Maximilien de Robespierre

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« La libertà consiste nell'obbedire alle leggi che ci si è date e la servitù nell'essere costretti a sottomettersi ad una volontà estranea. »
(Maximilien de Robespierre.[1])
Maximilien de Robespierre
Robespierre.jpg

Membro del Comitato di salute pubblica della Prima Repubblica Francese
Durata mandato 27 luglio 1793 –
27 luglio 1794 (9 Termidoro anno II, C.R.)
Predecessore Georges Jacques Danton
Successore -
Coalizione Montagnardi

Presidente della Convenzione nazionale della Prima Repubblica Francese
Durata mandato 22 agosto 1793 –
5 settembre 1793
Predecessore Marie-Jean Hérault de Séchelles
Successore Jacques Nicolas Billaud-Varenne

Durata mandato 4 giugno 1794 –
19 giugno 1794
Predecessore Claude-Antoine Prieur-Duvernois
Successore Élie Lacoste

Dati generali
Partito politico Club dei Giacobini
Tendenza politica repubblicano democratico[2]
Titolo di studio Laurea in diritto
Alma mater Collegio Louis-le-Grand, Parigi
Professione Avvocato
Firma Firma di Maximilien de Robespierre

Maximilien-François-Marie-Isidore de Robespierre detto l'Incorruttibile (Arras, 6 maggio 1758Parigi, 28 luglio 1794) è stato un politico, avvocato e rivoluzionario francese, probabilmente il più noto e tra i più controversi protagonisti della Rivoluzione Francese e del Regime del Terrore. Gli storici e i contemporanei si sono divisi tra chi lo considerava e lo considera un estremista, un demagogo e un dittatore che causò le numerose esecuzioni di coloro che erano considerati nemici della Rivoluzione[3], e chi lo ritiene un idealista, cresciuto nelle idee dell'Illuminismo, in particolare quelle di Jean-Jacques Rousseau, devoto alla causa rivoluzionaria della Repubblica fino al sacrificio della stessa vita.[4]

In quest'ottica, le leggi speciali del Terrore, tra l'altro non proposte da lui, ma votate dall'intero Comitato di Salute Pubblica, vengono viste come una misura necessaria a causa della guerra civile ed esterna a cui era sottoposta la Francia, rimproverando invece gli eccessi ai suoi più accesi seguaci e rivali, più che a Robespierre in persona, e collocando la sua politica all'interno di un'emergenza rivoluzionaria che richiedeva anche atti estremi per salvare la nuova Repubblica e la sua fragilissima democrazia.[5] Questa visione più positiva, rispetto a quella degli storici anti-rivoluzionari, che lo vede come custode della Repubblica contro gli intrighi dei realisti, nonché un sincero protettore dei poveri, è stata messa in luce e divulgata in maniera organica da Albert Mathiez nei primi decenni del XX secolo, che ha negato il paragone con Oliver Cromwell, il dittatore inglese anti-monarchico del XVII secolo: lo storico francese indica invece in Robespierre uno dei padri della democrazia rappresentativa a suffragio universale, con intenti più sociali rispetto alla democrazia liberale di stampo statunitense.[4]

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Le origini (1758-1769)[modifica | modifica sorgente]

L'atto di nascita di Maximilien Robespierre

Maximilien-François-Marie-Isidore de Robespierre[6] nacque ad Arras (Artois), nel nord della Francia, alle due di notte del 6 maggio 1758,[7] da una famiglia i cui ascendenti paterni esercitavano la professione notarile fin dal XVII secolo e appartenevano pertanto alla nobiltà di toga: il quadrisavolo Robert (1591-1663) fu notaio a Carvin e balivo di Oignies, come il figlio omonimo (1627-1707); il bisnonno Martin (1664-1720) fu procuratore a Carvin ed ebbe quattordici figli. Di questi, il terzogenito Maximilien (1694-1762), dopo la morte del padre, si trasferì ad Arras, dove esercitò l'avvocatura, come il figlio François de Robespierre (1732-1777), che, il 2 gennaio 1757, sposò Jacqueline Marguerite Carraut (1735-1764), figlia di un birraio, già incinta di Maximilien, il futuro rivoluzionario.[8]

La coppia ebbe altri quattro figli: Charlotte (1760-1834), Henriette-Eulalie-Françoise (1761-1780) e Augustin (1763-1794); un ultimo figlio visse il solo giorno della nascita, il 4 luglio 1764. In conseguenza del parto, dieci giorni dopo, morì anche la madre e, se si deve credere alle memorie di Charlotte, il marito, caduto in depressione, avrebbe abbandonato i figli poco dopo.[9] In effetti, si trovano ancora notizie della sua presenza ad Arras nel marzo 1766 e nell'ottobre 1768, ma due sue lettere, datate giugno 1770 e ottobre 1771, ci informano che egli viveva allora a Mannheim, in Germania. Dopo un ritorno ad Arras, nella primavera del 1772, del padre si perdono le tracce,[10] finché un atto d'inumazione, scoperto nel 1958, attesta che egli morì a Monaco di Baviera il 6 novembre 1777.[11] Tuttavia, un'altra versione lo dà emigrato in America.[12]

Dopo la morte della madre, le due figlie furono accolte dalle zie paterne, che le mandarono in un convento di Tournai, e i due figli furono allevati dal nonno materno, Jacques-François Carraut. Maximilien entrò nel 1765 nel collegio di Arras. La sorella Charlotte, nelle sue memorie, lo descrive come giovane serio e posato. Nel 1769, grazie al suo impegno e alla raccomandazione del canonico Aymé presso il vescovo di Arras, Louis-François de Conzié, Maximilien ottenne una borsa di studio di 450 lire annue dall'abbazia di Saint-Vaast e poté così entrare nel Collegio Louis-le-Grand, a Parigi.[13]

Gli studi (1769-1780)[modifica | modifica sorgente]

Il Collegio Louis-le-Grand.

Il suo profitto negli studi fu brillante. Nel liceo ebbe per compagni, tra gli altri, Camille Desmoulins, più giovane di lui di due anni, che fu l'unico amico di quel periodo, i futuri ministri Lebrun-Tondu e Duport-Dutertre, e Louis-Marie Stanislas Fréron. Le testimonianze di quest'ultimo[14] e quelle dell'abate Proyart,[15] prefetto del Collegio, concordano nel descrivere Robespierre allievo studioso, assiduo, solitario, poco espansivo e sognatore. Ben voluto dagli insegnanti, nel giugno 1775 fu scelto per pronunciare un elogio in versi diretto al nuovo re Luigi XVI, venuto a visitare il collegio, il quale espresse parole di elogio al giovane allievo.[16]

I suoi maestri l'avevano introdotto allo studio dell'eloquenza e Maximilien aveva prontamente assimilato lo spirito dell'orazione classica. Il suo maestro di eloquenza, l'abate Herivaux, ammirato dalla limpida forma letteraria e dal vigore delle sue orazioni, improntate alla morale stoica, ma ispirate anche dalla lettura di Plutarco, lo aveva soprannominato «il Romano».[17] Come allora era in voga il classicismo nell'arte, così si ammiravano le virtù austere delle figure storiche dell'antichità e le forme politiche della Roma repubblicana, benché incompatibili con l'assolutismo dominante in Francia e nell'Europa intera. Tra i contemporanei, l'uomo che sembrava incarnare virtù antiche era certamente Jean-Jacques Rousseau, che una tradizione vuole aver ricevuto, nel 1778, una visita di Robespierre, come sembra confermare la Dedica di Maximilien Robespierre ai Mani di Jean-Jacques Rousseau, un foglio scritto di pugno dal rivoluzionario nel 1791:[18]

« O Rousseau, io ti vidi nei tuoi ultimi giorni [...] ho contemplato il tuo viso augusto [...] da quel momento ho compreso pienamente le pene di una nobile vita che si sacrifica al culto della verità, e queste non mi hanno spaventato. La coscienza di aver voluto il bene dei propri simili è il premio dell'uomo virtuoso [...] come te, io conquisterò quei beni, a prezzo di una vita laboriosa, a prezzo anche di una morte prematura[19] »

Robespierre ottenne il baccellierato in diritto il 31 luglio 1780 e il diploma di licenza il 15 maggio 1781, insieme con la lode e 600 franchi, la somma più alta che fino ad allora un licenziato del Louis-le-Grand avesse mai ricevuto,[20] che Maximilien devolse a favore degli studi del fratello minore Augustin.[21]

L'avvocato Robespierre (1780-1789)[modifica | modifica sorgente]

Iscritto al registro degli avvocati del Parlamento di Parigi il 29 maggio, Maximilien tornò ad Arras per esercitarvi la propria professione. La situazione della sua famiglia era mutata. Erano morti nel 1775 la nonna, e il nonno materno nel 1778, lasciando un'eredità di 4.000 lire, e la sorella Henriette nel 1780.[22] Le due zie paterne si erano sposate entrambe all'età di quarantuno anni: Eulalie il 2 gennaio 1776 con un anziano notaio dedicatosi al commercio, Robert Deshorties, Henriette il 6 febbraio 1777 con il medico Gabriel-François Du Rut. Domiciliato in un piccolo appartamento di rue Saumon con la sorella Charlotte, Maximilien s'iscrisse l'8 novembre 1781 al Consiglio provinciale di Artois, seguendo così le orme del padre e del nonno paterno, cominciandovi a esercitare l'avvocatura dal 16 gennaio 1782.[23]

Il 9 marzo 1782, fu nominato dal vescovo de Conzié giudice del Tribunale vescovile. La Camera episcopale di Arras, composta da un balivo e da cinque avvocati, assicurava l'alta, la media e la bassa giustizia ad Arras, a Vitry, nel villaggio di Marcœuil e in ventisei parrocchie della regione. Si rese conto che la funzione di giudice non faceva per lui. Allora, contrario per principio alla pena di morte, dovette tuttavia applicarla una volta nei confronti di un criminale e diede subito dopo le dimissioni.[24]

Robespierre continuò pertanto a esercitare soltanto la libera professione di avvocato, distinguendosi nel delicato Affare Deteuf. Egli difese una ragazza, Clementine Deteuf, guardarobiera della storica abbazia di Saint Sauveur d'Anchin, a Pecquencourt, la quale, invano insidiata dal monaco dom Brognart, per vendetta era stata falsamente accusata di furto da costui, che fu riconosciuto colpevole di diffamazione e condannato a risarcire la giovane Deteuf.[17]

Nel maggio del 1783, Robespierre si distinse nel cosiddetto Affare del parafulmine, che il signor de Vissery de Bois-Valé era stato costretto a disinstallare dal tetto della sua casa per ordine delle autorità cittadine, le quali temevano avesse effetti nefasti. Bois-Valé, seguace dei Lumi e ammiratore della scienza, fece ricorso al Consiglio superiore dell'Artois e affidò il suo patrocinio a Robespierre, il quale pronunciò un'arringa rimasta famosa che gli valse la vittoria nella causa. Ne scrisse anche il Mercure de France: «Il signor Robespierre, giovane avvocato di raro talento, ha dimostrato in questo affare, che era la causa delle scienze e delle arti, un'eloquenza e una sagacia che danno un'ottima idea delle sue capacità».[25][26]

Nel 1789, difese un certo Dupont, il quale, incarcerato ingiustamente per dodici anni con la semplice emissione di una lettre de cachet, richiedeva di ritornare in possesso di una sua legittima eredità. Nel processo, Robespierre si scagliò contro quell'odioso sistema, richiedendone la soppressione: «Come può ammettere l'autorità regia che dei privati, armati di lettres de cachet in bianco, che possono riempire a loro buon grado con i nomi di presunti criminali, tengano nei propri portafogli il destino di molti uomini, rievocando così il ricordo storico di quei famosi autori delle liste di proscrizione la cui mano tracciava, su tavolette insanguinate, la vita o la morte di una moltitudine di Romani?».[27]

L'accademico Robespierre[modifica | modifica sorgente]

Labille-Guiard: Robespierre nel 1786.

