Michele Amari

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sen. Michele Amari
Stemma del Regno d'Italia Parlamento del Regno d'Italia
Senato del Regno d'Italia
Michele Amari
Luogo nascita Palermo
Data nascita 7 luglio 1806
Luogo morte Firenze
Data morte 16 luglio 1889
Professione Docente universitario
Legislatura Senatori della VII legislatura del Regno di Sardegna
Incarichi parlamentari

Cariche:

  • Vicepresidente (3 marzo 1878-1º febbraio 1880)

Commissioni:

  • Membro della Commissione sul progetto di legge per l'istruzione primaria (23 marzo 1866) in surrogazione del senatore Cadorna
  • Membro della Commissione sul progetto di legge per l'istruzione pubblica (27 giugno 1867)
  • Membro della Commissione per la verifica dei titoli dei nuovi senatori (23 novembre 1876-23 gennaio 1878) (11 marzo 1878-1º febbraio 1880), (19 febbraio-2 maggio 1880) (19 novembre 1887-4 gennaio 1889) (30 gennaio-20 luglio 1889)

Deputazioni:

  • Nominato Membro della Deputazione per felicitare SM sulla nascita del Duca di Puglia (14 gennaio 1868)
Pagina istituzionale

Michele Benedetto Gaetano Amari (Palermo, 7 luglio 1806Firenze, 16 luglio 1889) è stato uno storico, politico e orientalista italiano.

Considerato il fondatore della moderna organizzazione degli studi orientali in Italia, fu studioso della Sicilia musulmana e dei Vespri siciliani, e autore di varie opere letterarie di rilevanza internazionale.

Razionalista e positivista, dotato di un fortissimo afflato etico, tutto ispirato al laicismo e alle "virtù civili", del tutto insensibile alle tensioni religiose.

Del suo magistero si sono avvalsi tutti gli storici dell'Islam di età successive e, in Italia, Leone Caetani, Francesco Gabrieli, Umberto Rizzitano e Paolo Minganti.

L'arabista Heinrich Leberecht Fleischer, dell'Università di Lipsia, nel pubblicare due supplementi alla Biblioteca arabo-sicula, ha definito Michele Amari il rigeneratore degli studi orientalistici tra i suoi compatrioti.[1]

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Figlio di Ferdinando e di Giulia Venturelli, dopo aver preso parte col genitore ai moti risorgimentali siciliani degli anni venti del XIX secolo ed essere stato graziato dal regime per la sua minore età (mentre il padre venne condannato all'ergastolo), fu poi impiegato della Segreteria di Stato sotto il regime borbonico, Amari fu dichiarato sgradito dal governo di Napoli e costretto a riparare in Francia a seguito della pubblicazione della sua opera La Guerra del Vespro, cui fu imposto dalla censura il titolo neutro e generico di Un periodo delle istorie siciliane del XIII secolo. Questa opera mette in luce tutti gli aspetti del Vespro Siciliano e soprattutto documenti storici che chiariscono le dinamiche dell'episodio.[2]

Giunto a Parigi ai primi degli anni Quaranta del XIX secolo, Amari continuò n ella capitale francese i suoi studi, al fine di avvicinarsi alle fonti arabe, indispensabili per tracciare la storia della Sicilia sotto i musulmani,[1] di cui tutto s'ignorava. Intraprese quindi, con coraggio scientifico e metodologico, il non facile studio ex novo, a 37 anni, della lingua araba, sotto la guida del grande arabista Joseph Toussaint Reinaud, guadagnandosi presto l'amicizia e la schietta stima di studiosi di vaglia quali Quatremère e il barone de Slane per la sua eccezionale indole di uomo e di ricercatore.

In funzione dell'approccio diretto alle fonti bizantine, Amari si diede anche allo studio del greco sotto la guida di Carl-Bénédict Hase.

Interruppe l'esilio francese in occasione della parentesi antiborbonica dei moti siciliani del 1848-49 e, rientrato in Patria, fu eletto deputato al Parlamento Siciliano e nominato Ministro delle Finanze nel gabinetto di Ruggero Settimo, in cui Mariano Stabile reggeva il ministero degli Esteri.[3] Tornato in Francia dopo la sfortunata conclusione dell'esperimento di autogoverno della Sicilia, si avvicinò notevolmente a Giuseppe Mazzini, partecipando alla diffusione delle sue idee politiche.

Fu Professore di Lingua e storia araba all'Università di Pisa (Governo provvisorio toscano) dal 4 maggio 1859. Tornato in Sicilia dove nel 1860 fu ministro nel governo dittatoriale di Garibaldi, partecipò alla vita politica dell'Italia unita e fu nominato senatore il 20 gennaio 1861; nel governo Farini ricoprì l'incarico di Ministro dell'Istruzione Pubblica dal 1862 al 1864, anno in cui riprese l'insegnamento della lingua araba a Firenze, tenendo una cattedra presso l'Istituto di Studi Superiori sino al 1873.

