Contea di Modica

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« Ad ogni modo Modica, che è la capitale, e la residenza dei magistrati primarj di tutta la Contea, collocar si deve tra le città più distinte di tutto il Reame »
(Paolo Balsamo[1])
Contea di Modica
Contea di Modica - Stemma
Contea di Modica - Localizzazione
Dati amministrativi
Lingue ufficiali Latino, Siciliano, Italiano, Spagnolo
Lingue parlate
Capitale Modica
Dipendente da Regno di Sicilia, Impero Spagnolo
Dipendenze Arcipelago di Malta dal 1377
Politica
Forma di governo monarchia assoluta
(contea)
Organi deliberativi Consiglio generale della Contea, consiglio delle singole comunità (università)
Nascita 1282 con Federico Mosca
Causa Creazione e assegnazione della Contea a Federico Mosca, dopo i Vespri Siciliani
Fine 12 dicembre 1816 con Carlos Miguel Fitz-James Stuart
Causa abolizione della feudalesimo nel Regno di Sicilia
Territorio e popolazione
Bacino geografico Sicilia sud-est
Territorio originale territori degli attuali comuni di Modica, Ragusa, Scicli, Chiaramonte Gulfi, Vittoria, Santa Croce Camerina, Pozzallo, Ispica e Caccamo (PA)
Economia
Commerci con Regno di Sicilia, Regno di Napoli, Repubblica di Genova, Regno di Spagna, Malta
Esportazioni grano, orzo, carrubbe, vino, miele, formaggi, ovini, suini, bovini, lana, seta, canna da zucchero
Importazioni vestiario, pellame, zucchero raffinato, caffè, pesce, legname, ferro
Religione e società
Religioni preminenti Cristiano-romana Cristiano-bizantina, Cattolicesimo
Religione di Stato Cristiana romana
Religioni minoritarie Ebraismo
Classi sociali gentiluomini, borghesi, ministeriali
Evoluzione storica
Preceduto da Regno di Sicilia
Succeduto da Intendenza di Siracusa, Distretto di Modica (Regno delle Due Sicilie)

La Contea di Modica, uno dei più importanti feudi del Mezzogiorno d'Italia, nacque ufficialmente il 25 marzo 1296 e cessò di esistere, quale entità politico-istituzionale, ufficialmente solo con un Regio Decreto del 12 dicembre 1816, che sanciva l'abolizione[2] del feudalesimo prevista nella nuova costituzione approvata nel 1812 dai Borbone, casa regnante del Regno delle Due Sicilie, a sua volta proclamato come stato unitario quattro giorni prima, l'8 dicembre 1816. La data del 25 marzo 1296 si riferisce al diploma di investitura della Contea di Modica, concesso da Federico III d'Aragona a Manfredi I Chiaramonte. La Contea comprendeva, nel 1296, oltre alla sua capitale Modica, gli attuali comuni di Scicli, Pozzallo e Spaccaforno (oggi Ispica), ed in essa a quella data confluì la Signoria di Ragusa, comprendente le città di Gulfi (attualmente Chiaramonte Gulfi) e Caccamo, di cui era titolare il Chiaramonte in qualità di Dominus. Successivamente ne fecero parte anche i comuni di Acate, Comiso, Giarratana, Monterosso Almo, Santa Croce Camerina e Vittoria. Nel 1717, viene incisa, su rame, una delle prime cartografie precise e dettagliate del Regno di Sicilia, da parte del francese Guillaume Delisle, la Carte de l'Isle et Royaume de Sicile: alla tradizionale tripartizione amministrativa del territorio siciliano per valli, il Val Demone, il Val di Mazara ed il Val di Noto, si aggiunge una delimitazione politica netta, con una linea di confine ben disegnata, di uno spazio feudale, la Comte de Modica. Questa carta topografica della Sicilia, divisa in quattro parti, fu in voga fino al 1816, quando fu abolito il feudalesimo dai Borbone. Al momento della sua fine giuridica, nel 1816, facevano parte del territorio della Contea, oltre a Modica, altri sette Comuni: Ragusa, Vittoria, Scicli, Chiaramonte Gulfi, Monterosso Almo, più le baronie di Alcamo e Calatafimi (ora in provincia di Trapani). Ancora nel 1857 una mappa di Sicilia e Calabria pubblicata da Edward Stanford indicava l'area della Contea di Modica, a ricordo indelebile di secoli di storia locale.

La Contea di Modica "Regnum in Regno"[modifica | modifica wikitesto]

La Contea di Modica non fu uno Stato nel significato contemporaneo del termine, piuttosto fu uno dei più importanti stati feudali del Mezzogiorno d'Italia, di certo a partire dall'investitura di Bernat Cabrera del 1392, da parte di Re Martino I, dopo la condanna a morte di Andrea Chiaramonte. La formula "sicut Ego in Regno Meo et Tu in Comitato tuo" contenuta nel documento d'investitura del Cabrera, lascia pochi dubbi a proposito dell'ampiezza dell'autonomia di questo Stato[3], sì feudale, ma nei secoli considerato un "Regnum in Regno", tanto che le investiture erano in realtà una sorta di "atto dovuto", un cerimoniale che veniva fatto in date spesso posteriori all'insediamento dei nuovi conti, mentre il potere del conte in carica veniva esercitato senza alcuna soluzione di continuità.
Con l'avvento poi in Contea della famiglia Enriquez, grazie al matrimonio, nel 1481, di Anna Cabrera con Federico Enriquez de Cabrera, Almirante di Castiglia e primo cugino del Re di Spagna Ferdinando il Cattolico, l'autonomia ed il potere del Conte ebbe un'ulteriore affermazione. La contea possedeva un'amministrazione simile a quella di uno Stato sovrano. Risiedevano in Modica il Governatore, un Tribunale di Gran Corte ed una Curia per le I e per le II appellazioni, dotate di propri Giudici, Avvocato, Procuratore fiscale e Capitano di Giustizia (che aveva potere sulle Corti Capitaneali), il Tribunale (o Corte) del Real Patrimonio, un rarissimo privilegio per quei tempi[4] (tale corte aveva propri Maestri Razionali, i Contatori, il Conservatore o Revisore di Libri, un suo Avvocato, un notaio, un tesoriere ed un Procuratore fiscale)[5], il Protomedico, il Protonotaro (con venti Notari a lui sottoposti)[6], il Capitano militare, il Tesoriere, il Maestro Segreto (che coordinava i Segreti dei singoli comuni), il Maestro Giurato (che ispezionava il lavoro dei quattro Giurati di ogni comune della contea) ed il Maestro Portulano per il controllo delle coste della Contea. Figure successive di funzionari che resero sempre all'avanguardia l'amministrazione della Giustizia nella contea di Modica, furono nei secoli XVII e XVIII quelle del Procuratore generale della Contea, che risiedeva a Palermo per curare gli affari più importanti del conte (residente in Spagna dal 1486), oltre alle figure del Procuratore dei poveri e dell'Avvocato dei poveri. Inoltre, con l'avvento del protestantesimo, il papato istituì a Modica anche una sede del Tribunale dell'Inquisizione (o Sant'Uffizio), per difendere la dottrina cattolica dalle "eresie" che portavano confusione fra il popolo. Il "commissario" di questo tribunale ecclesiastico veniva, per dignità, immediatamente dopo quelli di Palermo, Messina e Catania. Modica era fra l'altro sede di uno dei tre commissari siciliani della Apostolica bolla di Santa Crociata, con competenza su tutto il Val di Noto. Infine, Degli altri tutti più insigne è il Vicario del Vescovo in Modica, avendo giurisdizione nel proprio territorio[6]. Nel 1641 il Conte di Modica Giovanni Alfonso Enriquez de Cabrera fu nominato dal Re di Spagna Viceré di Sicilia e nel 1644 anche Viceré del Regno di Napoli, fino al 1646. Questo, pur non togliendo la dipendenza dal Re di Spagna, fece sì che per alcuni secoli, di certo dal 1392 al 1702, anno in cui Filippo V di Borbone privò Giovanni Tommaso Enriquez Cabrera del titolo di Conte di Modica e di Almirante di Castiglia, per alto tradimento, la Contea fosse considerata e trattata come uno Stato autonomo; come tale, nei documenti del Seicento e del Settecento, Modica era difatti definita e citata come "capitale" di questo Stato. Nel Ragguaglio succinto (Archivio storico di Vienna)[7] che il ministro Blanco inviò all'imperatore Carlo VI d'Asburgo il 7 agosto 1721, si leggeva: «... Perciò dovrà ricadere incontrovertibilmente nel legittimo successore dell'Almirante di Castiglia lo Stato e la Contea di Modica. Comprende codesto Stato otto considerabili città numerosamente popolate, e composte di Gente la più commoda e ricca fra tutti i vassallaggi di Sicilia... Modica è la Metropoli del Contado... Risiedono in essa Capitale li Tribunali...». Questo si scriveva e leggeva di Modica, e dello Stato feudale di cui essa era a capo, da parte dei potenti dell'epoca, agli inizi del Settecento.

