Pantalica

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Pantalica
Sito di Pantalica.jpg
Civiltà Sicana, Sicula, bizantina
Epoca età del bronzo
Localizzazione
Stato Italia Italia
Comune Ferla, Sortino
Dimensioni
Altezza 472 m
Amministrazione
Visitabile Si

Coordinate: 37°08′N 14°59′E / 37.133333°N 14.983333°E37.133333; 14.983333

Flag of UNESCO.svg Bene protetto dall'UNESCO Flag of UNESCO.svg
UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell'umanità
Siracusa e la necropoli rupestre di Pantalica
(EN) Syracuse and the Rocky Necropolis of Pantalica
Nekropolis von Pantalica.jpg
Tipo Architettonico
Criterio C (ii) (iii) (iv) (vi)
Pericolo Nessuna indicazione
Riconosciuto dal 2005
Scheda UNESCO (EN) Scheda
(FR) Scheda

Pantalica, o meglio la necropoli rupestre di Pantalica, è una località naturalistico-archeologica della provincia di Siracusa.

Costituisce uno dei più importanti luoghi protostorici siciliani, utile per comprendere il momento di passaggio dall'età del bronzo all'età del ferro nell'isola.

Nel 2005 il sito è stato insignito, insieme con la città di Siracusa, del titolo di Patrimonio dell'umanità da parte dell'UNESCO per l'alto profilo storico, archeologico, speleologico e paesaggistico.

La località di Pantalica ha dato il nome a un celebre racconto di Vincenzo Consolo, Le pietre di Pantalica[1], in cui l'altopiano diventa una metafora del cammino dell'uomo.

Geografia[modifica | modifica sorgente]

Il sito si trova su un altopiano, circondato da canyon formati nel corso dei millenni da due fiumi, l'Anapo e il Calcinara, che hanno determinato l'orografia a canyon caratteristica della zona[2]. L'altopiano così come le vallate sottostanti (definite Valle dell'Anapo) sono delle importanti zone naturalistiche[2]. Nella zona di Giarranauti è presente un bosco.
Vari sentieri permettono di visitare il sito. La Valle dell'Anapo è accessibile da due varchi collegati tra di loro, dal lato di Sortino e dal lato di Ferla[3], così come la cosiddetta Sella di Filiporto.
L'area di Pantalica ricade nella Riserva naturale orientata Pantalica, Valle dell'Anapo e Torrente Cava Grande.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Nella prima metà del XIII secolo a.C., tutti gli insediamenti costieri scomparvero quasi all'improvviso per l’arrivo in Sicilia dei Siculi e di altre popolazioni italiche; la popolazione indigena abbandonò la fascia costiera e cercò rifugio in impervie e disagevoli zone montane, scelte perché rispondenti ad esigenze di difesa, riunendosi in grossi agglomerati.

Storicamente è noto che il re Hyblon concesse ai megaresi, condotti da Lamis, di stanziarsi in un lembo del suo territorio e fondare Megara Iblea nel 728 a.C. Ma la successiva nascita ed espansione di Siracusa determinò la distruzione del regno, essendosi il regno di Siracusa espanso sino all’entroterra, con la fondazione di Akrai nel 664 a.C. Di questa epoca restano le vestigia del palazzo del Principe o Anaktoron, nonché la presenza di una vasta necropoli di ben 5000 tombe a grotticella artificiale, scavate nella roccia[4].

L'area della necropoli non sarà mai del tutto abitata in epoca greca; dovremo attendere i primi secoli del Medioevo[5], quando le popolazioni stremate dalle incursioni dei barbari, dei pirati e poi degli arabi, dovendo cercare rifugi sicuri li trovarono nei suoi ripari inaccessibili; si hanno così le testimonianze di epoca bizantina. Ancora oggi sono visibili i resti delle abitazioni scavate nella roccia in epoca bizantina ed i resti dei piccoli oratori rupestri della grotta del Crocifisso[6], di San Nicolicchio[7] e di San Micidiario[8].
Il primo studioso ad occuparsi di Pantalica fu l'archeologo Paolo Orsi alla fine del XIX secolo[2].

Le necropoli[modifica | modifica sorgente]

Tomba a Pantalica

Pantalica è costellata di necropoli in tutto il suo vasto territorio:

  • la necropoli di Filiporto è composta da un migliaio di tombe che si estendono sulle pendici e nella conca dell’Anapo, appartenenti all’ultima fase della città (IX-VIII secolo a.C.)[4];
  • la necropoli di Nord-Ovest, una delle più antiche della zona (XII-XI secolo a.C.)[4];
  • la necropoli della Cavetta del IX-VIII secolo a.C. con la presenza di abitazioni bizantine[4];
  • la necropoli Nord è la più vasta e la più fitta e risale al XII-XI secolo a.C.[4].

L'acropoli[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Anaktoron di Pantalica.

L'acropoli di Pantalica si trova in uno dei punti più elevati dell'area in una posizione dove si domina la visione delle cave. Da quel punto era facilmente controllabile l'eventuale arrivo di nemici, qui fu costruito il "palazzo del principe" o Anaktoron, unica costruzione in pietra rimasta dell'epoca.

Giarranauti[modifica | modifica sorgente]

Chiesa bizantina a Giarranauti

Giarranauti è un ampio bosco nella parte superiore dell'altipiano di Pantalica. Questa zona oltre ad essere suggestiva per la presenza di un bosco è anche ricca di testimonianze del passato, soprattutto di Epoca Bizantina. Seguendo i sentieri all'interno del parco si trovano i resti di un villaggio bizantino (stiamo parlando del VI-VIII secolo d.C.), delle concerie e delle macine scavate nella roccia.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Vincenzo Consolo, Le pietre di Pantalica, Mondadori, 1999. ISBN 88-04-46193-4
  2. ^ a b c Necropoli di Pantalica, hermes-sicily.com. URL consultato il 22 novembre 2009.
  3. ^ Questo sentiero corre per più di 10 km sul tracciato dell'ex linea ferroviaria Siracusa-Vizzini.
  4. ^ a b c d e Pantalica, sicilianticasortino.it. URL consultato il 13 novembre 2010.
  5. ^ Diego Barucco, Pantalica e il medioevo, siciliafotografica.it, 16 maggio 2009. URL consultato il 22 novembre 2009.
  6. ^ Grotta del crocifisso, siciliafotografica.it, 27 febbraio 2008. URL consultato il 22 novembre 2009.
  7. ^ San Nicolicchio, siciliafotografica.it, 27 febbraio 2008. URL consultato il 22 novembre 2009.
  8. ^ San Micidiario, siciliafotografica.it, 27 febbraio 2008. URL consultato il 22 novembre 2009.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Dionisio Mollica, Nel regno dei siculi. Pantalica e la valle dell'Anapo e Sortino, Urso, 1996.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]