Intanto, dalla fine del 1782, Maximilien era andato ad abitare con la sorella in una casa in rue des Jésuites, dove visse fino alla partenza per Parigi. Il 15 novembre del 1783, Robespierre fu ricevuto nell'Académie di Arras grazie ai patrocini del collega Antoine-Joseph Buissart, con il quale aveva collaborato nell'Affare del parafulmine, e di Dubois de Fosseux, amico suo e di Gracchus Babeuf. Nell'occasione della cerimonia di insediamento, tenuta il 21 aprile 1784, vi lesse la dissertazione su L'origine dell'opinione che estendeva a tutti i componenti di una famiglia parte dell'ignominia associata alla pena infamante subita da un colpevole, che mandò all'Académie di Metz, ottenendo il secondo premio, consistente in una medaglia e 400 lire. La memoria fu oggetto della recensione di Pierre Louis de Lacretelle nel Mercure de France.[28]

Robespierre pubblicò anche le memorie Elogio di Gresset, inviata al concorso bandito dall'Académie di Amiens del 1785, nella quale proponeva una legislazione più favorevole nei confronti dei figli illegittimi, e l'Elogio del presidente Dupaty, pubblicato nel 1789, in ricordo di Mercier Dupaty, presidente del Parlamento di Bordeaux, deceduto l'anno prima, un magistrato conosciuto e apprezzato da Robespierre studente a Parigi, nonché un filantropo avversario della barbarie delle pene in vigore a quei tempi.[29]

Il 15 novembre 1785, fu accolto nel circolo letterario e musicale «Rosati», fondato ad Arras il 15 giugno 1778, che contava tra i suoi soci la migliore società della cittadina: dal capitano Lazare Carnot al musicista Pierre Cot, dal poeta Legay al conte de la Roque Rochemont. Al candidato veniva consegnato un diploma rosa, profumato di rosa, con un timbro a forma di rosa, sul quale erano scritti dei versi, al quale egli era tenuto a rispondere, improvvisando dei versi. E Robespierre improvvisò:[30]

« Je vois l'épine avec la rose
Dans les bouquets que vous m'offrez
Et lorsque vous me célébrez
Vos vers découragent ma prose [...] »

Il 4 febbraio 1786, fu eletto direttore dell'Académie royale des Belles-Lettres di Arras. Qui sostenne, seguendo l'opinione razionalista, il principio dell'eguaglianza dei sessi e il diritto delle donne a far parte delle Accademie scientifiche e umanistiche, favorendo così, nel febbraio del 1787, l'ingresso nell'Accademia di Arras di due letterate, Marie Le Masson Le Golft e Louise-Félicité de Kéralio.[31]

Robespierre e le donne[modifica | modifica sorgente]

Autoritratto di Éléonore Duplay

Robespierre non si sposò mai e non ebbe figli. Ad Arras, coltivò tuttavia diverse relazioni femminili. Ebbe un idillio con un'amica della sorella, M.lle Dehay, e con la giovane inglese Ophelia Mondien, alla quale dedicò un madrigale che si è conservato,[32] e con una certa M.lle Henriette. Tenne anche una corrispondenza con una signora dell'alta società, forse Madame Necker, e frequentò la casa di Madame Marchand, futura direttrice del Journal du Pas-de-Calais.[33] Secondo la sorella Charlotte, M.lle Anaïs Deshorties, figlia di primo letto del marito di sua zia Eulalie, lo amò e fu ricambiata con un corteggiamento che durò dal 1789 fin verso il 1791. Deshorties sposò poi, nel 1792, un amico dello stesso Robespierre, l'avvocato Leduc.[34][35], Pierre Villiers sostiene che Robespierre avrebbe avuto, nel 1790, una relazione con una giovane ventiseienne di modesta condizione[36] e che sia stato fidanzato con una delle figlie del padrone della sua casa di Parigi, Éléonore Duplay, la quale sperò di poter sposare Maximilien. La sorella Charlotte scrive che Maximilien, "sommerso di lavoro com'era, interamente assorbito dalle sue funzioni di membro del Comitato di salute pubblica, poteva forse occuparsi di amori e di matrimoni?" Charlotte Robespierre sostiene anche che Éléonore corteggiava inutilmente il fratello, dal momento che Maximilen non era minimamente interessato a lei.[37] Il membro della Convenzione Monnel, nelle sue Memorie di un prete regicida, afferma che Éléonore e Robespierre erano segretamente sposati, e il loro matrimonio era stato organizzato da Saint-Just, cosa invece negata non solo da Charlotte, ma che non trova conferme in alcun documento, anche se la Duplay non si sposerà mai, e dopo la morte di Maximilien verrà chiamata "la vedova Robespierre".[38]

Come molti personaggi di potere, esercitò un certo fascino sulle donne. Ne è una testimonianza fra tante la lettera di una giovane di Nantes del 13 pratile anno II (1º giugno 1794): "Dall'inizio della rivoluzione sono stata innamorata di te, ma, essendo sposata, ho saputo vincere la mia passione. Oggi che sono una donna libera, in quanto ho perso mio marito nella guerra in Vandea, voglio dichiararmi, in presenza dell'Essere Supremo"[39].

Deputato dell'Assemblea Costituente ed elezione alla Convenzione nazionale (1789-1793)[modifica | modifica sorgente]

Già al tempo del collegio, Robespierre non aveva mostrato interesse per alcuna confessione religiosa, come notarono con scandalo i suoi maestri, ma non per questo si riconosceva con lo scetticismo o il materialismo degli Enciclopedisti. Figlio del proprio tempo, aveva assimilato le idee dei philosophes, avvicinandosi con convinzione alle idee di Rousseau, e riteneva che la religione svolgesse un'importante funzione sociale. Se essa rappresentava per lui soltanto un'illusione, riconosceva che quell'illusione poteva essere almeno una consolazione per le masse dei diseredati e degli umili.[40] Al servizio di costoro aveva messo le risorse della sua eloquenza «elegante e castigata». Aveva difeso un'inserviente, accusata ingiustamente di furto da un abate solo perché non era sottostata ai suoi desideri, e la cameriera di Lazare Carnot, che si voleva privare di un'eredità. Con le sue memorie accademiche aveva denunciato i pregiudizi di chi condannava i figli per gli errori dei padri e gli abusi del sistema giudiziario, lassista con i forti e inesorabile con i deboli.[41]

Robespierre nel 1791.

Con tutto ciò, Robespierre sarebbe probabilmente rimasto un illuminato avvocato di provincia se la crisi dell'Ancien Régime non fosse rapidamente precipitata. Nel 1788, si aprì la campagna per l'elezione dei rappresentanti agli Stati Generali, convocati per il maggio del 1789, e Robespierre presentò la memoria À la Nation artésienne, sur la nécessité de réformer les États d'Artois, nel quale criticava il sistema elettorale in vigore, che non garantiva un'equa rappresentanza dei cittadini, sbilanciata a favore della classe nobiliare.[42] Denunciò anche i tentativi di alcuni nobili di presentarsi candidati per il Terzo Stato e le manovre dei notabili durante le assemblee elettorali con il pamphlet Les ennemis de la patrie démasqués par ce qui s'est passé dans l'Assemblée du Tiers état de la ville d'Arras.[43]

Eletto tra i ventiquattro rappresentanti del Terzo Stato, il 25 marzo 1789 scrisse il Cahiers de doléances a favore della corporazione dei ciabattini, la più povera e numerosa della provincia, e indirizzò un Avis aux habitants de la campagne, garantendosi un appoggio degli elettori della provincia di Arras sufficiente per essere scelto, il 26 aprile 1789, tra i dodici deputati dell'Artois. A Versailles prese alloggio, con tre deputati contadini, nella locanda del Renard, in rue Sainte-Elisabeth.[44]

David: Il giuramento della Pallacorda.

Nell'Assemblea costituente, Robespierre perseguì «la realizzazione di un piano accuratamente studiato». Il suo primo intervento dalla tribuna porta la data del 18 maggio 1789; prese la parola sessantanove volte in quell'anno, centoventicinque volte nel 1790 e ben trecentoventotto nei primi nove mesi del 1791.[45] È presente durante il giuramento della Pallacorda, con il quale il Terzo Stato trasformò l'anacronistica assemblea degli Stati Generali in una moderna Assemblea Nazionale, si iscrive al Club bretone – che diventerà il noto Club dei Giacobini – e, il 14 luglio 1789, assiste alla presa della Bastiglia: «Ho visto la Bastiglia, mi ci ha condotto un reparto di quella valorosa milizia cittadina che l'ha presa [...] Non potevo separarmi da questo luogo la cui vista suscita oggi in tutti i cittadini onesti soltanto soddisfazione e il pensiero della libertà».[46]

Nei suoi interventi, al riguardo dell'elaborazione della nuova Costituzione, si batté perché non fossero concessi privilegi. Il 21 settembre 1789, si oppone alla concessione al re del diritto di veto sulle leggi approvate dall'Assemblea e, il 5 ottobre, dichiara che «nessun potere può stare al di sopra della nazione e nessun potere che emani dalla nazione può imporre la sua censura alla Costituzione che la nazione si è data». Si oppose al sistema elettorale, formulato dall'Assemblea, che divideva i cittadini in «passivi», «attivi», ed «elettori», e richiedeva che il deputato dovesse almeno possedere una proprietà fondiaria e pagasse un contributo di un marco d'argento, sostituendo così all'aristocrazia del sangue l'aristocrazia del denaro, al predominio nobiliare il privilegio borghese.[47] A questo proposito, il 22 ottobre, dichiara all'Assemblea che[48]:

« Tutti i cittadini, di qualunque condizione, hanno diritto di aspirare a tutti i gradi di rappresentanza politica. Nulla dovrebbe essere più conforme alla vostra Dichiarazione dei diritti, di fronte alla quale ogni privilegio, ogni distinzione, ogni eccezione deve scomparire. La Costituzione stabilisce che la sovranità risiede nel popolo, in ogni individuo del popolo. Ogni individuo ha dunque diritto di partecipare alla formulazione della legge cui è sottomesso e all'amministrazione della cosa pubblica che è la sua, altrimenti non è vero che tutti gli uomini sono eguali nei diritti e che ogni uomo è un cittadino.[49] »

