Laicismo

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Il laicismo è l'atteggiamento filosofico, politico e sociologico di chi propugna la totale separazione tra Stato e Chiesa, ovvero l'assenza di interferenze religiose o confessionali, dirette o indirette, nell'ambito legislativo, esecutivo e giudiziario di uno Stato e più in generale nella vita civile di una comunità umana e nei suoi aspetti di obbligatorietà.

Il corrispondente aggettivo è "laicista", mentre con l'aggettivo "laico" (corrispondente a "laicità") ci si riferisce a una persona non necessariamente laicista, che auspica la non-interferenza della religione nella vita civile e quindi la netta separazione stato/chiesa. L'aggettivo laico inizialmente indicava i fedeli cristiani non appartenenti al clero. Il successivo significato di carattere politico ("non religioso"), invece, è stato assunto con l'Illuminismo e la Rivoluzione Francese. Attualmente il termine "laico" viene usato in entrambi i significati.

I termini Laicismo, inteso come indirizzo teorico di carattere politico ha tra i suoi presupposti la Secolarizzazione della vita civile, cioè l'eliminazione dei fattori religiosi da tutto ciò che non concerne la religione in senso stretto. La realizzazione del laicismo in una certa società implica solitamente il progressivo declino dell'importanza della fede religiosa nella vita di essa. Però laicismo e secolarizzazione sono concetti differenti e non necessariamente legati da rapporti di causa-effetto.

Motto della Repubblica Francese nel timpano di una chiesa.

Indice

[modifica] Laicismo e religione

Il laicismo sostiene la piena autonomia dello Stato e dei suoi principî rispetto alle autorità e alle confessioni religiose: si può definire Stato laico quello che agisce mantenendo un atteggiamento imparziale nei confronti delle fedi religiose dei cittadini, siano queste maggioritarie o minoritarie.

In questa accezione il termine nasce storicamente nel XVIII secolo quale critica al potere che la Chiesa cattolica ha esercitato costantemente e pervicacemente per il condizionamento istituzionale e costituzionale sui costruendi stati dell'Europa moderna.

Buona parte delle critiche rivolte al laicismo consistono nel sostenere che questa posizione comporti ostilita' a prescindere nei confronti della Chiesa e delle altre istituzioni religiose. Il laicismo ammette l'esistenza sul territorio dello Stato di istituzioni religiose, e la possibilità che queste possano esprimere posizioni morali, politiche o sociali, ma ciò fin quando queste non vengano imposte, in forza di legge, anche a chi non le condivide.

Alcune tra le Chiese cristiane (cattolicesimo, ortodossia e alcune confessioni protestanti, soprattutto negli USA) giudicano limitativa la possibilità di "permettere a tutti di esercitare solo privatamente la propria fede", poiché ritengono comporti "tolleranza" invece di "rispetto" tra le religioni stesse e le istituzioni laiche. In più ritengono costituisca una immotivata repressione della dimensione sociale della loro fede, nel Vangelo secondo Matteo è infatti scritto che Gesù così disse: "Chi dunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch'io lo riconoscerò davanti al Padre mio". Vero è che nei Vangeli è anche scritto "Date a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio". La Chiesa cattolica giudica negativamente la visione laicista in quanto fonda la propria fede sul rapporto tra la "comunità" e Dio, mentre le Chiese Protestanti prediligono un rapporto diretto, e, per questo motivo, sono convinte della necessità di non imporre alcun loro precetto per legge anche a coloro che non sono protestanti.

Da un punto di vista anche strettamente legale, questa pretesa di non essere sottoposti a leggi non condivise è ritenuto da alcuni ideologico e non corretto, dato che le leggi si definiscono con maggioranze parlamentari scelte con libere elezioni. Laicità e laicismo (a prescindere dal fatto che si sia convinti di un diverso significato dei termini o meno) si fondano sul pluralismo e sul metodo democratico. Le chiese (cristiane e non cristiane) accettano quindi di buon grado, pur non sempre condividendole, le leggi che lo stato sceglie per tutti i cittadini. In uno stato autoritario, sia perché antireligioso, sia perché, al contrario, basato su una forte influenza religiosa sulla politica, questo potrebbe porre il problema del rispetto delle minoranze (si veda, per esempio il problema della sharia per come è intesa negli stati islamici più integralisti).

[modifica] Laicismo e laicità

Per approfondire, vedi la voce Idea cristiana di laicità e rapporto con le altre fedi.

