Crociata

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Le crociate furono una serie di guerre, combattute tra l'XI e il XIII secolo fra eserciti di regni cristiani europei ed eserciti musulmani prevalentemente sul terreno dell'Anatolia e nel Mediterraneo orientale (ma anche in Egitto e in Tunisia).
La definizione di "Crociata" è stata data anche ad altri fatti bellici che hanno coinvolto in Europa forze cristiane di differenti Stati e forze islamiche ottomane. In realtà in modo del tutto improprio, visto che il loro fine non era quello di "liberare" il Santo Sepolcro ma s'iscriveva nel confronto tra entità politiche che si proponevano semplicemente di ampliare i loro confini.

Problematicità della definizione[modifica | modifica sorgente]

Anche se esse furono benedette[1] e spesso invocate dal Papato e motivate da un sentimento eminentemente religioso che intendeva liberare dall'occupazione musulmana la terra dove nacque, predicò e morì Gesù, non si tratta propriamente di guerre di religione, dato che lo scopo non fu mai quello di costringere i musulmani a cambiare religione, neppure dopo le avvenute conquiste. Le armi, con cui i Crociati partirono e che impiegarono in Terrasanta, poco avevano a che fare con la religione, quanto piuttosto con un desiderio di conquista e di liberazione della Terra santa, che comportava inevitabilmente l'uso della forza, anche se non mancarono richiami di autorevole fonte cristiana circa l'assenza di colpevolezza (peccato) nell'eliminazione fisica degli invasori avversari nella fede[2]

Diminuzione dei territori cristiani dell'Impero Bizantino

Le Crociate non furono causate quindi da astratte visioni religiose contrapposte, né soltanto, come affermano alcuni studiosi, dall'intento di conseguire un personale arricchimento materiale e d'immagine.[3] Il casus belli fu la richiesta di soccorso, sostenuta anche da una lettera-appello dell'imperatore di Bisanzio, Alessio Comneno, rivolta da alcune comunità religiose cristiane orientali per fronteggiare e rintuzzare le angherie alle quali erano sottoposte dalle autorità musulmane del posto e garantire ai pellegrini cristiani diretti in Terra santa vita e sicurezza.
Ciò non significa che le Crociate non abbiano espresso rilevanti moventi politico-economici che germinavano all'interno del mondo feudale medievale europeo e bizantino e, come concreto obiettivo, il controllo della Terra santa e la sconfitta dei musulmani locali. Le Crociate sono altresì considerate da alcuni studiosi e polemisti come la ritardata risposta della Cristianità all'espansione islamica del VII secolo, che aveva portato alla perdita di territori enormi - Spagna, Siria-Palestina, Egitto, Nordafrica e Mesopotamia, che erano state terre cristiane dal II/III secolo, di cui si considerava fosse moralmente e giuridicamente lecito rientrare in possesso.[4]

Soldati crociati in un'illustrazione di Pierre Larousse del 1922

In epoca contemporanea il termine "Crociata" non ha perso le sue forti caratterizzazioni ideologiche. Esso infatti viene a volte utilizzato con una connotazione negativa - quando ad esempio si voglia sottolineare un conflitto i cui moventi siano più ideologici che ideali - mentre conserva la sua originaria valenza semantica positiva, quando il termine venga usato per indicare attività e lotte caratterizzate da un forte afflato culturale o sociale (ad esempio "crociata contro il fumo", "contro le droghe" o "contro l'alcol"). Così, una mazziniana come Giorgina Craufurd Saffi, acattolica di origine e moglie del triumviro della Repubblica Romana del 1849 Aurelio Saffi, a proposito di una campagna, laica, contro la prostituzione e per il riscatto delle donne che vi erano coinvolte, parlava di una santa Crociata, che oggi si combatte contro il Vizio eretto a sistema - contro il Male, accettato prima come ineluttabile "necessità", quindi, organizzato, protetto, sanzionato da legge di Stato (1881)[5].

Le Crociate come guerre e violenza armata[modifica | modifica sorgente]

Come la maggior parte delle guerre di quel tempo anche le crociate furono caratterizzate da episodi di violenza belluina: non mancarono saccheggi, violenze e devastazioni. Basti ricordare, nel corso della Prima Crociata, il massacro degli abitanti musulmani della siriana Ma'arrat al-Nu'man (l'11 dicembre 1098): dopo aver trucidato tutti gli uomini, le donne e i bambini furono venduti dai Crociati come schiavi[6]. Ancor più impressionante fu il massacro compiuto dai Crociati dopo la presa di Gerusalemme: vennero passati a fil di spada tutti gli ebrei e i musulmani presenti, eccezion fatta per la guarnigione fatimide, che versò un cospicuo riscatto ai vincitori, potendo così, grazie a quell'oro, scampare alla sorte dei loro correligionari.[7]

L'episodio più veemente e cruento fu probabilmente la conquista di Costantinopoli, nel corso della quarta crociata, da parte dei guerrieri veneziani di Andrea Dandolo, a dispetto della comunanza di fede religiosa: la presa della capitale ebbe come conseguenza l'improvviso gravissimo indebolimento della solidità dell'Impero bizantino. La nascita dell'Impero latino di Costantinopoli avviò infatti un inarrestabile declino che culminerà con il definitivo annichilimento della potenza bizantina da parte ottomana nel 1453.[8]

La prima crociata fu quella che ottenne i maggiori successi e portò alla nascita degli Stati crociati d'Outremer che sopravvissero fino al 1303. Alla prima crociata seguirono altre spedizioni (8 crociate ufficiali) nel corso del XII e XIII secolo che però quasi mai raggiunsero gli obiettivi che si erano prefissate.

