Curdi

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Curdi
Curdi
I vestiti tradizionali (1873)
Luogo d'origine parti di Iran Iran,
Iraq Iraq, Siria Siria,
Turchia Turchia, Armenia Armenia
Popolazione da 30 a 35 milioni[1]
Lingua lingua curda
Religione sunnismo, yazidismo, alevismo, Cristianesimo
Il Kurdistan in un'immagine della CIA del 1992.

I Curdi sono un gruppo etnico Indoeuropeo che abita nella parte settentrionale e nord-orientale della Mesopotamia. Tale territorio è compreso in parti degli attuali stati di Iran, Iraq, Siria, Turchia e in misura minore Armenia. L'area è a volte indicata col termine Kurdistan. Piccole comunità curde sono presenti anche in Libano, Giordania, Georgia, Azerbaigian, Afghanistan e Pakistan. Inoltre, un certo flusso migratorio, si è diretto verso gli Stati Uniti d'America e il Nord Europa (Scandinavia e Germania).

Si stima che i Curdi siano fra 35 e 40 milioni e che quindi costituiscano uno dei più grandi gruppi etnici privi di unità nazionale. Per oltre un secolo molti Curdi hanno cercato di ottenere la creazione di un "Kurdistan" indipendente o perlomeno autonomo, con mezzi sia politici sia militari. Tuttavia i governi degli stati che ospitano un numero significativo di Curdi si sono sempre opposti attivamente all'idea di uno Stato curdo, ritenendo che la nascita di un tale stato li costringerebbe a cedere parte dei propri territori.

I Curdi parlano numerosi dialetti (generalmente mutuamente comprensibili) della lingua curda, che fa parte del ramo iranico dei linguaggi indoeuropei, e che essi chiamano "Màda".

Si ritiene che i Curdi moderni discendano dagli abitanti dell'antico Regno di Corduene, noti anche come Carduchi, a loro volta discendenti dagli antichi Medi, con apporti di Sciti e Galati, di stirpe celtica.

Lingua[modifica | modifica sorgente]

1leftarrow.pngVoce principale: lingua curda.

Il "curdo" non è una entità linguistica standard con lo status di lingua ufficiale o nazionale, ma è un insieme di dialetti che vengono parlati in un'ampia area geografica attraversata da molti stati. In alcuni di questi stati si formano uno, o più substandard regionali. (e.g., Kurmanji in Turchia; Sorani nell'Iraq del Nord).[2]

La lingua curda appartiene al sottogruppo nord-occidentale delle lingue iraniche, le quali a loro volta appartengono alle Lingue indoarie, una branca della famiglia delle indoeuropee.

Secondo l'Enciclopedia Britannica, la lingua curda è formata da due maggiori gruppi:[3]

e molti sotto-dialetti:

Popolazione[modifica | modifica sorgente]

Il numero di curdi che vivono nell'Asia sud-orientale sono stimati in circa 30 milioni, con un altro milione che vive nel diaspora. I curdi sono la quarta etnia medio-orientale dopo gli arabi, i persiani e i turchi.

Secondo la CIA World Factbook, i curdi comprendono il 10% della popolazione in Turchia, il 7-10% in Iraq, forse 6% in Siria,[4] 4% in Iran e l' 1.3% in Armenia. In tutti questi Paesi, con l'eccezione dell'Iran, i curdi formano il secondo maggiore gruppo etnico. Circa il 55% dei curdi di tutto il Mondo vivono in Turchia, circa il 30% e in Iran e Iraq, e il 5% in Siria.[5]

La repressione dei curdi[modifica | modifica sorgente]

I curdi in Iran[modifica | modifica sorgente]

una vista su Sanandaj, La maggiore città nel Kurdistan iraniano.

A partire dal secondo dopoguerra e dalla proclamazione dell'effimera Repubblica di Mahabad, lo Scià Reza Pahlavi dovette a lungo confrontarsi con la guerriglia dei Curdi, guidati dalla famiglia Barzani, in particolare dallo sceicco Mustafa Barzani. Tale fenomeno durò fino al 1974, quando gli iracheni si riappacificarono (temporaneamente e apparentemente) con gli iraniani e ritirarono l'appoggio al leader della guerriglia.

Il governo di Teheran ha esercitato una dura repressione nei confronti dei curdi iraniani. Il 14 settembre 1981 18 operai curdi furono uccisi in una fabbrica di mattoni nel villaggio di Sarougliamish. I Curdi iraniani hanno subito esecuzioni sommarie, torture e processi iniqui.[senza fonte]

I curdi in Iraq[modifica | modifica sorgente]

I curdi sono circa il 12% della popolazione irachena. Essi si trovano in maggioranza nelle tre provincie dell'Iraq settentrionale e vanno a formare nell'insieme conosciuto come Kurdistan iracheno. I curdi sono inoltre presenti a Kirkuk, Mossul, Khanaqin e Baghdad. Circa 300.000 curdi vivono nella capitale irachena, Baghdad, 50.000 nella città di Mossul e circa 100.000 nell'Iraq meridionale.[6] Dohuk è la città più piccola, ed è considerata la capitale di Badinan.

