Maximilien de Robespierre

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Boilly: Maximilien de Robespierre, 1791

Maximilien-François-Marie-Isidore de Robespierre, più conosciuto come Robespierre, (Arras, 6 maggio 1758Parigi, 28 luglio 1794), è stato un politico e rivoluzionario francese. Probabilmente è il più noto e uno dei più controversi protagonisti della Rivoluzione Francese e del Terrore.

Indice

[modifica] Biografia

[modifica] Le origini

Maximilien de Robespierre nacque ad Arras, nel nord della Francia, il 6 maggio 1758, da una famiglia i cui ascendenti paterni esercitavano la professione notarile dall'inizio del XVII secolo: il trisavolo Robert (1627-1707) era notaio a Carvin e balivo di Oignies, il bisnonno Martin (1664-1720) fu procuratore e il nonno paterno Maximilien era avvocato ad Arras, così come il figlio Maximilien-Barthélémy-François de Robespierre, nato nel 1732, che il 2 gennaio 1757 sposò Jacqueline Marguerite Carraut 1735-1764), figlia di un birraio.[1]

Maximilien fu il primogenito. La coppia ebbe altri quattro figli: Charlotte nel 1760, Henriette-Eulalie-Françoise nel 1761 e Augustin nel 1763; l’ultimo nato visse il solo giorno della nascita, il 4 luglio 1764. In conseguenza del parto, dieci giorni dopo morì anche la madre e, se si deve credere alle Memorie di Charlotte, il marito avrebbe abbandonato i figli poco dopo. In effetti, si trovano ancora notizie della sua presenza ad Arras nel marzo 1766 e nell’ottobre 1768 ma due sue lettere, datate giugno 1770 e ottobre 1771, ci informano che egli viveva allora a Mannheim, in Germania. Dopo un ritorno ad Arras nella primavera del 1772, del padre si perdono le tracce.[2] finché un atto d’inumazione, scoperto nel 1958, attesta che egli morì a Monaco di Baviera il 6 novembre 1777.[3]

Dopo la morte della madre, le due figlie furono accolte dalle zie paterne e i due figli dal nonno materno, Jacques Carraut. Maximilien entrò nel 1765 nel collegio di Arras: la sorella Charlotte, nelle sue Memorie, lo descrive un giovane serio e posato. Nel 1769, grazie alla raccomandazione del canonico Aymé presso il vescovo di Arras, Maximilien ottenne una borsa di studio di 450 lire annue dall’abbazia di Saint-Vaast e poté così entrare nel Collegio Louis-le-Grand, a Parigi.[4]

[modifica] Gli studi

Il liceo Louis-le-Grand

Malgrado l’estrema povertà che non favoriva una serena applicazione agli studi, il suo profitto fu brillante. Nel liceo ebbe per compagni, tra gli altri, Camille Desmoulins e Louis-Marie Stanislas Fréron. Secondo l’abate Proyart,[5] prefetto del Collegio, Robespierre fu allievo studioso, assiduo, solitario, poco espansivo e sognatore. Ben voluto dagli insegnanti, nel 1775 fu scelto per pronunciare un elogio in versi diretto al nuovo re Luigi XVI, venuto a visitare il Liceo Louis-le-Grand, che espresse parole di elogio al giovane allievo.[6]

I suoi maestri l’avevano introdotto allo studio dell’eloquenza e Maximilien aveva prontamente assimilato lo spirito dell’orazione classica: il suo maestro di eloquenza, l’abate Herivaux, ammirato dalla limpida forma letteraria e dal vigore delle sue orazioni, improntate alla morale stoica, lo aveva soprannominato «il Romano».[7]

Ottenne il baccellierato in diritto il 31 luglio 1780 e il diploma di licenza il 15 maggio 1781, insieme con la lode e 600 franchi, la somma più alta che fino ad allora un licenziato del Louis-le-Grand avesse mai ricevuto,[8] che Maximilien devolse agli studi del fratello Augustin.[9]