Dopo la definitiva conquista di Outremer, il movimento crociato e l'ideologia religiosa che lo sosteneva non rallentò immediatamente il suo impeto ideologico, ma al contrario, sopravvisse per tutta l'Età moderna (si pensi alle guerre contro i Turchi o alle guerre di religione che si combatterono dopo la Riforma protestante) e si estinse non per il fallimento delle spedizioni "De recuperatione Terrae Sanctae" o di fronte al sorgere degli stati nazionali, ma perché la teologia morale che lo sosteneva cominciò pian piano a metter in dubbio la liceità del ricorso alla violenza. Inoltre, dal tardo XVI secolo al XVII secolo all'idea di guerra santa si sostituì quello di guerra giusta. Contemporaneamente, e sempre molto lentamente ma in maniera irreversibile, all'idea del Cristo schierato politicamente e quindi all'idea che si combatteva "perché lo vuole Dio", si sostituì un'idea di una divinità neutrale e disinteressata ai conflitti politici tra gli uomini. Nel XVIII secolo, con l'Illuminismo, si arrivò a considerare le Crociate come il frutto di un'epoca fanatica e superstiziosa[9], per poi essere nuovamente rivalutate nel corso del romanticismo.

Etimologia[modifica | modifica sorgente]

Un mantello da crociato esposto ad una rievocazione al Ricetto di Candelo

Il termine crociata viene usato per la prima volta all'inizio del Settecento, ben oltre quindi il periodo in cui esse si svolsero: la sua origine deriva dall'incrocio della parola croisade (1570 circa) del francese medio e della parola spagnola cruzada del XVI secolo, entrambe derivate dalla parola cruciata del latino medievale, participio passato di cruciare (segnare con la croce), a sua volta derivata dal latino crux (croce)[10].

Il nome quindi richiama la croce che i partecipanti alle crociate avevano cucita sulle vesti, simbolo del loro pellegrinaggio e dei voti contratti. Nelle fonti antiche si può semmai trovare l'espressione cruce signati riguardo ai crociati anche se i soldati bizantini chiamarono se stessi "Soldati della Croce" già all'epoca di Eraclio. Per indicare le Crociate veniva usata anche l'espressione votum crucis.[11]

Crociate in Terra Santa[modifica | modifica sorgente]

Contesto storico[modifica | modifica sorgente]

Espansione islamica[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Espansione musulmana.

██ Espansione sotto il profeta Maometto, 622-632

██ Espansione durante il califfato elettivo, 632-661

██ Espansione durante il califfato omayyade, 661-750

Dopo la morte di Maometto, gli arabi, dopo aver sottomesso le vicine tribù pagane, si volsero verso la vicina provincia bizantina di Tabuk. Inizialmente si pensava che il loro scopo fosse la conquista di nuove terre e l'espansione dell'islam,[12] mentre oggi si tende più che altro a credere che strategia originaria delle prime operazioni in Siria-Palestina fosse l'intento di piegare all'obbedienza di Medina i vari elementi arabofoni.[13] Lo stesso Maometto, secondo una tradizione, quasi certamente priva di fondamenta storiche, avrebbe scritto all'imperatore bizantino Eraclio:

« Il Profeta di Allah ha scritto a Cosroe (re di Persia), a Cesare (imperatore di Roma, [cioè Eraclio]), a Negus (re di Abissinia) e a tutti gli altri sovrani per invitarli a convertirsi ad Allah il Magnifico »
(Şaḥīḥ di Muslim ibn al-Hajjaj, Kitab Bhavan, New Delhi, 2000, libro 19, n. 4382.)

[14]. Li avvertì quindi della nascita della nuova fede, invitandoli alla conversione[15] Se anche fosse vera questa tradizione molto probabilmente forgiata "a maggior gloria di Allah e del Suo Profeta", nessuno avrebbe mai accettato una simile ingenua proposta e poco tempo dopo la morte di Maometto. I musulmani attaccarono l'Impero bizantino, avvantaggiati dalla debolezza dell'impero, a causa della recente guerra bizantino-persiana, e favoriti e ben accolti dagli ebrei, che subirono varie persecuzioni e discriminazioni sotto il dominio cristiano bizantino (già anni prima, quando i persiani nel 614 conquistarono la Siria, gli ebrei ne approfittarono per vendicarsi sui cristiani, soprattutto quelli di Tiro, sostenuti dalle autorità persiane). I primi governanti musulmani, invece, scoraggiarono le conversioni delle minoranze all'islam, perché in questo modo avrebbero perso la maggior parte delle entrate statali, che provenivano dalla tassa pagata dalle minoranze, la jizya.[16]

Nel 636 i musulmani Arabi ottennero una schiacciante vittoria sull'esercito bizantino nella battaglia dello Yarmuk e completarono in tal modo la conquista dell'intera Siria. Lo stesso ʿUmar ibn al-Khaṭṭāb, secondo successore (Califfo) di Maometto, ricordò le istruzioni relative alle alternative poste ai dhimmi: la conversione, la sottomissione (riduzione cioè allo stato di Dhimmi, concessa inizialmente solo ad ebrei, cristiani e mazdei, ma poi estesa anche a induisti, buddisti e agli zoroastriani):

« Chiamate gli uomini a Dio: chi risponderà alla vostra chiamata, accettatelo. Ma chi si rifiuterà dovrà pagare la tassa sulla persona in segno di subordinazione e inferiorità. E su coloro che opporranno un ulteriore rifiuto scenderà impietosamente la spada. Temete Dio e assolvete la missione che vi è stata affidata »
(The History of al-Tabari, vol. XII, State University of New York, New York, 1992, p. 167.)

Caddero poi in breve tempo Antiochia, Gerusalemme e tutta la Mesopotamia bizantina. Da qui gli Arabi si diressero in Armenia mentre contemporaneamente cominciava l'avanzata in Egitto. Alla flebile resistenza bizantina i musulmani, guidati da ʿAmr b. al-ʿĀṣ, risposero con efficienza. Durante l'occupazione dell'isola di Nikiou, secondo Bat Ye'or, nella sua opera The Decline of Eastern Christianity Under Islam: From Jihad to Dhimmitude (tr. it. Il declino della cristianità sotto l'Islam), le donne e i bambini stessi, rifugiati nelle chiese, furono uccisi.[17].