Quando, nell'ottobre del 1789, l'Assemblea Costituente trasferì la propria sede da Versailles a Parigi, Robespierre prese alloggio in un appartamento sito al terzo piano del numero 8 (oggi n° 64) della rue de Saintonge, dove, dal 1790, l'ufficiale dei dragoni e autore drammatico Pierre Villiers afferma - nel 1802 - di averlo servito come segretario.[50] Continuò a frequentare il Club bretone di Versailles, che intanto aveva mutato il proprio nome in quello di Société des Amis de la Constitution e si unì anche all'omologa Société di Parigi, più nota con il nome di Club dei Giacobini, per il fatto di essere situata nei locali dell'ex-convento dei Giacobini di rue Saint-Honoré, vicino alle Tuileries. Robespierre divenne presto il maggior animatore delle sedute del circolo e intrattenne rapporti con i gruppi patriottici della provincia parigina.[51][52] Robespierre fu tra coloro che proposero e votarono, prima e dopo l'abolizione della monarchia, divenuta da assoluta a costituzionale, e la nascita della Prima Repubblica Francese, l'adozione del nuovo calendario rivoluzionario, votata solo dopo lunghe discussioni, che lo avevano visto contrario all'abolizione della festa domenicale, e molte altre importanti misure: la costituzione civile del clero, l'abolizione della tortura, l'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, l'abolizione dei cosiddetti "reati immaginari" come l'omosessualità o l'eresia.[53][54] In questo periodo era contrario alla pena di morte, che molti volevano abolire, ma che alla fine rimase, e sarà usata in modo massiccio nelle fasi successive della Rivoluzione, seppure in maniera egualitaria, con la ghigliottina come unica pena. Nel 1791 Robespierre si era pronunciato in questi termini, ispirandosi a Cesare Beccaria e al codice leopoldino del Granducato di Toscana (1786):

« La pena di morte è necessaria, dicono i partigiani degli antichi barbari usi; senza di essa non ci sono freni abbastanza potenti contro i delitti. Chi ve lo ha detto? Avete calcolato tutte le specie di mezzi con i quali le leggi penali possono agire sulla sensibilità umana? (...) Le pene non sono fatte per tormentare i colpevoli; ma per impedire il delitto, il quale teme appunto di incorrere nelle pene. (...) Si è osservato che nei paesi liberi i delitti erano più rari, perché le leggi penali eran più dolci. I paesi liberi sono quelli nei quali i diritti dell'uomo sono rispettati, e dove di conseguenza le leggi sono giuste. Dappertutto dove esse offendono l'umanità con un eccesso di rigore, si ha la prova che la dignità dell'uomo non è conosciuta, che quella del cittadino non esiste; si ha la prova che il legislatore non è che un padrone che comanda a degli schiavi, e che li colpisce spietatamente seguendo la sua fantasia. Io concludo perché la pena di morte sia abrogata. »
(Discorso all'Assemblea costitutente del 30 maggio 1791[55])

L'entrata nel Comitato di salute pubblica (1793)[modifica | modifica sorgente]

Con l'abolizione della monarchia, il 21 settembre 1792, e la nascita della Repubblica, il potere passò nelle mani della Convenzione Nazionale, il nuovo nome dell'Assemblea costituente, guidata prima dai girondini e poi dai montagnardi, dei quali facevano parte i giacobini, e del Comitato di salute pubblica, di cui Robespierre divenne uno dei membri a partire dal luglio del 1793, sostituendo Danton come principale leader del gruppo.

Il periodo del Terrore (1793-1794)[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Regime del Terrore.
Robespierre.
« Nel sistema instaurato con la rivoluzione francese tutto ciò che è immorale è impolitico, tutto ciò che è atto a corrompere è controrivoluzionario. Le debolezze, i vizi, i pregiudizi sono la strada della monarchia.[56] »

Robespierre, alla fine del 1792, chiese la condanna a morte di Luigi XVI, attuata il 21 gennaio 1793, come una misura eccezionale, in quanto egli era al tempo, in linea di massima, contrario alla pena capitale, anche se successivamente si convinse che andasse invece usata nel tempo della guerra e della rivoluzione:

« Sì, la pena di morte in generale è un delitto e ciò per l'unica ragione che essa non può essere giustificata in base ai princìpi indistruttibili della natura, salvo il caso in cui sia necessaria alla sicurezza degli individui o dei corpo sociale. (...) Ma quando si tratta di un re detronizzato nel cuore di una rivoluzione tutt'altro che consolidata dalle leggi, di un re il cui solo nome attira la piaga della guerra sulla nazione agitata, né la prigione, né l'esilio, possono rendere la sua esistenza indifferente alla felicità pubblica, e questa crudele eccezione alle leggi ordinarie che la giustizia ammette può essere imputata soltanto alla natura dei suoi delitti. Io pronuncio con rincrescimento questa fatale verità. Io vi propongo di decidere seduta stante la sorte di Luigi. Per lui, io chiedo che la Convenzione lo dichiari da questo momento traditore della nazione francese e criminale verso l'umanità. »
(Discorso del 3 dicembre 1792.[57])
Discussione tra Marat, Danton e Robespierre

Entrato nel Comitato di Salute Pubblica, il 27 luglio 1793, in veste di suo rappresentante intraprese un'azione politica volta ad alleviare la miseria delle classi più umili e a recepire le indicazioni dei sanculotti. Seppure contrario alla guerra, fu tra i più attivi nel rafforzare militarmente l'esercito repubblicano, attraverso provvedimenti di controllo dell'economia, per esempio la razione minima sul pane, sul sale e sulla farina. Questi ed altri provvedimenti sarebbero stati ripresi dalla Costituzione del 1793, sebbene questa non sia mai effettivamente entrata in vigore.[58]
Preoccupato dagli eventi bellici, dai tentativi contro-rivoluzionari e deciso a estirpare ogni residuo della monarchia e dell'Ancien régime, decise di sostenere la politica del cosiddetto Terrore, decisa dal Comitato nel suo insieme, nel corso del quale si procedette all'eliminazione fisica di tutti i possibili nemici della rivoluzione francese.[59] Il 6 novembre 1793, Robespierre, intuendo la corruzione diffusa, annotò nel suo diario che bisognava "salvare l'onore della Convenzione e della Montagna; distinguere tra i principali responsabili della corruzione e quelli che sono stati sviati per debolezza".[60] Il 14 novembre (24 brumaio) 1793, François Chabot rivelò a Robespierre un complotto politico finanziario in cui erano implicati esponenti politici, aziende, banchieri e governi esteri, il cosiddetto "scandalo della Compagnia francese delle Indie Orientali". Chabot riferì che Maximilien, pur volendo cominciare i processi, gli consigliò di rivolgersi al Comitato di sicurezza generale e di risparmiare i patriotes, cioè i giacobini più fidati.[61] Tra i giacobini iniziò una battaglia politico-giudiziaria. Molti furono gli arrestati tenuti in carcere senza interrogatorio. L'anno seguente, Chabot finì ghigliottinato, assieme a Fabre d'Églantine, uno dei realizzatori del calendario rivoluzionario francese.[62]

Robespierre e le leggi terroristiche[modifica | modifica sorgente]

« Vi dicevo che il popolo deve fare affidamento sulla propria forza. Ma quando è oppresso, quando può contare soltanto più su sé stesso, sarebbe un vile chi gli dicesse di non sollevarsi. Proprio quando tutte le leggi sono violate, quando il dispotismo tocca l'apice, quando la buona fede ed il pudore vengono calpestati, il popolo deve insorgere. »
(Parole pronunciate da Robespierre il 26 maggio 1793.[63])

Il numero delle vittime causate dal periodo del Terrore è quantificabile con difficoltà. Aurelio Musi ne conta 16.594.[64] Secondo altri storici, i morti sarebbero stati 70.000, prevalentemente appartenenti alla media borghesia. Altri ancora parlano, con le approssimazioni del caso, di circa 35.000 esecuzioni, delle quali ben 12.000 senza processo. La metodica cancellazione di ogni forma di dissenso fu eseguita anche mediante l'incarcerazione di circa 100.000 persone, alcuni studiosi arrivano addirittura a stimarne 300.000, soltanto perché sospettate di attività controrivoluzionaria.[65] Va ricordato che la Rivoluzione, secondo la sensazione di molti suoi sostenitori, era attaccata sia dall'estero che internamente e che Robespierre non deteneva affatto un potere assoluto e dittatoriale, ma solo una maggiore autorità morale in quanto leader della fazione maggioritaria; è altresì difficile comprendere, data la sua propensione iniziale contro la pena capitale per principio, il perché di un cambiamento così netto da permettere ai tribunali di applicare processi sommari in gran numero, e quanto ne fosse davvero responsabile personalmente; senza dubbio non fu a conoscenza di ogni condanna, né la ordinò (come affermarono i suoi nemici), ma non vide o non volle vedere la degenerazione in atto nei principi rivoluzionari, o forse ritenne questa fase indispensabile per la rigenerazione di un sistema ritenuto completamente corrotto.[66] Egli riteneva che, in ogni caso, senza un'educazione del popolo, la sola repressione sarebbe stata completamente inutile, perché, affermò "l'immoralità è la base del dispotismo, come la virtù è l'essenza della Repubblica. Il terrore senza la virtù è funesto".[67] Il suo voto personale contò sempre, comunque, solo 1/12 di quelli dell'intero Comitato, in caso i suoi l'avessero messo in minoranza, né Robespierre disponeva di un esercito personale con cui imporre un regime.[68] Queste misure drastiche erano quindi considerate necessarie dall'intero Comitato e anche dalla Convenzione, più che decise dall'Incorruttibile. In particolare, fu l'atteggiamento di Jacques-René Hébert - cambiato dopo la morte di Jean-Paul Marat, il 13 luglio 1793, e la crisi dell'estate - che divenne sempre più radicale. Anche lo stesso Marat era stato considerato il principale artefice dell'istituzione del Terrore e della strage dei girondini, e questo fu il motivo del suo assassinio da parte di Charlotte Corday, che intendeva vendicare i suoi compagni di lotta.[69]

Tra le persone ghigliottinate durante questo periodo, con sentenze pronunciate in gran parte dai comitati rivoluzionari creati da Georges Jacques Danton, vi furono nobili come la regina Maria Antonietta d'Asburgo-Lorena (alcuni oggetti della regina, tra cui un libro di preghiere con annotazioni a mano, furono trovati nei cassetti di Robespierre[70]) e il chimico Antoine-Laurent de Lavoisier, oltre che rivoluzionari come lo stesso Danton, leader degli Indulgenti, considerato troppo moderato e favorevole ad una conciliazione con i girondini e i monarchici costituzionali, seguito da Camille Desmoulins e, più tardi, Chaumette ed Hébert, tutti popolari capi, e il duca Filippo d'Orléans, soprannominato Filippo Égalité (uguaglianza), nobile e cugino del re, che aveva appoggiato la rivoluzione, nonché padre del futuro re Luigi Filippo. Per questi eventi si disse che la rivoluzione divora i suoi figli.[71] Inoltre, fu decapitata Olympe de Gouges, fondatrice del Centre Socìal e girondina, che si batteva attivamente per i diritti delle donne e aveva difeso Maria Antonietta, mentre il girondino Marchese di Condorcet, matematico e filosofo, venne arrestato e si suicidò in carcere. Dopo la morte di Danton, Robespierre divenne il membro più importante del Comitato di salute pubblica.[72][73]

Robespierre contro Arrabbiati, Hebertisti e Indulgenti[modifica | modifica sorgente]

Jacques-René Hébert, il leader dell'intransigente fazione che da lui prese il nome.