Si riscontrano punti di vista diversi sul significato dei termini laicità e laicismo. Alcuni dizionari della lingua italiana come il De Mauro, in accordo alla definizione storica del termine laicismo, considerano i due termini come sinonimi. Il suffisso "ismo" dà sovente una connotazione negativa al termine e non a caso sono i credenti che si dichiarano laici indicando con laicisti gli appartementi a una controparte anti-religiosa.

Tra i politici italiani è diffusa l'avversione a vedersi attribuita la definizione di "laicista" perché, almeno secondo una parte dell'opinione pubblica, il termine ha assunto ormai un significato negativo, mentre la qualifica di difensori della "laicità dello stato" avrebbe una connotazione positiva, anche se spesso non c'è accordo sul significato di questa espressione.

In effetti diversi politici e commentatori italiani affermano una distizione tra laicismo e laicità, secondo la quale i due termini indicherebbero due atteggiamenti diversi nella concezione del rapporto tra Stato e religione:

  • la laicità, secondo costoro, sarebbe l'atteggiamento con cui lo Stato dovrebbe garantire la libertà di culto ai fedeli delle varie religioni riconosciute dallo Stato: la democrazia, strumento indispensabile per una partecipazione plurale e collettiva al bene comune dello Stato, garantirebbe la separazione tra sfera politica e sfera spirituale nell'affermazione da parte di ciascuno delle proprie convinzioni e la separazione, anche burocratica, tra autorità religiose e organismi politici.
  • il laicismo, invece, sarebbe un atteggiamento più radicale, tale per cui lo Stato scivolerebbe da una perfetta equidistanza nei confronti di ogni posizione etica e/o credo religioso verso una visione - più o meno dichiarata - di negazione delle convinzioni religiose e delle correlate impostazioni etiche.

Poiché molti di quelli che sostengono questa distinzione fra laicità e laicismo sono cattolici, per approfondire questo tema si confronti la voce Idea cristiana di laicità e rapporto con le altre fedi.

[modifica] Laicismo e laicità negli Stati

[modifica] Europa e Stati Uniti

In molti paesi europei, come la Francia, e la Spagna (recentemente), la secolarizzazione è molto diffusa e alcune leggi statali riflettono posizioni culturalmente indipendenti e anche opposte a quelle delle religioni maggioritarie. Altri paesi come quelli scandinavi, pur avendo ordinamenti statali che assegnano un ruolo pubblico alla Chiesa di Stato (luterana) hanno ugualmente una popolazione e una legislazione "secolarizzata". Nel Regno Unito la regina ha il titolo di "Difensore della Fede", è governatore supremo della Chiesa anglicana e i vescovi anglicani hanno un seggio di diritto nella Camera dei Lord. Diverso è il caso degli Stati Uniti dove da sempre le chiese e lo stato sono nettamente separati, ma nel quale le chiese e le religioni hanno forte peso nella società. Anche negli Stati Uniti il dibattito sulla laicità dello Stato ha comunque una forte tradizione, legato però ad altri temi rispetto all'Europa, come la preghiera pubblica nelle scuole, il giuramento sulla Bibbia, l'insegnamento del creazionismo o il ruolo della "religione civica" americana.

[modifica] Francia

In Francia la Costituzione proibisce il riconoscimento di qualsiasi religione (eccetto per alcune congregazioni preesistenti come i cappellani militari o in Alsazia-Lorena) ma consente il riconoscimento di organizzazioni religiose sulla base di criteri formali di legge esterni alla dottrina religiosa:

  • se il solo scopo dell'organizzazione è organizzare attività religiose;
  • se l'organizzazione non turba l'ordine pubblico.

Il laicismo è correntemente accettato da tutte le principali religioni francesi. Fanno eccezione alcuni correnti di estrema destra reazionarie e monarchiche che desiderano l'imposizione del Cristianesimo Cattolico come religione di stato con un ruolo civile e alcuni leader islamici che non riconoscono la superiorità della legge civile sui precetti religiosi, cosa peraltro in comune con i fedeli cristiani (vedi obiezione di coscienza).

Anche se non è loro probito di fare dichiarazioni su argomenti religiosi, I leader politici francesi solitamente non mostrano apertamente che alcune loro politiche possono essere direttamente ispirate da considerazioni religiose; le argomentazioni religiose in Francia sono considerate incompatibili con un dibattito politico ragionato. Certamente i politici francesi possono apertamente praticare la loro religione (ad esempio i presidenti francesi Jacques Chirac e Nicolas Sarkozy si dicono apertamente cattolici) ma ci si aspetta che non si lascino influenzare nelle loro scelte politiche dalla loro religione "privata".

