999 la 1ª tappa del Giro d'Italia, partendo da Agrigento, si concluse a Modica con la vittoria di Ivan Quaranta.
  • Giorgio Avola è il fiorettista modicano, Campione d'Europa under 23 individuale (27 aprile 2010), e campione d'Europa a squadre (21 luglio 2010). Il 5 agosto 2012 alle Olimpiadi di Londra, è pervenuto alla medaglia d'oro a squadre. Insieme ad Andrea Baldini, Andrea Cassarà e Valerio Aspromonte fa parte del quartetto nazionale che ha vinto tre prove di Coppa del Mondo nel 2012, a Parigi, Seoul e San Pietroburgo. Sempre nel 2011 si è prima laureato Campione d'Europa individuale e poi a squadre agli europei di Sheffield e si è piazzato terzo ai mondiali di Catania. Giorgio Avola si è confermato, per il terzo anno di fila, campione d'Europa di fioretto a squadre nei campionati europei di Legnano, il 19 giugno 2012. Nel 2013, infine, un anno dopo la medaglia d'oro olimpica, per Giorgio Avola è arrivata la conferma ai campionati mondiali di scherma di Budapest, dove ha vinto la medaglia d'oro a squadre di fioretto sempre insieme ai compagni d'arme Andrea Cassarà Andrea Baldini e Valerio Aspromonte.
  • Nel fioretto maschile la squadra della Scherma Modica composta da Orazio Iozzia, Carlo Cavallo, Walter Polara e Giuseppe Di Martino ha conquistato la seria A1 assicurandosi la partecipazione ai Campionati Italiani 2013.
  • Valeria Calabrese, Campione d'Europa (agosto 2010) di boxe femminile, cat. fino a 48 kg, in Ungheria. Ha vinto per quattro volte il titolo mondiale di full contact, sempre nella cat. fino a 48 kg.
  • Giuseppe Gerratana, ha conquistato l'argento nei 3000 siepi agli Assoluti 2012 di Atletica Leggera, tenutisi a Bressanone.

Frazioni e località[modifica | modifica sorgente]

La città è divisa nei nuclei urbani storici di Modica Alta (intorno al Castello) e Modica Bassa (lungo i torrenti adesso coperti), cui si è aggiunto a partire dagli anni sessanta del secolo scorso il nuovo quartiere residenziale del Sacro Cuore, denominato tradizionalmente Sorda. Tale nome deriva dalla presenza nella zona (quando era ancora aperta campagna e distava circa 3 km dal centro abitato) di un'osteria, la cui proprietaria era, per l'appunto, sorda. Dal modo di dire in dialetto modicano "Andiamo alla/dalla sorda" per indicare il locale, si è così passati ad indicare il quartiere "Sorda" quando questo si è urbanizzato.

Quartieri cittadini[modifica | modifica sorgente]

  • Piano Gesù o Carcere
  • Consolo
  • San Giovanni
  • Santa Teresa o Pianta
  • Castello
  • San Giorgio
  • Francavilla o Costa (quartiere storico)
  • Porta d'Anselmo (quartiere storico)
  • Vignazza o Malvaxia (quartiere storico)
  • Sant'Andrea
  • Santa Maria
  • Fontana
  • Casale (quartiere storico)
  • Corpo di Terra (quartiere storico)
  • Cartellone (quartiere storico)
  • San Francesco alla cava
  • SS. Salvatore
  • S. Anna
  • Cappuccini
  • Dente (Quartiere d'Oriente)
  • Idria
  • Madonna delle Grazie
  • Fiumara
  • Tirella
  • Serrameta
  • San Giuliano
  • Caitina
  • Treppiedi
  • Rocciola

Frazioni[modifica | modifica sorgente]

  • Frigintini: frazione rurale dell'altopiano, a 11 km dal centro storico (circa 8 000 abitanti).
  • Zappulla: frazione rurale, a metà strada fra il centro e la frazione balneare di Marina di Modica
  • Marina di Modica: frazione e località balneare, a 20 km circa dal centro storico di Modica.
  • Pisciotto: contrada costiera situata a metà tra la frazione di Sampieri del Comune di Scicli, e Marina di Modica.
  • Maganuco: frazione e località balneare, in forte sviluppo ed espansione, a metà fra Pozzallo e Marina di Modica.

