Banca d'Italia

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La Banca d'Italia è la banca centrale della Repubblica Italiana. Dal 1998 è parte integrante del sistema europeo delle banche centrali (SEBC). Il suo nome viene talvolta informalmente abbreviato in Bankitalia.

Logo della Banca d'Italia

La Banca d'Italia è un istituto di diritto pubblico come stabilito dalla legge bancaria del 1936, ribadita anche da una sentenza della Corte Suprema di Cassazione [1]

Le quote di partecipazione al suo capitale sono per il 94,33% di proprietà di banche private e assicurazioni, per il 5,67% di enti pubblici (INPS e INAIL)[2].

La sede centrale della Banca d'Italia è nel Palazzo Koch a Roma. Ha sedi e succursali in tutta Italia.

Il governatore della Banca d'Italia è Mario Draghi.

Indice

[modifica] Storia

Palazzo Koch. La sede centrale di via Nazionale, Roma
Palazzo della Banca d'Italia, a Firenze costruito quando era Capitale.

La Banca d'Italia viene istituita con la legge n. 449 del 10 agosto 1893, dalla fusione di quattro banche: la Banca Nazionale del Regno d'Italia (già Banca Nazionale degli Stati Sardi), la Banca Nazionale Toscana, la Banca Toscana di Credito per le Industrie e il Commercio d'Italia e dalla liquidazione della Banca Romana in seguito al c.d. scandalo della Banca Romana.

Con una serie complessa di fusioni fra queste banche, si forma quella che diventerà l'attuale Banca d'Italia. Artefici dell'operazione sono alcune famiglie di banchieri, soci storici: Bombrini, Diavolo, Bastogi, Balduino.

La moneta del Regno aveva pochissime riserve auree[senza fonte]; con l'annessione del sud avrebbe ricostituito una massa di riserve tale da poter emettere molta nuova moneta, con la politica di non tenere una piena convertibilità fra l'oro e la moneta dello stato piemontese[senza fonte]. Infatti, il Banco di Napoli e il Banco delle due Sicilie disponevano di una quantità ingente di riserve auree da incamerare[senza fonte].

Nel 1926 la Banca d'Italia ottiene l'esclusiva sull'emissione della moneta (viene così abrogato il Regio Decreto del 28 aprile 1910, n. 204, che aveva confermato la prerogativa anche al Banco di Napoli ed al Banco di Sicilia).

Nel 1928 la Banca viene riorganizzata. Al Direttore Generale viene affiancato un Governatore, dotato di poteri maggiori.

La Banca d'Italia nasce 1936. In quell'anno viene convertita in Istituto di diritto pubblico dall'articolo 3 della legge bancaria del 1936 (ovvero il regio decreto-legge 12 marzo 1936, n. 375, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 marzo 1938, n. 141, e successive modificazioni e integrazioni). Le viene assegnato il compito di vigilare sulle banche italiane e ottiene la conferma del potere di emissione della moneta.

Nel 1948 viene conferito al Governatore il compito di regolare l'offerta di moneta e decidere il tasso di sconto, in base al D.P.R. n. 482 del 19 aprile (articolo 25, comma 4).

Una legge del 1992 (la n.82 del 7 febbraio), proposta dall'allora Ministro del Tesoro Guido Carli, chiarisce che la decisione sul tasso di sconto è di competenza esclusiva del Governatore e non deve essere più concordata di concerto con il Ministro del Tesoro (il precedente decreto del Presidente della Repubblica, viene modificato in relazione alla nuova legge con il DPR del 18 luglio).

Il 13 giugno 1999 il senato della Repubblica, nel corso della XIII Legislatura discute il disegno di legge N. 4083 “Norme sulla proprietà della Banca d'Italia e sui criteri di nomina del Consiglio superiore della Banca d'Italia”. Tale disegno di legge vorrebbe far acquisire dallo stato tutte le azioni dell'istituto, ma non viene mai approvato.

Il 4 gennaio 2004 il numero 1 di "Famiglia Cristiana" riporta, per la prima volta nella storia, l'elenco dei partecipanti al capitale della Banca d'Italia con le relative quote. La fonte è un dossier di Ricerche & Studi di Mediobanca, diretta dal ricercatore Fulvio Coltorti, il quale, indagando a ritroso sui bilanci di banche, assicurazioni ed enti, ed annotando mano a mano le quote che segnalavano una partecipazione al capitale della Banca d'Italia è riuscito a ricostruire gran parte dell'elenco dei partecipanti della massima istituzione finanziaria italiana.