Bando sopra l'istituzione della Contea (25 marzo 1296)[modifica | modifica wikitesto]

Noi, Frederique II de Aragon, por gracia de Dios Rey de Sichilia, por festejar nuestra encoronacion, stabilimu et ordinamu ki l'Excellentissimus Senor Manfredi de Claramonte, nuestro amigo liali et discendenti de Carlu Magnu Imperaturi, haya en su possedimiento la Condea de Mohac. Per li meriti offeriti a la Nuestra Persona dintra lu Parlamentu di Catania del mese de Jnnaru de kisto ano mil doscientos novanta seis, akkussì stabilimu et ordinamu ka dictu Excellentissimu Manfredi de Claramonte haya titulo Comes Mohac y Senor Ragusiae, Caccabi, Xicli, et delli terri de Gulfi et Posallus, finu a lu feudu de Spaccafurnu. Et per l'opera da dictu Comes Manfredi facta en Nuestro favor contra li preputentii de li Francisi, cussì stabilimu et ordinamu ka dictu Manfredi de Claramonte haya nomina de Gran Siniscalcu di lu Regnu de Sichilia. Por gracia de Dios, dicta investitura sarà festejada y resa publica dintra el duomu de s. Giorgiu de la ciudad de Mohac, con cuncursu de nobili, signuri et curtigiani. E tutti li genti di lu cuntadu de Mohac et li rimanenti, vicini o luntani, di tutta la terra di Sichilia, Noi, Frederique II, ordinamu chi currunu fistanti pi la gloria di lu novu Comes Manfredi et di la Condea de Mohac.

Datu in Palermu el dia 25 de marzo del ano del Senor MCCXCVI[8][9].

I Mosca[modifica | modifica wikitesto]

Il primo casato ad avere l'investitura della Contea di Modica nella sua versione più ampia fu quello dei Chiaramonte, ed il primo ad essere nominato Comes Mohac fu il Dominus Ragusiae Manfredi I, che aveva acquisito parte dell'enorme feudo grazie al suo matrimonio, celebrato pochi anni prima, con Isabella Mosca, figlia del precedente conte di Modica Manfredi. La famiglia Mosca aveva acquisito l'investitura della Contea di Modica (in una forma ridotta) nel 1282 appunto con Federico Mosca, che valorosamente aveva guidato la ribellione degli abitanti di Modica e Scicli contro gli Angioini, durante i Vespri siciliani. Nel Manifesto di re Pietro d'Aragona, datato 30 dicembre 1282, è citato Fridericus Musca Comes Mohac[10]. Morto nel 1285 re Pietro III di Aragona, gli successe sul trono d'Aragona il figlio Giacomo II di Aragona, il quale decise di cedere la Sicilia a Carlo II d'Angiò, il 5 giugno 1295. Fu a questo punto che il Parlamento siciliano, riunito al Castello Ursino di Catania, decise, il 15 gennaio 1296, di eleggere a re di Sicilia il fratello di Giacomo II di Aragona, Federico III d'Aragona, che si trovava nell'isola dal 1291 come luogotenente del fratello Giacomo II di Aragona, e che aveva insieme ai nobili siciliani avversato e combattuto gli Angioini. Il nuovo conte di Modica Manfredi Mosca, figlio di Federico, aveva invece insieme al padre abbandonato la causa siciliana, rimanendo fedele al re Giacomo II di Aragona, ed alla sua scelta in favore degli Angioini e della Chiesa. Manfredi Mosca fu per questo privato, dal nuovo re, del possesso della Contea di Modica e del relativo titolo, che passò a sua sorella Isabella Mosca, e per diritto coniugale a Manfredi I Chiaramonte. Fu così che il Signore di Ragusa poté, per la prima volta, essere investito del titolo di Conte.