L'Armenia cristiana non sfuggì alla conquista e si parla della riduzione in schiavitù di circa 35.000 persone).[18] Le armate islamiche giunsero poi in Cilicia e Cappadocia:

« Essi invasero la Cilicia e si procurarono molti prigionieri, e quando arrivò Muʿāwiya ordinò che tutti gli abitanti fossero passati a fil di spada; [...] Quindi, dopo aver raccolto tutte le ricchezze della città presero a torturare i capi affinché mostrassero i tesori nascosti. In quel disgraziato paese essi ridussero in schiavitù l'intera popolazione[19]»

In una recensione del libro di Bat Ye'or intitolato The Decline of Eastern Christianity Under Islam: From Jihad to Dhimmitude (tr. it. Il declino della cristianità sotto l'Islam), lo storico americano Robert Brenton Betts disse che il titolo così come la premessa centrale erano fuorvianti. Egli ha detto: "Il tono generale del libro è di parte e chiaramente anti-islamico. Sono trattati solo i peggiori esempi di comportamenti anti-cristiani attuati dai musulmani, in genere in tempo di guerra, secondo Betts, Bat Ye'or è chiaramente di parte e spesso fa riferimento a fonti dell'epoca non imparziali.[20]

Ci si è interrogati su come sia stata possibile una conquista tanto rapida di aree così vaste e popolose. Sicuramente si deve considerare la stanchezza delle popolazioni locali verso il duro e rapace dominio bizantino: gli arabi infatti offrivano paradossalmente una maggiore libertà religiosa ai cristiani "eretici" (dominavano in queste zone infatti le eresie monofisita e nestoriana, duramente avversate da Bisanzio) e richiedevano il pagamento di un tributo che era più leggero della tassazione imperiale.

In breve tempo le armate arabe conquistarono ampie regioni e arrivarono alle porte dell'Europa cristiana, assediandola sia da est sia da ovest: occuparono infatti Cipro, Rodi, Creta e la Sicilia, portandosi via ricchi bottini e migliaia di schiavi; invasero quindi la Spagna e organizzarono più spedizioni volte al saccheggio della Francia meridionale, come successe nel 792 quando Hishām, emiro di al-Andalus, chiamò tutti i musulmani al jihad
Nell'827 ai combattenti del jihād fu presentata una nuova spedizione religiosa: la Sicilia. I Berberi e gli Arabi dell'Emirato aghlabide la invasero, particolarmente sanguinoso fu l'assedio di Siracusa dell'878, in cui gli invasori, dopo aver conquistato la città, la depredarono e la saccheggiarono, senza risparmiare gli abitanti. La loro dominazione sull'isola durò fino al 1091 quando essa venne conquistata dai Normanni. Contemporaneamente l'esercito bizantino fu annientato dai Turchi selgiuchidi a Manzicerta, spianando la strada all'occupazione musulmana dell'Anatolia.

L'obiettivo ultimo delle guerre di conquista arabe (benedette come jihad) sarebbe stato illustrato dallo stesso Profeta che aveva incitato i suoi seguaci "a combattere contro gli infedeli, finché essi non avessero ammesso che non vi era altro Dio al di fuori di Allah e che Maometto era il Suo messaggero.[21]. In questo caso i termine infedeli va però inteso come "pagani", riferendosi agli abitanti della Mecca che avevano perseguitato i musulmani, costringendoli all'auto-esilio (Egira).

Situazione nel Vicino Oriente[modifica | modifica sorgente]

Sagrato, ingresso principale e facciata della Basilica del Santo Sepolcro

Con la conquista islamica di Gerusalemme (638) la situazione dei cristiani conobbe alcune obiettive difficoltà, anche se non si verificarono vere e proprie persecuzioni iniziarono le discriminazioni ai danni dei sudditi non-musulmani (i cristiani in particolare, ma anche gli ebrei) costretti allo stato di dimmitudine.
Infatti, mentre i pagani subirono dall'Islam politico una conversione forzata, agli ebrei e ai cristiani, chiamati dal Corano Gente del Libro, fu concesso di rimanere a vivere nelle loro terre, continuando a professare liberamente la propria fede, malgrado conoscessero alcune discriminazioni rispetto ai sudditi musulmani e fossero saltuariamente costretti a sottostare ad alcune condizioni socialmente restrittive. Non era loro concesso infatti costruire, ma solo restaurare, luoghi di culto. Dovevano vestire in modo particolare (era teoricamente obbligatorio il zunnār - una fascia di tessuto stretta alla vita - che nei fatti non fu però quasi mai indossato). Non potevano avere armi né cavalli, non potevano vendere alcolici o mangiare carne di maiale, non potevano esporre le croci in pubblico o recitare a voce alta la Torah e il Vangelo; infine era loro imposta una tassa sulla persona (gizya) che veniva inizialmente riscossa mediante un cerimoniale particolare: l'esattore colpiva il dhimmi sul capo e sulla nuca affinché ricordasse di essere un cittadino di grado inferiore[22]. Ovviamente non era concesso ai dhimmi fare opera di proselitismo tra i musulmani, pena la condanna a morte, né testimoniare contro un musulmano in un procedimento giudiziario, venendo quindi ad essere potenzialmente assoggettati agli eventuali abusi di qualche prepotente musulmano.

La situazione dei pellegrini non era certo migliore.
All'inizio dell'VIII secolo ne furono crocifissi 60 che provenivano da Amorium; altri furono giustiziati dal governatore musulmano di Cesarea con l'accusa di spionaggio mentre, con la minaccia di saccheggiare la Chiesa della Resurrezione, veniva estorto denaro ai viandanti[23]. Alla fine dello stesso secolo fu proibita l'esposizione della croce all'interno di Gerusalemme, fu incrementata la tassa sulla persona (gizya) e fu impedito ai cristiani di impartire insegnamenti religiosi ad altri, anche ai figli stessi. Nel 789 furono saccheggiati diversi monasteri tra cui quello di San Teodosio a Betlemme mentre, all'inizio del IX secolo, le persecuzioni si fecero così dure che cristiani molti fuggirono a Costantinopoli e nei territori bizantini. Nel 937 toccò alle Chiese del Calvario e della Resurrezione essere saccheggiate e distrutte[24].

