Storia di Lucera
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Origini [modifica]
Le testimonianze archeologiche attestano il popolamento della regione a partire dal Neolitico: nel territorio comunale, nella località di Ripa Tetta, sono stati oggetto di scavo archeologico a partire dal 1982 i resti di un villaggio neolitico datato agli inizi del V millennio a.C.[1]. Nel museo civico cittadino, intitolato a Giuseppe Fiorini, si conserva ceramica impressa proveniente da ritrovamenti sporadici nel territorio cittadino[2].
Nell'Ottocento venne rinvenuto, sul colle del Monte Albano, oggi occupato dal castello svevo-angioino, il carrello di Lucera, un gruppo di bronzetti con figure umane ed animali che compongono probabilmente una scena rituale, datato all'VIII secolo a.C. ed appartenente forse in origine ad un corredo funerario. I bronzetti, inizialmente inseriti nella collezione privata del lucerino Onofrio Bonghi, sono in seguito passati quasi tutti presso l'Ashmolean Museum di Oxford[3].
Strabone[4] riferisce che l'eroe greco Diomede sarebbe giunto a Lucera, città dauna decaduta ai tempi del geografo, e vi avrebbe deposto come dono votivo nel tempio di Atena le armi sue e dei suoi compagni e, forse, il Palladio[5]. Secondo il grammatico del II secolo Antonino Liberale, in seguito Diomede avrebbe sposato una figlia del re Dauno di nome Leuceria, dalla quale avrebbe preso il nome la città.
Nella località “Carmine Vecchio” sono state rinvenute antiche sepolture a grotta risalenti al V-IV secolo a.C., in una delle quali è stato rinvenuta l'armatura di un guerriero.
Periodo romano [modifica]
Fra i Dauni e i Sanniti non scorreva buon sangue e questo fu di fondamentale importanza durante la seconda guerra sannitica (326-304 a.C.), quando l'esercito romano, nel tentativo di prestare soccorso a Luceria, assediata dai Sanniti, subì una grave sconfitta nella battaglia delle forche caudine (321 a.C.).
A seguito di tale evento disastroso, nel 320 a.C., il console Papirio Cursore attaccò la città, liberando i prigionieri romani, e pose il suo dominio su di essa. Dopo pochi anni, nel 315 a.C., l'antica città dauna si ribellò a Roma, tornando dalla parte dei Sanniti, ma durò poco, in quanto nel 314 a.C. i consoli Petilio e Sulpicio riuscirono ad impadronirsi con la forza di Luceria, che si trasformò in colonia romana e si sviluppò grazie alla favorevole posizione difensiva.
Nel 295 a.C. i Sanniti tentarono un ultimo attacco verso Luceria, ma il console Marco Atilio Regolo riuscì a sconfiggere le truppe nemiche, sancendo in modo definitivo la vittoria romana (294 a.C.).[6]
Nel 265 a.C. Luceria fu messa a capo di una delle 4 province questorie della repubblica.[6] Fedelissima a Roma, la Colonia "iuris latini", per la sua grande lealtà, fu sempre tenuta in grande considerazione dai Consoli e dal Senato (Lucerinis bonis et fidelibus sociis – Livio: IX, X), ricevendone ampia autonomia e indipendenza d'azione: diritto di conio con proprie monete, proprie leggi, proprio fisco, propri magistrati.
La città venne fortificata e l'assetto urbano venne completamente trasformato. Cinta di mura ben oltre il nucleo urbano per cinque miglia, fu aperta da 4 porte[7]:
-a nord la Porta Sacra, verso Tiati (San Paolo di Civitate);
-a nord ovest la Porta Albana fra il Monte Albano e il Monte Belvedere;
-a sud la Porta Ecana, verso Aecae (Troia);
-a sud est la Porta Arga verso Arpi.
Con l'avvento dei Romani, Luceria fu riempita di templi e i lucerini presero a venerare le divinità dell'impero, in primis Minerva, l'Athena Iliàs della Grecia. Sempre più importanza ebbe il tempio su Monte Belvedere, che divenne un vero santuario, venerato da ogni parte dell'Apulia. Numerose sono le testimonianza archeologiche di questo tempio, in primis la "stirpe votiva" del Belvedere: testa di Athena col elmo, di Alessandro Magno e di Augusto, e alcune divinità Afrodite, Persefone, Proserpina conservate presso il Museo Archeologico “Fiorelli” di Lucera.
Importanza ebbe anche la transumanza; le lane e le gregge di Luceria infatti erano rinomate in tutto l'impero.
A fianco di Roma nella guerra contro Pirro, re dell'Epiro (280-275 a.C.), Luceria fronteggiò anche la guerra annibalica (218-201 a.C.). Nel 217 a.C.: «Presso Geronio,a cinque leghe a nord di Lucera... Annibale si teneva pronto a difendere il campo e i distaccamenti sparsi nelle campagne.»[8]. Anche in quest'occasione Luceria rimase fedele a Roma, che la proclamò colonia togata, comandata quindi da un "Senatus Consultus".
L'ennesima rivolta arrivò tra il 91-88 a.C. Luceria difese l'impero nella guerra marsica e nel 90 a.C., in rispetto della lex iulia de civitate, Roma concedeva alla sempre fedele Luceria la propria cittadinanza. La città adottò la sigla S. P. Q. L. (Senatus Populusque Lucerinus) simile a quella usata a Roma.
Durante la guerra civile del 49 a.C., prima che Giulio Cesare presidiasse la città con una propria guarnigione, Lucera fu quartier generale delle truppe di Pompeo Magno.[9]
Con l'uccisione di Giulio Cesare (44 a.C.) e l'avvento di Ottaviano Augusto e della dinastia giulio-claudia (27 a.C. - 68 d.C.), Luceria entrò nel periodo di maggior splendore. Rappresenta infatti uno dei centri più importanti della regio II assieme a Brindisi, Canosa e Taranto.
Nel 31 d.C., dopo la vittoria di Azio, Luceria venne inserita nelle 28 colonie augustee; fu una delle prime città a riconoscere la natura divina di Augusto, al quale dedicò numeroso edifici pubblici, che servirono a mutare l'assetto urbano della città: il teatro, il circo, numerosi templi, l'acropoli e le terme…
Tra il 27 a.C. e il 14 d.C., il magistrato lucerino Marco Vecilio Campo, fece costruire a sue spese, in onore di Ottaviano Augusto, il grande Anfiteatro nella parte est della città. Lo stesso imperatore spesso si recava a Lucera per assistere a combattimenti fra gladiatori o addirittura tra feroci bestie; e cita Luceria nel suo testamento politico.
In epoca imperiale Luceria, oltre ad arricchirsi di palazzi, templi e terme, registra la fondazione di una delle prime comunità cristiane: prima dell'anno 60 d.C. l'apostolo Pietro, di passaggio per la città romana, battezzando nelle acque del fiume Vulgano, pose a capo della nascente diocesi di Luceria, Basso, un lucerino considerato primo vescovo della città, martire cristiano sotto l'imperatore Traiano (112 circa) assieme ai Vescovi di Siponto e di Ecana (oggi Troia). Dopo anni di sede vacante, nel 251 Cornelio I mandò a Lucera Pardo. Uomo pio e devoto, fece costruzione la prima Cattedrale della città nell'attuale Piazza San Giacomo e all'interno fece seppellire il corpo di Basso; la chiesa era dedicata ai Santi Giacomo Maggiore e Barnaba apostoli. A Pardo si deve anche l'edificazione di una piccola cappella dedicata a Santa Maria della Spiga, sul resti di un tempio romano, a nord della città. Resto per 13 anni alla guida della diocesi; si spense 17 ottobre 264 e venne sepolto nella Cattedrale, accanto a Basso. Seguirono Giovanni (300) e Marco I (302-328), che fu sepolto a Bovino, dove tuttora è venerato.
In ricordo del passaggio dell'Apostolo e delle conversioni che ne sono seguite, nei pressi del fiume Vulgano, fu innalzata la prima chiesa locale, intitolata a San Pietro in bagno.
Nel III secolo d.C., sotto Costantino, Luceria diventa capoluogo della provincia di Apulia et Calabria e nel IV secolo d.C., è fregiata dell'appellativo di "Civitas Constantiniana".
Del V secolo d.C. sono i ritrovamenti del nucleo paleocristiano nell'attuale Borgo San Giusto nell'agro di Lucera e dalla fine dello stesso secolo si ha la documentazione certa della sede vescovile della città.
