Provincia di Caltanissetta

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
bussola Disambiguazione – Se stai cercando la divisione amministrativa del Regno delle Due Sicilie, vedi Provincia di Caltanissetta (Regno delle Due Sicilie).
Provincia di Caltanissetta
provincia
Provincia Regionale di Caltanissetta
Provincia di Caltanissetta – Stemma Provincia di Caltanissetta – Bandiera
Dati amministrativi
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Sicily.svg Sicilia
Capoluogo Caltanissetta
Presidente Raffaele Sirico (Commissario straordinario) dal 29/03/2013
Territorio
Coordinate
del capoluogo
37°29′20″N 14°02′45″E / 37.488889°N 14.045833°E37.488889; 14.045833 (Provincia di Caltanissetta)Coordinate: 37°29′20″N 14°02′45″E / 37.488889°N 14.045833°E37.488889; 14.045833 (Provincia di Caltanissetta)
Altitudine 568 m s.l.m.
Superficie 2 124,52 km²
Abitanti 271 838[1] (30-10-2012)
Densità 127,95 ab./km²
Comuni 22 comuni
Province confinanti Palermo, Catania, Enna, Ragusa, Agrigento
Altre informazioni
Lingue italiana e siciliana
Cod. postale 93100 Caltanissetta, 93010-93019 provincia
Prefisso 0922, 0933, 0934
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 085
Targa CL
Localizzazione

Provincia di Caltanissetta – Localizzazione

Sito istituzionale

La provincia di Caltanissetta (ufficialmente provincia regionale di Caltanissetta, pruvincia di Nissa in siciliano ) era una provincia italiana della Sicilia con 271 838 abitanti[1] e una superficie di 2.124 km². La provincia, al pari delle altre, è stata abolita il 28 marzo 2014 e sostituita provvisoriamente da un "Libero Consorzio comunale" in seguito all'entrata in vigore della legge approvata dall'Assemblea Regionale Siciliana il 12 marzo 2014 ed entrata in vigore il 28 marzo[2].

Geografia[modifica | modifica sorgente]

La provincia di Caltanissetta confina a nord con la provincia di Palermo, a est con la provincia di Enna, la provincia di Catania e la provincia di Ragusa, e ad ovest con la provincia di Agrigento.

È uno dei pochi casi, in Italia, di provincia che ha un'exclave. Il territorio del comune di Resuttano, infatti, è spezzato in due: una parte è al confine tra la Provincia di Caltanissetta e quella di Palermo, un'altra parte (che non confina con la prima) è un'isola amministrativa nella provincia di Palermo. La Provincia di Caltanissetta ha inoltre due piccole enclavi: le località di Canneti e Corfidato. Queste sono due frazioni del comune di Enna (da cui distano in linea d'aria circa 15 km) che si trovano interamente entro il territorio del comune di Caltanissetta.

Il territorio della provincia è prevalentemente collinare. Tuttavia si possono distinguere due zone geografiche ben distinte da caratteristiche morfologico-climatiche molto differenti:

  1. La zona settentrionale che comprende oltre al capoluogo, i comuni di: Acquaviva Platani, Bompensiere, Campofranco, Marianopoli, Milena, Montedoro, Mussomeli, Resuttano, San Cataldo, Santa Caterina Villarmosa, Serradifalco, Sutera, Vallelunga Pratameno, Villalba estendendosi fino ai distretti comunali di Delia e Sommatino.
  2. La zona meridionale invece si estende al sud appunto della provincia comprendendo la costa e includente i comuni di: Butera, Gela, Mazzarino, Niscemi e Riesi.

La prima è un'area geografica morfologicamente difficile ad alto impatto visivo caratterizzata da ampi valloni (vadduna in siciliano) e profondi dirupi; i valloni sono aperture improvvise in zone montagnose, specie di altipiani o terrazzamenti più o meno ad alta quota, tipici della Sicilia centrale e in particolare di questa zona. L'aspra morfologia del territorio ha condizionato l'insediamento abitativo caratterizzato da centri piuttosto piccoli e scarsamente popolati ad eccezione del capoluogo, di San Cataldo e di Mussomeli. La provincia è anche definita "provincia dei valloni" o provincia "dei castelli", visto l'uso di costruire in queste zone castelli usati come dimore estive o come roccaforti, di cui sono esempi il "Castello di Pietrarossa" e quello di Mussomeli, il meglio conservato.
Tipico di questa parte alta della provincia è anche il tasso d'inquinamento dell'aria molto basso (la provincia di Caltanissetta si colloca nel 2006 tra le province con miglior qualità dell'aria in Italia ed Europa)[senza fonte].

