Cuneo fiscale

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Grafico del cuneo fiscale

Il cuneo fiscale nelle scienze economiche studia gli effetti dell'introduzione di una tassa sulla produzione e sul consumo di un bene.

Il cuneo fiscale nel mercato del lavoro studia gli effetti della tassazione sul reddito dei lavoratori, l'occupazione e il mercato del lavoro.[senza fonte]

Il cuneo fiscale nelle scienze economiche[modifica | modifica wikitesto]

Il cuneo fiscale è la deviazione dal punto di equilibrio prezzo/quantità come risultato della tassazione che obbliga i consumatori a pagare di più per un bene e i fornitori a ricevere di meno.

Seguendo la legge della domanda e offerta, se il prezzo sostenuto dai consumatori risulta incrementato e il prezzo ottenuto dai fornitori risulta diminuito, la quantità scambiata diminuisce. Dopo che una tassa è introdotta, un nuovo equilibrio è raggiunto con i consumatori che pagano di più (P* → Pc), i fornitori che ricevono di meno (P* → Pf), e la quantità scambiata che si riduce (Q* → Qt). La differenza tra Pc e Pf sarà equivalente all'importo della tassa.

Sia i consumatori che e i fornitori pagano una qualche proporzione della tassa introdotta; la suddivisione della tassa dipende dalla struttura delle curve di domanda e offerta. Se la curva dell'offerta tende ad appiattirsi nel tempo, i consumatori tendono a pagare una porzione maggiore della tassa.

In Europa un elevato carico fiscale ha creato grandi effetti marginali del cuneo fiscale.

Gli effetti del cuneo fiscale sono valutabili nel costo del lavoro dove la domanda è rappresentata dalla richiesta delle aziende, l'offerta dal lavoro degli occupati e il cuneo fiscale è dato dalla tassazione che lo Stato impone per il rapporto giuridico di lavoro.

Il cuneo fiscale nel mercato del lavoro[modifica | modifica wikitesto]

Valore del cuneo fiscale nei principali paesi dell'OCSE

Il cuneo fiscale è un indicatore percentuale che indica il rapporto tra tutte le imposte sul lavoro (dirette, indirette e contributi previdenziali) e il costo del lavoro complessivo.[1]

Può essere determinato sia per i lavoratori dipendenti sia per i lavoratori autonomi o liberi professionisti. Le imposte considerate nella determinazione del cuneo fiscale sono sia a carico del datore di lavoro o committente sia del lavoratore dipendente o autonomo o libero professionista.

La pressione fiscale apparente è invece determinata per uno Stato come incidenza della imposizione fiscale in rapporto al PIL e si differenzia dal cuneo fiscale che è riferito all'incidenza della imposizione fiscale sul costo del lavoro.

Non deve essere confuso il cuneo fiscale con il costo del lavoro per unità di prodotto. Infatti non è l'incidenza di un elevato cuneo fiscale quella che determina un alto costo del lavoro per unità di prodotto per l'azienda, in quanto i servizi erogati dallo Stato e finanziati con l'imposizione fiscale, possono essere anche più costosi se posti a carico del singolo lavoratore individualmente che li ottiene sul libero mercato.

Applicazione[modifica | modifica wikitesto]

Il cuneo fiscale è un indicatore della somma di tutte le imposte che gravano sul costo complessivo del lavoro (sostenuto quindi dal datore di lavoro o dal committente per ottenere le prestazioni del lavoratore dipendente, o del lavoratore autonomo o libero professionista),[2] in rapporto al costo complessivo del lavoro offerto ovvero la differenza tra stipendio o salario lordo e stipendio netto percepito dal lavoratore dette anche trattenute fiscali.

Sottraendo quindi al costo complessivo del lavoro la somma delle imposte che determinano il cuneo fiscale, si ricava il reddito reale netto disponibile percepito dal lavoratore. Si può esprimere anche come percentuale tra l'incidenza di tutte le imposte (dirette, indirette e contributi previdenziali) e il costo complessivo del lavoro.

Misurazione[modifica | modifica wikitesto]

L'ampiezza del cuneo fiscale è la somma tra le trattenute al lavoratore e gli oneri a carico dell’azienda e le imposte a carico del lavoratore.[3]

Un altro modo di misurare il cuneo fiscale è di considerare la sua ampiezza in percentuale sul costo totale del lavoro. Si parla in questo caso di incidenza percentuale del prelievo contributivo e fiscale sul costo del lavoro[4].