L'Alto Medioevo [modifica]
A seguito della vittoria bizantina sui Goti (553), Giustiniano rimette Luceria a capoluogo di provincia della regio II - Apulia et Calabria, dopo che per un dato periodo fu spostato a Canosa.
Agli inizi del VII secolo, sotto il duca Arechi I, i Longobardi avanzarono verso la provincia di Luceria e si insediarono nelle zone più periferiche della città, sul Monte Albano, dove sorgeva l'acropoli romana, e nei pressi dell'Anfiteatro nella parte est.
Il ducato fu presto costituito, ma nel 663, Luceria fu distrutta dal bizantino Costante II. L'assetto romano scomparve quasi completamente e i lucerini furono costretti alla fuga, formando vari centri del subappenino (Biccari), e della costa adriatica (Lesina). La vecchia chiesa fu saccheggiata e i corpi dei santi vescovi furono trafugati o portati nelle nuove frazioni costituite. San Basso giunse poi a Termoli mentre San Pardo trovò sacra dimora in Larino.
Nel 743, sulle rovine della città, nuovamente longobarda, arrivo il vescovo Marco II. Il patriarca partecipò al Concilio di Roma del 22 marzo 744, chiedendo a papa Zaccaria aiuti e preghiere per il popolo lucerino. Al suo ritorno a Luceria, portò con sé i monaci Benedettini e una statua della Vergine Maria. La chiesa dei santi Giacomo e Barnaba, semi distrutta, fu restaurata e in un altare fu collocata la statua della Vergine, che da quel giorno venne invocata come protettrice della città e dell'intera diocesi che, come l'antica chiesa, fu intitolata a Santa Maria.[10]
Con il ritorno dei Longobardi, La città venne nuovamente fortificata e le mura furono ristrette, tenendo fuori sia l'acropoli di Monte Albano e sia i resti dell'Anfiteatro Romano. Da cinque miglia, il perimetro si riduce a un miglio e mezzo, con l'apertura di cinque porte[11]:
- a nord la Porta San Severo, che sostituì la vecchia Porta Sacra;
- a sud est la Porta Foggia, che sostituì la vecchia Porta Arga;
- a sud la Porta Troja, ricostruita sui resti della vecchia Porta Ecana;
- a nord ovest la Porta Albana fra il Monte Albano e il Monte Belvedere;
- a est la Porta S. Jacobi, nuova entrata nel casale di San Giacomo.
Nel 802 d.C., il figlio di Carlo Magno, Pipino il Gobbo occupò Luceria, ma la città fu ben presto nuovamente assediata dai longobardi e dal Duca di Benevento Grimolado, che mantennero la giurisdizione della città fino al ritorno del dominio bizantino nel 982 d.C.
Con l'avanzamento dei Saraceni, numerose furono le guerre che Luceria intraprese, fino a quando nel 1060 circa, la città fu conquistata dai Normanni, al fianco dei quali alcuni lucerini parteciparono anche alle Crociate in Terra Santa.
Il dominio normanno cesso intorno al 1200, quando fecero il loro ingresso gli Svevi.
Periodo federiciano [modifica]
| Per approfondire, vedi Insediamento musulmano di Lucera. |
Sotto gli Svevi, Luceria riprese ben presto il suo ruolo centrale, con l'arrivo dell'imperatore Federico II e dei musulmani.
Sul Monte Albano, sui resti dell'antica acropoli romana, Federico II fece costruire una cittadella che sovrastava imponente Luceria e, precisamente nell'angolo nord-est, il suo regale palatium anche se oggi, tra la ricchezza dei reperti di origine angioina e aragonese, si nota ben poco del federiciano castrum seu palatium.
È tuttavia ancora osservabile lo zoccolo perimetrale e, per quel poco che ne resta, anche le mura a scarpate la presenza di feritoie ad uso degli arcieri. La parte inferiore dell'edificio (quella più propriamente difensiva) doveva avere funzioni di rifugio estremo in caso di pericolo. Anche la residua pavimentazione del cortile interno, con la particolare cura delle rifiniture, è attribuita all'epoca di Federico di Hohenstaufen.
Poche furono le visite dell'Imperatore nella sua Luceria, risalenti per lo più nelle primavere del 1231 e del 1240, fino al novembre del 1246. Più sovente infatti si recava della vicina località di Fiorentino, dove restava a riposo per intere giornate, intervallando la sua passione per la caccia a quella per la buona tavola.
Nel 1223, Federico II, a seguito della lotta armata fra i musulmani e le truppe sveve, dalla Sicilia e più precisamente dalla città di San Cipirello Jato, deportò a Luceria numerosi musulmani, una vera e propria colonia saracena; riuscì però a renderli inoffensivi, lasciandoli liberi di sviluppare le loro attività (fabbricanti di tappeti, tende, ceramiche, ma anche agricoltura e artigianato), fornendo ovviamente all'Imperatore imponenti guerrieri, fondamentali per le varie lotte contro la Santa Sede. A tal proposito i saraceni furono liberi anche di professare la propria religione islamica: nel 1239, sembra non si contassero più di dodici abitanti di religione cristiana[12]. Il borgo si era sviluppato verso il castello, in conseguenza degli arrivi e vennero fatte costruire numerose moschee al posto delle chiese e la città fu detta "Luceria Saracenorum". Furono inoltre ricostruite le mura andate in rovina, restando invariato il numero delle porte d'accesso alla città. I cristiani che rimassero in città venivano molestati perennemente dai saraceni e, per paura di eventuali saccheggi, nascosero in un posto sicuro chiamato Tribuna la venerata statua di Santa Maria. I vari ordini monastici che si erano stanziasi sul territorio, furono estromessi dal regno.
Lugàrah, conobbe in quel periodo una notevole fioritura, tanto che ben presto venne paragonata, dai viaggiatori e dagli storici musulmani di allora, alla Cordova dei califfi. Furono aperti Istituti Scientifici, sotto la guida dello stesso Federico II, coniante monete con l'immagine dell'imperatore, nacquero anche fabbriche di armi, ma anche botteghe dell'ottone. Diversi furono gli animali esotici, dai leoni agli elefanti, dal cammelli alle aquile e ai falchi, rapaci adorati dallo stesso imperatore.
La Lucera musulmana restò fedele alla casa sveva e, dopo la morte di Federico II nel 1250 avvenuta nella vicina Fiorentino, parteggiò nel 1254 per Manfredi, che restò in città fino alla sconfitta di Benevento del 1266, che segnò l'entrata in scena dei d'Angiò. Nonostante ciò la città rifiutò l'obbedienza a Carlo I d'Angiò, restando fedele all'ultimo erede degli Svevi, Corradino, fino alla sua uccisione avvenuta a Napoli nel 1268.
Periodo angioino [modifica]
Tra il 1268 e 1269 la Santa Sede scese in campo contro "Luceria Saracenorum" con una Crociata per debellare tutti i musulmani presenti nella città, unica roccaforte dell'Islam dell'intero meridione. Molte le pressioni che ricevette Carlo I d'Angiò affinché eliminasse ogni saraceno presente nella città. Il re angioino, però, seguendo l'esempio di Federico II, una volta impugnata la città per fame, anziché uccidere o esiliare i saraceni, cercò di stringere con loro un rapporto di fiducia. Perdonò le loro colpe, privandoli però della libertà di governarsi seguendo le leggi islamiche. I saraceni, per evitare di sottostare ai d'Angiò, cercarono inutilmente di fuggire dalla città, trovandovi spesso la morte.
Carlo I d'Angiò, nella riorganizzazione della città, fece risistemare il Palatium federiciano, trasformandolo in una fortezza, rafforzata le difese con una maestosa cinta muraria a ridosso del margine collinare del Monte Albano. I lavori furono seguiti da Pierre d'Angicurt, progettista di fortificazioni, e dai magister carpentarius Riccardo da Foggia e Giovanni di Toul; i lavori durarono quasi quindici anni (1269-1283). La muraglia fu dotata di 15 bastioni quadrangolari, 7 torri pentagonali, e 2 torri cilindriche, una detta del Re, o del Leone, e l'altra più maestosa detta della Regina, o della Leonessa. L'accesso alla fortezza era regolato da 4 porte: Porta Troja a sud, Porta Castel Fiorentino a nord, Porta di Guardiola a ovest, e Porta Luceria a Est, verso la città. Per separare la fortezza dal centro abitato fu scavato un vigoroso fossato difensivo e creato un ponte levatoio per collegare le due parti. All'interno della fortezza, fu edificato il nuovo palazzo residenziale, una chiesa francescana e alcuni alloggi, che servirono alle numeroso famiglie di origine provenzale che il re fece stanziare all'interno della fortezza. La convivenza con i saraceni durò ben poco, in quanto le famiglie di Provenza, preferirono allontanarsi dalla città, trasferendosi nell'alta valle del Celone fondando i paesi di Faeto e di Celle San Vito, dove tuttora nei dialetti locali è rimasta l'impronta francese.
