Presa della Bastiglia

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Presa della Bastiglia
Prise de la Bastille.jpg
Presa della Bastiglia, dipinto di Jean-Pierre Houël (1789)
Data 14 luglio 1789
Luogo Parigi, Francia
Esito Vittoria degli insorti
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
82 invalidi

32 Guardie svizzere

30 cannoni
600 - 1000 insorti

60 Guardie francesi

5 cannoni
Perdite
1 (6 o 8 dopo la resa) 98 morti
73 feriti
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La presa della Bastiglia, avvenuta il martedì 14 luglio 1789 a Parigi, fu un evento storico della Rivoluzione francese che culminò con la cattura della Bastiglia (simbolo dell'Ancien Régime) da parte dei cittadini parigini. L'avvenimento, sebbene di per sé poco importante sul piano pratico, assunse un enorme significato simbolico a tal punto da essere considerato l'inizio della Rivoluzione.

La convocazione degli Stati Generali a Versailles il martedì 5 maggio 1789 per cercare di sanare la difficile crisi politica, sociale ed economica in cui versava la Francia, animò nei mesi seguenti il dibattito politico che si estese fino ai salotti e alle piazze della capitale, a tal punto da indurre il re Luigi XVI a schierare i suoi soldati attorno a Versailles, Parigi, Sèvres e Saint-Denis. Il sabato 11 luglio il Ministro delle Finanze Jacques Necker venne destituito dal re, essendosi guadagnato l'inimicizia di parte della corte per aver manifestato in parecchie occasioni delle idee filo-popolari. Venne inoltre eseguita una riorganizzazione a livello generale mediante diverse sostituzioni: Victor-François de Broglie, Roland-Michel Barrin de La Galissonière, Paul François de Quelen de la Vauguyon, Louis Auguste Le Tonnelier de Breteuil e Joseph Foullon de Doué furono nominati per sostituire Louis Pierre de Chastenet de Puysegur, Armand Marc de Montmorin-Saint-Hérem, César-Guillaume de La Luzerne, François-Emmanuel Guignard de Saint-Priest e Necker.

12 luglio[modifica | modifica sorgente]

La domenica 12 luglio la popolazione di Parigi, che da mesi viveva in uno stato di miseria e con la paura che una grave carestia colpisse da un momento all'altro il Paese, venne a conoscenza della destituzione di Necker e organizzò una grande manifestazione di protesta, durante la quale furono portate delle statue raffiguranti i busti di Necker e del Duca d'Orléans. Camille Desmoulins, secondo François-Auguste Mignet, aizzò la folla salendo su un tavolo con la pistola in mano ed esclamando: «Cittadini, non c'è tempo da perdere; la dimissione di Necker è l'avvisaglia di un San Bartolomeo (massacro in cui Carlo IX aveva ordinato di sterminare gli Ugonotti) per i patrioti! Proprio questa notte i battaglioni svizzeri e tedeschi lasceranno il Campo di Marte per massacrarci tutti; una sola cosa ci rimane, prendere le armi!». Alcuni soldati tedeschi (l'esercito di Luigi XVI comprendeva anche reggimenti stranieri, più obbedienti al re rispetto alle truppe francesi) ricevettero l'ordine di caricare la folla, provocando diversi feriti e distruggendo le statue. Il dissenso dei cittadini aumentò a dismisura e l'Assemblea Nazionale avvertì il re del pericolo che avrebbe corso la Francia se le truppe non fossero state allontanate, ma Luigi XVI rispose che non avrebbe cambiato le sue disposizioni.

13 luglio[modifica | modifica sorgente]

La mattina del lunedì 13 luglio quaranta dei cinquanta ingressi che permettevano di entrare a Parigi vennero dati alle fiamme dalla popolazione in rivolta. I reggimenti della Guardia francese formarono un presidio permanente attorno alla capitale, sebbene molti di questi soldati fossero vicini alla causa popolare. I cittadini cominciarono a protestare violentemente contro il governo affinché riducesse il prezzo del pane e dei cerali e saccheggiarono molti luoghi sospettati di essere magazzini per provviste di cibo; uno di questi fu il convento di Saint-Lazare (che fungeva da ospedale, scuola, magazzino e prigione), dal quale vennero prelevati 52 carri di grano.

In seguito a questi disordini e saccheggi, che continuavano ad aumentare, gli elettori della capitale (gli stessi che votarono durante le elezioni degli Stati Generali) si riunirono al Municipio di Parigi e decisero di organizzare una milizia cittadina composta da borghesi, che garantisse il mantenimento dell'ordine e la difesa dei diritti costituzionali (due giorni dopo, con Gilbert du Motier de La Fayette, venne denominata Guardia Nazionale). Ogni uomo inquadrato in questo gruppo avrebbe portato, come segno distintivo, una coccarda con i colori della città di Parigi (blu e rosso). Per armare la milizia si cominciò a saccheggiare i luoghi dove si riteneva fossero custodite le armi.

