Debito pubblico

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Il debito pubblico in economia è il debito dello Stato nei confronti di altri soggetti economici nazionali o esteri quali individui, imprese, banche o stati esteri, che hanno sottoscritto un credito allo Stato nell'acquisizione di obbligazioni o titoli di stato (in Italia BOT, BTP, CCT, CTZ e altri) destinati a coprire il disavanzo del fabbisogno finanziario statale ovvero coprire l'eventuale deficit pubblico nel bilancio dello Stato.

Quando il debito, dello Stato o di privati, è contratto con soggetti economici di stati esteri si parla di debito estero, mentre quando è contratto con soggetti economici interni allo stesso stato si parla di debito interno: normalmente entrambe le componenti sono presenti in misura variabile all'interno del debito pubblico di uno Stato.

Anche altri soggetti pubblici (Regioni, Province, Comuni, Stati federati, Enti pubblici vari) possono emettere titoli di credito rappresentativi del proprio debito, con circolazione dei titoli sia interna che estera[1].

La presenza di un debito nei conti pubblici impone la necessità da parte dello Stato e/o degli enti pubblici territoriali, oltre alla sua copertura finanziaria nei tempi e modalità di scadenza prestabilite dai titoli stessi compresi gli interessi costituendo di fatto una delle voci di spesa pubblica, di tenerlo sotto controllo per non cadere nel rischio di insolvenza sovrana ovvero fallimento dello stesso tipicamente:

Il rapporto Debito/PIL[modifica | modifica wikitesto]

Debito pubblico in percentuale del PIL, evoluzione dal 1995 per Stati Uniti, Giappone e maggiori economie europee. Dati EUROSTAT.

Più che il valore assoluto del debito, un importante indice della solidità finanziaria ed economica di uno Stato (come prescritto anche nel caso del Patto di stabilità e crescita vigente nell'Unione Europea) è il rapporto tra il debito pubblico e il Prodotto interno lordo, in quanto il PIL in questo caso rappresenta un indice o parametro di quanto lo Stato è in grado di risanare il proprio debito pubblico tramite ad esempio imposizione fiscale e relativo gettito fiscale. In generale dunque uno Stato può avere un debito pubblico elevato, ma anche un PIL elevato (es. Stati Uniti) senza per questo incorrere in situazioni di pericolo finanziario ovvero rischio insolvenza: quello che importa è il rapporto e l'andamento reciproco delle due grandezze.

[P.S. Il debito pubblico cui sono riferiti i parametri del Trattato di Maastricht non computa il cosiddetto debito pubblico implicito ovvero la spesa degli Stati membri per lo Stato sociale o spesa sociale (assistenza, sanità, pensioni)].

Relativamente dunque al rapporto tra il debito pubblico e il Prodotto interno lordo, ci sono quattro possibili situazioni in cui può trovarsi lo Stato in un determinato anno:

  1. il tasso di crescita del PIL risulta minore del tasso di interesse dei titoli di Stato e c'è pure un disavanzo primario in rapporto al PIL, nel senso che le uscite dello Stato sono maggiori delle entrate in rapporto al PIL. In tal caso il rapporto debito/PIL tenderà a divergere ovvero ad aumentare all'infinito con forte rischio insolvenza nel medio-lungo termine.
  2. il tasso di crescita del PIL n risulta maggiore del tasso di interesse dei titoli di Stato i, ma c'è ancora un disavanzo primario in rapporto al PIL. In tal caso il rapporto debito/PIL convergerà in modo decrescente verso un certo valore (che si dice "stato stazionario") se, e solo se, il rapporto debito/PIL iniziale è maggiore dello stato stazionario. In particolare, in tal caso, affinché il rapporto debito/PIL decresca, occorre che il PIL cresca a tal punto da rendere la differenza n-i sufficientemente grande e il disavanzo primario sia invece il più piccolo possibile. Se invece il rapporto debito/PIL iniziale è minore dello stato stazionario, il rapporto debito/PIL convergerà sempre verso lo stato stazionario, ma in modo crescente.
  3. il tasso di crescita del PIL n risulta minore del tasso di interesse dei titoli di Stato i, ma non c'è un disavanzo primario ovvero le entrate sono più delle uscite. In tal caso il rapporto debito/PIL decrescerà annullandosi dopo un certo tempo se, e solo se, il rapporto debito/PIL iniziale è minore dello stato stazionario. In particolare, affinché il rapporto debito/PIL decresca, occorre che la differenza n-i sia sufficientemente piccola e che le entrate siano sufficientemente grandi. Se invece il rapporto debito/PIL iniziale è maggiore dello stato stazionario, il rapporto debito/PIL tenderà ad aumentare all'infinito con aumentato rischio insolvenza.
  4. il tasso di crescita del PIL risulta maggiore del tasso di interesse dei titoli di Stato e c'è un avanzo primario per cui le entrate sono maggiori delle uscite. In tal caso il rapporto debito/PIL decrescerà rapidamente fino ad annullarsi, abbattendo il rischio insolvenza.
Debito pubblico rapportato al prodotto interno lordo nei paesi del mondo al 2007

Debito interno[modifica | modifica wikitesto]

Il debito interno si contrae quando lo Stato emette titoli di stato a favore degli acquirenti pari alla quantità di moneta corrisposta sulla quale emissione paga il valore nominale più gli interessi stabiliti dai mercati sugli stessi titoli di stato. Gli investitori possono esercitare un ruolo determinante nella politica economica degli Stati, in ragione degli stock di debito posseduti, tramite la compravendita di titoli all'asta pubblica o nel mercato secondario (per un rifinanziamento oppure per acquisire nuovi titoli di debito). In linea teorica un debito interno è preferibile a un debito estero in quanto i capitali investiti/prestati una volta restituiti possono tornare più direttamente all'interno del sistema economico del paese stimolando i consumi ovvero la domanda e quindi la crescita economica stessa.

