Laicità

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La parola laicità, in senso politico e sociale, denota la rivendicazione, da parte di un individuo o di una entità collettiva, dell'autonomia decisionale rispetto a ogni condizionamento ideologico, morale o religioso altrui.

Laico è, in questo senso, chi ritiene di poter e dovere garantire incondizionatamente la propria e l'altrui libertà di scelta e di azione, particolarmente in ambito politico, rispetto a chi, invece, ritiene di dover conciliare o sottomettere la propria e l'altrui libertà all'autorità di un'ideologia o di un credo religioso.

Nel significato originario del termine, ancora utilizzato in ambito religioso, il laico è un fedele della religione non ordinato sacerdote o non appartenente a congregazioni religiose. Nella società protocristiana dei primi secoli il laico veniva distinto dal presbitero ed alle cerimonie religiose i laici e i presbiteri partecipavano fisicamente separati. Nelle basiliche protocristiane esisteva un elemento architettonico divisorio, perlopiù marmoreo, chiamato iconostasi; al di là e al di qua di esso prendevano posto rispettivamente il clero e il popolo dei fedeli. L'iconostasi è ancora presente nelle chiese di rito bizantino, sia ortodosse sia cattoliche.

Quanto sopra mette in rilievo che il termine laicità senza altre specificazioni finisce per risultare molto ambiguo. Ciò per il fatto che, in realtà, esistono due tipi di laicità, quella intesa in senso cattolico e quella intesa in senso laicista.

Caratteri generali[modifica | modifica sorgente]

Il termine, riferito ad una struttura politica o amministrativa, ne esprime l’autonomia dei principi, dei valori e delle leggi da qualsiasi autorità esterna che ne potrebbe determinare, compromettere o perlomeno influenzare l'azione.

La laicità, per estensione, si configura anche come assenza di un'ideologia dominante nell'opera di governo di uno Stato, e come equidistanza dalle diverse posizioni religiose ed ideologiche presenti. Ad esempio, nel caso di un regime totalitario, definire lo Stato come "laico" è un errore, in quanto in esso vi è posto solo per l'ideologia ufficiale e l'ideologia non ha l'imparzialità dell'atteggiamento veramente laico.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Nel medioevo il potere politico era fortemente intriso di carica sacrale, quasi tutte le monarchie ricevevano il diritto a governare dal papa stesso, diritto riconosciuto formalmente dalla dinastia franca. Durante la lotta per le investiture si pose il problema dei rapporti gerarchici tra papato e Sacro romano impero, una questione che si ripropose costantemente ogni qual volta salivano sul soglio imperiale personaggi di spicco quali Federico Barbarossa o Federico II.

Nel corso del XIV secolo, con lo scisma d'Occidente, tramontò l'idea universalistica del papato come potere superiore e riconosciuto da tutta la Cristianità europea, con il culmine durante il conflitto tra il re di Francia Filippo il Bello e Bonifacio VIII che portò alla dura umiliazione del pontefice con lo "schiaffo di Anagni" e l'elaborazione della teoria del regalismo da parte dei giuristi della corte di Filippo.

In quegli anni si svilupparono gli studi giuridico-filosofici che, nella speranza di ricomporre la frattura tra potere politico-temporale e potere spirituale, teorizzavano il rapporto da tenere tra questi.

Alla ieratica superiorità papale, ribadita da Bonifacio VIII con la bolla Unam Sanctam, si opposero dei tentativi di conciliazione, come il De Monarchia di Dante Alighieri, che vedeva in Dio la superiore fonte di qualsiasi diritto e auspicava energicamente la separazione dei poteri temporali e spirituali, o come gli studi di Pierre Dubois e Guglielmo di Nogaret, che teorizzavano l'autonomia del potere regio da qualsiasi altro potere, sia religioso, sia extraterritoriale (come l'Impero rispetto ai singoli monarchi europei).

Un passo avanti fu compiuto all'epoca immediatamente successiva dell'imperatore Ludovico il Bavaro, che ripudiò l'autorità papale facendosi incoronare a Roma non già da un suo vicario, ma da un senatore laico, quello Sciarra Colonna che aveva umiliato il defunto papa Bonifacio ad Anagni.

Al seguito di Ludovico lavorarono i primi teorici della laicità dello Stato: Marsilio da Padova e Guglielmo d'Ockham. Il primo nel Defensor pacis teorizzava l'assoluta laicità dell'Imperatore, essendo il suo potere derivato dal popolo, inteso come la melior e sanior pars di esso. Per questo secondo lui gli stessi vescovi sarebbero dovuti essere eletti in assemblee popolari e la massima autorità religiosa avrebbe dovuto essere il concilio, non il papa.