Contrade[modifica | modifica sorgente]

Panorama

Abremi, Addolorata, Aguglie, Albarcara Badiola, Arena, Aurnia Cella, Balata di Modica, Balatannuzza, Balatazza, Bancalatella, Barato Accaputo, Baravitalla, Barco, Baronazzo, Bellamagna, Benarifi, Beneventano, Bibiola, Bosco, Butrano, Brizza, Bugilfezza, Busita, Bussello, Cafeo, Caitina, Calamezzana Cellina, Calamarieri, Calanchi, Calicantone, Calvario, Camardemi, Cammaratini, Campanaro, Campanella, Cannizzara Ciancia, Capitana, Cappuccina, Cappuzzello Donna Raimonda, Carranzonza, Carbonara, Case Giurdanella, Catagirasi, Catanese, Catanzarello, Catanzaro Conca d'Oro, Catenacioppo, Catarrì, Cava Cannamazzone, Cava Fazio, Cava dei Servi, Cava Ispica, Cava Mola, Cava Palombieri, Cavette, Cella, Ciaceri, Cianciò, Ciarciolo, Cinquevie, Cipolluzze, Cisterna Salemi, Costa del Diavolo, Costa Scaccione, Coste dell'Olio, Cottonera, Cozzo Bianco, Cozzo Freddo, Cozzo Lupi, Cozzo Papi, Cozzo Pilato, Cozzo Rose, Cozzo Rotondo, Cozzo Scozzaria, Creta, Croce, Crocevie, Crucià, Cucco Pezzettula, Cugni Sant'Antoniuzzo, Daniele, Dente Crocicchia, Donna Tommasa, Famagiurgia, Fargione, Fargionello, Fasana, Favarotta, Favarottella, Fegotto, Femmina Morta, Finocchiara, Fiumara, Fondachello, Fondo Cardone, Fondo Longo, Fondo Marta, Fondo Mosche, Fosso Tantillo, Gabellazza Monica, Gallinara, Ganzeria, Gazzè, Gerrantini Piani, Gianforma, Giardinetti, Giarrusso, Giganta, Gisana, Gisanella, Gisira, Gisirella, Gisirotta, Gorgodaino, Graffolongo, Graffetta, Grotta dei Cavalieri, Grotta dell'acqua, Grotticelle, Guardalasini, Idria, Lanzagallo, Liccio, Loreto, Maganuco, Malvagia, Mandra Vecchia, Mangiagesso, Marchesa, Marchesello, Margi, Margione, Martinico, Martorina, Masebio (pop. Musebbi), Mauto, Mele, Michelica, Miglifulo, Milicucco, Minciucci, Mola, Monserrato, Monte, Montesano, Muraglio Mandorle, Musalli, Nacalino, Nobile, Noce, Padre Ignazio, Paio Grosso, Palazzelle, Pancali, Passo Cane, Passo Gatta, Passo Parrino, Peduschella, Pezza, Piano Ceci, Piano Lauro, Piano Pozzi, Piedigrotta, Pietre Bianche, Pietre Nere, Pirato Cava Ucciarda, Pirato Cava Maria, Pirato Lombardo, Pisciarello, Pisciotto, Pizzilli, Ponte Margi, Porta di ferro, Pozzo Cassero, Povere Donne, Prainito, Punta Regilione, Puntare Scarse, Puntarolo, Quartarella, Raddusa, Rampolo, Rassabbia, Rinelli, Rito, Rocciola, Saitta Martisiello, Salto di Lepre, Sant'Angelo, Sant'Antonio Lo Piano, San Bartolo(meo), San Brancati Catenaccioppo, Sant'Elena, San Filippo, San Giacomo, San Giovanni Pirato, San Giuliano Macallè, San Giuseppe Timpuni, San Giurgiuzzo, Sant'Ippolito, San Marco Mista, Santa Maria Zappulla, Santa Rosalia, San Silvestro, San Vito, San Zagaria, Scale Piane, Scalonazzo, Scardacucco, Scorrione, Scrofani, Serra D'Amenta, Serrafigura, Serrafiori, Serrameta, Serrapero, Serrauccelli, Sirrusco, Spagnuolo, Sparaceto, Streppinosa, Termini, Toniré, Torre Cannata Olivieri, Torre Chiaula, Torre Napolino, Torre Rodosta, Trebalate, Tre Casucce, Trepizzi, Treppiedi, Trombatore, Ufra, Vaccalina, Vanella Amuri, Vanella Balli, Valata, Vasila, Villa Guardia, Vinciucci, Violicci, Zappulla, Zesira, Zimmardo.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ Dato ISTAT definitivo al 31/12/2013
  4. ^ L'UNESCO ha proclamato il sito del Val di Noto, con le otto città prescelte, fra le quali Modica, esclusivamente per la ricostruzione uniforme in stile tardo barocco, a seguito del terremoto del 1693. Tutte le altre presenze artistiche, archeologiche, museali o ambientali, non hanno nulla a che vedere con il riconoscimento dell'UNESCO
  5. ^ R. Solarino. La Contea di Modica, vol. I, Libreria Paolino Editrice, Ragusa, 1982, pag. 111.