Insolvenza dei titoli di stato[modifica | modifica wikitesto]

Di solito i titoli di stato sono considerati titoli a basso rischio, equiparati pertanto alla moneta. Tuttavia storicamente non mancano casi di insolvenza sovrana: la Spagna dichiarò bancarotta 16 volte fra metà ottocento e il novecento.

Di recente il governo argentino nell'ambito della sua crisi economica a cavallo degli anni 2000 ha rifiutato di pagare i detentori di titoli e ha cambiato moneta, togliendo al peso argentino corso legale. Con questo atto l'Argentina, rifiutandosi di pagare i vecchi creditori, ha dichiarato unilateralmente di aver azzerato il debito pubblico nella vecchia valuta. In realtà, l'Argentina è stata portata dai creditori di fronte ai tribunali internazionali (USA e Germania) e inoltre sta subendo un'azione mossa presso la Camera Arbitrale (ICSID) della Banca Mondiale. I bond (obbligazioni) argentini, a causa del default (cessazione dei pagamenti) decretato e ancora non risolto, non hanno avuto per qualche tempo accesso al mercato nelle borse internazionali, ma potevano essere trattati solo sul mercato nazionale, soggetto alla legislazione argentina. Sul mercato EuroTLX, accessibile agli investitori italiani, sono attualmente trattate 4 obbligazioni Argentine, due in Euro con scadenza 2038 e due in USD con scadenza 2017 e 2038.

Nel 2012 la Grecia, durante la sua crisi economica, ha concordato con i rappresentanti di banche e istituzioni europee una "ristrutturazione" del debito consistente in un forte taglio al capitale e una dilazione delle scadenze.

Anche diverse istituzioni interne di vari stati (Regioni, Stati federati, Comuni, Enti pubblici vari) si sono venute a trovare n situazioni di insolvenza, anche se il fatto che i creditori fossero in prevalenza cittadini del medesimo stato ha attenuato la rilevanza internazionale del problema.

Il tasso d'interesse dei titoli è uno degli indici più immediati per misurare la rischiosità percepita dagli investitori; un altro indice, utilizzato ultimamente, che misura la rischiosità relativa percepita, è il cosiddetto spread: esso infatti valuta la differenza di rendimento tra un titolo di stato di un paese, e un titolo di pari caratteristiche emesso da un altro paese, preso come riferimento.

Rating[modifica | modifica wikitesto]

Le agenzie di rating al mondo forniscono le loro valutazioni (rating) sulla solidità finanziaria anche degli Stati, intese come capacità dello Stato in questione di ripagare o far fronte al proprio debito pubblico o equivalentemente il rispettivo rischio di credito, fornendo indici di maggiore o minore fiducia presi a riferimento dagli investitori nei confronti dell'emissione di titoli di stato del paese.

Contromisure[modifica | modifica wikitesto]

Il finanziamento con tagli e imposte, e lo spiazzamento[modifica | modifica wikitesto]

La presenza di un debito pubblico all'interno del bilancio dello Stato pone il problema del controllo stretto sulla sua espansione e del relativo rischio di credito: tale processo di copertura parziale o totale di debito e relativi interessi è detto finanziamento del debito ed è comunque in dipendenza dell'andamento del rapporto debito/PIL per l'analisi vista sopra. Tipicamente questo avviene attraverso tagli alla spesa pubblica (es. spending review), tassazione dei contribuenti (cioè portando in attivo il bilancio annuale dello Stato) o con l'emissione di nuovi titoli di stato col rischio, in quest'ultimo caso, di alimentare le dimensioni del debito totale fino a richiedere nel tempo un aumento delle prime due misure o arrivare a una quota di titoli superiori alla domanda effettiva del mercato con aumentato rischio insolvenza su parte delle scadenze. L'esigenza di tenere sotto controllo l'espansione del debito pubblico ha quindi due principali motivazioni:

  • La prima è di carattere finanziario e attiene alla difficoltà di finanziare il debito pubblico quando questo cresce troppo velocemente rispetto al PIL. Come in tutti i casi di prestito di denaro se il debito è elevato o cresce velocemente cala fisiologicamente la fiducia dei creditori nel riacquisire i propri capitali ceduti scoraggiando l'ulteriore credito con possibile effetto di mancata copertura del debito stesso da parte dello Stato; in queste condizioni, se cala la fiducia dei sottoscrittori dei titoli sulla capacità del debitore di pagare gli interessi e di restituire il capitale, il finanziamento del debito può avvenire allora solo corrispondendo interessi più elevati cioè offrendo rendimenti più alti dei titoli di Stato (vedi spread). Analogo aumento degli interessi avviene quando cresce la tassazione del risparmio, che diminuisce l'interesse netto che rimane al risparmiatore. La spesa per interessi aggrava dunque il deficit pubblico facendo ulteriormente aumentare il debito e può innescare un circolo vizioso in cui all'aumento vorticoso del debito corrisponde un aumento della spesa per interessi, del deficit e quindi in ultimo del debito pubblico stesso fino alla possibile dichiarazione di insolvenza del debito ovvero al fallimento.
  • La seconda motivazione riguarda il cosiddetto "effetto spiazzamento". Se una parte dei redditi o risparmi privati finisce col finanziare il debito pubblico tramite imposizione fiscale, si sottraggono risorse ai consumi e agli investimenti privati, con conseguenze negative sulla crescita economica. È l'effetto spiazzamento. È pur vero che queste somme sono distribuite ai detentori dei titoli (imprese, privati e banche) che in teoria possono tornare a prestare questo denaro per finanziare lo sviluppo, ma si deve considerare che la minor fiducia nell'emittente può indurre chi è tornato in possesso del proprio capitale a investire altrimenti: la cosa è tanto più evidente e pericolosa quando, come avviene ad esempio negli ultimi anni con l'enorme debito pubblico della Repubblica italiana, i titoli del debito sono soprattutto in mani estere (in tal modo si è arrivati al default argentino).

