Marcia su Versailles
La Marcia su Versailles è un episodio della Rivoluzione francese avvenuto tra il 5 e il 6 ottobre 1789. In quest'occasione i cittadini parigini protestarono nei confronti della monarchia, chiedendo l'abbassamento del prezzo del pane e il trasferimento della corte a Parigi. Ottennero ciò che chiesero e la famiglia reale fu costretta ad abbandonare Versailles, indebolendo gravemente il potere monarchico.
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[modifica] Antefatti
Fin dall'apertura degli Stati Generali, il 5 maggio 1789, apparve evidente che il re Luigi XVI non intendeva esaudire le richieste del terzo stato prima e della neo-costituita Assemblea Nazionale Costituente poi. Successivamente non volle sottoscrivere né i decreti promulgati dall'Assemblea relativi all'abolizione dei diritti feudali (approvati il 4 agosto) né la Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo e del Cittadino (varata il 26 agosto). Tutto questo contribuì ad aumentare il dissenso già presente nei cittadini francesi, che da mesi vivevano in uno stato di miseria con la paura che una grave carestia colpisse da un momento all'altro il Paese.
In ottobre Luigi XVI, per prevenire degli atti di rivolta contro la sua residenza, decise di far acquartierare nella Reggia di Versailles il Reggimento delle Fiandre (secondo il re questi uomini possedevano una lealtà di ferro). Per dare il benvenuto ai nuovi soldati la Guardia reale decise di organizzare un banchetto a palazzo, durante il quale venne offeso il movimento rivoluzionario. La vicenda venne riportata dalla stampa rivoluzionaria e i cittadini parigini, già contrari alla presenza del nuovo reggimento (era visto come una soluzione controrivoluzionaria adottata dalla corte), vennero assaliti dall'ira.
[modifica] 5 ottobre
Il mattino del 5 ottobre si formò davanti al Municipio di Parigi un gruppo di donne, intenzionate a recarsi a Versailles per chiedere pane e migliori condizioni di vita. Inizialmente le più numerose erano negozianti e merciaie, alle quali si aggiunsero numerose popolane stanche della miseria in cui versavano. Successivamente si unirono diversi uomini (alcuni travestiti) e qualche conquistatore della Bastiglia, tra i quali Stanislas-Marie Maillard che si pose al comando del corteo. Intorno a mezzogiorno il gruppo, armato di sassi, lance, falci e pistole, iniziò a dirigersi verso Versailles sotto una forte pioggia. La loro ira era soprattutto rivolta alla regina Maria Antonietta: l'Autrichienne (Austriaca), come veniva chiamata con disprezzo dal popolo, era accusata di dilapidare il denaro pubblico e di influenzare negativamente il re.[1] La folla si mosse sotto lo sguardo indifferente della Guardia francese (vicina alla causa popolare) e della Guardia Nazionale (al comando di Gilbert du Motier de La Fayette) che non intervennero.
La corte a Versailles venne informata dell'imminente arrivo di una rivolta. Luigi XVI era a Meudon per una battuta di caccia, mentre la regina, profondamente angosciata, rifiutò il consiglio dei cortigiani di cercare riparo a Rambouillet e mandò alcuni uomini a cercare il re. René de La Tour du Pin suggerì di inviare il Reggimento delle Fiandre a sbarrare la strada al corteo ma la sua proposta non venne accolta in quanto nessuno poteva prendere decisioni in assenza del re. I cortigiani si limitarono a chiudere i cancelli della Reggia, cosa che non accadeva dai tempi di Luigi XIV,[2] mentre la Guardia reale e il Reggimento delle Fiandre si schierarono in assetto da battaglia. Luigi XVI giunse alla Reggia intorno alle tre del pomeriggio e si chiuse nella Sala del Consiglio con la moglie e i ministri: Jacques Necker gli raccomandò di restare alla Reggia, mentre La Tour du Pin, appoggiato da François-Emmanuel Guignard de Saint-Priest, consigliò l'invio del Reggimento delle Fiandre in opposizione ai ribelli e l'evacuazione della regina e dei bambini (alla Reggia erano presenti Maria Teresa e Luigi Carlo) a Rambouillet.[3] Maria Antonietta rifiutò di separarsi dal marito, dichiarando di voler affrontare tutti i pericoli al suo fianco.
