Giuseppe Zanardelli

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Giuseppe Zanardelli
Giuseppe Zanardelli iii.jpg

Presidente della Camera dei deputati
Durata mandato 23 novembre 1892 –
20 febbraio 1894
Predecessore Giuseppe Biancheri
Successore Giuseppe Biancheri

Durata mandato 5 aprile 1897 –
14 dicembre 1897
Predecessore Tommaso Villa
Successore Giuseppe Biancheri

Durata mandato 16 novembre 1898 –
25 maggio 1899
Predecessore Giuseppe Biancheri
Successore Luigi Chinaglia

Presidente del Consiglio dei ministri del Regno d'Italia
Durata mandato 15 febbraio 1901 –
3 novembre 1903
Capo di Stato Vittorio Emanuele III
Predecessore Giuseppe Saracco
Successore Giovanni Giolitti

Dati generali
Partito politico Sinistra storica

Giuseppe Zanardelli (Brescia, 26 ottobre 1826Maderno, 26 dicembre 1903) è stato un patriota e politico italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nacque il 26 ottobre 1826, primo di quindici figli, da Giovanni Zanardelli e Margherita Caminada. Frequentò il Liceo classico Arnaldo di Brescia e si laureò in giurisprudenza all'Università di Pavia, come alunno del Collegio Ghislieri.

Combattente nei Corpi Volontari Lombardi durante la guerra del 1848 prese parte alla campagna del Trentino come milite nella colonna cremonese comandata da Gaetano Tibaldi, distinguendosi nella battaglia di Sclemo presso Stenico. Tornò a Brescia dopo la sconfitta di Novara e, per un certo periodo, si mantenne insegnando diritto. Collaborò al giornale Il Crepuscolo, con saggi di economia politica.

Nel 1849 partecipò all'insurrezione delle dieci giornate di Brescia contro il governo austriaco.

Il 29 febbraio del 1860 fu affiliato alla Massoneria nella prestigiosa Loggia romana "Propaganda Massonica" del Grande Oriente d'Italia.[1]. Eletto deputato nello stesso anno, ricevette vari incarichi amministrativi, ma si dedicò attivamente alla carriera politica solo a partire dal marzo 1876 quando la Sinistra, di cui era stato esponente di spicco, andò al potere.

Ministro dei Lavori Pubblici nel primo governo Depretis del 1876, si dimise per alcune divergenze sulla gestione delle convenzioni ferroviarie. Ministro dell'Interno nel governo Cairoli del 1878, si occupò del progetto di riforma del diritto di voto.

Nominato ministro della Giustizia nel governo Depretis del 1881, riuscì a portare a termine la stesura del nuovo Codice di Commercio e a far approvare la normativa sul lavoro femminile e minorile. Congedato da Depretis nel 1883, rimase all'opposizione e diede vita alla "pentarchia"; nel 1887 entrò nuovamente nel governo dello stesso Depretis, sempre come ministro della Giustizia, rimanendo allo stesso dicastero anche nel successivo governo Crispi, fino al 6 febbraio 1891.

Zanardelli apparentemente in un momento di relax

Durante questo periodo avviò una riforma del sistema giudiziario e fece approvare il primo codice penale dell'Italia unita, considerato tra i più liberali e progrediti tra quelli vigenti all'epoca: il codice Zanardelli venne presentato alla Camera nel novembre 1887, pubblicato il 22 novembre 1888, promulgato il 30 giugno 1889 ed entrò in vigore il 1º gennaio 1890. Tra l'altro, per sua iniziativa personale, si giunse all'abolizione della pena di morte.

Nella Relazione al Re Zanardelli si diceva convinto che «...le leggi devono essere scritte in modo che anche gli uomini di scarsa cultura possano intenderne il significato; e ciò deve dirsi specialmente di un codice penale, il quale concerne un grandissimo numero di cittadini anche nelle classi popolari, ai quali deve essere dato modo di sapere, senza bisogno d'interpreti, ciò che dal codice è vietato». Zanardelli riteneva che la legge penale non dovesse mai dimenticare i diritti dell'uomo e del cittadino e che non dovesse guardare il delinquente come un essere necessariamente irrecuperabile: non occorreva solo intimidire e reprimere, ma anche correggere ed educare.