Il 20 settembre 2005 l'elenco degli azionisti viene reso ufficialmente disponibile da Bankitalia; fino a questo momento era da considerarsi riservato.

Il 19 dicembre 2005, dopo intense campagne di stampa e critiche al suo operato nell'ambito dello scandalo di Bancopoli, il governatore Antonio Fazio si dimette. Pochi giorni dopo, viene nominato al suo posto Mario Draghi, che si insedierà il 16 gennaio 2006.

La legge 262 del 28 dicembre 2005, nell'ambito di varie misure a tutela del risparmio, introduce per la prima volta un termine al mandato del governatore e dei membri del direttorio, e dispone che entro il 2008 le quote di partecipazione al capitale della Banca d'Italia attualmente in mano a imprese private passino allo Stato.[3]

In base a tale legge, Draghi sarà il primo governatore ad avere un mandato a termine di sei anni, rinnovabile una sola volta.

Con D.P.R. del 12 dicembre 2006, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 291 del 15 dicembre, viene cambiato l'articolo 3 dello Statuto dell'istituto che così recitava: «In ogni caso dovrà essere assicurata la permanenza della partecipazione maggioritaria al capitale della Banca da parte di enti pubblici o di società la cui maggioranza delle azioni con diritto di voto sia posseduta da enti pubblici».[4]. Il decreto è firmato dal presidente del Consiglio Romano Prodi, dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e dal ministro dell'Economia Tommaso Padoa Schioppa.

Con questa modifica è stato eliminato l'ultima norma che prevedeva la presenza dello stato in Bankitalia, pur non essendo mai stata fatta rispettare da nessun governo.

Il 28 novembre l'Assemblea straordinaria dei partecipanti al capitale della Banca d'Italia approva il nuovo statuto. Il nuovo articolo abroga il vincolo del controllo pubblico di Banca d'Italia, e dei soggetti che possono possedere delle quote, la cui titolarità resta disciplinata dalla legge. Non sono in vigore norme che disciplinano i soggetti ammessi alla partecipazione del capitale.

Il 28 dicembre 2005 viene pubblicata nella gazzetta ufficiale la legge n. 262 atta a ritrasferire, entro il 12 gennaio 2009, le quote di partecipazione di Bankitalia attualmente in mano a imprese private, allo Stato ed agli enti pubblici [5]. La legge stabiliva che la mano pubblica avrebbe dovuto assumere il controllo entro il terzo anno dalla data di approvazione del testo.

La normativa non prevede sanzioni, non indica una data precisa e un carattere perentorio di questa scadenza: in base a tali elementi la normativa potrebbe essere interpretata come un contenuto meramente ordinatorio, non perentorio, e rinviabile indefinitamente nel tempo.

Diversi istituti di credito propendono per un'altra soluzione, ossia il riacquisto da parte di Banca d'Italia delle quote di partecipazione dalle altre banche.

[modifica] Organi e azionisti dell'istituto

[modifica] Compiti e poteri dei diversi stakeholder

L'assemblea dei partecipanti:

  • elegge, presso ciascuna delle 13 Sede regionali (con l'eccezione della sede di Livorno) i componenti del Consiglio Superiore della Banca d'Italia;
  • approva il bilancio dell'istituto;
  • non interviene in alcun modo nella nomina del Governatore e dei membri del Direttorio;
  • elegge i sindaci.

Il Consiglio Superiore:

Le attività di vigilanza sono competenza decisionale del Governatore e del Direttorio.

Le attività di regolazione dell'offerta di moneta sono competenza decisionale del Governatore che le esprime nell'ambito del Consiglio Direttivo della Banca Centrale Europea.