Le giornate del 4 e 5 settembre 1793, in cui i sanculotti invasero la Convenzione e le imposero l'applicazione delle rigide misure del Terrore, furono un successo personale per Hébert e una sconfitta per il più moderato Robespierre.[74] I rappresentanti in missione, che in gran parte avrebbero contribuito a rovesciare Robespierre - molti fecero carriera nel Direttorio e in epoca napoleonica - approfittando dell'avere carta bianca dal Comitato, si macchiarono di stragi di civili nella guerra di Vandea e nei vari luoghi di scontro: Carrier a Nantes, Collot d'Herbois e Fouché (futuro capo della polizia politica di Napoleone) a Lione, Tallien a Bordeaux, Barras e Fréron a Tolone. Nel frenare gli eccessi dei rappresentanti, si distinse il fratello minore Augustin.[75] Saputo tutto, Robespierre li richiamò immediatamente a Parigi, minacciandoli di sanzioni e processi. Tuttavia, la Convenzione riuscì temporaneamente a non farli giudicare.[76] L'Incorruttibile era da sempre contrario alla guerra, anche per esportare la Rivoluzione "sulla punta delle baionette", in quanto "nessuno ama i missionari armati"[77][78] e, secondo lo storico Albert Mathiez, "Robespierre rappresentò, nel periodo del Terrore, la moderazione, l'indulgenza e l'onestà".[79] Dal settembre 1793 al gennaio 1794, gli Arrabbiati, seguaci dell'ex prete costituzionale Jacques Roux, e gli hébertisti (o "esagerati") sottomisero la Convenzione ad una pressione continua, e gli ultimi sollecitarono la legge dei sospetti, con cui si poteva condannare a morte senza un vero processo, e la legge del massimo generale in materia economica, mentre i giacobini erano in difficoltà, accerchiati politicamente tra molti fronti diversi.[80] Robespierre riuscì infine ad imporre la sua linea, e i giacobini fecero eliminare i capi più temuti delle fazioni rivali. Durante il Terrore, come accennato, fu ghigliottinato anche Hébert, accusato di estremismo con le sue proposte proto-comuniste che allontanavano il sostegno della borghesia - l'asse portante della rivoluzione - che cadde vittima delle leggi sui processi sommari che lui stesso aveva voluto con forza.[81] Roux, sostenitore dell'abolizione della proprietà privata, socialista e quasi anarchico, si suicidò in prigione dopo l'arresto.[82]

Il 4 febbraio 1794, Robespierre riuscì ad ottenere l'abolizione della schiavitù nelle colonie francesi, con un voto della Convenzione, obiettivo che si prefiggeva con alterne vicende dal 1789, ma che non era mai riuscito a realizzare.[83] Robespierre riuscì alla fine a ricompattare il governo, ma la situazione gli stava sfuggendo di mano, diventando ingovernabile. A causa di ciò, Robespierre, che non era mai stato né un estremista né un violento[84][85], divenne contrario a ogni affievolimento del processo rivoluzionario e a ogni tentativo moderato. Fu per questo soprannominato "l'Incorruttibile". Alla fine, forse consapevole dei complotti che si stavano preparando contro il suo governo, concesse il suo assenso e sostenne una legge più radicale e repressiva nei confronti dei "nemici della Rivoluzione", la cosiddetta legge del 22 pratile anno II, il punto massimo della legislazione d'emergenza rivoluzionaria, che eliminava gli appelli dai tribunali.[86] Robespierre e il suo gruppo dirigente erano consapevoli della gravità di queste leggi, ma le ritennero il male minore, di fronte alla prospettiva della fine della Repubblica, come affermò Saint-Just: "Tutto ciò che sta succedendo è orribile, ma necessario".[87]

Gli attentati e il temporaneo ritiro dalla Convenzione[modifica | modifica sorgente]

Busto di Robespierre

Robespierre era ormai ritenuto il capo del governo rivoluzionario. Lui, Saint-Just e Couthon erano considerati i triumviri della Francia. Egli, inoltre, assumeva sempre più un atteggiamento di superiorità e distacco. Il capo giacobino sopportava male le critiche che gli erano rivolte di ambizione e di aspirazione alla dittatura. Scarsamente portato ai rapporti sociali, con la sua diffidenza e intransigenza verso tutti, nemici della rivoluzione e colleghi politici, rischiava di isolarsi e di inimicarsi gli altri componenti della fazione montagnarda.[74] Tuttavia, conscio dell'odio che la Convenzione Nazionale arrivò però a provare per lui nel periodo finale del governo montagnardo-giacobino, durante il cosiddetto Grande Terrore, era convinto che il suo destino fosse nelle mani dell'esercito francese, che avrebbe ristabilito l'autorità dei giacobini, dato che avrebbe significato la vittoria della linea di Robespierre e la salvezza della Rivoluzione dai tentativi dei monarchici. Paradossalmente, fu invece proprio la vittoria dell'esercito repubblicano a Fleurus, in Belgio, contro l'armata alleata di Inghilterra, Olanda ed Austria, il 26 giugno 1794, a contribuire alla fine dell'Incorruttibile. La tensione nel Comitato era molto alta, secondo Barras, Collot d'Herbois colpì con un pugno Robespierre nel corso di una discussione molto vivace e costringendo quest'ultimo a prendere le distanze da quel momento dal Comitato ove era in minoranza.[88][89].Scampato a numerosi attentati, come quelli ad opera di Cécile Renault ed Henri Admiral (il quale ferì invece Collot d'Herbois, che qualcuno ritenne implicato)[90], spesso minacciato dai rivali politici, finì per non partecipare più alle riunioni della Convenzione, comparendo raramente al Comitato e al Club, fino a quasi gli ultimi giorni, quando si preparò ad attaccare pubblicamente coloro che avevano "disonorato la Repubblica"[91], i corrotti e i rappresentanti in missione accusati di eccessiva violenza.[92]

« Io sono fatto per combattere il crimine, non per governarlo. Non è ancora giunto il tempo in cui gli uomini onesti possono servire impunemente la patria. I difensori della libertà saranno sempre dei proscritti finché la masnada dei furfanti dominerà.[93] »

Durante i quarantatré giorni della sua assenza dalla vita pubblica, i più sanguinosi del Grande Terrore, Robespierre, come riferiscono le guardie che lo sorvegliavano a distanza, viveva in casa Duplay e girava per le strade di Parigi senza scorta, passeggiando in campagna, con la sola compagnia del suo cane, e sedeva a lungo in riva alla Senna, immobile, meditando o assorto nei suoi pensieri.[94]

Il ritorno sulla scena e il piano dei termidoriani[modifica | modifica sorgente]

« Posso solo dire che per più di sei settimane, la natura e la forza della calunnia, l’impotenza di fare il bene e di arrestare il male, mi ha obbligato ad abbandonare assolutamente le mie funzioni di membro del Comitato di Salute pubblica, ed io giuro di non aver consultato altro che la mia ragione e la mia patria. Ecco che in meno di sei settimane la mia dittatura è spirata, e non ho più nessun tipo di influenza sul governo. »
(Discorso del ritorno al Comitato di Salute Pubblica, 5 termidoro.[95])
Illustrazione del cortile di casa Duplay, dove Robespierre visse dal 1789 al 1794. La sua camera, al pianterreno, è la seconda porta, la prima dopo la fontana.

Robespierre ritornò a farsi vedere al Comitato il 23 di luglio.[96][97] Finito il clima eccezionale di guerra, si era delineato quindi nella Convenzione un complotto per eliminare Robespierre. Il governo rivoluzionario del Comitato di salute pubblica, dominato da Robespierre, Saint-Just e Couthon, si era configurato sempre più come sistema di potere ristretto dittatoriale al servizio di una idea di Repubblica basata sull'eguaglianza civile e soprattutto economica che, in realtà, non era appoggiata neppure dalle classi sociali più deboli, ormai stanche del Terrore.[98] L'astratta incorruttibilità di Robespierre, la sua scarsa elasticità e la sua decisione di attaccare i suoi colleghi dei comitati proprio nel momento in cui sembravano disposti ad un compromesso, contribuì fortemente, facilitando il formarsi contro di lui di una etereogenea coalizione, a far crollare subitaneamente il governo rivoluzionario terroristico-giacobino, quelli che sarebbero stati chiamati termidoriani, dall'omonimo colpo di stato avvenuto nel mese di Termidoro.[99] Tra questi vi erano molti giacobini (molti di loro già coinvolti con le stragi di civili come rappresentanti in missione) come Jean-Lambert Tallien con la sua amante e futura moglie Teresa Cabarrus (soprannominata poi "nostra signora del Termidoro"), da lui fatta liberare dal carcere, il futuro leader del Direttorio Paul Barras (anch'egli molto amico della Cabarrus), Collot d'Herbois, Louis-Marie-Stanislas Fréron ma anche l'ex hebertista Joseph Fouché con i moderati della Pianura François-Antoine de Boissy d'Anglas e, soprattutto, il potente abate Emmanuel Joseph Sieyès (autore di parte del progetto di Costituzione del 1789), "eminenza grigia" del gruppo rivoluzionario e già forte sostenitore del Terrore, dopo essersi avvicinato ai giacobini successivamente al 1792.[100]

Politiche in materia religiosa[modifica | modifica sorgente]

La lotta per la libertà di culto[modifica | modifica sorgente]