[modifica] L'avvocato Robespierre

Iscritto al registro degli avvocati del Parlamento di Parigi il 29 maggio, Maximilien tornò ad Arras per esercitarvi la propria professione. La situazione della sua famiglia era mutata: erano morti nel 1775 la nonna, il nonno materno nel 1778, lasciando un’eredità di 4.000 lire, e la sorella Henriette nel 1780. Le due zie paterne si erano sposate entrambe all’età di 41 anni: Eulalie il 2 gennaio 1776 con un anziano notaio dedicatosi al commercio, Henriette il 6 febbraio 1777 con il medico Gabriel-François Du Rut. Domiciliato in un piccolo appartamento di rue Saumon con la sorella Charlotte, Maximilien s'iscrisse l’8 novembre 1781 al Consiglio provinciale di Artois, seguendo così le orme del padre e del nonno paterno, cominciandovi a esercitare l’avvocatura dal 16 gennaio 1782.[10]

Il 9 marzo 1782 fu nominato dal vescovo de Conzié giudice del Tribunale vescovile. La Camera episcopale di Arras, composta da un balivo e da cinque avvocati, assicurava l’alta, la media e la bassa giustizia ad Arras, a Vitry, nel villaggio di Marcœuil e in 26 parrocchie della regione. Robespierre continuò a esercitare la libera professione, distinguendosi nell’ affare Deteuf, che l’oppose ai benedettini di Anchin e, nel maggio 1783, nel cosiddetto affare del parafulmine che il signor de Vissery de Bois-Valé era stato costretto a disinstallare dal tetto della sua casa per ordine delle autorità cittadine. Il Bois-Valé, seguace dei Lumi e ammiratore della scienza, fece ricorso al Consiglio superiore dell’Artois e affidò il suo patrocinio a Robespierre, il quale pronunciò un’arringa rimasta famosa che gli valse la vittoria nella causa. Ne scrisse anche il Mercure de France: «Il signor Robespierre, giovane avvocato di raro talento, ha dimostrato in questo affare, che era la causa delle scienze e delle arti, un’eloquenza e una sagacia che danno un’ottima idea delle sue capacità». Intanto, dalla fine del 1782, Maximilien era andato ad abitare con la sorella in una casa in rue des Jésuites, dove visse fino alla partenza per Parigi.[11]

Labille-Guiard: Robespierre nel 1786

Il 15 novembre del 1783 Robespierre fu accolto nell’Académie di Arras grazie a patrocini del collega Antoine-Joseph Buissart, con il quale aveva collaborato nell’ affare del parafulmine, e di Dubois de Fosseux, amico suo e di Babeuf. Partecipò a diversi concorsi accademici: nel 1784 la sua memoria inviata all’Académie di Metz sul tema L’origine dell’opinione che estende a tutti i componenti di una famiglia parte dell’ignominia associata alla pena infamane subita da un colpevole, gli fece ottenere il secondo premio, consistente in una medaglia e 400 lire. La memoria fu oggetto della recensione di Charles de Lacretelle nel Mercure de France. Robespierre pubblicò anche le memorie Elogio di Gresset, inviata al concorso bandito dall’Académie di Amiens del 1785, e l’ Elogio del presidente Dupaty, un filantropo avversario della barbarie delle pene in vigore a quei tempi, inviata all’Accademia de La Rochelle, senza però conseguire premi.