La zona meridionale della provincia di Caltanissetta si presenta molto diversa da quella settentrionale in quanto caratterizzata da colline che digradano dolcemente verso la più fertile Piana di Gela, la seconda della Sicilia per estensione, che include la costa meridionale e supera i limiti provinciali estendendosi anche nella vicina provincia di Ragusa. La zona conta i comuni più popolosi della provincia: Gela (la cui popolazione supera quella del capoluogo), Niscemi, Riesi e Mazzarino.

I rilievi[modifica | modifica sorgente]

Tipico paesaggio della provincia di Caltanissetta

Tutto il territorio provinciale ha prevalenza collinare all'interno mantenendosi a livelli che raramente superano i 500 m s.l.m. Solamente a nord, al confine con la provincia di Palermo si rilevano alcune cime che sfiorano i 900 m; si tratta del Monte San Vito di 888 m che domina Mussomeli, di Monte San Paolino di 813, presso Sutera, della Montagnola di 877 m, di Monte Mimiani di 855, Monte delle Rocche di 832 m, Monte Fagaria di 813 e Monte Matarazzo di 825 m.

Fa eccezione l'area della piana di Gela che è delimitata da una cordigliera collinare, lungo il litorale, sul Golfo di Gela.

I fiumi[modifica | modifica sorgente]

Il Salso è il fiume principale della provincia. È lungo 122 km e nasce nella provincia di Palermo, nelle Madonie da cui si dipana con il suo ramo sinistro, lambisce Caltanissetta e, solcando la valle del Salso ampio vallone che costituisce un vasto terrazzamento naturale, sfocia nel Mediterraneo a Licata, in territorio agrigentino. La sua portata si è molto ridotta rispetto al remoto passato quando era navigabile[3]. Il fiume, detto anche Imera Meridionale, segna per un buon tratto il confine con la provincia di Enna e con la provincia di Agrigento.

La maggior parte degli altri corsi d'acqua è a carattere torrentizio:

I laghi[modifica | modifica sorgente]

I laghi sono tutti artificiali eccetto il Biviere di Gela che è una palude costiera e il lago Sfondato, di sprofondamento e origine non chiara (si formò nel 1907) e che pur non alimentato da immissari visibili è probabilmente sostenuto da acque di falda. Il lago, posto ad est del Monte Mimiani a 370 m s.l.m., ha un perimetro di 219 metri e una profondità di 13,5 m.

Il Lago Disueri e il Lago Comunelli sono formati da sbarramenti; costituiscono delle riserve d'acqua per le esigenze della provincia spesso sottoposta a lunghi periodi di siccità.

Riserve naturali[modifica | modifica sorgente]

Panorama della riserva sughereta di Niscemi

Clima[modifica | modifica sorgente]

La zona nord della provincia si distingue per temperature medie piuttosto basse durante l'anno rispetto a quelle del resto dell'isola. Caltanissetta si aggiudica il titolo di capoluogo siciliano più ventilato e più freddo subito dopo Enna. Nebbia e, più raramente, ghiaccio e neve caratterizzano gli inverni brevi ma intensi. Il capoluogo presenta minime piuttosto basse durante l'anno (0-3 °C in inverno e 15-20 °C in estate) ma picchi di massime durante l'estate (40-45 °C) che però è mai umida e afosa ma ventilata e secca. Dal clima tendenzialmente continentale del nord della provincia si passa al clima caldo-afoso della parte meridionale dove le temperature restano sempre abbastanza alte durante l'anno raggiungendo medie di 25 °C in estate e di 10 °C in inverno. Anche per quanto riguarda le precipitazioni si ha una sostanziale differenza tra nord e sud della provincia. Dai 700 mm annui della parte settentrionale (500 mm nel capoluogo) si passa ai 400 mm annui della parte meridionale che sovente patisce gravi periodi di siccità. Frequente è la presenza di nebbie e foschie.

Storia[modifica | modifica sorgente]

La storia della provincia di Caltanissetta è comune a quella delle province contigue; l'insediamento umano più testimoniato sembra quello sicano con una persistenza nel tempo maggiore nelle aree interne che nelle zone costiere dove appare già nel VII secolo a.C. ben chiaro l'elemento greco. I Siculi sembrano aver colonizzato principalmente le zone costiere spingendosi verso l'interno sotto la pressione dei greci.