Il 10 novembre 1793, la Convenzione aveva partecipato alla festa della Ragione in Notre-Dame sconsacrata. Tutte le chiese di Parigi vennero chiuse e ci furono assalti ai beni ecclesiastici ed episodi di violenza ad opera di hebertisti e sanculotti.[101][102] Il 21 novembre, Robespierre affermò che "L'ateismo è aristocratico", proseguendo l'accusa dicendo che, con il pretesto di distruggere la superstizione, alcuni volevano fare dell'ateismo una specie di religione, pertanto bisognava opporsi a coloro che "pretendono di turbare la libertà dei culti in nome della libertà e di attaccare il fanatismo con un nuovo fanatismo". Concluse: "Proscrivere il culto? La Convenzione non ha mai fatto questo passo temerario né mai lo farà". Nonostante questo, il cattolicesimo verrà di fatto bandito per molti mesi.[103] Il 28 novembre. ritornò sull'argomento al Club dei Giacobini, opponendosi all'idea che "un popolo religioso non può essere repubblicano". "Non tollereremo che si innalzi lo stendardo della persecuzione contro alcun culto" è la chiusura del discorso. Il 6 dicembre 1793, Robespierre farà votare alla Convenzione un decreto in cui è stabilito che "La convenzione nazionale proibisce qualsiasi violenza o minaccia contraria alla libertà dei culti".[104] Il 16 dicembre, Maximilien respinge la proposta di Bourdon de l'Oise, che voleva espellere dal Club dei Giacobini tutti i preti, anche se costituzionali.[104]

Il culto dell'Essere Supremo[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Culto dell'Essere Supremo.
« Il vero sacerdote dell'Essere supremo è la natura; il suo tempio, l'universo; il suo culto, la virtù; la sua festa, la gioia di molta gente, riunita sotto i suoi occhi per stringere i dolci vincoli della fratellanza universale e offrirgli l'omaggio di cuori sensibili e puri.[105] »

Tuttavia, Robespierre, temendo l'influenza e il ritorno delle masse alla religione cattolica, che egli stesso aveva fatto tornare legale con il ristabilimento della libertà religiosa, proclamò religione di stato il culto laico e deista dell' "Essere Supremo", basato sulle teorie di Rousseau, e in parte di Voltaire, ma il suo decreto gli attirò l'ostilità sia dei cattolici sia degli atei.[106]. Robespierre prese anche le difese del clero costituzionale, i religiosi che si erano opposti ai preti refrattari, giurando fedeltà alla Repubblica, e accettò anche l'invito di una famiglia amica di tenere a battesimo il loro bambino, segno della sua volontà di conciliazione con i cattolici repubblicani. Molti atei e coloro che gli rimproveravano la sua spiritualità rousseauiana, spesso lo ridicolizzavano a parole. Anche Condorcet, portavoce dei salotti illuministi, enciclopedista e scettico verso il deismo, aveva affermato che "Robespierre è un prete e non sarà mai altro che un prete".[107] Nelle intenzioni di Robespierre, il culto dell'Essere Supremo avrebbe dovuto celebrare l'unità nazionale e favorire la pacificazione, con la vittoria in guerra e la possibile fine del periodo di emergenza del Terrore.[108]

Festa dell'Essere Supremo, di Pierre-Antoine Demachy, 1794, Museo Carnavalet

Se la precedente scristianizzazione aveva di fatto proibito ogni culto, soprattutto quello cattolico, tranne la celebrazione simbolica della Dea Ragione, ponendo sui cimiteri la scritta: "La morte è un sonno eterno"[109], il nuovo culto nazionale tentava una conciliazione tra opposte visioni. Robespierre fece votare una legge sul riconoscimento di questa nuova forma di spiritualità, in cui si affermava all'articolo 1 che "il popolo francese riconosce l'Essere supremo e l'immortalità dell'anima". La frase venne apposta anche su molte chiese, riconvertite a templi della ragione o dell'Essere supremo, senza che vi si celebrasse alcun culto. Gli articoli 2 e 3, infatti, dichiaravano che "il solo culto che si conviene all'Essere Supremo è la pratica dei doveri dell'uomo", cioè l'odio verso i tiranni, il rispetto dei deboli, la pratica della giustizia, ecc. Gli altri articoli confermano la libertà di culto e la laicità, ma puniscono gli assembramenti aristocratici e le istigazioni fanatiche.[110][111] Per Robespierre si trattava di una religione naturale, un culto razionale, con istituzione di feste consacrate alle virtù civiche, con lo scopo, secondo lui, "di sviluppare il civismo e la morale repubblicana".[112][113]

Il culto dell'Essere Supremo fu un culto eminentemente deista, influenzato dal pensiero dei filosofi del secolo dei Lumi, e concepiva una divinità che non interagisce con il mondo naturale e non interviene nelle faccende terrene degli uomini, e si concretizzò in una serie di feste civiche, destinate a riunire periodicamente i cittadini e a "rifondare" la Città attorno all'idea divina, ma soprattutto a promuovere valori sociali e astratti come l'Amicizia, la Fraternità, il Genere umano, l'Infanzia, la Gioventù o la Gioia.[113] L'8 giugno 1794 (il 20 pratile), Robespierre e altri deputati celebrarono la Festa dell'Essere Supremo al Campo di Marte. L'Incorruttibile svolse una specie di ruolo di "sacerdote" del nuovo culto, guidando una processione che segnò l'apogeo del suo prestigio, ma anche l'inizio della sua fine. Molti deputati lo insultarono e lo minacciarono apertamente.[114] Questa fase coincise con il suo temporaneo ritiro dalla Convenzione.[115]

La caduta[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Colpo di Stato del 9 termidoro.
Jean-Lambert Tallien minaccia con un pugnale Maximilien de Robespierre, durante la seduta del 9 Termidoro.

Venuto meno il pericolo di un'invasione straniera, le misure eccezionali, emanate durante il Terrore, iniziarono a sembrare eccessive e i loro responsabili a essere malvisti, anche perché il crescente clima di terrore faceva sì che chiunque si sentisse un possibile bersaglio e futura vittima, in particolare dopo che era stato ghigliottinato anche Danton, uno dei capi più accesi e popolari. Tale cambiamento di situazione internazionale assicurò un ampio sostegno al colpo di stato organizzato dagli avversari politici di Robespierre anche all'interno dell'Assemblea della Convenzione.[116][117] Robespierre distingueva tra governo costituzionale, che protegge una Repubblica, e governo rivoluzionario, che deve costruirla.[118] Secondo René Levasseur, "lungi dal chiedere la fine del Governo rivoluzionario, come qualcuno ha detto, egli raccomandò di mantenerlo, pur insistendo che venisse epurato dei furfanti e dei traditori che si erano infiltrati nelle sue file. Quanto al terrore, egli voleva che se ne alleggerisse il peso nei confronti del popolo, ma che diventasse più giusto e più severo verso gli aristocratici e i nemici della civica virtù".[119]

L'arresto di Robespierre.

I nemici di Robespierre misero in giro la voce che volesse restaurare la monarchia costituzionale istituita nel 1791, ponendo sul trono il delfino Luigi Carlo, di nove anni, allora prigioniero dopo l'esecuzione della regina Maria Antonietta nel 1793, e nominare sé stesso reggente del regno.[120][121] Altri lo calunniarono, dicendo avesse finanziato Catherine Theot, un'anziana predicatrice nota per diffondere una profezia secondo cui Robespierre era un nuovo Messia.[122][123] Dopo quattro settimane di assenza, finalmente, il 26 luglio 1794, Robespierre si presentò alla convenzione, dove tenne un discorso di più di due ore. Egli ammonì sulla possibilità di una cospirazione contro la Repubblica, minacciò alcuni deputati che avevano, a suo parere, agito ingiustamente e avevano ecceduto nei loro poteri e che andavano dunque puniti, infine suggerì che il Comitato di Salute Pubblica e quello della Sicurezza generale, suo avversario da molto tempo, fossero rinnovati.[124]

Tali velate minacce crearono grande agitazione nella Convenzione. Robespierre non aveva fatto nomi e ci si chiese chi fossero i deputati destinati ad essere puniti. Tutti erano peraltro sorpresi che l'Incorruttibile imputasse il terrore agli eccessi di quel Comitato di Salute Pubblica di cui lui stesso era membro.[125]

La maggioranza del Comitato di Salute Pubblica era determinata ad agire prontamente. La Convenzione, di primo acchito, mossa dall'eloquenza di Robespierre, approvò la sua mozione:

« Popolo, ricordati che se nella Repubblica la giustizia non regna con impero assoluto, la libertà non è che un vano nome![126] »

Il giorno successivo, il 27 luglio, o secondo il calendario rivoluzionario il 9 Termidoro, tuttavia, a dimostrazione che il clima era decisamente cambiato, quando Saint-Just, molto vicino a Robespierre, iniziò a parlare alla Convenzione, fu continuamente interrotto da violente proteste. Jean-Lambert Tallien, Billaud-Varenne e Vadier attaccarono nuovamente Robespierre e numerose furono le grida di "abbasso il tiranno!".[127]

Quando Robespierre esitò nel replicare a questi attacchi, si alzò il grido C'est le sang de Danton qui t'étouffe (è il sangue di Danton che ti soffoca).[128] Seguì una rissa in cui Tallien sguainò un pugnale e minacciò Robespierre in mezzo alla Convenzione. Robespierre tentò invano di continuare a parlare, ma, alle cinque del pomeriggio, lui, Couthon e Saint-Just, con due altri giovani deputati, il fratello minore Augustin Robespierre e Philippe-François-Joseph Le Bas, gli unici rimasti nella convenzione a sostenere Robespierre, furono arrestati. Robespierre ebbe parole di rassegnazione prima di essere arrestato: "La Repubblica è perduta...i briganti trionfano".[129]

Esecuzione e conseguenze in Francia[modifica | modifica sorgente]

Robespierre colpito al volto da un colpo di pistola, nei tafferugli seguiti al suo arresto.

Nessuna prigione accettò però di incarcerarlo e, nelle ore successive, Robespierre si ritrovò libero con gli altri suoi sostenitori e fu condotto dalle truppe della Comune di Parigi all'Hôtel de Ville, dove fu raggiunto dai suoi fedeli, guidati da Payan e Coffinhal.[130]

Erano tuttavia passati i giorni in cui la Comune poteva dettar legge alla Convenzione. I sanculotti erano stanchi e avrebbero agito di malavoglia, pensando che la fine del governo giacobino avrebbe favorito lo sblocco dei salari. Alla notizia della liberazione di Robespierre, la Convenzione si riunì nuovamente e dichiarò fuori legge i membri della Comune e i deputati da questi liberati. La Guardia nazionale, sotto il comando di Barras, ebbe grandi difficoltà nel raggiungere l'Hôtel de Ville.[131]

Nella mattinata del 28 luglio 1794, le Guardie Nazionali, fedeli della Convenzione, si impadronirono, senza trovare ulteriore resistenza, dell'Hôtel de Ville e arrestarono numerosi dirigenti giacobini fedeli a Robespierre, tra cui nuovamente Saint-Just, Couthon, Le Bas, poco dopo suicida, e Augustin, il quale, nel tentativo di sfuggire alla cattura, si gettò dalla finestra sul selciato, dove fu raccolto in fin di vita. Su ciò che successe a Maximilien le opinioni degli storici divergono.

Robespierre ferito e gli altri arrestati, detenuti in attesa dell'esecuzione sulla ghigliottina.