Il 4 febbraio 1786 fu eletto direttore dell'Académie royale des Belles-Lettres di Arras: qui sostenne, seguendo l’opinione razionalista, il principio dell’eguaglianza dei sessi e il diritto delle donne a far parte delle Accademie scientifiche e umanistiche, favorendo così l’ingresso, nel febbraio del 1787, nell’Accademia di Arras di due letterate, Marie Le Masson Le Golft e Louise de Kéralio.[12] Nel dicembre del 1786 fu tra i tre commissari incaricati di esaminare le memorie presentate al concorso e fu accolto nel circolo letterario e musicale Rosati, che era stato fondato ad Arras nel 1778 e aveva tra i suoi soci Lazare Carnot, il futuro componente del Comitato di salute pubblica.[13]

Robespierre non si sposò mai. Ad Arras coltivò tuttavia diverse relazioni femminili: ebbe un idillio con un’amica della sorella, M.lle Dehay, con una giovane inglese rimasta sconosciuta e con una certa M.lle Henriette. Tenne anche una corrispondenza con una signora dell’alta società, forse Madame Necker e frequentò la casa di M.me Marchand, futura direttrice del Journal du Pas-de-Calais. Secondo la sorella Charlotte, una M.lle Anaïs Deshorties lo amò e fu ricambiata con un corteggiamento che durò dal 1789 fin verso il 1791: la Deshorties poi si sposò con un altro, quando Robespierre viveva ancora a Parigi.[14] Pierre Villiers sostiene che Robespierre avrebbe avuto nel 1790 una relazione con una giovane ventiseienne di modesta condizione.[15] Si dice anche che Robespierre sia stato fidanzato con la figlia del padrone della sua casa di Parigi, Éléonore Duplay, la quale sperò di poter sposare Maximilien.[16]

[modifica] Deputato dell'Assemblea Costituente

Già al tempo del collegio Robespierre non aveva mostrato interesse per alcuna confessione religiosa, come notarono con scandalo i suoi maestri, ma non aderiva per questo allo scetticismo o al materialismo degli Enciclopedisti. Figlio del proprio tempo, aveva assimilato le idee dei philosophes avvicinandosi con convinzione alle idee di Rousseau, e riteneva che la religione svolgesse un’importante funzione sociale: se essa rappresenta per lui soltanto un’illusione, riconosce che quell’illusione può essere almeno una consolazione per le masse dei diseredati e degli umili. Al servizio di costoro mise le risorse della sua eloquenza «elegante e castigata»: difese una domestica che un abate accusava ingiustamente di furto solo perché non era sottostata ai suoi desideri, e la cameriera di Carnot che si voleva privare di un’eredità. Con le sue memorie accademiche aveva denunciato i pregiudizi di chi condanna i figli per gli errori dei padri e gli abusi del sistema giudiziario, lassista con i forti e inesorabile con i deboli.[17]

David: Il giuramento della Pallacorda

Con tutto ciò, Robespierre sarebbe probabilmente rimasto un illuminato avvocato di provincia se la crisi dell’ Ancien Régime non fosse rapidamente precipitata: nel 1788 si aprì la campagna per l’elezione dei rappresentanti agli Stati Generali, convocati per il maggio del 1789 e Robespierre presentò la memoria À la Nation artésienne, sur la nécessité de réformer les États d'Artois, nel quale criticava il sistema elettorale in vigore che non garantiva un’equa rappresentanza dei cittadini. Eletto tra i ventiquattro rappresentanti del Terzo Stato di Arras, scrisse il 25 marzo 1789 il cahier de doléances della corporazione dei ciabattini, la più povera e numerosa della provincia e indirizzò un Avis aux habitants de la campagne, garantendosi un appoggio degli elettori della provincia di Arras sufficiente per essere scelto, il 26 aprile 1789, tra i dodici deputati dell’Artois. A Versailles prese alloggio, con tre deputati contadini, nella locanda del Renard, in rue Sainte-Elisabeth.[18]

