Erario

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Erario (dal latino ærarium, a sua volta da aes "bronzo") cioè "riserva di monete" è un termine che indica genericamente l'amministrazione patrimoniale dello Stato.

Utilizzo del termine[modifica | modifica sorgente]

Esso viene oggi comunemente usato come sinonimo di "finanze dello Stato"[1], anche se in origine quest'ultimo termine indicava la cassa ed il tesoro privato dell'imperatore romano (il Fiscus Caesaris). Nella terminologia legislativa si parla di imposte erariali sui terreni e sui fabbricati per distinguerle da quelle riscosse dagli enti locali.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Antica Roma[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Aerarium.

La prima notizia sull'erario di Roma antica ci viene fornita da Tito Livio, al tempo dell'età regia di Roma con Servio Tullio.[2].

Il tesoro veniva custodito nel tempio di Saturno nel Foro. Il controllo della cassa fu affidato a diversi magistrati: dapprima ai questori, poi agli edili con Cesare, ai prefetti ed ai pretori con Augusto, ai questori nuovamente con Claudio ed infine ai prefetti con Nerone.

Durante la Repubblica romana nell'erario confluirono tutte le rendite dello Stato. Con l'instaurazione del Principato, in epoca augustea, l’ærarium diventò il tesoro amministrato dal Senato romano. I tributi venivano raccolti nelle province senatorie dai quaestores.

Ad Augusto si deva la costituzione nel 6 d.C. dell'aerarium militare, le cui entrate provenivano dalle imposte sulle successioni e sulle vendite e serviva per pagare gli stipendi ed il premio di congedo ai veterani delle legioni.

Note[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]