C'è chi sostiene che egli cercò di opporre resistenza, ma un colpo di pistola, sparato dal gendarme Charles-André Merda, gli fracassò la mascella. Altri storici, fra cui Thomas Carlyle e, soprattutto, Albert Mathiez, accreditano la tesi del tentato suicidio.[132] Altra ipotesi quella dello sparo accidentale dell'arma impugnata dallo stesso Robespierre per propria difesa, nel momento in cui lo stesso cadde in terra nei momenti concitati della tentata fuga per le scale del palazzo. A capo delle guardie vi era Léonard Bourdon, ex hebertista, che aveva avuto contrasti con Robespierre all'epoca della campagna per l'ateismo di stato, sostenuto da Bourdon contro Robespierre. I chirurghi, incaricati di bendargli la mascella rotta, per evitare che non potesse essere ghigliottinato perché infermo, riferirono che l'Incorruttibile non emise un lamento, benché il dolore fisico dovesse essere molto forte, per una frattura di quel genere. Per tutto il tempo, Robespierre continuò a guardare in alto, in un atteggiamento quasi mistico.[133][134]

Tutti i prigionieri catturati, una ventina, vennero condotti alla Conciergerie per un formale atto di riconoscimento e quindi inviati, senza processo, dopo circa quattordici ore dalla cattura, alla ghigliottina in Place de la Révolution, tra la folla esultante per la fine del "tiranno" Robespierre. Sia Augustin che Maximilien erano moribondi. Robespierre era ferito e frastornato, con una vistosa fasciatura alla mascella, e pare avesse anche la febbre. Un testimone oculare, Desessarts, affermò che era in condizioni pietose: "Il suo volto era in parte coperto da panni sporchi e insanguinati. Quel poco che si vedeva dei suoi tratti era orribilmente sfigurato. Non dava alcun segno di sensibilità. I suoi occhi erano chiusi, si aprirono solo quando fu trascinato verso il patibolo". Non disse una parola, solo ebbe un grido di dolore quando gli tolsero la fasciatura per salire ed essere messo sulla ghigliottina.[135][136] La stessa sorte toccò, il giorno dopo, ad altri ottanta seguaci di Robespierre, facendo quindi diminuire nettamente l'influenza giacobina in Francia.[137]

Il corpo di Robespierre, come quello degli altri giustiziati, dopo che le loro teste erano state mostrate al popolo com'era uso, finì in una fossa comune del Cimitero degli Errancis, cosparso di calce viva. L'ossario del cimitero verrà traslato da Luigi XVIII nelle cosiddette Catacombe di Parigi, dove, tra migliaia di resti, è probabile si trovino tuttora quelli dell'Incorruttibile.[138] La scultrice Marie Tussaud, fondatrice del celebre museo delle cere "Madame Tussauds", eseguì un calco mortuario della testa di Robespierre, realizzandone un modello in cera (fornendo la base per molte ricostruzioni). Nel 2013, basandosi su questo modello, alcuni ricercatori hanno ricostruito, con tecniche di antropologia forense, il vero volto di Robespierre (perlomeno quello che aveva poco prima di morire), rivelando che, come come quello di Danton, era segnato dal vaiolo che colpì regolarmente la Francia nel XVIII secolo. L'Incorruttibile avrebbe sofferto di altre patologie, tra cui la sarcoidosi, una malattia del sistema immunitario, ad eziologia non chiara, che causa vari sintomi, descritti da testimoni dell'epoca, come problemi alla vista, sangue dal naso, astenia, frequenti ulcere alle gambe e lesioni della pelle del volto. La diagnosi retrospettiva è stata quella di sarcoidosi diffusa, con compromissione degli occhi, delle vie respiratorie, del fegato e del pancreas.[139][140][141]

Un celebre ritratto di Robespierre.
L'esecuzione di Robespierre e del fratello Augustin, assieme a Saint-Just, Couthon e tutto il gruppo dirigente giacobino.

Con la morte di Robespierre finì il periodo del Terrore giacobino e iniziò il governo dei Termidoriani, tra cui vi erano, oltre agli ex giacobini e qualche hebertista, anche molto più estremi di Robespierre e riciclatisi come moderati e uomini d'ordine, molti ex indulgenti dantoniani, membri della Pianura e sopravvissuti girondini, espressione della borghesia moderata, che diedero corso per un certo periodo al cosiddetto Terrore bianco, volto ad eliminare gli oppositori e segnatamente i giacobini, emettendo numerose condanne a morte, come numero quasi pari alle precedenti e diffamando ogni azione politica di Robespierre e dei giacobini.[142] Il club venne messo fuori legge, anche se non cessò le sue attività, anche utilizzando altri nomi, in Francia e nelle cosiddette repubbliche sorelle di qualche anno dopo. La maggioranza della nazione accolse con favore la caduta di Robespierre e dei giacobini. Essa ritenne che questo momento decisivo segnasse la fine del rigore e dell'estremismo del governo rivoluzionario e del Terrore. La coalizione che aveva eliminato Robespierre ben presto si disgregò e furono le correnti moderate della Convenzione, affiancati da Tallien, Fréron e Rovère, che dominarono il periodo termidoriano. Sorsero nuovi giornali aderenti alla nuova situazione politica, ricomparvero speculatori e finanzieri.[143]

Solo una minoranza della piccola borghesia e dell'artigianato, impegnata nel governo rivoluzionario in periferia e nei club, comprese l'importanza della caduta di Robespierre e della vittoria dei moderati della Convenzione. In questi ambienti, l'amarezza, la preoccupazione e la disperazione furono diffusi. Alcuni patrioti si suicidarono, ad Arras e a Nîmes si parlò di marciare in aiuto di Robespierre. La madre della Duplay, arrestata con altri familiari, si impiccò in cella.[144] Alcuni rifiutarono di credere alle notizie. I Termidoriani avevano ora il potere e la forza per dominare la situazione e repressero facilmente le opposizioni dei partigiani di Robespierre in tutta la nazione. Si procedette ad arresti ed epurazioni immediate contro i cosiddetti "bevitori di sangue", identificati con i giacobini.[145]

Valutazioni storiche della figura di Robespierre[modifica | modifica sorgente]

Una statua moderna che ricostruisce l'aspetto di Robespierre, opera di George S. Stuart, Museum di Ventura County, California

Robespierre rimane una figura storica molto controversa, ma che ha comunque affascinato gli storici, non soltanto francesi. Lo storico Albert Soboul, ad esempio, ha sottolineato la bontà delle sue riforme, ma ha anche ricordato la sua severità durante il periodo del Terrore.[146] Simon Schama, invece, punta il dito contro i collaboratori di Robespierre, e rimprovera all'Incorruttibile l'estremizzazione del concetto rivoluzionario.[147] Il contemporaneo Honoré Gabriel Riqueti de Mirabeau disse di lui: "Quest'uomo andrà lontano, perché egli crede in tutto ciò che dice".[148]

Contribuì alla diffusione del pensiero di Robespierre anche il rivoluzionario italo-francese Filippo Buonarroti, suo sostenitore, che lasciò la Francia dopo la cospirazione di Babeuf. Il Buonarroti sostenne che "il popolo non ha mai avuto un amico più devoto e sincero. Grandi sforzi sono stati fatti per infangare la sua memoria; ora lo si accusa di aver mirato alla dittatura, ora lo si ritiene responsabile di ogni necessaria misura di rigore presa dal governo rivoluzionario. Ma felici, diciamo, sarebbero state la Francia e l'umanità se Robespierre fosse stato un dittatore e avesse potuto porre in atto le sue grandi riforme" e "nella Convenzione toccò a Robespierre combattere simultaneamente il realismo, la cupidigia borghese e l'immoralità degli uomini pubblici. Sua costante preoccupazione fu di riformare sia i comuni sia l'ordine sociale creando istituzioni che servissero da base al maestoso edificio dell'uguaglianza e della repubblica popolare".[149]

Secondo uno dei maggiori studiosi della Rivoluzione, nonché biografo di Robespierre, Albert Mathiez "la figura di Robespierre è stata talmente falsata negli ultimi vent'anni, anche da storici repubblicani, che parlare delle idee religiose dell'Incorruttibile può sembrare oggi impresa rischiosa". Mathiez lo definisce anche come padre delle moderne socialdemocrazie.[150] Per Anatole France fu "il più grande statista apparso sulla scena tra il 1789 e il 1794",[151] mentre per la scrittrice George Sand fu "il più grande uomo della rivoluzione e uno dei più grandi della storia". Edgar Quinet affermò invece che "i contemporanei non hanno mai creduto che Robespierre fosse estraneo al Terrore; soltanto alcuni storici hanno sostenuto il contrario", in polemica con Louis Blanc. Michel Vovelle accusa la storiografia dominante di trattare benevolmente Danton e Napoleone Bonaparte, e che quest'ultimo causò molti più morti di Robespierre.[135]

Anche Max Gallo, noto biografo di Napoleone, ha espresso un giudizio positivo, distinguendo nettamente Robespierre da altri rivoluzionari come Lenin o Stalin. La storiografia di area conservatrice e cattolica mantiene invece un giudizio negativo su di lui e sulla Rivoluzione in generale, mentre quella di area ebraica lo vede con favore per il suo attivismo nella causa dell'emancipazione del popolo israelita dai ghetti, e la sua decisa pronuncia contro razzismo e antisemitismo.[135][152][153]

Giuseppe Mazzini, patriota repubblicano italiano, pur deprecando gli eccessi del governo giacobino, da lui attribuiti al voler applicare formule troppo astratte e filosofiche alla realtà[154], citò anche proposizioni di Robespierre nei suoi scritti, mentre la sua concezione politico-religiosa, in parte ispirata a Rousseau, trova notevoli somiglianze con quella dell'Incorruttibile. Era infatti stato amico, pur divergendo su molte idee, del vecchio giacobino Filippo Buonarroti, e simpatizzante giacobino era stato anche il padre Giacomo ai tempi della Repubblica Ligure.[155][156] Una stazione della metropolitana di Parigi, nonché alcuni luoghi pubblici, portano il suo nome, mentre spesso si sono rilevate polemiche su nuove intitolazioni di vie e piazze, in Francia e all'estero, come in Italia.[157][158]

Robespierre nella cultura[modifica | modifica sorgente]

Letteratura[modifica | modifica sorgente]

Fumetti e televisione[modifica | modifica sorgente]

Cinema[modifica | modifica sorgente]

Musica[modifica | modifica sorgente]

Scritti di Robespierre[modifica | modifica sorgente]