Con l'intento di riconquistare la Siria, perduta nel VII secolo, l'Impero bizantino decise di intervenire nella seconda metà del X secolo con un esercito affidato al domestikos bizantino Niceforo Foca, che condusse una serie di fortunate campagne contro i musulmani di Siria-Palestina, riassumendo il controllo della Cilicia e di parte della Siria. Nel 974 i Bizantini furono accusati "di aver occupato le terre appartenenti all'Islam" e il Califfo abbaside di Baghdad invocò il jihad al quale risposero combattenti provenienti anche dall'Asia centrale. Tuttavia i contrasti tra sciiti e sunniti portarono alla sconfitta dei musulmani e nel 1001 il basileus di Costantinopoli, Basilio II, concluse una tregua decennale con il califfo. Nel 1004 Abū ʿAlī al-Manṣūr al-Ḥākim (985-1021) imam fatimide considerato pazzo da diversi storici,[25] volendo convertire tutti i suoi sudditi all'Ismailismo, prese a perseguitare ebrei e cristiani e gli stessi musulmani sunniti, nell'intento probabile di convertirli tutti all'Ismailismo. Stracciò quindi improvvisamente il trattato coi Bizantini, ordinando di devastare le chiese, bruciare le croci e impossessarsi dei beni ecclesiastici. In seguito a ciò si disse che fossero rase al suolo 3000 chiese (un numero troppo alto per essere anche lontanamente verosimile, viste le restrizioni di cui s'è detto precedentemente), molti cristiani si convertirono all'Islam per avere salva la vita e le stesse chiese del Santo Sepolcro in Gerusalemme e della Resurrezione furono distrutte.
Tale evento fece così scalpore nel mondo cristiano che ancora ottanta anni dopo esso fu agitato come un improbabile casus belli da parte della Chiesa di Roma, laddove la Crociata ebbe invece diverse e non meno convincenti concause.
Infine l'Imam fatimide ordinò a cristiani ed ebrei di convertirsi all'Islam o di lasciare i suoi domini[26].

In seguito il sovrano fatimide allentò la sua stretta sulle minoranze, restituendo buona parte dei beni confiscati alla chiesa e concesse ai Bizantini la possibilità di ricostruire la Basilica del Santo Sepolcro, in cambio della costruzione di una moschea a Bisanzio. Tale patto fu onorato da ambo le parti ma la situazione dei cristiani continuò a essere precaria, tanto che nel 1056 fu proibito loro di entrare nella Chiesa del Santo Sepolcro e, con l'arrivo dei turchi selgiuchidi dall'Asia, ebbe inizio un nuovo periodo di terrore.

Nel 1077 Gerusalemme fu conquistata dai turcomanni e, nonostante il loro capo, l'avventuriero Atsız ibn Uvaq, avesse assicurato che non avrebbe colpito gli abitanti, furono uccise oltre 3000 persone.[27] Dopo la conquista di questi territori da parte dei Turchi selgiuchidi, si iniziò a parlare di rapine, sequestri, uccisioni, stupri a danno dei pellegrini diretti in Terra Santa e di come questi fossero costretti a viaggiare sotto scorta armata (cosa assai improbabile, vista l'impossibilità che uomini armati non musulmani si aggirassero per le strade di una qualsivoglia contrada islamica). Certi storici credono tuttavia che le vessazioni subite dai pellegrini siano state ingigantite e moltiplicate con l'obiettivo di stimolare una convinta reazione armata dei cristiani latini, e che fosse in realtà la montante potenza selgiuchide a spaventare il mondo cristiano che, dopo la disastrosa disfatta di Romano IV Diogene a Manzicerta (conseguenza del grave periodo di crisi che stava attraversando l'Impero bizantino), temeva che si stesse profilando un terribile cataclisma anche per la Cristianità latina e che il Sultanato selgiuchide avrebbe potuto realizzare la conquista islamica dell'Europa. Il nuovo imperatore bizantino Alessio I, nonostante le divergenze tra la Chiesa di Costantinopoli e quella di Roma, mise da parte l'orgoglio e si decise a chiedere aiuto per la minacciata sorte della Cristianità d'Oriente. Fu così che, come risposta, nacque la Prima Crociata.

Situazione in Europa[modifica | modifica sorgente]

Guglielmo Embriaco detto "testa di maglio" fu un crociato inviato in Terra Santa dalla Repubblica marinara di Genova. Così è raffigurato sul frontale di Palazzo San Giorgio

Intanto la società europea dell'XI secolo era in piena crescita economica e demografica, secondo una tendenza iniziata tra il VIII e il IX secolo. Il mondo europeo aveva saputo riorganizzarsi di fronte agli attacchi subiti dalle invasioni di musulmani, ungari, normanni ecc. Esisteva tuttavia un certo disagio sociale dovuto all'organizzazione feudale che faceva sì che i figli cadetti delle famiglie nobili avessero come uniche scelte le carriere o ecclesiastica o militare; c'era quindi una forte fetta di nobili armati in cerca di fortuna che, soprattutto dalla Francia, rispose con zelo alle richieste di aiuto provenienti dai regni cristiani di León, Castiglia, Navarra e Aragona impegnati nella Reconquista.

La stessa Chiesa romana, impegnata nella lotta per le investiture contro gli Imperatori germanici, incoraggiò la guerra come una reazione giusta all'invasione musulmana sollecitando l'aiuto della cavalleria europea; tuttavia, a differenza degli islamici, non erano garantiti benefici della guerra santa ai soldati morti in battaglia.
L'intervento della Chiesa aveva anche la finalità politica di trovare appoggi e farsi riconoscere come fonte di legittimità a governare in un momento in cui era fortemente provata e messa in discussione dal contenzioso con l'Impero e dall'applicazione della riforma gregoriana.

