Abbazia di Montecassino

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Coordinate: 41°29′24″N 13°48′50″E / 41.49°N 13.813889°E41.49; 13.813889

Abbazia di Montecassino
Il portone principale: in basso a sinistra si nota lo stemma abbaziale
Il portone principale: in basso a sinistra si nota lo stemma abbaziale
Stato Italia Italia
Regione Lazio Lazio
Località Cassino-Stemma.png Cassino
Religione Cattolica
Ordine Ordine di San Benedetto
Diocesi Abbazia territoriale di Montecassino
Stile architettonico barocco napoletano
Inizio costruzione 529
Sito web http://www.abbaziamontecassino.org/

L'arciabbazia di Montecassino è un monastero benedettino del Lazio, situato sulla sommità di Montecassino.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il chiostro

Fondata nel 529 da san Benedetto da Norcia sul luogo di un'antica torre e di un tempio dedicato ad Apollo, situato a 519 metri sul livello del mare, ha subito nel corso della sua storia un'alterna vicenda di distruzioni, saccheggi, terremoti e successive ricostruzioni.

Nel 577, durante l'invasione dei Longobardi, il monastero venne distrutto per la prima volta e la comunità dei monaci, con le spoglie del santo fondatore, dovette ripararsi a Roma. Poi, dal 643 i monaci trovarono ospitalità dalla comunità di San Colombano a Bobbio e in seguito nei vari monasteri ed abbazie colombaniane in Italia ed in Europa, diffondendo enormemente le comunità benedettine.

Ricostruita intorno al 717 sotto l'impulso di Petronace di Montecassino, l'abbazia venne distrutta una seconda volta dai Saraceni nell'883, venendo riedificata per volere di papa Agapito II solo nel 949.

Per tutto il medioevo, l'abbazia fu un centro vivissimo di cultura attraverso i suoi abati, le sue biblioteche, i suoi archivi, le scuole scrittorie e miniaturistiche, che trascrissero e conservarono molte opere dell'antichità. Testimonianze storiche del più alto interesse e di sicura validità sono state raccolte e tramandate a Montecassino: dai primi preziosi documenti in lingua volgare ai famosi codici miniati cassinesi, ai preziosi e rarissimi incunaboli.

Il più illustre dei suoi abati fu forse Desiderio - il futuro papa Vittore III (sepolto nell'abbazia stessa) - che alla fine dell'XI secolo fece ricostruire completamente l'abbazia ed ornò la chiesa di preziosissimi affreschi e mosaici, il cui riflesso si può ancora oggi scorgere in quelli che lo stesso abate fece eseguire in Sant'Angelo in Formis. Dalla Chronica Monasterii Casinensis sappiamo che l'abate Desiderio impiegò sforzi e capitali notevoli per la ricostruzione della chiesa abbaziale, compiuta nei soli cinque anni dal 1066 al 1071, utilizzando materiali lapidei provenienti da Roma e facendo venire da Bisanzio anche mosaicisti e artefici vari. La maggior parte delle decorazioni - della chiesa e dei nuovi ambienti del monastero successivamente riedificati - erano costituite da pitture, oggi in maggior parte perdute e delle cui conosciamo soltanto alcuni soggetti, come le Storie dell'Antico e Nuovo Testamento nell'atrio, di cui si conservano interamente i tituli scritti dall'arcivescovo di Salerno Alfano. Il ricorso a mosaicisti bizantini era motivato, come si legge nella Chronica, poiché: «da più di cinquecento anni i maestri latini avevano tralasciato la pratica di tali arti e per l'impegno di quest'uomo ispirato ed aiutato da Dio esse furono rimesse in vigore in questo nostro tempo», inoltre, «affinché la loro conoscenza non cadesse ancora oltre in oblio in Italia, quell'uomo pieno di sapienza decise che molti giovani del monastero fossero con ogni diligenza iniziati in tali arti. Tuttavia non solo in questo campo, ma anche per tutti i lavori artistici che si possono compiere con oro, argento, bronzo, ferro, vetro, avorio, legno, gesso o pietra, fece venire i migliori artisti selezionati dai suoi monaci».

Scalone principale

Distrutta da un terremoto nel 1349 e nuovamente ricostruita nel 1366, l'abbazia assunse nel XVII secolo l'aspetto tipico di un monumento barocco napoletano, grazie anche alle decorazioni pittoriche di numerosi artisti tra i quali Luca Giordano, Francesco Solimena, Francesco de Mura, Giovanni de Matteis.

La battaglia di Montecassino[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Battaglia di Montecassino.