In generale dunque per la riduzione della crescita del debito si può agire puntando sul risanamento dei conti pubblici ovvero alla riduzione del deficit pubblico attraverso politiche di bilancio pubblico di tipo restrittivo ovvero con tagli alla spesa pubblica e/o con un amento delle entrate statali sotto forma di prelievo fiscale, maggiore recupero di denaro da evasione fiscale, privatizzazioni di enti e proprietà pubbliche, condoni ecc. In alternativa si può finanziare il debito con il debito ovvero con l'emissione di nuovi titoli di stato con l'inconveniente però di aumentarne il rendimento atteso dal finanziatore/investitore e quindi la spesa per interessi. In Italia tali provvedimenti economico-finanziari a tal fine sono specificati all'interno di documenti contabili-finanziari quali la legge finanziaria o espressi all'interno di programmi di più lunga durata come il DPEF.

Debito pubblico e crescita economica[modifica | modifica wikitesto]

La maggior parte dei policy-makers sembra ritenere che il debito riduca la crescita economica. Si tratta di un'opinione in linea con i risultati di una fiorente letteratura empirica che mostra l'esistenza di una correlazione negativa tra debito pubblico e crescita economica. Tuttavia correlazione non implica necessariamente causalità, che potrebbe anche essere invertita. Il legame tra debito e crescita potrebbe infatti scaturire dal fatto che è la ridotta crescita economica a generare elevati livelli di debito pubblico, ad esempio per minor entrate statali dalla tassazione dei contribuenti a parità di spesa.[2]

Ci si trova dunque in una situazione di feedback retroattivo positivo dove all'aumentare del debito diminuisce la crescita economica per effetto dell'aumentata tassazione (effetto spiazzamento) e al diminuire della crescita aumenta ancora il debito stesso per minor gettito fiscale dovuto al minor PIL. In linea di massima tende comunque a valere l'analisi del rapporto debito/PIL: se uno Stato ha un forte debito, ma anche un elevato PIL (es. Stati Uniti) il rischio di insolvenza è minore ovvero comunque relativo alle dimensioni delle due grandezze e al loro reciproco andamento.

Inoltre come appare evidente dalla Statica Comparata del Modello Classico se la propensione all'investimento da parte delle imprese è inferiore alla propensione marginale al risparmio e le persone sono più interessate a investire in titoli piuttosto che a lavorare per cui risulta soddisfatta la disequazione:

 (1) \quad I^{'}(r)(f^{''}(N)-S_{N})<sS_{r}f^{'}(N)

allora una diminuzione della spesa pubblica fa decrescere il PIL e il numero di occupati mentre fa crescere il tasso di interesse, pertanto il rapporto Debito/PIL tende ad aumentare. Viceversa un aumento della spesa pubblica fa crescere il PIL e il numero di occupati e fa decrescere il tasso di interesse, pertanto il rapporto Debito/PIL tende a diminuire. Appare evidente pertanto che nell'ipotesi che risulti soddisfatta la disequazione (1) lo Stato prima di perseguire un'eventuale diminuzione della spesa pubblica dovrebbe compiere delle politiche di incentivazione all'investimento in economia reale e penalizzare la propensione marginale al risparmio in modo che la disequazione (1) non risulti soddisfatta.

Il debito pubblico nel mondo[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Elenco di Stati per debito pubblico.

Il debito pubblico del mondo è la somma del debito pubblico dei singoli paesi, espresso in dollari si aggira circa su 150.000 miliardi di dollari nel 2011.[3].

I paesi con i maggiori debiti pubblici in rapporto al PIL sono in linea di massima i paesi più benestanti (Giappone, Canada, USA, paesi dell'Europa occidentale ed ora anche Brasile), per cui si può affermare che parte del loro benessere è finanziata dal resto del mondo e che il loro sviluppo economico è stato favorito dalla loro capacità di finanziarsi nel resto del mondo.

Il debito pubblico negli Stati Uniti d'America[modifica | modifica wikitesto]

Il debito pubblico USA, al 28 febbraio 2011 ha raggiunto la cifra di 14.194,76 miliardi di dollari, massimo storico assoluto,[4] aumentando nei precedenti tre anni al ritmo di 1.000 miliardi di dollari ogni sette mesi circa. Ha raggiunto (e superato, nonostante politiche di bilancio restrittive) i 15.000 miliardi nel marzo 2013 ed i 14.000 miliardi il 31/12/2010; in precedenza era arrivato a 13.000 miliardi il 01/06/2010.[5] Uno studio a lungo termine del debito pubblico USA da parte dell'Ufficio Bilancio del Congresso USA prevede per i prossimi anni una crescita così spropositata che si può arrivare a parlare di pericolo di bancarotta per gli USA[6] Da notare che le cifre sopramenzionate si riferiscono al solo debito federale, con l'esclusione dell'ingente debito locale (municipale, contee e singoli stati).

Il 12 luglio 2011 il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha dichiarato in un'intervista a Cbs News che non può garantire che i pensionati riceveranno gli assegni della pensione dopo il 3 agosto se democratici e repubblicani non trovano un accordo per alzare il tetto del debito nelle prossime settimane. Al 25 luglio 2011 non è stata trovata ancora una soluzione all'interno del Congresso, poiché la posizione dei democratici e repubblicani rimane fermamente contrapposta: i primi vedrebbero come soluzione temporanea l'aumento delle imposte derivate da redditi elevati; i secondi vedono come via maestra il taglio della spesa pubblica. Di fatto, una mancata soluzione porterebbe al superamento in tempi molto brevi della soglia massima d'indebitamento, allora stabilita per legge a 14.294 miliardi di dollari, ponendo gli USA dinanzi a un sostanziale rischio di default come mai prima d'ora. All'ultima data utile per un accordo (2 agosto 2011) l'accordo fu trovato.[7].