Anche al di fuori della penisola Iberica si registrò un rinnovato slancio, da parte del mondo occidentale, per la riconquista dei territori occupati, come in Sicilia, nelle Isole Baleari e in brevi incursioni in Corsica e Sardegna. Spesso il motore di queste spedizioni erano le città portuali affacciate sulle coste tirreniche, adriatiche, provenzali e catalane, che accanto a un commercio col mondo bizantino e arabo (nonostante i divieti), accostavano dall'XI secolo brevi spedizioni militari, come quella unita di Genova e Pisa nel 1015-1016, il sacco di Palermo da parte dei Pisani nel 1067, o quello della città tunisina di al-Mahdiya, sempre ad opera dei Pisani (1087). Il successo di queste spedizioni venne preso a modello per le successive grandi imprese in Oriente.

L'esercito crociato[modifica | modifica sorgente]

Goffredo di Buglione e alcuni cavalieri della prima crociata

All'appello del Papa Urbano risposero nella prima crociata 40.000 persone, di cui solo una piccola minoranza erano cavalieri. Tuttavia, a differenza di quanto si pensa oggi, non partirono solamente avventurieri in cerca di fortuna o cadetti delle famiglie che non avevano diritto alla successione, la maggior parte dei cavalieri crociati erano infatti signori nobili che vendevano i propri possedimenti per permettersi l'armatura e il viaggio in Oriente per sé e per i propri cavalieri fedeli: a partire per la croce non fu chi aveva meno da perdere ma chi possedeva di più. Anche se qualcuno sperava di fare bottino, il papa aveva decretato che le conquiste sarebbero spettate al “principe” (Alessio I Comneno nel caso della prima crociata).

Per capire cosa spingeva migliaia di cavalieri a intraprendere una missione tanto onerosa e pericolosa non bisogna dimenticare che si trattava di uomini che avevano un fortissimo senso religioso. Nell'XI la cultura dei nobili prevedeva la dimostrazione pubblica di pietà; inoltre essi erano conosciuti tanto per le imprese militari quanto per l'amore che dimostravano verso Dio: era dovere di un aristocratico rendere i frutti dei suoi servigi alla Chiesa e al popolo. La crociata era un ulteriore mezzo per dimostrare la loro carità: difendendo la Chiesa, difendevano tutto quanto vi era di buono e giusto nel mondo. Si può quindi affermare che (secondo quello che sappiamo sulla mentalità medievale) la maggior parte dei Crociati era spinta dal sincero amore di Dio. Anche tra i ranghi inferiori è probabile che prevalessero i principi che muovevano i signori più ricchi ma non vi è dubbio che chi aveva di meno sperava di guadagnarci qualcosa.

Lo stesso Pontefice pensava alla Crociata non come ad una guerra santa, ma come a un dovere caritatevole nei confronti dei confratelli orientali ed era giusto che costoro si adoperassero per rivendicarne le terre e le proprietà. Non va comunque dimenticato che da circa mezzo secolo si era avuto il famoso scisma tra Chiesa d'Occidente e d'Oriente e che, avendovi il romano pontefice notevolmente perso in influenza (in quanto il Patriarca di Costantinopoli aveva rivendicato l'indipendenza del clero bizantino) egli ebbe anche ragioni prettamente politiche per voler aiutare l'Imperatore Alessio I, sperando che ciò avrebbe agevolato un riavvicinamento (che, effettivamente, in un momento iniziale ci fu, prima che i Bizantini si accorgessero che i crociati apportavano più danni che benefici).

Papa Urbano II sapeva però che non era sufficiente fare appello al cuore degli uomini per convincerli all'azione; così la riconquista della Terra santa (che fino a quel momento era stata considerata nient'altro che una conseguenza) divenne l'obiettivo ufficiale della missione.

Tuttavia questo idealismo non fece comportare i crociati in modo particolarmente pio durante il viaggio: erano guerrieri devoti ma altrettanto arroganti e brutali, e non mancarono atti di violenza e azioni riprovevoli. Chi voleva intraprendere il viaggio doveva fare "il voto del pellegrino" "prendendo la Croce". Quindi con mezzi propri doveva raggiungere la terra Santa; il suo giuramento non era vincolato né al papa né a nessun altro uomo, ma direttamente al Signore. La massa di pellegrini quindi erano tutt'altro che un esercito; l'unico aspetto che la teneva coesa erano i legami feudali e familiari al suo interno anche perché, il titolo di “comandante in capo”, era solamente onorario. Ciò rese estremamente difficile mantenere il controllo della spedizione: un esercito crociato era in realtà una massa organizzata di soldati, sacerdoti, servi e altri individui al seguito che si dirigevano più o meno nello stesso posto per scopi analoghi. Una volta partito, non lo si poteva più controllare.

Prima crociata[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Prima crociata e Guerra tra Crociati e Selgiuchidi.
I quattro comandanti della prima crociata, tra cui Goffredo di Buglione

La richiesta di aiuto che l'imperatore bizantino Alessio I Comneno aveva inviato tramite una lettera al conte di Fiandra, tornò a favore di Papa Urbano II, il quale, secondo il cronista Bernoldo di Costanza, avrebbe fatto riferimento esplicito all'aiuto da portare ai Cristiani d'Oriente nel concilio di Piacenza, precedente l'accorato appello finale di Clermont. Quindi, anche se fu l'imperatore bizantino a domandare aiuto, l'appello alle Crociate fu fatto ufficialmente per salvare i cristiani d'Oriente dalla loro situazione drammatica[28].