La principale opera letteraria di Robespierre è Il terrore e la virtù (1793), nel quale egli sosteneva con grinta le motivazioni che lo avevano spinto ad attuare il Terrore e la necessità di prolungarlo. I suoi scritti precedenti, invece, non ci sono giunti in maniera organica; le opere di Robespierre, ritenute a volte vere e proprie analisi di filosofia della politica, sono costituite in maggioranza da discorsi. La Société des études robespierristes ha pubblicato (1910-1967) le Œuvres di M. Robespierre, in cui sono presenti le opere edite, parte della corrispondenza, i giornali pubblicati e quasi tutti i discorsi pronunciati dall'Incorruttibile.[160] Nel 2000, è stata fatta un riedizione anastatica delle Œuvres. Nel 2007 è uscito l'XI volume delle Œuvres contenente alcune integrazioni non presenti nei precedenti dieci volumi. Nel novembre del 2011 sono stati acquistati dalle Archives nationales alcuni manoscritti di Robespierre che compariranno probabilmente nel XII volume delle Œuvres, in uscita dal 2012-2013. Uno di essi è del 1791 e parla della situazione finanziaria della Francia.[161] Una sottoscrizione popolare ha raccolto inoltre 120.000 euro per acquistare all'asta altri manoscritti dalla casa d'aste inglese Sotheby's, messi all'incanto nel 2012.[162]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Robespierre, Opere complete, vol. VII, pp. 162-63 citato in Domenico Losurdo, Controstoria del liberalismo, p. 135.
  2. ^ RaiStoria: Robespierre e la Rivoluzione diventa Terrore
  3. ^ Robespierre su treccani.it
  4. ^ a b Mathiez, pp. 3-31
  5. ^ Treccani, idem
  6. ^ Il vero nome originale della famiglia era "Derobespierre", cfr. Alberta Gnugnoli, Robespierre e il Terrore rivoluzionario, pp. 1-18
  7. ^ Le origini familiari accertate dal 1452 dei Robespierre sono analizzate da A. Lavoisne, in «Revue du nord», maggio 1914
  8. ^ Sulla famiglia di Robespierre, cfr. anche Walter, pp. 13-14
  9. ^ Robespierre C., p. 14
  10. ^ Walter, pp. 15-17
  11. ^ Scoperto da Irmgard Hörl, l'atto, che lo qualifica come insegnante di lingue, è stato pubblicato negli Annales historiques de la Révolution française, 1958, 2.
  12. ^ Albert Mathiez, Le père de Robespierre est-il mort en Amérique, in «Annales révolutionnaires», 1924, che riporta la testimonianza dell'abate Proyart, il quale avrebbe conosciuto personalmente il padre del rivoluzionario.
  13. ^ Walter, pp. 17-19 e 25: La borsa gli dava diritto a una camera con un letto, un tavolo e una sedia.
  14. ^ Edme-Bonaventure Courtois, Papiers inédits trouvés chez Robespierre, Saint-Just, Payan, etc., Paris, Baudouin Frères, 1828, pp. 154 e ss.
  15. ^ Liévin-Bonaventure Proyart è autore della biografia La vie et les crimes de Robespierre, surnommé le tyran, depuis sa naissance jusqu'à sa mort, pubblicata sotto il nome «Le Blond de Neuvéglise, colonnello di fanteria leggera» nel 1795 ad Augsburg, in Germania, ispirata a criteri reazionari.
  16. ^ Walter, pp. 19-28 che cita Proyart.
  17. ^ a b Mathiez, p. 15
  18. ^ Trovato tra le carte della sorella Charlotte, che lo cita nelle sue memorie.
  19. ^ Robespierre C., appendice
  20. ^ Mathiez, pp. 16 e segg.
  21. ^ Walter, p. 29
  22. ^ Walter, 28-29
  23. ^ Walter, pp. 29-31
  24. ^ Mario Mazzucchelli, Robespierre, 1955, p. 29.
  25. ^ Walter, pp. 31-41 e 49-55
  26. ^ Mathiez, p. 16
  27. ^ Citato in M. Mazzucchelli, cit., pp. 38-39.
  28. ^ Mathiez, pp. 18 e segg.
  29. ^ Mathiez, pp. 20
  30. ^ «Vedo la spina con la rosa / Nei bouquets che mi offrite / E celebrandomi / I vostri versi scoraggiano la mia prosa. / Tutto quel che mi si è detto di lusinghiero / Signori, ha il diritto di confondermi; / La rosa è il vostro complimento / La spina è l'obbligo della risposta [...]». Vi è chi sostiene che quelle tre strofe di ventiquattro versi non sarebbero di Robespierre, ma di Beffroy de Regny. L'errore di attribuzione sarebbe stato di Charlotte Robespierre.
  31. ^ La Réponse de Maximilien de Robespierre, avocat au Parlement et directeur de l'Académie, au discours de M.lle Kéralio è in Robespierre, tome XI, Compléments (1784-1794) pp. 189-191.
  32. ^ «Crois-moi, jeune et belle Ophélie, / Quoiqu'en dise le monde et malgré ton miroir, / Contente d'être belle et de n'en rien savoir, / Garde toujours ta modestie. / Sur le pouvoir de tes appas / demeure toujours alarmée, / Tu n'en seras que plus aimée / si tu crains de ne l'être pas».[1]
  33. ^ Walter, p. 30-35
  34. ^ Walter, p. 34 e 57-58
  35. ^ Robespierre C., c. II, p. 24.
  36. ^ Pierre Villiers, Souvenirs d'un déporté, 1802, p. 2.
  37. ^ Robespierre C., III, 48-49
  38. ^ L. Noiset, Robespierre et les Femmes, Editions Nilsson, 1932, p. 69
  39. ^ Louis Jacob, Robespierre vu par ses contemporains, Armand Colin, Paris, 1938.
  40. ^ Mathiez, 18-19
  41. ^ Mathiez, 17-19
  42. ^ Mathiez, 19-20
  43. ^ Mathiez, 20-21
  44. ^ Walter, pp. 60-71.
  45. ^ Walter, 79-97
  46. ^ Robespierre, Lettera ad Antoine-Joseph Buissart, 23 luglio 1789.
  47. ^ Albert Soboul, La Rivoluzione francese, 1974, p. 148.
  48. ^ Ivi, p. 149.
  49. ^ citato in: Jean Massin, Robespierre, éd. Alinéa, 1988, p. 32
  50. ^ Nelle sue Memorie, Charlotte Robespierre (cit., p. 37), afferma solamente che Maximilien vive con un uomo a cui è molto affezionato. La circostanza che egli abbia svolto le funzioni di segretario per Robespierre è affermata solamente da Villiers stesso (in Souvenirs d'un déporté, Paris, 1802, p. 6). Sia Hamel (Histoire de Robespierre, t. 1, Paris, 1864, pp. 180 e ss.), sia Walter, pp. 137-138, che, infine, Rene Garmy (Aux origines de la légende anti—robespierriste: Pierre Villiers et Robespierre, in Albert Soboul (ed.), Actes du colloque Robespierre. XIIe congres international des sciences historiques, Paris: Société des études Robespierristes, 1967, pp. 19-33), smentiscono - seguendo attentamente i documenti d'archivio - Pierre Villiers. Da segnalare che Michelet - invece - crede ciecamente nelle parole del soldato dei dragoni e drammaturgo parigino.
  51. ^ Walter, pp. 148-162
  52. ^ Marianne Becker, Le tribun de la Constituante: histoire de Robespierre, 1998, p. 219.
  53. ^ Gunther, Scott (2009). "The Elastic Closet: A History of Homosexuality in France, 1942–present" Book about the history of homosexual movements in France (sample chapter available online). Palgrave-Macmillan, 2009. ISBN 0-230-22105-X.
  54. ^ Mathiez-Lefebvre, 212 e segg.
  55. ^ Robespierre, vol I, pag. 212, ed. del 1867
  56. ^ Robespierre, X, p. 354.
  57. ^ Maximilien de Robespierre, Discorso alla Convenzione per la condanna a morte di Luigi Capeto, 3 dicembre 1792, in Robespierre, IX : Discours (4e partie) septembre 1792-27 juillet 1793, p. 184 citato e ripreso dal sito robespierre.it
  58. ^ Mathiez-Lefebvre, 110-116
  59. ^ Mathiez-Lefebvre, vol II 119-121
  60. ^ Robespierre, vol. III, 567 e segg.
  61. ^ Lo scandalo è ricostruito in: Albert Mathiez, L'Affaire de la Compagnie des Indes, Paris, Félix Alcan, 1920
  62. ^ Albert Mathiez, Études robespierristes, vol. 1. La corruption parlementaire sous la Terreur, Paris, Librairie Armand Colin, 1917.
  63. ^ Philippe-Joseph-Benjamin Buchez, Prosper Charles Roux, Histoire parlementaire de la révolution française, éd. Paulin, 1793, t. 27, p. 243
  64. ^ Aurelio Musi, Le vie della modernità, pag. 424, Sansoni Editore, Milano 2000. Secondo lo storico, l'8,5% di essi erano nobili, il 6,5% ecclesiastici, il 25% borghesi, il 31% artigiani e lavoratori urbani, il 28% contadini.
  65. ^ Masi, ibidem
  66. ^ Luigi Anepeta, La sindrome di Robespierre, parte I; cfr. anche Psicobiografia di Maximilien Robespierre, parte II
  67. ^ Citato in Enzo Biagi, Quante storie, Rizzoli, Milano, 1989. ISBN 88-17-85322-4; p. 194.
  68. ^ Albert Mathiez, Perché siamo robespierristi?, brani riportati sul sito Les amis de Robespierre.
  69. ^ Mathiez-Lefebvre, vol II 126-127
  70. ^ Robespierre: difensore del popolo e della religione
  71. ^ frase attribuita al girondino Pierre Victurnien Vergniaud: "La rivoluzione è come Saturno, divora spietatamente i suoi figli", citato ad esempio in: Matteo D'Ambrosio, Nuove verità crudeli: origini e primi sviluppi del futurismo a Napoli, 1990, pag. 31
  72. ^ Norman Hampson, Storia sociale della Rivoluzione francese, 1964.
  73. ^ Georges Lefebvre, La Révolution française, PUF, 1968, p.389.
  74. ^ a b Mathiez-Lefebvre, vol II 125-126
  75. ^ Mathiez-Lefebvre, vol II 126
  76. ^ Robespierre, il rivoluzionario "sans reproche"
  77. ^ Oevres de Maximilien Robespierre, Phénix Éditions, Ivry, 2000, t. VIII, pp. 81-83.
  78. ^ Citato in Simone Weil, Riflessioni sulla guerra (1933), in Incontri libertari, traduzione di Maurizio Zani, Elèuthera, Milano, 2001, p. 38. ISBN 88-85060-52-8
  79. ^ A. Mathiez, Studi su Robespierre, 1958, citato sul sito robespierre.it
  80. ^ Larousse, Encyclopédie Larousse du XXe siècle, 1975, see: "Terreur"
  81. ^ Mathiez-Lefebvre, vol II 127
  82. ^ Slavin, Morris. "Jacques Roux: A Victim of Vilification." French Historical Studies, Vol. 3, No. 4 (Autumn, 1964), pp. 525-537.
  83. ^ Mathiez-Lefebvre, vol II 128
  84. ^ Albert Mathiez, Perché siamo robespierristi? citato qui.
  85. ^ La sorella Charlotte lo descrive di "carattere buono e gentile, rideva poco e sorrideva molto raramente".
  86. ^ M. Robespierre, Per l'approvazione immediata della legge del 22 pratile
  87. ^ Armand François d'Allonville, Mémoires secrets de 1770 à 1830, tome troisième. Société typographique belge. Bruxelles, 1838.
  88. ^ Mathiez-Lefebvre, vol II p. 125
  89. ^ Scrisse Charles Nodier: « Se la tirannia metodica, se il terrore organizzato avevavano sede da qualche parte, questa era nel Comitato di governo, già da tempo disertato da Robespierre». Charles Nodier, Souvenirs, 1831, p.189; cfr. anche Albert Mathiez, « la division dans les comités à la veille de Thermidor», Annales révolutionnaires, 1915, pag. 70 e Georges Lefebvre, «La rivalité des comités de salut public et de sûreté générale », Revue historique, 1935
  90. ^ Mathiez-Lefebvre, vol II p. 125-127
  91. ^ Mathiez-Lefebvre, vol II 115-116
  92. ^ Mathiez-Lefebvre, vol II 129-130
  93. ^ Robespierre, X, pp. 566-576
  94. ^ Francesco Lamendola, Recensione a "Robespierre politico e mistico"
  95. ^ Robespierre, écrits, Claude Mazauric, éd. Paris Messidor/Éditions sociales, 1989, p. 332
  96. ^ Mathiez-Lefebvre, vol II 134
  97. ^ Walter, 446-447
  98. ^ Mathiez-Lefebvre, vol II p. 130
  99. ^ Mathiez-Lefebvre, vol II pp. 130131
  100. ^ MathiezLefebvre 1994,  vol. II, pp. 134-135
  101. ^ Norman Hampson, La vita e le opinioni di Maximilien Robespierre.
  102. ^ Marc-Antoine Jullien de Paris (1775-1848): una biografia politica; di Eugenio Di Rienzo, pag.60-61
  103. ^ S. Bianchi, La déchristianisation de l'an II: essai d'interpretation in Annali storici della Rivoluzione francese, II, 341 e segg.
  104. ^ a b Bianchi, 341 e segg.
  105. ^ Robespierre, X, pp. 457-459
  106. ^ Kennedy, Emmet (1989). A Cultural History of the French Revolution. Yale University Press. ISBN 0-300-04426-7, pag. 343-345
  107. ^ Lamendola, op. cit..
  108. ^ Kennedy, 345
  109. ^ "Scristianizzazione" sul sito Robespierre.it
  110. ^ Michel Vovelle, Serge Bonin, 1793: la révolution contre l'Église: de la raison à l'être suprême, éd. Complexe, 1988, p. 45, 274.
  111. ^ da "La Rivoluzione Francese", in Storia Illustrata, anno 1968, del mese di dicembre, numero 133.
  112. ^ Kennedy, 315-316.
  113. ^ a b Vovelle, Bonin, p. 45, 274.
  114. ^ Mathiez-Lefebvre, vol II 110 e segg.
  115. ^ Walter, 447 e segg.
  116. ^ Mathiez-Lefebvre, vol II 132-133
  117. ^ Walter, pp. 450-453
  118. ^ Maximilien Robespierre, Governo rivoluzionario e governo costituzionale, 25 dicembre 1793 in Documents d'histoire contemporaine: Le XIXe siècle, Jean-Paul Jourdan, éd. Presses Universitaires de Bordeaux, 2002, t. 1, p. 26
  119. ^ Mémoires de Lavasseur de la Sarthe, Paris, 1828; citato in George Rudé, Robespierre, traduzione di Maria Lucioni, Editori riuniti, Milano 1981.
  120. ^ Biografia di Robespierre su leonardo.it, tratta da Adolphe Thiers, Storia della Rivoluzione francese.
  121. ^ Mathiez-Lefebvre, vol II 130-131
  122. ^ Georges Minois, Storia dell'avvenite. Dai profeti alla futurologia, pag. 198.
  123. ^ Walter, pp. 446-453
  124. ^ Mathiez-Lefebvre, vol II 134
  125. ^ Mathiez-Lefebvre, vol II 132-135
  126. ^ Histoire de Robespierre, Ernest Hamel, éd. Chez l'auteur, 1867, t. 3, p. 729
  127. ^ Mathiez-Lefebvre, vol II 135
  128. ^ Mathiez-Lefebvre, vol II 129-130
  129. ^ Mathiez-Lefebvre, vol II 136
  130. ^ Mathiez-Lefebvre, vol II 136-137
  131. ^ Mathiez-Lefebvre, vol II 136-137
  132. ^ Mathiez-Lefebvre, vol II 137-138
  133. ^ Mathiez-Lefebvre, vol II 138
  134. ^ Pierre Guillemin, Robespierre politico e mistico, pp. 405 e segg.
  135. ^ a b c Ulderico Munzi, Chi ha paura di Robespierre?, La Stampa, 21 gennaio 1994
  136. ^ Mathiez-Lefebvre, vol II 138-139
  137. ^ Mathiez-Lefebvre, vol II 139
  138. ^ Walter, 2e partie : « Le bilan d'une dictature », chapitre 6 : « Jours et nuits de Thermidor », et 3e partie : « Le vaincu du neuf thermidor », chapitre 1 : « Autour de l'échafaud »
  139. ^ Margherita Fronte, Svelata la malattia di Robespierre. era la sarcoidosi. URL consultato il 4 gennaio 2014.
  140. ^ Philippe Charlier, Philippe Froesch, Robespierre: the oldest case of sarcoidosis. URL consultato il 4 gennaio 2014.
  141. ^ Massimiliano Panarari, A chi fa ancora paura la vera faccia di Robespierre?. URL consultato il 4 gennaio 2014.
  142. ^ Mathiez-Lefebvre, vol II 140
  143. ^ Mathiez-Lefebvre, vol II 140
  144. ^ Walter, capitolo Journes and Nuits de Thermidore
  145. ^ Mathiez-Lefebvre, vol II 139-140
  146. ^ Albert Soboul - Robespierre and the Popular Movement of 1793-4.
  147. ^ Simon Schama, Cittadini. Cronaca della Rivoluzione francese.
  148. ^ citato in George Rudé, Robespierre, traduzione di Maria Lucioni, Editori Riuniti, Milano 1981; cfr. Robespierre in Enciclopedia italiana
  149. ^ F. Buonarroti, Observations sur Maximilien Robespierre, Paris 1837, citato in George Rudé, Robespierre, traduzione di Maria Lucioni, Editori Riuniti, Milano 1981.
  150. ^ The Fall of Robespierre and other essays, London 1927.
  151. ^ Citato in George Rudé, Robespierre, traduzione di Maria Lucioni, Editori Riuniti, Milano 1981.
  152. ^ Robespierre disse: "Come potete rimproverare agli ebrei le persecuzioni che hanno subíto in diversi paesi? Queste sono, al contrario, dei crimini nazionali che noi dobbiamo espiare reintegrandoli negli imprescrittibili diritti dell'uomo di cui nessuna autorità umana può privarli. [...] Restituiamo loro la felicità, la patria e la virtù reintegrandoli nella loro dignità di uomini e cittadini."
  153. ^ Robespierre, Maximilien
  154. ^ "Fu la tempesta del Dubbio: tempesta inevitabile credo, una volta almeno nella vita d'ognuno che, votandosi ad una grande impresa, serbi core e anima amante e palpiti d'uomo, né s'intristisca a nuda e arida formola della mente, come Robespierre." da Note autobiografiche.
  155. ^ M. Ferrari, Un giornalista giacobino nella Repubblica democratica ligure: G. M., in Idee e parole nel giacobinismo italiano, a cura di E. Pii, Firenze 1990, pp. 87-112.
  156. ^ Giuseppe Parlato, Mazzini e l'opzione rivoluzionaria. L'eredità giacobina.
  157. ^ Se Parigi dice no a rue Robespierre
  158. ^ Protestano gli "amici di Robespierre"
  159. ^ Personaggi de La Stella della Senna
  160. ^ Bibliografia a cura di U. Cerroni, in: M. Robespierre, La rivoluzione giacobina, 1992
  161. ^ Robespierre, stato francese salva manoscritto inedito da asta
  162. ^ Robespierre, 1100 donatori raccolgono 120.000 euro per manoscritti inediti