Fino al tempo dei Borboni il territorio regionale era suddiviso fra i tre valli, il Vallo di Mazara, il Val Demone e il Val di Noto, le tre macro aree, il cui confine era definito in senso nord-sud dalla linea dei due fiumi, Imera Settentrionale e Imera Meridionale.

La provincia di Caltanissetta nacque quando i Borboni nel 1818 suddivisero in province la regione creando anche quelle di Palermo, Catania, Messina, Siracusa, Trapani e Agrigento. La provincia di Caltanissetta allora comprendeva il 40% di quella che dal 1926 fu provincia di Enna, compreso il capoluogo (allora Castrogiovanni) e il 10% del territorio poi assegnato alla provincia di Ragusa.

Nel periodo borbonico la storia della provincia fu strettamente legata a quella dello sfruttamento dei giacimenti di zolfo la cui proprietà era mano ad alcune famiglie nobili ma la cui concessione per lo sfruttamento era in mano a società straniere e che fu funestata da immani tragedie per incendi e crolli in cui perirono molti sconosciuti e sfruttati minatori locali, a volte poco più che bambini. In funzione delle miniere la provincia fu interessata dalle costruzioni ferroviarie della società ferroviaria settentrionale Vittorio Emanuele prima ancora che in altre zone con le direttrici, Catania-Caltanissetta-Canicattì e Canicattì-Licata completate tra il 1876 e il 1878, verso i due porti estremi di Catania e di Licata.

Lo zolfo nisseno[4]

La provincia di Caltanissetta è da sempre conosciuta come la provincia dello zolfo. Ancor oggi le persone più anziane, bonariamente, appellano i nisseni, con il nomignolo i sulfarara (gli zolfatari). Nella miniera Trabia conosciuta anche come la Sulfara ranni i primi lavori estrattivi risalgono ai primi anni del Settecento; il minerale era così abbondante da essere visibile senza bisogno di scavare per cui bastavano una pala ed un piccone per raccoglierne grandi quantità. Secondo un censimento fatto nel 1834 le zolfare attive in Sicilia erano quasi 200; di queste ben 88 ricadevano nel comprensorio nisseno. Le più importanti erano la già citata miniera Trabia accomunata nella proprietà all'altra grande miniera Tallarita. Il grande bacino minerario, sito tra Riesi e Sommatino è attraversato dal fiume Imera Meridionale alla cui sinistra si trova la Tallarita e alla destra la Trabia. Nel 1904 oltre all'introduzione di metodi meccanici venne costruita anche una teleferica lunga 10 km che collegava la stazione ferroviaria di Campobello di Licata, della linea Canicattì-Licata con il bacino minerario Trabia-Tallarita.

Altre miniere importanti, quella di Gessolungo nella quale vi fu una strage di operai nel 1882 a causa di un terribile incendio, e la Trabonella, attiva sin dal 1825, che si trovava sulla riva destra del fiume Imera, a 3 km dalla stazione ferroviaria omonima della Ferrovia Palermo-Catania.

Il minerale veniva incendiato nei Calcaroni, speciali cumuli con canalette di colata da cui colava lo zolfo fuso poi solidificato in panetti e pronto per la spedizione. Una variante più perfezionata era il cosiddetto forno Gill. Erano metodi altamente inquinanti per l'anidride solforosa immessa nell'atmosfera in quantità enormi che bruciava i polmoni di uomini e animali e la vegetazione circostante. Solo nel 1952, fu introdotto il metodo di flottazione che sostituì quello obsoleto di fusione. Nel 1957 un'esplosione di grisou fece franare il pozzo Scordia della Trabia-Tallarita mietendo molte vittime. Nel 1962 l'Ente Minerario siciliano assorbì le miniere rimaste in funzione, chiuse tuttavia definitivamente nel 1975. Nel 2009 presso il sito minerario di Trabia è stato inaugurato il Museo delle Solfare di Trabia Tallarita[5].

Le tremende condizioni di vita nelle miniere di zolfo sono ricordate in Ciàula scopre la luna, di Luigi Pirandello dove si evidenzia il dramma dello sfruttamento del lavoro, dei carusi, ragazzini usati per scendere anche a centinaia di metri nei caldi cunicoli sotto terra, completamente nudi, e portare all'esterno sulle spalle le sacche piene di zolfo. Venivano ceduti dalle misere famiglie in cambio dell'anticipo di una somma esigua divenendo uno strumento dei picconieri. Il caruso riceveva solo il vitto, spesso solo pane, in miniera per tutta la vita, subendo violenze di ogni tipo, con gli occhi bruciati dalla polvere di zolfo, e la colonna vertebrale deviata per sempre. La visita di leva, arrivava puntuale, ma tutti i ragazzi delle miniere di zolfo venivano riformati per rachitismo, deformità o cecità.