I Chiaramonte, conti sovrani[modifica | modifica wikitesto]

Otto furono i rappresentanti della dinastia dei Chiaramonte ad essere titolari della Contea. Di essi scriveva nell'Ottocento lo storico Isidoro La Lumia (I quattro Vicari): "L'autorità dei Chiaramonti in Palermo porgeva imagine vera e compiuta di quelle Signorie Principesche che coi Visconti, gli Estensi, i Carraresi, gli Scaligeri fiorivano potenti nell'Italia di sopra.". Il primo conte, Manfredi I Chiaramonte, sposato con la modicana Isabella Mosca, morì a Palermo nel 1321, ma fu poi sepolto, secondo lo storico secentesco Agostino Inveges[11], nel Duomo di San Giorgio in Modica, chiesa dove nel 1296 aveva festeggiato la sua investitura. Essendo conte Federico III (dal 1357 al 1363) il re Federico IV d'Aragona gli conferì con Diploma del 22 febbraio 1361 la giurisdizione criminale amplissima, istituendo[12] così la Gran Corte, che da quel momento Modica non ha più cessato di avere. Il sesto conte del Casato, Matteo, ospitò[13] nei castelli di Modica (caput del contado) e Ragusa (residenza ereditaria di famiglia), fra il 28 aprile ed il 12 maggio 1366, il re Federico IV d'Aragona. L'ultimo dei Chiaramonte, Andrea, fu condannato alla decapitazione nel 1392 a Palermo dopo un sommario processo per presunto tradimento nei confronti della corona spagnola, con Martino il Vecchio che aveva inviato una flotta a conquistare la Sicilia guidata dal generale Bernat Cabrera. Il più potente della famiglia fu Manfredi III Chiaramonte. Manfredi III Chiaramonte, conte di Modica, di Malta e Gozo, signore di Agrigento e di Trapani, per qualche tempo fu governatore di Messina, e per disposizione testamentaria alla morte di Federico IV d'Aragona, che lasciava erede la minorenne figlia Maria, fu anche uno dei quattro Vicari reggenti il Regno di Sicilia nel 1377. Fu anche Duca dell'Isola di Gerba (Tunisia) dal 1388, avendola liberata dai pirati arabi, con l'aiuto delle navi della Repubblica di Genova e della Repubblica di Pisa, per conto di papa Urbano VI, che gliene concesse l'investitura.

Furono i primi Chiaramonte a fondare La Commenda di S. Giovanni Battista di Modica[14] del Sovrano Militare Ordine Gerosolimitano di Rodi (poi di Malta), che ebbe vita fino al XIX secolo. I Nobili di tutta Europa, accolti in qualità di Ospedalieri, vennero suddivisi, dopo il 1319, in varie compagnie, per Nazione di provenienza. Erano esclusi dalla possibilità di essere accolti nella Sacra Milizia coloro che provenivano da città macchiate dall'onta del vassallaggio feudale, con la sola eccezione, in Sicilia, della ammissione degli uomini della contea di Modica, forse perché il signore di quel luogo appariva così potente da essere considerato nell'isola un piccolo re che sovrastava in forze, ricchezza ed autorità finanche alcuni piccoli sovrani dell'Italia centro settentrionale[15][16].

Nel periodo dei Chiaramonte (1296-1392) a Ragusa erano presenti solo alcuni aspetti amministrativi, come la Cancelleria e l'Archivio (in pratica gli archivi di famiglia Chiaramonte coincidevano con gli archivi comitali), per il motivo che si trovavano in quella sede dal momento in cui aveva preso possesso della Baronia di Ragusa la signora Marchisia Prefolio, moglie di Federico Chiaramonte, signore di Agrigento. Il Castello della famiglia Chiaramonte a Ragusa Ibla continuava ad essere la residenza preferita dai Conti quando visitavano la loro Contea, visto che la loro attività politica si svolgeva alla corte di Palermo, dove già nel 1307 avevano iniziato la costruzione del Palazzo Chiaramonte (detto Steri), e dove risiedevano di norma. Nel 1447 sotto Giovanni Bernardo Cabrera, in seguito ad una rivolta popolare dei ragusani, che incendiarono l'archivio, quest'ultimo insieme alla cancelleria furono trasferiti nel Castello di Modica, dove sin dall'istituzione nel 1361 avevano già sede la Gran Corte, e la Corte delle I e II Appellazioni dal 1392. A parte Manfredi I, sepolto nella cripta di San Giogio a Modica, tutti gli altri conti del Casato vissero, e furono sepolti alla loro morte, in due chiese di Palermo, la città dove esercitavano il loro dominio politico fianco a fianco ai re della corona aragonese.

Con l'investitura a conte di Bernardo Cabrera, brutalmente subentrato con la decapitazione di Andrea Chiaramonte nel 1392 a Palermo, e la presa di possesso di tutti i Castelli della famiglia Chiaramonte presenti a Palermo, a Caccamo, a Ragusa, a Mussomeli, a Chiaramonte (Gulfi), a Scicli, nella capitale Modica, la popolazione di Modica, in particolare, che tanti benefici aveva tratto dall'amministrazione generosa di tale famiglia di mecenati, detestò fin dal primo momento il conte usurpatore e assassino, che ritenne di stabilire da quel momento la sua residenza a Ragusa, onde evitare sollevazioni popolari. Ed a Ragusa infatti trovarono sepoltura, per testamento, Bernardo Cabrera (nel 1423) ed il figlio Giovanni Bernardo (nel 1466). Ma nel frattempo, a causa del malcontento dei ragusani che avevano incendiato, nel 1447, la Cancelleria e l'Archivio, tutta la burocrazia comitale fu riunita a Modica, insieme a quella dei tre Tribunali già presenti, al seguito del conte Giovanni Bernardo.

L'epopea di Costanza Chiaramonte, regina di Napoli[modifica | modifica wikitesto]

Durante il periodo di "interregno" in Sicilia, durato sino al 1391, la figlia del conte Manfredi III, Costanza Chiaramonte (1377 - 1423), venne chiesta in sposa da Margherita di Durazzo per il figlio tredicenne Ladislao I d'Angiò (1376-1414), re di Napoli e di Ungheria. Si trattò di un matrimonio di comodo, destinato ad arricchire la corte reale. Sei galee (quattro del padre della sposa, due degli ambasciatori della madre di Ladislao) partirono dalla Sicilia verso Gaeta, ad accompagnare la futura sposa ed il suo corteo. Il corteo nuziale giunse nel porto di Gaeta il 6 settembre. Il matrimonio[17] fu celebrato nel castello di Gaeta, dove da due anni risiedeva Ladislao con la madre Margherita, il 21 settembre 1389, e Costanza divenne, anche se per soli tre anni, regina di Napoli[18][19].

In seguito alla caduta in disgrazia dei Chiaramonte, con la decapitazione del fratello Andrea il 1º giugno 1392 a Palermo, la prima domenica di luglio la regina Costanza, mentre era a messa con Ladislao, venne ripudiata dal marito col beneplacito di papa Bonifacio IX, il quale acconsentì che il vescovo di Capua, durante la messa, leggesse all'improvviso l'atto di ripudio, togliendo l'anello nuziale alla sposa, per riconsegnarlo al re Ladislao.[20].

Il 16 dicembre del 1395 il re, suo ex marito, la costrinse a sposare Andrea di Capua, conte d'Altavilla, regalandole in dote 30.000 ducati d 'oro. Costanza orgogliosamente, ad alta voce e nella pubblica piazza, disse al novello suo sposo: puoi vantarti d'avere per concubina la moglie del tuo re.[10].

