Val di Noto

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Coordinate: 36°58′46.26″N 14°53′36.03″E / 36.979518°N 14.893341°E36.979518; 14.893341

Val di Noto
Informazioni generali
Nome completo Vallo di Noto
Capoluogo Noto
Dipendente da Regno di Sicilia
Suddiviso in comarche dal 1583
Amministrazione
Forma amministrativa Giustizierato
Evoluzione storica
Inizio 1130?
Fine 1812
Causa Costituzione siciliana del 1812
Preceduto da Succeduto da
Iqlīm di Noto

Potentato di Ibn al-Hawwas
Potentato di Ibn al-Thumna
Divisione di Anaor

Provincia di Caltanissetta
Provincia di Catania
Provincia di Noto
Cartografia
Val di Noto (1720).png

Il Vallo di Noto o Val di Noto fu una circoscrizione amministrativa che si occupò della giustizia, dell'erario e occasionalmente anche delle milizie del Regno di Sicilia dal periodo normanno alla sua abolizione nel 1812. Nel 2002 alcune delle città che furono comprese dal Vallo sono state riconosciute Patrimonio dell'umanità.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

L'origine etimologica del termine Vallo è stata ampiamente discussa e non esiste una ipotesi definitiva. Genericamente si tende a farlo risalire da un termine arabo[1], il più delle volte identificato nel vocabolo wālī (in arabo: والى). Tuttavia il termine definisce le magistrature preposte alle province e non le medesime, le quali sono piuttosto chiamate wilāya[2]. Per lo studioso e orientalista Michele Amari vallis sarebbe da interpretarsi come traduzione in lingua latina del termine iqlīm (pl. aqālīm), con significato indistinto nei primi diplomi normanni quale "territorio" e quindi estendibile a qualsiasi città, distretto o provincia[3]. Sulla declinazione del vocabolo invece si concorda per l'uso al maschile distinguendolo dal lemma valle che comunque avrebbe ben diversa origine, sebbene non manchino errate attribuzioni del termine e non è raro quindi trovarlo declinato al femminile, ossia la Val di Noto.

Il Vallo di Noto comunque prende il nome dalla città di Noto, nella provincia di Siracusa, dove, secondo Amari, dovette trovarsi in età islamica la sede del governatore del Vallo. Egli ipotizza che sostituendosi il Vallo alla Provincia Siracusana dovette rinunciare a Siracusa quale sede amministrativa in quanto ridotta in macerie, mentre Noto si doveva presentare quale un grosso centro in grado di gestire quell'ampio territorio[4]. Si può supporre che il Vallo avesse in seguito in Siracusa la sua sede amministrativa, sebbene poi verso la fine del XIV secolo la stessa città avrà una sua autonomia amministrativa.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia della Sicilia islamica e Storia della Sicilia normanna.
Massima estensione del Vallo (intorno al 1808).

Il Vallo di Noto dovette sostituire la precedente Provincia Siracusana, alla quale veniva sottratto il territorio destinato a costituire il nucleo del Val Demone[5]. Il primo riferimento al Vallo si ha piuttosto tardi rispetto al precedente Val Demone, quasi cento anni dopo[6], nel 1172[7]. In realtà si è supposto che la tripartizione dovesse essere preesistente alla fondazione normanna del Regno e quindi che esistesse un iqlīm[8] islamico già dai primi tempi della occupazione aghlabide della Sicilia[9], per questo ne è plausibile l'istituzione sotto Ruggero II al momento della fondazione del Regno già nel 1130.