Economia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Zolfo di Sicilia.

La provincia di Caltanissetta anche in campo economico si divide nettamente in due aree con caratteristiche ben diverse: quella settentrionale facente capo al capoluogo e quella meridionale orbitante intorno alla città di Gela. Grazie a queste risorse[quali?] la provincia di Caltanissetta nel 2010 ha dichiarato un Pil pro capite di 17.500 euro[senza fonte].

L'economia provinciale era un tempo esclusivamente basata su tre settori fondamentali: agricoltura, pastorizia ed estrazione dello zolfo. Dopo la crisi del settore zolfifero che vedeva nei porti di Terranova (l'odierna Gela), Licata e Porto Empedocle i suoi maggiori sbocchi commerciali, l'economia provinciale è andata incontro ad un progressivo declino che perdura ancora oggi nella zona settentrionale della stessa. In particolar modo la città di Caltanissetta basa la propria economia sul terziario (in quanto capoluogo di provincia e quindi sede di uffici e attività commerciali di riferimento per il territorio circostante) e sulla pastorizia. Il resto dei centri, tutti di piccole dimensioni (sotto i 25.000 abitanti), basano la propria economia sempre sulla pastorizia e, marginalmente, sull'agricoltura. Cosa ben diversa accade nel sud della provincia dove l'economia risulta diversificata e, seppur rientrante nei canoni dell'asfittica economia del Mezzogiorno, più fiorente rispetto alla zona settentrionale della provincia tanto che se in provincia di Caltanissetta si può parlare di export lo si deve soprattutto alle attività industriali e commerciali ruotanti intorno a Gela. La città di Gela è sede di uno dei tre poli petrolchimici siciliani che dà lavoro complessivamente a oltre 2000 addetti, oltre a numerose piccole e medie aziende insediate nelle due (prossimamente tre) aree del Consorzio di sviluppo industriale ASI. Inoltre la zona costiera compresa tra la città di Gela e diversi comuni della vicina provincia di Ragusa è una delle zone di più intensa coltivazione di prodotti agricoli (soprattutto ortaggi) in serra d'Europa. Attorno a Gela si segnala Niscemi che è un'importantissima zona agricola dove si segnala, tra gli altri prodotti, il carciofo, coltivato in grandi quantità.

Comunque sia l'economia del Nisseno si colloca agli ultimi posti in termine di Pil e Reddito pro-capite nel territorio regionale e questo lo si deve alla consolidata situazione di stagnamento economico della zona nissena e alla crisi dei settori agricolo e industriale del gelese. Le speranze sono da riporre nella modernizzazione del settore agricolo, nel miglioramento dei collegamenti e nella valorizzazione delle risorse culturali e paesaggistiche soprattutto della zona meridionale che, se ben sfruttate, potrebbero costituire la base per affermare turisticamente la provincia in campo regionale.

Agricoltura e allevamento[modifica | modifica sorgente]

L'agricoltura occupa un posto importante nell'economia della provincia, in particolare per la produzione di grano, uva, olive, agrumi. Rilevante è in particolare la viticoltura, che vanta la presenza di distretti enologici tra i più vivaci e produttivi d'Italia (Vallelunga Pratameno, Riesi, Butera, Serradifalco, San Cataldo, Milena, Sommatino, Delia). Tipica la coltivazione del grano e del frumento con cui si fa un pane particolarmente buono, in particolare nel capoluogo. Rinomata la produzione dell'olio con frantoi d'eccellenza (San Cataldo ad esempio) e dei carciofi nell'area di Niscemi. Sviluppato anche l'allevamento (specie Caltanissetta, San Cataldo, Marianopoli, Resuttano, Villalba, S. Caterina Villarmosa) nella parte più settentrionale della provincia.

