San Severo

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San Severo
comune
San Severo – Stemma San Severo – Bandiera
San Severo – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione Puglia-Stemma it.png Puglia
Provincia Provincia di Foggia-Stemma.png Foggia
Amministrazione
Sindaco Francesco Miglio (centrosinistra) dal 9 giugno 2014
Territorio
Coordinate 41°41′42.4″N 15°22′45.4″E / 41.695111°N 15.379278°E41.695111; 15.379278 (San Severo)Coordinate: 41°41′42.4″N 15°22′45.4″E / 41.695111°N 15.379278°E41.695111; 15.379278 (San Severo)
Altitudine 86 m s.l.m.
Superficie 336,31[2] km²
Abitanti 54 310[3] (31-01-2014)
Densità 161,49 ab./km²
Comuni confinanti Apricena, Foggia, Lucera, Rignano Garganico, San Marco in Lamis, San Paolo di Civitate, Torremaggiore
Altre informazioni
Cod. postale 71016
Prefisso 0882
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 071051
Cod. catastale I158
Targa FG
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Cl. climatica zona D, 1 500 GG[4]
Nome abitanti sanseveresi
Patrono Madonna del Soccorso,
San Severino abate,
San Severo vescovo
Giorno festivo lunedì seguente la terza domenica di maggio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
San Severo
Posizione del comune di San Severo nella provincia di Foggia
Posizione del comune di San Severo nella provincia di Foggia
Sito istituzionale

San Severo [sanseˈvɛːro] (San Zevíre in dialetto sanseverese) è un comune italiano di 54.310 abitanti[3] della provincia di Foggia, in Puglia.

Capoluogo di Capitanata e Molise fino al 1579[5], la città è sede vescovile dal 1580.

Centro di antiche tradizioni mercantili e agricole, oggi è essenzialmente dedito al terziario.

Il comune, al centro di un reticolo viario nel Tavoliere settentrionale, è sede universitaria, oltre che città d'arte[6].

Geografia fisica[modifica | modifica sorgente]

La città sorge al centro dell'Alto Tavoliere a 86 m s.l.m.

Confina con Apricena a nord, Rignano Garganico a est, Foggia e Lucera a sud, Torremaggiore e San Paolo di Civitate a ovest

San Severo è il trentaduesimo comune italiano per estensione territoriale e il nono della Puglia[1].

Territorio[modifica | modifica sorgente]

Il territorio è prevalentemente pianeggiante e, geologicamente, appartiene al Quaternario antico essendo caratterizzato da sabbia e argilla fossilifere, di origine marina.

Da un punto di vista altrimetrico, risulta essere decrescente da ovest (163 m s.l.m.) a est (23 m s.l.m.). Con la variazione altrimetrica, variano gli elementi dal paesaggio: ad ovest si trovano prevalentemente lievi colline, a est una area pianeggiante più regolare, in corrispondenza del bacino del Candelaro.[7]

L'agro è scarsamente popolato pur essendo costellato di masserie. Le colture prevalenti sono quelle di oliveti, ampi vigneti di diverso tipo e vasti seminativi a frumento. Più rari i frutteti, mentre non mancano campi coltivati a ortaggi, in particolare le zucchine.

Idrografia[modifica | modifica sorgente]

I corsi d'acqua sono minimi. Oltre al Candelaro, l'agro sanseverese è attraversato dai torrenti Triolo, Salsola, Radicosa, Vènolo, Ferrante, Santa Maria e Potesano.

Alla scarsità di acque in superficie, quasi del tutto assenti nella stagione estiva, corrisponde una notevole presenza di acque freatiche salmastre, soprattutto nel sottosuolo della città.[8].

Clima[modifica | modifica sorgente]

Il clima, già temperato per latitudine e longitudine, è caratterizzato da inverni relativamente freddi (con nevicate rare) ed estati molto calde, caratterizzate da forti escursioni termiche diurne. I venti sono frequenti e moderati, talvolta piuttosto forti.

Il mese più freddo è gennaio con 3 °C di media ed i più caldi sono luglio e agosto (25°).

Dal punto di vista legislativo il comune di San Severo ricade nella Fascia Climatica D in quanto i gradi giorno della città sono 1494, dunque limite massimo consentito per l'accensione dei riscaldamenti è di 12 ore giornaliere dal 1º novembre al 15 aprile.

  • Classificazione climatica: zona D, 1494 GG[9]
San Severo

Dati dal 1973 ad oggi, opportunamente desunti

dai dati della stazione meteorologica di Amendola[9]
Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Inv Pri Est Aut
T. max. mediaC) 12 13 15 19 24 28 32 31 28 22 17 13 12,7 19,3 30,3 22,3 21,2
T. min. mediaC) 3 3 5 7 11 15 18 18 15 11 7 4 3,3 7,7 17 11 9,8
Precipitazioni (mm) 52 50 40 39 36 26 23 26 46 59 61 56 158 115 75 166 514
Umidità relativa media (%) 76 74 73 71 69 65 61 62 68 74 76 77 75,7 71 62,7 72,7 70,5
Eliofania assoluta (ore al giorno) 4 5 5 7 8 9 11 10 8 6 5 4 4,3 6,7 10 6,3 6,8

Storia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia di San Severo.
Le origini del nome

Il nome della città deriva da quello del santo patrono, san Severino, titolare della chiesa intorno alla quale il castellum si è formato. L'agiotoponimo originario, Castellum Sancti Severini o semplicemente Sanctus Severinus, compare in sette documenti redatti tra il 1116 e il 1266. La forma Sanctus Severus, invece, è attestata la prima volta in un documento del 1134, peraltro noto esclusivamente in dubbia trascrizione moderna. In una pergamena del 1141 compaiono entrambe le forme, una all'inizio e l'altra alla fine della scrittura, segno dell'alternanza che a un certo punto innescò la mutazione del nome dell'abitato a favore di un toponimo diverso dal titolo della chiesa matrice.

Ciò nonostante il nome della città restò fluttuante per lungo tempo, tanto che San Severino, seppur sporadicamente, risulta in uso fino al XVII secolo. In alcuni documenti quattrocenteschi, inoltre, nell'intestazione in latino si legge la grafia originaria e nel testo in volgare quella derivata: questo fa ritenere che il cambiamento dell'antico agiotoponimo sia dovuto alla sincope, soppressione comune nel passaggio dal latino all'italiano: Sanctus Severinus > Sanseverinus > Sansevero, tanto più che nessun santo di nome Severo risulta venerato in città prima della fine del Seicento. Non a caso, il toponimo ufficiale - pur ammettendosi le infrequenti varianti San Severo e S. Severo - fu sempre Sansevero, in forma univerbata.[10]

Nel 1931 il comune, su richiesta del Ministero dell'Interno, adottò ufficialmente la grafia San Severo, essendo quella riportata dal Dizionario dei Comuni del Regno compilato dall'Istituto Centrale di Statistica (il caso è analogo a quello di Sanremo). La scarsa o nulla resistenza all'inopportuno cambiamento ha fatto sì che la forma San Severo abbia preso piuttosto rapidamente il sopravvento, sicché oggi essa risulta impiegata quasi universalmente. Una curiosa eccezione è rappresentata da Trenitalia e dalla Società Autostrade, che indicano la città con la grafia S. Severo.

Le origini e i primi secoli[modifica | modifica sorgente]

Secondo la leggenda rinascimentale, la città fu fondata dall'eroe greco Diomede col nome di Castrum Drionis (Casteldrione), e sarebbe rimasta pagana fino al 536, quando san Lorenzo Maiorano, vescovo di Siponto, avrebbe imposto all'abitato il nome di un fantomatico governatore Severo, da lui convertito al Cristianesimo.

San Severo sorge nell'antica Daunia e nel suo agro sono state rinvenute tracce di vari insediamenti neolitici. In età altomedievale l'area non risulta interessata da abitati stabili e definibili. Tra l'età longobarda e quella bizantina s'irradiò dal monastero di Cassino il monachesimo benedettino, e con esso il culto dell'apostolo del Norico, san Severino abate: sul probabile itinerario della Via Francigena sorse dunque una primitiva chiesetta dedicata al santo, presso cui si formò nell'XI secolo, grazie al continuo afflusso di pellegrini diretti a Monte Sant'Angelo e agli spostamenti di uomini e merci, l'odierna città, originariamente chiamata Castellum Sancti Severini (borgo fortificato di San Severino).

L'agglomerato, sviluppatosi rapidamente grazie alla posizione favorevole ai commerci, assunse ben presto una notevole importanza, e fu sede di mercanti veneti, fiorentini, saraceni ed ebrei. Dapprima soggetta agli abati benedettini del monastero di San Pietro di Terra Maggiore (e nel 1116 l'abate Adenulfo vi dettò la famosa Charta Libertatis), nel 1230 la città, divenuta regia, si ribellò a Federico II di Svevia che la punì coll'abbattimento delle mura. Tra il 1232 e il 1233 Giacomo da Lentini vi esercitò la professione notarile.[11] Nel 1295 Bonifacio VIII la cedette ai cavalieri templari[12].