Alle 16:30 i dimostranti arrivarono alla Reggia sotto una pioggia torrenziale. Alcune donne invasero la sala dell'Assemblea Nazionale dove chiesero ai deputati di agire più concretamente utilizzando meno parole inutili; altre riuscirono a farsi ricevere dal re: una di loro, alla vista di tanto lusso e magnificenza, svenne, mentre le restanti chiesero al sovrano il pane quasi con timidezza.[4] Per cercare di placare la protesta Luigi XVI ordinò ai suoi uomini di sequestrare e distribuire tutto il pane e il riso che era possibile recuperare in città. Verso sera venne riconvocata una riunione del Consiglio dove si espresse nuovamente il desiderio di alcuni ministri di fare evacuare il re. Alcuni resoconti riportano un colloquio che avvenne durante questa riunione tra Luigi XVI e Saint-Priest : «Un re in fuga! Un re in fuga! Non voglio mettere in pericolo nessuno!» lamentava il re. «Sire, se domani vi portano a Parigi perdereste la corona!».[5]
Il re chiese consiglio alla moglie. Quest'ultima gli disse che sarebbe stata disposta ad affrontare qualsiasi pericolo al suo fianco. Successivamente Luigi XVI diede l'ordine di far preparare le carrozze per fuggire verso Rambouillet, ma la coppia reale venne fermata dalla folla che si era accampata nella Place d'Armes (davanti ai cancelli principali della Reggia di Versailles). Le carrozze vennero assalite e i cavalli furono portati via. Saint-Priest e La Tour du Pin offrirono ai sovrani le loro carrozze personali per ritentare la fuga attraverso un'uscita secondaria, ma Luigi XVI decise di rimanere a Versailles, sperando che il cattivo tempo frenasse lo spirito ribelle della folla. La Guardia reale e il Reggimento delle Fiandre vennero fatti rientrare nella caserma. Maria Antonietta si rese conto di essere impotente di fronte a questa situazione: concordò con Pauline de Tourzel (la governante dei figli) che al minimo segno di pericolo i bambini sarebbero stati portati nel suo appartamento; successivamente, consapevole di essere una delle cause della sommossa, cambiò idea e decise che i figli sarebbero stati portati nella camera del re, sperando che i sudditi provassero ancora un residuo di sacra riverenza nei confronti del sovrano.
[modifica] 6 ottobre
Intorno a mezzanotte giunse a Versailles, fischiato ed insultato da molti manifestanti, La Fayette con un distaccamento della Guardia Nazionale. Si fece ricevere dalla corte e dall'Assemblea Nazionale, tranquillizzando entrambe e sostenendo di essere l'unico in grado di mantenere l'ordine. Luigi XVI decise di affidare a La Fayette la difesa della Reggia, permettendo a tutti i cortigiani di coricarsi a letto.[6] All'entrata principale venne schierata la Guardia Nazionale, mentre l'interno del palazzo fu affidato a pochi uomini della Guardia reale in quanto la maggior parte di loro era stata mandata a Rambouillet e la Guardia svizzera, famosa per la sua lealtà alla causa monarchica, era stanziata a Rueil-Malmaison.[7] Praticamente la difesa della Reggia era totalmente nelle mani della Guardia Nazionale, la quale si sentiva sempre più vicina alla causa rivoluzionaria e odiava la Guardia reale. I manifestanti si erano accampanti per la maggior parte nella Place d'Armes, sistemandosi intorno a falò, bevendo, mangiando e cantando. Vennero sparati colpi in aria di tanto intanto poi, verso le cinque del mattino, tutto andò scemando. La Fayette, dopo aver dato le ultime disposizioni ai suoi uomini, si ritirò presso l'Hotel de Noailles.
Il gruppo di insorti non era più la folla di donne partita da Parigi il giorno prima, ma era formato pressoché totalmente da uomini unitisi durante la notte. Alcuni di loro, verso le sei del mattino, si accorsero che qualche cancello della Reggia non era stato chiuso e decisero di entrare nel palazzo; nel cortile si scontrarono con alcuni soldati della Guardia reale, i quali vennero decapitati e le teste infilzate su delle picche. I dimostranti più aggressivi si ammassarono sotto la finestra del re, mentre altri salirono la scalinata che portava agli appartamenti della regina. Un'altra Guardia reale venne catturata, trafitta dalle lance e trascinata ancora viva nel cortile, dove venne decapitata con un colpo d'ascia.[8] La folla, uccidendo ancora una Guardia, arrivò all'entrata degli appartamenti della regina dove venne abbattuta la porta a colpi d'ascia. Maria Antonietta era ancora a letto e all'improvviso fu svegliata da un urlo: «Salvate la regina!». A quel grido la sovrana si alzò immediatamente, indossò le calze ed una sottoveste, mentre una delle cameriere le gettava sulle spalle una redingote gialla, e si precipitò dal re.[9] Luigi XVI, svegliato di soprassalto dalle grida, si era recato nel frattempo, attraverso il passaggio segreto che collegava il suo appartamento con quello della moglie, nella camera da letto di Maria Antonietta. Non trovandola venne informato dalle Guardie che la regina era scappata, ma successivamente seppe che era ancora all'interno del palazzo. La coppia reale si incontrò in una sala della Reggia e si diede da fare per recuperare i propri due figli. In seguito vennero raggiunti anche dal conte e dalla contessa di Provenza e da Madame Elisabetta. La Guardia reale riuscì a fare arretrare gli insorti fino al cortile. In quel momento arrivò a cavallo La Fayette: salvò circa trenta Guardie reali cadute in mano alla folla e successivamente si precipitò dai sovrani nella Sala del Consiglio.
