Acquedotto pugliese

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Acquedotto Pugliese S.p.A.
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Stato Italia Italia
Tipo Società per azioni
Fondazione 1999
Sede principale Bari
Prodotti gestione del ciclo integrato dell’acqua
Slogan «l'acqua, bene comune»
Sito web www.aqp.it
Un tratto dell'acquedotto pugliese che attraversa una lama dell'Alta Murgia in agro di Ruvo di Puglia

L'acquedotto pugliese è l'infrastruttura di approvvigionamento idrico-potabile della regione Puglia e di alcuni comuni della Campania.
Con D. Lgs. 11 maggio 1999 n° 141, è stata istituita la s.p.a. Acquedotto Pugliese, succeduta all'omonimo ente autonomo (EAAP). Con il medesimo decreto è stata affidata alla stessa SpA la gestione del servizio idrico integrato fino al 2018.
Le azioni della società appartengono per il 100% alla Regione Puglia[1].

La Società per azioni mantiene le stesse finalità già attribuite all'EAAP, provvedendo alla gestione del servizio idrico integrato[2] In Puglia, ed in una parte dell'Irpinia, vengono serviti attualmente 330 centri abitati, per un totale di 4 milioni di abitanti.
L'acquedotto pugliese è il più grande acquedotto d'Europa[3].

Le principali sorgenti di approvvigionamento si trovano tra la Campania e la Basilicata, il maggior numero delle quali nella provincia di Avellino.

Principali fonti di approvvigionamento idrico-potabile[modifica | modifica wikitesto]

L'invaso del Locone visto dal satellite

Le principali fonti di approvvigionamento idrico della Puglia sono:

  • le sorgenti della Madonna della Sanità del fiume Sele, le cui opere di captazione sono ubicate nell'abitato di Caposele (AV);
  • le sorgenti del fiume Calore denominate Peschiera, Pollentina, Prete e Bagno della Regina, site nel territorio del comune di Montella e le cui opere di captazione sono ubicate nel comune di Cassano Irpino (AV)
  • l'invaso artificiale di Occhito sul fiume Fortore: la cui diga, realizzata in materiali sciolti, è ubicata in agro di Carlantino (FG), al confine tra le regioni Molise e Puglia, e le cui acque sono potabilizzate in località Masseria Finocchito in agro di Castelnuovo della Daunia (FG);
  • l'invaso artificiale del Pertusillo sul fiume Agri: la cui diga è ubicata a Pietra del Pertusillo di Spinoso (PZ) e le cui acque sono potabilizzate nell'impianto ubicato in agro di Missanello (PZ);
  • l'invaso artificiale di Senise su fiume Sinni: la cui diga è ubicata a monte Cotugno e le cui acque sono potabilizzate nell'impianto ubicato in località Masseria del Panettiere in agro di Laterza (TA);
  • l'invaso artificiale di Conza sul fiume Ofanto: la cui diga è ubicata a Conza della Campania (AV) e le cui acque saranno potabilizzate nell'omonimo impianto in fase di realizzazione;
  • l'invaso artificiale del Locone sul torrente omonimo, la cui diga è ubicata in agro di Minervino Murge (BT) e le cui acque sono potabilizzate nell'impianto ubicato in contrada Lamalunga, sempre in agro di Minervino Murge;
  • la falda sotterranea: gran parte della Puglia è caratterizzata geologicamente dal fenomeno del carsismo. Conseguentemente, nella quasi totalità del territorio regionale, si riscontra l'assenza di corsi d'acqua superficiali, mentre è generalmente presente una buona falda idrica, che però deve essere salvaguardata nel futuro dal pericolo di salinizzazione dovuta all'intrusione marina per l'eccessivo ed incontrollato emungimento degli ultimi decenni a scopi irrigui e potabili mediante migliaia di pozzi privati. La falda sotterranea rappresenta un'importante riserva idrica per la Puglia e l'attingimento da parte di AQP SpA avviene attraverso circa duecento pozzi, dislocati su tutto il territorio regionale.

Costruzione del canale principale[modifica | modifica wikitesto]

Fontana dell'acquedotto pugliese datata 1914 (ancora funzionante). È visibile la successiva marchiatura di epoca fascista.
Fontana dell'acquedotto pugliese datata 1914 (ancora funzionante). È visibile la successiva marchiatura di epoca fascista.
 
