Emblema della Repubblica Italiana

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Emblema della Repubblica Italiana

Emblem of Italy.svg


L'emblema della Repubblica Italiana (comunemente chiamato Stellone) è l'emblema identificativo dell'Italia repubblicana. È stato adottato ufficialmente il 5 maggio del 1948, col decreto legislativo nº 535.[1]

Storia[modifica | modifica sorgente]

La genesi dell'emblema inizia nell'ottobre del 1946, quando il Governo De Gasperi II, primo governo repubblicano del Paese, decise di istituire una commissione, presieduta da Ivanoe Bonomi, per la creazione di un simbolo identificativo della neonata Repubblica Italiana, in sostituzione dell'ormai obsoleto Stemma del Regno d'Italia. Venne quindi bandito un concorso nazionale aperto a tutti i cittadini, a tema libero, con pochi vincoli alle proposte: bando assoluto ai simboli di partito, e utilizzo della Stella d'Italia, «ispirazione dal senso della terra e dei comuni» (quest'ultima già presente sullo Stemma del Regno dal 1870 al 1890[2]). Per le cinque opere ritenute migliori era previsto un premio di 10 000 lire.[3]

341 candidati risposero al concorso, inviando 637 bozzetti in bianco e nero. I cinque ritenuti migliori superarono la selezione, e qui la Commissione invitò gli autori a presentare ulteriori nuove proposte, basate su un tema preciso: «una cinta turrita che abbia forma di corona» racchiusa da una ghirlanda di frasche, con in basso la rappresentazione del mare, in alto la Stella d'Italia, e l'inserimento delle parole "Unità" e "Libertà". Stavolta la Commissione premiò la proposta di Paolo Paschetto: l'artista fu ricompensato con ulteriori 50 000 lire, e soprattutto venne incaricato di disegnare la versione definitiva dell'emblema. La Commissione inviò poi il disegno al Governo per l'approvazione, esponendolo insieme alle altre proposte finaliste in una mostra allestita in via Margutta a Roma nel febbraio del 1947.[3]

L'emblema uscito vincitore dal concorso non ottenne però riscontri favorevoli (venne definito una «tinozza»). Fu quindi istituita una nuova Commissione, che bandì radiofonicamente un secondo concorso; questa volta l'orientamento fu quello di privilegiare degli elementi legati all'idea del lavoro. Ancora una volta risultò vincitore Paolo Paschetto, la cui proposta venne però ampiamente rivisitata dalla Commissione:[3] risultato finale fu una stella bianca a cinque punte simmetriche centrata su una ruota dentata, simbolo del lavoro e del progresso, e circondata da un ramo di ulivo e una frasca di quercia.[4] Dopo essere stato approvato dall'Assemblea Costituente il 31 gennaio 1948,[5] e dopo la decisione finale sui colori, il 5 maggio successivo il Presidente della Repubblica Enrico De Nicola ratificò la scelta firmando il decreto legislativo nº 535,[1] dando così alla Repubblica il suo nuovo emblema.[3]

Non esente da critiche nel corso degli anni sotto il punto di vista grafico, nel 1987 il Presidente del Consiglio Bettino Craxi lanciò un nuovo concorso nazionale volto a rinnovare o ridisegnare l'emblema della Repubblica. La Commissione incaricata ricevette 239 proposte, ma nessuna di esse venne ritenuta soddisfacente.[6][7] Durante il Governo Berlusconi II l'emblema è stato oggetto di un leggero restyling, motivato dal suo inserimento in un bollo ellittico, diventato il nuovo logo della Presidenza del Consiglio dei ministri.[6]

Caratteristiche[modifica | modifica sorgente]

La Stella d'Italia era già presente nello Stemma del Regno d'Italia usato dal 1870 al 1890[2]

La stella bianca a cinque punte, detta anche Stella d'Italia, è stata la tradizionale rappresentazione simbolica dell'Italia sin dall'epoca risorgimentale e rimanda alla tradizionale iconografia che vuole l'Italia, rappresentata come un'avvenente donna, cinta di corona turrita (Italia turrita) e sovrastata da un astro luminoso (cfr. Iconologia, di Cesare Ripa, sec. XVI); nell'emblema repubblicano essa è sovrapposta a una ruota dentata d'acciaio, simbolo del lavoro su cui si basa la Repubblica (Articolo 1 della Costituzione italiana) e del progresso. L'insieme è racchiuso da un ramo di quercia, che simboleggia la forza e la dignità del popolo italiano, e da uno di olivo, che rappresenta la volontà di pace della nazione.[3]

Non si può definire stemma in quanto è privo dello scudo, che ne costituisce una parte essenziale secondo la definizione araldica (al contrario di altre decorazioni quali ad esempio corone, elmi o fronde). Per questo risulta più corretto riferirvisi con il termine di emblema della Repubblica Italiana.[8]

Galleria[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Decreto legislativo 5 maggio 1948, n. 535, in materia di "Foggia ed uso dell'emblema dello Stato."
  2. ^ a b La Repubblica italiana e la storia di un emblema in adnkronos.com. URL consultato il 19 gennaio 2012.
  3. ^ a b c d e I simboli della Repubblica – L'emblema, quirinale.it. URL consultato il 18 gennaio 2012.
  4. ^ Piero Bianucci, Lo Stellone d'Italia brilla anche su Pontida in lastampa.it, 20 giugno 2011. URL consultato il 18 gennaio 2012.
  5. ^ Commissione speciale per l'esame dei bozzetti di emblema della Repubblica, Assemblea Costituente della Repubblica Italiana, 30 gennaio 1948. URL consultato il 19 gennaio 2012.
  6. ^ a b Lo stellone della Repubblica in sdz.aiap.it, 9 giugno 2004. URL consultato il 18 gennaio 2012.
  7. ^ Sante Maurizi, Il lavoro nel simbolo della Repubblica in manifestosardo.org, 16 maggio 2008. URL consultato il 19 gennaio 2012.
  8. ^ Carlo Bertelli, E l'astro del mattino diventò lo stellone d'Italia in Corriere della Sera, 14 giugno 2011, p. 50. URL consultato il 18 gennaio 2012.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Aldo G. Ricci, Uno stemma per la repubblica in Maurizio Ridolfi (a cura di), Almanacco della Repubblica. Storia d'Italia attraverso le tradizioni, le istituzioni e le simbologie repubblicane, Milano, Paravia Bruno Mondadori, 2003, pp. 240-255, ISBN 88-424-9499-2.
  • Aldo G. Ricci, L'inno e l'emblema in La Repubblica, Bologna, il Mulino, 2001, pp. 199-205, ISBN 88-15-08280-8.
  • Mario Serio, I due concorsi per il nuovo emblema della Repubblica in Archivio centrale dello Stato (a cura di), La nascita della Repubblica: mostra storico-documentaria, Roma, Presidenza del Consiglio dei ministri, 1987, pp. 344-352.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]