Alla caduta del governo Giolitti nel 1893 Zanardelli tentò strenuamente, ma senza successo, di formare un nuovo Gabinetto. Eletto presidente della Camera nel 1892 e nel 1897, ricoprì quest'incarico fino al dicembre 1897, quando accettò il portafoglio della Giustizia nel governo Rudinì, ma fu presto costretto a dimettersi a causa dei dissensi con il collega di governo Visconti Venosta sulle misure da prendere per impedire il ripetersi delle agitazioni popolari del maggio 1898.

Dopo essere tornato alla presidenza della Camera, abbandonò nuovamente il posto per poter prendere parte attiva alla campagna ostruzionistica del 1899-1900 contro il progetto di legge sulla pubblica sicurezza. Questa presa di posizione gli valse l'appoggio dell'estrema Sinistra nella formazione (dopo la caduta del governo Saracco) di un nuovo governo, che rimase in carica 991 giorni, dal 15 febbraio 1901 al 3 novembre 1903.

Villa Zanardelli a Toscolano Maderno

Le sue precarie condizioni di salute non gli consentirono tuttavia di portare a termine grandi opere. La proposta di legge sul divorzio, sebbene già approvata dalla Camera, dovette essere ritirata per la forte opposizione popolare.

Negli ultimi anni di carriera Zanardelli focalizzò l'attenzione sulla questione del Mezzogiorno: nel settembre 1902 intraprese un viaggio attraverso la Basilicata - una delle regioni allora più povere d'Italia - per constatare personalmente i problemi legati al Sud della penisola. Il suo resoconto di viaggio sarà fondamentale per l'approvazione della legge speciale per la Basilicata (il 23 febbraio 1904), uno dei primi esempi di intervento straordinario dello Stato nel Mezzogiorno.

Si congedò definitivamente dalla scena politica, a causa di una malattia terminale, dando le dimissioni da Primo ministro il 3 novembre 1903. Morì poco più di un mese dopo.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Scritti di Giuseppe Zanardelli[modifica | modifica wikitesto]

  • Sulla Esposizione bresciana. Lettere estratte dal giornale "Il Crepuscolo" del 1857, Milano, Tip. di Antonio Valentini e C., 1857 riproduzione del frontespizio
    • Ristampa: Brescia, Sintesi, 1973.
  • Della vita del professore Camillo Guerini: discorso funebre letto dall'avvocato Giuseppe Zanardelli nel cimitero di Brescia il 20 luglio 1862, nell'occasione in cui ivi al Gerini erigevasi un monumento, Brescia, Tip. Nazionale F. Apollonio, 1862.
  • Studii sulla sessione parlamentare 1861-1862, Brescia, Tip. Nazionale F. Apollonio, 1863.
  • L'Avvocatura. Discorsi, Firenze, Barbèra, 1879.
    • Seconda edizione: Firenze, Barbèra, 1891.
    • Ristampe: nuova rist. sulla 2ª ed. fiorentina con prefazione di U. Da Como, Milano, Società editrice Unitas, 1920; Brescia, Tip. Pavoniana, 1954.
    • Nuova ed.: L' avvocatura: discorsi (con alcuni inediti), introduzione di Giuseppe Frigo: L'eredita giuridica e forense di Giuseppe Zanardelli alle soglie del 21. secolo; prefazione di Remo Danovi, Milano, Giuffre, 2003 ("I discorsi dell'avvocatura" 3).
  • Relazione ministeriale sul libro primo del progetto di codice penale presentato alla Camera dei deputati da S. E. il ministro di Grazia e Giustizia e dei Culti Zanardelli nel 22 novembre 1887, Torino, Unione tipografico-editrice, 1888.
  • Raccolta riassuntiva dei discorsi tenuti presso l'Amministrazione provinciale di Brescia dal 1862 al 1902, Brescia, Geroldi, 1954 (Pubblicata con la collaborazione dell'Ateneo, dall'amministrazione provinciale di Brescia nel cinquantennio della morte, 1953).