Chiusino marchiato acquedotto pugliese, di epoca fascista
Chiusino marchiato acquedotto pugliese, di epoca fascista

L'acquedotto pugliese è costituito da un complesso di infrastrutture acquedottistiche tra loro interconnesse. La prima importante realizzazione, che tuttora rappresenta la spina dorsale dell'intero sistema acquedottistico pugliese, è il canale principale, alimentato dalle acque del Sele e, a partire dagli anni 1870, da quelle del Calore.

La sua costruzione, fortemente voluta, tra gli altri, da Antonio Jatta, fu avviata nel 1906, con l'intento di risolvere il millenario problema della penuria d'acqua nella regione: già Orazio descriveva la Puglia come terra assetata: siderum insedit vapor siticulosae Apuliae (arriva alle stelle l'afa della Puglia sitibonda)[4].

Difatti, non essendo il sottosuolo pugliese ricco di acqua facilmente estraibile, da sempre veniva adoperata l'acqua piovana raccolta in cisterne, che non garantivano quantità sufficienti e la necessaria prevenzione da epidemie.

L'opera venne caldeggiata da alcuni deputati pugliesi che ottennero la creazione dapprima di una commissione di studio cui seguì il finanziamento e l'affidamento dei lavori in concessione, a seguito di una gara internazionale. La realizzazione dell'opera fu possibile grazie all'utilizzo di ingenti mezzi finanziari (125 milioni di lire dell'epoca) e materiali, per cui non mancò chi ebbe a pronosticare l'irrealizzabilità della stessa.

La prima fontana sgorgò a Bari nel 1915[5], pochi giorni prima dello scoppio del primo conflitto mondiale. Solo dopo la fine della guerra, i lavori furono ripresi e l'acquedotto raggiunse le zone di Brindisi, Taranto, Lecce e, con la realizzazione della diramazione primaria per la Capitanata, anche Foggia.

Proprio per la sua diacronica realizzazione, la paternità dell'opera non può attribuirsi ad un Governo in particolare. Il bando internazionale di costruzione è del 1902 ed il canale principale, con le sue diramazioni fino a Bari, fu praticamente completato prima dell'inizio della prima guerra mondiale. I lavori di costruzione subirono, successivamente, una lunga pausa, fino alla fine della guerra, quando l'Ente autonomo per l'acquedotto pugliese (EAAP) subentrò alla Società anonima Ercole Antico e soci, aggiudicataria dei lavori di costruzione.
Durante il fascismo, furono realizzati altri tronchi a servizio di zone non ancora raggiunte dall'acquedotto: tra questi, il principale è denominato Grande Sifone Leccese e costituisce il prolungamento del canale principale fino alla cascata monumentale che termina nel mare, utilizzata occasionalmente come scarico terminale della grande opera acquedottistica, realizzata ai piedi del santuario di Santa Maria di Leuca, ultima propaggine del Salento. L'opera terminale fu inaugurata poco prima dell'inizio della seconda guerra mondiale dallo stesso Benito Mussolini, che per l'occasione donò la colonna romana installata lungo la discesa a mare.

L'acquedotto del Sele - Calore[modifica | modifica wikitesto]

L'acquedotto del Sele era inizialmente alimentato dalle sole sorgenti del fiume omonimo. Solo successivamente, attraverso la galleria di valico Cassano Irpino-Caposele, tale acquedotto riceve anche l'apporto idrico delle sorgenti del fiume Calore.
Il canale principale ha origine presso Caposele (AV), ha funzionamento a pelo libero ed è stato realizzato quasi interamente in muratura, con sezione chiusa di forma geometrica varia a seconda dei terreni attraversati (policentrica, circolare, ecc.).
Il canale principale attraversa le province di Avellino, Potenza, Foggia, Bari e Brindisi ed ha una lunghezza complessiva di circa 250 km.
Le diramazioni che si dipartono dal canale principale sono 27. Le principali sono:

  • la diramazione dell'Alta Irpinia, a servizio di diversi comuni irpini e della Daunia meridionale;
  • la diramazione primaria della Capitanata che nello schema originario serviva l'abitato di Foggia, e diversi comuni della Capitanata e del litorale Garganico;