Da segnalare inoltre che nei giorni precedenti alla scadenza del 2 agosto, il governatore dello Stato del Minnesota, Mark Dayton, ha ufficialmente dichiarato il default dello Stato federato[8] (anche chiamato dal popolo americano Shut Down, chiusura). In conseguenza al default, più di 22.000 dipendenti pubblici si sono ritrovati senza stipendio e musei, zoo, parchi e anche autostrade sono state chiuse per mancanza di fondi. Il Congresso nei giorni precedenti alla scadenza del 2 agosto sta cercando soluzioni che possano aumentare la liquidità del Minnesota in modo tale da uscire dalla situazione di "Shut Down". Il 1º agosto 2011 Il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama afferma con un comunicato delle 20.40 che i leader dei partiti in entrambe le camere hanno raggiunto l'accordo per scansare il rischio default. L'accordo prevede un aumento del tetto massimo del debito pubblico pari a una cifra che nei mesi seguenti potrà raggiungere i 2.500 miliardi di dollari, e tagli alla spesa pubblica per somme equivalenti ai sopracitati aumenti della soglia di indebitamento.[9] Il 6 agosto 2011, l'agenzia di Rating Standard & Poor's annuncia il taglio della valutazione sul debito USA da AAA ad AA+, con possibilità di altri tagli nei mesi a seguire. È il primo caso di taglio del rating del debito USA nella Storia.[10].

Il debito pubblico in Italia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Economia d'Italia#Origine ed evoluzione del debito pubblico.

La spesa per gli interessi corrisposti ai detentori delle obbligazioni statali è detta "servizio del debito" e costa all'Italia circa 80 miliardi di euro annui.[11]. La spesa per interessi per il 2012 è pari a circa 86 miliardi di euro[12].

Il debito pubblico è quindi pari al valore nominale di tutte le passività lorde consolidate delle amministrazioni pubbliche (amministrazioni centrali, enti locali e istituti previdenziali pubblici). Il debito è costituito da biglietti, monete e depositi, titoli diversi dalle azioni, esclusi gli strumenti finanziari derivati, e prestiti.

Andamento del debito negli ultimi anni confrontato con il PIL (in milioni di €)[13],[14]:

Anno Debito PIL  % sul PIL
2005 1.512.779 1.429.479 105,83%
2006 1.582.009 1.485.377 106,51%
2007 1.602.115 1.546.177 103,60%
2008 1.666.603 1.567.761 106,30%
2009 1.763.864 1.519.702 116,10%
2010 1.843.015 1.548.816 119,00%
2011 1.897.900 1.580.220 120,10%
2012 1.988.363 1.565.000[15] 127,00%
2013 2.067.500 1.559.200[16] 132,60%
Anno Mese Debito
2011 Gennaio 1.879.926
2011 Febbraio 1.875.965
2011 Marzo 1.868.265
2011 Aprile 1.890.622
2011 Maggio 1.897.472
2011 Giugno 1.909.919
2011 Luglio 1.911.807
2011 Agosto 1.899.553
2011 Settembre 1.883.749
2011 Ottobre 1.909.192
2011 Novembre 1.905.012
2011 Dicembre 1.897.900
Anno Mese Debito
2012 Gennaio 1.935.800[17][18]
2012 Febbraio 1.928.211[19][20]
2012 Marzo 1.946.083[21][22]
2012 Aprile 1.949.242[23]
2012 Maggio 1.966.303[24]
2012 Giugno 1.972.900[25]
2012 Luglio 1.977.494[26]
2012 Agosto 1.975.631[26]
2012 Settembre 1.995.100[27][28]
2012 Ottobre 2.014.000[29]
2012 Novembre 2.020.700[30]
2012 Dicembre 1.988.363[31]
Anno Mese Debito
2013 Gennaio 2.022.700[32]
2013 Febbraio 2.017.600[33]
2013 Marzo 2.034.750
2013 Aprile 2.041.300[34]
2013 Maggio 2.074.600[35]
2013 Giugno 2.075.100[36][37]
2013 Luglio 2.072.863[38]
2013 Agosto 2.060.000[39]
2013 Settembre 2.068.565[40]
2013 Ottobre 2.085.321[41]
2013 Novembre 2.104.069[42]
2013 Dicembre 2.067.500[43]
Anno Mese Debito
2014 Gennaio 2.089.500[44]
2014 Febbraio 2.107.200
2014 Marzo 2.120.000[45]
2014 Aprile 2.146.400
2014 Maggio 2.166.300
2014 Giugno 2.168.400[46]
2014 Luglio 2.168.600[47]
2014 Agosto 2.148.400[48]
2014 Settembre 2.134.000[49]
2014 Ottobre 2.157.500[50]

Composizione del debito negli ultimi anni.

Anno Debito Titoli Stato Diversi
2005 1.512.779 1.213.031 299.748
2006 1.582.009 1.256.946 325.063
2007 1.598.975 1.288.578 310.397
2008 1.663.353 1.356.298 307.055
2009 1.761.191 1.446.133 315.058

Può essere interessante osservare sia la crescita negli anni dei Titoli di Stato sia l'allungamento della loro durata. (miliardi di Lire, l'ammontare è indicato in Lire anche per gli anni in cui è entrato in vigore l'Euro)

