Pace di Augusta

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La Pace di Augusta, detta anche pace di Religione, fu un trattato di pace, sancito da una riunione della Dieta ad Augusta comprendente tutti i principi, le città e gli stati del Sacro Romano Impero e ratificata come legge imperiale il 25 settembre 1555 da Ferdinando I d'Asburgo, Re dei Romani.

Con questo trattato venne riconosciuto ai principi tedeschi il diritto di aderire alla confessione cattolica o alla confessione di Augusta, cioè al luteranesimo, con esclusione di ogni altra religione (come il calvinismo). Ai sudditi veniva fatto obbligo di seguire la religione del principe; in alternativa sarebbero dovuti emigrare in un altro principato in cui la religione di stato coincidesse con la propria (il principio detto del cuius regio, eius religio).

Venne anche stabilito il principio del riservato ecclesiastico (reservatum ecclesiasticum), che poneva termine alla secolarizzazione dei beni ecclesiastici, cioè il passaggio di proprietà dei benefici e dei terreni ecclesiastici al patrimonio personale del vescovo o abate che passava al luteranesimo. Pertanto se un principe che ricopriva una carica ecclesiastica cattolica di (vescovo o abate) fosse passato al luteranesimo, non avrebbe potuto incamerare i beni del vescovato o dell'abbazia e renderli ereditari per la propria famiglia (vescovi e abati del Sacro Romano Impero erano quasi esclusivamente nobili). Furono legalizzate solo le secolarizzazioni anteriori al 1552 (trattato di Passavia), mentre i vescovati e i beni cattolici secolarizzati dopo tale data avrebbero dovuto essere restituiti. Tale clausola fu molto controversa e ritenuta inaccettabile dai principi luterani, cosicché non fu votata dalla Dieta, ma aggiunta con una deliberazione del Re dei Romani. Lo status ambiguo di questa clausola fu una delle cause della guerra dei trent'anni.

La clausola del reservatum ecclesiasticum sarebbe stata ripresa con l'attuazione dell'editto di Restituzione da parte di Ferdinando II nel 1629.

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