I francesi considerano infatti la religione una scelta privata, e ogni ostentazione pubblica è generalmente fuori luogo, gli ufficiali di stato francesi devono essere neutrali rispetto sia agli ideali politici che alla religione ed ogni pubblica espressione di affiliazione religiosa è proibita.

Questo atteggiamento è ritenuto dai critici (spesso cattolici) come un controsenso: se uno ha dei valori che ritiene veri in base alla propria fede, come mai non dovrebbe essere libero di esprimerli e di metterli in pratica per la ricerca del bene comune?

La Francia non ha pienamente separato Chiesa e Stato fino all'emanazione della legge sul secolarismo nel 1905 proibendo allo Stato di riconoscere o sussidiare religioni, pur non proibendo il riconoscimento o i sussidi a quelle già presenti prima del 1905 come la Chiesa Cattolica. In aree che in quell'anno erano occupate dalla Germania e che non ritornarono alla Francia fino al 1918 sono ancora in effetto alcuni concordati di cooperazione tra Chiesa e Stato.

Il termine Laïcité è correntemente un concetto chiave della costituzione francese, in cui l'articolo I definisce la Francia come repubblica secolare ("La France est une République, une, indivisible, laïque et sociale."). Molti ritengono che essere discreti verso le altrui religioni sia una necessità insita all'essere francese. Altri invece sostengono che è un atteggiamento ipocrita e contrario alla libertà di fede. Questo concetto obbligatoriamente "privato" di religione, che in passato ha permesso l'integrazione nella società francese di popoli di religioni anche molto diverse tra loro, è stato la causa, secondo alcuni, dei recenti scontri con immigranti non cristiani, specialmente con la numerosa popolazione musulmana.

Recentemente il dibattito politico ha portato alla controversa legge che ha proibito l'ostentazione di simboli religiosi vistosi come grandi hijab, turbanti Sikh, vistose croci cristiane e Stelle di Davide nelle scuole pubbliche. Alcuni affermano che tale legge non aiuterà l'integrazione degli stranieri, ma che ostacolarla, come hanno dimostrato le rivolte dei giovani islamici nelle periferie (banlieu), garantirà però una maggiore uguaglianza tra i cittadini a prescindere da quale sia la loro fede o se siano religiosi o no.

[modifica] Italia

Come sottolineato dall'art. 4 della sentenza n.203 della Corte Costituzionale, per la Costituzione Italiana la laicità è un "principio supremo dello Stato", che si struttura negli artt. 7, 8 e 20; "il principio di laicità, quale emerge dagli artt. 2, 3, 7, 8, 19 e 20 della Costituzione, implica non indifferenza dello Stato dinanzi alle religioni, ma garanzia dello Stato per la salvaguardia della libertà di religione, in regime di pluralismo confessionale e culturale." La Costituzione infatti separa gli ambiti di religioni e Stato, garantisce la libertà religiosa ( e quindi, implicitamente, il diritto a non avere alcuna fede) e la libertà di pensiero, negando alla religione maggioritaria (cattolica) lo status di religione di stato.

Nei fatti, in Italia la situazione si presenta diversa, perché il cattolicesimo è fortemente presente nella sua cultura a tutti i livelli. Influisce in ciò, ovviamente, la presenza a Roma dello Stato della Città del Vaticano, con la quale l'Italia di Benito Mussolini ha stipulato e rinnovato accordi di forte integrazione (Patti Lateranensi e successiva revisione col nome di Concordato) anche come recupero di rapporti e relazioni che si erano interrotte con l'annessione all'Italia dello Stato della Chiesa. È importante inoltre ricordare la posizione di predominio, per quasi tutta la seconda metà del XX secolo, di un partito (Democrazia Cristiana) esplicitamente ispirato ai principi del cattolicesimo, e anche una forte tradizione di associazionismo cattolico. Tuttavia, agnosticismo e ateismo sembra siano in crescita.

La storia dell'Italia e la larga diffusione della cultura legata alla Chiesa Cattolica fanno si che nell'ordinamento civile siano accettate, anche da parte di molti laici, norme e usanze legate alla tradizione cattolica perlopiù subite. I sostenitori del laicismo, siano essi credenti o non, considerano alcune di queste norme lesive dell'uguaglianza fra i cittadini a prescindere dalla loro aderenza a una determinata o a nessuna confessione religiosa, come stabilito nella Costituzione. Il problema del consenso in un paese storicamente determinato dalla presenza all'interno del proprio territorio dello Stato della Chiesa fa sì che le forze politiche tendano a non assumere posizioni contrarie al Vaticano e ai dettami della Conferenza Episcopale Italiana.

Per approfondimenti vedi la voce Rapporto Stato-Chiesa.

[modifica] Bibliografia

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