Trecento e Quattrocento[modifica | modifica sorgente]

La regina Giovanna

Intorno al 1312, dopo la soppressione dell'ordine templare, la città, fortificata nuovamente con una cinta muraria più ampia, fu donata da Roberto d'Angiò alla moglie Sancia, che nel 1317 la cedette al conte Pietro Pipino, signore di Vico. Questi, peraltro, non riuscì mai a prendere possesso del nuovo feudo a causa della resistenza armata dei cittadini, che deposero le armi solo quando il re concesse loro di riscattare la città. San Severo fu quindi dichiarata città regia in perpetuo.[13]

Dopo che la regina Giovanna d'Angiò vi soggiornò per lungo tempo, diversi monarchi napoletani la onorarono della loro presenza, tra cui gli aragonesi Alfonso I e Ferrante I. Quest'ultimo, il 1º ottobre 1491, concesse a San Severo lo statuto municipale, noto anche col nome di statuto ferrantino.[14] Nel XV secolo, inoltre, la città batté moneta propria.

Il miracolo di san Severino
Miracolosanseverino.png

Secondo gli annali cittadini, il santo patrono apparve due volte in soccorso della città a lui affidata: nel 1522, con san Sebastiano, per avvertire i cittadini dell'attacco di mercenari intenzionati a fare saccheggio, e nel 1528, quando scacciò l'esercito imperiale.

Durante la cosiddetta guerra di Lautrec, San Severo fu assediata e aprì le porte al condottiero francese. Morto poco dopo Lautrec, l'esercito imperiale recuperò tutte le città occupate dai nemici. San Severo temeva castigo irreparabile e difatti fu presto cinta d'assedio. Di fronte a una lunga resistenza, i soldati si ritirarono coll'intenzione di tornare di sorpresa la notte seguente. Credendosi salvi, i cittadini si addormentarono tutti profondamente. Nottetempo gli imperiali tornarono inattesi, ma sulle mura della città apparve un enorme esercito che, al comando di un luminoso cavaliere che impugnava una spada nella destra e una bandiera rossa nella sinistra, terrorizzò e pose in fuga gli aggressori.

Il mattino dopo alcuni cittadini, all'oscuro del prodigio, andarono tra i campi e là trovarono alcuni imperiali che stavano accasciati nei pressi del monastero di san Bernardino. I soldati raccontarono gli straordinari eventi della notte e i cittadini convennero che il loro patrono, san Severino, li avesse personalmente difesi. Il popolo si radunò, allora, nel tempio del santo per ringraziarlo e, per conferma del miracolo, si trovarono sulla tovaglia dell'altare maggiore le impronte del cavallo in groppa al quale il santo era apparso. Si fece voto, quindi, di donare ogni anno al patrono, proclamato Defensor Patriae, cento libbre di cera nel giorno della sua festa, e da allora in poi si adottò per stemma civico san Severino a cavallo con una bandiera rossa nella destra e la sinistra distesa a protezione della città.[15]

Il Cinquecento[modifica | modifica sorgente]

Nel XVI secolo San Severo divenne capoluogo del giustizierato (provincia) di Capitanata[5], sotto la cui giurisdizione ricadeva anche il Contado di Molise, e fu sede dei funzionari provinciali e del tribunale della Regia Udienza.

Nel 1521 Carlo V, sorprendentemente, vendette la città al duca di Termoli Ferdinando di Capua, ma il sindaco Tiberio Solis riuscì a riscattarla versando all'imperatore 42.000 ducati, messi insieme raccogliendo contributi di privati cittadini e, soprattutto, contraendo l'enorme debito di 32.000 ducati con alcuni banchieri napoletani. Il sovrano, allora, dichiarò nuovamente San Severo città perpetuamente regia e inalienabile. Secondo la tradizione, nel gennaio del 1536 lo stesso Carlo V l'avrebbe onorata della sua presenza, nell'occasione nobilitando ventiquattro famiglie cittadine e istituendo l'oligarchico Regime dei Quaranta (dal 2006 l'evento è rievocato da un corteo storico)[16].

Per San Severo, divenuta la più popolosa città di Capitanata, il Cinquecento fu un secolo aureo. La ricchezza dei commerci, la vitalità culturale e l'autonomia amministrativa ne fecero uno dei maggiori centri del Mezzogiorno, grazie in particolare alla presenza di un grande fondaco veneziano che, direttamente collegato al porto del fiume Fortore, faceva da importante tramite tra la Serenissima e il regno napoletano.[17] Leandro Alberti nella Descrittione di tutta l'Italia (Venezia, 1550) scrive di San Severo che «è questo castello molto ricco, nobile, civile e pieno di popolo, ed è tanto opulento che non ha invidia ad alcun altro di questa regione»[18].

Notevole, in questi anni, è anche l'organizzazione ecclesiastica cittadina, con quattro ricche parrocchie, diversi ospedali, alcune confraternite e nove istituti religiosi, sei maschili e tre femminili.

L'età del principato[modifica | modifica sorgente]

Nel 1579, all'apice del suo prestigio ma soffocata dal debito contratto nel 1521, la città fu venduta al duca Gian Francesco di Sangro, che ottenne per i suoi eredi il titolo di principi di Sansevero. Di conseguenza essa perse il rango di capoluogo, che passò a Lucera, dove si trasferirono il governatore della provincia e il tribunale.

Pessimo fu il rapporto dei cittadini coi nuovi feudatari,[19] che non mancarono di inacerbire i sudditi con atti spregiudicati e tirannici.[20] Molte famiglie dell'antica aristocrazia sanseverese scelsero subito di lasciare la città e quelle che restarono assistettero impotenti all'esautorazione del Regime dei Quaranta.

L'infeudamento segnò l'inizio di una fase di declino, nonostante la promozione della città a sede vescovile nel 1580. Il 30 luglio del 1627 un catastrofico terremoto,[21] la cui eco superò i confini nazionali, la rase al suolo quasi completamente e provocò la morte di ottocento abitanti e di un imprecisato numero di forestieri.[22] La ricostruzione fu piuttosto lenta, nonché frenata dall'epidemia di peste del 1656 e 1657 (vi persero la vita circa tremila cittadini), ma nel Settecento la città rifiorì, dandosi fisionomia marcatamente barocca.

La città nel XVII secolo.

Il 16 aprile 1797 Ferdinando IV visitò San Severo e vi passò in rivista il reggimento Regina. Il 25 aprile, invece, vi vennero in visita il principe Francesco e la regina Maria Carolina, che assistettero a una messa solenne nella cattedrale.

Nel febbraio del 1799, a seguito della feroce reazione alla proclamazione della repubblica giacobina, sfociata nel fanatico massacro dei suoi fautori, le truppe francesi, comandate dai generali Duhesme e La Foret, vinsero cruentemente un arrangiato esercito popolare e saccheggiarono con terribile violenza la città. Le vittime, tra cittadini e soldati, furono circa quattrocentocinquanta[23]

L'Ottocento[modifica | modifica sorgente]

Abolita la feudalità nel 1806 e tramontata la signoria dei di Sangro, nel 1811 San Severo, sesta città del regno per numero di abitanti,[24] diventò capoluogo di uno dei tre distretti (poi circondari) di Capitanata e quindi sede di sottintendenza (poi sottoprefettura), mentre nel 1819 s'inaugurò, nell'antico Palazzo del Decurionato, il Teatro Comunale Real Borbone, prima sala all'italiana di Capitanata e tra le prime del Mezzogiorno.[25]

Francesco De Sanctis

Dopo il decennio francese la città divenne una cruciale roccaforte della carboneria e della massoneria, tanto che Guglielmo Pepe vagheggiò a lungo l'idea di fare di San Severo il punto di partenza dei moti del 1820.[26] Nel 1826 fu aperto il Cimitero monumentale. Il 18 maggio 1847 visitò la città Ferdinando II. L'ampia Villa Comunale, invece, fu inaugurata nel 1854, mentre nel 1858 fu istituita la Civica Biblioteca Ferdinandea.

Nel 1860 San Severo contribuì con molti giovani ad accrescere le file dei garibaldini[27] e, quando Francesco II era ancora sul trono, fu la prima città di Capitanata a proclamare il Regno d'Italia e a issare la bandiera tricolore. Il 21 ottobre dello stesso anno, i sanseveresi votarono all'unanimità per l'Italia unita. Dal 1862 al 1864, mentre impazzava il brigantaggio postunitario, la città fu sede del 49º Reggimento che si distinse nella repressione del fenomeno.[27]

Dopo l'Unità si edificò la stazione ferroviaria (1863), furono attivati il Real Ginnasio e le Scuole Tecniche (1864), si costruì la casa circondariale e furono fondate due importanti bande musicali, la "Bianca" nel 1879 e la "Rossa" nel 1883, che ottennero vari riconoscimenti internazionali.[28] Deputati del collegio cittadino furono il giurista Luigi Zuppetta, vincitore delle elezioni del 1861, 1864, 1865 e 1880, e, dal 1866 al 1875, il famoso storico della letteratura Francesco De Sanctis.