Essendo legato a trattenute statali ovvero ad imposte il cuneo fiscale è in qualche modo legato alla pressione fiscale individuale o total tax rate, (da non confondere con la pressione fiscale apparente) sui contribuenti: quanto maggiore è il cuneo fiscale tanto maggiore è il total tax rate a parità di altre imposte.

Rapporto di lavoro, costo del lavoro, cuneo fiscale, cuneo fiscale previdenziale e spesa pubblica[modifica | modifica wikitesto]

La tassazione che lo Stato impone sul rapporto di lavoro si distingue per le destinazioni di spesa pubblica in:

La tassazione che finisce nella fiscalità generale, serve a finanziare la cosiddetta spesa pubblica per servizi indivisibili generali es. sicurezza, infrastrutture, scuola ecc.

La tassazione che è destinata alla spesa previdenziale, pur essendo anch'essa una spesa pubblica indivisibile e legata alle assicurazioni sociali obbligatorie, ha comunque un rapporto sinagmallatico con il rapporto giuridico di lavoro e con il costo del lavoro in quanto in via indiretta costituisce un servizio pubblico a prestazione individuale.

Cuneo fiscale e cuneo fiscale previdenziale[modifica | modifica wikitesto]

In linea di massima il cuneo fiscale previdenziale finanzia i sistemi pensionistici obbligatori che restituiscono ai lavoratori sotto forma di servizi pubblici equivalenti (con l'integrazione di trasferimenti dalla fiscalità generale) pertanto nel costo del lavoro il cuneo fiscale previdenziale rappresenta un costo dei diritti dei lavoratori in un determinato paese.

La differenza tra il cuneo fiscale e il cuneo fiscale previdenziale rappresenta quindi la tassazione posta sul rapporto giuridico di lavoro con destinazione per la fiscalità generale ossia al finanziamento della spesa pubblica indivisibile.

Lavoratori tutelati e lavoratori privi di tutele: il conflitto inter e intragenerazionale in Italia[modifica | modifica wikitesto]

Dall'analisi del cuneo fiscale previdenziale, del cuneo fiscale e del total tax rate a carico dei singoli rapporti di lavoro legali in Italia, emerge la distinzione tra figure più tutelate ed altre meno tutelate che anzi pagano i costi delle tutele che non hanno attraverso una imposizione fiscale differenziata ad hoc.[5]

Tale confronto è estendibile anche nel tempo per verificare la differenza di prestazioni previdenziali previste attualmente e quelle previste in futuro e valutare come il sistema pensionistico italiano effettui una solidarietà intergenerazionale e una solidarietà intragenerazionale dai poveri verso i ricchi.[6][7][8][9]

Lavoratore dipendente[modifica | modifica wikitesto]

Il cuneo fiscale sul lavoro del lavoratore dipendente in Italia è costituito dalle seguenti imposte:

La quota di contributi previdenziali a carico del lavoratore nel 2013 era mediamente del 9% (imposta diretta). La quota di contributi previdenziali a carico del datore di lavoro nel 2013 era mediamente del 34% (imposta indiretta). Inoltre vi era una quota variabile fino a 13 punti di contributi assistenziali. (vedi anche le aliquote contributive)

Lavoratore autonomo (artigiano, commerciante, coltivatore diretto)[modifica | modifica wikitesto]

Il cuneo fiscale sul lavoro del lavoratore autonomo in Italia è costituito dalle seguenti imposte:

Libero professionista[modifica | modifica wikitesto]

Il cuneo fiscale sul lavoro del libero professionista in Italia è costituito dalle seguenti imposte:

Nel 2013 il cuneo fiscale per un libero professionista iscritto ad Inarcassa poteva superare tranquillamente il 60%.[10]

La politica fiscale all'origine del conflitto intragenerazionale in Italia[modifica | modifica wikitesto]

Effetti dell'IRPEF sul conflitto intragenerazionale[modifica | modifica wikitesto]

Effetti dei contributi previdenziali sul conflitto intragenerazionale[modifica | modifica wikitesto]

Effetti dell'IVA sul conflitto intragenerazionale[modifica | modifica wikitesto]

Politica ed Economia[modifica | modifica wikitesto]

Il cuneo fiscale è argomento di studio della Scienza delle finanze ed anche argomento di acceso dibattito politico per le sue implicazioni redistributive. Nel tipico confronto di economia pubblica tra equità ed efficienza, un aumento del cuneo fiscale è visto come uno spostamento verso una maggiore equità (redistribuzione) mentre una diminuzione è un passo verso una maggiore efficienza a favore di lavoratori e imprese.