Alla morte di Carlo I d'Angiò, gli succedette il figlio Carlo II d'Angiò, detto lo zoppo. Questi, a seguito di un'ulteriore ribellione dei saraceni, nell'anno 1300, cedette alle insistenze di papa Bonifacio VIII e organizzò la "Crociata Angioina": la città, dopo un lungo e astuto assedio condotto da Giovanni Pipino da Barletta, venne distrutta tra il 15 e il 25 agosto 1300; le mura e le moschee furono abbattute e gli abitanti musulmani massacrati o venduti come schiavi[13]. La statua della Vergine nascosta per anni nella chiesa di Santa Maria della Tribuna tornò alla luce e portata in processione nella festosa piazza centrale della città, avvenimento che ancora oggi si ripete ogni 14 agosto, anche se da allora della vecchia statua mariana si sono ormai perse le tracce.
In pochissimo tempo il borgo fu ripopolato di cristiani da ogni parte del regno. La città fu rinominata Civitas Sanctae Mariae (città di Santa Maria) e al posto della Moschea principale, demolita, venne costruita, sempre sotto la guida di Pierre d'Angicurt, la Cattedrale dell'Assunta, una maestoso esempio di stile gotico prettamente angioino, con richiami all'antico romanico. Nel 1301, Carlo II d'Angiò fece giungere in città una nuova statua della Vergine, detta della Vittoria, alla quale donò simbolicamente le chiavi della città e alla quale sua moglie Maria d'Ungheria offrì una grande collana d'oro. La statua fu collocata nella Cattedrale e da allora invocata come Santa Maria Patrona di Lucera.
Nell'antico borgo furono riammessi ordini monastici cacciati dal regno da Federico II. Oltre la Cattedrale, infatti, furono edificate altre quattro chiese e affidate proprio alla cura degli ordini mendicanti, chiamati dal re angioino per dare un nuovo volto cristiano alla città:[14]
- San Francesco, affidata ai francescani minori conventuali;
- San Domenico, affidata ai domenicani predicatori;
- San Leonardo, affidata agli agostiniani;
- San Bartolomeo, affidata ai celestini.
Nella città di Santa Maria fu istituita una nuova Zecca e ai suoi abitanti fu dato il privilegio di appartenere direttamente al re, senza possibilità per la città di essere infeudata (regia demanialità), e inoltra fu assegnato ad ogni famiglia un terraggio, i cui frutti dovevano essere sia agricoli e sia di pascolo.
A Carlo II d'Angiò succedette il suo terzogenito Roberto, in quanto il primogenito Carlo Martello salì sul trono d'Ungheria e il secondogenito Ludovico d'Angiò, per alcuni fonti nato nella fortezza di Luceria, intraprese la vita ecclesiastica, prima come frate francescano e poi come vescovo di Tolosa; oggi è invocato quale Santo.
Per riportare la cristianità nella città, Roberto d'Angiò fece giungere da Avignone (il papato in quegli anni non era a Roma) a Santa Maria il vescovo croato domenicano Agostino Kazotic che in un solo anno riuscì a convertire il popolo lucerino, iniziando la costruzione del nuovo episcopio, creando un orfanotrofio femminile, restaurando la chiesa di Santa Maria della Tribuna. Nel 1323 però venne ferito da un saraceno e a seguito delle ferite riportate morì il 3 agosto dello stesso anno. Il corpo del vescovo fu tumulato nella chiesa di San Domenico.
Nel 1341, sotto Roberto d'Angiò nella città di Santa Maria si contavano 13 chiese. Oltre ai conventi di San Francesco, San Domenico, San Leonardo, San Bartolomeo, si aggiunse la chiesa di Sant'Antonio Abate, in un vecchio harem a ridotto del Monte Belvedere,[15] che fu affidata ai Cavalieri Teutonici. Le parrocchie erano 8[16]:
- Cattedrale dell'Assunta
- San Giacomo Maggiore Apostolo
- San Lorenzo Martire
- San Matteo Apostolo
- Santa Caterina d'Alessandria
- Santa Maria Maddalena
- Santa Lucia V. e M.
- Sant'Angelo
Altre tre statue della Vergine Maria, simili a quella della Patrona, arrivarono a Lucera e collocate nelle più importanti parrocchie della città:
- Santa Maria della Vittoria, nella parrocchia di San Giacomo Maggiore Apostolo;
- Santa Maria della Misericordia, nella parrocchia di San Lorenzo Martire;
- Santa Maria della Libera, nella parrocchia di San Matteo Apostolo.
In questi anni, seguendo le volontà del vescovo Agostino Kazotic vide la luce l'ospedale delle Cammarelle e le mura furono riedificate e allontanate dalla fortezza di Monte Albano e l'accesso alla città fu sempre regolato dalle cinque porte ricostruite Porta Albana, Porta Troja, Porta Foggia, Porta San Severo, Porta san Jacobi e con l'aggiunta di Porta Casalis Novi, sul versante ovest, direttamente verso la Fortezza.[17]
Il Quattrocento [modifica]
Vari furono i capovolgimenti storici che affrontarono i d'Angiò sul finire del Trecento, con una feroce lotta per la successione sul regno di Napoli, che causò anche il brutale assassinio nel 1382 della regina Giovanna I per ordine di Carlo V.
Con l'inizio del Quattrocento anche le città risentirono di queste problematiche e la città di Santa Maria dal 1407 fu amministrata da un Decurionato, un consiglio di dieci cittadini scelti sia tra la nobiltà, sia tra il ceto medio e sia tra i popolani. Il Decurionato, per deliberare sulle varie questioni della città, si radunava spesso nella chiesa edificata in onore di San Pardo.
Nel 1418, il frate Giovanni Vici da Stroncone fece realizzare sul Monte Belvedere un convento e una chiesa francescani, dedicati al SS. Salvatore, quale oasi di preghiera per i viandanti. Il frate, pieno di fervore, si recava spesso tra le rovine di vecchi castelli abbandonati, in cerca di qualunque cosa che potesse abbellire il suo convento. Fu sui resti di Castel Fiorentino che trovò due lastre di pietra, che formavano la mensa di Federico II. Riuscì a portarle in città, dove le utilizzò come altari maggiori nella Cattedrale e nella chiesa del SS. Salvatore. Morì nel suo convento, dove fu sepolto, in fama di santità; salito agli onori degli altari, è Beato.
Con l'arrivo degli Aragonesi e di Alfonso il Magnanimo nel 1442, la città di Santa Maria, oltre a mantenere il dominio della Capitanata, ottenne l'istituzione della Regia Audientia Provincialis, supremo tribunale civile e penale della Capitanata e del Contado del Molise, e della Regia Dogana della Mena delle Pecore di Puglia, istituita nel 1447. Tale istituzione fece diventare la città sede della Dogana, annessa al convento delle celestine di Santa Caterina. La transumanza obbligatoria dall'Abruzzo sul Tavoliere di Puglia, con la nascita del Tratturo Lucera-Castel di Sangro, aumentò gli incassi comunali e anche il benessere dei cittadini. La sede restò a Santa Maria fino al 1468 quando fu spostata alla vicina Foggia, che in quegli anni iniziava ad estendersi.[18]
Il 4 dicembre 1456 un terrificante movimento tellurico sconvolse la Capitanata. La città di Nocera (Lucera) subì gravi perdite e danni (fra cui probabilmente la parte superiore del campanile del Duomo), ma resto in piedi, a differenza dei centri limitrofi andati completamente distrutti. La popolazione attribuì lo scampato pericolo alla protezione di Santa Maria Patrona.[19]
Nel 1478 il vescovo Pietro Ranzano fu scelto per la guida della diocesi della città. Durante il suo episcopato, si registra l'arrivo dei frati carmelitani, che edificarono appena fuori le mura della città il loro monastero dedicato alla Vergine del Monte Carmelo.