Manoscritti[modifica | modifica wikitesto]

Studi e contributi critici[modifica | modifica wikitesto]

  • Emilio Ondei, Giuseppe Zanardelli e un trentennio di storia italiana, Brescia, Tip. Pavoniana, 1954.
  • Carlo Vallauri, La politica liberale di Giuseppe Zanardelli dal 1876 al 1878, Milano, Giuffrè, 1966 (Pubblicazioni dell'Istituto di studi storico-politici, Università di Roma, Facoltà di scienze politiche).
  • Elena Sanesi, Giuseppe Zanardelli dalla giovinezza alla maturità: con documenti inediti, Brescia, Ateneo di Brescia, 1967.
  • Antonio Fappani, Giuseppe Zanardelli e Geremia Bonomelli: corrispondenza inedita, Brescia, Società per la storia della Diocesi di Brescia, 1968 ("Fonti e documenti" 1).
  • Mario Dilio, Il viaggio di Zanardelli in Basilicata, Bari, Adriatica, 1970 ("I classici della questione meridionale").
  • Roberto Chiarini, Giuseppe Zanardelli e la lotta politica nella provincia italiana: il caso Brescia (1882-1902), Milano, SugarCo, 1976 ("Biblioteca di storia lombarda moderna e contemporanea. Studi e ricerche" 4).
  • Lia Corniani de Toni, Giuseppe Zanardelli: il potere del nuovo Stato. Società civile e dibattito politico a Brescia nella seconda metà dell'Ottocento, Brescia, Grafo, 1984 ("Quaderni di didattica dei beni culturali" 15).
  • Giuseppe Zanardelli: atti del Convegno (Brescia 29,30 settembre 1983 - Pavia 1º ottobre 1983), a cura di Roberto Chiarini, Milano, Franco Angeli, 1985.
  • La linea lombarda del federalismo: Carlo Cattaneo, Arcangelo Ghisleri, Giuseppe Zanardelli, scritti scelti e presentazione di Giuseppe Gangemi, Roma, Gangemi, 1999.
  • Claudio Pedrazzini, Il pensiero politico e l'opera di Giuseppe Zanardelli Ministro dei lavori pubblici, 1876-1877, Cremona, L. Campedelli, 2002.
  • Zanardelli e la Basilicata cento anni dopo, atti del convegno (Matera 29 gennaio 2003), a cura dell'Associazione degli ex parlamentari e consiglieri regionali della Basilicata, Potenza, Consiglio regionale della Basilicata [Soveria Mannelli, Rubbettino Industrie Grafiche ed Editoriali], 2003.
  • Giuseppe Zanardelli, 1826-1903: il coraggio della coerenza, catalogo della mostra (Roma, Vittoriano, 30 maggio-7 settembre 2003), Milano, Skira, 2003.
  • Tonino Mazza, Giuseppe Zanardelli: la libertà nella giustizia, Iseo, Società operaia di mutuo soccorso maschile e femminile, 2003.
  • Giuseppe Zanardelli capo di governo (1901-1903), a cura di Sergio Onger e Gianfranco Porta, contributi di Francesco Barbagallo... [et al.], Brescia, Grafo, 2004.
  • Zanardelli: una famiglia ghisleriana. Carte inedite di Giuseppe e Ferdinando Zanardelli donate al Collegio Ghislieri, atti della Giornata di studi (Pavia, Collegio Ghislieri, 28 novembre 2003), Pavia, Collegio Ghislieri - Como, Ibis, 2005.
    • Collegio Ghislieri, venerdì 28 novembre ore 17 - Aula Goldoniana. Coordina Ernesto Bettinelli. - Ettore Dezza, Disposizioni testamentarie e carte private di Giuseppe Zanardelli. - Marina Tesoro, L'attentato Passanante: lettere al Ministro degli interni Zanardelli. - Angelo Stella, Fatti di famiglia nel diario inedito di Giovanni Zanardelli. - Paolo Corsini, Giuseppe Zanardelli: un politico lombardo con il senso dello Stato.
  • Giuseppe Lupo, La carovana Zanardelli, Venezia, Marsilio, 2008

In rete[modifica | modifica wikitesto]

  • Zanardelli e la Basilicata cento anni dopo, atti del convegno (Matera, 29 gennaio 2003) - edizione digitale liberamente acquisibile nel sito ufficiale del Consiglio Regionale della Basilicata: preleva il file PDF.
  • Antonio Rinaldi, Un Presidente in Basilicata. Cento anni fa il viaggio di Giuseppe Zanardelli, in Incontri, periodico trimestrale della Banca Popolare dell'Emilia Romagna, num. 74, pp. 64–66: preleva il file PDF.
  • Zanardelli in Basilicata (14-30 settembre 1902). Cronaca di un viaggio, in Paese Online, trimestrale di informazioni amministrative e di vita locale, anno VII, num. 26-27, marzo 2003.
  • Voce Giuseppe Zanardelli, in Encyclopaedia Britannica Online.