[modifica] Direttori generali (1893 - 1928)

[modifica] Governatori (dal 1928)

[modifica] I membri del consiglio superiore

Il consiglio superiore della Banca d'Italia è formato da 13 membri, ciascuno eletto presso ogni sede (con l'eccezione di Livorno e Firenze, che eleggono insieme un solo consigliere):

  • Stefano Possati (Presidente Marposs), Bologna
  • Nicolò Scavone (Ingegnere), Palermo
  • Giordano Zucchi (Industriale Tessile), Milano
  • Paolo De Feo (Imprenditore Ipm Group), Napoli
  • PASSERIN d'ENTREVES dott. Lodovico, TORINO
  • Paolo Blasi (Docente di Fisica), Firenze e Livorno
  • Giampaolo de Ferra (Avvocato), Trieste
  • Paolo Laterza (Editore), Bari
  • Rinaldo Marsano (Imprenditore), Genova
  • Cesare Mirabelli (Presidente emerito corte costituzionale), Roma
  • Giovanni Montanari (Armatore), Ancona
  • Gavino Pirri (Tributarista), Cagliari
  • Ignazio Musu (Docente di economia politica), Venezia

I membri del consiglio durano in carica cinque anni e sono rieleggibili non più di due volte.

[modifica] I partecipanti al capitale della Banca d'Italia

Lo statuto della Banca Centrale all'articolo 3 specifica le tipologie giuridiche dei soggetti che possono detenere quote del capitale sociale. Prima della revisione del 12 dicembre 2006, lo stesso articolo indicava che il pacchetto di controllo deve essere detenuto da soggetti pubblici.
La legge 28 dicembre 2005, n. 262 ("Disposizioni per la tutela del risparmio e la disciplina dei mercati finanziari") prevedeva all'articolo 19, comma 10:

10. Con regolamento da adottare ai sensi dell’articolo 17 della legge 23 agosto 1988, n. 400, è ridefinito l’assetto proprietario della Banca d’Italia, e sono disciplinate le modalità di trasferimento, entro tre anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, delle quote di partecipazione al capitale della Banca d’Italia in possesso di soggetti diversi dallo Stato o da altri enti pubblici.

La distribuzione delle quote è rimasta sostanzialmente invariata dal 1948 ad oggi, e gli unici cambiamenti sono stati dovuti alle acquisizioni e fusioni bancarie avvenute nel frattempo. Al 31 gennaio 2008 l'elenco dei principali partecipanti, indicato sul sito, è il seguente:

Partecipante Quote Voti
Intesa Sanpaolo S.p.A. 30,3% 50
UniCredito Italiano S.p.A. 22,1% 50
Assicurazioni Generali S.p.A. 6,3% 42
Cassa di Risparmio in Bologna S.p.A. 6,2% 41
INPS 5,0% 34
Banca Carige S.p.A. 4,0% 27
Banca Nazionale del Lavoro S.p.A. 2,8% 21
Banca Monte dei Paschi di Siena S.p.A. 2,5% 19
Cassa di Risparmio di Biella e Vercelli S.p.A. 2,1% 16
Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza S.p.A. 2,0% 16

L'elenco dettagliato si trova sul sito web della Banca d'Italia[6]. Si può vedere come il numero di voti non sia proporzionale al capitale detenuto, per evitare sia eccessive frammentazioni che eccessive concentrazioni nell'esercizio del diritto di voto. In particolare, è previsto un voto ogni 100 quote fino alle 500 quote possedute, e poi un voto ogni 500 quote detenute in più delle 500. Nessun partecipante può disporre di più di 50 voti, né può rappresentare più di 2 partecipanti.

[modifica] Capitale sociale e utili distribuiti

Il capitale sociale della Banca ammonta a 156.000 euro, versati nel 1936. Secondo l'articolo 3 dello statuto il capitale sociale "è suddiviso in quote di partecipazione nominative di 0,52 euro ciascuna, la cui titolarità è disciplinata dalla legge". Le quote di partecipazione sono costituite da certificati nominativi (articolo 4).

Ai partecipanti al capitale sono distribuiti dividendi per un importo fino al 6% del capitale stesso [7]e, su approvazione del Consiglio Superiore, un ulteriore 4%[8] del valore nominale del capitale (articolo 39), cui si aggiunge "una somma non superiore al 4% dell'importo delle riserve" quali risultano dal bilancio dell'anno precedente prelevata dai frutti annualmente percepiti sugli investimenti delle riserve[9], sempre su approvazione del Consiglio superiore (articolo 40). Gli utili netti vengono per il resto distribuiti come segue.