Il Novecento e i giorni nostri[modifica | modifica sorgente]

Il 29 aprile 1923 il principe ereditario Umberto di Savoia visitò la città e inaugurò il grandioso edificio scolastico "Principe di Piemonte". Nel 1929 fu inaugurato, invece, il campo sportivo comunale.

Il 27 ottobre 1931 il ministro delle comunicazioni Costanzo Ciano inaugurò le Ferrovie del Gargano, che collegano la stazione di San Severo a una serie di località del Gargano, come Ischitella, Foce Varano e Rodi Garganico fino a Peschici, mentre il 9 dicembre 1937 si aprì per la prima volta il sipario del nuovo Teatro Comunale.

Il nuovo Teatro Comunale, inaugurato nel 1937

Durante la seconda guerra mondiale, il 9 settembre 1943 un gruppo di soldati italiani fu protagonista di un episodio di resistenza, rifiutando di cedere le armi ai tedeschi. Entro il successivo 28 settembre i tedeschi fecero saltare la centrale telefonica, il mulino Casillo e alcuni ponti, tra cui quello della ferrovia.

Giunti gli alleati, la città fu sede di un'importante base aerea statunitense, ospitando la Fifteenth Air Force. I P-51 del 31st Fighter Group hanno eseguito missioni e condotto operazioni di supporto militare dalla base sanseverese dal 2 aprile 1944 al 3 marzo 1945.

Il 23 marzo 1950 i lavoratori di San Severo insorsero contro le forze di polizia, alzando barricate e assaltando le armerie e la sede del MSI. Gli scontri causarono un morto e circa quaranta feriti tra civili e militari, e l'esercito occupò coi carri armati le principali vie della città. Nei giorni seguenti, coll'accusa di insurrezione armata contro i poteri dello Stato, furono arrestate centottantaquattro persone, assolte e rilasciate dopo il processo, un anno dopo.[29]

Nel Novecento, in un clima culturale ricco di fermenti, sono vissute a San Severo personalità di rilievo come i poeti Umberto Fraccacreta e Mario Carli, gli scrittori Nino Casiglio e Giuseppe Annese, l'economista Angelo Fraccacreta e il celebre artista e fumettista Andrea Pazienza. Giovanni Paolo II ha visitato la città il 25 maggio 1987.

Nel 1996, con apposito decreto, il Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro ha confermato per San Severo il titolo di città, storicamente acquisito nel 1580, al momento dell'istituzione della diocesi sanseverese.

Nel 1999 sono stati presentati, presso la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica, due disegni di legge (rispettivamente il 6472 e il 4370) per l'istituzione della provincia di San Severo, comprendente 22 comuni del Tavoliere settentrionale, del Gargano e del Subappennino Dauno.

Tra il 31 ottobre e il 2 novembre 2002 un violento sisma, noto come terremoto del Molise, ha lesionati diversi edifici del borgo antico e causata la chiusura di alcune chiese storiche.

Simboli[modifica | modifica sorgente]

San Severo-Stemma.png
San Severo-Gonfalone.png

Dal XVI secolo lo stemma civico, per memoria del miracolo del 1528, rappresenta in campo di cielo san Severino in abito sacerdotale, a cavallo, con una bandiera rossa caricata della croce nella destra e la sinistra distesa a protezione della città, raffigurata nella punta dello scudo. Lo stemma è sormontato dalla corona aurea turrita, propria delle città.

I colori ufficiali del comune sono il giallo e il rosso: il caratteristico gonfalone cittadino, che rappresenta un vero e proprio unicum nell'araldica civica italiana, è un drappo bifido scaccato di questi due colori, frangiato d'oro e caricato dello stemma civico (solo Pistoia e Suvereto hanno, come San Severo, un drappo scaccato, ma scalinato, non bifido).

Lo stemma civico e il gonfalone sono stati ufficialmente approvati dal Capo del Governo il 5 aprile 1937 e registrati nell'Albo dei Comuni d'Italia.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica sorgente]

Architetture religiose[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Chiese di San Severo.

Chiesa di San Severino abate[modifica | modifica sorgente]

Chiesa di san Severino

Risalente all'XI secolo, è monumento nazionale oltre che l'edificio di culto più antico della città, di cui è chiesa matrice, arcipetrale, nonché tempio civico.

È attorno a questa chiesa, posta sulla via Sacra Langobardorum, che, per il continuo afflusso di pellegrini, si creò il nucleo originario della città, al tempo noto come Castellum Sancti Severini. La chiesa subì notevoli ampliamenti a partire dal 1200, mentre gli altari e le opere pittoriche risalgono al periodo compreso tra il XVI secolo e il XVII secolo. Venne gravemente danneggiata dal terremoto violentissimo del 1627. Nel XVIII secolo venne ripitturata a calce (contro la malaria) e successivamente decorata in stile neobarocco.

Altro[modifica | modifica sorgente]

Scorcio del borgo antico
La facciata di San Lorenzo
L'interno di San Nicola

San Severo conserva un notevole centro storico, costellato di significativi monumenti, per il quale il 2 febbraio 2006 ha ottenuto il riconoscimento di città d'arte.

Il centro cittadino, definito perimetralmente dalla cinta muraria intervallata da sette porte, ormai completamente smantellata, fu profondamente danneggiato dal terribile sisma del 30 luglio 1627. Pur conservando il labirintico sistema stradale medievale, il grande borgo antico, su cui si ergono imponenti alcuni caratteristici campanili con le guglie maiolicate, è ricco di monumenti prevalentemente barocchi, come i tanti palazzi signorili (de Petris, del Sordo, de Lucretiis, Fraccacreta, Mascia, Recca, de Ambrosio, del Pozzo, Summantico etc.), i tre grandi monasteri delle Benedettine (oggi sede del Tribunale), dei Celestini (sede municipale dal 1813) e dei Francescani (sede della Biblioteca Comunale e del Museo Civico), e le scenografiche chiese di santa Maria della Pietà e san Lorenzo (entrambe monumenti nazionali) e di san Nicola e della Trinità.

Cuore del centro è la severa chiesa matrice di san Severino (anch'essa monumento nazionale), dedicata al primo e principale patrono della città e diocesi, che conserva i prospetti esterni romanici, con rosone e raffinato archivolto in pietra d'età federiciana. La vasta Cattedrale, dedicata a santa Maria assunta, è frutto di numerosi rimaneggiamenti; all'interno conserva, tra l'altro, un prezioso fonte battesimale del XII secolo e importanti dipinti settecenteschi (di D'Elia, Mollo e altri solimeneschi). Altri edifici sacri d'interesse storico e artistico sono la Collegiata di san Giovanni Battista (con belle tele di Nicola Menzele) e le chiese di santa Maria del Carmine (con grande cupola affrescata da Mario Borgoni), sant'Agostino (santuario del Soccorso), san Francesco d'Assisi, sant'Antonio abate, santa Croce, santa Maria di Costantinopoli (dei Cappuccini), san Sebastiano (o della Libera), santa Lucia, santa Maria delle Grazie e san Matteo (o san Bernardino).

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Chiese di San Severo, Chiesa di San Severino abate e Chiesa di San Lorenzo delle Benedettine.

Interessanti sono anche il severo Palazzo Vescovile, più volte rimaneggiato, e il secentesco Palazzo del Seminario, sensibilmente ampliato nell'Ottocento. Altro vanto della città è l'imponente Teatro Comunale, il massimo edificio teatrale della Capitanata e tra i maggiori di Puglia, inaugurato nel 1937 e oggi dedicato a Giuseppe Verdi. La lussureggiante Villa Comunale, vasto giardino pubblico ottocentesco con lunghi viali che convergono verso una collinetta artificiale detta Montagnella, ha elegante prospetto con statue di ghisa e un grande palco circolare per i concerti bandistici; tra le aiuole sono collocati alcuni piccoli monumenti, tra i quali spicca il busto marmoreo di Matteo Tondi, opera realizzata nel 1837 da Tito Angelini.

Notevoli, poi, sono alcune grandi architetture pubbliche realizzate tra la fine dell'Ottocento e il primo Novecento, tra cui l'Asilo d'infanzia "Matteo Trotta" (1899), la Casa di riposo "Concetta Masselli" (1902), l'Ospedale "Teresa Masselli-Mascia" (1906) e l'Edificio scolastico "Edmondo de Amicis", già "Principe di Piemonte", inaugurato da Umberto di Savoia il 29 aprile 1923. Di qualche interesse, inoltre, è l'austero prospetto della Camera del Lavoro (già Casa del Fascio), in piazza Allegato, opera degli anni trenta che ripete, in scala ridotta, la facciata del municipio di Latina.