[modifica] «La reine au balcone!»
La Fayette, giunto nella Sala del Consiglio, decise di convincere i sovrani a mostrarsi alla folla; la famiglia reale (compresi i due figli) si affacciò sul balcone e il comandate della Guardia Nazionale tenne un discorso con il quale ricordò agli insorti la fedeltà che un popolo deve al proprio sovrano e promise che il re si sarebbe impegnato per migliorare la condizione di vita della popolazione francese.[10] Luigi XVI non intervenne e la folla cominciò ad urlare: «A Parigi! A Parigi!». Quando la famiglia reale rientrò nel palazzo La Fayette invitò i manifestanti a tornare alle proprie case; nessuno si mosse e iniziarono a urlare a gran voce: «La reine au balcone!» (la regina sul balcone).[11] «Mi mostrerò!» disse impaurita Maria Antonietta.[12] Tutti erano del parere che non si dovesse affacciare ma lei, con la testa sollevata con fierezza, con i capelli scomposti e il viso senza trucco,[13] prese per mano i figli e si affacciò nuovamente. I bambini dovettero rientrare a causa delle proteste della folla che la voleva sola al balcone.[14]
Quando la regina si mostrò furono alzati i fucili su di lei e si udirono grida che incitavano a sparare.[15] A questo punto le fonti storiche sono contrastanti: secondo alcune di esse Maria Antonietta riuscì a calmare gli insorti con una riverenza piena di grazia (dopo un breve sguardo fece un inchino con le mani incrociate al petto);[16] secondo altre, la regina restò immobile con la testa eretta e con la sua fierezza ammutolì la folla;[17] un'altra ipotesi, l'unione delle due precedenti, sostiene che restando immobile, con la sua sola presenza e il suo fascino, fece abbassare le armi e le grida di disprezzo si trasformarono in ovazioni; in risposta la regina si inchinò elegantemente.[18] Comunque siano andate le cose, gli astanti impressionati e commossi iniziarono a gridare: «Viva la regina!». Il generale La Fayette uscì sul balcone e baciò la mano di Maria Antonietta.[19] I manifestanti allora cominciarono a gridare: «Viva la regina!» e «Viva Monsieur de La Fayette!».[20] Successivamente si alzò nuovamente un urlo: «Il re a Parigi!».
La regina rientrò nell'appartamento reale dove tutti erano paralizzati e ammutoliti. Coprì di baci il figlio e andò da Madame Necker dicendole: «Ci costringeranno ad andare a Parigi, io e il re, preceduti dalle teste delle Guardie reali infilzate sulle lance!».[21] All'esterno la folla continuava ad urlare sempre più insistentemente: «A Parigi! A Parigi!». Luigi XVI, evitando di animare nuovamente i manifestanti, decise di riaffacciarsi sul balcone con Maria Antonietta e La Fayette, annunciando che si sarebbe recato a Parigi affidandosi ai suoi sudditi. I cittadini esplosero in un applauso di consenso.
La Fayette organizzò il trasferimento della coppia reale da Versailles a Parigi e verso l'una del pomeriggio un lungo corteo cominciò ad incamminarsi verso la capitale. Nella carrozza reale trovano posto il re, la regina, i due figli con la governante Pauline de Tourzel, il conte di Provenza e Madame Elisabeth. Il corteo era formato da un popolo esaltato che esibiva, sulla punta delle proprie lance, le teste delle Guardie reali uccise. Raggiunsero Parigi intorno alle otto di sera, accolti dal sindaco Jean Sylvain Bailly. Il re e la regina vennero portati al Municipio dove furono costretti ad affacciarsi al balcone (vennero applauditi perché erano stati privati del loro potere) e verso le dieci di sera raggiunsero il Palazzo delle Tuileries. Luigi XVI fu sistemato al piano terreno e nello scantinato, mentre Maria Antonietta e gli altri familiari trovarono alloggio al piano superiore; altre stanze del palazzo furono assegnate ai membri della corte e al personale di servizio del re. È in questo disagiato luogo, da tempo abbandonato, che visse praticamente prigioniera la famiglia reale, sorvegliata dalla popolazione e minacciata dalla sommossa fino all'agosto del 1792.
