Giovanni Leone

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Bandiera italiana
Stemma Presidente della Repubblica
VI Presidente della
Repubblica Italiana
Giovanni Leone
Luogo di nascita Pomigliano d'Arco (NA)
Data di nascita 3 novembre 1908
Luogo di morte Roma
Data di morte 9 novembre 2001 (93 anni)
Titolo di studio Laurea in Giurisprudenza
Professione Docente universitario, Politico
Partito politico Democrazia Cristiana
Mandato Presidenziale 29 dicembre 1971-15 giugno 1978
(dimesso)
Elezione 24 dicembre 1971
23° scrutinio con 518 voti su 996
Predecessore Giuseppe Saragat
Successore Alessandro Pertini
(Fanfani ad interim fino all' 8 luglio 1978)
Coniuge Vittoria Michitto

Giovanni Leone (Pomigliano d'Arco3 novembre 1908 – Roma9 novembre 2001) è stato un politico italiano. È stato il sesto Presidente della Repubblica Italiana e, per due brevi periodi, dal 21 giugno 1963 al 4 dicembre 1963 e dal 24 giugno 1968 al 12 dicembre 1968, Presidente del Consiglio dei Ministri.

Indice

[modifica] Biografia

Conseguita la laurea in giurisprudenza nel 1929 ed in scienze politiche sociali nel 1930, dal 1933 al 1972 fu professore ordinario di diritto e procedura penale, concludendo la sua carriera universitaria a Roma. In gioventù si iscrisse al Partito Nazionale Fascista per poter esercitare la professione di docente universitario. Fece parte della commissione incaricata di redigere il codice della navigazione del 1942, occupandosi segnatamente della parte relativa alle disposizioni penali (tuttora in vigore). Nel 1940 prese parte alla Seconda guerra mondiale, durante la quale meritò un encomio solenne. Nel 1944 entrò nella Democrazia Cristiana ed iniziò la carriera di avvocato.

Nel 1946 fu un convinto sostenitore della vittoria della Repubblica al referendum costituzionale. Fu poi eletto nelle file della Democrazia Cristiana all'Assemblea Costituente e poi, nel 1948, alla Camera.

Nel 1955 fu relatore alla Camera della "novella" del codice di procedura penale del 1930. Le nuove norme (che andarono a sostituire più di un terzo del testo originario varato da Alfredo Rocco nel 1930) sono rimaste in gran parte in vigore fino al 1989, quando è entrato in vigore il nuovo codice di procedura penale. Vice presidente della Camera dei Deputati dal 1953 al 1955, fu eletto presidente nel 1955 in sostituzione di Giovanni Gronchi eletto presidente della Repubblica. Rimarrà alla guida di Montecitorio fino al 1963.

Nell'estate del 1963 e in quella del 1968 fu incaricato di formare due governi "balneari", formula transitoria mirata ad arrivare al traguardo dell'approvazione della legge di bilancio (che all'epoca era prevista il 31 ottobre di ogni anno), per poi dimettersi e cedere il posto a una compagine meno precaria.

Il giorno successivo al Disastro del Vajont, Giovanni Leone arrivò sui luoghi della tragedia costata la vita a duemila persone. A Longarone, l'allora Presidente del Consiglio promise giustizia ai superstiti. Ma giustizia non venne mai fatta. Caduto il suo primo governo, Leone divenne avvocato difensore dell'Enel, l'ente alla quale era stata attribuita la responsabilità di catastrofe e la prevedibilità dell'evento, proprietaria della diga del Vajont. Leone, inoltre, scovò nel codice civile un cavillo legale (la commorienza) che fece risparmiare all'Enel miliardi di vecchie lire: così moltissimi morti e superstiti non vennero mai risarciti.

Giovanni Leone, allora Presidente del Consiglio, visita i luoghi colpiti dal disastro del Vajont, il 10 ottobre 1963
Giovanni Leone, allora Presidente del Consiglio, visita i luoghi colpiti dal disastro del Vajont, il 10 ottobre 1963

Fu nominato senatore a vita nel 1967 da Giuseppe Saragat, rappresentando l'unico caso fino al 2006 (anno dell'elezione di Giorgio Napolitano a capo dello Stato) di un senatore a vita poi eletto presidente della Repubblica. Venne eletto Capo dello Stato il 24 dicembre 1971, dopo una lunghissima ed interminabile serie di votazioni, con i voti determinanti del Movimento Sociale Italiano.

Giovanni Leone, allora Presidente della Repubblica Italiana, con il Presidente USA Gerald Ford nel 1974
Giovanni Leone, allora Presidente della Repubblica Italiana, con il Presidente USA Gerald Ford nel 1974

Durante la sua presidenza, nominò cavaliere del lavoro Silvio Berlusconi, futuro capo di governo. Rimase in carica fino al 15 giugno 1978 quando, con sei mesi di anticipo, si dimise dalla carica a causa dello scandalo Lockheed [1] [2].