Il cospicuo patrimonio artistico e architettonico sanseverese non si esaurisce nell'area urbana: l'agro che circonda la città, attraversato dalla lunga via erbosa dello storico Tratturo del Re (il maggiore dei tratturi della transumanza), è infatti costellato di numerose imponenti masserie, suggestive plurisecolari architetture rurali, spesso fortificate. Tra le maggiori spiccano le masserie Torretta, del Sordo, Tabanaro, Scoppa, San Matteo, Antonacci e Torre dei Giunchi.

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[30]

Dialetto[modifica | modifica sorgente]

Per la posizione geografica della città, che permette da secoli un contatto diretto con dialettofoni garganici, pugliesi settentrionali, molisani e campani, il dialetto sanseverese, globalmente alquanto vicino al napoletano, presenta interessanti caratteri di contaminazione con esiti, al contrario del dialetto foggiano, del tutto estranei al dialetto barese.[31]

Per un esempio delle non piccole differenze tra il foggiano e il sanseverese, si veda come il medesimo proverbio («Non ho fatto in tempo a dire: "Cristo, aiutami"») suoni a Foggia: N'agghjë fattë a 'timp a dicë: "Crìstë, ajutëmë", e a San Severo: Nn'hê fàttë 'ndèmbë a ddícë: "Crìstë, ajjùtëmë", ovvero come all'espressione foggiana Stëcë appëzzëcàtë k'a sputàcchjë (sta incollato colla saliva) corrisponda, in sanseverese, Stà ppëccëchètë cû sputètë. Altro proverbio esemplare è «Il cane azzanna lo straccione»: a Foggia è reso con 'U cànë muzzichèjë 'u strazzàtë, a San Severo con 'U chènë mòccëchë a 'u straccètë.[32]

Tradizioni e folclore[modifica | modifica sorgente]

La festa patronale[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Festa del Soccorso (San Severo).
I santi patroni

La festa patronale, popolarmente nota come Festa del Soccorso (o, per antonomasia, la Festa), celebra la solennità liturgica (8 maggio) della Madonna del Soccorso, patrona della città e della diocesi. Alla Vergine sono associati, nei festeggiamenti esterni della terza domenica di maggio e del lunedì successivo, i santi Severino abate e Severo vescovo, parimenti patroni principali. Straordinario evento barocco che ogni anno attira diverse migliaia di visitatori, la festa è caratterizzata da due sontuose processioni, in cui si portano a spalla numerosi simulacri di santi.

Entrambi i sacri cortei sono scanditi dalle fragorose batterie pirotecniche, dette anche fuochi, incendiate al passaggio delle processioni negli oltre venti rioni, riccamente addobbati coi rispettivi colori in funzione del Palio delle Batterie che viene assegnato alla contrada che ha realizzato il miglior fuoco. Durante l'incendio delle batterie, inoltre, si scatena l'impressionante corsa dei fujenti, una folla di giovani che segue il percorso dei fuochi correndo a breve distanza dalle esplosioni, come simbolo di purificazione del corpo e dell'anima.

I riti del Venerdì Santo[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Settimana Santa di San Severo.
Venerdì Santo: l'Addolorata
La deposizione

Tra le molte tradizioni del suo passato che San Severo conserva, particolarmente significativi sono i riti tardo-barocchi della Settimana Santa. All'alba del Venerdì Santo tre processioni prendono avvio contemporaneamente dalla chiesa della Pietà, coll'imponente e sfarzosa statua settecentesca dell'Addolorata (Arciconfraternita dell'Orazione e Morte), dalla chiesa della Trinità, coll'effigie lignea del Cristo legato alla colonna (Arciconfraternita del Rosario), e dalla chiesa di sant'Agostino, colla pesante Croce del Cireneo portata a spalla da penitenti incappucciati (Arciconfraternita del Soccorso); i tre sacri cortei convergono nell'antica piazza del Castello, dove avviene il commovente Incontro: le statue dell'Addolorata e del Cristo 'corrono' l'una verso l'altra ma l'abbraccio tra la Madre e il Figlio è impedito dalla Croce, che si pone improvvisamente tra loro.

Alla sera del venerdì Santo, invece, si snoda per le vie della città, dalla chiesa di santa Lucia, la toccante processione coll'effigie di Gesù morto, racchiusa in una fastosa urna barocca, seguita da un'altra pregevole statua della Vergine Dolorosa (Confraternita del SS.Sacramento). In Santa Lucia, al rientro del sacro corteo, si espongono al bacio del popolo in una suggestiva e commuovente Deposizione gli stessi simulacri del Cristo morto e della Madonna, mentre nella chiesa della Pietà, dopo la rituale ora della Desolata, la statua dell'Addolorata, spogliata dei fastosi abiti del mattino e posta direttamente in terra ai piedi dell'altare maggiore, 'riceve le condoglianze' dei fedeli che le baciano le mani.

Nell'aprile 2014, il motore di ricerca internazionale di voli, Skyscanner, pone la processione diurna del Venerdì Santo di San Severo al quarto posto nella classifica delle processioni pasquali più belle d'Italia, dopo Enna, Sora e Savona.

La festa del Carmine[modifica | modifica sorgente]

La Madonna del Carmine

La festa del Carmine si celebra in onore della Beata Vergine del Monte Carmelo, protettrice dei muratori e degli artigiani, il 16 luglio, sua festa liturgica. Il culto dedicatole è tra i più praticati a San Severo ed è secondo solo a quello della Madonna del Soccorso, patrona della città. Il 6 luglio ha inizio il novenario di preghiera nella chiesa del Carmine, sede dell'omonima arciconfraternita, e la statua della Madonna, uno dei capolavori della scultura lignea napoletana del Settecento, opera dei fratelli Michele e Gennaro Trillocco su modello di Giuseppe Sanmartino (1790), è per l'occasione esposta alla pubblica venerazione in un apparato effimero. La sera del 15 luglio il vescovo celebra un solenne pontificale, alla presenza del simulacro della Madonna, in largo Carmine. Nella serata del 16 luglio si tiene la solenne processione. Lungo l'itinerario, che coincide coll'intero 'Giro esterno', si incendiano le tradizionali batterie pirotecniche. Al rientro del simulacro ha luogo il tradizionale incendio del campanile. I festeggiamenti esterni includono anche i giorni che precedono e seguono il 16 luglio e per l'occasione sono installate artistiche luminarie in largo Carmine.

La Madonna del Rosario

La festa del Rosario[modifica | modifica sorgente]

La festa liturgica in onore della Madonna del Rosario si celebra il 7 ottobre: ogni anno il vescovo presiede una messa solenne nella chiesa della SS. Trinità, che ospita l'Arciconfraternita del Rosario. I festeggiamenti esterni si tengono la terza domenica di ottobre e consistono in una solenne processione del simulacro della Vergine, prezioso manichino ligneo napoletano realizzato dall'artista Giacomo Colombo nel 1716. Lungo l'itinerario sono incendiate numerose batterie alla sanseverese. Dal 2010, nel mese di ottobre, i rioni della Città si contendono il Torneo del Quadro pirotecnico, spin-off del più noto Palio delle Batterie, allestendo il miglior quadro pirotecnico; inoltre, viene ripristinata l'antica processione della Madonna al mattino. Nel 2012, dopo molti anni di assenza, prendono parte alla solenne processione anche i simuacri di santa Rosa da Lima e san Domenico, riconducendo i festeggiamenti agli antichi splendori.

Altre feste religiose[modifica | modifica sorgente]

Molto sentite sono anche le feste, con relative processioni e incendio di batterie, di santa Rita da Cascia (22 maggio), di san Rocco (16 agosto) e della Concetta, ossia l'Immacolata (8 dicembre), in occasione della quale i giovani sparano per le vie numerosi petardi e sono incendiati caratteristici falò, nonché le feste di santa Lucia da Siracusa (13 dicembre) e sant'Antonio abate (17 gennaio), quest'ultima con la storica benedizione degli animali.

I santi patroni Severo e Severino sono rispettivamente festeggiati, invece, il 25 settembre e il sabato precedente la quarta domenica di ottobre (festa dell'apparizione). L'8 gennaio, inoltre, si celebra ogni anno la solenne cerimonia della consegna del voto a san Severino da parte dell'Amministrazione Comunale, nel corso della quale si ricorda con gratitudine la prodigiosa apparizione del santo patrono nel 1528; il 7 gennaio, ai primi vespri della solennità del santo, si rievoca la consegna della cera con una caratteristica rappresentazione in abiti rinascimentali.