A tutt'oggi, nel maestoso mausoleo[21] di re Ladislao innalzato, per volere della sorella Giovanna II d'Angiò, dietro l'altare maggiore della trecentesca chiesa di San Giovanni a Carbonara in Napoli, sul piedistallo sono scolpiti in rilievo i nomi delle tre mogli[22], fra cui quello di Costanza Chiaramonte.

Conti della Contea di Modica. Casato dei Chiaramonte Inizio del Regno Termine del Regno
Manfredi 1296 1321
Giovanni II 1321 1342
Manfredi II 1342 1353
Simone 1353 1357
Federico III 1357 1364
Matteo 1364 1377
Manfredi III 1377 1391
Andrea 1391 1392

I Cabrera[modifica | modifica wikitesto]

Re Martino assegnò la corona di Sicilia al figlio, omonimo, Martino (detto poi il Giovane), mentre diede in premio il feudo più ricco ed importante di Sicilia, la Contea di Modica, al condottiero della sua flotta, l'Ammiraglio Bernat Cabrera, cui furono concessi amplissimi poteri, con la formula Sicut Ego in Regno Meo, et Tu in Comitato Tuo. Fu Bernardo Cabrera il primo ad avere in proprietà tutte le terre e le città dell'attuale provincia di Ragusa. Col suo forte esercito, fra il 1410 e il 1411, conquistò militarmente anche Catania, Siracusa, Gaeta e sinanco Malta (il titolo di Conte era stato ereditato dai Chiaramonte), di cui fu signore per un certo tempo. Grazie ai privilegi del diploma di investitura di Bernardo Cabrera del 20 giugno 1392, Modica diviene sede, indipendente dalla Regia Magna Curia di Palermo, di una Curia di Appello non solo per le prime ma anche per le seconde appellazioni, che neppure la città di Palermo aveva: il Giudice delle seconde appellazioni era un privilegio in Sicilia riservato solo al Conte di Modica ed all'Arcivescovo di Monreale; tutte le altre città per il secondo appello dovevano ricorrere alla Regia Magna Curia.[23] Questo privilegio era appunto fra i tanti scritti nel diploma di investitura. A Bernat Cabrera, morto nel 1423, successe il figlio Giovanni Bernardo, fino al 1466, anno in cui morì, per venire sepolto a Ragusa nella stessa Chiesa di San Giorgio dove era stato tumulato il padre. Giovanni Bernardo amministrò la contea in maniera pessima, tanto che nel 1447 i ragusani ormai esausti delle sue angherie e dei suoi soprusi, ma soprattutto delle sue ruberie e appropriazioni indebite, si ribellarono, assaltarono il castello, gli uccisero un figlio naturale, inchiodato in forma di crocifisso sul portone del Castello di Ragusa[24] e bruciarono l'archivio feudale, distruggendo inconsciamente tutta i documenti di un secolo e mezzo di storia della Contea di Modica. Giovanni Bernardo Cabrera a questo punto preferì trasferire la sua residenza a Modica (dove pure era osteggiato dal popolo, come provato dai moti popolari del 1448), abbandonando per sempre il vecchio castello che il padre Bernardo aveva sottratto ai Chiaramonte. Il popolo modicano innalzava nel frattempo la bandiera Regia, chiedendo che la Contea venisse incorporata al demanio del Regno di Sicilia. Ma il conte Giovanni Bernardo, pur essendo accusato di abusi, torture, usurpazioni di terre e falsificazione del documento di investitura, pure non fu privato della Contea, ma fu solo condannato[25] a pagare un'ammenda di 60.000 ducati. Fu così che il re Alfonso V d'Aragona si sdebitò con Giovanni Bernardo, che nel 1442 era entrato trionfalmente, dopo un lungo assedio, in Napoli al comando delle truppe spagnole. Pertanto fra il 1451 ed il 1454 il conte, trovandosi costretto a rastrellare quella ingente somma, cedette, e fu una perdita definitiva, le terre di Comiso (ai Nasello), Spaccaforno (ai Caruso) e Giarratana (ai Settimo), ed iniziò la distribuzione dei terreni in affitto perpetuo (enfiteusi) ai contadini, che divennero piccoli proprietari de facto pagando un canone annuo al conte. Nel giro di un secolo, i contadini più ricchi divennero proprietari "di diritto" delle loro terre, pagando un riscatto ai conti che si succedettero: fu così che nella contea di Modica, con due secoli di anticipo rispetto al resto della Sicilia latifondista, nacque la borghesia, che tanto ricca fece la gente delle nostre contrade. Terzo della dinastia dei Cabrera fu il conte Giovanni II, che visse nel castello di Modica, dove morì nel 1474, e dove fu sepolto, per sua stessa disposizione testamentaria, nella Chiesa di Santa Maria al Castello. Lasciò il feudo al figlio Giovanni III, detto Giannotto, ancora minorenne, e che morì già tre anni dopo, nel 1477, e fu sepolto nella stessa Chiesa di Santa Maria al Castello[26]. In suo nome comunque governava, e continuò a governare dopo la sua morte, la madre Giovanna Ximenes de Foix, che aveva avuto l'investitura per via della minore età di Giannotto, e che il I settembre 1478 ricevette nuovamente l'investitura feudale per conto della figlia Anna, destinata ad un gran matrimonio.

Conti della Contea di Modica. Casato dei Cabrera Inizio del Regno Termine del Regno
Bernardo 1392 1423
Giovanni Bernardo 1423 1466
Giovanni II 1466 1474
Giovanni III detto Giannotto 1474 1477
Giovanna Ximenes de Foix reggente 1477 1481
Anna I (n. 1459) con Federico Enriquez 1481 1529

Gli Enriquez-Cabrera[modifica | modifica wikitesto]