Nell'Assemblea costituente, Robespierre perseguì «la realizzazione di un piano accuratamente studiato». Il suo primo intervento dalla tribuna data al 18 maggio 1789 e prese la parola 69 volte in quell’anno, 125 volte nel 1790 e ben 328 nei primi nove mesi del 1791. È presente durante il giuramento della Pallacorda, con il quale il Terzo Stato trasformò l' anacronistica assemblea degli Stati Generali in una moderna Assemblea Nazionale, si iscrive al Club bretone – che diventerà il noto Club dei giacobini – e il 14 luglio assiste alla presa della Bastiglia: «Ho visto la Bastiglia, mi ci ha condotto un reparto di quella valorosa milizia cittadina che l’ha presa [...] Non potevo separarmi da questo luogo la cui vista suscita oggi in tutti i cittadini onesti soltanto soddisfazione e il pensiero della libertà».[19]

Nei suoi interventi a riguardo dell'elaborazione della nuova Costituzione si batté perché non fossero concessi privilegi: il 21 settembre si oppone alla concessione al re del diritto di veto sulle leggi approvate dall'Assemblea e il 5 ottobre dichiara che «nessun potere può stare al di sopra della nazione e nessun potere che emani dalla nazione può imporre la sua censura alla Costituzione che la nazione si è data». Si oppose al sistema elettorale, formulato dall'Assemblea, che divideva i cittadini in «passivi», «attivi», ed «elettori», e richiedeva che il deputato dovesse almeno possedere una proprietà fondiaria e pagasse un contributo di un marco d'argento, sostituendo così all'aristocrazia del sangue l'aristocrazia del denaro, al predominio nobiliare il privilegio borghese.[20] A questo proposito, il 22 ottobre, dichiara all'Assemblea che[21]

« Tutti i cittadini, di qualunque condizione, hanno diritto di aspirare a tutti i gradi di rappresentanza politica. Nulla dovrebbe essere più conforme alla vostra Dichiarazione dei diritti, di fronte alla quale ogni privilegio, ogni distinzione, ogni eccezione deve scomparire. La Costituzione stabilisce che la sovranità risiede nel popolo, in ogni individuo del popolo. Ogni individuo ha dunque diritto di partecipare alla formulazione della legge cui è sottomesso e all'amministrazione della cosa pubblica che è la sua, altrimenti non è vero che tutti gli uomini sono eguali nei diritti e che ogni uomo è un cittadino. »

Quando, nell’ottobre del 1789, l’Assemblea Costituente trasferì la propria sede da Versailles a Parigi, Robespierre prese alloggio in un appartamento sito al terzo piano del numero 9 della rue de Saintonge dove, dal 1790, per circa sette mesi, l’ufficiale dei dragoni e autore drammatico Pierre Villiers lo servì come segretario.[22] Continuò a frequentare il Club bretone di Versailles, che intanto aveva mutato il proprio nome in quello di Société des Amis de la Constitution e si unì anche all’omologa Société di Parigi, più nota con il nome di Club dei Giacobini, per il fatto di essere situata nei locali dell’ex-convento dei Giacobini di rue Saint-Honoré, vicino alle Tuileries. Robespierre divenne presto il maggior animatore delle sedute del circolo e intrattenne rapporti con i gruppi patriottici della provincia parigina.[23]

[modifica] Il periodo del Terrore

Robespierre

Entrato nel Comitato di Salute Pubblica il 27 luglio 1793, in veste di suo rappresentate intraprese un'azione politica volta ad alleviare la miseria delle classi più umili e a recepire le indicazioni dei sanculotti. Seppure contrario alla guerra, fu tra i più attivi nel rafforzare militarmente l'esercito repubblicano attraverso provvedimenti di controllo dell'economia (per esempio, la razione minima sul pane, sul sale e sulla farina). Questi ed altri provvedimenti sarebbero stati ripresi dalla Costituzione del 1793, sebbene questa non sia mai effettivamente entrata in vigore.
Preoccupato dagli eventi bellici, dai tentativi contro-rivoluzionari e deciso a estirpare ogni residuo della monarchia e dell'Ancien régime, decise di sostenere la politica del cosiddetto Terrore, nel corso del quale si procedette all'eliminazione fisica di tutti i possibili rivali della Rivoluzione francese.