Il presidente dell' Iraq, Jalal Talabani, a un incontro con ufficiali U.S. a Baghdad, il 26 aprile 2006.

In Iraq si sono verificate e continuano a verificarsi le repressioni di più ampia portata nei confronti dei curdi iracheni: essi hanno infatti sempre rappresentato la resistenza più matura e organizzata, subendo così deportazioni di massa in Iran, bombardamenti di villaggi e attacchi con armi chimiche.

Allo scoppio della guerra tra Iran e Iraq, le autorità irachene ordinarono le deportazioni di migliaia di curdi in Iran. I deportati erano in maggioranza donne, vecchi e bambini, mentre i maschi vennero arrestati e imprigionati senza alcuna accusa.

Parecchie migliaia di curdi iracheni, negli anni sessanta, sono stati arrestati, uccisi, fatti sparire dalle forze di sicurezza o dai servizi segreti iracheni (ad es. 8.000 curdi “sparirono” nel 1983 da Arbil e tutt'oggi di loro non si sa più nulla). Nel 1985 altri 3.000 ragazzi curdi sono stati arrestati e torturati dalle forze di sicurezza irachene: sembra fossero stati catturati come ostaggi per obbligare i loro parenti “a consegnarsi alle autorità”. Nel biennio 1987-1988 è stata fatta la più grande repressione nei confronti dei Curdi: le circostanze in cui le autorità irachene usarono armi chimiche con migliaia di morti indicano un preciso disegno politico teso all'eliminazione dei curdi iracheni. Nel 1988 furono uccisi 5.000 curdi in soli due giorni a seguito di un attacco chimico[7]; dieci giorni dopo nel Qaradash è stato lanciato un altro attacco chimico: 400 sopravvissuti sono stati arrestati e giustiziati poi mentre cercavano di raggiungere un luogo di cura.[senza fonte]

Bambini curdi a Sulaymaniyya
Donne curde di religione israelitica (1905)

Gli attacchi delle forze irachene sono continuati su tutta la zona abitati da curdi, che sono scappati in massa verso i confini turco e iraniano: nel 1988 le autorità turche confermarono di aver dato rifugio a 57.000 Curdi iracheni.

Tra la fine del 1988 e il 1990 centinaia di Curdi sono stati uccisi sommariamente dopo essere stati convinti dalle autorità irachene a rientrare nel paese.

I curdi in Turchia[modifica | modifica sorgente]

Secondo il CIA Factbook, i curdi formerebbero approssimativamente il 18% della popolazione della Turchia (circa 14 milioni) nel 2008.[8] La stima non comprende il popolo Zaza che è generalmente considerato curdo. Fonti curde invece sostengono che in Turchia ci siano fino a 25 milioni di curdi. Nel 1980, l'ethnologue stimò che il numero di persone che parlavano la lingua curda in Turchia era di circa 5 milioni,[9] all'epoca la popolazione del paese si aggirava sui 44 milioni.[10] Durante gli Anni 1930 e gli Anni 1940, il governo mascherò statisticamente la presenza dei curdi categorizzandoli come "turchi di montagna". Questa classificazione fu sostituita da un nuovo eufemismo Turchi orientali in 1980.[11]

Nonostante la Turchia abbia approvato le due Convenzioni dell'Onu e del Consiglio d'Europa contro la tortura, Amnesty International ritiene che la tortura in Turchia sia diffusa, seppur moderatamente, verso gli oppositori politici e gli esponenti della comunità curda.[senza fonte] Quindi dichiara aperta la "caccia agli oppositori politici" in maniera di ritornare in un'unica rappresentazione unica della civiltà turca. I curdi per anni hanno accettato il governo sottomettendosi alle imperialità turche, ora invece si tende a liberarsi dalla sottomissione, perciò per mantenere vive le tradizioni imperiali del Kurdistan, le opposizioni politiche sono perseguibili penalmente e si rischia il carcere a vita secondo la legge 1 R.D.L 15 ottobre 1925, n° 1796 (*) a pena di nullità (184ss.) secondo i codici penali turchi.

In Siria[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Curdi in Siria.

I curdi sono il 5% della popolazione in Siria, per un totale di 0,6 milioni[12] Questo fa di loro la più grande minoranza etnica del paese. Sono concentrati prevalentemente nel nord e nel nord-est, anche se anche ad Aleppo e Damasco sono presenti significative popolazioni curde. I curdi usano spesso parlare la loro lingua in pubblico, sempre che le persone presenti facciano altrettanto. Gli attivisti per i diritti umani dei curdi vengono maltrattati e perseguitati.[13] Non è permessa la formazione di nessun partito politico, Curdo o di altra natura.