L'ingresso del Castello dei Conti a Modica

Nel 1481 il casato dei Cabrera in declino si unì a quello degli Enriquez, discendenti di Re Alfonso XI di Castiglia e perciò strettamente imparentati coi sovrani di Spagna. L'occasione fu il matrimonio del gennaio 1481, celebrato in Santa Maria del Gesù a Modica, fra Federico Enriquez de Cabrera, primo cugino del Re di Spagna Ferdinando il Cattolico, e Anna Cabrera, contessa di Modica, ultima discendente di Bernat. Per uno sposo così vicino alla Corona spagnola, la futura moglie non poteva essere da meno: Anna portò con sé una dote di 120.000 fiorini, corrispondenti all'incirca ad un valore, stimato al 2012, fra i 25 ed i 30 milioni di euro. I coniugi abitarono nel Castello di Modica, come deciso dalla madre di Anna e scritto nei capitoli matrimoniali firmati dal Re di Spagna[27], fino alla morte[28], appunto, di Giovanna Ximenes de Foix, contessa madre, avvenuta nel 1484. I funerali della madre, ex contessa, furono forse celebrati nella stessa chiesa di Santa Maria del Gesù, dove tre anni prima si erano celebrate le nozze della figlia Anna. Dopo la morte della mamma della sposa, Federico e Anna si trasferirono, nel 1486[29], definitivamente in Spagna, a Medina de Rioseco, nel distretto di Valladolid, lì richiamati dal Re Ferdinando il Cattolico, che già da due anni voleva Federico, suo consigliere, alla corte reale. Re Ferdinando conferì a Federico Enriquez, conte di Modica, il prestigioso titolo di Almirante di Castiglia, titolo ereditario riservato ai pari dei Re di Spagna, detenuto prima da Alfonso II Enriquez, padre di Federico, morto nel 1485. Nella Chiesa di San Francesco di Medina de Rioseco, fatta edificare dal 1491 al 1520 proprio da Anna e Federico Enriquez de Cabrera, c'è un fastosissimo altare, dinanzi al quale si ammirano[27] le statue bronzee di Anna Cabrera e della sua sorella minore Elisabetta (che la seguì in Spagna, dove sposò Francesco Enriquez, fratello minore di suo cognato), in ginocchio a mani giunte, in atteggiamento di preghiera e rivolte al tabernacolo. Scavando, ai piedi di questo altare, è stato ritrovato[27], di recente, il sepolcro che contiene i resti mortali del conte Federico Enriquez (morto nel 1538, ma lasciò in eredità la contea nel 1530 al nipote Ludovico (o Luigi) I sposato con Anna Cabrera II), della moglie Anna (morta nel 1529) e della di lei sorella Elisabetta (morta nel 1493).

Grande personaggio, questo Federico Enriquez, Grande Ammiraglio. Nei giorni a cavallo tra gennaio e febbraio del 1492, re Ferdinando decide di riunire il Consiglio Reale, composto da tre arcivescovi, quattordici vescovi, nove duchi, dieci conti e quattro marchesi[30]. Fra i conti, il primo posto spettava all'Almirante di Castiglia, appunto il conte di Modica, Federico. Il Consiglio Reale è chiamato a decidere se finanziare, dopo tanti anni di richieste fatte alle corti di Portogallo e di Spagna, il progetto di Cristoforo Colombo di raggiungere il Levante da Ponente. I sovrani tentennavano per i grandi costi ed i grandi rischi di non riuscita dell'impresa. E poi Cristoforo Colombo pretendeva di essere nominato Ammiraglio delle Indie, avendo le stesse condizioni e privilegi goduti da "don Alfonso Enriquez, padre dell'attuale ammiraglio don Fadrique", il conte di Modica. Alla fine, il Consiglio Reale approvò il piano, e Cristoforo Colombo fu nominato Ammiraglio del Mare Oceano[31]. E partì alla volta delle Indie, per poi scoprire.l'America!

Dopo il 1486, nessun componente di questa famiglia risiedette stabilmente a Modica. Ludovico II Enriquez de Cabrera venne, inviatovi dal padre, conte Ludovico I, nella capitale della contea (...neli XI del mese di iugno...arrivao nela terra di Modica, cum summo tripudio et allegrezza di tucti soi fedeli subditi et vassalli...) nel 1564, e vi dimorò per due anni, necessari per rimisurare tutte le terre assegnate in enfiteusi, onde recuperare quelle usurpate, che poi provvide ad assegnare nuovamente, racimolando denaro contante, che poi era il solo e vero motivo per cui era venuto a Modica. Giovanni Alfonso Enriquez de Cabrera, conte di Modica dal 1617 al 1647 e figlio di Vittoria Colonna de Cabrera, in seguito ed in virtù della vittoria militare, nel 1638 a Fontarabia (oggi Hondarribia ) (Spagna), riportata al comando delle truppe spagnole contro l'esercito francese capitanato da Luigi II, Principe di Condé, il 23 dicembre 1640 fu nominato Viceré di Sicilia per il triennio 1641 - 1643, e in seguito, dal 1644 al 1646, Viceré del Regno di Napoli. Nel 1643, mentre occupava tali cariche, Giovanni Alfonso visitò Modica, Ragusa e Vittoria, la città fondata dalla propria madre, da cui aveva preso il nome. Durante il soggiorno a Modica, il popolo in tripudio per la visita del suo Conte e Viceré, ebbe in dono dallo stesso il vessillo strappato ai francesi nella vittoriosa battaglia di Fontarabia. Siamo nel periodo di massimo splendore della Contea e di Modica in particolare, terza per importanza tra le città siciliane, tanto che lo storico Placido Carrafa, nel libretto Sycaniae descriptio del 1653, così scriveva: "Triplex in Regno celebratur gubernium, Panormitanum, Messanense, Motucanum".

Filippo V conte di Modica[modifica | modifica wikitesto]

La Contea di Modica durante la reggenza di Filippo V[32].

Nel 1702 si ha la revoca dell'investitura da parte di Filippo V di Borbone, re di Spagna, nei confronti del conte Giovanni Tommaso, accusato di tradimento[33], perché inviato alla corte di Luigi XIV di Francia, di cui Filippo era nipote, invece il conte preferì recarsi in Portogallo, alla corte dell'Arciduca Carlo d'Austria, futuro imperatore, per il quale il conte di Modica parteggiava. Filippo lo espropriò del suo feudo e lo condannò a morte, ma Giovanni Tommaso si salvò rifugiandosi appunto in Portogallo, dove morì in battaglia tre anni dopo, nel 1705. La contea fu inclusa nel demanio spagnolo dal 1703 al 1713. Quindi, nel 1713, col trattato di Utrecht la Sicilia fu concessa al Duca Vittorio Amedeo II di Savoia, la cui dinastia acquisì così per la prima volta il titolo di Re con l'incoronazione a Palermo. Era tanto importante per i Savoia divenire Reali, che nel trattato dovettero concedere qualcosa agli spagnoli, pur di avere al più presto il regno di Sicilia nelle loro mani. Fu così che al punto X del trattato di Utrecht, i Savoia cedettero a Filippo V il possesso della Contea di Modica e di qualunque altro bene il detentore della corona spagnola avesse in possesso personale in Sicilia. Insomma, dal 1713 al 1720, Filippo V di Borbone, re di Spagna, fu il titolare della Contea[34], non certo come feudatario, ma come re del suo Regno, che manteneva una sua énclave spagnola autonoma, all'interno del Regno di Sicilia passato ai Savoia[35]. Come presidio militare, onde difendere l'autonomia e la sovranità della "sua" contea dai tentativi di ingerenza sabauda, Filippo V assegnò alla città di Modica un reggimento di Cavalleria[36], ed affiancò al Governatore, al cui comando erano da sempre 12 alabardieri, un ministro spagnolo con funzioni di controllo amministrativo[7]. E infatti fu da Modica che nel 1718 partì il tentativo, da parte della corona spagnola, di riconquistare la Sicilia, che tornò alla Spagna per due anni. Dalla contea rimasta spagnola partirono 500 soldati per Augusta, ma dopo qualche primo successo, il tentativo di riconquista di tutta la Sicilia andò a vuoto, in seguito alla sconfitta della flotta spagnola nella battaglia di Capo Passero. Filippo V, col trattato dell'Aja del 1720, perse la Contea, e tutta la Sicilia. I Savoia scambiarono la Sicilia con la più tranquilla Sardegna, mentre il regno di Sicilia passò all'Austria, a quel Carlo VI che di lì a poco, nel 1722, riassegnò la contea all'erede legittimo di Giovanni Tommaso, cioè il nipote Pasquale Enriquez Cabrera, che la detenne fino al 1740.