Il numero delle vittime causate dal periodo del Terrore è quantificabile con difficoltà: Aurelio Musi ne conta 16.594[24].Secondo altri storici i morti sarebbero stati 70.000, prevalentemente appartenenti alla media borghesia. Altri ancora parlano - con le approssimazioni del caso - di circa 35.000 esecuzioni, delle quali ben 12.000 senza processo. La metodica cancellazione di ogni forma di dissenso fu eseguita anche mediante l'incarcerazione di circa 100.000 persone (alcuni studiosi arrivano addirittura a stimarne 300.000) soltanto perché sospettate di attività controrivoluzionaria.

Va ricordato che la Rivoluzione, secondo la sensazione di molti suoi sostenitori, era attaccata sia dall'estero che internamente.

Durante il Terrore furono ghigliottinati, tra gli altri, Jacques-René Hébert e Georges Danton, popolari capi rivoluzionari, e il duca Filippo d'Orléans, soprannominato Filippo Égalité (uguaglianza). Per questo si disse che la rivoluzione divora i suoi figli. Inoltre fu decapitata Olympe de Gouges, fondatrice del Centre Socìal, che si batteva attivamente per i diritti delle donne, da sempre negati da Robespierre.

Contrario a ogni affievolimento e a ogni tentativo moderato (fu per questo soprannominato "l'Incorruttibile"), Robespierre, temendo l'influenza della religione cattolica, proclamò religione dello stato il culto laico dell'"Essere Supremo", basato sulle teorie di Rousseau, ma il suo decreto gli attirò l'ostilità sia dei cattolici sia degli atei.

Conscio dell'odio che la Convenzione Nazionale provava per lui, era convinto che il suo destino fosse nelle mani dell'esercito francese. Paradossalmente fu invece proprio la vittoria dell'esercito repubblicano a Fleurus (in Belgio) contro l'armata alleata di Inghilterra, Olanda ed Austria, il 26 giugno 1794, a contribuire alla fine dell'Incorruttibile.

[modifica] La caduta

L'arresto di Robespierre

Venuto meno il pericolo di un'invasione straniera, le misure eccezionali emanate durante il Terrore iniziarono a sembrare eccessive e i loro responsabili a essere malvisti, anche perché il crescente clima di terrore faceva sì che chiunque si sentisse un possibile bersaglio e futura vittima, in particolare dopo che era stato ghigliottinato anche Danton, uno dei capi più accesi e popolari. Tale cambiamento di situazione internazionale assicurò un ampio sostegno al colpo di stato organizzato dagli avversari politici di Robespierre anche all'interno dell'Assemblea della Convenzione.

Dopo quattro settimane di assenza, finalmente, il 26 luglio 1794 Robespierre si presentò alla convenzione dove tenne un discorso di più di due ore. Egli ammonì sulla possibilità di una cospirazione contro la Repubblica, minacciò alcuni deputati che avevano, a suo parere, agito ingiustamente e avevano ecceduto nei loro poteri e che andavano dunque puniti, infine suggerì che il Comitato di Salute Pubblica e quello della Sicurezza generale fossero rinnovati.

Tali velate minacce crearono grande agitazione nella Convenzione, Robespierre non aveva fatto nomi e ci si chiese chi fossero i deputati destinati ad essere puniti. Tutti erano peraltro sorpresi che l'Incorruttibile imputasse il terrore agli eccessi di quel Comitato di Salute Pubblica di cui lui stesso era membro.

La maggioranza del Comitato di Salute Pubblica era determinata ad agire prontamente. La Convenzione, di primo acchito, mossa dall'eloquenza di Robespierre approvò la sua mozione. Il giorno successivo, 27 luglio, o secondo il calendario rivoluzionario 9 termidoro, tuttavia, a dimostrazione che il clima era decisamente cambiato, quando Saint-Just, molto vicino a Robespierre, iniziò a parlare alla Convenzione, fu continuamente interrotto da violente proteste. Jean Lambert, Tallien, Billaud-Varenne e Vadier attaccarono nuovamente Robespierre e numerose furono le grida di "abbasso il tiranno!".