Industria[modifica | modifica sorgente]

Antica e a suo tempo redditizia fu la produzione, estrazione e lavorazione dello zolfo che si esportava in tutto il mondo e che oltre a interessare il capoluogo primariamente e la parte alta della provincia interessava anche l'ennese e l'agrigentino.
Dopo il tracollo dell'industria zolfifera siciliana la provincia ha stentato a trovare una nuova dimensione industriale: questa si è concretizzata a partire dalla fine degli anni cinquanta con l'impianto dei complessi di raffinazione e lavorazione del petrolio e dei suoi derivati nella Piana di Gela. La scelta non è stata delle più felici dal punto di vista ecologico ed ambientale dato che il Polo petrolchimico gelese è nato in un'area ecologicamente importante, a ridosso del Biviere di Gela, ed ha precluso lo possibilità di ricerche archeologiche in un'area di grande rilevanza storica nel periodo greco. L'impianto industriale all'inizio ha prodotto un incremento rapido dell'occupazione e del reddito pro-capite, dato che l'area era una delle più povere della Sicilia, con coltivazioni agricole a bassa redditività (seminativo e cotone), ma alla lunga la diminuzione costante della manodopera assieme all'aumento vertiginoso del costo della vita, si sono rivelati un'arma a doppio taglio con il progressivo abbandono delle attività agricole e l'aumento del tasso di disoccupazione nel settore industriale favorendo l'allignamento nel gelese di una feroce forma di mafia che si cerca di porre sotto controllo seppur con grandi difficoltà.

L'industria oltre che essersi sviluppata a Gela è presente nel capoluogo con piccole e medie aziende e presenta punti d'eccellenza come nella fabbricazione di pipe e liquori esportati in tutto il mondo nonché produzione e lavorazione del sughero (Niscemi), polo tessile (Riesi) e fabbriche alimentari un po' disperse su tutto il nisseno. Negli ultimi decenni degli anni novanta del XX secolo si è sviluppata un'area industriale e produttiva tra San Cataldo, Caltanissetta e Serradifalco.
La PROLAT e la Fratelli Averna sono due delle aziende maggiori del capoluogo che commercializzano i propri prodotti in Italia, la prima, e nel mondo la seconda. Il capoluogo è anche attivo nei settori elettronico, informatico e alimentare; notevole la produzione del miele per cui si è costituito il Consorzio Agricoltori Italiani di Caltanissetta. La produzione di miele di qualità è attiva anche a Serradifalco dove è insediata l'attività di raffinazione e confezionamento di sale alimentare proveniente in gran parte dalla provincia di Trapani.

Turismo[modifica | modifica sorgente]

la costa sud in località Manfria. Sullo sfondo le raffinerie di Gela

La provincia nissena non presenta un movimento turistico rilevante: le statistiche regionali lo stimano appena all'1% di quello regionale[6]. Il turismo è in corso di sviluppo nella zona marina di Butera con un villaggio turistico e a Gela con i lidi sul lungomare e sulle varie zone balneari.

Trasporti[modifica | modifica sorgente]

L'orografia difficile della provincia, che obbliga qualunque itinerario ad un continuo saliscendi con curve e tornanti, ha di fatto condizionato anche il sistema viario e ferroviario che risulta obsoleto e in condizioni precarie.

Rete stradale[modifica | modifica sorgente]