Anno Debito Vita Media
1982 232.328 1,13
1983 314.652 1,56
1984 391.603 2,58
1985 504.371 3,54
1986 604.211 3,88
1987 697.292 3,64
1988 805.505 3,09
1989 917.649 2,55
1990 1.043.248 2,57
1991 1.180.600 2,96
1992 1.332.932 2,96
1993 1.528.561 3,33
1994 1.781.074 4,69
1995 1.912.967 4,53
1996 2.016.967 4,49
1997 2.054.070 4,74
1998 2.107.753 5,15
1999 2.133.866 5,63
2000 2.158.084 5,73
2001 2.217.298 5,87
2002 2.213.033 5,56
2003 2.240.605 6,05
2004 2.293.016 6,43
2005 2.348.757 6,56
2006 2.433.788 6,77
2007 2.495.034 6,85
2008 2.625.984 6,82
2009 2.800.105 7,07

Oltre al forte indebitamento dello Stato, il 2010 ha segnato i massimi storici per l'indebitamento degli enti locali (Comuni e Province), con un debito pro-capite di 1300 euro pari al 3,9% del PIL. Gli enti locali sono ammessi alla rinegoziazione dei debiti (legge n. 539 del '95, art. 5). Restano invece esclusi dai benefici della Bersani-bis e del Decreto fiscale del luglio 2009, limitati alle persone fisiche e ai mutui per la prima casa: anticipate estinzioni senza penali, surroga a costi zero, e relative penali per le banche che ostacolano l'esercizio di tale diritto.

I titoli di stato sono oggetto di giudizio da parte delle agenzie di rating. l'Italia è stata declassata nell'ottobre 2006 perdendo la sua doppia AA dall'agenzia di rating Standard&Poor’s che ha abbassato la sua valutazione da AA- ad A+.[51],[52]. Dopo quattro anni e mezzo di tregua, nel maggio 2011, il rating italiano torna sotto la lente delle agenzie: Standard & Poor's modifica le prospettive della A+ da stabili a negative. Infine, nel settembre 2011 Standard & Poor's taglia il rating dell'Italia da A+ ad A. in vista di una nuova emissione di BOT e CCT.

La struttura del debito pubblico in Italia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Economia italiana.

Il debito pubblico italiano, pari a 1.843.015 milioni di euro nel 2010 (superando i 2.000 miliardi all'inizio del 2013), era composto nel 2010 per oltre tre quarti da passività a medio lungo termine (1.418.737 milioni), quasi completamente a tasso fisso. La vita residua media del debito pubblico italiano è di 7,8 anni. Inoltre, il 46,15% del debito pubblico è detenuto dalla Banca d'Italia o da istituzioni finanziarie italiane. Il 9,58% è posseduto da altri residenti, mentre il restante 44,27% è allocato all'estero[53]. Tuttavia la parte di debito allocato all'estero è in costante, anche se lenta, crescita.

L'introduzione in Costituzione, su richiesta europea, dell'obbligo del pareggio del bilancio statale, contribuirà nel tempo alla riduzione del debito pubblico italiano, anche se nei primi mesi del 2013 è salito continuamente di entità per il costante peso degli interessi sul debito. Del resto anche il pareggio di bilancio, che solo potrebbe fermare la crescita del debito pubblico, non è ancora attuato.

Il debito pubblico in Svizzera[modifica | modifica wikitesto]

In quanto stato federale, la Svizzera conosce tre livelli di indebitamento pubblico: federale, cantonale e comunale. Per "debito pubblico" si intende quindi la somma dei debiti dell'amministrazione federale, dei 26 cantoni e dei 2596 comuni.[54]

Cenno storico[modifica | modifica wikitesto]

Debito pubblico svizzero (Confederazione, cantoni e comuni) in rapporto al PIL dal 1950 al 2010.

Nel 1945 l’economia svizzera si trovava in una condizione invidiabile: non aveva subito devastazioni, aveva un apparato industriale intatto e disponeva (unico paese insieme con gli Stati Uniti) di una valuta stabile e liberamente convertibile. Il conflitto mondiale, tuttavia, aveva privato la Svizzera dei suoi tradizionali mercati esteri e il clima d’assedio (soprattutto dopo la capitolazione della Francia nel 1940) aveva duramente condizionato anche l’economia elvetica, quasi impossibilitata a commerciare con il campo degli Alleati. Nel 1945 il debito pubblico elvetico sfiorava il 75% del PIL.

Fortunatamente gli anni che seguirono (dal 1946 fino al 1973) furono caratterizzati da alti tassi di crescita economica in tutto il continente e il debito pubblico venne ridotto, entro il 1972, al 33% del PIL svizzero. In seguito alla crisi petrolifera, il debito ricominciò a crescere sino al 45% del PIL. Negli anni seguenti l'economia elvetica ha conosciuto un nuovo ciclo favorevole, trainata soprattutto dal settore dei servizi (i cui addetti sono passati dal 36,9% della popolazione attiva nel 1950 al 53,4% del 1980). La crescita economica e l'incremento del PIL hanno permesso di riportare il debito pubblico al 32% del PIL nel 1990.[55]

Il freno all'indebitamento nella Confederazione elvetica[modifica | modifica wikitesto]

La sede della Banca Nazionale Svizzera a Berna sulla Piazza federale. La BNS emette le obbligazioni della Confederazione e i prestiti, ne regola i pagamenti, consiglia il DFF e investe temporaneamente gli averi della Confederazione.[56].

Negli anni novanta il debito pubblico svizzero ha ricominciato a salire. Nel 1990 rappresentava il 29,9% del PIL, nel 2000 il 49,9% e nel 2004 il 53%. In termini assoluti, nel 2004 il debito pubblico svizzero (suddiviso fra Confederazione, Cantoni e Comuni) era pari a 239 miliardi di franchi svizzeri (159 miliardi di euro), di cui 130 imputabili alla Confederazione. Il "servizio del debito" costava annualmente alle casse pubbliche elvetiche 7 miliardi di franchi (4,6 miliardi di Euro). Tra i fattori che hanno portato all'aumento del debito pubblico elvetico, il Dipartimento federale delle finanze (DFF) cita i deficit dei conti finanziari (durante la lunga crisi degli anni novanta), ma anche il risanamento (con la trasformazione in aziende pubbliche) de La Posta Svizzera (conclusosi il 1º gennaio del 1998) e delle Ferrovie Federali Svizzere (ultimato il 1º gennaio del 1999), nonché il necessario risanamento delle casse pensioni dei dipendenti di FFS, Posta e Confederazione.[57].