Dediche[modifica | modifica wikitesto]

  • A Giuseppe Zanardelli è legata la famosa canzone napoletana Torna a Surriento[2]. Il 15 settembre 1902 Zanardelli, Presidente del Consiglio dei Ministri in carica, soggiornò a Sorrento. Il commendatore e barone Guglielmo Tramontano, sindaco della cittadina, nonché proprietario dell'hotel presso cui Zanardelli era alloggiato, richiese ai fratelli Giambattista e Ernesto De Curtis di comporre una canzone per celebrare l'illustre ospite, con la speranza di ottenere in cambio alcuni interventi a favore di Sorrento, tra cui l'apertura di un ufficio postale. Ernesto De Curtis recuperò una vecchia melodia che aveva composto qualche anno prima e il fratello scrisse di getto un testo adatto all'occasione, modificando un proprio testo già esistente[3]. Con alcune modifiche alle parole, la canzone venne presentata al Festival di Piedigrotta nel 1905: da lì iniziò il grande successo di questo brano, diventato una delle canzoni napoletane più famose nel mondo.
  • A Zanardelli è stata intitolata anche l'Azienda Speciale della Provincia di Brescia, il Centro Formativo Provinciale "Giuseppe Zanardelli", che si occupa di formazione professionale.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata
— 1901
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
— 1901
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona d'Italia
— 1901

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Giuseppe Seganti, Massoni Famosi - Atanòr, Roma, 2005 ISBN 88-7169-223-3.
  2. ^ Torna a Surriento
  3. ^ il testo della canzone risale al 1894, copyright edizioni Bideri; difatti è più accreditata l'ipotesi che il testo, già esistente, sia stato dai De Curtis rivisto e modificato in occasione della visita di Zanardelli: così nacque Torna a Surriento

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Presidente della Camera dei deputati Successore
Giuseppe Biancheri
Tommaso Villa
Giuseppe Biancheri
23 novembre 1892 - 20 febbraio 1894
5 aprile 1897 - 14 dicembre 1897
16 novembre 1898 - 25 maggio 1899
Giuseppe Biancheri
Giuseppe Biancheri
Luigi Chinaglia
Emblema della Regno d'Italia Predecessore: Presidenti del Consiglio dei ministri del Regno d'Italia Successore: Stemma dei Savoia
Giuseppe Saracco febbraio 1901 - novembre 1903 Giovanni Giolitti I
Camillo Benso, conte di Cavour (1861-1861)  | Bettino Ricasoli (1861-1862)  | Urbano Rattazzi (1862-1862)  | Luigi Carlo Farini (1862-1863)  | Marco Minghetti (1863-1864)  | Alfonso La Marmora (1864-1866)  | Bettino Ricasoli (1866-1867)  | Urbano Rattazzi (1867-1867)  | Luigi Federico Menabrea (1867-1869)  | Giovanni Lanza (1869-1873)  | Marco Minghetti (1873-1876)  | Agostino Depretis (1876-1878)  | Benedetto Cairoli (1878-1878)  | Agostino Depretis (1878-1879)  | Benedetto Cairoli (1879-1881)  | Agostino Depretis (1881-1887)  | Francesco Crispi (1887-1891)  | Antonio di Rudinì (1891-1892)  | Giovanni Giolitti (1892-1893)  | Francesco Crispi (1893-1896)  | Antonio di Rudinì (1896-1898)  | Luigi Pelloux (1898-1900)  | Giuseppe Saracco (1900-1901)  | Giuseppe Zanardelli (1901-1903)  | Giovanni Giolitti (1903-1905)  | Tommaso Tittoni (1905-1905)  | Alessandro Fortis (1905-1906)  | Sidney Sonnino (1906-1906)  | Giovanni Giolitti (1906-1909)  | Sidney Sonnino (1909-1910)  | Luigi Luzzatti (1910-1911)  | Giovanni Giolitti (1911-1914)  | Antonio Salandra (1914-1916)  | Paolo Boselli (1916-1917)  | Vittorio Emanuele Orlando (1917-1919)  | Francesco Saverio Nitti (1919-1920)  | Giovanni Giolitti (1920-1921)  | Ivanoe Bonomi (1921-1922)  | Luigi Facta (1922-1922)  | Benito Mussolini (1922-1943)  | Pietro Badoglio (1943-1944)  | Ivanoe Bonomi (1944-1945)  | Ferruccio Parri (1945-1945)  | Alcide De Gasperi (1945-1946)
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Emanuele Gianturco 14 dicembre 1897 - 1º giugno 1898 Teodorico Bonacci III

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