Il secondo, nel Dialogus, approfondì la teoria di Marsilio, descrivendo il potere temporale come derivato da Dio, ma non tramite intercessione del papa, ma tramite intercessione del popolo, che aveva anche il diritto di revocare tale potere ribellandosi al sovrano qualora egli non rispettasse il principio fondamentale dell'"equità naturale". Un sovrano che si rendeva nocivo al suo popolo poteva quindi essere lecitamente disubbidito, quindi la delega popolare ad esercitare il potere non era mai assoluta, ma condizionata al buon governo.

Con Marsilio da Padova e Guglielmo da Ockham si ebbero i fondamenti del potere statale inteso in senso moderno[1].

Lo Stato laico[modifica | modifica sorgente]

La maggiore o minore laicità di uno Stato può essere pertanto valutata sulla base del rispetto dei seguenti criteri:

  • la legittimità di uno Stato laico non è subalterna rispetto ad altri poteri quali istituzioni religiose o partiti politici confessionali ideologici; ad esempio, come afferma la Costituzione della Repubblica italiana, "lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani".
  • uno Stato laico rifugge da qualsiasi mitologia ufficiale, ideologia o religione di Stato;
  • uno Stato laico è imparziale rispetto alle differenti religioni e ideologie presenti al suo interno, e garantisce l’eguaglianza giuridica di tutti i cittadini, senza discriminarli sulla base delle loro convinzioni e fedi;
  • uno Stato laico riconosce e tutela i diritti di libertà di tutti i suoi cittadini: libertà di pensiero, di parola, di riunione, di associazione, di culto, ecc. compatibilmente con le proprie leggi e ordinamenti;
  • le leggi di uno Stato laico non devono essere ispirate a dogmi o altre pretese ideologiche di alcune correnti di pensiero, ma devono essere mosse dal fine di mantenere la giustizia, la sicurezza e la coesione sociale dei suoi cittadini.
  • una Stato laico rifugge, in sostanza, l'istituzionalizzazione della sospensione dal dibattito critico di specifiche opinioni, la quale sospensione può essere positiva (favorire una o più opinioni tra tante attraverso la legge), o negativa (sfavorire un'opinione [ad esempio attraverso la coercizione] attraverso la legge).

Dibattito sulla laicità[modifica | modifica sorgente]

Il dibattito sulla laicità, in Italia, si è riacceso recentemente attorno alla regolamentazione di alcuni temi importanti, tra i quali:

  • La presenza o meno di simboli religiosi negli edifici pubblici di proprietà statale.
  • La possibilità o meno di fare riferimento nelle dichiarazioni ufficiali alla fede religiosa eventualmente professata.
  • La possibilità di avvalersi o meno dell'insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche. In questo caso si registra la proposta di introdurre anche l'insegnamento di altre culture religiose.
  • La possibilità di regolamentare o ritornare a discutere su alcuni temi eticamente sensibili, come il divorzio, l'aborto, la somministrazione della pillola ru486, la fecondazione medicalmente assistita, le unioni civili per coppie eterosessuali e omosessuali, l'eutanasia, prescindendo o meno dalle convinzioni etiche più o meno restrittive di una parte del Paese.

Secondo una interpretazione ancora più laicista inoltre, pur non essendo un tema di stretta attualità, la laicità dello Stato è in discussione ogni volta che una norma o una legge viene in qualche modo influenzata da convinzioni morali, e non solo religiose. In questa tipologia rientra ad esempio, almeno in parte, qualche articolo del codice penale: artt. 527 e 529 (Atti osceni), Art. 528 (Pubblicazioni e spettacoli osceni), Art. 531(Prostituzione e favoreggiamento) e Legge Merlin e così via. Tali articoli non trovano una corrispondente formulazione nella legislazione di tutti gli altri paesi europei. Secondo tale interpretazione infatti, uno Stato laico è quello dove le religioni, le ideologie o la morale di una parte anche maggioritaria della popolazione non devono influire sulla società nel suo complesso, ma hanno valore solo per le persone, e al limite per le comunità formate da quelle persone che credono in una certa religione, in una certa ideologia o in una certa morale. Lo Stato laico deve prodigarsi perché nessuna parte della società prevarichi su un'altra, anche se minoritaria, per ragioni ideologiche. In altri termini: la democrazia non può essere usata per negare i diritti delle minoranze.