14 luglio[modifica | modifica sorgente]

La Bastiglia
(stampa di inizio Ottocento)

La mattina del martedì 14 luglio gli insorti attaccarono l'Hôtel des Invalides con l'obiettivo di procurarsi delle armi; si impossessarono di circa ventottomila fucili[1] e qualche cannone ma non trovarono la polvere da sparo. Per impadronirsi della polvere decisero di assalire la prigione-fortezza della Bastiglia (vista dal popolo come un simbolo del potere monarchico), nella quale erano tenuti in custodia solamente sette detenuti. Gli elevati costi di mantenimento di una fortezza medievale così imponente, adibita all'epoca ad una funzione limitata come quella di carcere, portò alla decisione di chiudere i battenti e probabilmente fu per questo motivo che il 14 luglio gli alloggi della prigione erano praticamente vuoti. La guarnigione della fortezza era composta da 82 invalidi (soldati veterani non più idonei a servire in combattimento), ai quali il 7 luglio si aggiunsero 32 Guardie svizzere; il governatore della prigione (figlio del precedente governatore) era Bernard-René Jordan de Launay.

Pierre-Augustin Hulin prese la guida degli insorti gridando: «Amici, siete buoni cittadini? Sì lo siete! Allora marciamo verso la Bastiglia».[2] Una folla sempre più numerosa raggiunse la fortezza chiedendo la consegna della prigione. Launay trovandosi circondato, pur avendo la forza per respingere l'attacco,[3] cercò di trovare una soluzione pacifica ricevendo alcuni rappresentati degli insorti, con i quali cercò di negoziare.[4] La trattativa si protrasse per lungo tempo mentre all'esterno la folla continuava ad aumentare fino a quando, verso le 13:30, le catene del ponte levatoio vennero tagliate e gli insorti riuscirono a penetrare nel cortile interno, scontrandosi con la Guardia svizzera. Ci fu un violento combattimento che causò diversi morti (gli uomini del regio esercito, accampati nel vicino Campo di Marte, non intervennero).

Launay preso prigioniero dagli insorti
(stampa di inizio Ottocento)

Cercando di evitare un massacro reciproco, Launey ordinò ai suoi uomini di cessare il fuoco. Tra le testimonianze dell'accaduto c'è quella del capitano della Guardia svizzera, Luigi De Flue, che raccontò: «Appena Launey vide la situazione dall'alto delle torri sembrò perdere completamente la testa; senza consultare nessuno del suo stato maggiore o della guarnigione, fece dare da un tamburo il segnale di resa».[5] Launey inviò una lettera agli assedianti dove riportava le condizioni di resa, ma queste vennero rifiutate. Il governatore, capendo che i propri uomini non avrebbero potuto resistere ancora a lungo,[6][7] decise di capitolare, permettendo agli insorti di penetrare nella Bastiglia. Alcuni resoconti riportano che la Guardia svizzera, priva di ordini, continuò a fare fuoco sugli assalitori finché il capitano Luigi De Flue non trattò direttamente la resa per i propri uomini, salvandoli dal popolo inferocito.[8]

Gli insorti riuscirono così ad occupare la prigione-fortezza; le guardie trovate morte vennero decapitate e le loro teste furono infilzate su pali appuntiti e portate attraverso tutta la città. Il resto della guarnigione fu fatta prigioniera e condotta al Municipio ma lungo la strada, in piazza de Grève, Launay fu preso dalla folla e linciato. Uno degli insorti lo decapitò e infilzò la testa su una picca.[9]

I prigionieri trovati all'interno della fortezza e rilasciati furono sette: quattro falsari, due malati mentali e un libertino.[10] Dopo la liberazione i quattro falsari fecero perdere le proprie tracce mentre gli altri prigionieri liberati furono portati in trionfo per la città,[11] sebbene i due malati mentali, il giorno dopo, furono rinchiusi nell'ospizio di Charenton.[12] Fino a pochi giorni prima nella Bastiglia vi era stato rinchiuso anche Donatien Alphonse François de Sade, che infiammò gli animi dei suoi concittadini descrivendo, con particolari raccapriccianti e fantasiosi, le torture che lì si eseguivano; venne trasferito al manicomio di Saint-Maurice il 4 luglio.

I prigionieri della Bastiglia al 14 luglio 1789
  1. Jean Bechade, nato nel 1758
  2. Jean de La Correge, nato a Martaillac nel 1746
  3. Bernard Laroche de Beausablon, nato a Terraube en Guienne nel 1769
  4. Jean-Antoine Pujade, nato a Meilhan nel 1761
  5. Jacques-François-Xavier de Whyte, Conte de Malleville, nato a Dublino nel 1730
  6. Claude-Auguste Tavernier, nato a Parigi il 29 dicembre 1725
  7. Charles-Joseph-Paulin-Hubert de Carmaux, Conte de Solages, nato a Tolosa il 18 dicembre 1746, morto ad Albi il 9 ottobre 1824

Ritornando al Municipio la folla accusò il prévôt des marchands (carica corrispondente a quella di un sindaco) Jacques de Flesselles di tradimento; durante il viaggio, che lo avrebbe portato a Palais-Royal per essere processato, fu assassinato.