Il 20% degli utili netti conseguiti deve essere accantonato al fondo di riserva ordinaria. Col residuo, su proposta del Consiglio superiore, possono essere costituiti eventuali fondi speciali e riserve straordinarie mediante utilizzo di un importo non superiore al 20% degli utili netti complessivi. La restante somma è devoluta allo Stato (articolo 39).

[modifica] Funzioni della Banca d'Italia

La Banca d'Italia svolge varie funzioni:

  • esercita l'attività di vigilanza sulle banche, sugli intermediari finanziari di cui agli articoli 106 ("elenco generale") e 107 ("elenco speciale") del Testo Unico Bancario (d.lgs. n. 385/1993), sugli IMEL (Istituti di Moneta Elettronica) e, d'intesa con la CONSOB, sugli intermediari non bancari (SIM, SICAV e SGR), emanando regolamenti, impartendo istruzioni e assumendo provvedimenti nei confronti degli intermediari finanziari;
  • supervisiona i mercati monetari e finanziari (in particolare sul MTS - mercato all'ingrosso dei Titoli di Stato - e sul MID - mercato dei fondi interbancari) e i depositari centrali (Monte Titoli per i titoli pubblici e privati diversi dagli strumenti derivati e la Cassa di Compensazione e Garanzia (clearing house), per gli strumenti derivati.
  • attua, ai sensi dell'articolo 146 del Testo Unico Bancario, la sorveglianza sul sistema dei pagamenti;
  • offre consulenze analitiche e informative sullo stato dell'economia agli organi costituzionali in materia di politica economica e finanziaria, anche attraverso la Relazione annuale del Governatore che si tiene in occasione dell'Assemblea dei Partecipanti al capitale entro il 31 maggio di ogni anno.

Inoltre, le filiali della Banca d'Italia svolgono dal 1907 la funzione di Tesoreria Provinciale dello Stato. Questo incarico, ai sensi della legge n. 104/91, è regolato da apposita convenzione tacitamente rinnovata di 20 anni in 20 anni, salvo disdetta di una delle parti da notificarsi all'altra parte almeno 5 anni prima della scadenza fissata nel 2010. Dal 1999, la Banca d'Italia svolge altresì, tramite la Succursale di Roma sita in Via dei Mille, la funzione di Tesoreria Centrale.

[modifica] Status giuridico

La Banca è un istituto di diritto pubblico, secondo quanto previsto dalla legge bancaria del 1936, tuttora in vigore limitatamente ad alcuni articoli. La cassazione lo ha ribadito il 21 luglio 2006, con la sentenza 16751 a sezioni riunite, dove ha affermato che la Banca d'Italia "non è una società per azioni di diritto privato, bensì un istituto di diritto pubblico secondo l'espressa indicazione dell'articolo 20 del R.D. del 12 marzo 1936 n.375". la proprietà può quindi essere di soggetti privati, la gestione ha un ruolo pubblicistico, come compiti e poteri.

La banca, pertanto, segue regole di funzionamento differenti da quelle di una normale società per azioni, come si evince anche dallo statuto, che assegna ai soci un numero di voti non proporzionale alle azioni possedute (limitando i voti dei soci maggiori).

Come gli enti pubblici, la Banca Centrale persegue fini di pubblica utilità e gode del rapporto di sovraordinazione degli enti statali sui soggetti privati, fra i quali vige invece un rapporto di equiordinazione (secondo il diritto privato). Questo status rende le decisioni dell'istituto vincolanti per le banche, e nel contempo afferma che le attività di vigilanza e la regolazione dell'offerta di moneta avvengono nell'interesse economico generale, che può differire da quello dei soci proprietari.

Lo status giuridico di ente pubblico esclude la possibilità di fallimento della Banca d'Italia e, tramite il suo intervento nei casi di crisi, la possibilità di fallimento delle banche private, garantendo la stabilità dell'intero sistema bancario italiano.

Fino ad oggi, per preservare l'indipendenza dell'istituto dal potere politico, era previsto che le azioni della Banca d'Italia potessero appartenere solo a banche, assicurazioni ed enti pubblici economici (ad esempio l'INPS). Tale situazione è da alcuni considerata un'anomalia foriera di possibili conflitti di interesse, poiché i partecipanti al capitale della Banca comprendono anche le banche sul cui operato la Banca d'Italia è chiamata dalla legge a vigilare. Secondo lo statuto il potere dei partecipanti riguarda l'approvazione del bilancio e la nomina del Consiglio Superiore, al quale vengono solitamente eletti esponenti del mondo dell'economia e dell'industria, e non formali rappresentanti delle banche. Il Consiglio Superiore svolge funzioni amministrative, e partecipa con ruolo consultivo (ma vincolante) al processo di nomina del Governatore, che dirige le attività di vigilanza insieme al resto del Direttorio.