  6. ^ Modica in “Enciclopedia Italiana” – Treccani
  7. ^ Tolomeo (ca. 100-175 d.C.), il geografo greco-alessandrino, nella sua Geografia, descrive la posizione della città e le sorgenti del fiume Mothukanus
  8. ^ Oreste Badellino. Dizionario della Lingua Latina, Edizione Rosenberg&Sellier, Torino, 1962. Vol. II, Italiano-Latino, p. 1486
  9. ^ Ferruccio Calonghi. Dizionario della Lingua Latina, Edizione Rosenberg&Sellier, Torino, 1962. Vol. I, Latino-Italiano, p. 1771
  10. ^ R. Solarino. La Contea di Modica, vol. I, Libreria Paolino Editrice, Ragusa, 1982, pag. 111: Il nome di Motuca è di origine fenicia, come quello di di Mutuya in Numidia, di Muticia in Mauritania, di Utica che diè soprannome glorioso al fiero Catone.[...]E l'origine fenicia di Motuca si prova col tempio al sole (Baal), che restò in piedi fino ai tempi di Placido Carrafa, vissuto dal 1617 al 1674, col centrale sacello in cui s' ergeva il delubro del nume...[...]...si prova con le molte tombe trovate nel 1878 nel largo di Santa Teresa, a piani orizzontali...con la rituale (dei Fenici, ndr) postura da maestro a libeccio, o da greco a libeccio...
  11. ^ R. Solarino. La Contea di Modica, Libreria Paolino Editrice, ristampa 1982, p. 83
  12. ^ Giovanni Ragusa. MODICA. Origine e significato del nome Modica, Editore Petralia, Modica, 1993. Pagg. 5-10
  13. ^ Vedi Giorgio Cavallo. L'Ospedale degli Onesti, pag. 271, nota n. 360
  14. ^ Vedi G. Coria , Viaggio negli Iblei, Provincia Regionale di Ragusa, Avola 1997, p. 79.
  15. ^ a b Giorgio Colombo. Collegium Mothycense degli Studi Secondari e Superiori
  16. ^ a b Giorgio Cavallo. Gli studi universitari a Modica, pag. 19, nota n. 15
  17. ^ Vincenzo Giardina. La Famiglia Grimaldi, Modica, 1925, pagina 22
  18. ^ Vincenzo Giardina. La Famiglia Grimaldi, Modica, 1925, pag. 7, nota n. 2
  19. ^ In nome di Sua Maestà Vittorio Emanuele Re d'Italia. Il Prodittatore, Considerando le circostanze speciali che raccomandano all'attenzione del governo la pubblica istruzione del comune e circondario di Modica; Veduto l'art. 19 della legge 17 ottobre 1860. In virtù dei poteri a lui delegati; Sulla proposta del Segretario di Stato dell'Istruzione pubblica; Udito il Consiglio dei Segretari di Stato decreta: Art. 1 - Il Collegio inferiore che fu degli espulsi PP. Gesuiti nel comune di Modica, è destinato all'uso della pubblica istruzione. Art. 2 - Sarà fondato in esso un Liceo che comprende i due gradi dell'istruzione secondaria, invece d'un semplice Ginnasio; aggiuntevi ancora delle scuole tecniche. Art. 3 - Sono assegnati al Liceo del Comune di Modica i beni donati dalle sorelle Grimaldi al canonico Polara, e da questo destinati alla fondazione d'un collegio d'arti e mestieri per atto 24 agosto 1841, ed ultimamente per atto 14 maggio 1858, ed un convitto da affidarsi ai PP. della missione di S. Vincenzo de' Paoli, nonché gli altri lasciti delle medesime sorelle al collegio superiore per uso degli studi, dal barone Polara e dal sacerdote D. Matteo Migliore per la fondazione di un seminario, e da altre famiglie di quel comune al collegio inferiore, con la condizione espressa di dover servire a fondazione e mantenimento di scuole. Art. 4 - I segretari di Stato dell'Istruzione Pubblica e delle Finanze, sono incaricati dell'esecuzione del presente decreto. Ordina che il presente, munito del suggello dello Stato, sia inserito nella raccolta degli atti del Governo, mandato a chiunque di osservarlo e di farlo osservare. Palermo, 23 ottobre 1860. Il Prodittatore Mordini. Il Segr. di Stato dell'Istruzione Pubblica G. Ugdulena. Il Segr. delle Finanze D. Peranni. Visto il Segretario di Stato della Giustizia P. Scrofani.