In corrispondenza del nodo idraulico di Gioia del Colle, in canale principale riceve le acque dello schema Sinni - Pertusillo, convogliate attraverso l'impianto di sollevamento di Parco del Marchese, in agro di Laterza (TA).
Il canale termina nel nodo idraulico di monte Fellone, in agro di villa Castelli (BR), dove ha origine l'ultima grande diramazione dello schema Sele - Calore: il grande sifone leccese, che si sviluppa come ramo unico fino al serbatoio di San Paolo, in agro di Salice Salentino (LE); da San Paolo hanno origine il ramo adriatico, a servizio della fascia adriatica del Salento, e il ramo ionico, a servizio della fascia Ionica.

Il canale principale venne progettato per una capacità di trasporto massima di circa 6,3 m³/s, ma a causa degli interventi di risanamento a seguito del sisma dell'Irpinia del 1980 e del crollo degli anni '90 di un tratto della galleria denominata Pavoncelli, si è verificata una riduzione della capacità di trasporto a circa 4 m³/s. La portata in esubero viene convogliata attualmente mediante l'acquedotto dell'Ofanto; sono previsti interventi per il ripristino della capacità di trasporto originaria del canale principale.

Gli altri grandi sistemi idrici[modifica | modifica wikitesto]

La scalinata monumentale posta alla fine dell'acquedotto a Leuca

Con l'inizio della ricostruzione postbellica, la dotazione idrica garantita dalle sole sorgenti del Sele risultò insufficiente a soddisfare i crescenti fabbisogni della popolazione. Furono, quindi, dapprima allacciate alcune sorgenti del fiume Calore ubicate in agro di Cassano Irpino, la cui portata viene convogliata, attraverso una galleria di valico lunga circa 15 km, fino all'inizio del Canale Principale, nel Comune di Caposele.
Successivamente, ebbe inizio la costruzione degli altri grandi acquedotti che garantiscono, attraverso un complesso sistema di interconnessioni, il servizio idrico in tutti gli abitati serviti. Ognuno di tali acquedotti prende il nome dalla sua fonte di approvvigionamento: Pertusillo-Sinni, Fortore, Ofanto, Locone.
Questi grandi sistemi idrici sono tra loro fortemente interconnessi, al fine di garantire ad ogni abitato della Puglia la possibilità di essere alimentato almeno da due di questi vettori idrici, così da garantire la continuità dell'erogazione idrica anche in caso di fuori servizio temporaneo di uno di essi.
Il sistema di alimentazione idrico-potabile in Puglia, complesso ed articolato, è unico al mondo, considerando l'estensione della rete e le portate idriche.
Il contributo della falda idrica, tuttora importante, tende a diminuire a causa dell'impoverimento della stessa determinato da eccessivi prelievi ad opera di numerosi pozzi privati.
Occorre considerare che la falda va preservata in quanto risorsa strategica, da utilizzare nei periodi di scarso apporto delle altre fonti determinato dalla ricorrente siccità.

Acquedotto del Fortore[modifica | modifica wikitesto]

L'impianto del Fortore, con potenzialità produttiva di 2.400 lt (2,4 m³) al secondo, è ubicato in località Masseria Finocchito in agro di Castelnuovo della Daunia (FG) e potabilizza l'acqua del fiume Fortore, invasata nella diga di Occhito - Carlantino (FG) che alimenta l'acquedotto del Fortore a servizio della Puglia settentrionale.
Entrato in esercizio nel 1975, ha uno sviluppo di circa 400 km ed è a servizio prevalentemente della provincia di Foggia.
Attualmente è interconnesso con lo schema idrico Sele - Calore, ma è in previsione il suo collegamento con l'acquedotto del Locone.

