Guido Carli

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sen. Guido Carli
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Senato della Repubblica
Guido Carli
Luogo nascita Brescia
Data nascita 28 marzo 1914
Luogo morte Spoleto
Data morte 23 aprile 1993
Professione economista
Partito Democrazia Cristiana
Legislatura IX, X
Gruppo DC
Circoscrizione Lombardia
Collegio Milano1, Brescia
Incarichi parlamentari
  • X Legislatura
    • Membro della 7ª Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali)
    • Membro della 10ª Commissione permanente (Industria, commercio, turismo)
    • Membro della 12ª Commissione permanente (Igiene e sanità)
  • IX Legislatura
    • Membro della 1ª Commissione permanente (Affari Costituzionali)
    • Membro della 2ª Commissione permanente (Giustizia)
    • Membro della Commissione parlamentare ristrutturazione e riconversione industriale e per i programmi delle partecipazioni statali
Pagina istituzionale

Guido Carli (Brescia, 28 marzo 1914Spoleto, 23 aprile 1993) è stato un dirigente d'azienda, economista e politico italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Guido Carli ritratto nel francobollo del 2003 dedicato all'Università LUISS.

Il padre Filippo Carli[1] (1876-1938) era professore universitario di sociologia e di economia politica, nonché sindacalista e membro del Partito Nazionale Fascista sin dalle origini, e scrisse un allora famoso saggio sulle basi teoriche dello stato fascista (stato corporativo)[2]. Questo fatto portò Guido Carli a scrivere su alcune riviste fasciste[3][4].

Laureato in giurisprudenza all'Università degli Studi di Padova, inizia la sua carriera nel 1937 come funzionario all'IRI[5][6]. Presidente del Mediocredito dal 1953 al 1956, presidente dell'Ufficio Italiano Cambi dal 1956 al 1957, ministro del commercio con l'estero nel governo Zoli (19 maggio 1957 - 1º luglio 1958)[5], presidente del Crediop (gennaio 1959 - agosto 1960)[5], nell'ottobre 1959 è nominato direttore generale della Banca d'Italia[5].

Ne diventa governatore nell'agosto 1960, sostituendo Donato Menichella, e resterà in carica fino al 18 agosto 1975[5], quando rassegnerà le dimissioni. A sostituirlo sarà chiamato Paolo Baffi, suo principale collaboratore - benché non sempre le vedute fossero coincidenti - in quanto direttore generale dell'istituto di emissione dal 1960. I motivi per cui Carli si dimette da governatore non sono mai stati completamente chiariti. È stato presidente di Confindustria dal 1976 al 1980[5].

È eletto senatore come indipendente della Democrazia Cristiana nel 1983[5] e nel 1987[6], non è rieletto nel 1992. È stato presidente dell'Assonime (Associazione fra le Società Italiane per Azioni) dal 1989 al 1991. È stato Ministro del Tesoro nel sesto e nel settimo governo Andreotti, dal 22 luglio 1989 al 24 aprile 1992[5]. In tale veste è uno dei firmatari per l'Italia del trattato di Maastricht.

Dal 1º novembre 1978 alla morte è presidente dell'università LUISS di Roma[5], che nel 1994 (a un anno dalla sua morte) cambiò il nome in LUISS Guido Carli. Tra gli aneddoti della politica italiana, si ricorda il grido di Giulio Andreotti nel corso della seduta della direzione DC del febbraio 1992 con cui si dovevano assegnare i collegi senatoriali. Una volta chiusi i lavori, Andreotti lanciò un urlo: "Abbiamo dimenticato Carli!". Fu così che i maggiorenti democristiani dovettero riaprire il tavolo di discussione e attribuire a Carli un collegio senatoriale, che tuttavia alla prova elettorale si rivelò perdente.[senza fonte]

Autore di numerose pubblicazioni di carattere economico, nella metà degli anni settanta collaborò con il settimanale L'espresso sotto lo pseudonimo di Bancor. È autore dell'autobiografia Cinquant'anni di vita italiana (Laterza, 1993), redatta con la collaborazione di Paolo Peluffo.

Secondo il giornalista Ferruccio Pinotti, Carli sarebbe stato affiliato alla loggia massonica "coperta" Giustizia e Libertà, legata all'obbedienza massonica della Gran Loggia d'Italia di Piazza del Gesù.