Quando Papa Urbano II indisse un pellegrinaggio armato al concilio di Clermont (1095) al grido di Deus vult ("Dio lo vuole"), nessuno pronunciò la parola "crociata", si pensava infatti ad una sorta di pellegrinaggio di massa a Gerusalemme[28][29]. La croce rossa che i pellegrini portavano sul mantello infatti stava a significare che erano pronti a versare il loro sangue per un viaggio redentore ma di certo nessuno si aspettava una simile risposta da parte dei fedeli. Papa Urbano II sperava, una volta aiutato Alessio I Comneno, di ristabilire la sua autorità in una nuova riconciliazione e riunificazione tra la Chiesa d'Occidente e quella d'Oriente nella lotta contro i musulmani.

La reazione del popolo fu però incontrollata e molti partirono immediatamente, male armati e poco equipaggiati. Tale spedizione, che sarà poi chiamata "crociata dei Pezzenti", fu guidata da Pietro l'eremita e Gualtieri Senza Averi, nobile squattrinato, si concluse con il massacro delle forze cristiane ad opera dei musulmani presso Nicea. Oltre a mancare completamente l'obiettivo della Terra Santa, degenerò nei primi pogrom contro gli Ebrei presso le coste dalmate.

La prima vera crociata, detta "dei nobili", avvenne nell'autunno del 1096 e fu guidata fra gli altri da Goffredo di Buglione. Essa portò i maggiori successi dal punto di vista territoriale, i terreni conquistati però non furono tutti restituiti a Bisanzio, come pattuito prima delle spedizioni, ma alcuni portarono alla nascita degli stati crociati d'Outremer. Tuttavia spesso le azioni dei crociati si riveleranno incontrollate e fin dal loro arrivo a Gerusalemme nel 1099, dopo aver proceduto al massacro degli abitanti della città, gli storici parlano di soprusi non solo nei confronti dei musulmani, ma anche nei confronti degli ortodossi.

Crociata del 1101[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Crociata del 1101.

La cosiddetta "crociata del 1101" fu in realtà l'insieme di tre diverse imprese, organizzate in seguito al successo della prima crociata, alla fine della quale si era levata la richiesta di rafforzare il neonato regno di Gerusalemme, cosicché papa Urbano II lanciò l'appello per una nuova crociata.

Seconda crociata[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Seconda crociata e Guerra tra Zengidi e Crociati.

Fu solo con la seconda crociata (1147-1149), causata dalla caduta di Edessa (1144), che il fine bellico divenne esplicito.

Il teologo Bernardo di Chiaravalle teorizzò, in risposta alla difficoltà per un cristiano di conciliare la guerra non difensiva con la parola di Dio, la teoria del malicidio: chi uccide un uomo intrinsecamente cattivo, quale è chi si oppone a Cristo, non uccide in realtà un uomo, ma il male che è in lui; dunque egli non è un omicida bensì un malicida.

Questa episodica giustificazione, in risposta a un espresso quesito dei cavalieri templari, non assunse tuttavia il carattere di giustificazione generalizzata di quella che fu, in effetti, una campagna per la ripresa di Antiochia.

La seconda crociata venne condotta con un'eccessiva spavalderia dal re di Francia Luigi VII, alleato al solo Corrado III di Svevia, ignorando le possibili alleanze con alcuni potentati musulmani che avrebbero permesso di riprendere la contea di Edessa. Egli, ascoltando le perorazioni di alcuni cattivi consiglieri abbagliati dalle ricchezze di Damasco, cinse d'assedio la capitale siriana senza nemmeno cercare l'aiuto del re normanno di Sicilia né del basileus bizantino, riportando una disastrosa sconfitta nel 1148.

Esempio di arte crociata: chiesa di sant'Anna (1140 circa) a Gerusalemme

Terza crociata[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Terza crociata.

La terza crociata (1189-1192), detta anche la "crociata dei Re", fu un tentativo, da parte di vari sovrani europei, di strappare Gerusalemme e quanto perduto della Terra santa, a Saladino. Vi parteciparono Federico Barbarossa, che morì in Anatolia, forse per un arresto cardiaco oppure durante il guado di un fiume della Cilicia, chiamato Salef, cadendovi e annegando a causa della pesantezza della sua armatura, Filippo II Augusto, re di Francia e Riccardo Cuor di Leone, re d'Inghilterra.

Grazie agli sforzi di Riccardo d'Inghilterra, fu ottenuto almeno un risultato positivo, la riconquista di San Giovanni d'Acri, che divenne la nuova capitale del Regno. Dopo la battaglia di Arsuf fu siglata col Saladino la pace di Ramla del 1192.

Quarta crociata[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Quarta crociata.

La quarta crociata fu indetta da Papa Innocenzo III all'indomani della propria elezione al soglio pontificio nel 1198, e fu diretta contro i musulmani in Terra Santa. Nella prima enciclica di Innocenzo III dell'agosto 1198 la liberazione di Gerusalemme era vista come necessaria.

I crociati in realtà non arrivarono mai in Terra Santa. Visto l'esiguo numero di soldati giunti a Venezia, il doge veneziano Enrico Dandolo partì alla riconquista di Zara. Conquistata poi la città ribelle, venne raggiunto dal figlio dell'imperatore deposto a Bisanzio. Giunto a Bisanzio reinsediò il legittimo governo ma non ebbe la possibilità, come preventivamente accordato, di porre una base commerciale nella città, come cioè era nel 1190 circa prima della rivolta anti-veneta e filo-genovese, ove si dice che Dandolo stesso avesse perso la vista da un occhio. Visto che il nuovo Cesare non sembrava voler accordare quanto pattuito per il suo ritorno al trono, i crociati presero nuovamente Costantinopoli. L'Impero bizantino venne spartito tra i crociati, con le principali piazzeforti commerciali in Morea e alcune isole adriatiche assegnate a Venezia stessa, dando poi inizio al cosiddetto Impero latino di Costantinopoli.

Quinta crociata[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Quinta crociata.