Nel 2001 il parlamento, visto il messaggio del Consiglio Federale del 5 giugno 2000, ha approvato il decreto federale sul freno all'indebitamento[58] (sottoposto a referendum obbligatorio in quanto modifica costituzionale). Il 2 dicembre del 2001, in seguito alla votazione popolare, è stato approvato dall'84,7% dei votanti e da tutti i cantoni[59]. Il meccanismo, adottato a livello federale, è basato sull'accantonamento delle eccedenze negli anni di alta congiuntura, in modo da finanziare spese pubbliche straordinarie nei momenti di crisi.[60] Questo meccanismo ha permesso alla Confederazione, per esempio, di accumulare eccedenze fra il 2001 e il 2008 (anno in cui l'economia svizzera è cresciuta del 3,3%) e di varare spese straordinarie per far fronte alla crisi economica del 2008-2010 (quando sono stati spesi, fra il gennaio 2009 e il gennaio 2010, 2,2 miliardi di franchi supplementari per rilanciare l'economia e mantenere elevata la spesa nella ricerca e sviluppo).[61]

Con il referendum del 2 dicembre 2001 venne quindi introdotto nella Costituzione svizzera un nuovo articolo, l'Art. 126, che nel dettaglio prevedeva:

  1. La Confederazione equilibra a lungo termine le sue uscite ed entrate.
  2. L'importo massimo delle uscite totali da stanziare nel preventivo dipende dalle entrate totali stimate, tenuto conto della situazione economica.
  3. In caso di fabbisogno finanziario eccezionale l'importo massimo di cui al capoverso 2 può essere aumentato adeguatamente. L'Assemblea federale decide in merito all’aumento conformemente all’articolo 159 capoverso 3 lettera c.
  4. Se le uscite totali risultanti dal conto di Stato superano l’importo massimo di cui ai capoversi 2 o 3, le uscite che eccedono tale importo sono da compensare negli anni successivi.
  5. La legge disciplina i particolari[62],[63],[64].

A partire dal 2005 il debito pubblico svizzero è stato ridotto grazie agli sforzi congiunti di Confederazione, Cantoni e Comuni. Nel 2005 il debito ha toccato il suo massimo: 244 miliardi di franchi, pari al 52,6% del PIL. Nel 2006 è sceso a 231,3 miliardi (47,2%), nel 2007 a 226,9 (43,6%), nel 2008 a 223,7 miliardi (41,3%) nel 2009 a 208,9 miliardi (38,8%).[54] Nel 2010, mentre l'economia svizzera era in ripresa dopo la crisi, vi è stata un'ulteriore riduzione del debito pubblico a 199,5 miliardi, pari al 38,2% del PIL[65]. Il "freno all'indebitamento" si è quindi dimostrato un meccanismo efficace per scongiurare l'indebitamento eccessivo (in cinque anni il debito pubblico è stato ridotto del 20%), ma sufficientemente elastico per garantire - in casi eccezionali - una spesa pubblica elevata.[66]

Il debito pubblico del Canton Ticino
Un Franco ticinese del 1815: la moneta circolò dal 1803 al 1848.
All’interno del debito pubblico svizzero si possono distinguere i debiti delle 26 amministrazioni cantonali. Nel 2011 il debito pubblico del Canton Ticino era pari a 1,3 miliardi di franchi[67] (circa 4.049 franchi procapite).[67] Stimato attorno ai 12 miliardi di franchi il Prodotto interno lordo ticinese nello stesso anno,[68] il debito pubblico cantonale risultava essere pari, nel 2011, al 10,8% del PIL.

Andamento del debito pubblico svizzero negli ultimi anni confrontato con il PIL (in milioni di franchi):

Anno Debito[69] PIL[70]  % sul PIL
2005 244.000 463.799 52,6%
2006 231.300 490.544 47,2%
2007 226.900 521.100 43,6%
2008 223.700 544.195 41,3%
2009 208.900 535.282 38,8%
2010 199.500 546.244 38,2%

Il debito pubblico in Germania[modifica | modifica wikitesto]

Il debito pubblico della Germania, dice Raffelhuschen, è il più alto d'Europa: 2080 miliardi, nel 2010, secondo Eurostat[71], pari all’83,2% del prodotto interno lordo ed è stato artificialmente sgonfiato non computando le spese pubbliche delle pensioni e dei servizi sociali[72].

Il debito pubblico in Cina[modifica | modifica wikitesto]

Il debito delle amministrazioni provinciali cinesi ammonterebbe a 2.300 miliardi di dollari, nel 2010, al terzo posto dopo gli Stati Uniti e il Giappone.[73].

Il debito pubblico in Giappone[modifica | modifica wikitesto]

Il debito pubblico del Giappone è previsto in crescita fino a un nuovo livello record di 13.500 miliardi di dollari, a causa degli sforzi per la ricostruzione post-terremoto. Il debito pubblico del Giappone è già il più alto del mondo, a circa il 200% del Pil. Il debito è previsto in crescita a 13.500 miliardi di dollari alla fine dell'esercizio 2011-12 che si chiuderà a marzo.

Il debito pubblico in Argentina[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Crisi economica argentina.