La funzione amministrativa svolta dal Vallo era principalmente quella del giustizierato della sua parte di Regno. Tale funzione venne fortemente ridotta, come per tutti gli altri valli, dalla riforma di Federico prevista nelle Costituzioni di Melfi, che vide l'istituzione di due Provinciae (che mediarono il titolo dalle analoghe istituzioni romane: Lilibetana e Siracusana) anche se venne mantenuto il titolo di Vallo[10]. Sotto Pietro I viene ripristinata la funzione amministrativa del Vallo, ricalcante orientativamente il confine della vecchia diocesi[11]. Nel ciclo di concessioni di Federico IV avvenuto durante gli anni 1370 dal Val di Noto vennero sottratti i capitanati della contea di Modica e la terra di Ragusa, Caltagirone, Lentini, Siracusa e forse la stessa Noto[12]. Nella riforma voluta da Martino I nelle Constitutiones del 1403 era previsto un ripristino delle funzioni originarie dei tre Valli, tuttavia non vi fu una concreta applicazione del proposito[13].

Nel 1583 il viceré Marcantonio Colonna riformò l'assetto politico del Regno, ridisegnando i Valli e riportandoli al numero di tre (in età aragonese raggiunsero il loro numero massimo di sette) e il Val di Noto ridiventa una struttura unitaria, così che i suoi confini ricalchino orientativamente gli stessi dell'iklim del periodo islamico, sebbene ridimensionati a settentrione dall'espansione del Val Demone verso sud il quale acquisiva parte del Val di Castrogiovanni, diviso tra i due valli Demone e di Noto[14]. Il Vallo manterrà le sue funzioni fino al 1812, quando verrà diviso nelle circoscrizioni minori, i distretti di Piazza, Terranova, Caltagirone, Modica, Noto e Siracusa[15].

Localizzazione[modifica | modifica wikitesto]

L'areale comprendeva l'area sud-orientale siciliana - individuata tra la provincia di Ragusa, di Siracusa e parte delle province di Catania, di Enna e di Caltanissetta - avente talora il fiume Salso e i fiumi Dittaino e Simeto come confini rispettivamente occidentale e settentrionale, talora il fiume Amenano a nord o il Longane. In questa ultima estensione comprendeva anche la città di Catania, solitamente invece pertinente al Val Demone. La città infatti si trovava spesso a breve distanza dalla linea di confine dei due Valli e capitava che fosse inserita nell'uno o l'altro vallo a seconda del tracciato amministrativo relativo alla riforma del momento[16].

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

L'area che fu occupata dal Vallo è caratterizzata dai principali rilievi costituiti dagli Iblei e parte degli Erei. La presenza di molte fiumare e canyon rende l'area piuttosto complessa geograficamente. Geologicamente l'area è formata dal grande tavolato ibleo il quale è costituito da strati sedimentari e affioramenti di lave preistoriche relative ai fenomeni del vulcanismo ibleo. Lungo la linea settentrionale del Vallo è stata identificata la linea di contatto tra le placche euroasiatica e nordafricana. Questa instabilità geologica rende l'area altamente sismica, come dimostrano i terremoti del 1542 e del 1693. La vegetazione, dove non relativa a coltivazioni, appartiene alla tipica macchia mediterranea. Le principali conurbazioni sono distribuite all'interno del territorio, sebbene non manchino grossi centri costieri.

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Flag of UNESCO.svg Bene protetto dall'UNESCO
UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell'umanità
Città tardo barocche del Val di Noto (Sicilia sud orientale)
(EN) Late Baroque Towns of the Val di Noto (South-Eastern Sicily)
Noto San Domenico.jpg
Tipo architettonico
Criterio C (i) (ii) (iv) (v)
Pericolo no
Riconosciuto dal 2002
Scheda UNESCO (EN) Scheda
(FR) Scheda

A seguito del sisma del 1693 i maggiori centri urbani del Vallo vennero ridotti in macerie. La successiva ricostruzione dei primi decenni del XVIII secolo vede le città sconvolte dal sisma adottare soluzioni architettoniche e artistiche che caratterizzano l'intero Vallo. Questa vera e propria fioritura del gusto barocco è stata riconosciuta nel 2002 quale patrimonio dell'umanità da parte dell'organizzazione sovranazionale UNESCO sulla base delle quattro motivazioni seguenti[17]:

  1. Le città assegnate al titolo di Late Baroque Towns of the Val di Noto (South-Eastern Sicily) costituiscono un'eccezionale testimonianza dell'arte e dell'architettura del tardo Barocco[18];
  2. esse rappresentano il culmine e l'ultima fioritura del Barocco europeo[18];
  3. la qualità di questo patrimonio è risaltata anche dall'omogeneità, causata dalla contemporanea ricostruzione delle città[18];
  4. le otto città sono in permanente rischio a causa dei terremoti e delle eruzioni dell'Etna[18].