Dal Cinquecento al Settecento [modifica]
Dall'inizio del Cinquecento, la città fu sotto il dominio spagnolo e il titolo di Civitas Sanctae Mariae fu sempre meno usato, sostituito dall'attuale nome di Lucera.
Nel 1568 viene istituita la prima scuola pubblica di istruzione primaria e nel 1579 Lucera torna ad essere la sede del capoluogo della Regia Udienza di Capitanata e del Contado del Molise, che era passato per alcuni anni sotto la giurisdizione della vicina città di San Severo. La diocesi in questi anni è molto estesa, raggiungendo perfino la distante Apricena.
Il Cinquecento fu anche il secolo di un notevole incremento demografico della città, che continuò ad essere la città più popolosa di tutta la Capitanata. Notevoli furono i lavori della diocesi che, sotto la guida del vescovo Pietro de Petris, eseguì il rifacimento del campanile della Cattedrale, crollato a seguito di un terremoto. Altre chiese furono aperte al culto:
- Santa Maria di Costantinopoli, convento cappuccini, fuori le mura nord della città;
- San Gaetano da Thiene, nei pressi del convento di Santa Caterina;
- Santa Maria della Pietà, convento dei frati minori osservanti, fuori le mura sud della città, eretto dopo che un cieco riacquistò la vista nel 1573, pregando dinanzi ad un'antica edicola votiva della Madonna.
A queste si aggiunge la chiesa di San Giovanni Battista, costruita al posto della chiesa di San Lorenzo. Anche la chiesa di Santa Lucia venne ricostruita e dedicata ai Santi Lorenzo e Lucia.
Tra il cinquecento e il seicento, Lucera continuò ad essere anche residenza di famiglie nobili del regno. La città, ben presto si riempì di nobili palazzi e di bellissime piazze. Le dimore imponenti furono delle famiglie più facoltose della città: Scassa, d'Auria, Secondo, Pagano, Quaranta, Candida e Falcone.
Fu in questi anni che iniziarono alcune rivolte politiche che, fra le altre cose, causarono l'assassinio di un vescovo. La situazione causò la rapita decaduta della città e fu fondata la prima cappella adiacente alla Cattedrale, dedicata alla Santissima Annunziata, collegato ad un conservatorio per orfane tramite un ponte, detto Arco delle Orfanelle. Altre cappelle furono innalzate negli anni avvenire, dedicate rispettivamente a Santa Maria della Misericordia e a Santa Maria di Costantinopoli. Diverse furono le opere d'arte che furono realizzare per abbellire le chiese durante il seicento. Furono inoltre edificate altre due chiese; la prima dedicata a San Nicola di Bari e la seconda a Santa Maria delle Grazie, affidata ai Fatebenefratelli.
Un forte terremoto colpì Lucera nel luglio del 1627, con alcuni danni alle abitazioni; la città vicina di San Severo fu rasa al suolo e anche Foggia ebbe numerosi danni. I lucerini videro l'evento come un accadimento miracoloso, attribuito alla protezione di Santa Maria Patrona.
Nel 1642 il viceré spagnolo Ramiro Guzman assegnò la città Lucera in feudo al conte Mattia Galasso, su ordine del re Filippo IV. La città subì quindi l'abolizione di tutti i privilegi conferitigli da Carlo II d'Angiò. I lucerini si rivolsero nuovamente a Santa Maria per chiedere la liberazione della città, che finalmente il 20 dicembre 1691 fu dichiarata “città libera, in virtù del potente patrocinio di Santa Maria.”[20]
Il declinò della città portò inevitabilmente alla miseria e alla carestia e molte attività vennero chiuse, dando sempre più spazio all'agricoltura e ad antichi mestieri. Non mancarono le rivolte, ma bel presto, tra il 1655 e il 1656 una nuova minaccia si abbatté sulla città: la peste. Anche in questo caso la poca mortalità venne vista come un fatto miracoloso, attribuito a San Rocco, al quale l'Università fece edificare una chiesa, nei pressi del lazzaretto. Seguì un'epidemia di tifo, alla quale conseguì un inevitabile crollo demografico.
Col passare degli anni, Lucera perse importanti funzioni politiche, ciononostante continuò a godere dello status di capitale culturale della regione, per gli studi e la dottrina, titolo che mantenne anche con l'avvento dei Borbone. Il 4 aprile 1702 papa Clemente XI proclamò beato il vescovo trecentesco Agostino Casotti.
A cavallo fra il seicento e il settecento, Lucera fu anche al centro della vita di frate Francesco Antonio Fasani. Nato il 6 agosto 1681, fu gran predicatore e innamorato della Vergine Immacolata. Amante dei poveri e dei sofferenti, familiarmente dai lucerini veniva chiamato e ancora tuttora lo chiamano Padre Maestro. Istituì una mensa per i poveri, chiedendo frequentemente offerte alle famiglie nobile del tempo: Zunica, de Nicastri, Ramamondi e Lombardi. Fece realizzare da Giacomo Colombo una statua della Vergine Immacolata e una di San Francesco; il Colombo lavorò molto in Capitanata e a Lucera, che ancora oggi conserva alcune sculture da lui firmate nelle chiese di San Domenico, Santa Caterina e San Giovanni Battista.
Il forte terremoto del 20 marzo 1731 che devastò Foggia, fece notevoli danni anche a Lucera. Alcune case andarono distrutte e la chiesa trecentesca di San Francesco subì la perdita degli altari. A Padre Maestro si deve il restauro dell'intera chiesa e la sua riconsacrazione avvenuta il 19 aprile 1739. Tre anni dopo, il frate morì in fama di santità. Era il 29 novembre 1742.
Nel 1743 il cappuccino Antonio de Oliva progettò la realizzazione di una cappella dedicata alla Santa Croce appena fuori le mura ovest della città, nella Piana dei Puledri, vicino alla Porta Casalis Novi. Tale progetto non andò in porto, ma l'antica porta da allora prese il nome di Porta Croce.
Nel 1745 l'antico palazzo della famiglia Falcone fu trasformato in scuola, con l'apertura di corsi in filosofia, teologia, belle lettere e grammatica e affidato ai padri Redendoristi, che intitolarono il monastero al SS. Sacramento. L'anno seguente venne istituito a Lucera il Tribunale del Consolato di terra e di mare.
In quegli anni anche tutti i palazzi e le chiese di Lucera subirono il tocco barocco. Fu edificato ex novo il convento di Santa Caterina (1754), sempre affidato alle dame benedettine celestine di clausura, e il nuovo convento del Carmine (1758), in pieno centro cittadino, utilizzando i materiali dell'ormai abbandonata Fortezza; sempre sul finir de Settecento fu realizzato anche il cappellone confraternale adiacente alla chiesa di San Domenico, che venne completamente revisionata e trasformata in barocco, con annessa cappella dedicata alla Vergine del Rosario e ristruttura la cappella dell'Addolorata adiacente alla chiesa di San Francesco.
Lucera contava 25 chiese, con l'edificazione della nuova chiesa di Santa Maria degli Angeli (o delle anime del Purgatorio) appena fuori le mura di Porta Troia. L'antico convento del SS. Salvatore viene affidato ai Frati Minori Riformati, mentre Santa Maria della Pietà ai Frati Minori Osservanti. Le parrocchie vengono ridotte a 4[21]:
- Cattedrale dell'Assunta
- San Giacomo Maggiore Apostolo
- San Giovanni Battista
- San Matteo Apostolo
Nel 1794, con l'inizio delle soppressioni dei monasteri, si registra l'espulsione dei Carmelitani dal nuovo convento, che nel 1804 sarà trasformato in Real Orfanotrofio San Carlo.
Numerosi furono i palazzi edificati in questo periodo storico, in primis il Palazzo Vescovile, sotto la guida di mons. Foschi prima, e di mons. Freda dopo. Di notevole importanza anche il Palazzo della Regia Udienza (1795), edificato in Piazza San Francesco, utilizzando i resti dell'antico castello.
Inoltre viene aperta una nuova porta nei pressi del convento di San Francesco, denominata “Porta Ballitoria”, mentre la vecchia Porta Albana, per la vicinanza alla chiesa di Sant'Antonio Abate, inizia ad essere chiamata “Porta di Sant'Antonio Abate”.
