Tommaso Campailla
Tommaso Campailla (Modica, 6 aprile 1668 – Modica, 7 febbraio 1740) è stato un filosofo, poeta e medico italiano.
Tommaso Campailla nasce a Modica, in Sicilia, il 6 aprile del 1668, nell'attuale Via Posterla, sotto la rupe del castello dei Conti, a pochi metri dalla casa in cui, 233 anni dopo, sarebbe nato il premio Nobel 1959 per la Letteratura, Salvatore Quasimodo.
Campailla da giovane mostrò un ingegno tardo ("prope stupidum" lo definì uno dei suoi primi biografi, il Mongitore) e una costituzione gracile, tanto che il padre preferì educarlo in campagna affinché si irrobustisse all'aria aperta, piuttosto che indirizzarlo agli studi. Nel 1684 si trasferì a Catania per studiarvi giurisprudenza, ma l'improvvisa morte del padre, che lo lasciava erede di un discreto patrimonio, lo spinse a tornare nella città natale. Dove coltivò con passione l'Astronomia, le lettere e la filosofia. Da autodidatta, studiò Aristotele e i classici, poi si appassionò ai misteri della fisica, essendo stato testimone del terribile sisma che, nel 1693, distrusse Modica e tutto il Val di Noto.
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[modifica] Campailla filosofo e poeta
Studioso di Cartesio, ne applicò i principi alle sue indagini conoscitive, fatte di osservazione ed esperimenti, divenendo insieme al filosofo trapanese Michelangelo Fardella uno dei principali divulgatori delle teorie cartesiane in Sicilia.
Poeta raffinato, fu accademico degli Assorditi di Urbino, dei Geniali di Palermo, della più celebre Accademia degli Arcadi di Roma, e restaurò l'Accademia degli Infocati nella sua città natale. Nel 1709 diede alle stampe i primi sei canti del poema filosofico l'Adamo, ovvero il Mondo Creato, dedicato successivamente nella sua stesura completa (venti canti) del 1728, a Carlo VI d'Austria, Imperatore e Re di Sicilia. Il poema, che conobbe una discreta fortuna vivente l'autore e che è stato recentemente ristampato, rappresenta una summa delle idee teo-cosmo-fisiologiche e filosofiche dell'autore, alla luce della teoria cartesiana. All'inizio del Settecento, la fama del Campailla, corrispondente di alcuni importanti personalità, tra cui Ludovico Antonio Muratori (Bibliotecario del Duca di Modena), si diffuse anche fuori dall'Italia, a Lipsia, a Parigi, a Londra, tanto che il filosofo George Berkeley volle conoscerlo e, poiché il Campailla non si muoveva mai dalla sua Modica, nel 1718 fu lo stesso Berkeley a venirlo a trovare in Sicilia, informandolo fra l'altro delle nuove teorie newtoniane, che verranno poi usate dal Nostro nella sua opera anche poetica. Dal Muratori fu invitato ad accettare una Cattedra all'Università di Padova, altra proposta gli venne da Londra, ma il suo ostinato rifiuto ai viaggi gli fece declinare proposte allettanti economicamente, oltreché prestigiose. Per analogo motivo, invitato il 24 dicembre 1713 ad assistere all'incoronazione a Re di Sicilia, nella Cattedrale di Palermo, del Duca Vittorio Amedeo II di Savoia, declinò gentilmente anche tale invito! Nel 1738, il Campailla pubblicò il poema sacro L'Apocalisse di San Paolo, in cui sono confutate le teorie di Miguel Molinos, fondatore del "Quietismo", eresia che aspirava all'unificazione con Dio.
Morì[1] per un colpo apoplettico, il 7 febbraio del 1740. Il suo corpo fu sepolto sotto l'altare maggiore del Duomo di San Giorgio, mentre una lapide in suo ricordo è murata sulla sinistra dell'ingresso principale del Duomo stesso.