In realtà nell'elenco dell'UNESCO appaiono anche altre città che in occasione del terremoto del 1693 e negli anni successivi della ricostruzione non erano comprese nel Vallo di Noto. Di fatto vengono inserite nell'elenco le città ricostruite dopo il sisma detto del Val di Noto poiché l'epicentro venne identificato propriamente nel territorio del Vallo, ma che amministrativamente e fisicamente non vi appartenevano: è il caso di Catania, ma anche della nomina di Acireale, entrambe sconvolte dal sisma, ma situate in quel tempo entro i confini del Val Demone.

La particolarità della "identità" comune per le città selezionate deriva soprattutto dalla mirabile ricostruzione avvenuta in seguito al detto evento sismico. Vi sono infatti degli esempi mirabili dell'arte e dell'architettura tardo barocca di cui costituiscono un momento di sintesi, presentando notevoli caratteri di omogeneità urbanistica ed architettonica[19].

A fronte di queste caratteristiche, il circuito delle città del Val di Noto è stato iscritto nel registro dell'Unesco. Questo importante risultato sta determinando una positiva ricaduta economica nell'intera area, a fronte di un aumento delle presenze turistiche nella zona e per la nascita di molteplici strutture ricettive.

Tuttavia a minacciare l'integrità paesaggistica vi è il tentativo, da parte di una società petrolifera texana, di avviare una serie di progetti per l'estrazione di petrolio dal sottosuolo. Questa richiesta che mal si concilia con le sue aspirazioni turistiche è stata inizialmente appoggiata dalla Regione Siciliana e successivamente bloccata dall'allora assessore Regionale Fabio Granata nel 2003. Ad oggi la società, ancora decisa a portare avanti il suo progetto, ha fatto inizialmente ricorso al TAR della Sicilia, successivamente ha annunciato lo "stop" alle trivellazioni; tuttavia questa decisione viene comunque contestata dagli ambientalisti perché il fermo riguarda una parte del territorio interessato.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ v. ad es. Antonino Marrone, p. 17.
  2. ^ Michele Amari, p. 467 n. 3.
  3. ^ Michele Amari, p. 466 n. 2. e p. 467.
  4. ^ Michele Amari, p. 465 e n. 1.
  5. ^ Michele Amari, pp. 466-467.
  6. ^ Il primo riferimento ad un valle Deminæ si ha in un diploma che narra gli eventi del 1060: «Hic Christiani in valle Deminæ mantes, sub Saraceni tributarii erant»; Malaterra, Libro II, Capitolo XII; cit. in Michele Amari, pp. 468-70 n. 4.
  7. ^ V. ad es. Henri Bresc, p. 323.
  8. ^ Dal greco-latino "clima".
  9. ^ Michele Amari, pp. 466-468.
  10. ^ Guglielmo Capozzo, p. 567.
  11. ^ Antonino Marrone, p. 18.
  12. ^ Antonino Marrone, pp. 33-36.
  13. ^ Francesco Testa, cap. 51 di re Martino, pp. 164 e seguenti.
  14. ^ Luigi Santagati, p. 46.
  15. ^ Costituzione del regno di Sicilia, Cap. V, p. 10.
  16. ^ Vito Maria Amico, pp. 282-283.
  17. ^ (EN) Late Baroque Towns of the Val di Noto (South-Eastern Sicily) in unesco.org.
  18. ^ a b c d Giustificazione dell'iscrizione - I criteri adottati dall'Unesco per l'iscrizione del Val di Noto nel Patrimonio dell'Umanità in patrimoniounesco.it.
  19. ^ Video sulle architetture del Val di Noto

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]