L'Argentina, a seguito dell'impugnazione del suo debito, ha istituito una particolare modalità di finanziamento del debito pubblico, con la quale emette dei titoli di debito più complessi dei tradizionali bond. Si tratta di warrant, che pagano l'interesse soltanto se la crescita del PIL misurata a fine anno (e non quella prevista) supera il 4.2%: il capitale, come per i normali titoli di Stato, è garantito al 100%, mentre non lo è la quota interessi ma questo impegno vale solo nella misura in cui lo Stato, come appunto fece la stessa Argentina, non dichiara default (cessazione dei pagamenti). In questo modo l'andamento del debito pubblico è legato alla crescita della ricchezza reale della nazione e si dovrebbe evitare quanto accadeva in passato, quando lo Stato doveva contrarre debiti non per poter effettuare investimenti produttivi che avrebbero arricchito il Paese, ma per ripagare i detentori di titoli quando le tasse sul reddito prodotto da cittadini e imprese non fornivano un gettito sufficiente allo scopo.

Si deve anche considerare che troppo spesso i finanziamenti produttivi, ovvero destinati agli investimenti e allo sviluppo, sono stati dirottati verso la copertura del deficit pubblico stesso, inteso come spesa corrente dello Stato, innescando un circolo vizioso. L'Argentina a tutt'oggi mantiene lo status di default, è stata estromessa dai mercati finanziari internazionali, è stata condannata per comportamento doloso, avendo occultato le sue riserve prima di dichiarare default (essa mantiene oltre 150 miliardi di dollari all'estero).

Recentemente l'Argentina ha dichiarato un altro default sui titoli INDEC di cui sopra tramite un'abile manipolazione dell'indice di riferimento dei prezzi su cui sono calcolate le cedole: così il paese è riuscito a pagare lo 0,5% sui titoli, un rendimento di fatto negativo che riduce in pratica il capitale investito dai risparmiatori.

Crisi del debito degli Stati sovrani dell'eurozona[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Crisi economica del 2008-2014.

Tra il 2010 e il 2011 nell'ambito della Crisi economica del 2008-2013 si è conosciuto l'allargamento della crisi ai debiti sovrani e alle finanze pubbliche di molti paesi (in larga misura gravati dalle spese affrontate nel sostegno ai sistemi bancari, senza penalizzarli per esser stati una delle maggiori cause della crisi), soprattutto dell'eurozona, che in alcuni casi hanno evitato l'insolvenza sovrana (Portogallo, Irlanda, Grecia, Cipro), grazie all'erogazione di ingenti prestiti (da parte di FMI e soprattutto UE), denominati "piani di salvataggio", volti a scongiurare possibili default e alla realizzazione nell'Unione Europea del cosiddetto fondo salva-stati.

Si noti che i salvataggi degli Stati in difficoltà non sono stati generosi regali, ma hanno comportato severissime misure di fiscalità e riduzioni di spese interne in corrispettivo della concessione dei prestiti, prestiti che pure sono stati comunque concessi a tassi elevati e non a costi simbolici. Solo la Slovenia ha rifiutato i prestiti per l'eccessività delle condizioni imposte ed è riuscita a risolvere internamente il problema. Ma il problema sembra porsi anche per altri Stati, come la Polonia e l'Ungheria, senza esser ancora del tutto risolto per la Spagna e l'Italia, la quale del resto è riuscita a risolvere al proprio interno il problema (come dopo essa la Slovenia), senza prestiti esteri, ottenendo anzi a fine maggio 2013 il riconoscimento della propria correttezza nei conti pubblici con la chiusura della procedura di infrazione UE per deficit eccessivo, in sospeso restando il problema della riduzione dell'eccessiva entità del debito pubblico italiano, rinviato al prossimo futuro.

I derivati dello Stato italiano[modifica | modifica wikitesto]

La gestione del debito pubblico può esser influenzata dall'utilizzo di strumenti finanziari derivati. A fronte di tal possibilità vi sono le regole contabili dell' ESA ed altre disposizioni regolamentari volte ad evitare che i derivati incidano sulla procedura per deficit eccessivo prevista dal Trattato di Maastricht. In ogni caso, numerose preoccupazioni assistono l'operatività in derivati che gli Stati sovrani pongono in essere nei mercati over the counter.[74]