[modifica] Struttura della Banca d'Italia

[modifica] Amministrazione Centrale

L'Amministrazione Centrale della Banca d'Italia, sita in Roma, è articolata su 10 aree funzionali. Queste comprendono 25 servizi ed 8 Uffici. Ogni servizio è organizzato in divisioni e/o uffici.

La maggior parte delle strutture dell'Amministrazione Centrale si trova nel centro di Roma, spesso in palazzi di grande prestigio. Il Governatore, ad esempio, ha i suoi uffici in Via Nazionale, a Palazzo Koch.

Alla fine del XX Secolo alcuni servizi sono stati trasferiti nel Centro Donato Menichella, un complesso di nuova costruzione, sito a Vermicino (Frascati). Si tratta, soprattutto, dei servizi legati all'informatica ed alle telecomunicazioni.

Circa la metà del personale della Banca d'Italia è assegnato all'Amministrazione Centrale.

[modifica] Strutture Periferiche

[modifica] Filiali

Le filiali della Banca d'Italia si dividono in Sedi e Succursali.

Le sedi, più importanti, sono un lascito delle origini regionalistiche della Banca d'Italia, e corrispondono solitamente con le sedi delle banche da cui nacque l'istituto. Le sedi sono 14 (Ancona, Bari, Bologna, Cagliari, Livorno, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Torino, Trieste, Venezia).

Nei capoluoghi delle province rimanenti sono invece presenti delle succursali. Nelle province istituite dopo il 1995 non vi è nessuna presenza della Banca, si fa invece riferimento alla filiale della provincia di provenienza.

A Roma sono presenti tre diverse strutture: 'Roma Sede', 'Roma Succursale' e la filiale di 'Roma Tuscolano' (attualmente presso il Centro Donato Menichella).

In passato anche le città di Milano e Napoli avevano sia una Sede che una Succursale. Nel corso del 2005, in entrambe le città si è avuta l'unificazione di Sede e Succursale in un'unica struttura.

È in atto una modifica dell'assetto periferico delle Filiali che dovrebbe comportare, entro la fine del 2009, la chiusura di 32 Filiali e la rimodulazione di altre.

[modifica] Delegazioni all'estero

La Banca d'Italia mantiene sei delegazioni all'estero, a Bruxelles, Francoforte, Londra, New York, Parigi e Tokio.

Queste delegazioni curano i contatti con gli organismi internazionali e le istituzioni finanziarie locali. Il progetto di riforma organizzativa in atto prevede la chiusura delle delegazioni site nell'Eurosistema (Bruxelles, Francoforte e Parigi) e il rafforzamento della presenza della Banca in aree economiche emergenti (Cina, India e Brasile), con modalità snelle di insediamento. A tale proposito, il 17 luglio 2007 è stato sottoscritto un protocollo d'intesa tra il Governatore Mario Draghi e il Ministro degli Affari Esteri Massimo D'Alema che regola le modalità di insediamento di personale della Banca presso gli uffici consolari all'estero.

[modifica] SADiBa

La Banca d'Italia gestisce a Perugia la Scuola di Automazione per Dirigenti Bancari (SADiBa). Oltre ad ospitare corsi, è anche sede di incontri, conferenze e dibattiti, di livello sia nazionale che internazionale, su temi economici e finanziari.

[modifica] Note

  1. ^ Sentenza 16751 del 2006 della Corte di Cassazione
  2. ^ Partecipanti al capitale della Banca di Italia
  3. ^ [1]
  4. ^ http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/banca_italia_statuto/dpr_121206.pdf
  5. ^ legge n. 262 del 28/12/2005, articolo 19, comma 10 [2]
  6. ^ [3]
  7. ^ Il 6% di 156.000 euro è 9.360 euro, da dividere fra tutti i partecipanti
  8. ^ Altri 6.240 euro
  9. ^ Per il bilancio 2007 si è trattato dello 0,5% delle riserve, come di prassi dal 2002, per un importo totale di 56.148.000 euro, come visibile dal bilancio.