Un confronto puramente quantitativo tra misure del cuneo fiscale tra differenti paesi o periodi ha poco significato se non è accompagnato da un'analisi qualitativa dei risultati ottenuti con la spesa pubblica finanziata dal gettito fiscale del cuneo stesso. Non esiste una quantità ideale di cuneo fiscale: il cuneo fiscale presente in ciascun paese è dovuto infatti allo schema impositivo in vigore in quel paese, che a sua volta dipende da una serie di accadimenti politici e storici, nonché dalla situazione economico-contabile dello Stato ovvero del suo bilancio statale.

È interessante notare come, essendo l'ampiezza del cuneo fiscale una somma, diminuzioni di uguale ammontare nell'ampiezza del cuneo fiscale possono essere ottenute sia riducendo le imposte ai lavoratori sia riducendo le imposte alle imprese. Appare evidente allora come "ridurre il cuneo fiscale" sia un concetto piuttosto vago: sarebbe infatti necessario specificare anche come, in pratica quale sarà il rapporto tra la diminuzione dell'uno o dell'altro termine della somma.

Critiche all'informazione economica sul cuneo fiscale[modifica | modifica wikitesto]

Nel dibattito politico economico diverse istituzioni propongono proprie definizioni del termine cuneo fiscale che tendono a ingenerare disinformazione sulla materia.

Critiche alla definizione della Treccani[modifica | modifica wikitesto]

Nella definizione di Treccani "per cuneo fiscale in economia si intende la differenza tra l'onere del costo del lavoro sostenuto dall'impresa, inclusi gli importi versati al fisco e agli enti di previdenza, e la retribuzione netta percepita dal lavoratore.[11][12]

Tale definizione risulta parziale e fuorviante per due motivi:

  1. In primo luogo si riferisce al cuneo fiscale relativo al costo del lavoro, mentre in economia il cuneo fiscale può riguardare qualsiasi attività su cui lo Stato applica un tributo;
  2. Nel caso del cuneo fiscale sul costo del lavoro, la semplice differenza tra due quantità non evidenzia l'incidenza del carico fiscale sul costo del lavoro e pertanto con tale definizione, non risulta evidenziato un parametro utile per il confronto tra diverse situazioni lavorative ovvero in via generale, tra diversi sistemi tributari.

La situazione in Italia[modifica | modifica wikitesto]

L'OCSE (OECD in inglese), nell'annuale rapporto[13] sul prelievo fiscale e sui salari, aggiornato al 2006, ha calcolato che in Italia l'incidenza percentuale sul costo del lavoro delle tasse personali sul reddito e dei contributi sociali a carico del lavoratore e delle imprese si attesta al 45,20% collocando l'Italia al settimo posto tra i 30 (2007) Paesi OCSE, dopo Belgio, Germania, Ungheria, Francia, Svezia, Austria. Nei paesi OCSE il cuneo fiscale oscilla tra le percentuali superiori al 50% di Belgio, Germania, Francia e Ungheria e quelle inferiori al 19% di Messico e Corea. Negli Stati Uniti, è pari al 29,1%.

Sempre dalla stessa fonte appare come il cuneo fiscale in Italia sia diminuito dal 46,4% del 2000, al 45,2% del 2006 (i dati riguardano il caso di un lavoratore single senza figli che ha una remunerazione pari alla media nazionale).

Dall’esame comparato di questo indicatore emerge che l’Italia è in linea con la Francia e la Germania, che presentano una struttura del welfare simile alla nostra; un valore nettamente inferiore del cuneo fiscale si registra nel Regno Unito, dove però i lavoratori devono attingere alla busta paga per finanziare privatamente tramite il mercato una parte di beni e servizi sociali che i loro colleghi dell’Europa continentale ricevono dallo stato sociale.

Le proposte di intervento[modifica | modifica wikitesto]

Nel corso delle Elezioni politiche italiane del 2006, la coalizione di centro-sinistra guidata da Romano Prodi ha proposto l'obiettivo di diminuire di 5 punti percentuali il cuneo fiscale; la maggiore critica della Casa delle Libertà a questo punto del programma dell'Unione riguardò la copertura finanziaria di una riduzione così importante e immediata. A tale obiezione l'Unione ha ribattuto che solo un intervento consistente e immediato può generare rapidamente quelle risorse aggiuntive a disposizione delle imprese e dei consumatori necessarie ad agevolare la ripresa economica e che le risorse necessarie sarebbero state inferiori a quelle indispensabili alla realizzazione di alcuni punti del programma elettorale della Casa delle libertà. La riduzione del cuneo fiscale è stato parte integrante del programma del Governo Prodi II presentato alle Camere in apertura della XV Legislatura.