Opere (selezione)[modifica | modifica wikitesto]

  • La disciplina dei prezzi, Torino, Giulio Einaudi, 1943.
  • Le conseguenze economiche dell'evoluzione della tecnica, Roma, Migliaresi, 1944.
  • Economia e tecnica, Roma, Migliaresi, 1944.
  • La riforma industriale in Italia, Roma, Partito liberale italiano, 1945.
  • Verso il multilateralismo degli scambi e la convertibilità delle monete, Roma, Bancaria, 1955.
  • Evoluzione della legislazione italiana sul controllo degli scambi e dei cambi, Roma, Bancaria, 1957.
  • L'economia italiana e la collaborazione economica internazionale, Padova, Universita degli studi, 1959.
  • Intervista sul capitalismo italiano, a cura di Eugenio Scalfari, Bari, Laterza, 1977.
  • Libertà economiche e libertà politiche, Torino, Fondazione Giovanni Agnelli, 1977.
  • Inflazione e ordinamento giuridico, coautore Francesco Capriglione, Milano, A. Giuffrè, 1981.
  • Memorie del governatore, Milano, presentazione di Natalino Irti, Libri Scheiwiller, Credito italiano, 1988.
  • Pensieri di un ex governatore, Pordenone, Edizioni studio tesi, 1988. ISBN 88-7692-160-5
  • Economia, società, istituzioni, Milano, Giuffrè, 1989. ISBN 88-14-01932-0
  • Cinquant'anni di vita italiana, in collaborazione con Paolo Peluffo, Bari, Laterza, 1993. ISBN 88-420-4336-2
  • Scritti di economia internazionale, numero speciale, dicembre 1993 di "Moneta e credito", Roma, Editoriale Lavoro, 1993.
  • Le due anime di Faust : scritti di economia e politica, a cura di Paolo Peluffo, Bari, Laterza, 1995. ISBN 88-420-4849-6
  • Scritti scelti, a cura di Paolo Peluffo e Federico Carli, Roma, GLF editori Laterza, 2000. ISBN 88-420-6112-3
  • Lacci e lacciuoli, prefazione di Antonio D'Amato, Roma, Luiss University Press, 2003. ISBN 88-88877-03-7
  • Considerazioni finali della Banca d'Italia, a cura di Paolo Savona, edizione commentata, Roma, Treves, 2011. ISBN 978-88-8463-002-5

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana
— 2 giugno 1962[7]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Un'ampia biografia di Filippo Carli,il suo grande colaboratore no che inferiore dott emilio ranali capo del servizio rapporti con l'estero della banca di d'italia a cura di Silvio Lanaro, è disponibile online nel Dizionario Enciclopedico degli Italiani.
  2. ^ Filippo Carli, Le basi storiche e dottrinali dell'economia corporativa, Padova, Cedam, Casa Ed. Dott. A. Milani, 1938.
  3. ^ Bollati Boringhieri Editore - Scheda Libro
  4. ^ La funzione dello stato nella religione politica del fascismo - Santoro
  5. ^ a b c d e f g h i Guido Carli in Banca d'Italia. URL consultato il 13 marzo 2011.
  6. ^ a b 1976-1980. Guido Carli in Confindustria. URL consultato il 13 marzo 2011.
  7. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Banca nazionale del lavoro, In ricordo di Guido Carli : atti del Convegno BNL-ABI : Roma, Palazzo Altieri 11 novembre 1993, Roma, Gruppo BNL, 1994.
  • Pierluigi Ciocca (a cura di), Guido Carli governatore della Banca d'Italia, 1960-1975, Torino, Bollati Boringhieri, 2008. ISBN 978-88-339-1954-6
  • Piero Craveri (a cura di), Guido Carli senatore e ministro del tesoro, 1983-1992, Torino, Bollati Boringhieri, 2009. ISBN 978-88-339-2027-6
  • Giuseppe Guarino, Riflessioni sul governatorato Carli, Torino, Bollati Boringhieri, 2009. ISBN 978-88-339-2028-3
  • Giampiero Cama, La Banca d'Italia, Bologna, Il mulino, 2010. ISBN 978-88-15-13393-9

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Ministro del Tesoro della Repubblica Italiana Successore Emblem of Italy.svg
Giuliano Amato dal 22 luglio 1989 al 12 aprile 1991 Guido Carli I
Guido Carli dal 12 aprile 1991 al 28 giugno 1992 Piero Barucci II
Predecessore Presidente di Confindustria Successore
Gianni Agnelli 1976 - 1980 Vittorio Merloni
Predecessore Governatore della Banca d'Italia Successore BancaItalia.jpg
Donato Menichella 1960 - 1975 Paolo Baffi
Predecessore Direttore Generale della Banca d'Italia Successore BancaItalia.jpg
Paride Formentini 1959 - 1960 Paolo Baffi

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