È costituita per un tratto di attraversamento a nord dall'Autostrada A19 Palermo-Catania, con i 3 svincoli di Caltanissetta, Ponte Cinque Archi e Resuttano, che serve discretamente il territorio settentrionale della provincia (Caltanissetta, San Cataldo, Santa Caterina Villarmosa, Marianopoli, Resuttano, Villalba e Vallelunga Pratameno).
La parte meridionale della provincia invece ha solo un progetto di attraversamento dell'A18 Siracusa-Gela bloccato da decenni, la cui esecuzione dei lavori è ferma al confine tra le province di Siracusa e Ragusa e di cui non è possibile alcuna previsione.
Tra le altre strade, la trafficata ma pericolosa Strada statale 640 di Porto Empedocle per Canicattì ed Agrigento, essendo una delle strade siciliane più importanti e con i più alti tassi incidenti stradali (tra le prime 20 in Italia più pericolose) ha un grosso traffico poiché[senza fonte]collega il capoluogo nisseno alla provincia di Agrigento, nonché con Palermo e Catania allacciandosi alla A19 Palermo-Catania.
Nel maggio e nel giugno del 2009 è stato approvato il progetto del raddoppio della statale che interesserà l'intero tracciato e che dovrebbe essere ultimato nel 2016[senza fonte]. A livello locale rivestono una certa importanza la Strada statale 122 Agrigentina (Caltanissetta-San Cataldo-Serradifalco-Canicattì), nonché la Caltanissetta-SS117 bis-Enna, la Strada Statale 122 Bis Caltanissetta-Santa Caterina Villarmosa, la Strada statale 190 delle Solfare che collega Canicattì al bivio per Gela della Strada statale 117bis Centrale Sicula e attraversa Delia, Sommatino e Riesi, la Strada Statale 121 Catanese che collega Palermo con Catania attraversando i comuni nisseni di Vallelunga Pratameno, Marianopoli e Santa Caterina Villarmosa, il tratto costiero di attraversamento della Strada statale 115 Sud Occidentale Sicula, la strada statale più lunga della Sicilia e una delle più importanti e anche questa una delle più pericolose[senza fonte] che collega Gela con Vittoria, Ragusa e Siracusa da un lato e con Licata, Agrigento e Trapani dall'altro lato. Ricade in provincia di Caltanissetta la parte finale della Strada Statale 191 di Pietraperzia che collega il comune ennese di Pietraperzia con la SS190 al Bivio Vanasco attraversando Barrafranca e Mazzarino. Lungo il confine nord-occidentale con la provincia agrigentina corre la Strada Statale 189 della Valle del Platani che collega Agrigento con Palermo e le suddette città con i comuni del Vallone nisseno: Mussomeli, Acquaviva Platani, Sutera, Camprofanco, Milena e Bompensiere.
Infine inizia dalla SS190 nei pressi di Sommatino la Strada Statale 557 di Ravanusa che collega il comune nisseno con il vicino comune agrigentino.
La vicina valle del Salso è attraversata dalla Strada statale 626 dir Licata-Torrente Braemi della quale il tratto finale compreso tra la SS190 e la SS626 (Caltanissetta-Gela) da decenni attende di essere aperto al transito. Gela è inoltre collegata tramite la già citata SS117 Bis con Piazza Armerina e Enna. La medesima strada fa parte del tratto terminale del trafficato collegamento Catania-Gela (in un progetto questo collegamento dovrebbe diventare una moderna superstrada).
Le strade provinciali sono vecchie e malridotte; anche la SS122 tra il capoluogo nisseno con Mussomeli, soffre specie d'inverno lunghi periodi di inagibilità.
Di recente costruzione è la Strada statale 626 della Valle del Salso (Caltanissetta-Gela) che con viadotti lunghi e alti collega il capoluogo con i maggiori centri della provincia meridionale; ma l'incidente del 2009 che ha visto il crollo di una travata di un viadotto, ne ha ridotta l'agibilità per qualche tempo.[7]

Rete ferroviaria[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Ferrovie siciliane.

La provincia è attraversata da un discreto numero di linee ferroviarie, tutte a binario unico, costruite tra la seconda metà e la fine del XIX secolo in virtù della presenza di miniere di zolfo in grande quantità che spinsero gli investitori a costruire linee ferrate verso i porti di Licata e Catania dato che per un certo periodo la Sicilia fu leader mondiale nella produzione del prezioso minerale, pur se a costi umani esorbitanti.
La parte nord è attraversata dalla Ferrovia Palermo-Catania; da essa si dirama, nella stazione di Caltanissetta Xirbi, la tratta di collegamento con la stazione di Caltanissetta Centrale che prosegue verso la stazione di Canicattì da cui si diramano, il ramo per Agrigento e quello per Licata. Il tratto costiero a sud è attraversato dalla Ferrovia Siracusa-Gela-Canicattì nella cui stazione di Gela confluisce la linea proveniente da Catania, interrotta dal 2011 nei pressi di Caltagirone a causa del crollo di un ponte ferroviario nel 2011.
Non è mai entrata in funzione invece la ferrovia Canicattì-Caltagirone, costruita inizialmente a scartamento ridotto e per buona parte già costruita, di cui era già prevista la trasformazione a scartamento ordinario; questa avrebbe realizzato il più breve collegamento tra Agrigento e Catania passando per Canicattì, per i grossi centri nisseni di Delia, Sommatino, Riesi, Mazzarino e Caltagirone; anche questa decisione fu frutto di una miope gestione delle opere pubbliche meridionali costruite in tempi così lunghi da risultare già vecchie all'atto dell'inaugurazione e spesso abbandonate per caduta di interesse.

Il traffico delle merci e dei passeggeri sulle linee citate è molto scarso; nonostante siano stati operati aggiornamenti tecnologici e alcuni ammodernamenti i tracciati sono obsoleti e con tempi di percorrenza piuttosto lunghi rispetto al trasporto su strada. Della ventina di stazioni attive in passato quelle che mantengono una certa frequentazione pendolare sono quelle dei centri maggiori attraversati dalla linea ferrata. Permane per molte tratte ferroviarie il rischio di chiusura in quanto i contratti di servizio tra gestore e regione rimangono incompiuti o scarsamente finanziati di anno in anno.