Feste religiose secondarie[modifica | modifica sorgente]

  • 1 maggio: festa in onore di San Giuseppe Artigiano, con processione pomeridiana e batteria pirotecnica a fine serata;
  • 13 giugno: festa in onore di sant'Antonio da Padova, con processione pomeridiana e batteria pirotecnica a fine serata;
  • terza domenica di giugno: festa in onore della Sacra Famiglia, con processione pomeridiana e batteria pirotecnica a fine serata;
  • 29 giugno: festa in onore di san Pietro e san Paolo, con la tradizionale fiera in corso Matteotti e batteria pirotecnica a fine serata, nei pressi della chiesa di Croce Santa;
  • giugno: festa in onore del Sacro Cuore di Gesù, con processione pomeridiana, batterie lungo il percorso processionale, e batterie serali nei giorni a cavallo della festa;
  • prima domenica di settembre: festa in onore della Madonna delle Grazie, con processione pomeridiana e batteria pirotecnica a fine serata;
  • seconda domenica di settembre: festa in onore della Divina Provvidenza, con processione pomeridiana, batterie lungo il percorso processionale, spettacolo musicale e batterie serali nei giorni a cavallo della festa;
  • 21 settembre: festa in onore di San Matteo, con processione pomeridiana, batterie lungo il percorso processionale, spettacolo musicale, palo della cuccagna e batterie serali nei giorni a cavallo della festa;
  • 23 settembre: festa in onore di San Pio da Pietrelcina, con processione pomeridiana e batteria pirotecnica a fine serata;
  • seconda domenica di ottobre: festa in onore della Madonna della Libera, con processione pomeridiana, spettacolo musicale e batteria a fine serata.

Il carnevale[modifica | modifica sorgente]

Nel periodo di carnevale era usanza, oggi raramente riproposta, preparare dei goffi pupazzi appesi, comicamente seduti su sedioline, all'uscio delle case. Il martedì grasso, all'imbrunire, si celebrava il loro pittoresco funerale, che si concludeva coll'apotropaico incendio degli stessi pupazzi, talvolta imbottiti di petardi. La città non pare aver avuto una vera e propria maschera tipica: il travestimento tradizionale più diffuso, peraltro, prevedeva che gli uomini indossassero vistosi abiti femminili e si truccassero in modo assai grottesco, dando vita alle cosiddette pacchianelle, oggi piuttosto rare.

La festa del vino[modifica | modifica sorgente]

Negli ultimi anni all'antica Sagra dell'uva, festosa celebrazione settembrina di uno dei principali prodotti della terra sanseverese, è subentrata la Festa di san Martino, sagra del vino novello, che si tiene nel centro storico della città per diversi giorni intorno all'11 novembre, con esposizione di prodotti tipici, degustazione di vini e gastronomia locale e spettacoli di varia cultura (concerti, mostre, sfilate folcloristiche etc.).

Il Caso Tiberio Solis[modifica | modifica sorgente]

Il 9 maggio di ogni anno il Centro Culturale Luigi Einaudi ricorda, con uno spettacolo teatrale, la cerimonia di consegna dei Privilegi da Tiberio Solis portati alla Municipalità di San Severo, dopo averli ottenuti dall'Imperatore Carlo V. I fati sono avvenuti tra il 1521 ed il 9 maggio 1522. Si festeggia nella stessa data, considerando la concomitanza e la portata storica, anche la festa dell'EUROPA UNITA.

Rievocazione Storica "Carlo V a San Severo"[modifica | modifica sorgente]

Ogni anno il terzo venerdì di maggio, in apertura della festa patronale, il Centro Culturale Luigi Einaudi, organizza, la rievocazione storica "Carlo V a San Severo" come progetto di coesione, recupero dell'identità e della memoria storica, e per promuovere cultura e territorio.

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Istruzione[modifica | modifica sorgente]

Biblioteche[modifica | modifica sorgente]

  • Biblioteca comunale "Alessandro Minuziano": la storica istituzione cittadina, in origine denominata Ferdinandea e poi intitolata al celebre umanista e stampatore sanseverese, vanta un patrimonio librario di circa centomila volumi, un prestigioso fondo antico, in cui spiccano ben quindici edizioni minuzianee, oltre a rarissimi incunaboli e numerose cinquecentine, secentine e settecentine di gran pregio, e una ricca emeroteca. Ha sede di rappresentanza nell'ex edificio scolastico "G. Pascoli".
  • Biblioteca "Padre Benedetto Nardella" dei Frati Minori Cappuccini: ospitata nel secentesco convento di Santa Maria di Costantinopoli, raccoglie ventimila volumi su mistica, spiritualità, san Pio da Pietrelcina e storia patria.[33]
  • Biblioteca economico-giuridica "Felice Chirò": realizzata dal locale istituto bancario BancApulia, dispone di oltre cinquantamila testi e riviste specialistici.[34] Attualmente è chiusa al pubblico, in attesa di nuova collocazione.
  • Archivio storico comunale: unito alla Biblioteca comunale, è un'imponente raccolta di documenti sulla vita civile e amministrativa della città in età moderna e contemporanea.
  • Archivio storico diocesano: ha sede nel Palazzo Trotta, nei pressi della Cattedrale, e vanta un ricco patrimonio documentario; conserva, infatti, un notevole numero di pergamene, gli archivi vescovili, curiali e capitolari, i fondi delle parrocchie storiche della diocesi e, soprattutto, il fondo musicale del monastero benedettino di San Lorenzo, che comprende, tra l'altro, autografi di importanti musicisti italiani del Settecento.

Dal 1979, si tiene annualmente a San Severo l'importante Convegno nazionale di preistoria, protostoria e storia della Daunia, organizzato dall'Archeoclub.

Scuole[modifica | modifica sorgente]

In città sono attivi cinque circoli di scuola primaria, quattro scuole medie e otto istituti superiori (Liceo Ginnasio, Liceo Scientifico, Liceo Polivalente, Istituto Tecnico Agrario, Istituto Tecnico Economico, Istituto Tecnico Industriale, Istituto Professionale di Stato e Istituto Tecnico per Geometri).

Università[modifica | modifica sorgente]

La sede di San Severo dell'Università di Foggia è stata istituita contemporaneamente allo stesso ateneo. Sono attivi i corsi di Infermieristica (Facoltà di Medicina e Chirurgia) ed Economia aziendale (Facoltà di Economia).

Musei[modifica | modifica sorgente]

Museo civico: ritratto di Ferdinando I di Borbone
Museo diocesano: busto cinquecentesco di san Severino
  • Il Museo dell'Alto Tavoliere (MAT) è allestito nel settecentesco monastero francescano, noto anche come Palazzo San Francesco. Conserva un considerevole patrimonio archeologico, con reperti dal Paleolitico al tardo antico per lo più provenienti dagli scavi archeologici di Guadone, Casone e Pedincone, non lontani dalla città. Nella quadreria sono esposte alcune opere d'età moderna.
  • La Pinacoteca Luigi Schingo è la sezione del MAT, che raccoglie trentasette fra dipinti, sculture, studi e disegni dell'artista sanseverese Luigi Schingo (1891-1976).
  • Il Museo diocesano, allestito nel suggestivo sotterraneo del Palazzo del Seminario, espone argenti, ex voto, statuaria e paramenti sacri di diversa epoca. Tra i manufatti più significativi spiccano una collezione di piatti da colletta medievali in rame sbalzato e alcune statue lignee policrome medievali e rinascimentali.
  • La Mostra permanente di carrozze e finiture del Settecento è ospitata in una sala di viale Matteotti nell'ambito delle iniziative culturali promosse dal gruppo bancario BancApulia.

Mostre di diverso genere (archeologiche, di pittura, fotografiche etc.) sono più o meno regolarmente allestite presso il Museo civico, il Museo diocesano e la Galleria d'arte moderna di Palazzo San Lorenzo.

Il Teatro Verdi

Media[modifica | modifica sorgente]

L'informazione cittadina è affidata a diverse testate locali (Il Corriere di San Severo, Il Giornale di San Severo, La Gazzetta di San Severo,'Il campanile), nonché all'emittente televisiva Tele Radio San Severo, attiva dagli anni settanta, e alle testate web Sansevero.tv e SanSeveroWeb. Di ampio respiro è il periodico Il Caffè, mentre La Gazzetta del Mezzogiorno pubblica quotidianamente una pagina su San Severo e il Nord-Tavoliere. Un portale specifico, Sanseverosport.com, è dedicato all'informazione sportiva.

Teatro e musica[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Teatro Verdi (San Severo).

Terzo teatro pubblico della città, dopo quello del Decurionato (1750 ca.) e il Real Borbone (1819), il Teatro Verdi (opera di Cesare Bazzani, 1937), con la sua sala a cinque ordini (progettata per 1600 spettatori) e il foyer e il ridotto dei palchi (oggi Auditorium), è privilegiato luogo d'incontro e promozione per l'intera Capitanata e non solo.[35]

Nel corso di ogni anno, accanto a una ricca stagione concertistica curata dagli Amici della Musica, al Verdi si allestiscono alcuni spettacoli operistici di qualità, una serie di spettacoli di prosa (in collaborazione col consorzio Teatro Pubblico Pugliese) e serate dedicate al balletto, in linea con una tradizione plurisecolare di notevole livello.