Nel 1799 anche Lucera attraversò il turbine degli eventi scaturiti dalla proclamazione della Repubblica Partenopea, con la caduta dei Borbone e il ritorno dei francesi. La città fu infatti raggiunta dal generale Duhesme per trattare pacificamente con la città, affinché accettasse l'ingresso delle truppe. L'ufficiale di marina, Eugéne Petit però venne ucciso e questo fece scaturire la rabbia dell'esercito, che decise di assaltare Lucera. Fu solo grazie all'intrepido coraggio della duchessa Maddalena Candida Mazzaccara che Lucera si salvò dal saccheggio. La duchessa infatti, fuoriuscì dalle mura della città in nome di Santa Maria Patrona, seguita dal simulacro della Vergine, che venne esposto fuori porta Troia. Dehesme, nel vedere l'icona mariana, rimase scioccato, riconoscendola come "la Donna dal viso bruno e dagli occhi d'incisiva potenza, che quella notte gli era apparsa in sogno a dirgli che lasciasse salvo il suo popolo".[22] Duhesme decide quindi di rinunciare ai sui bellicosi propositi e di ritirare le sue truppe: la città fu salva. A ricordo di tale evento prodigioso fu opposta sulla facciata di Porta Troia una lapide.[23]
L'Ottocento [modifica]
Gli eventi che diedero inizio all'Ottocento non furono a favore di Lucera. Con l'avvento dei governo di Napoleone, la città perse di colpo l'importanza storica che l'aveva aiutata anche nei periodi più bui. Infatti con legge n. 132 del 8 agosto 1806,[24] le province di Capitanata e Molise furono divise e la sede del capoluogo del Tavoliere passò a Foggia, che negli ultimi anni aveva conseguito un avanzamento demografico tale da superare di molto Lucera (17 000 abitanti contro 8 000), assumendo quindi quella grandezza che per secoli è stata di dominio assoluto dei lucerini.
Il colpo fu duro da digerire anche se Napoleone, dopo aver visitato la città il 25 marzo 1807, istituì il Real Collegio di Capitanata (1807), al posto del soppresso monastero dei celestini, e lasciò a Lucera la sede del Tribunale di prima istanza (1808); negli anni successivi furono istituiti l'Archivio Provinciale (1809), la Conservatoria delle Ipoteche (1809), l'Archivio Notarile (1812), la Sezione di Archivio di Stato (1813), l'Ufficio del Registro (1817), l'Ufficio delle Imposte (1817) e la Gran Corte Criminale (1817).[25]
Con il decreto di Gioacchino Murat n. 765 dell'8 ottobre 1810 anche il Terraggio fu abolito; in quell'anno le spoglie mortali del beato Agostino Casotti furono traslate dalla chiesa di San Domenico alla Cattedrale, ai piedi dell'altare del Sacro Cuore, dove tuttora sono conservate.
Nel 1818, a seguito del decreto di Napoleone di seppellire i morti fuori le cinta delle città, venne realizzato nell'estrema periferia nord della città, fuori da Porta San Severo, il Cimitero di Lucera. L'anno seguente, nel Real Collegio, venne istituita la Prima Scuola Secondaria di agricoltura e le cattedre di diritto e procedure penali.
Nel 1826, Maria Giuseppa Mozzagrugno cedette il suo palazzo nobiliare alla città affinché divenisse la sede del Comune; numerosi furono i lavori effettuati dall'architetto Filippo Gifuni, che nel 1832 presentò alla cittadinanza il nuovo palazzo. In quello stesso anno, presso il convento di Santa Maria della Pietà, i Padri Osservanti aprirono le cattedre universitarie di filosofia e teologia. In quegli anni furono iniziati anche i lavori per le strade di collegamento tra Lucera e i centri più vicini, iniziando ovviamente dalla tratta con Foggia.
Nel 1831, nei locali del soppresso convento di San Francesco, vide la luce anche la Biblioteca comunale, fortemente voluta dalla famiglia de Nicastri, seguita dalla famiglia Scassa, che donò circa 6 000 volumi. In breve anche le altre nobili famiglie fecero le loro donazioni, che accrebbero subito la ricchezza della collezione.
In quegli anni notevole attenzione ebbe il giovane sacerdote lucerino don Alessandro di Troja, che assisteva le famiglie più bisognose della città, ricoprendo l'incarico di economo spirituale della parrocchia di San Matteo Apostolo. Numerose furono le persone che chiedendogli preghiere, furono gratificate con guarigioni inspiegabili, che lui attribuiva a padre Maestro Fasani; la cittadinanza lo chiamava familiarmente don Sante. Morì a soli 33 anni, nel gennaio 1834 e, in concetto di santità, venne sepolto in Cattedrale, che proprio in quell'anno venne dichiarata Basilica Minore.
Dall'ottobre del 1836 la Capitanata fu colpita da una nuova calamità, il colera indiano. Più di 5 000 i morti e anche Lucera ebbe le sue vittime. Il culmine dell'epidemia si ebbe nell'estate del 1837; il popolo chiedeva a Santa Maria Patrona di aiutare anche questa volta la sua città e l'aiuto della Vergine non mancò. Difatti il 12 e il 13 luglio di quello stesso anno, l'Icona trecentesca della Vergine, collocata in una delle cappelle laterali alla Cattedrale, avrebbe mosso gli occhi e cambiato il colore della pelle. L'evento miracoloso si sarebbe protratto per molto tempo e fu aperto un processo canonico nel 1838, di cui si occupò anche papa Gregorio XV e la Sacra Congregazione dei Riti, che non poté che constatare l'avvenuto evento inspiegabile, anche perché da allora l'epidemia del colera scomparve dalla città, e proclamare il 13 luglio quale festa della Madonna del Colera.[26]
Sempre nel 1838 venne inaugurato il Teatro Comunale, intitolato a Maria Teresa di Borbone mentre dal 1841 le antiche fiere annuali lucerine vennero finalmente ripristinate, riportando nella città un antico commercio mai dimenticato. Nel 1842 la fatiscente Porta Foggia venne abbattuta e ricostruita.
L'Ottocento fu un secolo di notevoli trasformazioni anche nell'ambiente politico. Nel 1848 infatti fu fondata l'associazione "Propaganda", il cui obiettivo era l'Unità d'Italia; molti furono i lucerini che sacrificarono la loro vita in nome dell'indipendenza italiana. In quegli anni anche la città di Lucera subì rilevanti cambiamenti. Nel 1855, il Consiglio Comunale, deliberò l'abbattimento delle mura angioine e delle porte fatiscenti, restando in piedi solo la Porta Troia e la Porta Foggia, che attualmente sono gli unici due ingressi rimasti in piedi.
Nel 1853 venne inaugurato il Regio Orfanotrofio femminine "Ferdinando II di Borbone" nel soppresso convento di San Leonardo; l'istituzione fu possibile grazie a Tito Pellegrino che destinò tutto il suo patrimonio per tale iniziativa. Pochi anni dopo, nel 1857, il Real Collegio viene elevato a Liceo con l'aggiunta di cattedre in chirurgia e medicina. La direzione del nuovo Liceo fu affidato ai Gesuiti che dal 1854 gestivano il Collegio. Le rivolte di quegli anni, però, fecero fuggire anche la “Compagnia di Gesù” dalla città, assieme al vescovo Iannuzzi nel 1860. L'anno seguente il Real Liceo divenne Liceo Ginnasio e Convitto Nazionale; nel 1864 il Conservatorio delle Orfanelle divenne Asilo d'Infanzia “Sant'Anna” e, nel 1866, con la definitiva soppressione dei monasteri, anche i Redentoristi Mannarini, i Fatebenefratelli e le dame di clausura del convento di Santa Caterina lasciarono Lucera.[27]
Nel 1860 il Teatro Comunale fu intitolato a Giuseppe Garibaldi e fu fondato il primo circolo cittadino, l'Unione, che dal 1876 venne trasferito in Piazza Duomo, dove ancora oggi ha sede.
Dopo una lunga vita trascorsa nell'assistenza ai più bisognosi, nel 1865 il frate cappuccino Francesco Maria da Gambatesa, morì nel convento di Santa Maria di Costantinopoli di Lucera, in fama di santità. Venne infatti sepolto nella stessa chiesa e in poco tempo beatificato.
Nel 1871, grazie all'interessamento di Ruggiero Bonghi, la Fortezza svevo-angioina venne dichiarata Monumento Nazionale, seguita dalla Cattedrale dell'Assunta nel 1878. Lo stesso Bonghi fu al centro di famosi scontri elettorali e fu lui ad ordinare l'abbattimento delle cappelle laterali alla Cattedrale e del ponte delle Orfanelle che fungeva da collegamento con l'Asilo di Sant'Anna, riportando così la Basilica all'iniziale stile gotico, eliminando vari altari barocchi che erano stati eretti al suo interno.