Esempi pratici[modifica | modifica sorgente]

La posizione laica viene spesso confusa con una posizione antireligiosa, spesso chiamata anche laicista. Tuttavia come ci possono essere persone che aderiscono a un credo religioso e sono laiche, è anche possibile che esistano degli atei non laici, ovvero che ritengono che il proprio punto di vista debba essere assolutizzato.

Si confonde inoltre spesso la laicità con una posizione morale. In realtà la laicità non detta linee di condotta morale, ma è un principio che permette a posizioni diverse, in particolari diverse posizioni morali e religiose, di convivere.

Queste confusioni rendono difficile formulare i problemi sulla fine della vita che sono al centro di molti dei dibattiti attuali. Per esempio, si sostiene spesso che alcuni dei temi su cui la morale laica e quella religiosa entrano in conflitto si dovrebbero ricondurre al bilanciamento tra difesa della vita ed interessi degli individui coinvolti. In realtà il conflitto è tra una concezione per cui alcuni individui ritengono di poter imporre a tutti gli altri la propria visione sull'origine o la fine della vita (siano essi abortisti o antiabortisti, favorevoli o contrari all'eutanasia) e una concezione per cui gli individui, proprio perché hanno visioni completamente diverse, devono rispettare le scelte altrui.

Laicità e Laicismo[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Laicità e religioni.

Si riscontrano punti di vista diversi sul significato dei termini 'laicità e "laicismo". La maggior parte dei dizionari della lingua italiana come il De Mauro o lo Zingarelli, in accordo alla definizione storica del termine laicismo, considerano i due termini come sinonimi, o meglio, definendo il laicismo semplicemente come la corrente di pensiero che rivendica la laicità.

Negli ultimi anni, d'altro canto, in alcuni ambiti, e in particolare quello ecclesiastico, si è diffuso l'uso dei due termini per definire differenti idee di separazione di Stato e Chiesa:

  • La laicità, considerata positivamente, sarebbe l'atteggiamento con cui lo Stato garantisce la libertà di culto ai fedeli delle confessioni e d'altra parte si riconosce la neutralità dello Stato democratico come uno strumento indispensabile per una convivenza plurale. Non viene però esclusa né una parziale sovrapposizione tra ambito statale e concezioni di origine confessionale né un intervento dello Stato sui culti per ragioni di ordine pubblico.

In quest'ottica spesso si ritiene che alcuni valori di origine naturale (cioè, considerata la storia italiana, di origine cristiana), come ad esempio il matrimonio monogamico fra persone di sesso diverso, possano essere parte integrante dei fondamenti condivisi dello Stato. In questa ottica lo Stato e le confessioni sono considerati ambiti distinti, ma tra loro comunicanti.

  • Il laicismo, invece, sarebbe un atteggiamento ambiguo da parte dello Stato volto a limitare le confessioni nell'ambito privato, fatto che, secondo chi sostiene tale distinzione, costituirebbe una volontaria o involontaria repressione (vedi anticlericalismo). In paesi considerati laicisti, come la Francia, lo Stato ha il diritto di riconoscere o non riconoscere la liceità di una confessione.

I laicisti, secondo questo uso del termine, vorrebbero escludere dalle scelte pubbliche, e a volte dal dibattito pubblico, argomenti di origine confessionale, o argomenti difesi da esponenti ufficiali delle confessioni religiose. In quest'ottica lo Stato e le confessioni sono considerati ambiti completamente separati. Pertanto l'interesse della neutralità dello Stato è al di sopra di qualsiasi fede o confessione religiosa, un esempio è l'esposizione di simboli religiosi in luoghi pubblici.

Come si è detto, per lo Stato e per i cattolici, laici e non, la laicità è quindi intesa in senso diverso da quello inteso dai laici (in senso politico).

Poiché, inoltre, le querelle sulla laicità sorgono quasi esclusivamente su temi di etica, e non riguardo interventi delle varie confessioni religiose su questioni sociali, si vedano etica e secolarizzazione dell'etica.

Laicità debole e laicità forte[modifica | modifica sorgente]

Giovanni Fornero ha distinto fra due accezioni di fondo del termine "laicità": una larga (o debole) di tipo metodologico-formale, comune a credenti e non credenti e propria dello Stato pluralista, e una ristretta (o forte) di tipo ideologico-sostantivo, propria dei non credenti [2], che coincide col laicismo.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Franco Cardini e Marina Montesano, Storia medievale, Firenze, Le Monnier Università, 2006, pag. 356-361. ISBN 8800204740
  2. ^ Laicità debole e laicità forte, B. Mondadori, Milano 2008

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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