Non abbandonò mai i suoi diletti studi storici che miravano a colmare il vuoto che si estendeva fra la fine della dominazione bizantina dell'isola e il periodo dell'occupazione angioina. In questo lo aiutò il suo non comune talento linguistico che nel XX secolo permise a Carlo Alfonso Nallino - massima autorità arabistica accademica italiana dei suoi tempi - solo correzioni marginali al suo capolavoro storico sulla Sicilia islamica.

Morì a Firenze il 16 luglio 1889.[4]

La sua Storia dei Musulmani di Sicilia è stata tradotta in arabo nel 2004 da uno staff egiziano coordinato dal prof. Moheb Sa'd Ibrahim, dell'Università di 'Ayn Shams (Il Cairo, Egitto),[5] grazie a un finanziamento del Ministero degli Affari Esteri, al fine di onorare la plurisecolare collaborazione fra Italia ed Egitto.

Opere[modifica | modifica sorgente]

  • Elogio di Francesco Peranni, in Componimenti in morte di Francesco Peranni generale d'artiglieria. Palermo, Gabinetto tip. all'insegna di Meli, 1833.
  • Un periodo delle istorie siciliane del secolo XIII. Palermo, Poligrafia Empedocle, 1842.
  • La guerra del vespro siciliano, o Un periodo delle istorie siciliane del sec. XIII, 2 volumi. Parigi, Baudry, 1843.
  • Conforti politici, traduzione dei Sulwan al-muta‘ di Ibn Zafar. 1851.
  • Storia dei Musulmani di Sicilia, 3 volumi. Firenze, Le Monnier, 1854-1872 (riveduta dall'Autore e commentata da C. A. Nallino, 5 voll., Catania, Romeo Prampolini, 1933-37).
  • Biblioteca arabo-sicula - testi e traduzioni. 1857-1887.
  • Epigrafi arabiche di Sicilia, in tre parti. 1875-1885.
  • Racconto popolare del Vespro siciliano, Roma, Forzani e C. Tip. del Senato, 1882.
  • Carteggio di Michele Amari. Roux Frassati, 1896.
  • Diari e appunti autobiografici inediti. Edizioni Scientifiche Italiane, 1981.
  • Studii su la storia di Sicilia dalla metà del XVIII secolo al 1820 , postumo, a cura di Amelia Crisantino, in "Edizione Nazionale Delle Opere e Dei Carteggi Di Michele Amari", Quaderni Mediterranea, n. 15, Accademia nazionale di scienze lettere e arti - Palermo, 2010, ISSN 1828-1818.

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Targa commemorativa del bicentenario della nascita di Michele Amari. Palazzo Isnello, Palermo.

Onorificenze sabaude[modifica | modifica sorgente]

Commendatore dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
— 13 febbraio 1862
Grand'Ufficiale dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria Grand'Ufficiale dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
— 14 marzo 1864
Cavaliere dell'Ordine Civile di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine Civile di Savoia
— 24 giugno 1860
Commendatore dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine della Corona d'Italia
— 22 aprile 1868
Gran cordone dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Gran cordone dell'Ordine della Corona d'Italia
— 1879

Onorificenze straniere[modifica | modifica sorgente]

Cavaliere dell'Ordine Pour le Mérite (classe di pace) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine Pour le Mérite (classe di pace)
— 1884[6]

Incarichi di Governo[modifica | modifica sorgente]

Regno di Sardegna post 4 marzo 1848 - Regno d'Italia:

  • Ministro dell'Istruzione e dei Lavori Pubblici e poi, ad interim, degli Esteri (Governo dittatoriale di Garibaldi in Sicilia) (10 luglio-14 settembre 1860)

Altri Stati:

  • Ministro delle Finanze (Governo del Regno di Sicilia) (27 marzo-13 agosto 1848)

Governo:

  • Ministro della Pubblica Istruzione (8 dicembre 1862-24 settembre 1864)

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Geneviève Humbert, "Amari, Michele", in François Pouillon (a cura di), Dictionnaire des orientalistes de langue française, Karthala Editions, 2008 ISBN 978-2-84586-802-1 (p. 13)
  2. ^ Fra questi i documenti che si riferiscono alla non adesione al Vespro Siciliano da parte del Castello di Sperlinga dove i soldati di Petro de Lemanno si rifugiarono, resistendo all'assedio per 13 mesi.
  3. ^ Amari, Michele* in Senato.it. URL consultato il 10-08-2012.
  4. ^ Michele Amari. Cenni biografici, scheda di «Retesicilia». URL consultato il 19 ottobre 2010.
  5. ^ Introduzione di Franco Cardini e di Claudio Lo Jacono.
  6. ^ (EN) Pour le Mérite (Peace class)

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Controllo di autorità VIAF: 14782103 LCCN: n50024133 SBN: IT\ICCU\CFIV\029525