Schiaffo di Anagni

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La sala dove sarebbe avvenuto lo schiaffo.

Lo schiaffo di Anagni, talvolta citato anche come oltraggio di Anagni, fu un episodio occorso nella cittadina laziale di Anagni il 7 settembre del 1303 ai danni di papa Bonifacio VIII. Si tratta in realtà non tanto di uno schiaffo materialmente dato, quanto piuttosto di un oltraggio morale, anche se la leggenda attribuisce a Sciarra Colonna l'atto di schiaffeggiare il pontefice Bonifacio VIII. Tale vicenda è uno degli atti conclusivi del grave dissidio che era sorto da anni tra il papa ed il re di Francia Filippo IV, detto "il Bello", per definire l'eventuale supremazia del potere spirituale su quello temporale, come auspicato dal papa stesso.

Storia[modifica | modifica sorgente]

L'oltraggio di Sciarra Colonna a Bonifacio VIII -incisione francese del XIX sec.-

Il re Filippo IV inviò i suoi emissari Guglielmo di Nogaret, membro del Consiglio di Stato di Francia, e Giacomo Colonna, detto "Sciarra", al cospetto del papa, dopo che gli stessi emissari avevano reclutato circa duemila armati, per intimare al pontefice di ritirare la bolla Super Petri Solio, peraltro non ancora pubblicata, che conteneva la scomunica per il monarca francese, e per condurlo prigioniero a Parigi, ove avrebbe dovuto essere sottoposto a processo.

Durante la notte tra il 6 ed il 7 settembre, probabilmente con l'aiuto del Podestà dell'epoca, i soldati entrarono ad Anagni, passando senza combattere attraverso una delle porte della città, e la occuparono. Il pontefice fu rinchiuso nel palazzo di famiglia (oggi Palazzo Bonifacio VIII) e sottoposto a varie angherie e privazioni. Sembra, a questo punto, che Guglielmo di Nogaret e il Colonna cercassero di costringere il papa, oltreché a ritirare la bolla, anche ad abdicare oppure a seguirli a Parigi; i due avrebbero però avuto dubbi ed esitazioni.

Accadde così che, dopo due giorni di prigionia, Bonifacio VIII venisse liberato dagli Anagnini, che presero le difese del pontefice loro concittadino, ribellandosi ai congiurati. Una volta liberato, il papa, dopo aver benedetto e ringraziato gli Anagnini, rientrò rapidamente in Roma. In ogni caso la morte di Bonifacio, un solo mese dopo questo evento, darà, poco tempo dopo, il via libera al controllo della Francia sul papato e, di conseguenza, al trasferimento della sede papale ad Avignone.

Il Palazzo papale ad Anagni

Divina Commedia[modifica | modifica sorgente]

L'episodio fu cantato da Dante[1] nella sua Divina Commedia, Purgatorio, XX, 85-90.

« Perché men paia il mal futuro e 'l fatto,
veggio in Alagna intrar lo fiordaliso,
e nel vicario suo Cristo esser catto.

Veggiolo un'altra volta esser deriso;
veggio rinovellar l'aceto e 'l fiele,
e tra vivi ladroni esser anciso.
 »

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ L'oltraggio riempì di sdegno anche molti avversari della politica di Papa Bonifacio VIII, come Dante Alighieri, che, nei versi citati, considerò l'offesa come rivolta a Cristo stesso.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]