La stampa specializzata ha sollevato tale questione[75], cui ha prontamente risposto il Ministero dell'economia e delle finanze[76].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ OBBLIGAZIONI DEGLI ENTI LOCALI
  2. ^ Is high public debt harmful for economic growth? , Ugo Panissa|Andrea Presbitero, 22 April 2012.
  3. ^ Debito pubblico del mondo.
  4. ^ Oro e debito pubblico USA ai massimi storici. Attilio Folliero e Cecilia Laya. UCV. 01/03/2011
  5. ^ Passato, presente e futuro del debito pubblico degli USA Attilio Folliero e Cecilia Laya. 20 ottobre 2010].
  6. ^ paragrafo Il debito pubblico USA a lungo termine
  7. ^ Debito americano: solo un giorno per trovare l’intesa. La Stampa. Economia. 24 luglio 2011.
  8. ^ default per il Minnesota, cade una stella dell'american dream. Corriere. Esteri. 13 luglio 2011.
  9. ^ Debito Usa, Obama annuncia: C'è l'accordo, aumento del tetto e tagli, no a nuove tasse. Repubblica. Crisi. 1 agosto 2011.
  10. ^ Debito Usa, S&P abbassa il rating. Obama: Far tornare la gente al lavoro. Repubblica. Economia. 6 agosto 2011.
  11. ^ Banca d'Italia, Bollettino Economico n. 68, Aprile 2012, pag. 40.
  12. ^ Banca d'Italia, Bollettino Economico n. 70, Ottobre 2012, pag. 39.
  13. ^ Andamento del debito pubblico italiano presso il sito del Ministero del Tesoro. Dipartimento del Tesoro. Debito pubblico.
  14. ^ Andamento del debito pubblico in Italia. Detto in breve.
  15. ^ Corriere della Sera del 1.03.2013
  16. ^ Istat: debito record al 132,6% nel 2013, deficit al 3% - Il Sole 24 ORE
  17. ^ "Bankitalia, vola il debito pubblico"
  18. ^ "Debito pubblico record: a gennaio vola a 1.935,8 mld "
  19. ^ "Bankitalia: debito pubblico in calo a febbraio"
  20. ^ "Bankitalia: cala a febbraio il debito pubblico"
  21. ^ Bankitalia, vola il debito pubblico a marzo raggiunta quota 1.946 miliardi
  22. ^ Bankitalia: nuovo record per il debito pubblico italiano, a marzo superati 1.946 miliardi di euro
  23. ^ Debito pubblico oltre i 1.966 miliardi Ma le esportazioni ripartono: + 4,8%
  24. ^ Bankitalia, nuovo record di debito pubblico E salgono anche le entrate tributarie
  25. ^ Debito pubblico record 1.972 miliardi Vanificati l'effetto Imu e l'aumento delle accise
  26. ^ a b Bankitalia: nei primi otto mesi del 2012 entrate in aumento del 2,8%. Debito in lieve calo ad agosto - Il Sole 24 ORE
  27. ^ Debito pubblico al massimo storico: si sfiora quota duemila miliardi
  28. ^ Debito pubblico a 1.995 miliardi Nuovo record storico per l'Italia
  29. ^ Bankitalia, a ottobre debito sopra i 2mila miliardi: è record. Inutile la crescita delle entrate tributarie - Il Sole 24 ORE
  30. ^ Il debito pubblico segna un nuovo record - IlGiornale.it
  31. ^ Economia. Bankitalia: Debito pubblico cala a 1.988 mld a fine 2012 - LaPresse
  32. ^ "Cresce ancora il debito pubblico"
  33. ^ :[1]
  34. ^ :[2]
  35. ^ :[3]
  36. ^ Il Sole 24 ore del 22.7.2013
  37. ^ Il Sole 24 ore del 12.8.2013
  38. ^ :Bankitalia: debito pubblico in calo - Economia - Tgcom24
  39. ^ :Ad agosto cala il debito pubblico - Tgcom24
  40. ^ :[4]
  41. ^ :Bankitalia: aumenta debito pubblico
  42. ^ : [finanza.lastampa.it/Notizie/0,585988/Banca_d_Italia_cresce_ancora_il_debito_pubblico_.aspx]
  43. ^ : [5]
  44. ^ Bankitalia: a gennaio nuovo aumento del debito pubblico - Il Sole 24 ORE
  45. ^ La Stampa - Nuovo record per il debito pubblico Sfondata quota 2.120 miliardi di euro
  46. ^ Debito pubblico a 2.168 miliardi. Entrate tributarie giù del 7,7% - Il Sole 24 ORE
  47. ^ [6]
  48. ^ [7]
  49. ^ [8]
  50. ^ [9]
  51. ^ Conti pubblici.Riccardo Faini. Lavoce.info.
  52. ^ Fitch taglia rating. Repubblica. Economia. 2006.
  53. ^ Banca d'Italia, Finanza pubblica, fabbisogno e debito - Maggio 2011
  54. ^ a b Evoluzione del debito delle amministrazioni pubbliche. Svizzera. 4 aprile 2011.
  55. ^ Martin Kuder, La grande crescita, Lugano, 2010, p. 36.
  56. ^ Banca di fiducia della Confederazione. SNB. Portrait.
  57. ^ www.swissinfo.ch Il peso degli anni '90 sul debito pubblico. Swissinfo. Information. 23 agosto 2006.
  58. ^ Cronologia del decreto federale sul freno all'indebitamento.
  59. ^ Decreto federale sul freno all'indebitamento. Confederazione Svizzera. Attualità. 2 dicembre 2001.
  60. ^ Debito pubblico: la Svizzera in controtendenza. Swissinfo. Politica. 5 luglio 2010.
  61. ^ Misure di stabilizzazione. Situazione economica. Confederazione Svizzera. Segretariato di stato per l'economia. 14 settembre 2010.
  62. ^ Documentazione del Dipartimento Federale delle Finanze (DDF), Freno all'indebitamento, Gazzetta ufficiale, settembre 2001.
  63. ^ Messaggio concernente la norma complementare al freno all'indebitamento. 19 settembre 2008. Consiglio Federale Svizzero.
  64. ^ Freno all'indebitamento, Confederazione Svizzera. 13 dicembre 2011.
  65. ^ (EN) Country Comparison: Public debt. World Factbook. CIA. 2011.
  66. ^ La riduzione del debito quale segno di una politica finanziaria responsabile. Confederazione Svizzera. Documentazione. 2010.
  67. ^ a b Ufficio cantonale di statistica
  68. ^ Svizzeralogistica
  69. ^ cfr nota 13, in milioni di franchi svizzeri e, per il 2010,
  70. ^ Gross domestic product. OECD.
  71. ^ Germania batte Italia. Nel debito pubblico. Il Sole 24ore. Commenti. 27 aprile 2011.
  72. ^ Debito pubblico tedesco: adesso tutti vedono i trucchi. 22 dicembre 2011.
  73. ^ Considerazioni sul debito pubblico cinese. 18 settembre 2011.
  74. ^ Cfr. Lemma, The Derivatives of Italy, in Law and economics yearly review, 2013, p. 480 ss.
  75. ^ Cfr. DINMORE, Italy faces restructured derivatives hit, in Ft.com, June 26, 2013 
  76. ^ Cfr. Press Release no. 103 of June 26, 2013 a cura del Ministero dell'Economia e delle Finanze.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Arnaldo Mauri (2005), La tutela del risparmio dopo i casi Argentina e Parmalat, Working Paper n. 8/2005, Dipartimento di Scienze Economiche, Aziendali e Statistiche, Università degli Studi di Milano.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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