Invasione di terreni o edifici

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L'atto di invasione di terreni o edifici da parte di singoli o di nuclei familiari o di gruppi organizzati, per fini abitativi o meno, può essere trattato dal punto di vista del diritto, come da quello sociologico, evidentemente strettamente correlati e spesso implicanti questioni di ordine pubblico e di ordine etico. L'occupazione di detti beni immobili non è configurabile nell'ambito dell'acquisizione delle cosiddette res nullius, che per definizione, nel diritto italiano, afferiscono solo ai beni mobili. Il possesso continuativo, per lunghi periodi, dei citati beni immobili conduce a volte, in assenza di querele, all'acquisizione degli stessi, come regolamentato dalle norme sull'usucapione.

Profili giuridici[modifica | modifica sorgente]

Reato di
Invasione di terreni o edifici
Fonte Codice penale italiano
Articolo 633 c.p.
Competenza Giudice di Pace; Tribunale monocratico per le ipotesi di cui all'art.639 bis c.p.
Procedibilità querela se non ricorre l'ipotesi prevista dal 639 bis o dal II co., nei quali casi la procedibilità e d'ufficio
Arresto no
Fermo no
Pena prevista reclusione fino a due anni o multa da € 103 a € 1.032 per le ipotesi del I co.; reclusione fino a due anni e multa da € 103 a € 1.032 per le ipotesi previste dal II co.

L'invasione di terreni o edifici, in diritto penale, è un delitto previsto e punito dall'art. 633 del codice penale italiano ai sensi del quale: Chiunque invade arbitrariamente terreni o edifici altrui, pubblici o privati, al fine di occuparli o di trarne profitto, è punito, a querela della persona offesa, con la reclusione fino a due anni o con la multa da lire duecentomila a due milioni..

Le pene si applicano congiuntamente, e si procede d'ufficio, se il fatto è commesso da più di cinque persone, di cui una almeno palesemente armata, ovvero da più di dieci persone, anche senza armi.

Istituti sostanziali[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Reato#Classificazione dei reati nel diritto italiano.

Tipicità[modifica | modifica sorgente]

L'invasione di terreni o edifici è un reato comune, di danno e di evento, l'interesse tutelato è "il rapporto di fatto che viene esercitato sugli immobili sia dal proprietario che da terzi" (Cass. 5237/85). A forma libera e si realizza ogniqualvolta il soggetto attivo invada un terreno o un immobile senza il consenso di colui che ne sia proprietario o che ne abbia un qualsivoglia diritto di godimento. È un reato istantaneo che si consuma nel momento in cui si realizza l'ingresso arbitrario nell'altrui fondo o immobile ma, qualora l'occupazione si protragga nel tempo, ha natura permanente; nel qual caso cessa solo "con l'allontanamento dall'edificio o con la sentenza di condanna" (Cass. 49169/03).

Elemento soggettivo[modifica | modifica sorgente]

L'elemento soggettivo richiesto è il dolo specifico, non necessitando in capo all'agente solo la coscienza e la volontà di invadere un bene altrui ma anche il fine di occupare l'immobile e di trarne profitto.

Aspetti processuali[modifica | modifica sorgente]

La competenza processuale è del Giudice di Pace nei casi previsti dal I co. e quando non ricorra l'ipotesi prevista dall'art. 639 bis. Quest'ultimo specifica infatti che Nei casi previsti dagli articoli 631, 632, 633 e 636 si procede d'ufficio se si tratta di acque, terreni, fondi o edifici pubblici o destinati ad uso pubblico. Nel caso in esame, infatti, poiché l'interesse tutelato dalla norma non è quello del singolo ma della comunità il giudice competente è da individuarsi nel Tribunale monocratico. Discorso analogo vale per la procedibilità, a querela salvo non sussista l'ipotesi di cui al 639 bis C.P. La competenza è di quest'ultimo e il reato è perseguibile d'ufficio altresì quando sussistano l'ipotesi di cui al II co.

Profili sociologici[modifica | modifica sorgente]

L'occupazione degli immobili[modifica | modifica sorgente]

Simbolo dello squatting (occupazione)

Negli anni, in Italia e fuori vi sono stati numerosi casi di occupazione di immobili (squatting, in inglese), effettuati da più persone per motivi vari. Fra le ragioni dell'occupazione spesso vi sono state delle necessità, come la carenza di immobili liberi per la locazione o la povertà e l'impossibilità di pagare l'affitto d'un immobile.

I centri sociali occupati[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Centro sociale occupato autogestito.

Spazi ad uso non residenziale e di maggiori dimensioni vengono occupati per creare centri sociali autogestiti. Oltre alle varie attività che si tengono in tali strutture, sono offerti servizi sociali e spazi usufruibili dagli abitanti del territorio circostante.[1] Può accadere che nelle zone limitrofe si verifichi lo spaccio di droga.[2] A tale proposito, diversi centri sociali occupati sono attivi nella lotta contro l'eroina[3] e in quella a favore della legalizzazione della marijuana.[4]

Con il passare degli anni, molti degli immobili occupati sono stati sgomberati. Le attività culturali e sociali create hanno permesso ad alcuni di essere accettati dalle autorità e disciplinati, diventando dei centri sociali autogestiti. Alcuni fra i più conosciuti sono il Forte Prenestino di Roma, l'Isola del Kantiere di Bologna e l'El Paso di Torino in Italia. Sono diventati famosi Christiania e Ungdomshuset a Copenaghen, in Danimarca, e la Kunsthaus Tacheles di Berlino in Germania.[5]

Occupazione di scuole o università[modifica | modifica sorgente]

L'occupazione di scuole o università sussiste, in linea teorica, nell'ambito dell'art. 633 C.p.. Tuttavia in molte occupazioni di scuole o università non è ravvisabile il dolo specifico previsto dalla norma in quanto il fine di tali manifestazioni è individuato esclusivamente nel fare pressione alla controparte per l'accoglimento delle proprie istanze.

La corte di Cassazione, il 30 marzo 2000, ha escluso che possa considerarsi invasione di edifici ai sensi dell'art. 633 C.p. "la cosiddetta occupazione studentesca delle scuole" quando gli occupanti non siano estranei al luogo e la loro presenza sia legittima.[6] Ciò significa che non sussiste il reato quando gli occupanti sono iscritti alla medesima scuola (o università) e quando l'occupazione è effettuata durante gli orari di lezione.

Nel caso in cui non sia possibile svolgere normalmente lezione durante "l'occupazione di scuole o università" sussiste il reato di "Interruzione di un servizio pubblico o di pubblica necessità" (331 C.p.).

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ La svolta per il Leoncavallo arriva dal patto per la città, la Repubblica.it
  2. ^ Redazione, Via Fioravanti: droga fuori il centro sociale in BolognaToday (CityNews), 24 gennaio 2012. URL consultato il 4 settembre 2012.
  3. ^ Giù le mani dal Leoncavallo, ecn.org. 6 giugno 1989
  4. ^ Noi siamo i coffee - shop della droga, la Repubblica.it
  5. ^ Vari. Comunità virtuali. I centri sociali in Italia. 1994, Roma, Manifestolibri. ISBN 88-7285-042-8.
  6. ^ Codice Penale, Rassegna di Giurisprudenza e di Dottrina

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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