Sotto il pontificato di papa Innocenzo III il Concilio Lateranense IV aveva deciso d'indire una nuova crociata, la quinta (1217-1221). Federico II, in occasione della sua incoronazione a Rex romanorum, nel 1215, giurò solennemente di prendervi parte, ma poi rimandò più volte, il che provocò tensioni con il papa. Papa Onorio III stabilì infine che la crociata dovesse aver inizio il 1º giugno 1217. Dopo la defezione in Palestina di Andrea II d'Ungheria nel 1218[30], si tentò una nuova via, quella di prendere lo strategico porto egiziano di Damietta, sulla parte orientale del delta del Nilo, ma la spedizione - che vide la presenza anche di Francesco d'Assisi che arrivò davanti al Sultano ayyubide al-Malik al-Kamil per dare una testimonianza pacifica della fede cristiana[31] - si rivelò un fallimento: dopo la conquista di Damietta nel novembre 1219, l'esercito crociato attese inutilmente l'arrivo della flotta di Federico II, che arrivò solo dopo la rovinosa sconfitta nell'agosto 1221[30].

Sesta crociata[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Sesta crociata.
L'incontro tra Federico e al-Kāmil durante la sesta crociata

Dopo il fallimento della quinta crociata, l'imperatore Federico II, con il trattato di San Germano (l'odierna Cassino), si era solennemente impegnato, nel 1225, a guidare la sesta crociata in Terra Santa[32] di cui aveva più volte ritardato l'inizio, impegnato com'era alla prioritaria stabilizzazione politica e al consolidamento amministrativo del regno di Sicilia, attraversato allora da moti di rivolta[33]. Quando nel 1227, a causa di una malattia, fu costretto a rimandare la crociata ancora una volta, fu scomunicato da papa Gregorio IX. Nonostante questo, l'anno successivo, Federico si recò a Gerusalemme, mentre il Papa lo definiva "Anticristo".

Questa crociata fu l'unica combattuta pacificamente con gli strumenti della politica: Federico l'aveva preparata su un piano squisitamente diplomatico: nell'estate 1227, aveva inviato Berardo di Castagna, arcivescovo di Palermo a lui fedelissimo, in missione diplomatica in Egitto, insieme a Tommaso I d'Aquino, conte di Acerra[34]: recando con sé ricchissimi doni, tra cui pietre preziose e un cavallo sellato d'oro[34] Berardo aveva il delicato compito di saggiare le interessanti prospettive di intesa appena apertesi con il sultano ayyubide, il curdo al-Malik al-Kāmil[30]. L'intesa con il sultano sarà decisiva per assicurare il grande successo alla crociata di Federico, che portò grandi acquisizioni, ma per via pacifica e su un terreno esclusivamente diplomatico, dopo il totale fallimento militare della crociata precedente, da cui Federico era rimasto indenne per non esservisi impegnato. Federico, avendo sposato l'erede alla corona di Gerusalemme Isabella di Brienne, poteva presentarsi come valido successore al titolo regale: nonostante la scomunica ne indebolisse il potere contrattuale, egli ottenne dal sultano, per via diplomatica, la cessione di Gerusalemme, che venne accordata a patto che le fortificazioni cittadine fossero demolite, in modo da non costituire fonte di preoccupazione militare per il sultano.

Settima crociata[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Settima crociata.

La settima crociata si svolse fra il 1249 e il 1250. Fu diretta contro l'Egitto e guidata dal re di Francia Luigi IX il Santo. È probabile che l'invasione di Napoli e Palermo da parte di Carlo d'Angiò, fratello di Luigi IX, fosse finalizzata a creare una "testa di ponte" franca per le crociate.[28]

Ottava crociata[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Ottava crociata.

L'ottava crociata fu anch'essa diretta contro i domini musulmani in Nordafrica e fu sempre guidata da Luigi IX.

Nona crociata[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Nona crociata.

La nona crociata è solitamente considerata l'ultima crociata medievale ad essere stata condotta contro i musulmani in Terra Santa. La maggior parte degli storici, tuttavia, non la considera come una crociata a sé, ma come la seconda parte dell'ottava[35].

Altre crociate[modifica | modifica sorgente]

Filmografia[modifica | modifica sorgente]

Numerosi episodi del film, tra cui la "trattativa" che consentì ai Crociati difensori di Gerusalemme di lasciare incolumi la Città Santa in cambio della non distruzione di Gerusalemme, sono riportati da storici ayyubidi, la cui traduzione in inglese è da anni disponibile in lingua inglese: Abū Shāma, Ali Ibn al-Athir, Bahāʾ al-Dīn, ʿImād al-Dīn (nel cui al-Fatḥ al-qussī fī l-fatḥ al-qudsī è compreso l'episodio della trattativa di cui in Italia esiste solo quel poco proposto da Francesco Gabrieli nel suo Storici arabi delle Crociate, alle pp. 138-144 e 154-160).