Acquedotto del Sinni - Pertusillo[modifica | modifica wikitesto]

L'acquedotto del Pertusillo è alimentato dall'invaso omonimo le cui acque sono potabilizzate nell'impianto di Missanello.
Tale acquedotto, in corrispondenza del nodo idraulico di Parco del Marchese, si interconette con quello idrico potabile del Sinni, alimentato dall'invaso di Senise, con potabilizzatore in agro di Laterza (TA).
Nel nodo di Parco del Marchese l'acquedotto si biforca in due rami:

  • quello meridionale che, a gravità, alimenta le provincie di Taranto, Brindisi e Lecce
  • quello settentrionale che, mediante il sollevamento di Parco del Marchese, il più grande di Europa, alimenta prevalentemente le aree del Barese, attraverso la diramazione primaria denominata Gioia - Bari.

In corrispondenza nel nodo idraulico di Gioia del Colle, il ramo nord è interconnesso con il canale principale dello schema Sele - Calore.

Acquedotto del Locone[modifica | modifica wikitesto]

L'impianto del Locone, con potenzialità produttiva massima di 1.800 lt (1,8 m³) al secondo, è ubicato in contrada Lamalunga in agro di Minervino Murge (BT) e potabilizza l'acqua del torrente Locone, invasata nella diga del Locone - Minervino Murge (BT).
L'acqua potabilizzata è convogliata, mediante sollevamento, al nodo idrico di Monte Carafa e viene immessa nella rete adduttrice idrica dell'acquedotto pugliese ad integrazione delle disponibilità idriche della Puglia centrale.
Nel 2009 è entrato in funzione il primo lotto funzionale dell'acquedotto del Locone a gravità che termina in corrispondenza del nodo idraulico di Barletta.
È previsto un secondo lotto che terminerà nel serbatoio di Bari (lato Modugno) al fine di alimentare a gravità gli abitati costieri del nord-barese.

Acquedotto dell'Ofanto[modifica | modifica wikitesto]

L'acquedotto dell'Ofanto, della lunghezza di 90 km, attualmente viene utilizzato per convogliare gli esuberi delle sorgenti del Sele e del Calore che non sono convogliabili con il Canale Principale con il quale è interconnesso in corrispondenza del nodo idraulico di Padula.
È stato realizzato per integrare gli schemi idrici della Puglia Centrale che fanno tutti capo al nodo idraulico di monte Carafa in agro di Andria, punto terminale dell'acquedotto dell'Ofanto.
Attualmente è in fase di realizzazione l'impianto di potabilizzazione di Conza che verrà alimentato dall'invaso omonimo sul fiume Ofanto, la cui potenzialità sarà di 1 m³/s.

Stato attuale[modifica | modifica wikitesto]

L'ultima fontana dell'acquedotto a Leuca, nei pressi della Basilica de finibus terrae.

L'Acquedotto Pugliese S.p.a. è impegnato in una rilevante opera di ammodernamento e potenziamento delle infrastrutture per aderire alle rinnovate esigenze del tessuto territoriale servito, tenendo conto del progressivo inaridimento delle fonti tradizionali di approvvigionamento (bacini artificiali di raccolta, pozzi artesiani).
L'azienda gestisce reti idriche per oltre 21.000 chilometri (30 volte la lunghezza del Po), poco più di 10.000 chilometri di reti fognarie e 182 depuratori; è impegnata in un'importante opera di ammodernamento e potenziamento.
Tra le azioni più significative, la realizzazione di un innovativo sistema di telecontrollo delle reti che garantirà una gestione razionale della risorsa disponibile, un piano straordinario di ricerca delle perdite e di risanamento delle reti per un importo di 151 milioni di Euro, la realizzazione di dissalatori, potabilizzatori e nuove condotte adduttrici.
Nel merito basti sapere che "le percentuali significative" di perdite fisiche ammontano a circa il 36%. I costi della tariffa sono determinati ai sensi del DM del 1996, applicando il cosiddetto "metodo normalizzato".
Eventuali confronti con altre esperienze territoriali non sono praticabili per le peculiarità dell'acquedotto pugliese che lo rendono unico in Italia.
Tra queste, ricordiamo la necessità di reperire risorsa idrica da altre regioni, con alti costi di energia per il trasporto e laboriosi processi di potabilizzazione, che consentono di ottenere un'acqua di ottima qualità e adatta a tutte le fasce di utenza.
Dal 2009 Acquedotto Pugliese S.p.A., nello stabilimento Aseco di Marina di Ginosa, produce compost che ricava dai fanghi provenienti dai depuratori, dalla frazione organica della raccolta differenziata e dai residui vegetali.