Gli ultimi conti[modifica | modifica wikitesto]

Passato nel 1720 il Regno di Sicilia dai Savoia all'Austria, nel 1722 Carlo VI riconcesse la Contea a Pasquale Enriquez de Cabrera, anche se l'investitura avvenne solo nel febbraio del 1729, riassegnando così il feudo all'ultimo degli Enriquez-Cabrera, erede di quel Giovanni Tommaso, considerato traditore da Filippo V, e che era morto in battaglia in favore di Carlo VI, divenuto Imperatore d'Austria e Re di Napoli, il quale in tal modo si sdebitò nei confronti degli Enriquez-Cabrera per la loro fedeltà. Pasquale morì senza eredi nel 1740.
L'ultima della dinastia degli Enriquez-Cabrera ad essere investita della Contea di Modica fu, alla morte di Pasquale Enriquez, Maria Enriquez De Haro, sorella di Pasquale, la quale morì nubile e senza eredi nel 1742, designando alla successione una sua consanguinea, pronipote di Gaspare Enriquez de Cabrera (conte dal 1647 al 1691), la contessa Maria Teresa Alvarez de Sylva y Mendoza, XI Duchessa d'Alba de Tormes, morta nel 1755. Alla sua morte la contea passò, dal 1755 al 1777, al figlio Ferdinando Sylva Alvarez de Toledo. Essendo morto prematuro il legittimo erede, dal 1777 ebbe l'investitura della contea la nipote Maria Teresa II del Pilar y Mendoza, XIII Duchessa d'Alba, fino alla sua morte, nel 1802. Dal 1802 al 1804 fu conte di Modica in quanto consorte, Giuseppe Alvarez de Toledo, che morì senza eredi, tanto che la Contea nel 1802, e fino al 1813, fu incorporata al Regno di Sicilia. Nel 1813 riuscì ad ottenere l'ultima investitura formale del titolo di Conte di Modica Carlos Miguel Fitz-James Stuart y Stolberg, XIV Duca d'Alba, che tenne la contea fino al 1816, ed il solo titolo nobiliare fino al 1836, anno della sua morte. In seguito, con l'abolizione del feudalesimo con Legge del 12 dicembre 1816, e la definitiva incorporazione del territorio della Contea nel Regno delle Due Sicilie, il titolo di Conte di Modica non fu collegato al possesso dell'immenso patrimonio di un tempo, ormai gravato da debiti e ipoteche, e finì in casa dei successivi duchi spagnoli di Alba de Tormes[37]. Jacobo Fitz-James Stuart y Falcó fu l'ultimo Ministro degli Esteri del Re Alfonso XIII di Spagna, ed il titolo di Conte di Modica gli fu riconosciuto dal governo italiano[38] con Decreto Presidenziale del 20 dicembre 1928. L'ultimo conte di Modica di cui si abbia notizia è stata Donna Cayetana Fitz-James Stuart, Duchessa di Alba de Tormes (morta il 20 novembre 2014), nota per la sua straordinaria vita e per essere stata la donna con più titoli nobiliari al mondo.

Nei primi anni dell'Ottocento, con l'abolizione della feudalità, Modica cessò d'essere capitale della contea e città capovallo nelle nuove ripartizioni territoriali del Regno delle Due Sicilie. Fu creata dai Borbone, nel 1817, l'Intendenza (o Valle) di Siracusa, di cui Modica fece parte, come capoluogo di distretto, ospitando l'Ufficio di Sottointendenza. Nel 1860 ogni Intendenza divenne una nuova (solo di nome) Provincia, mentre il Distretto cambiò nome in Circondario: Modica divenne dunque capoluogo di Circondario e sede di Sottoprefettura, fino al 1926, mantenendo ininterrottamente la storica sede del Tribunale civile e penale, e per lunghi periodi essendo anche sede di Corte d'Assise.

Conti della Contea di Modica. Casato Enriquez-Cabrera Inizio del Regno Termine del Regno
Federico Enriquez de Cabrera (m. 11/01/1538) con Anna Cabrera I (m. 1529) 1481 1530
Luigi I Enriquez de Cabrera (m. 25/09/1572) con Anna Cabrera II (m. 28/05/1565) 1530 1565
Luigi II Enriquez de Cabrera con Anna Maria Mendoza 1565 1596
Luigi III Enriquez de Cabrera y Mendoza con Vittoria Colonna 1596 1600
Vittoria Colonna de Cabrera-Enriquez reggente 1600 1617
Giovanni Alfonso Enriquez de Cabrera prima con Francesca, poi con Luisa de Sandoval 1617 1647
Giovanni Gaspare Enriquez de Cabrera con Elvira Alvarez de Toledo 1647 1691
Giovanni Tommaso Enriquez de Cabrera con Caterina Anna La Cerda di Segorve 1691 1702
La contea viene incorporata nel demanio di Spagna 1702 1713
re Filippo V di Spagna 1713 1720
La contea viene incorporata nel demanio d'Austria 1720 1722
Pasquale Enriquez de Cabrera Almanza (investitura però nel 1729) 1722 1740
Maria Enriquez de Cabrera De Haro 1740 1742
Maria Teresa Alvarez de Toledo de Sylva y Mendoza, XI Duchessa d'Alba de Tormes 1742 1755
Ferdinando de Sylva y Alvarez de Toledo, XII Duca d'Alba de Tormes 1755 1777
Maria Teresa del Pilar de Sylva y Alvarez de Toledo, XIII Duchessa d'Alba de Tormes 1777 1802
La contea viene incorporata nel Regno di Sicilia 1802 1813
Carlos Miguel Fitz-James Stuart y Stolberg, XIV Duca d'Alba de Tormes 1813 1836
La contea viene incorporata definitivamente nel Regno delle Due Sicilie 1816

Ampiezza territoriale e rilevanza politica della Contea di Modica[modifica | modifica wikitesto]

I confini dello Stato comitale corrispondevano a quelli dell'attuale Provincia di Ragusa, però fecero parte del territorio e dell'amministrazione della Contea varie città anche lontane che nel corso dei secoli furono di proprietà dei vari Conti (Gela, Mussomeli, Delia, Sutera - CL, Licata, Palma di Montechiaro, Racalmuto, Siculiana, Favara, Naro - AG, Noto, Palazzolo, Lentini - SR, Mazara del Vallo, Gibellina- TP, Misilmeri, Caccamo - PA, Trapani, Agrigento, Mineo - CT, ecc.). Fecero parte integrante del territorio della Contea, dal 1420 fino al 1802, i comuni di Alcamo (TP) e di Calatafimi (TP). In molte di queste città sono tuttora esistenti i castelli, edificati in particolare dalla dinastia dei Chiaramonte nel corso del Trecento.

