Codice penale italiano

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Il codice penale italiano (noto come codice Rocco dal nome del suo principale estensore, il guardasigilli del Governo Mussolini Alfredo Rocco) è un corpo di norme in tema di diritto penale.

Insieme alla Costituzione e alle leggi speciali è una delle fonti del diritto penale italiano, ancora oggi vigente.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il primo codice penale dell'Italia unita fu il codice penale albertino del 1839 del Regno di Sardegna, che venne poi sostituito dal Codice penale del 1859 esteso al resto della penisola all'indomani dell'unità d'Italia. Tuttavia dal 1861 al 1889 convissero due codici penali distinti perché la Toscana continuò ad usare il proprio codice (che prevedeva l'abolizione della pena di morte dal 1853). L'unificazione normativa avvenne con il Codice Zanardelli, che porta il nome del Ministro della Giustizia Giuseppe Zanardelli e venne promulgato il 30 giugno 1889, per entrare in vigore il 1º gennaio dell'anno seguente.

Il codice penale attualmente in vigore in Italia è il frutto di un percorso legislativo durato 5 anni, dalla promulgazione della legge 4 dicembre 1925 n. 2260, con la quale il governo venne delegato ad emendare il codice penale allora in vigore (cd. codice Zanardelli), al 19 ottobre 1930 giorno in cui venne promulgato il nuovo codice penale italiano, realizzato tecnicamente sotto la direzione del Manzini, e con Regio Decreto 19 ottobre 1930, n. 1398, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 26 ottobre 1930, n. 251 (straordinario)[1] entrato in vigore il primo luglio 1931. Il regio decreto di promulgazione riporta in calce le firme del Re d'Italia Vittorio Emanuele III, dell'allora Capo del Governo Benito Mussolini, e del Ministro della Giustizia (Guardasigilli) Alfredo Rocco; per questo il Codice penale viene chiamato Codice Rocco.

Pur variamente modificato nel corso degli anni, anche in seguito alle sentenze della Corte costituzionale, il codice del 1930 è tuttora sostanzialmente in vigore. Numerose sono state le Commissioni di studio che hanno redatto relazioni ed articolati per l'approvazione di un nuovo codice penale e da più parti politiche il codice Rocco è stato ampiamente criticato; inoltre il mondo accademico e gli operatori del diritto si sono più volte espressi per la non procrastinabilità di un codice penale moderno e pienamente aderente ai princìpi costituzionali.[2].

Le modifiche essenziali[modifica | modifica wikitesto]

Il codice è stato in buona parte epurato delle disposizioni più marcatamente autoritarie, di matrice fascista, che dopo l'instaurazione della repubblica risultarono in contrasto con la Costituzione. Ciò è avvenuto sia attraverso riforme parziali sia mediante pronunce di illegittimità da parte della Corte costituzionale. Già nel periodo luogotenenziale, comunque, si era provveduto a qualche importante emendamento; ad esempio, fu abolita ogni comminatoria della pena di morte.[3]

Una riforma organica del codice penale però non è mai stata varata. Dopo la caduta del fascismo, la dottrina penalistica (Pannain, Delogu, Leone) ritenne infatti improponibile il ripristino dell'ottocentesco Codice Zanardelli, e osteggiò anche una riforma ex novo, sostenendo che il rigoroso impianto tecnico del Codice Rocco bastasse tutto sommato a immunizzarlo, negli aspetti di fondo, dalla politicizzazione.[4]

A distanza di decenni dall'entrata in vigore della Costituzione, la necessità di un codice più moderno, ispirato, oltre che ai principi costituzionali, alle convenzioni internazionali e al tema dei nuovi diritti, è da più parti avvertita,[5] e progetti di riforma complessiva sono stati presentati anche in sede istituzionale (si ricordano le esperienze delle commissioni ministeriali Pagliaro e Grosso, del 1988 e 2001), senza tuttavia andare in porto. Infatti tra le osservazioni sulle quali c'è maggior convergenza e la sua considerazione obsoleta in molti punti, ed una sua formulazione ex novo, così come è stato fatto con il codice di procedura penale promulgato nel 1988 ed entrato in vigore il 24 ottobre 1989.

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

Il codice penale è organizzato in tre libri, a loro volta suddivisi in titoli, sezioni, capi, paragrafi e articoli.

  • Libro I (Dei reati in generale)
  • Titolo I (Delle contravvenzioni di polizia)
  • Titolo II (Delle contravvenzioni concernenti l'attività sociale della pubblica amministrazione)
  • Titolo II bis (Delle contravvenzioni concernenti la tutela della riservatezza)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia N. 251 del 26 ottobre 1930 parte prima «augusto.digitpa.gov.it», consultato in data 27 aprile 2014
  2. ^ Critiche al codice Rocco, anche la sinistra vuole cambiarlo «Corriere.it», 19 giugno 2001
  3. ^ Decreto legislativo luogotenenziale 10 agosto 1944, n. 224
  4. ^ Sarah Musio, L'opposizione della dottrina alla riforma del Codice Rocco in Altrodiritto.unifi.it. URL consultato il 7 maggio 2014.
  5. ^ Tullio Padovani, Diritto penale, 8ª ed., Milano, Giuffrè, 2006, pp. 5-8, ISBN 88-14-13220-8.

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