[modifica] La cura della sifilide con le botti del Campailla
Pur non essendo medico di professione, riuscì a implementare nel territorio della Contea di Modica la passione per gli studi di medicina. Il suo impegno gli consentì la sperimentazione, dal 1698 in poi, delle famose "botti" per la cura non solo della sifilide (che era il male del secolo, temuto dalla Chiesa come un nuovo castigo di Dio per i peccati degli uomini), ma anche dei reumatismi e in genere di qualunque forma di artrosi. La "botte" in realtà è una stufa mercuriale con all'interno uno sgabello, sul quale il paziente veniva fatto sedere, in attesa della cura. Questa consisteva nel versare, in un braciere che si trovava pure all'interno della stufa, la dose di cinabro, da cui per sublimazione esalavano i vapori di mercurio, che erano poi assorbiti dal corpo del paziente in piena sudorazione. La novità introdotta dal Campailla consistette nell'aggiunta dell'incenso all'interno della botte, in una dose che consentiva ai vapori sprigionati di essere più "respirabili", per un certo lasso di tempo, variabile dai 10 ai 20 minuti circa, a seconda dalle condizioni soggettive del paziente. Tale "espediente" consentì al Campailla di modificare la sua botte, rispetto alle altre esistenti in giro per l'Italia e l'Europa: queste ultime avevano un foro in alto, da cui usciva la testa dei malati di sifilide, che in tal modo non respiravano i vapori di mercurio medicamentosi. Tali vapori con questo vecchio metodo erano curativi solamente per i sifilomi che infestavano la cute dei malati, che regredivano, ma non si aveva la guarigione dal morbo, i cui germi continuavano ad agire e miltiplicarsi nel sangue dei soggetti infetti. Grazie all'innovazione di Tommaso Campailla, i pazienti venivano invece introdotti all'interno della botte comprendendo la testa, onde consentire ad essi di respirare la miscela di mercurio e incenso, la quale in tal modo, agendo all'interno del sangue, uccideva i germi, diminuendo la carica patogena dei batteri, comportando ciò delle guarigioni, a volte anche definitive, che all'epoca avevano del "miracoloso". "...dopo la cura mercuriale col metodo Campailla si può assistere a delle rinascite complete di individui ridotti in condizioni impressionanti di cachessia o con lesioni tali da rendersi impossibile qualsiasi intervento curativo per via percutanea o ipodermica".[2] I risultati furono talmente soddisfacenti che Modica acquisì notorietà in tutta Europa anche per le botti del Campailla, ancora esistenti all'interno dell'antico Ospedale di S. Maria della Pietà, e visitabili all'interno di un percorso museale dedicato. Le botti del Campailla furono, con scarsi risultati, imitate in Italia e all'estero: nel 1891 sorse a Palermo, per opera del prof. Mannino della facoltà di Medicina, un Sanatorio Campailla; agli inizi del Novecento, fu costruita anche a Roma una Botte di Modica; a Milano, ancora negli anni cinquanta, furono costruite botti di vetro dello stesso tipo di quelle del Campailla; a Parigi furono fondati istituti a imitazione del Sifilocomio Campailla, per la cura delle malattie reumatiche e nevralgiche.
[modifica] Teatro
Cygnus, atto unico, scritto da Nausica Zocco, prende spunto dalla vita e dalle opere di Tommaso Campailla ed è stato portato in scena l'8 maggio 2011 a Modica per la Regia di Tiziana Spadaro.
[modifica] Note
- ^ Qualche storico locale, senza alcun documento probante, va diffondendo la falsa notizia che il Campailla sia stato esso stesso vittima della sifilide, dimenticando che lo studioso modicano costruì le sue botti nel 1698, quando aveva solo 30 anni, mentre morì poi a 72 anni, età veneranda e considerevole, per quei tempi in cui la vita media di un uomo (inteso come sesso maschile) era di 55/58 anni. E non dimentichiamo che nel Settecento, fino all'avvento degli antibiotici nel Novecento, un malato di sifilide sopravviveva alla stessa pochissimi anni. Salvo guarire miracolosamente con le botti del Campailla medesimo!
- ^ Rassegna di Clinica, Terapia e Scienze Affini, anno XXVIII, Fascicolo IV
[modifica] Bibliografia
- Secondio Sinesio, Vita del celebre filosofo, e poeta Signor D. Tommaso Campailla, Patrizio modicano, Siracusa, 1783. Ristampa Modica, 2005.
- Carmelo Ottaviano, Tommaso Campailla. Contributo all'interpretazione e alla storia del cartesianesimo in Italia, introduzione e note a cura di Domenico D'Orsi, Padova, CEDAM, 1999
- Giovanni Criscione, Tommaso Campailla. Un poeta e filosofo modicano, Modica, Idealprint, 2000
- Valentino Guccione, Tommaso Campailla, il suo museo, la scuola medica modicana, Comune di Modica, 2001
- AA.VV., Tommaso Campailla e la Scuola Medica Modicana, Ed. IngegniCulturaModica, Modica, 2010
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