Quando Robespierre esitò nel replicare a questi attacchi, si alzò il grido C'est le sang de Danton qui t'étouffe (è il sangue di Danton che ti soffoca). Robespierre tentò invano di continuare a parlare, ma, alle cinque del pomeriggio, Robespierre, Couthon e Saint-Just, con due altri giovani deputati, Augustin Robespierre (il fratello) e Philippe-François-Joseph Le Bas, gli unici rimasti nella convenzione a sostenere Robespierre, furono arrestati.

Nessuna prigione accettò però di incarcerarlo e nelle ore successive Robespierre si ritrovò libero con gli altri suoi sostenitori e fu condotto dalle truppe della Comune di Parigi all'Hôtel de Ville dove fu raggiunto dai suoi fedeli guidati da Payan e Coffinhal.

Erano tuttavia passati i giorni in cui la Comune poteva dettar legge alla Convenzione. Alla notizia della liberazione di Robespierre la Convenzione si riunì nuovamente e dichiarò fuori legge i membri della Comune e i deputati da questi liberati. La Guardia nazionale sotto il comando di Barras ebbe grandi difficoltà nel raggiungere l'Hôtel de Ville.

Nella mattinata del 28 luglio 1794, le Guardie Nazionali, fedeli della Convenzione, si impadronirono, senza trovare ulteriore resistenza, dell'Hotel de Ville e arrestarono numerosi dirigenti giacobini fedeli a Robespierre, tra cui nuovamente Saint-Just, Couthon, Le Bas e il fratello di Robespierre, Augustin, il quale, nel tentativo di sfuggire alla cattura, si gettò dalla finestra sul selciato, dove fu raccolto moribondo. Su ciò che successe a Maximilien le opinioni degli storici divergono. C'è chi sostiene che egli cercò di opporre resistenza, ma un colpo di pistola, sparato dal gendarme Charles-André Merda, gli fracassò la mascella. Altri storici, fra cui Thomas Carlyle e, soprattutto, Albert Mathiez, accreditano la tesi del tentato suicidio.

L'esecuzione di Robespierre e Saint-Just

Tutti i prigionieri catturati, una ventina, vennero condotti alla Conciergerie per un formale atto di riconoscimento e quindi inviati alla ghigliottina, tra la folla esultante per la fine del "tiranno" Robespierre. La stessa sorte toccò il giorno dopo ad altri 80 seguaci di Robespierre, facendo quindi diminuire nettamente l'influenza giacobina in Francia.

Con la morte di Robespierre finì il periodo del Terrore giacobino, iniziò il governo dei Termidoriani, espressione della borghesia moderata, che diedero corso per un certo periodo al cosidetto Terrore bianco (volto ad eliminare gli opppositori e segnatamente i giacobini).

[modifica] Valutazione storica della figura di Robespierre

Robespierre è una figura storica molto controversa, ma che ha comunque affascinato gli storici, non soltanto francesi. Lo storico Albert Soboul, ad esempio, ha sottolineato la bontà delle sue riforme, ma ha anche ricordato la sua severità durante il periodo del Terrore. Simon Schama, invece, punta il dito contro i collaboratori di Robespierre, e rimprovera all'Incorruttibile l'estremizzazione del concetto rivoluzionario. Contribuì alla diffusione del pensiero di Robespierre anche Filippo Buonarroti, suo sostenitore, che lasciò la Francia dopo la cospirazione di Babeuf.