In queste forme era giunto fino a noi l'antico monastero prima che nel 18 febbraio del 1944, durante la seconda fase della battaglia di Montecassino, un bombardamento massiccio delle forze alleate, che vi sospettavano erroneamente[1] la presenza di reparti tedeschi, lo distruggesse nuovamente. Il bombardamento cominciò la mattina del 15 febbraio e ben 142 bombardieri pesanti e 114 bombardieri medi rasero al suolo l'abbazia. Nel corso di questo trovarono la morte numerosi civili che avevano trovato rifugio all'interno dell'edificio, mentre all'esterno furono uccisi dalle bombe diversi soldati tedeschi e anche quaranta soldati della divisione indiana.[2]

L'abbazia dopo il bombardamento alleato

Al bombardamento partecipò il soldato Walter M. Miller, futuro scrittore, che proprio da questa sua esperienza trasse l'ispirazione per la sua opera più importante, Un cantico per Leibowitz.

Per merito dell'allora arciabate Gregorio Diamare, e del colonnello Julius Schlegel[3]della Divisione corazzata "Hermann Göring", l'archivio ed i più preziosi documenti bibliografici furono posti in salvo. La ricostruzione, iniziata subito dopo la fine della guerra, ha mirato ad una riproduzione esatta delle architetture distrutte.

Il restauro fu realizzato dal 1948 al 1956, sotto la direzione dell'ingegner Giuseppe Breccia Fratadocchi, che realizzò una ricostruzione dell'interno dell'abbazia con spazi ciechi e muti tra le cornici delle volte, osteggiato da alcuni storici dell'arte[senza fonte]. Il compito di fondere le campane dell'abbazia fu assegnato nel 1949 alla Pontificia Fonderia di Campane Marinelli di Agnone. Negli anni ottanta furono commissionati una serie di affreschi a Pietro Annigoni dall'abate Bernardo D'Onorio. Alla realizzazione del ciclo pittorico parteciparono vari allievi del maestro fra cui Romano Stefanelli, Ben Long e Silvestro Pistolesi.

Papa Benedetto XVI si è recato in visita a Montecassino il 24 maggio 2009, nel 65º anniversario della distruzione dell'abbazia. Il pontefice - che al momento della sua elezione sul trono di Pietro aveva scelto il proprio nome anche ispirandosi alla figura di san Benedetto da Norcia - ha pregato sulla tomba del santo, ricordandone l'importanza nella formazione culturale europea.

Chiesa abbaziale[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Basilica di San Benedetto Abate in Montecassino.

La maestosa chiesa abbaziale, completamente distrutta durante la Seconda Guerra mondiale, fu in seguito completamente ricostruita è consacrata da Papa Paolo VI nel 1964.

Persone legate all'abbazia di Montecassino[modifica | modifica wikitesto]

Diocesi[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Abbazia territoriale di Montecassino.

Il cenobio è un'abbazia territoriale, sede di una diocesi della Chiesa cattolica immediatamente soggetta alla Santa Sede, comprendente comuni tra le province di Frosinone e Caserta: Cassino, Cervaro, Castelnuovo Parano, San Giorgio a Liri, Pignataro Interamna, Rocca d'Evandro, San Pietro Infine, San Vittore del Lazio, Sant'Andrea del Garigliano, Sant'Ambrogio sul Garigliano, Sant'Apollinare, Vallemaio, Viticuso, Acquafondata, Vallerotonda, Sant'Elia Fiumerapido, Atina, Belmonte Castello, Villa Latina.

Galleria[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Ken Ford, Le quattro battaglie di Cassino, Lo sfondamento della Linea Gustav, Edizioni Osprey Publishing, 2009, pag.55: "I nazisti, per proteggere il venerabile edificio, avevano dichiarato "zona neutrale" una fascia di trecento metri intorno ad esso e avevano ordinato che non vi entrasse nessuna delle loro truppe. Tuttavia, a mano a mano che il combattimento si faceva più vicino, la zona si restringeva, fino a quando von Senger diede ordine di costruire postazioni proprio a ridosso delle mura"
  2. ^ Ken Ford, Le quattro battaglie di Cassino, Lo sfondamento della Linea Gustav, Edizioni Osprey Publishing, 2009, pag.56: "La mattina del 15 febbraio, 142 bombardieri pesanti e 114 medi distrussero l'antica abbazia di Montecassino. Le potentissime bombe sganciate sul venerabile edificio lo ridussero a un cumulo di macerie. Il massiccio bombardamento a tappeto uccise un gran numero di civili che avevano cercato rifugio nel monastero e ancor più numerosi tedeschi nelle postazioni sui colli circostanti, oltre a quaranta uomini della divisione indiana nei loro rifugi lungo il fianco della montagna. Il monastero non esisteva più, e con lui finirono tutte le restrizioni: ora su Montecassino poteva scendere la guerra totale"
  3. ^ Studi Cassinati

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giovanni Carbonara, Iussu Desiderii. Montecassino e l'architettura campano-abruzzese nell'undicesimo secolo, Roma, Università degli studi - Istituto di fondamenti dell'architettura, 1979.
  • Mariano Dell'Omo, Montecassino. Un'abbazia nella storia, Montecassino, Biblioteca della Miscellanea Cassinese 6, 1999.
  • Mariano Dell'Omo, Storia del monachesimo occidentale dal medioevo all'età contemporanea. Il carisma di san Benedetto tra VI e XX secolo, Jaca Book, Milano, 2011, passim.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]