Il caso del Conte di Lorges[modifica | modifica sorgente]

In quanto nessun prigioniero liberato alla Bastiglia risultava essere stato precedentemente imprigionato per motivi politici, si sentì il bisogno di inventare un prigioniero più rappresentativo al fine di rendere l'avvenuta liberazione più mirabile agli occhi dell'opinione pubblica. Sfruttando l'imponente barba bianca di uno dei prigionieri (Jacques-François-Xavier de Whyte, Conte de Malleville) ci si inventò la figura fittizia del Conte di Lorges (realmente esistito circa un secolo prima e incarcerato nella Bastiglia per aver assassinato un prete)[13][14].

Conseguenze[modifica | modifica sorgente]

Il 15 luglio venne creata la Guardia Nazionale, affidata al comando di La Fayette, con il compito di reprimere ogni eventuale tentativo anti-rivoluzionario. Molti aristocratici furono costretti a fuggire da Parigi e parecchie città crearono nuove municipalità borghesi, rimuovendo i rappresentanti del vecchio regime con l'intento di eliminare il centralismo monarchico.

Inizialmente la Presa della Bastiglia non ebbe affatto il risvolto simbolico che oggi le si attribuisce (l'inizio della Rivoluzione francese), ma fu considerata alla stregua di uno dei tanti tumulti allora frequenti a Parigi. Lo stesso Luigi XVI scrisse nel suo diario quel giorno rien (niente), a significare che non era accaduto nulla di rilevante o che meritasse di essere ricordato. Il 16 luglio però, spaventato dalle notizie di rivolta, il re riprese Necker come Ministro delle Finanze. Ma era troppo tardi, in quanto la Rivoluzione francese era ormai in atto.

La Bastiglia venne lentamente smantellata in seguito al 14 luglio 1789 (alcune macerie furono vendute come reliquie), ma la piazza dove sorgeva (Place de la Bastille) è oggi una delle più grandi e famose di Parigi.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Giorgio Bonacina, 14 luglio: la folla irrompe come un fiume, articolo su Storia illustrata n°126, maggio 1968, pag.30
  2. ^ Pierre Benoit, Tutti alla Bastiglia, articolo su Historia n°92, luglio 1965, pag.70
  3. ^ Pierre Gaxotte, La Rivoluzione francese, Edizioni Oscar Mondadori, 1989, Milano, pag.128: "Launay avrebbe potuto difendersi senza fatica con la sua piccola guarnigione di Guardie svizzere e di invalidi, ma questo era contro la sua filosofia".
  4. ^ Pierre Gaxotte, La Rivoluzione francese, Edizioni Oscar Mondadori, 1989, Milano, pag.128
  5. ^ Il capitano Luigi De Flue, Lettere inviate a casa
  6. ^ Giorgio Bonacina, 14 luglio: la folla irrompe come un fiume, articolo su Storia illustrata n°126, maggio 1968, pag.30: "Gli invalidi, sulle torri, alzano bandiera bianca".
  7. ^ Pierre Gaxotte, La Rivoluzione francese, Edizioni Oscar Mondadori, 1989, Milano, pag.128: "La guarnigione, dopo aver fatto segno agli assalitori di allontanarsi, si impaurisce. Istintivamente risponde al fuoco, ma perde la testa e, sentendosi ormai priva di un capo, costringe Launay ad arrendersi".
  8. ^ Giorgio Bonacina, 14 luglio: la folla irrompe come un fiume, articolo su Storia illustrata n°126, maggio 1968, pag.31: "Il capitano degli svizzeri, De Flue, chiede la salvezza per sé e per i suoi. Gli è accordata, ma forse a salvare quei soldati è la loro divisa, che li fa scambiare per domestici".
  9. ^ Giorgio Bonacina, 14 luglio: la folla irrompe come un fiume, articolo su Storia illustrata n°126, maggio 1968, pag.31: "Un vice-cuoco, che sa lavorare la carne, gli stacca la testa di netto e la infila su una picca".
  10. ^ Lo Duca, 150º anniversario della Rivoluzione dell'89, Panorama, 12 luglio 1939 XVII, pag.41: " Le migliaia di prigionieri si riducevano in verità a sette individui: 4 falsari, 2 pazzi ai quali si evitava il manicomio, 1 ospite a cura, e a spese, del padre che desiderava soffocare un'atroce storia d'incesto".
  11. ^ Pierre Benoit, Tutti alla Bastiglia, articolo su Historia n°92, luglio 1965, pag.72
  12. ^ Pierre Gaxotte, La Rivoluzione francese, Edizioni Oscar Mondadori, 1989, Milano, pag.129
  13. ^ Pierre Benoit, Tutti alla Bastiglia, articolo su Historia n°92, luglio 1965, pag.72
  14. ^ Lo Duca, 150º anniversario della Rivoluzione dell'89, Panorama, 12 luglio 1939 XVII, pag.41: "Fu allora creato il Conte di Lorges, bellissimo vecchio dalla lunga barba, che aveva passato tutta la sua vita nelle torture di una fetida prigione".

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