Concerti di musica sacra si tengono periodicamente nelle chiese del centro storico. Non di rado, inoltre, nel Palasport "Falcone e Borsellino" si esibiscono famosi cantanti di musica leggera. Anche la suggestiva Cantina D'Araprì è luogo di offerta musicale di qualità, con rassegne jazz tematiche di alto livello.

Persone legate a San Severo[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Categoria:Personalità legate a San Severo.
G. Checchia Rispoli
Umberto Fraccacreta
Matteo Tondi
« Oh San Severo,
la città del mio pensiero,
dove prospera la vite
e l'inverno è alquanto mite... »
(parodia di Andrea Pazienza di una poesia di Ernesto Mandes)

Geografia antropica[modifica | modifica sorgente]

Urbanistica[modifica | modifica sorgente]

Pianta del borgo antico

Pur esistendo isolate costruzioni extra moenia, la città, dopo il notevole ampliamento duecentesco legato alla costruzione di nuove mura e alla trasformazione del vecchio circuito murario in un importante anello stradale (il Giro Interno), pressappoco fino al Seicento coincise coll'attuale centro storico, un intrico di strade e stradine serpeggianti tra grandi, e talvolta enormi, isolati. Dopo il terremoto del 1627 e il progressivo abbattimento delle mura, l'abitato si estese a scacchiera oltre la cinta difensiva (il Giro Esterno), sviluppando nuovi rioni che si aggiunsero ai diversi quartieri preesistenti (tra cui Borgo Casale, Borgo degli Orsi e il Quarto degli Ebrei). Nacquero così il Quarto dei Catacubbi (o delle Grazie), il rione sopra il Rosario e quelli di Porta Lucera, sotto Sant'Antonio, di Porta Foggia e di Porta San Marco. Per contenere i danni provocati dai frequenti terremoti, le costruzioni di norma non superavano i due piani (e spesso si riducevano a modesti pianterreni imbiancati a calce e con tetto a spioventi), coll'eccezione dei diffusi palazzi del patriziato, più slanciati e articolati, e delle architetture ecclesiastiche maggiori (chiese principali e complessi monastici) che, coronate da cupole e campanili, dominavano incontrastate sull'abitato sfidando, con pareti più massicce e robuste, l'offesa dei sismi.

Tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento, mentre l'abitato continuava ad estendersi in ogni direzione, si intervenne per rendere più organico il continuo ampliamento della città colla sistemazione o la creazione di vaste piazze, come piazza Cavallotti e piazza dell'Incoronazione, e di grandi arterie alberate, come il viale della Villa (corso Garibaldi) e quello della Stazione (viale Matteotti).

Economia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Economia della Puglia.
Palazzo Celestini
« A le falde del mistico Gargano,
sussurrante di folti alti querceti,
sta Sansevero nel suo vasto piano
circondata dal verde dei vigneti.

Cittade ardente del lavoro umano
e d'aspre lotte; or passa giorni queti
or tumultuosi. Ondeggia a maggio il grano;
chiomati argentei i tremuli oliveti.

Florida cresce la pampinea vite,
tesoro immenso a l'operosa gente,
nel suolo sì ferace e solatio.

Brucia d'estate, ma d'inverno è mite.
Il Candelaro va tortuoso e lente...
Salve, salve, città del cuore mio! »

(Ernesto Mandes, Sansevero)

Agricoltura e prodotti tipici[modifica | modifica sorgente]

San Severo è ai primi posti nel mondo per la produzione e la commercializzazione del vino, ma è anche produttrice di enormi quantitativi di grano, uva e olive di qualità. Le grandi risorse agricole hanno generato un vivace sistema di piccole e medie imprese industriali e di trasformazione dei prodotti coltivati, esportati sui mercati nazionali e transnazionali.[36]

Il vino sanseverese è particolarmente pregiato, ed è stato il primo, in Puglia, ad ottenere la denominazione di origine controllata (1968): San Severo bianco, San Severo bianco spumante, San Severo rosso o rosato.

Rinomati sono anche l'olio di olive peranzane (Dauno), assai pregiato e fregiato di marchio DOP, e il pane tipico, tutelato da uno specifico consorzio.

L'importanza della plurisecolare tradizione agricola cittadina è testimoniata, tra l'altro, dalla denominazione del metodo di coltivazione degli olivi maggiormente diffuso in Capitanata. Si tratta, infatti, del vaso sanseverese, ottenuto potando le chiome degli alberi come coni rovesciati, con sviluppo orizzontale invece che in altezza. Insieme al vaso barese, quello sanseverese rappresenta la più importante forma di allevamento dell'olivo in Puglia, regione da sempre celebrata per la coltura di questa pianta.[37]

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica sorgente]

Il piazzale della stazione di San Severo con un tram per Torremaggiore in una cartolina degli anni Quaranta

Strade[modifica | modifica sorgente]

Importante nodo di comunicazioni, la città è ab immemorabili considerata Porta del Gargano, sia per la prossimità coll'imbocco della valle che conduce a San Marco in Lamis, San Giovanni Rotondo e Monte Sant'Angelo (attraverso l'antica Via Francigena, direttamente collegata al casello di San Severo dell'A14 oltre che alla SS 16), sia per l'estrema vicinanza ai laghi costieri di Lesina e di Varano e alle località settentrionali del promontorio.

Ferrovie e tranvie[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stazione di San Severo e Ferrovia San Severo-Peschici.

La locale stazione ferroviaria, inoltre, è capolinea della linea per Peschici delle Ferrovie del Gargano, inaugurata nel 1931[38].

Fra il 1925 e il 1962 fu inoltre attiva la tranvia San Severo-Torremaggiore, un impianto a trazione elettrica che partiva dalla stazione ferroviaria e percorreva la circonvallazione nord e l'attuale strada provinciale 30. I tram impiegavano circa 20 minuti per servire le fermate intermedie e giungere al capolinea di Torremaggiore.

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Elenco dei sindaci della città dalla proclamazione della Repubblica:

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
1946 1948 Emilio Amoroso Partito Comunista Italiano Sindaco
1948 1950 Francesco Paolo Visconti Partito Comunista Italiano Prosindaco
1950 1950 Luigi Allegato Partito Comunista Italiano Sindaco
1950 1952 Baldassarre Virzì - Commissario prefettizio
1952 1956 Filippo Pelosi Partito Comunista Italiano Sindaco
1956 1957 Giuseppe Massa - Commissario prefettizio
1957 1962 Filippo Pelosi Partito Comunista Italiano Sindaco
1962 1969 Pasquale Iantoschi Democrazia Cristiana Sindaco
1970 1971 Leopoldo Carneglia - Commissario prefettizio
1971 1972 Antonio Casiglio Partito Socialista Italiano Sindaco
1972 1974 Raffaele Iacovino Partito Socialista Italiano Sindaco
1974 1976 Antonio Cologno Partito Comunista Italiano Sindaco
1976 1981 Antonio Carafa Partito Socialista Italiano Sindaco
1981 1986 Michele Cologno Partito Socialista Italiano Sindaco
1986 1990 Michele Santarelli Partito Socialista Italiano Sindaco
1990 1992 Giuseppantonio Belmonte Democrazia Cristiana Sindaco
1992 1993 Mario Fantasia Partito Democratico della Sinistra Sindaco
1993 1994 Pasquale Santamaria - Commissario prefettizio
1994 1995 Vincenzo Canelli Partito Democratico della Sinistra Sindaco
1995 1995 Salvatore Tropea - Commissario prefettizio
1995 2004 Giuliano Giuliani Alleanza Nazionale Sindaco
13 giugno 2004 8 aprile 2009 Michele Santarelli Socialisti Democratici Italiani Sindaco
8 aprile 2009 7 giugno 2009 Daniela Aponte - Commissario prefettizio
7 giugno 2009 10 febbraio 2014 Gianfranco Savino Il Popolo della Libertà Sindaco
10 febbraio 2014 9 giugno 2014 Nicoletta Miscia - Commissario prefettizio
9 giugno 2014 in carica Francesco Miglio San Severo Bene Comune Sindaco

Gemellaggi[modifica | modifica sorgente]

Spagna Pamplona, dal 2006 (città amica)

Francia Bourg en Bresse

Sport[modifica | modifica sorgente]

A San Severo si coltivano diverse discipline sportive, tra le quali spiccano la pallacanestro, il calcio, la pallavolo e la scherma. La pallacanestro, grazie a squadre che hanno militato e militano in campionati nazionali, è da diversi anni lo sport più seguito.