Gestione del sistema idrico integrato[modifica | modifica wikitesto]

Il palazzo di Bari[modifica | modifica wikitesto]

Bari - Palazzo dell'Acquedotto Pugliese

Il palazzo dell'acquedotto di Bari, ubicato in via Cognetti alle spalle del teatro Petruzzelli, è stato progettato dall'ingegnere Cesare Brunetti - l'architetto delle acque. Il progetto esecutivo, dell'importo complessivo di 5.100.000 lire - fu appaltato nel 1927 e affidato alla ditta Provera Carrassi e C. di Roma che fu l'unica a rispondere all'invito dell'Ente autonomo.
L'edificio fu terminato nel 1932.
Lo stile architettonico è prevalentemente romanico pugliese; l'esterno dell'edificio è stato rivestito con la pietra di Trani.
Gli arredi e le decorazioni si ispirano al tema dominate dell'acqua e furono ideati da Duilio Cambellotti.

Lampada e comodino di Cambellotti, palazzo dell'acquedotto pugliese Bari

Nel 2000 l'edificio, disposto su quattro piani e comprensivo di sotterranei, ha subito alcune trasformazioni, soprattutto al primo piano, per l'apertura di un museo della Storia dell'AQP, di una sala conferenze e di una biblioteca con archivi multimediali e fotografici.
Il palazzo è oggi sede della presidenza e di una parte degli uffici amministrativi.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

La sigla AQP con cui viene definito l'Acquedotto Pugliese S.p.A., deriva dal primo logo utilizzato dalla società per azioni per sostituire l'ormai storico simbolo dell'Ente autonomo (costituito da una losanga con inscritta la sigla EAAP).
Tale logo era costituito da due parentesi tonde, con interposta una lingua di colore azzurro, comprese tra le lettere A (per acquedotto) e P (per pugliese).
Il simbolo intermedio schematizzava la sezione del Canale Principale da cui fuoriusciva un rivolo di acqua; tale simbolo però assomigliava molto ad una Q, da cui l'equivoco che ha determinato la sigla[senza fonte].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Da oggi la proprietà di Acquedotto Pugliese S.p.A. è detenuta completamente dalla Regione Puglia
  2. ^ che prevede: la captazione, la raccolta, la potabilizzazione, la distribuzione per uso civile, l'allontanamento dei reflui, la loro depurazione e lo smaltimento del effluente depurato nell'ambiente.
  3. ^ storia dell'acquedotto pugliese "Il più grande acquedotto d’Europa" http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/notizie-nascoste/links-puglia/aqp-il-piu-grande-acquedotto-d-europa-segno-dell-unita-per-le-no411733/ http://temi.repubblica.it/micromega-online/puglia-un-tesoro-di-acquedotto/?printpage=undefined
  4. ^ Ente Autonomo Acquedotto Pugliese, la “Siticulosa Apulia” da Orazio al 2000.
  5. ^ Si veda l'interessante ricostruzione storica riportata sul sito dell'Associazione Idrotecnica Italiana: http://www.idrotecnicapugliese.it/paragp.php?id=10&id_pag=NULL&id_parag=23

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Bavusi A., La grande sete, in riv. Basilicata cultura.
  • Caruso V., Compendiario sugli acquedotti pugliesi e lucani, Palo del Colle, 1976.
  • Cusani A., Il grande sifone del Salento, Gius.Laterza & Figli _ Bari 1928. (ristampato negli anni '90)
  • Viterbo M., La Puglia e il suo acquedotto con prefazione di Fabiano Amati e postfazione di Massimiliano Scagliarini, Bari, 2009.
  • Engineering , the Apulian Aqueduct, Southern Italy, Offices of Engeneering 35 and 36, Bedford Street, Strand, W.C.2. London, 1929; ristampato sia in lingua inglese sia in lingua italiana.
  • Calò Carducci C., Il Palazzo dell'Acquedotto Pugliese di Bari, Adda Editore 1990.
  • Mario Baratta, L'acquedotto pugliese e i terremoti, Voghera, 1905.
  • Torquato Taramelli, Mario Baratta, L'acquedotto pugliese le frane ed i terremoti, Voghera, 1905.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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