  20. ^ Biografia di Pietro Floridia
  21. ^ Padre Arcangelo, il cappellano nella lista dei Beati siciliani
  22. ^ I versi inediti di Quasimodo dedicati a Modica
  23. ^ La notizia del ritrovamento dei versi di Quasimodo
  24. ^ Pietro Boncoraglio. Il Polittico di San Giorgio in Modica: attribuzioni dell'Opera e nuovo documento su Bernardino Niger in Archivum historicum mothycense, fascicolo n. 16-17, Ed. Dialogo in coll. con Ente Liceo Convitto, Modica, 2012, pagg. da 59 a 71
  25. ^ Bernardino Nigro da Modica nella Storia dell'arte nell'Italia meridionale: Il Cinquecento, di Francesco Abbate
  26. ^ nota pag. 107 della raccolta di saggi a cura di G. Barone, La Contea di Modica (secoli XIV-XVII), vol 1: dalle origini al Cinquecento, Bonanno Editore, 2008
  27. ^ a b Parco Letterario Salvatore Quasimodo
  28. ^ Il sito della Fondazione, completo di stagione teatrale
  29. ^ Arturo Belluardo. Alla scoperta di Modica, Edizioni Corriere di Modica, Modica, 1970
  30. ^ Alla scoperta di Modica, Edizioni Corriere di Modica, Modica, 1970, pp. 341-342
  31. ^ coll'aggiunta di un'altra campana...che con ore e quarti, e le sfere molto si rendono utili e commode al pubblico, e specialmente agl'infermi che hanno il loro abitato nella parte di sotto...obbligandosi (don Giuseppe Maffei, virtuoso orologiaio, romano di nascita) di farlo magistralmente, tocchetto di mezzogiorno e mezza notte con suoi martelli, corde e màzzere di lunghezza palmi sette, ed altezza palmi tre e mezzo...Arturo Belluardo. Alla scoperta di Modica, Edizioni Corriere di Modica, Modica, 1970, p. 342, Lettera con richiesta di autorizzazione alle spese, indirizzata, il 21 gennaio 1777, a Ferdinando di Borbone, Re delle Due Sicilie
  32. ^ C.I.R.S. Ragusa. Comune di Modica. La valle del Tellesimo, volume di Speleologia Iblea n. 9, 2002
  33. ^ Domenico Ligresti in La contea di Modica (secoli XIV-XVII), vol. II, pag. 96
  34. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  35. ^ Numero e nazionalità degli stranieri residenti a Modica
  36. ^ Dati ISTAT al 31/12/2013
  37. ^ Giuseppe Barone in La contea di Modica, dalle origini al Cinquecento, pag. 10
  38. ^ E. Sipione. Patronato di santi e controversie parrocchiali nella città di Modica, pag. 289, nota n. 21
  39. ^ a b Giorgio Cavallo. L'Ospedale degli Onesti
  40. ^ AA.VV.,Tommaso Campailla e la Scuola Medica Modicana, pagina 123,Ed. IngegniCulturaModica, Modica, 2010
  41. ^ A. Belgiorno. Memorie storiche e uomini illustri della Contea di Modica, pag. 144
  42. ^ Un mastro Pietro Baldanza, il 15/01/1645, chiede alla Corte del Patrimonio della contea l'esazione dalla gabella, in quanto esercente di un'arte rara, essendo architetto e intagliatore di legnami oltre che ogni anno e nella festa della SS.ma Resurrezione nella processione che si suole fare in detto giorno fa una demonstrazione con la figura della Madonna con certo artificio di legnami che pare che la figura fosse viva et induce molta devotione.... G.Raniolo in Introduzione alle consuetudini ed agli istituti della Contea di Modica, pag. 71, vol II
  43. ^ Le sottozone modicane dell'Olio DOP Monti Iblei
  44. ^ Il Consorzio Avicolo Ibleo
  45. ^ Origini della razza bovina modicana
  46. ^ Caratteristiche della razza bovina modicana
  47. ^ Pagina 19 del quotidiano "La Sicilia" di Catania, del 26 ottobre 2007
  48. ^ Uno dei più importanti siti mondiali per prenotazioni turistiche ha segnalato un incremento delle ricerche per il mese di agosto rispetto all'anno precedente del 461%
  49. ^ Le vele alle spiagge di Modica
  50. ^ Sito Aviazione Leggera On Line
  51. ^ Sito dell'Ente Nazionale per l'Aviazione Civile