Finanziaria 2007[modifica | modifica wikitesto]

Con la Finanziaria 2007 il Governo Prodi ha effettuato un primo taglio del cuneo fiscale.

L'impatto finanziaria 2007 sulla riduzione del cuneo fiscale è stato stimato essere del 5%. Di cui 3% a favore delle imprese e 2% a favore dei lavoratori[14].

La riduzione del cuneo fiscale per imprese, banche e assicurazioni è stata disciplinata dall’articolo 1, commi 266-269, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, nonché dalle disposizioni introdotte dall'articolo 15-bis del decreto legge 2 luglio 2007, n. 81, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2007, n. 127.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ thewalkingdebt20140224, per cuneo fiscale s’intende la somma delle imposte (dirette, indirette, contributi previdenziali) che pesano sul costo del lavoro, sia per quanto riguarda i datori di lavoro, sia per quanto riguarda i dipendenti e i liberi professionisti.
  2. ^ Mecromega, Gli autonomi pagano il cuneo fiscale più alto di tutti. Una beffa.
  3. ^ http://www.assolombarda.it/fs/200321385355_31.pdf
  4. ^ [1]
  5. ^ Casa&Clima 28/07/2014, Fisco, le disparità tra dipendenti, autonomi e professionisti
  6. ^ lavoce.info 19 ottobre 2011
  7. ^ linkiesta 19 marzo 2014
  8. ^ il corriere della sera 19 novembre 2013
  9. ^ il corriere della sera 24 marzo 2014
  10. ^ Corriere201311, Nel 2012 il mio reddito è salito a 50.000 euro con tasse relative per oltre 16.000 euro (incidendo per oltre il 35%) mentre il soggettivo Inarcassa è salito al 13,5% con una incidenza complessiva pari a circa il 49%. Bisogna poi considerare che gli importi sopra citati non considerano gli importi iva (aumentata al 22%) e che quest’anno è pari circa nel mio caso a 11.500 euro.
  11. ^ Treccani cuneo fiscale, cùneo fiscale In economia, differenza intercorrente tra l'onere del costo del lavoro sostenuto dall'impresa, comprensivo degli importi versati al fisco e agli enti di previdenza, e la retribuzione netta percepita dal lavoratore.
  12. ^ Treccani Dizionario cuneo fiscale,  Perdita di efficienza allocativa, detta anche eccesso di pressione tributaria, che trae origine dall’introduzione di un’imposta.
  13. ^ [2]
  14. ^ [3]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

News[modifica | modifica wikitesto]

  1. Fisco, le disparità tra dipendenti, autonomi e professionisti in Casa&Clima.com. URL consultato il 31 luglio 2014.
  2. Analisi delle imposte. URL consultato il 28 marzo 2014.
  3. Cuneo fiscale in Treccani. URL consultato il 28 settembre 2014.
  4. Angelo Castaldo, Cuneo fiscale in Treccani Dizionario di Economia e Finanza (2012). URL consultato il 28 settembre 2014.
  5. Pensioni, la grande beffa ai co.co.pro La soglia impossibile dei 1.295 euro in Il corriere della sera. URL consultato il 27 marzo 2014.
  6. La gerontocrazia dei sessantottini in Il corriere della sera. URL consultato il 27 marzo 2014.
  7. La generazione che paga per tutti in lavoce.info. URL consultato il 27 marzo 2014.
  8. Il solco della crisi nella rete di protezione sociale in linkiesta.it. URL consultato il 27 marzo 2014.
  9. Il tabù (previdenziale) nascosto nel cuneo fiscale in http://thewalkingdebt.wordpress.com/. URL consultato il 7 febbraio 2014.
  10. Lettera aperta a Giovannini: “Caro ministro ascolti le partite Iva in Corriere.it. URL consultato il 21 dicembre 2013.
  11. Pensioni, la rivolta delle partite Iva in Micromega. URL consultato il 13 novembre 2013.
  12. Per il cuneo fiscale seguire la strada maestra in lavoce.info. URL consultato il 18 marzo 2014

Web[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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