Daunia

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Questa voce è parte della serie
Colonne Doriche.JPG
Storia della Puglia
Categoria: Storia della Puglia

La Daunia (in greco Δαυνία) è una subregione geografico-culturale della Puglia nord-occidentale. Oggi confina con la parte sud-orientale del Molise e con la porzione irpina della provincia di Benevento. Anticamente, insieme alla Peucezia e alla Messapia, costituiva la Japigia o Apulia.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Trapezophoros con due grifoni che sbranano una cerva. Scultura dauna in marmo policromo (IV secolo a.C.). Rinvenuta ad Ascoli Satriano (FG) è considerata un'opera unica nel suo genere di cui non esistono precedenti analoghi.[1]

Le fonti antiche (Erodoto, Tucidide, Polibio, Varrone, Festo, Plinio il Vecchio e Nicandro) parlano della suddivisione della Puglia in Daunia, Peucezia e Messapia come effetto dell'insediamento degli Iapigi, mescolanza di Cretesi e Illiri, che avrebbero scacciato gli Ausoni (che, insieme con Sabini, Lucani, Peligni, Bruzi, Campani, Equi e Sanniti, abitavano il Meridione).

Tipico vaso di ceramica di manifattura dauna (550-400 a.C.).

A causa della sua posizione eccentrica rispetto alle colonie greche e differenziata dalle altre due regioni degli Iapigi, la Daunia subì gli influssi della civiltà greca e della Magna Grecia solo a partire dalla fine del V e dall'inizio del IV secolo a.C.[2] L'ellenizzazione della Daunia fu accentuata da Alessandro il Molosso durante la sua permanenza in Italia.[3] Dopo la sconfitta di Alessandro il Molosso la Daunia subì una profonda oscizzazione ad opera dei Sanniti che scendevano dall'Appennino, tanto che una parte della regione perse buona parte della precedente cultura iapigia.[4] Infine influssi dalla Campania sono visibili dopo la penetrazione romana nella regione a partire dal 327.[5] Nonostante tutto, o forse proprio a causa di questi molteplici contatti, la Daunia riuscì a sviluppare una ricca cultura peculiare.

Reperti archeologici[modifica | modifica wikitesto]

Tra i reperti più significativi spiccano, oltre la ceramica subgeometrica, tipica di questa civiltà, senz'altro le famose stele daunie, lastre funebri scolpite dell'VIII- VI secolo a.C., trovate nella piana sud di Siponto, presso Manfredonia, e oggi conservate nel Museo nazionale di quella città. Rappresentano i defunti, fortemente stilizzati ed erano infisse verticalmente nel terreno, in corrispondenza delle sepolture di coloro che raffiguravano. Tra i simboli scolpiti sulle stele ricorre significativamente la svastica e il fiore della vita.

Popolazione[modifica | modifica wikitesto]

I principali centri dauni erano Tiati (presso San Paolo di Civitate), Uria (presso il lago Varano), Casone (presso San Severo), Lucera, Merinum (Vieste), Monte Saraceno (presso Mattinata), Siponto, Coppa Nevigata, Cupola, Salapia (parzialmente in agro di Cerignola e Manfredonia), Arpi o Argyrippa o Argos Hippium (presso Foggia), Aecae (presso Troia), Vibinum (Bovino), Castelluccio dei Sauri, Herdonia (Ordona), Ausculum (Ascoli Satriano), Ripalta (presso Cerignola),Canusium (Canosa), Melfi, Forentum (Lavello) e Venusia (Venosa).

Daunia Arpitana o Francoprovenzale[modifica | modifica wikitesto]

Per Daunia Arpitana s'intende quell'isola linguistica della Daunia corrispondente ai comuni di Faeto e Celle di San Vito, due località che conservano lingua e cultura francoprovenzale, ivi importate dai gruppi insediati sul territorio in età angioina da Carlo I d'Angiò, al fine di ripopolare alcune zone del Subappennino Dauno, tra le quali anche Lucera (sede di una colonia saracena dai tempi di Federico II di Svevia, distrutta nei primi anni del XIV secolo), dopo aver fiaccato le ultime sacche di resistenza filo-sveva.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Isman, I predatori dell'arte perduta, pag. 81
  2. ^ L’ellenizzazione della Daunia si deve principalmente a Taranto che la integrò nella sua koinè culturale. Cfr. E. M. De Juliis, L’origine delle genti iapigie e la civiltà dei Dauni, in AA.VV., Italia omnium terrarum alumna, Milano, 1988, pp. 617-618.
  3. ^ Si vedano E. M. De Juliis, op. cit., p. 639; e F. Grelle, La parabola della città, in AA.VV., Arpi. L’ipogeo della Medusa e la necropoli, a cura di M. Mazzei, Foggia, 1995, p. 56.
  4. ^ A. Russi, Teanum Apulum, Roma, 1976, p. 185, che cita a riprova Strab., VI 3, 11; Plin., N.H., III 11; Liv., IX 20, 7-8.
  5. ^ E. Lepore, Il mezzogiorno e l’espansione romana fino alla guerra tarantina, Bari, 1964, p. 34.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Infante, Renzo, I cammini dell'angelo nella Daunia tardoantica e medievale (Bari, Edipuglia, 2009) (Bibliotheca Michaelica, 4).

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]