In Sicilia dal Quattrocento fino ai primi del Settecento la Contea di Modica ebbe una grande autonomia sia economica che politica; essa infatti era considerata un regnum in regno[39]. La contea aveva la sua autonomia religiosa, avendo un Commissario del Sant'Uffizio, ed un Magistrato Ecclesiastico, in pratica un Vicario del Vescovo di Siracusa, dotati della più ampia potestà in tutto il territorio della contea stessa[40].

Il Governatore rappresentava il conte (che risiedeva, dal 1486 in poi, in Spagna), e presiedeva in suo nome la Gran Corte Criminale, con le sue Corti per le I e per le II Appellazioni, essendo pertanto di fatto l'autorità suprema della Contea. Analogo privilegio del Governatore di Modica, in Sicilia aveva solamente il Viceré, che presiedeva a Palermo la gran Corte, in nome del lontano re spagnolo[41]. Per indulgenza de' nostri Re, e per antica usanza, ai litiganti che abitano fuori le nostre mura è concesso potere ricorrere ai tre nostri Tribunali per economie di spese, scriveva altresì lo storico locale Carrafa[42] nel 1653. Mario Cutelli, Regio Consigliere, invitato a dare un suo parere sui privilegi nell'amministrazione della giustizia, concessi al Conte di Modica, così scriveva nel 1649 al viceré Giovanni di Austria: La concessione del diritto dato al Conte di Modica è singolare, ed alcun altro non l'ha nel Regno, sì per esserglisi conferita la pienezza del mero, e misto Impero, e senza riserba alcuna, come per essergli stato accordato il terzo grado di giurisdizione, che non ha né Messina, né Palermo (che però erano le sedi della Regia Magna Curia, dipendente dal Re).[43] Il Cutello giustificava ed avallava questo privilegio, facendo notare che mentre nelle grandi città suddette si amministrava la giustizia con dispotismo, nominando giudici a loro piacimento facendoli "muovere" secondo le loro voglie, scompigliando la giustizia, invece a Modica la Giustizia era amministrata da un Governatore, in assenza del padrone, ed i giudici assecondavano la volontà del Conte, solo nel giusto e nell'onesto (forse anche per difendere il privilegio, e non essere ammoniti o richiamati dal Viceré).