Nel 1883, grazie all'interessamento e alle donazioni della marchesa Rosa de Nicastri d'Amelj, venne fondata una casa di cura per anziani nelle vicinanze della chiesa di Santa Lucia.
Il 31 luglio 1887 venne inaugurata la stazione ferroviaria e la relativa tratta Lucera-Foggia, che fu di fondamentale importanza per il commercio e la viabilità della città.
Negli ultimi anni dell'Ottocento sorsero numerose banche. Si iniziarono anche gli scavi archeologici nella città e vennero alla luce le Terme Romane con una Venere Marina nei pressi nella chiesa di San Matteo (1872) e un mosaico romano al centro di Piazza Nocelli (1899). Videro la luce anche numerosi palazzi signorili fra cui quelli delle famiglie Cavalli, Curato e Nocelli.
Con la nascita del Regno d'Italia, la politica gioca un ruolo centrale nella storia di Lucera. Numerosi furono le manifestazioni promosse da Ruggiero Bonghi e da Antonio Salandra, entrambi esponenti del partito liberale. A Bonghi, dopo un anno dalla sua morte, nel 1896 venne intitolato il Liceo Ginnasio e il Convitto Nazionale. A seguire tutti i movimenti politici e culturali di quegli anni ci penso il periodico “Il foglietto”, che vide la luce nel 1897 sotto la direzione di Gaetano Pitta.[28]
Il Novecento [modifica]
La povertà invase la città all'inizio del Novecento; numerosi erano i senzatetto e gli elemosinanti. Per porre rimedio a questa situazione, grazie alla nobile Maria de Peppo Serena, l'ormai abbandonato convento dei Cappuccini, nel 1900 venne trasformato in Ricovero San Giuseppe, dove trovarono dimora i tanti mendicanti della zona. La struttura fu ristrutturata e, non trovando più al suo interno l'antica statua di Santa Maria di Costantinopoli, la piccola chiesa del convento fu intitolata a Sant'Anna, a cui ancora oggi è dedicata. Seguirono altre iniziative a favore dei più bisognosi: l'apertura del Consorzio Agrario nel 1903 e la trasformazione in ospedale muliebre della casa di cura per anziani nel 1907.
Nel 1902 nacque la Banda Musicale, diretta dal maestro Silvio Mancini; nel 1904 la Biblioteca Comunale venne sposta nell'attuale sede nel Palazzo Municipale e nel 1905 a Palazzo Mozzagrugno furono raccolti i primi reparti archeologici di Lucera, dando vita al primo museo in Puglia a nord di Bari.
Furono aperti anche il Politeama Margherita nel (1906) e il Teatro Garibaldi nel (1907), dopo un periodo di restauro; ricostruite invece la chiesa di San Giacomo (1903) e la chiesa di Santa Maria della Spiga (1921), nuova parrocchia intorno alla quale pian piano si formò il quartiere dei Cappuccini.
In quegli anni, Lucera fiorì per le industrie molitorie e di laterizi. Vi fu un sostanziale aumento delle colture ortofrutticole, nonché un aumento di allevamenti di bestiame. Tutto ciò comportò la nascita di alcune banche locali. Inoltre Lucera fu rinomata per il suo Carnevale, che era fra i più importanti della regione. Tutto ciò favorì un incremento demografico e il vecchio Piano dei Puledri si riempì di abitazioni, eliminando il vuoto esistente fra il centro della città e la fortezza. Nel nuovo quartiere sorse anche una cappella dedicata a San Michele Arcangelo.
La Grande Guerra giunse anche a Lucera e la città perse 157 uomini[29] e numerosi furono i mutilati; la città continuò ad impoverirsi e anche l'economia ebbe il suo tracollo. Fu in quegli anni che le donne di Lucera iniziarono la ribellione che portò nel 1917 all'assalto del Municipio e alle conseguenti dimissioni del sindaco. Ma, l'anno seguente, un'altra sciagura si abbatté sulla città: la febbre spagnola che, fra le numerose vittime, si portò via anche il vescovo Lorenzo Chieppa. Il periodo nero però non sembrava finire e l'11 luglio 1919 la popolazione scese in piazza per protestare contro le tasse e i vari problemi legati alla mancanza di denaro; accadde l'impossibile e il bilancio fu tragico con 10 morti e più di 80 feriti. Nel 1920, ai caduti in guerra venne dedicato un monumento in Piazza Duomo eseguito dallo sculture Guido Passaglia. Alla fine della prima guerra mondiale, i contrasti politici continuarono ad aumentare notevolmente, fino all'avvento del fascismo e del trasferimento del Tribunale a Foggia nel 1923; ciò ferì profondamente la città, che sentiva venir meno anche l'ultima istituzione che aveva gelosamente custodito per secoli. Fu così che il Governo, nel 1924 istituì a Lucera una colonia agraria, presso l'antico convento della Pietà, e un Regio Istituto Tecnico che fu intitolato a Vittorio Emanuele III.
In tutto questo turbine di eventi, nel 1922 arrivarono in città i Padri Giuseppini del Murialdo, che s'insediarono nel convento di santa Caterina, trasformandolo in un oratorio per i giovani.[30] In quegli anni Lucera cercò di adattarsi nel suo piccolo alle innovazioni del ventesimo secolo: rete idrica e fognaria (dal 1927), pavimentazione di strade, realizzazione del campo sportivo inaugurato nel 1930, l'inaugurazione dell'edificio scolastico “Edoardo Tommasone” e del Palazzo della Gioventù Italiana del Littorio (GIL), lavori di restauro della Cattedrale e della Fortezza, con rimboschimento delle colline e con ritrovamento della Stipe votiva nei pressi del convento del SS. Salvatore.[31]
Nel 1932 i Frati Minori Conventuali riescono a tornare ad abitare nel convento trecentesco, collegato alla chiesa di San Francesco, anche se gli spazi sono stati ridimensionati a favore della Casa Circondariale, che detiene perfino la cella del Padre Maestro. Nel 1934 fu trasferito il Museo Civico nel Palazzo de Nicastri-Cavalli e nel 1938 finalmente anche il Tribunale tornò a Lucera.
Durante la seconda guerra mondiale, Lucera non fu mai bombardata e mai attaccata. Si racconta che gli aerei che dovevano bombardare la città non riuscirono ad individuarla a causa delle nubi. I cittadini considerarono l'evento come fatto miracoloso attribuito all'intercessione di Santa Maria Patrona e riempirono la città di edicole votive con piccole riproduzioni della Vergine, che ancora oggi sono visibile in tutto il borgo antico. Sono datate 1942-1943. Le migliaia di sfollati di Foggia e dei centri limitrofi trovano riparo a Lucera nella chiesa di San Matteo e nei locali degli antici conventi.
Nel 1950 i Giuseppini del Murialdo iniziarono un grande progetto guidato da padre Angelo Cuomo, la lavorazione dell'Opera Nuova nel quartiere di Porta Croce, alle pendici del castello. Nacque così l'Opera San Giuseppe che, grazie alla dedizione di Padre Angelo, si riempì presto di giovani, che ancora oggi affollano i vari spazi del complesso, il teatro e la nascente parrocchia dedicata a Cristo Re. L'anno seguente, il 15 aprile papa Pio XII innalza padre Francesco Antonio Fasani agli onori degli altari, proclamandolo beato. Il venerato corpo del frate venne riesumato dal vecchio sepolto, ricoperto di cera e deposto sotto l'altare maggiore della chiesa di san Francesco. La casetta di via Torretta che diede i natali a Padre Maestro, fu data in dono dagli eredi Tandoja alla Curia Vescovile di Lucera. Trasformata in piccolo oratorio, è subito diventata metà di devoti pellegrini. Nei suoi pressi è stata inaugurata la via in onore del Beato.
Nel 1956 la città di Lucera perse uno dei suoi più grandi artisti, il pittore Giuseppe Ar. La sua cultura pittorica si nutre delle esperienze dei pittori pugliesi dell'Ottocento, Giuseppe Toma e Giuseppe De Nittis.[28] Ha lasciato in eredità ai lucerini un gran numero di opere di notevole valore artistico, ma anche religioso, molte delle quali oggi sono esposte nel Museo di Archeologia Urbana e un paio nel Museo Diocesano. A lui si deve anche il perfezionamente della statua processionale del Padre Maestro, commissionata nel 1951 ai Santifaller di Ortisei, che la presentarono con le sembianze di un giovane frate che non rispecchiava l'immagine del beato Fasani.
