Giacobinismo

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Il giacobinismo fu il movimento politico a cui appartenevano i cosiddetti "giacobini", ovvero la Société des amis de la Constitution, nata a Parigi nel novembre 1789 come associazione di dibattito politico. Il nome nasce dall'ex convento domenicano di San Giacomo nel quale, dalla fine di novembre, si svolsero le riunioni del club. All'interno dei montagnardi, rappresentò, durante la rivoluzione francese, l'ala più intransigente e radicale del movimento di rivolta, sotto la guida di Maximilien de Robespierre.

Nel significato ristretto del termine, Giacobinismo[1] è riferito esplicitamente al pensiero e all'attività dei giacobini nel corso della rivoluzione francese. Dopo la caduta di Robespierre il Club dei Giacobini fu messo fuori legge; dopo la creazione, da parte di Napoleone, delle repubbliche sorelle, dette appunto repubbliche giacobine, il giacobinismo si diffuse in Italia, dove nacquero numerosi club giacobini.

Oggi è usato in ambito giornalistico e politico di destra come termine peggiorativo, spesso come sinonimo di giustizialismo ed estremismo. Il riferimento al giacobinismo nella società contemporanea scende nel nocciolo profondo della politica, perché legato al rapporto problematico con il sociale, ai temi della democrazia e della dittatura, nonché alle modalità di esercizio dei poteri. Nonostante il tentativo di mediazione della storiografia, il giacobinismo continua a determinare un'ampia riflessione politica.

Le origini[modifica | modifica wikitesto]

Le origini del Club dei Giacobini sono da ricercare in un'associazione semi-informale nata nei giorni tumultuosi seguiti alla riunione degli Stati Generali a Versailles, nella prima metà del 1789. Tale associazione era il cosiddetto Club Bretone. Alla testa di questo raggruppamento, Le Chapelier di Rennes.[2]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il nome Giacobini deriva da Couvent de jacobins, il convento di San Giacomo, dell'ordine domenicano, curiosamente grande rivale del convento dei Cordiglieri, dell'ordine francescano
  2. ^ "I giacobini e il giacobinismo", Michel Vovelle, 1998, pag.4

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