A partire dal 1975 Leone e i suoi familiari si trovarono al centro di vari attacchi, mossi soprattutto dal Partito Radicale di Marco Pannella, dal settimanale L'espresso e dal periodico "OP" di Mino Pecorelli, e in parte alimentati da alcune frange della Democrazia Cristiana e da elementi vicini alla loggia P2 di Licio Gelli[citazione necessaria]. Leone preferì non reagire pubblicamente (l'unica volta che perse le staffe fu in occasione di una visita ufficiale nella sua città natale, quando, alla gente che lo insultava in massa, rispose facendo il segno delle corna [citazione necessaria]), e contò sull'appoggio della DC. In realtà il suo partito lo difese senza troppa convinzione. Basti dire che quando nel 1975 Leone inviò un articolato messaggio alle Camere, la DC si adoperò perché passasse il più possibile sotto silenzio (il presidente del Senato, Giovanni Spagnolli, evitò perfino che ci fosse un dibattito in aula sui contenuti del messaggio)[citazione necessaria]. Nel 1976 incominciò a circolare un'indiscrezione, secondo la quale sarebbe stato lui stesso il personaggio chiave attorno al quale ruotava lo scandalo Lockheed (illeciti nell'acquisto da parte dello Stato italiano di velivoli dagli Usa), con il nome in codice Antelope Cobbler. Né questa né nessun'altra delle accuse avanzate contro Leone è stata mai provata [3]. Dopo la tragedia di Aldo Moro del marzo/maggio 1978 le polemiche ripresero in maniera più virulenta, tanto che il PCI chiese formalmente per primo le sue dimissioni.

Dopo le dimissioni fece ritorno al Senato, iscrivendosi al gruppo misto. Prese parte con assiduità ai lavori della commissione Giustizia, battendosi soprattutto perché il nuovo codice di procedura penale non fosse redatto nella forma entrata in vigore nel 1989. I fatti gli diedero in parte ragione, perché da quella data il vigente codice di rito ha subito un numero impressionante di modifiche, andando incontro a censure di illegittimità costituzionale di ogni tipo.

Nel 1994 votò la fiducia al Governo Berlusconi, e fece lo stesso nel 1996 con il primo Governo di Romano Prodi. Al contrario, non sostenne il governo D'Alema I.

In occasione del suo novantesimo compleanno, nel 1998 fu organizzato al Senato un convegno in suo onore, al quale parteciparono numerosi esponenti dell'ex PCI. Prima della manifestazione, Marco Pannella ed Emma Bonino andarono a stringere la mano all'anziano ex presidente della Repubblica. La mattina dello stesso giorno, i quotidiani avevano pubblicato un comunicato firmato dai due esponenti radicali, con il quale essi riconoscevano di essere stati dalla parte del torto nell'attaccare Leone vent'anni prima.

[modifica] Note

[modifica] Voci correlate

[modifica] Altri progetti

[modifica] Collegamenti esterni

Predecessore: Presidente della Camera dei Deputati Successore:
Giovanni Gronchi 10 maggio 1955 - 21 giugno 1963 Brunetto Bucciarelli-Ducci I
II
III
IV
V
VI
VII
VIII
IX
X
con
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Giovanni Gronchi {{{data}}} Brunetto Bucciarelli-Ducci
Predecessore: Presidente del Consiglio dei Ministri Italiano Successore: Bandiera italiana
Amintore Fanfani giugno 1963 - dicembre 1963 Aldo Moro I
Aldo Moro giugno 1968 - dicembre 1968 Mariano Rumor II
Presidenti del Consiglio dei Ministri
Repubblica Italiana
Alcide De Gasperi | Giuseppe Pella | Amintore Fanfani | Mario Scelba | Antonio Segni | Adone Zoli | Fernando Tambroni | Giovanni Leone | Aldo Moro | Mariano Rumor | Emilio Colombo | Giulio Andreotti | Francesco Cossiga | Arnaldo Forlani | Giovanni Spadolini | Bettino Craxi | Giovanni Goria | Ciriaco De Mita | Giuliano Amato | Carlo Azeglio Ciampi | Silvio Berlusconi | Lamberto Dini | Romano Prodi | Massimo D'Alema
Predecessore: Presidente della Repubblica Italiana Successore: Bandiera italiana
Giuseppe Saragat 29 dicembre 1971 - 15 giugno 1978 Sandro Pertini
Presidenti della Repubblica Italiana
Stendardo Presidente della Repubblica Italiana
Enrico De Nicola (1946-1948) | Luigi Einaudi (1948-1955) | Giovanni Gronchi (1955-1962) | Antonio Segni (1962-1964) | Giuseppe Saragat (1964-1971) | Giovanni Leone (1971-1978) | Sandro Pertini (1978-1985) | Francesco Cossiga (1985-1992) | Oscar Luigi Scalfaro (1992-1999) | Carlo Azeglio Ciampi (1999-2006) | Giorgio Napolitano (2006-in carica)
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