I porti[modifica | modifica sorgente]

La provincia si affaccia sul mare soltanto a sud con predominanza di coste sabbiose pertanto non molto favorevoli ad insediamenti portuali. In conseguenza della nascita del Polo petrolchimico di Gela è stato costruito un apposito porto commerciale, il Porto Isola di Gela. A poca distanza, nella stessa area di Gela è presente un porto da pesca e diporto: il Porto Rifugio di Gela. A Gela si trova anche una Capitaneria di Porto.

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Un rinnovato movimento culturale è oggi in atto nel capoluogo con la ristrutturazione e riapertura della Biblioteca Comunale Scarabelli e con la costituzione della Società Nissena di Storia Patria. I teatri e i cinema della città contribuiscono allo sviluppo del movimento culturale (Teatro Comunale Regina Margherita, Teatro Beauffremont).
La provincia annovera letterati come Leonardo Sciascia, nativo di Racalmuto nell'agrigentino e che visse e operò a Caltanissetta per tanti anni dall'età di 8 anni, ma anche figure del passato come Ruggero Settimo e Rosso di San Secondo.
È presente un parco letterario Regalpetra dedicato a Sciascia.

Musei[modifica | modifica sorgente]

  • a Marianopoli:
    • Museo archeologico: nelle sue sale conserva reperti degli insediamenti preistorici di monte Castellazzo, di monte Balate e di valle Oscura. Le epoche testimoniate variano dal Neolitico al periodo greco-siculo
  • a Niscemi
    • Museo didattico comprensoriale di storia naturale
    • Museo della civiltà contadina "A. Marsiano"
  • a San Cataldo
    • Museo etnoantropologico, museo con delle cose antiche delle popolazioni, contadini, costumi folcloristiche e dei materiali agricoli (la sede è sopra l'ex scuola media "Paolo Balsamo")

Zone archeologiche[modifica | modifica sorgente]

Resti di Sabucina
  • Gela: è il centro archeologico più importante della provincia e uno dei maggiori dell'intera Sicilia. Nel suo territorio si trovano tre grandi aree archeologiche (Acropoli, Capo Soprano e Terme ellenistiche, Emporio Greco) e una miriade di siti non attrezzati ma di grande interesse storico-archeologico (ad esempio Manfria, Bitalemi, Stazione vecchia, piazza Calvario, Grotticelle, Piano Notaro, etc.).
  • San Cataldo: a pochi km, Vassallaggi, i resti di una città antica di età protostorica, del VII secolo a.C., ellenizzata dal VI secolo a.C. Notevole la necropoli con centinaia di tombe dal ricco corredo. I reperti sono nel Museo Archeologico Regionale di Gela.
  • Milena: sul Monte Campanella, a sud-ovest dell'abitato, tombe a tholos tra XII e X secolo a.C. Sulla collina di Serra del Palco, tracce di insediamenti umani del Neolitico.
  • Caltanissetta: il Sito Archeologico di Sabucina, di Palmintelli e di Gibil Gabib.

Castelli[modifica | modifica sorgente]

Il castello di Mazzarino
  • Castello di Pietrarossa: Caltanissetta
  • Castello di Falconara: Sulla costa di Butera. Risale al 1362; In seguito ampliato con torri e merlature fino a divenire una dimora ricca e confortevole.
  • Castello di Mussomeli: fatto costruire da Manfredi III dei Chiaramonte nel 1370, vero e proprio capolavoro, inespugnabile, di architettura militare a 2 km dall'abitato odierno di Mussomeli.
  • Castelluccio di Gela:di origine sveva, costruito a scopo difensivo venne gravemente danneggiato dai bombardamenti alleati nello sbarco in Sicilia del 10 luglio 1943.
  • U cannuni, Castello di Mazzarino. Non si conosce la data di costruzione ma è già documentato come esistente nel 1285.[8]
  • Castello di Delia. La data di costruzione è incerta, comunque anteriore al periodo aragonese.
  • Castello di Grassuliato, in località Castellazzo tra Mazzarino e San Michele di Ganzaria; di origine bizantina, faceva parte del sistema di difesa della costa sud. Oggi in rovina.
  • Castello di Resuttano sito sulla sponda sinistra del fiume Salso, di origine medievale.
  • Castello della Muculufa di origine bizantina, posto sulla sponda sinistra del fiume Salso a circa 30 km dalla foce.
  • Castello di Rasicudia, appena ad Ovest dello svincolo autostradale di Ponte Cinque Archi della A19.