In Afghanistan[modifica | modifica sorgente]

Una presenza dei Medi, principale popolo da cui derivano i Curdi, nelle regioni costituenti il moderno Afghanistan, risale alla più remota antichità. Proprio in tali terre, nacque il profeta Zarathustra. Una presenza curda, esplicitamente definita con tale termine, proveniente dal vicino Khorasan (nord est dell'Iran), dove il Safavide Shah Abbas esiliò migliaia di curdi, vive nelle terre afgane sin dal XVI secolo.[14] Molti di quelli che furono esiliati si stabilirono definitivamente in Afghanistan, prendendo residenza a Herat e nelle altre città dell'Afghanistan occidentale. Alcuni Curdi ricoprono alte posizioni di governo all'interno dell'Afganistan, come Ali Mardan Khan che fu nominato governatore di Kabul nel 1641.[15] I curdi affiancarono gli Afghani durante le loro guerre contro l'impero di Safavidi, e nei conflitti seguenti con gli altri poteri regionali .[16] Il numero dei curdi attualmente presenti in Afghanistan è difficile da calcolare, nonostante sia noto che si aggiri approssimativamente intorno ai 200.000.[17] Rimane non chiarito fino a che punto la minoranza curda in Afghanistan abbia mantenuto il linguaggio curdo.

In Armenia[modifica | modifica sorgente]

Al comando dei turchi, i curdi parteciparono attivamente al massacro di migliaia di giovani armeni durante il genocidio armeno[18]. Fra gli Anni 1930 gli Anni 1980, l'Armenia faceva parte dell'Unione Sovietica, nella quale i Curdi,come gli altri, erano riconosciuti con lo status di minoranza protetta. Ai curdi armeni fu permesso di avere un loro giornale sponsorizzato dallo Stato e una radio che trasmetteva gli eventi culturali. Durante il conflitto in Nagorno Karabakh, molti curdi che non erano Yazidi furono costretti a lasciare le loro case. Con la fine dell'Unione Sovietica, i curdi dell'Armenia furono spogliati di tutti i loro privilegi culturali e la maggior parte di loro fuggirono dalla Russia all'Europa Occidentale.[19]

In Azerbaigian[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Oblast Autonomo Curdo.

Nel 1920, le due aree abitate dai curdi di Jewanshir (capitale K'arvač̣aṙ) e l'orientale Zangazur (capitale Lachin) furono combinate per formare l'Okrug Curdo (o "Kurdistan rosso"). Il periodo di esistenza di un'unità amministrativa curda fu breve e non andò oltre il 1929. I curdi affrontarono di conseguenze molte misure repressive, comprese le deportazioni. Come conseguenza del conflitto in Nagorno Karabakh, molte aree curde furono distrutte e più di 5.000 curdi furono deportati nel 1988.[19]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Stati Curdi moderni[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dati sui curdi
  2. ^ Encyclopaedia Iranica: Kurdish languages. accessed: 19 May 2009.
  3. ^ Kurdish language. Enciclopedia Britannica.
  4. ^ La CIA Factbook riporta che la percentuale di popolazioni non arabe si aggira sui 6.7% della popolazione siriana. Nella Siria si conta una larga percentuale, mentre fra la popolazione Armena, 8% può essere considerata una percentuale ragionevole .
  5. ^ CIA: The World Factbook
  6. ^ Adherents.com: By Location
  7. ^ Human Rights Watch
  8. ^ Turkey, CIA World Factbook, CIA, 2008.
  9. ^ Ethnologue census of languages in Asian portion of Turkey
  10. ^ Turkey - Population
  11. ^ Linguistic and Ethnic Groups in Turkey
  12. ^ World Gazetteer
  13. ^ Syria: End persecution of human rights defenders and human rights activists.
  14. ^ Peter Freebody, Anthony R. Welch, Knowledge, Culture, and Power: International Perspectives on Literacy as Policy and Practice, p. 40
  15. ^ The Encyclopædia of Islam: Supplement: Fascicules 1-2, by Clifford Edmund Bosworth, E. van Donzel, B. Lewis, p. 63
  16. ^ Michael Axworthy, The Sword of Persia: Nader Shah, from Tribal Warrior to Conquering Tyrant, p. 88
  17. ^ The Kurdish Diaspora, Institut Kurde de Paris (Paris: Institut Kurde de Paris, 2006), http://www.institutkurde.org/en/kurdorama/.
  18. ^ Fisk, R. The Great War for Civilisation: The Conquest of the Middle East, p. 322. Vintage. ISBN 978-1400075171
  19. ^ a b Kurds and Kurdistan: A General Background, p. 22

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Pubblicazioni turche sui Curdi