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Mémoires de Charlotte Robespierre sur ses deux frères, a cura di A. Laponneraye, Paris, 1834
  • Charlotte Robespierre, Memorie sui miei fratelli, Palermo, Sellerio, 1989.
  • Ernest Hamel, Histoire de Robespierre d'apres des papiers de famille, les sources originales et des documents entièrement inédits, 3 voll., Paris, A. Lacroix, Verboeckhoven et Cie, 1865-1867
  • Auguste Joseph Paris, La jeunesse de Robespierre et la convocation des États généraux en Artois, Arras, Rousseau-Leroy, 1870
  • Jean Bernard, Quelques poésies de Robespierre, Paris, Georges Maurice, 1890
  • Germaine Acremant, Les Rosatis, in «Censeur», 23, 8 giugno 1907
  • Hector Fleischmann, Robespierre et les femmes, Paris, Albin Michel, 1909
  • Gérard Walter, Robespierre, Parigi, Gallimard, 1946.
  • Mario Mazzucchelli, Robespierre (1928), Milano, dall'Oglio editore, 1955
  • Henri Guillemin, Robespierre politico e mistico, Milano, Garzanti, 1989 ISBN 88-11-69302-0
  • Albert Soubol, La Rivoluzione francese, Laterza, Roma-Bari 1964
  • Albert Mathiez, Robespierre, Bolsena, Massari editore, 1999, ISBN 88-85378-00-5.
  • Albert Mathiez, Georges Lefebvre, La Rivoluzione francese, Torino, Piccola Biblioteca Einaudi, 1994, ISBN 88-06-04598-9.
  • Georges Lefebvre, La Rivoluzione francese, Einaudi, 1972 ISBN 88-06-18408-3
  • Alberta Gnugnoli, Robespierre e il terrore rivoluzionario, Firenze, Giunti, 2003 ISBN 88-09-03129-6

Edizioni di opere di Robespierre[modifica | modifica sorgente]

  • Maximilien de Robespierre, Ouvres de Maximilien Robespierre, Parigi, Società di studi robespierristi, 1866 e 1910-2011.
  • Maximilien de Robespierre, Scritti rivoluzionari, Milano, M&B Publishing, 1996 ISBN 88-86083-08-4
  • Maximilien de Robespierre, La Rivoluzione giacobina, a cura di G. Cantoni, Milano, 1953
  • Maximilien de Robespierre, I principi della democrazia, a cura di A.M. Battista, Pescara, 1983

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Presidente della Convenzione nazionale
Periodo rivoluzionario
Successore Flag of France.svg
Marie-Jean Hérault de Séchelles 22 agosto 1793 - 5 settembre 1793 Jacques Nicolas Billaud-Varenne
Predecessore Presidente della Convenzione nazionale
Periodo rivoluzionario
Successore Flag of France.svg
Claude-Antoine Prieur-Duvernois 4 giugno 1794 - 19 giugno 1794 Élie Lacoste

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