[modifica] Conseguenze
Luigi XVI fu costretto a firmare i decreti di agosto riguardanti l'abolizione dei diritti feudali e la Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo e del Cittadino. Il potere reale ne uscì estremamente indebolito: la Francia restò una monarchia ma il potere legislativo passò nelle mani dell'Assemblea Nazionale Costituente (anch'essa trasferita a Parigi), la quale incaricò delle speciali commissioni di provvedere ad una nuova organizzazione amministrativa del Paese (i ministri non divennero altro che degli esecutori tecnici sorvegliati dall'Assemblea). Tuttavia il re conservò il potere esecutivo (i decreti promulgati dall'Assemblea non avrebbero avuto validità senza l'approvazione del re) e i vecchi funzionari dell'amministrazione dell'Ancien Régime restarono al loro posto (fino all'estate del 1790 gli intendenti che non si dimisero continuarono le loro vecchie funzioni, sebbene esse fossero state considerevolmente ridotte).
[modifica] Note
- ^ Evelyne Lever, Maria Antonietta - L'ultima regina, Milano, BUR Biografie, 2007. ISBN 978-88-17-00940-9
- ^ Evelyne Lever, Maria Antonietta - L'ultima regina, Milano, BUR Biografie, 2007. ISBN 978-88-17-00940-9
- ^ Evelyne Lever, Maria Antonietta - L'ultima regina, Milano, BUR Biografie, 2007. ISBN 978-88-17-00940-9
- ^ Evelyne Lever, Maria Antonietta - L'ultima regina, Milano, BUR Biografie, 2007. ISBN 978-88-17-00940-9
- ^ Evelyne Lever, Maria Antonietta - L'ultima regina, Milano, BUR Biografie, 2007. ISBN 978-88-17-00940-9
- ^ Evelyne Lever, Maria Antonietta - L'ultima regina, Milano, BUR Biografie, 2007. ISBN 978-88-17-00940-9
- ^ Evelyne Lever, Maria Antonietta - L'ultima regina, Milano, BUR Biografie, 2007. ISBN 978-88-17-00940-9
- ^ Evelyne Lever, Maria Antonietta - L'ultima regina, Milano, BUR Biografie, 2007. ISBN 978-88-17-00940-9
- ^ Evelyne Lever, Maria Antonietta - L'ultima regina, Milano, BUR Biografie, 2007. ISBN 978-88-17-00940-9
- ^ Evelyne Lever, Maria Antonietta - L'ultima regina, Milano, BUR Biografie, 2007. ISBN 978-88-17-00940-9
- ^ Evelyne Lever, Maria Antonietta - L'ultima regina, Milano, BUR Biografie, 2007. ISBN 978-88-17-00940-9
- ^ André Castelot, Maria Antonietta - La vera storia di una regina incompresa, Milano, Fabbri Editori, 2000.
- ^ Joan Haslip, Maria Antonietta, Milano, Longanesi, 1999. ISBN 88-304-0876-X
- ^ Evelyne Lever, Maria Antonietta - L'ultima regina, Milano, BUR Biografie, 2007. ISBN 978-88-17-00940-9
- ^ André Castelot, Maria Antonietta - La vera storia di una regina incompresa, Milano, Fabbri Editori, 2000.
- ^ Carolly Erickson, Maria Antonietta, Milano, Mondadori, 1997. ISBN 88-04-43662-X; Evelyne Lever, Maria Antonietta - L'ultima regina, Milano, BUR Biografie, 2007. ISBN 978-88-17-00940-9; André Castelot, Maria Antonietta - La vera storia di una regina incompresa, Milano, Fabbri Editori, 2000.
- ^ Stefan Zweig, Maria Antonietta - Una vita involontariamente eroica, Verona, Mondadori, 1948.
- ^ Joan Haslip, Maria Antonietta, Milano, Longanesi, 1999. ISBN 88-304-0876-X
- ^ Joan Haslip, Maria Antonietta, Milano, Longanesi, 1999. ISBN 88-304-0876-X
- ^ Joan Haslip, Maria Antonietta, Milano, Longanesi, 1999. ISBN 88-304-0876-X
- ^ Evelyne Lever, Maria Antonietta - L'ultima regina, Milano, BUR Biografie, 2007. ISBN 978-88-17-00940-9
[modifica] Bibliografia
- André Castelot, Maria Antonietta - La vera storia di una regina incompresa, Milano, Fabbri Editori, 2000.
- Carolly Erickson, Maria Antonietta, Milano, Mondadori, 1997. ISBN 88-04-43662-X
- Joan Haslip, Maria Antonietta, Milano, Longanesi, 1999. ISBN 88-304-0876-X
- Evelyne Lever, Maria Antonietta - L'ultima regina, Milano, BUR Biografie, 2007. ISBN 978-88-17-00940-9
- Stefan Zweig, Maria Antonietta - Una vita involontariamente eroica, Verona, Mondadori, 1948.
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