Guido Carli
| sen. Guido Carli | |
|---|---|
| Parlamento italiano Senato della Repubblica |
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| Partito | Democrazia Cristiana |
| Legislatura | IX, X |
| Gruppo | DC |
| Incarichi parlamentari | |
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| Pagina istituzionale | |
Guido Carli (Brescia, 28 marzo 1914 – Spoleto, 23 aprile 1993) è stato un dirigente d'azienda, economista e politico italiano.
Indice |
[modifica] Biografia
Laureato in giurisprudenza all'Università degli Studi di Padova, inizia la sua carriera nel 1937 come funzionario all'IRI[1][2].
Presidente del Mediocredito dal 1953 al 1956, presidente dell'Istituto italiano dei cambi dal 1956 al 1957, ministro del commercio con l'estero nel governo Zoli (19 maggio 1957 - 1º luglio 1958)[1], presidente del Crediop (gennaio 1959 - agosto 1960)[1], nell' ottobre 1959 è nominato direttore generale della Banca d'Italia[1]. Ne diventa governatore nell'agosto 1960, sostituendo Donato Menichella, e resterà in carica fino al 18 agosto 1975[1], quando rassegnerà le dimissioni. A sostituirlo sarà chiamato Paolo Baffi, suo principale collaboratore - benché non sempre le vedute fossero coincidenti - in quanto direttore generale dell'istituto di emissione dal 1960. I motivi per cui Carli si dimette da governatore non sono mai stati chiariti.
È stato presidente di Confindustria dal 1976 al 1980[1].
È eletto senatore come indipendente della Democrazia Cristiana nel 1983[1] e nel 1987[2], non è rieletto nel 1992.
È stato presidente dell'Assonime (Associazione fra le Società Italiane per Azioni) dal 1989 al 1991.
È stato Ministro del Tesoro nel sesto e nel settimo governo Andreotti, dal 22 luglio 1989 al 24 aprile 1992[1]. In tale veste è uno dei firmatari per l'Italia del trattato di Maastricht.
Dal 1º novembre 1978 alla morte è presidente dell'università LUISS di Roma[1], che nel 1994 (a un anno dalla sua morte) cambiò il nome in LUISS Guido Carli.
Tra gli aneddoti della politica italiana, si ricorda il grido di Giulio Andreotti nel corso della seduta della direzione DC del febbraio 1992 con cui si dovevano assegnare i collegi senatoriali. Una volta chiusi i lavori, Andreotti lanciò un urlo: "Abbiamo dimenticato Carli!". Fu così che i maggiorenti democristiani dovettero riaprire il tavolo di discussione e attribuire a Carli un collegio senatoriale, che tuttavia alla prova elettorale si rivelò perdente.
Autore di numerose pubblicazioni di carattere economico, nella metà degli anni Settanta collaborò con il settimanale L'espresso sotto lo pseudonimo di Bankor. È autore dell'autobiografia Cinquant'anni di vita italiana (Laterza 1993), redatta con la collaborazione di Paolo Peluffo.
[modifica] Onorificenze
| Cavaliere di gran croce dell'ordine al merito della Repubblica Italiana | |
[modifica] Note
- ^ a b c d e f g h i Guido Carli in Banca d'Italia. URL consultato il 13 marzo 2011.
- ^ a b 1976-1980. Guido Carli in Confindustria. URL consultato il 13 marzo 2011.
[modifica] Altri progetti
Wikiquote contiene citazioni di o su Guido Carli
[modifica] Collegamenti esterni
- Scheda sul sito del Senato della Repubblica - X legislatura
- Scheda sul sito del Senato della Repubblica - IX legislatura
| Predecessore: | Presidente di Confindustria | Successore: |
|---|---|---|
| Gianni Agnelli | 1976 - 1980 | Vittorio Merloni |
| Predecessore: | Governatore della Banca d'Italia | Successore: | |
|---|---|---|---|
| Donato Menichella | 1960 - 1975 | Paolo Baffi |
| Predecessore: | Direttore Generale della Banca d'Italia | Successore: | |
|---|---|---|---|
| Paride Formentini | 1959 - 1960 | Paolo Baffi |
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