Comuni[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Armoriale dei comuni della provincia di Caltanissetta.
Cartina della provincia con rappresentati i confini comunali

Appartengono alla provincia di Caltanissetta i seguenti 22 comuni:

Sport[modifica | modifica sorgente]

Eventi[modifica | modifica sorgente]

Il traguardo della Coppa nissena.

I principali eventi sportivi che si sono tenuti in provincia di Caltanissetta si sono svolti nel capoluogo. Lo stadio Pian del Lago ha ospitato la Nazionale italiana Under-21 il 16 novembre 1994 contro la parigrado croata in una gara di qualificazione per gli Europei 1996; successivamente è stato sede della finale della Coppa Italia di rugby XV nel 2003 tra Arix Viadana e Ghial Calvisano. Nel Febbraio 2014 si è svolta a Gela la sfida clou del mondiale di boxe, tra D&G Milano Thunder e gli ucraini degli Otakons, con la vittoria del team italiano per 5-0.

Per quanto riguarda l'automobilismo, la Coppa nissena è uno dei trofei più antichi dell'isola: la prima edizione risale al 1922. Si tratta di una cronoscalata di circa cinque chilometri che si svolge ogni anno. Anche il rally di Caltanissetta, anche se di più recente costituzione, è una manifestazione di rilievo[9].

Società sportive[modifica | modifica sorgente]

La principale società calcistica della provincia è il Gela, la squadra ha raggiunto come suo massimo traguardo la Serie C1 nel 2005-06, sfidando formazioni blasonate come Napoli e Perugia, ma dopo una sofferta salvezza ha dovuto rinunciarvi per problemi economici. Il Gela era assurto agli onori delle cronache anche per una campagna contro il pizzo e la criminalità locale, condotta dal sindaco Rosario Crocetta. Un'altra società importante era la Nissa Football Club, che ha vissuto il suo momento d'oro negli anni trenta-quaranta, fallita poi nel 2013. Nella pallavolo invece la principale società è l'Eurotec Volley Gela di Gela militante nel campionato nazione di serie B1[10]. Per quanto riguarda la pallacanestro, la maggiore formazione è l'Enviroil Italia Gela militante nel campionato di serie C nazionale[11].

Impianti sportivi[modifica | modifica sorgente]

Lo stadio Marco Tomaselli.

Il più importante stadio nisseno è l'ex Pian del Lago, dal 2007 ribattezzato Marco Tomaselli. Si tratta di un impianto inaugurato nel 1990, che può ospitare 15.000 spettatori in tribuna. È impiegato per l'atletica leggera, il calcio e il rugby[12]. Lo stadio di Gela, il Vincenzo Presti, può ospitare fino a 4.200 spettatori[13]. A Gela sono presenti due palazzi dello sport inaugurati entrambi nel 2009: il PalaLivatino di 2500 posti a sedere di competenza provinciale e il PalaCossiga di 2000 posti di competenza comunale. Anche San Cataldo, Niscemi, Sommatino e Delia contano discreti impianti sportivi.

Atleti[modifica | modifica sorgente]

Gonfalone della provincia

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Dato Istat al 30 ottobre 2012
  2. ^ dalla Gazzetta ufficiale della Regione siciliana
  3. ^ Moses Israel Finley, Storia della Sicilia antica, Bari, Laterza, 1979, p. 13.
  4. ^ Seguendo la via delle zolfare
  5. ^ MSTT - Museo delle Solfare di Trabia Tallarita
  6. ^ La provincia di Caltanissetta in cifre
  7. ^ Il 21 maggio del 2009 sul viadotto Geremia II (lunghezza: 1480 metri, altezza massima: ca. 90 metri), nei pressi di Butera, una porzione di impalcato di travi in c.a.p. si è staccata dal giunto della nona pila in direzione di Gela. Dopo alcuni giorni è interamente crollata la parte interessata al danno da un'altezza di 70 metri e questo tratto è rimasto interdetto al traffico fino al luglio 2012.
  8. ^ ICASTELLI.IT - Castello U'Cannuni di Mazzarino - Caltanissetta
  9. ^ Sito dell'Aci di Caltanissetta
  10. ^ LA MEIC SERVICES ALL´ESORDIO IN SERIE B1 FEMMINILE
  11. ^ Associazione Sportiva Dilettantistica Basket Gela
  12. ^ oltre il Palacanizzaro giusto di fronte nonché il Palazzetto dello Sport G.Carelli con adiacente pista di pattinaggio impiegate in competizioni regionali e nazionali. Le ultime due strutture elencate che si trovano in via Rochester contano anche la moderna piscina comunale.Impianti sportivi a Caltanissetta
  13. ^ Scheda dello stadio

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]