[modifica] Bibliografia

Collana Storica della Banca d'Italia

  • A.A.V.V. Ricerche per la storia della Banca d'Italia - Vol. I° - Rapporti monetari e finanziari internazionali. 1860-1914, Roma/Bari, Laterza, 1990
  • A.A.V.V. Ricerche per la storia della Banca d'Italia - Vol. II° - Problemi di finanza pubblica tra le due guerre. 1919-1939, Roma/Bari, Laterza, 1993
  • A.A.V.V. Ricerche per la storia della Banca d'Italia - Vol. III° - Finanza internazionale, vincolo esterno e cambi. 1919-1939, Roma/Bari, Laterza, 1994
  • A.A.V.V. Ricerche per la storia della Banca d'Italia - Vol. IV° - L'organizzazione della Banca d'Italia. 1893-1947, Roma/Bari, Laterza, 1993
  • A.A.V.V. Ricerche per la storia della Banca d'Italia - Vol. V° - Il mercato del credito e la Borsa, Roma/Bari, Laterza, 1994
  • A.A.V.V. Ricerche per la storia della Banca d'Italia - Vol. VI° - La bilancia dei pagamenti italiana, Roma/Bari, Laterza, 1995
  • A.A.V.V. Ricerche per la storia della Banca d'Italia - Vol. VII° 1° - Stabilità e sviluppo negli anni Cinquanta. L'Italia nel contesto internazionale, Roma/Bari, Laterza, 2001
  • A.A.V.V. Ricerche per la storia della Banca d'Italia - Vol. VII° 2° - Stabilità e sviluppo negli anni Cinquanta. Problemi strutturali e politiche economiche, Roma/Bari, Laterza, 1999
  • A.A.V.V. Ricerche per la storia della Banca d'Italia - Vol. VII° 3° - Stabilità e sviluppo negli anni Cinquanta. Politica bancaria e struttura del sistema finanziario, Roma/Bari, Laterza, 2000
  • A.A.V.V. Ricerche per la storia della Banca d'Italia - Vol. VIII° - La Banca d'Italia in Africa, Roma/Bari, Laterza, 1999
  • A.A.V.V. Ricerche per la storia della Banca d'Italia - Vol. IX° - Gli accordi di Bretton Woods. La costruzione di un ordine monetario internazionale, Roma/Bari, Laterza, 2001
  • Franco Bonelli, La Banca d'Italia dal 1894 al 1913, Roma/Bari, Laterza, 1991
  • Alberto Caracciolo, La Banca d'Italia tra l'autarchia e la guerra. 1936-1945, Roma/Bari, Laterza, 1993
  • Sergio Cardarelli, Renata Martano, I nazisti e l'oro della Banca d'Italia. Sottrazione e recupero 1943-1958, Roma/Bari, Laterza, 2001
  • Franco Cotula, Marcello De Cecco, Gianni Toniolo, La Banca d'Italia. Sintesi della ricerca storica 1893-1960, Roma/Bari, Laterza, 2003
  • Gianni Toniolo, Giuseppe Guarino, La Banca d'Italia e il sistema bancario. 1919-1936, Roma/Bari, Laterza, 1993
  • Guglielmo Negri, Giolitti e la nascita della Banca d'Italia nel 1893, Roma/Bari, Laterza, 1993
  • Ercole Tuccimei, Sergio Ricossa, La Banca d'Italia e il risanamento post-bellico. 1945-1948, Roma/Bari, Laterza, 1993
  • Gianni Toniolo, La Banca d'Italia e l'economia di guerra. 1914-1919, Roma/Bari, Laterza, 1989
  • Stefano Poddi, L'oro della Banca d'Italia - Un tesoro italiano e la sua storia , Cronaca Numismatica, luglio/agosto 2008
  • Rosanna Scatamacchia, Azioni e azionisti. Il lungo Ottocento della Banca d'Italia , Collana storica della Banca d'Italia, Roma/Bari, Laterza, 2008
  • Stefano Poddi, La Banca d'Italia, Panoroma - Economia & Lavoro, luglio/agosto 2008

[modifica] Voci correlate

[modifica] Altri progetti

[modifica] Collegamenti esterni

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