Uno dei periodi di grande splendore per la Contea di Modica si ebbe sotto la contessa Vittoria Colonna de Cabrera-Enriquez, che distribuì le terre incolte frazionando la contea, fondando la città di Vittoria nell'aprile del 1607, e attuando una grande rivoluzione sociale, liberando il territorio della contea dai briganti, cui con l'assegnazione gratuita di pezzi di terra da coltivare, fu data l'opportunità di un riscatto sociale.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ pag. 34 La contea di Modica raccontata, Ediprint Siracusa, 1996, tratto dal Giornale di viaggio in Sicilia e particolarmente nella contea di Modica di Paolo Balsamo, Palermo, 1809
  2. ^ Giuseppe Oddo. Il blasone perduto. Modica 1392-1970
  3. ^ È gloria nostra particolare questa Contea, la quale fin dagli antichi tempi si è considerata senza intermissione come uno Stato così ben retto, e provveduto, che quasi separato dal resto di Sicilia a guisa di Repubblica ben ordinata ha tenuto un suo proprio governo. Placido Carrafa, nel 1653. Prospetto corografico istorico di Modica, volgarizzato da F.Renda nel 1869, Nino Petralia editore, Ragusa, 2008, pag. 159
  4. ^ G. Chiaula. Il Feudo Modicano e il Regno di Sicilia, Modica, 2011. Pag. 43
  5. ^ G. Raniolo in Introduzione agli Istituti della Contea di Modica, vol II, pag. 107
  6. ^ a b pag. 104 del Prospetto corografico istorico di Modica di Placido Carrafa, volgarizzato da Filippo Renda, ristampa 2008
  7. ^ a b dal quotidiano La Sicilia del 5 agosto 1995, pag. 20, a cura del prof. universitario e storico G. Barone
  8. ^ F. Livia. Società ed istituzioni nella Modica del XVI sec., in Modica nelle tesi di laurea, catalogo di genius loci, 2003, pag. 44
  9. ^ Giovanna Stalteri Ragusa. Il Magnum capibrevium dei feudi maggiori, editrice Società Siciliana di Storia Patria, Palermo 1993, pag. 44
  10. ^ a b R. Solarino, La Contea di Modica, II, Ragusa, 1905
  11. ^ La notizia trova conferma da parte dello storico modicano Placido Carrafa, nel suo Motucae illustratae descriptio, seu delineatio, edito nel 1653.
  12. ^ pag. 94 vol. II La Contea di Modica di Raffaele Solarino, ristampa 1982.
  13. ^ Raffaele Solarino, La Contea di Modica, ristampa 1982, Libreria Paolino Editrice, Ragusa, 1904
  14. ^ Bruno d'Aragona in Archivum Historicum Mothycense, vol. 1, pag. 10
  15. ^ F.M. Emanuele e Gaetani. Della Sicilia nobile, Palermo, 1759, vol. IV, pag. 6
  16. ^ L'Ordine di Malta e la Sicilia
  17. ^ Il matrimonio di re Ladislao con Costanza Chiaramonte
  18. ^ A Gaeta, esiste tuttora una via Ladislao, che conduce alla chiesetta di Santa Lucia, dove, come recitava una vecchia Guida regionale del Touring Club, si recavano a pregare il re e la regina insieme alla madre del re: era considerata la "cappella reale".
  19. ^ [1] Periodo angioino a Gaeta, Re Ladislao e Costanza di Chiaramonte
  20. ^ Ladislao sposò dopo qualche anno Maria di Lusignano, figlia del , figlia del re Giacomo I di Cipro.
  21. ^ Il mausoleo di re Ladislao a Napoli
  22. ^ Le tre mogli di re Ladislao
  23. ^ R. Gregorio: Storia di Sicilia, ossia il diritto pubblico siciliano in Opere scelte, Ed. Italia, Palermo 1847, pag. 496
  24. ^ fonte, il ricercatore Marcello Vindigni, su quotidiano "La Sicilia" del 22/07/2011, pag. 37 del tomo locale di Ragusa
  25. ^ sentenza a Torre Ottavia (oggi Torre del Greco, residenza ai tempi di re Alfonso di Spagna) di Napoli dell'11 febbraio 1451, pagg. 102-105 in La contea di Modica (sec. XIV-XVII) a cura di G. Barone, 2008
  26. ^ Paolo Monello, Federico Enriquez e Anna Cabrera Conti di Modica, pag. 166
  27. ^ a b c Paolo Monello, Federico Enriquez e Anna Cabrera Conti di Modica
  28. ^ Paolo Monello, Federico Enriquez e Anna Cabrera Conti di Modica, pag. 61
  29. ^ Paolo Monello, Federico Enriquez e Anna Cabrera Conti di Modica, pag. 63
  30. ^ Paolo Monello, Federico Enriquez e Anna Cabrera Conti di Modica, pag. 79
  31. ^ Paolo Monello, Federico Enriquez e Anna Cabrera Conti di Modica, pagg. 82/84
  32. ^ Particolare tratto da Guillaume Delisle, Carte de l'Isle et Royaume de Sicile, 1717.
  33. ^ Giuseppe Raniolo, La Contea di Modica nel Regno di Sicilia
  34. ^ G. Poidomani, «Storia di una quérelle politico-diplomatica. La Contea di Modica nel periodo del governo sabaudo in Sicilia (1713-1720)», in Archivum Historicum Mothycense, n° 3 (1997), pp. 33-44.
  35. ^ G. Chiaula. Il Feudo Modicano e il Regno di Sicilia, Modica 2011, pagg. 59/62
  36. ^ Giorgio Cavallo. L'Ospedale degli Onesti, pag. 273
  37. ^ Ultimo titolare viene descritto Jacobo Fitz-James Stuart y Falcó (1878-1953), padre di Cayetana Fitz-James Stuart, conosciuta col nome di Cayetana de Alba (n. 1926, m. 2014), Duchessa di Alba dal 1955 fino alla morte, sopraggiunta nel 2014; Cayetana Fitz-James Stuart è stata un personaggio molto noto in Spagna, protagonista delle cronache mondane. I titoli nobiliari, fra cui quello di Conte di Modica, passeranno ad uno dei suoi cinque figli maschi, Carlos Fitz-James Stuart y Martínez de Irujo, già designato dalla madre come XIX Duca di Alba
  38. ^ Arnaldo Belgiorno, Memorie storiche e uomini illustri della Contea di Modica
  39. ^ ...questa Contea, fin dagli antichi tempi si è considerata...come uno Stato così ben retto...che quasi separato dal resto di Sicilia a guisa di Repubblica ben ordinata ha tenuto un suo proprio governo(Placido Carrafa, Prospetto corografico istorico di Modica, 1653, pag. 159 in ristampa 2008).
  40. ^ Prospetto corografico istorico di Modica di Placido Carrafa, 1653, ristampa 2008, pagg. 104/105
  41. ^ G. Chiaula. Il Feudo Modicano e Il Regno di Sicilia, Modica 2011, pagg. 42-43
  42. ^ Placido Carrafa, nel 1653. Prospetto corografico istorico di Modica, volgarizzato da F.Renda nel 1869, Nino Petralia editore, Ragusa, 2008, pag. 159
  43. ^ Opera citata del Carrafa, pagg. 110/111

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Placido Carrafa, Motucae illustratae descriptio, seu delineatio, ed. Bua, Palermo, 1653. Traduzione di Filippo Renda, Ed. La Porta, Modica, 1869, col titolo Prospetto corografico istorico di Modica. Ristampa Nino Petralia editore, Ragusa, 2008
  • Raffaele Solarino, La Contea di Modica, ristampa 1982, Libreria Paolino Editrice, Ragusa, 1904
  • Giuseppe Raniolo, La Contea di Modica nel Regno di Sicilia, Edizioni "Associazione Culturale Dialogo", Modica, 1997
  • Paolo Monello, Federico Enriquez e Anna Cabrera Conti di Modica, Utopia edizioni, Chiaramonte Gulfi, 1994
  • Giorgio Colombo, Collegium Mothycense degli Studi Secondari e Superiori, Edizioni Ente Liceo Convitto, Modica, 1993
  • Giuseppe Chiaula, Il Regime Comitale di Modica nel rapporto con la Corona, Edizioni La Biblioteca di Babele, Modica, 2006
  • Giuseppe Chiaula, Il Feudo Modicano e Il Regno di Sicilia, Arti Grafiche Monolithus, Modica, 2011
  • Franco Libero Belgiorno, Modica e le sue Chiese, Edizioni G. Poidomani, Modica, 1955
  • Arnaldo Belgiorno, Memorie storiche e uomini illustri della Contea di Modica, Franco Ruta Editore, Modica, 1985
  • Giorgio Cavallo. L'Ospedale degli Onesti, A.U.S.L. N. 7 di Ragusa editore, 2008
  • Autori Vari, Archivum Historicum Mothycense, Edizioni Ente Liceo Convitto, Modica, 15 volumi annuali editi tra il 1995 ed il 2010
  • Vito Amico, Lexicon topographicum siculum, Catania, 1757/60. Ristampa Palermo, 1855, con il titolo Dizionario topografico della Sicilia
  • Paolo Militello, La Contea di Modica tra storia e cartografia, L'EPOS Società Editrice, Palermo, 2001
  • Barone, Criscione, Morana, Poidomani, Giustizia e Potere nella contea di Modica, EdiARGO, Ragusa, 2006
  • Giovanni Ragusa, La Contea di Modica. Un' importante eccezione storica, Edizioni "Associazione Culturale Dialogo", Modica, 1996
  • Marcello Vindigni, I Cabrera Conti di Modica tra Catalogna e Sicilia 1392-1480, Edizioni Graphot Snc, Torino, 2008
  • Giovanni Favaccio, Elementi di storia usi e costumi della contea di Modica, Tipografia Moderna, Modica, 1996
  • Giuseppe Oddo. Il blasone perduto. Modica 1392-1970, Dharba editrice e Centro Studi Feliciano Rossitto, Palermo, 1988
  • AA.VV. (Balsamo, Sciascia e Altri), La contea di Modica raccontata, Ediprint, Siracusa, 1996
  • AA.VV. (Fazello, Mongitore e Altri), La contea di Modica raccontata, Edi.bi.si., Palermo, 1998

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]