Nel dicembre del 1958 venne inaugurata la Cantina Sveva, al quale viene ben presto riconosciuta la denominazione di origine controllata grazie al vino lucerino “Cacc'e mmitte!”. Due anni dopo, nel 1960 l'ospedale muliebre del quartiere di Santa Lucia si trasformò in ospedale oftalmico.
In quegli anni una nuova luce illuminò Santa Caterina; Rosa Lamparelli riaccese il fervore intorno al vecchio convento, sostenendo di avere visioni della Vergine Maria tra il 1959 e il 1963. La chiesa però pericolante venne ben presto chiusa, in attesa di fondi.[30]
Nel 1967 la tratta ferroviaria che collega Lucera-Foggia venne chiusa, in quanto il percorso era ormai obsoleto e necessitava di lavori di restauro, che si preferì non realizzare, per mancanza di fondi. Il treno fu sostituito da diverse linee di autobus. In quegli anni, nella zona della stazione, si espanse la città, formandosi i nuovi quartieri di Pezza del Lago e di Rione Ferrovia. Nel 1970 nel quartiere di Pezza del Lago, la nuova parrocchia di San Pio X venne decorata con un grande mosaico di Angelo Gatto, raffigurante Cristo crocifisso fra San Francesco e San Pio X.
A seguito del forte terremoto del 1980, il Politeama e diverse chiese furono chiuse; la chiesa della Vergine delle Grazie perse il soffitto e non si fece nulla per salvarla. Nello stesso anno in piazza del Carmine veniva inaugurato un monumento a padre Pio da Pietrelcina. In quegli anni andava formandosi anche un nuovo quartiere secondo il requisiti della legge 167.[32] In tale rione fu istituita una nuova parrocchia, che fu dedicata proprio alla Vergine delle Grazie, sotto la guida di Don Pasquale Gerormino.
Il 27 marzo 1981, con decreto del Provveditore agli studi di Foggia, nasce ufficialmente la Scuola Media Statale “Dante Alighieri”, che da anni era annessa alla Scuola Tecnica Industriale “Alberico Marrone” (1950).[33]
Dopo l'istituzione del Corteo storico del 1983, il 13 aprile 1985 Lucera vide finalmente Francesco Antonio Fasani proclamato Santo da papa Giovanni Paolo II che, l'anno seguente, fece visita a Lucera per venerare il corpo del santo e per rendere omaggio all'icona angioina di Santa Maria Patrona. La città di Lucera inaugurò nel 1982 un monumento al suo santo nel centro di Piazza San Francesco, ad opera di Domenico Norcia.
Nel dicembre del 1993 la chiesa di santa Caterina venne finalmente riaperta al culto, grazie all'interessamento di Rosa Lamparelli, e nell'estate del 1999, sotto l'episcopato di mons. Francesco Zerrillo, l'ala nobile del Palazzo Vescovile fu aperto al popolo con la nascita del Museo Diocesano, sotto la cura dell'Ufficio Beni Culturali Ecclesiastici della diocesi di Lucera-Troia con l'ausilio dell'associazione culturale Terzo Millennio; nello stesso anno fu inaugurata anche la Biblioteca Diocesana.
In quegli anni vi fu anche la scoperta del sito archeologico in località San Giusto (1995-1999), una struttura paleocristiana, con annessa chiesa e battistero. I grandi reperti ritrovati, fra cui un meraviglioso mosaico, sono tuttora in attesa di una collocazione museale espositiva.
Il Terzo Millennio [modifica]
Con l'avvento del nuovo millennio, Lucera ha mantenuto il suo posto di centro del Subappenino, con la presenza di studenti, frequentanti i diversi istituti superiori di cui la città è fornita. Nell'area polifunzionale, realizzata nel pressi della stazione ferroviaria, è stata collocata la Colonna del Terzo Millennio, realizzata da Salvatore Lovaglio.
Il Terzo Millennio ha portato buone notizie sulle causa di canonizzazione di don Alessandro di Troja che dal 7 luglio 2000 è Servo di Dio. Il 5 agosto dello stesso anno, nella piazzetta antistante la casa Natale di san Francesco Antonio Fasani, è stato inaugurato un nuovo monumento in suo onore.
Nel 2001 Lucera vide finalmente il ritorno dell'Università con un corso di Beni Culturali, che però dal 2008 è stato trasferito a Foggia, dando l'ennesima batosta alla città, e una Scuola di Specializzazione in Scienze Giuridiche Specialistiche. Nel 2002 viene istituito il festival della letteratura mediterranea e nel 2005 il teatro Garibaldi, chiuso dalla seconda guerra mondiale, è stato finalmente riaperto.
Sempre nel 2001 la trecentesca chiesa di San Francesco d'Assisi è divenuta il Santuario di San Francesco Antonio Fasani e nel 2008 "Monumento di una cultura di pace". Negli ultimi anni al Padre Maestro sono stati dedicati anche il nuovo quartiere “Lucera due” con l'edificazione di una parrocchia, un Istituto Comprensivo (scuola primaria nel quartiere della Ferrovia - scuola seconaria di primo grado, nei pressi del Convitto Nazianale) e un Centro di Solidarietà, nella struttura che ospita la Caritas Diocesana, dove sorgeva l'ospedale oftalmico.
Il terremoto del 31 ottobre 2002 ha lesionato diversi edifici, causando la chiusura di alcune chiese del centro storico. Ad oggi resta ancora chiusa la chiesa di San Leonardo, mentre le altre, rimesse in sicurezza, sono state riaperte al culto.
Nel 2005 l'Istituto Primario "Bozzini", nel quartiere dei Cappuccini, viene dichiarato innagibile. Resta nell'abbandono per anni e solo nel 2010 sembrano iniziare i lavori per un totale rifacimento della struttura. Nel 2009 viene inaugurato, nel quartiere 167, il nuovo Istituto Comprensivo "Bozzini-Fasani".
Il 14 luglio 2009, dopo più di quarant'anni, la tratta ferroviaria Lucera-Foggia ha ripreso a funzionare, riducendo notevolmente le corse degli autobus. Il progetto prevede il futuro collegamento con Campobasso facendo nascere così la tanto attesa tratta Foggia-Lucera-Campobasso-Roma.
Il 16 novembre 2010, la cella, dove ha vissuto per 35 anni e ha esalato l'ultimo respiro San Francesco Antonio Fasani, è tornata a far parte del convento di Lucera. La comunità dei frati ha infatti ottenuto l'area da parte dell'Amministrazione Penitenziaria, che la deteneva da ben 144 anni.[34]
Il 29 novembre 2010 viene inaugurato a Lucera l'"Anno Giubilare Fasaniano",[35] in ricordo del 25º anniversario della canonizzazione di San Francesco Antonio Fasani, che si chiuderà il 29 novembre 2011.
Il 29 novembre 2012 il Santuario di San Francesco Antonio Fasani viene dichiarato Basilica minore alla presenza del cardinale Giuseppe Bertello. [36]
La città ad oggi mantiene il suo Tribunale e il suo Carcere, l'ospedale Francesco Lastaria, la sede del commissariato di Polizia, nonché dei Vigili Urbani, dei Carabinieri e dei Vigili del Fuoco; è sede di diversi ufficio finanziari, dall'Ufficio delle Entrate alla Conservatoria dei Registri immobiliari.
La città ora si fregia del titolo di "città d'arte". La biblioteca “Ruggero Bonghi” conta più di centomila volume di diverso genere e di vari secoli. Il restaurato museo “Archeologia Urbana "Fiorelli" e il museo Diocesano conservano numerosi reperti storici-artistici.
Dagli ultimi dati ISTAT la popolazione di Lucera supera i 35000 abitanti,[37] anche se, a causa della mancanza di lavoro, molti giovani sono costretti ad emigrare verso il centro-nord Italia, nella speranza di creare il proprio futuro.