[modifica] Scritti di Robespierre

La principale opera letteraria di Robespierre è Il terrore e la virtù (1793), nel quale egli sosteneva con grinta le motivazioni che lo avevano spinto ad attuare il Terrore e la necessità di prolungarlo. I suoi scritti precedenti, invece, non ci sono giunti in maniera organica: sappiamo solo che non piacquero al conte Honoré-Gabriel de Mirabeau. Interrogato a tal proposito, il conte Mirabeau disse di Robespierre: "Non andrà lontano, perché egli crede in tutto ciò che dice". La società degli studi robespierristi ha pubblicato (1910-1967) le Œuvres di M. Robespierre, in cui sono presenti le opere edite, parte della corrispondenza, i giornali pubblicati e quasi tutti i discorsi pronunciati dall'Incorruttibile. Nel 2000 è stata fatta un riedizione anastatica delle Œuvres.

[modifica] Bibliografia

[modifica] Note

  1. ^ Sulla famiglia di Robespierre, cfr. Gérard Walter, Maximilien de Robespierre, Paris, Gallimard, 1989, p. 14.
  2. ^ Gérard Walter, cit., pp. 15-17.
  3. ^ L’atto, scoperto da Irmgard Hörl, lo qualifica come insegnante di lingue ed è pubblicato negli Annales historiques de la Révolution française, 1958, 2. Tuttavia, un’altra versione lo dà emigrato in America: cfr. Albert Mathiez, Le père de Robespierre est-il mort en Amérique, «Annales révolutionnaires», 1924, che riporta la testimonianza dell’abate Proyart che lo avrebbe conosciuto.
  4. ^ Gérard Walter, cit., pp. 17-19 e 25. La borsa gli dava diritto a una camera, con un letto, un tavolo e una sedia.
  5. ^ Liévin-Bonaventure Proyart è autore della biografia La vie et les crimes de Robespierre, surnommé le tyran, depuis sa naissance jusqu'à sa mort, pubblicata sotto il nome «Le Blond de Neuvéglise, colonnello di fanteria leggera» nel 1795 ad Augsburg, in Germania, ispirata a criteri reazionari.
  6. ^ Gérard Walter, cit., pp. 19-28, che cita Proyart.
  7. ^ Albert Mathiez, Robespierre, 2006, p. 15.
  8. ^ Ibidem
  9. ^ Gérard Walter, cit., p. 29.
  10. ^ Gérard Walter, cit., pp. 29-31.
  11. ^ Gérard Walter, cit., pp. 31-41 e 49-55; Albert Mathiez, cit., p. 16.
  12. ^ La Réponse de Maximilien de Robespierre, avocat au Parlement et directeur de l'Académie, au discours de M.lle Kéralio è in «Œuvres de Maximilien Robespierre, tome XI, Compléments (1784-1794)», a cura di Florence Gauthier, Société des études robespierristes, Paris 2007, pp. 189-191.
  13. ^ Gérard Walter, cit., pp. 41-48.
  14. ^ Gérard Walter, cit., p. 34 e 57-58; Charlotte Robespierre, cit.
  15. ^ Pierre Villiers, Souvenirs d'un déporté, 1802, p. 2.
  16. ^ Charlotte Robespierre, cit., III
  17. ^ Albert Mathiez, cit., pp. 17-19.
  18. ^ Gérard Walter, cit., pp. 60-71.
  19. ^ Robespierre, Lettera ad Antoine-Joseph Buissart, 23 luglio 1789.
  20. ^ Albert Soboul, La Rivoluzione francese, 1974, p. 148.
  21. ^ Ivi, p. 149.
  22. ^ Secondo le Memorie di Charlotte Robespierre, Villiers abitava con Maximilien, circostanza esclusa da Gérard Walter, cit., pp. 137-138.
  23. ^ Gérard Walter, cit., pp. 148-162; Marianne Becker, Le tribun de la Constituante: histoire de Robespierre, 1998, p. 219.
  24. ^ Aurelio Musi, Le vie della modernità, pag. 424, Sansoni Editore, Milano 2000. Secondo lo storico l'8,5% di essi erano nobili, il 6,5% ecclesiastici, il 25% borghesi, il 31% artigiani e lavoratori urbani, il 28% contadini

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