Pallacanestro[modifica | modifica sorgente]

Tra le squadre di basket sanseveresi in attività spicca la Cestistica, fondata nel 1966. La squadra, che è la più importante realtà sportiva cittadina, vanta una storia importante e, tra i giocatori del passato, un campione come il pivot Walter Magnifico, che ha militato nella Nazionale Italiana ed alle Olimpiadi, vincendo numerose importanti competizioni. I suoi colori sociali sono il giallo e il nero, ma per i tifosi i giocatori della Cestitica sono semplicemente i neri. Nel 2007 la Cestistica si è fusa con la Fortitudo, società fondata nel 1999, conservando inalterati denominazione e colori sociali. Nella stagione 2009/2010 la Cestistica, che gioca sul parquet del Palasport Falcone e Borsellino, ha militato nel campionato di A dilettanti, terza serie nazionale, al termine della quale è stata ammessa alla Legadue. Nella stagione successiva in Legadue tuttavia la Cestistica ottiene solo l'ultima posizione in classifica e ritorna a disputare il campionato di Divisione Nazionale A nella stagione 2011/2012.

I biancoverdi della giovane Alius, curano soprattutto il settore giovanile non mancando però di partecipare al campionato di 1ª Divisione. Altra società dilettantistica solo giovanile è la Marvin School San Severo, dell'ex giocatore Mario Del Vicario, simbolo del basket sanseverese.

Nell'ambito femminile opera la Magnifico Basketball San Severo, guidata dall'allenatore Carlo Magnifico, fratello di Walter Magnifico, che ha ottenuto buoni risultati risultati: alla prima esperienza agonistica ha conquistato, nella stagione 2011/2012, il titolo di campione regionale Under 13 e dopo aver conquistato anche il titolo regionale nel Join the Game, si è piazzata, alle finali nazionali tenutesi a Caorle, tra le prime otto squadre d'Italia.

Anche nella successiva stagione sportiva 2012/2013, la Magnifico Basketball San Severo ha conquistato, a San Pietro Vernotico, il titolo regionale Under 14, dopo aver battuto la Futura Brindisi in semifinale e la Pink Sport Bari in finale.

Vi sono poi due compagini impegnate in campionati federali dilettantistici, la rediviva Fortitudo San Severo (Promozione), e la Jurassic BK Club AVIS San Severo (1ª Divisione).

Calcio[modifica | modifica sorgente]

Quattro sono le squadre cittadine, ma nessuna vanta un passato notevole. La storica U.S.D. San Severo, fondata nel 1922 (colori sociali: giallo-granata), è stata promossa in Serie D il 1º maggio 2013 dopo aver vinto il campionato di Eccellenza pugliese 2012-2013; gioca sul campo dello Stadio "Ricciardelli", recentemente rinnovato in erba sintetica. Saranno presenti anche le nuove tribune che consentirà di ospitare fino a 1500 persone. La G.S. Apocalisse, presso la quale si è formato sportivamente Michele Pazienza, giocatore di serie A che ha militato nella Juventus, Inter, Napoli e Bologna, e la Pro San Severo, società che curano solo il settore giovanile. Infine la recente Polisportiva Sanseverese, fondata nel 2008 che, dopo aver partecipato anche al campionato di 1ª Categoria, è fallita nel 2013.

Atletica[modifica | modifica sorgente]

Il gruppo podistico cittadino è L'A.S.D. Atletica Run & Fun, riconosciuta dalla Fidal e organizzatrice dell'evento podistico "Corrisansevero" che si tiene annualmente nel mese di ottobre. Inoltre, è stato costituito un altro gruppo sportivo locale denominato "I Senzatempo".

Per l'ultramaratona Carmen Fiano ha fatto registrare le migliori prestazioni italiane assolute con Km 522,835 e con Km 243,205, entrambe riconosciute dalla FIDAL, e nel 2007 il titolo italiano assoluto della 12 ore di corsa su strada.

Calcio a 5[modifica | modifica sorgente]

Nel 2013 è ricostituita una nuova squadra cittadina di calcio a 5: La Laurus San Severo, che aveva partecipato negli anni 90 come squadra di calcio a 11. Ora si cimenterà nel calcio a 5. La squadra è allenata da Michele Mininno. Partecipa al campionato regionale di C2, le partite casalinghe vengono disputate alla palestra geodetica di Via Mazzini. È presente una squadra femminile di calcio a 5: la Juventus Football Club San Severo, allenata da Luigi Mariella, già allenatore 3 anni fa della Futsal San Severo.

Pallavolo[modifica | modifica sorgente]

La squadra maschile San Severo Volleylab, e quella femminile G.S. Intrepida Volley che disputa le sue gare al PalaMarconi di San Severo, allenata dalla storica insegnante Lucia Ercolino.

Scherma[modifica | modifica sorgente]

Il Club Scherma San Severo è un club recente che ha espresso tuttavia giovani campioni, soprattutto nella sciabola, l'arma della regione. A San Severo, si disputa nel Palasport "Falcone e Borsellino", la prima Prova nazionale di sciabola del Torneo "Kinder + Sport", riservato a ragazzi e ragazze della categoria 9-14 anni.

Cheerleading[modifica | modifica sorgente]

Il Team dell' A. S. D. Moonlight Cheerleaders, riconosciuta dal CONI e dalla FICAD, ha partecipato ai campionati 2014 rappresentando la Puglia, ha collaborato con la Cestistica di San Severo per la stagione 2012-2013 e 2013-2014 ed è stata ospite al Giro D'Italia nella tappa di Canosa di Puglia nel 2013 collaborando con R101.

Galleria fotografica[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b La superficie dei comuni, delle province e delle regioni italiane. URL consultato il 26 ottobre 2013.
  2. ^ [1]
  3. ^ a b Statistiche demografiche ISTAT, Istituto nazionale di statistica. URL consultato il 25 ottobre 2013.
  4. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  5. ^ a b Francesco de Ambrosio, Memorie storiche della Città di Sansevero in Capitanata, Napoli, de Angelis, 1875, pp. 70-71; Antonio Casiglio, Due testimonianze sulla Regia Udienza in San Severo, in «Notiziario del Centro di Studi Sanseveresi», novembre 1979.
  6. ^ Fonte: Determinazione Regione Puglia.
  7. ^ Umberto Pilla, 1984, op. cit., pag.9
  8. ^ Ivi, op. cit., p. 10
  9. ^ a b Dati "Ilmeteo.it"
  10. ^ Emanuele d'Angelo, San Severino, il Defensor Patriae, in San Severino Abate, patrono principale della città e diocesi di San Severo. Nel centenario della conferma del patronato, 1908-2008, San Severo, Parrocchia San Severino Abate - Pia Associazione San Severino Abate, 2008, pp. 27-29.
  11. ^ Francesco Carapezza, Giacomo da Lentini in Encyclopedia of Italian Literary Studies, edited by Gaetana Marrone, New York, Routledge, 2007, 2, p. 834.
  12. ^ Pasquale Corsi, San Severo nel Medioevo, in Studi per una storia di San Severo, a cura di Benito Mundi, San Severo, Tipografia Sales, 1989, pp. 195-199.
  13. ^ Pilla - Russi, San Severo nei secoli cit., p. 44; Pasquale Corsi, San Severo nel Medioevo, in Studi per una storia di San Severo, a cura di Benito Mundi, San Severo, Tipografia Sales, 1989, pp. 208-217.
  14. ^ Cfr. ivi, p. 47.
  15. ^ Emanuele d'Angelo, Studi su san Severino abate, patrono principale della città di Sansevero, San Severo, Esseditrice, 1999.
  16. ^ Corteo storico Carlo V
  17. ^ Antonio Lucchino, Memorie della Città di Sansevero e suoi avvenimenti per quanto si rileva negli anni prima del 1629, a cura di Michele Campanozzi, San Severo, Felice Miranda Editore, 1994, p. 31.
  18. ^ Cit. in Francesco de Ambrosio, Memorie storiche della Città di Sansevero in Capitanata, Napoli, de Angelis, 1875, p. 70.
  19. ^ Lucchino, Memorie cit., pp. 46-48.
  20. ^ Pilla - Russi, San Severo nei secoli cit., pp. 68-69.
  21. ^ Alcune stampe sul sisma sanseverese sono pubblicate sul sito della Università di Berkeley.
  22. ^ Una minuziosa cronaca del terremoto è contenuta nella coeva opera dello storiografo Antonio Lucchino (Memorie della Città di Sansevero e suoi avvenimenti per quanto si rileva negli anni prima del 1629 cit.).
  23. ^ Bicentenario dei moti rivoluzionari del 1799. Atti della Giornata di studio (San Severo, 3 dicembre 1999), San Severo, Archeoclub d'Italia, 2000.
  24. ^ Carmelo G. Severino, San Severo città di Puglia, Roma, Gangemi Editore, 2007, p. 150.
  25. ^ Emanuele d'Angelo, Un secolo di teatro a Sansevero. Il Real Borbone (1819-1927), Foggia, MusicArte, 2007.
  26. ^ Umberto Pilla, San Severo nel Risorgimento, San Severo, Libreria Editrice Notarangelo, 1978.
  27. ^ a b Pilla, San Severo nel Risorgimento cit.
  28. ^ Pilla, San Severo nel Risorgimento cit., p. 148; Raffaele Petrera - Desio W. Cristalli, La Banda Bianca e la Banda Rossa nelle tradizioni popolari di San Severo, Roma, Petrera, 1977.
  29. ^ Raffaele Iacovino, 23 marzo 1950. San Severo si ribella, Milano, Teti editore, 1977.
  30. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  31. ^ Sul Notiziario storico-archeologico del Centro di studi sanseveresi del dicembre 1975 (p. 63), Brunelio Branca rilevava uno strano giudizio espresso dallo storico ottocentesco Francesco de Ambrosio sul carattere dei cittadini foggiani e sanseveresi desumibile dai "due moduli di dialetto delle due città più cospicue della Capitanata, e che per avventura trovansi agli estremi, secondo quello di Foggia, il dialetto di un popolo molle e delicato, e di un popolo austero e fino, quello di San Severo".
  32. ^ Attilio Littera - Ciro Pistillo, Grammatica del dialetto di San Severo, Apricena, Malatesta Editrice, 2006; Ciro Pistillo - Attilio Littera, Dizionario del dialetto di San Severo, Apricena, Malatesta Editrice, 2006. Sui proverbi si vedano: Ciro Pistillo, U carusellë. Detti e proverbi dialettali sanseveresi, San Severo, A. e M. Notarangelo Librai Editori, 1982; (nuova edizione ampliata: Ciro Pistillo, U carusellë nówë. Detti e proverbi dialettali sanseveresi, Apricena, Malatesta Editrice, 2008). Testi in sanseverese: Ciro Pistillo - Attilio Littera, 'U tërrazzènë, San Severo, Libreria Antonio Notarangelo, 1996; Antonio Giuliani, Piccola antologia di prose e poesie dal dialetto di San Severo alla lingua italiana, presentazione e trascrizione di Attilio Littera e Ciro Pistillo, San Severo, Felice Miranda Editore, 2000; Ciro Pistillo, Madònna míjë fa' stà bbón'a lu rre. Dramma in tre atti, San Severo, Esseditrice, 2002; Ciro Pistillo, Pàssë 'a prëcëssjónë. La festa del Soccorso dell'anno 1987, Apricena, Malatesta Editrice, 2007; Attilio Littera – Filomena Minelli, Sanzëvírë, testo musicale trascritto da Leonardo Littera, adottato quale Canto popolare della Città di San Severo con deliberazione unanime del Consiglio Comunale di San Severo del 27 settembre 2007; Ciro Pistillo - Attilio Littera, Ricette di cucina e medicina popolare del terrazzano sanseverese, Apricena, Malatesta Editrice, 2009.
  33. ^ Biblioteca "Nardella"
  34. ^ Biblioteca "Chirò"
  35. ^ Emanuele d'Angelo, I teatri pubblici di Sansevero dal Settecento ai giorni nostri. L'antica passione teatrale e musicale in un grande centro della Capitanata, «Fogli di periferia», XVII/1-2, 2005 (ma 2007), pp. 73-85.
  36. ^ Fonte: Comune di San Severo.
  37. ^ Fonti: Disciplinare di produzione dell'olivo, L'Ovicoltura marginale in Puglia.
  38. ^ Salvo Bordonaro - Bruno Pizzolante, La ferrovia garganica, Foggia, Claudio Grenzi Editore, 2006.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Libri[modifica | modifica sorgente]