Note [modifica]
- ^ L'insediamento ha forma all'incirca circolare con un diametro di 80-90 m. Vi sono stati realizzati una serie di saggi che hanno restituito ai livelli inferiori ceramica impressa, con decorazioni del tipo detto "di Guadone", e ai livelli superiori ancora la medesima ceramica impressa con aggiunta di ceramica dipinta a linee strette (stile detto "di Lagnano da Piede"). Gli scavi hanno rimesso in luce tracce di abitazioni a pianta quadrangolare, di forni e di aree lavorative all'aperto, di sepolture, di un fossato di recinzione e di un secondo fossato interno. Curio Tozzi, "Un villaggio a ceramica impressa da Ripa Tetta (Lucera). RIcerche preliminari", in Taras, 4,1-2, 1984, pp.155-160; Curio Tozzi, "Contributo alla conoscenza del villaggio neolitico di Ripa Tetta (Lucera)" in ' 'Atti del VI convegno nazionale sulla preistoria, protostoria e storia della Daunia, San Severo 1984, pp.11-19; Curio Tozzi, Giovanni Tasca, "Il villaggio neolitico di Ripa Tetta. I risultati delle ricerche 1988, in Atti del X convegno nazionale sulla preistoria, protostoria e storia della Daunia, San Severo 1989, pp.39-54; Alessandra Giampietri, Curio Tozzi, "L'industria litica del villaggio di Ripa Tetta (Lucera), in 'Atti del XI convegno nazionale sulla preistoria, protostoria e storia della Daunia, San Severo 1990, pp.58-78; Curio Tozzi, Maria Luisa Verola, "La campagna di scavo 1990 a Ripa Tetta (Lucera - Foggia)", in 'Atti del XII convegno nazionale sulla preistoria, protostoria e storia della Daunia, San Severo 1991, pp.37-48; Renata Grifoni, Curio Tozzi, "Cronologia: Torre Sabea, Trasano, Ripa Tetta", in Forme e tempi della neolitizzazione in Italia meridionale e in Sicilia (atti del seminario internazionale, Rossano 1994), Rossano 1996, pp.442-448; Curio Tozzi, "Ripa Tetta e Catignano. Établissements néolithiques de l'Italie adriatique, in Jean Guilaine (a cura di), Communautés villageoises du Proche Orient à l'Atlantique. 8000-2000 avant notre ère (Séminaire du Collège de France), Errance editore, 2001, pp.153-167; Marco Fabbri, "Nuove indagini archeologiche sul monte Albano di Lucera (campagna di scavo 2004)", in G. Volpe, M.J. Strazzulla, D. Leone (a cura di), Storia e archeologia della Daunia in ricordo di Marina Mazzei" (atti delle giornate di studio, Foggia 2005) Bari 2008, pp. 327-341; Barbara Zamagni, "Gli ornamenti su conchiglia dal sito neolitico di Ripa Tetta (Foggia)", in Atti della XXXIX riunione scientifica dell'Istituto italiano di preistoria e protostoria. Firenze 2006, pp.975-978.
- ^ Descrizione delle collezioni del Museo civico "Giuseppe Fiorini" sul sito del comune di Lucera.
- ^ Il "carrello di Lucera" sul sito del Circolo filatelico e numismatico dauno; Luisa Pietropaolo (a cura di), Sformate immagini di bronzo. Il Carrello di Lucera tra VIII e VII secolo a.C. (catalogo della mostra, Lucera 2002), Foggia 2002.
- ^ Strabone, Geographikà, VI,3,9.
- ^ Strabone, Geographikà, VI, 1.14.
- ^ a b LUCERA CAPITALE DELLA PROVINCIA QUESTORIA
- ^ Massimiliano Monaco, Lucera nella Storia e nell'Arte, CRSEC FG/30, Lucera 2009, p. 33
- ^ Mommsen E.T.: Storia di Roma Antica,I,741-742; Sansoni Editore, 1967, Firenze.
- ^ Cicerone, lettera ad Atticum
- ^ Dionisio Morlacco, Il culto di Santa Maria Patrona in Benignitas et Humanitas a cura di Giuseppe Trincucci, Litostampa, Foggia 2007, p. 201
- ^ Massimiliano Monaco, Lucera nella Storia e nell'Arte, CRSEC FG/30, Lucera 2009, p. 69
- ^ Giambattista Gifuni, Origini del ferragosto lucerino, Lucera 1932; Giambattista Gifuni, Varietà di cultura storica, letterale e civile, a cura di Giuseppe Trincucci, Lucera 2008 p. 55;
- ^ I saraceni in Italia meridionale
- ^ Giuseppe Trincucci, La Diocesi di Lucera-Troia Storia Arte Fede, Edizioni MGF srl, Lucera 2004, p. 14
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- ^ Massimiliano Monaco, Lucera nella Storia e nell'Arte, CRSEC FG/30, Lucera 2009, p. 111
- ^ Massimiliano Monaco, Lucera nella Storia e nell'Arte, CRSEC FG/30, Lucera 2009, p. 108
- ^ Giuseppe Trincucci, La Diocesi di Lucera-Troia Storia Arte Fede, Edizioni MGF srl, Lucera 2004, p. 15
- ^ Dionisio Morlacco, Il culto di Santa Maria Patrona in Benignitas et Humanitas a cura di Giuseppe Trincucci, Litostampa, Foggia 2007, p. 207
- ^ Dionisio Morlacco, Il culto di Santa Maria Patrona in Benignitas et Humanitas a cura di Giuseppe Trincucci, Litostampa, Foggia 2007, pp. 208-209
- ^ Massimiliano Monaco, Lucera nella Storia e nell'Arte, CRSEC FG/30, Lucera 2009, p. 131
- ^ * Vincenzo Coletti, Indagini storiche sopra Lucera, Pompei 1934, pp. 152, 153; * Vincenzo Di Sabato, Storia ed arte nelle chiese e conventi di Lucera, Foggia 1971, pp. 581, 651.
- ^ Il racconto completo della storica vicenda è al sito Repubblica Napoletana 1799
- ^ Legge n.132 del 8 agosto 1806
- ^ Massimiliano Monaco, Lucera nella Storia e nell'Arte, CRSEC FG/30, Lucera 2009, p. 138
- ^ Archivio Storico Diocesano di Lucera. Processo canonico al Miracolo del 1837
- ^ Massimiliano Monaco, Lucera nella Storia e nell'Arte, CRSEC FG/30, Lucera 2009, pp. 143, 144,150
- ^ a b Giuseppe Trincucci, La Diocesi di Lucera-Troia Storia Arte Fede, Edizione MGF srl, Lucera 2004, p. 18
- ^ Massimiliano Monaco, Lucera nella Storia e nell'Arte, CRSEC FG/30, Lucera 2009, p. 158
- ^ a b Felicetta Di Iorio, La cittadella dello Spirito, Claudio Grenzi Editore, Lucera 2007
- ^ Massimiliano Monaco, Lucera nella Storia e nell'Arte, CRSEC FG/30, Lucera 2009, p. 162
- ^ Legge 167 del 18 aprile 1962
- ^ http://www.alighierilucera.it/public/la%20storia.doc La storia della "Dante Alighieri" di Lucera
- ^ Padre Maestro: la cella è tornata a casa
- ^ Anno Giubilare Fasaniano
- ^ Il Santuario è Basilica Minore
- ^ Dati Istat - Popolazione residente all'1/7/2009
Voci correlate [modifica]
- Anfiteatro romano di Lucera
- Basilica cattedrale di Santa Maria Assunta (Lucera)
- Basilica Santuario di San Francesco Antonio Fasani
- Battaglia delle Forche Caudine
- Beato Agostino Casotti
- Cacc'e Mmitte di Lucera
- Capitanata
- Daunia
- Diocesi di Lucera-Troia
- Ferrovia Lucera-Foggia
- Fortezza Svevo-Angioina di Lucera
- Insediamento musulmano di Lucera
- Lucera
- Monetazione di Luceria
- Museo diocesano (Lucera)
- Regno di Napoli
- San Basso
- San Francesco Antonio Fasani
- San Pardo
- Sedi templari in Italia
- Storia della Puglia
- Tratturo Lucera-Castel di Sangro
Bibliografia [modifica]
- Giambattista d'Amelj, Storia della Città di Lucera, Lucera 1861, II ed. Bologna 1983;
- Giambattista Gifuni, Lucera, Lucera 1934, II ed. Urbino 1937, III ed. Lucera 2008;
- Giuseppe Trincucci, Lucera. Storia e volti nel tempo, Lucera 1981;
- Giuseppe Trincucci, La Diocesi di Lucera-Troia Storia Arte Fede, Lucera 2004;
- Massimiliano Monaco, Lucera nella Storia e nell'Arte, Lucera 2009;