Videogiochi[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

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  1. ^ Steven Runciman, Storia delle Crociate, Einaudi, Torino, 1966, vol. I, p. 94: «Papa Urbano II ... lanciò il suo grande appello: la cristianità occidentale si metta in marcia per soccorrere l'Oriente; ricchi e poveri dovrebbero ugualmente partire, dovrebbero smetterla di trucidarsi a vicenda e combattere invece una guerra giusta, compiendo l'opera di Dio; e Dio li avrebbe guidati. Chi fosse morto in battaglia avrebbe ricevuto l'assoluzione e la remissione dei peccati».
  2. ^ La visione cristiana di guerra santa alla base dell'ideologia di crociata trova una sua espressione particolarmente significativa nel Trattato De Laude novae militiae ad milites Templi liber del monaco cistercense Bernardo di Chiaravalle (più tardi ispiratore della disastrosa Terza crociata): «... I cavalieri di Cristo combattono invece le battaglie del loro Signore e non temono né di peccare uccidendo i nemici, né di dannarsi se sono essi a morire: poiché la morte, quando è data o ricevuta nel nome di Cristo, non comporta alcun peccato e fa guadagnare molta gloria. Nel primo caso infatti si vince per Cristo, nell'altro si vince Cristo stesso: il quale accoglie volentieri la morte del nemico come atto di giustizia, e più volentieri ancora offre se stesso come consolazione al Cavaliere caduto».
  3. ^ Jacques Le Goff,Il Basso Medioevo, Feltrinelli, Milano, 1967.
  4. ^ Ad esempio Oriana Fallaci che nel suo La forza della ragione (Rizzoli, Milano, 2004, p. 41), affermava: «[Le Crociate] furono spedizioni per rientrare in possesso del Santo Sepolcro».
  5. ^ Citato in: F. Bugani, Giorgina Saffi. Una gentile mazziniana di ferro, Cartacanta Editore, Forlì 2010, p. 60.
  6. ^ S. Runciman, op. cit., vol. I, pp. 222-223.
  7. ^ S. Runciman, op. cit., vol. I, p. 247.
  8. ^ Fu il rimorso per le atrocità commesse dai cristiani latini contro i cristiani greci, con l'ipotizzata segreta benevolenza pontificia, a indurre papa Giovanni Paolo II a chiedere, il 4 marzo 2001, perdono per quanto accaduto al Patriarca di Costantinopoli.
  9. ^ J. Riley-Smith, Breve storia delle crociate, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1994, pp. 329-331
  10. ^ Crusade - Online Etymology Dictionary
  11. ^ S. Runciman, op. cit., passim.
  12. ^ C. H. Becker, Vom Werden und Wesen der Islamischen Welt, I (1924)
  13. ^ Claudio Lo Jacono, Storia del mondo musulmano (VII-XVI secolo. Volume I. Il Vicino oriente, Torino, Einaudi, 2003, pp. 46-47.
  14. ^ L'epiteto "il Magnifico" è una inadeguata traduzione di al-ʿAẓīm, che per lo più viene reso dall'aggettivo "il Sublime".
  15. ^ Cfr. (a cura di Virginia Vacca, Sergio Noja e Michele Vallaro), Detti e fatti del profeta dell'islam raccolti da al-Bukhari, Torino, UTET, 1982
  16. ^ Cohen, Mark R. "The Neo-Lachrymose Conception of Jewish-Arab History." Tikkun 6.3 (1991), 55
  17. ^ «Essi occuparono la città e massacrarono chiunque incontrassero per le strade e nelle chiese – uomini, donne e bambini - senza risparmiare nessuno. Quindi raggiunsero altre località, saccheggiando e uccidendo tutti gli abitanti che trovavano». Cfr. Bat Ye'or, The Decline of Eastern Christianity Under Islam: From Jihad to Dhimmitude, pp. 271-272
  18. ^ «L'esercito nemico entrò nel paese come una furia e sterminò a colpi di spada i suoi abitanti. Quindi, dopo qualche giorno di pausa, gli ismaeliti (Arabi) tornarono da dove erano venuti trascinandosi dietro una moltitudine di prigionieri, pari a 35.000 uomini». Ivi, p. 275. L'implausibilità della cifra fornita dalla studiosa, nota per il suo intenso sentimento anti-islamico, sta nelle evidenti difficoltà - se non impossibilità - logistiche di muovere a piedi, da una regione aspra come quella armena, una massa tanto grande di persone, rallentata come sarebbe stata da bambini, vecchi e donne, senza i viveri necessari per il loro sostentamento. L'esagerazione delle cifre è un fenomeno ricorrente e ben noto nella polemologia antica e medievale.
  19. ^ Ivi, pp. 276-277
  20. ^ The Decline of Eastern Christianity Under Islam: From Jihad to Dhimmitude. - Middle East Policy | HighBeam Research
  21. ^ al-Bukhari, Ṣaḥīḥ al-Bukhārī, cit., vol. 1, libro 2, n. 25. Tale imposizione riguardava soli i pagani politeisti.
  22. ^ Tritton, Caliphs and Their Non-Muslim Subjects, p. 227
  23. ^ Robert Spencer, The politically incorrect guide to Islam (and the Crusades), p. 122
  24. ^ Moshe Gil, A History of Palestine. 634-1099, pp. 473-476
  25. ^ Hugh Kennedy, The Age of the Caliphates; Yaḥyā b. Saʿīd al-Antākī, Cronache, a cura di B. Pirone, Milano, Jaca Book, 1998, pp. 217-312. Quest'ultima testimonianza di un cronista lodato dagli studiosi orientalisti per il suo "scrupolo" è particolarmente rilevante per avvalorare l'ipotesi di instabilità mentale dell'Imam/Califfo fatimide. L'autore (980-1066) - che mette in luce le deliberazioni spesso fortemente illogiche di al-Hākim - fu un alto prelato cristiano, contemporaneo e testimone diretto di quanto narrato
  26. ^ Gil, A History of Palestine, p. 376
  27. ^ Gil, op. cit., p. 412
  28. ^ a b c Marc Ferro. Histoire de France, Parigi, Odile Jacob, 2001, p. 67
  29. ^ Franco Cardini, Marina Montesano. Storia medievale, Firenze, Le Monnier Università, 2006.
  30. ^ a b c Hubert Houben, Federico II. Imperatore, uomo, mito, il Mulino, 2009 ISBN 978-88-15-13338-0 (p. 35)
  31. ^ Alvaro Cacciotti e Maria Melli (a cura di), I Francescani e la crociata, Milano, Edizioni Biblioteca Francescana, 2014.
  32. ^ Hubert Houben, Federico II. Imperatore, uomo, mito, il Mulino, 2009 ISBN 978-88-15-13338-0 (p. 31)
  33. ^ Hubert Houben, Federico II. Imperatore, uomo, mito, il Mulino, 2009 ISBN 978-88-15-13338-0 (p. 29)
  34. ^ a b Giosuè Musca, Crociata, Enciclopedia Federiciana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana
  35. ^ Alberto De Bernardi e Scipione Guarracino, La discussione storica 1, 2010, ISBN 9788842446422

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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