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Placido Carrafa. Motucae illustratae descriptio, seu delineatio, ed. Bua, Palermo, 1653. Traduzione di Filippo Renda, Ed. La Porta, Modica, 1869, col titolo Prospetto corografico istorico di Modica. Ristampa Nino Petralia editore, Ragusa, 2008
  • Raffaele Solarino. La Contea di Modica, ristampa 1982, Libreria Paolino Editrice, Ragusa, 1904
  • Giorgio Colombo. Collegium Mothycense degli Studi Secondari e Superiori, Edizioni Ente Liceo Convitto, Modica, 1993
  • Giorgio Cavallo. Gli studi universitari a Modica, Ed. Fondazione Giovan Pietro Grimaldi, Modica, 1990
  • Franco Libero Belgiorno. Modica e le sue Chiese, Edizioni G. Poidomani, Modica, 1955
  • Arnaldo Belgiorno. Memorie storiche e uomini illustri della Contea di Modica, Franco Ruta Editore, Modica, 1985
  • Autori Vari. Archivum Historicum Mothycense, Edizioni Ente Liceo Convitto, Modica, 16 volumi annuali, dal 1995 al 2012
  • Arturo Belluardo. Alla scoperta di Modica, Edizioni Corriere di Modica, Modica, 1970
  • Giorgio Cavallo, Giuseppe Iacono. Modica, città d'arte e di sapori, Edizioni Tomaselli, Ragusa, 2006
  • Marco e Giuseppe Iacono. La provincia iblea, Edizioni Tomaselli, Ragusa, 2005
  • Salvatore Minardo. Modica Antica, Ricerche Topografiche, Archeologiche, Storiche, Scuola Tip. "Boccone del Povero", Palermo, 1952 (da Manoscritto del 1914)
  • Paolo Nifosì. Oro Barocco, Ed. Provincia Regionale di Ragusa, Ragusa, 2006
  • Giorgio Cavallo. L'Ospedale degli Onesti, A.U.S.L. N. 7 di Ragusa editore, 2008
  • Autori Vari. La Contea di Modica (secoli XIV - XVII), Bonanno Editore, Acireale/Roma, 2008

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