  • Umberto Pilla, Vittorio Russi, San Severo nei secoli, San Severo, Dotoli, 1984.
  • Matteo Fraccacreta, Teatro topografico storico-poetico della Capitanata, e degli altri luoghi più memorabili e limitrofi della Puglia, tomi III, IV e V, Napoli, nella Tipografia di Angelo Coda, 1834-1837; tomo VI, Sala Bolognese, Arnaldo Forni Editore, 1976 (anastatica dell'edizione di Lucera, dalla Tipografia di Salvatore Scepi, 1843, integrata con trascrizione di autografi inediti).
  • Vincenzo Tito, Memorie della parrocchiale e collegiata chiesa di S. Giovanni Battista eretta nella Città di Sansevero, Napoli, Tipografia del Sebeto, 1859.
  • Francesco de Ambrosio, Memorie storiche della Città di Sansevero in Capitanata, Napoli, de Angelis, 1875.
  • Bonaventura Gargiulo, Apulia sacra, volume I, La diocesi di Sansevero. Cenni storici dalla fondazione di Sansevero ai giorni nostri con prolusione su l'Apulia civile e sacra, Napoli, Stabilimento tip. Librario A. e S. Festa, 1900.
  • Elvira Azzeruoli, Un po' di folklorismo paesano coi sunti Scolastici della storia e geografia di Sansevero, tratti dalle storie cittadine di A. Lucchino, M. Fraccacreta, F. d'Ambrosio, V. Gervasio, Arc. V. Tito, Can. Cardillo, Mons. B. Gargiulo, Polichetti, N. Checchia, ecc., Napoli, Tipografia Joele & Aliberti, 1934.
  • Le pergamene dell'Archivio Capitolare di San Severo (secoli XII-XV), a cura di Pasquale Corsi, Bari, Resta, 1974.
  • Raffaele Iacovino, 23 marzo 1950. San Severo si ribella, Milano, Teti editore, 1977.
  • Umberto Pilla, San Severo nel Risorgimento, San Severo, Libreria Editrice Notarangelo, 1978.
  • Pietro Vocale - Michele Pollice - Benito Mundi, Stampa periodica di San Severo e di Capitanata, San Severo, Dotoli, 1981.
  • Umberto Pilla - Vittorio Russi, San Severo nei secoli, San Severo, Dotoli, 1984.
  • Studi per una storia di San Severo, a cura di Benito Mundi, San Severo, Tipografia Sales, 1989.
  • Rosa Nicoletta Tomasone, Umberto Fraccacreta 50 anni dopo- Lettere inedite, San Severo, Edizioni Laterza, 1991.
  • Pasquale Corsi, Regesto delle pergamene di San Severo in età moderna, San Severo, Gerni Editori, 1992.
  • Vincenzo Gervasio, Appunti cronologici da servire per una storia della Città di Sansevero, a cura di Francesco Giuliani, San Severo, Gerni Editori, 1993.
  • Antonio Lucchino, Memorie della Città di Sansevero e suoi avvenimenti per quanto si rileva negli anni prima del 1629, a cura di Michele Campanozzi, San Severo, Felice Miranda Editore, 1994.
  • Rosa Nicoletta Tomasone, Rifugio di memoria, San Severo, Edizioni Laterza, 1996.
  • Rosa Nicoletta Tomasone, Umberto Fraccacreta 50 anni dopo- Lettere inedite seconda edizione, San Severo, Edizioni Laterza, 1997.
  • Rosa Nicoletta Tomasone, I Moti del 1799 all’origine della libertà, San Severo, Edizioni Felice Miranda, 1998.
  • Rosa Nicoletta Tomasone, Fumetto storico “ San Severo 1799”, San Severo, Edizioni Felice Miranda, 1999.
  • Rosa Nicoletta Tomasone, Sangue tra gli ulivi – 1799 Era solo ieri - romanzo storico, San Severo, Edizioni Laterza, 1999.
  • Emanuele d'Angelo, Studi su san Severino abate, patrono principale della città di Sansevero, San Severo, Esseditrice, 1999.
  • Francesco Giuliani, San Severo nel Novecento. Storia, fatti e personaggi di un Secolo, San Severo, Felice Miranda Editore, 1999.
  • Benito Mundi - Giuliana Mundi Leccese, Omaggio a San Severo, Foggia, Edizioni del Rosone, 2000.
  • Rosa Nicoletta Tomasone, Mirabilia Urbis Sancti Severi, San Severo, Edit. Vaticana, 2001.
  • San Severo città d'arte. Nel segno di Dioniso, a cura di Elena Antonacci, testi di Elena Antonacci, Emanuele d'Angelo e Christian de Letteriis, fotografie di Antonio Soimero, Foggia, Claudio Grenzi Editore, 2006.
  • Carmelo G. Severino, San Severo città di Puglia, Roma, Gangemi Editore, 2007.
  • Rosa Nicoletta Tomasone, Corteo storico Carlo V a San Severo e il Caso Tiberio Solis, San Severo, Grafiche Sales, 2007.
  • Rosa Nicoletta Tomasone, Corteo storico Carlo V a San Severo e il Caso Tiberio Solis seconda edizione, San Severo, Grafiche Sales, 2009.
  • Rosa Nicoletta Tomasone, I dieci anni che hanno sconvolto il mondo, San Severo, Edizione Boragrafiche, 2011.
  • Rosa Nicoletta Tomasone, L'Unità d’Italia …e San Severo verso l’Unità, San Severo, Edizioni TSP, 2011.
  • Armando Perna, San Severo. Genealogia di una Comunità, Foggia, Edizioni del Rosone, 2012.

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