Damasco

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Damasco
città
دمشق
Damasco – Bandiera
Damasco – Veduta
Localizzazione
Stato Siria Siria
Governatorato Damasco
Distretto Non presente
Amministrazione
Amministratore locale Bishr al-Sabban
Territorio
Coordinate 33°30′39.96″N 36°18′23.04″E / 33.5111°N 36.3064°E33.5111; 36.3064 (Damasco)Coordinate: 33°30′39.96″N 36°18′23.04″E / 33.5111°N 36.3064°E33.5111; 36.3064 (Damasco)
Altitudine 700 m s.l.m.
Superficie 573 km²
Abitanti 1 711 000[1] (Stima 2009)
Densità 2 986,04 ab./km²
Altre informazioni
Prefisso 011
Fuso orario UTC+2
Soprannome La Città Fragrante
Cartografia
Mappa di localizzazione: Siria
Damasco
Sito istituzionale

Damasco (in arabo: دمشق, Dimašq) è la capitale della Siria. Città storica, nata nello stesso periodo delle civiltà mesopotamiche, in origine la sua popolazione era costituita da genti di stirpe semitica orientale, successivamente note come Aramei. È considerata, al pari di Gerico, la più antica città del mondo fra quelle abitate in maniera continuativa perché secondo gli archeologi le prime testimonianze di abitazioni a Damasco risalirebbe ad 11.000 anni fa. La capitale di questo Stato potrebbe quindi essere la città più antica del mondo tuttora esistente. Con circa 1.711.000 abitanti (stima del 2009) è la seconda città più popolata del Paese dopo Aleppo, mentre l'area metropolitana, con oltre 5.000.000 di abitanti, è la più popolata della Siria.

Città bizantina fino alla conquista araba, attuata dall'esercito musulmano guidato da Khālid b. al-Walīd, da Abū ʿUbayda b. al-Jarrāh, Yazīd b. Abī Sufyān, Shurahbīl b. Hasana e da ʿAmr b. al-ʿĀs Damasco si arrese per accordo, conservando così la libertà di culto e i titoli di proprietà dei suoi abitanti (anche se all'epoca del califfo omayyade al-Walīd I ibn ʿAbd al-Malik si disse che una parte della città, inconsapevole delle trattative era stata conquistata manu militari, legittimando le autorità musulmane ad espropriare del tutto l'area sacra su cui sorgeva la cattedrale di San Giovanni Battista, trasformata nella Moschea degli Omayyadi).

Damasco fu dal 661 al 750 la capitale del califfato omayyade e fu solo con la vittoria degli Abbasidi che la sede califfale fu spostata a Baghdād. Declinò politicamente per tutto il periodo abbaside, per riacquistare importanza nel periodo ayyubide e mamelucco. In età ottomana decadde del tutto, trasformandosi in una cittadina di nessuna rilevanza economica, pur mantenendo un certo prestigio culturale.

Damasco è stata eletta capitale araba della cultura per il 2008.[2]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nell'antichità[modifica | modifica wikitesto]

Porta cittadina tra il 1890 e il 1900

Le prime testimonianze della città si trovano nelle tavolette di Mari (1810-1750 a.C.) e negli archivi di Ebla (2500 a.C.). All'inizio del II millennio a.C. divenne amorrita e, alla metà di quello stesso millennio, entrò nella sfera di influenza egiziana, come viene confermato da diversi documenti degli archivi di Amarna, la capitale del faraone Akhenaton. Dopo la metà del secondo millennio, entrò nell'orbita del regno ittita e dopo la battaglia di Kadesh, del 1274 a.C., divenne parte dell'impero ittita, ma per poco, perché ancora durante il regno di Ramesse II, Damasco rientrò nella sfera di influenza egiziana.

Aram-Damasco[modifica | modifica wikitesto]

Nel IX secolo a.C., Damasco fu occupata dagli Aramei, che vi fissarono la loro capitale, Aram-Damasco, e la città assunse un ruolo primario nel controllo dell'espansione dei regni di Israele e di Giuda. Nel 732 a.C., la città venne conquistata dal re assiro, Tiglatpileser III e nel 572 a.C. dal re babilonese, Nabucodonosor II, che occupò la Siria e la Palestina inglobando nel suo impero anche Damasco. Nel 539 a.C., tutta la regione venne conquistata dal re persiano Ciro II, che ne fece una provincia (satrapia), il cui governatore (satrapo) risiedeva a Damasco.

La Damasco greco-romana[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la battaglia di Isso, del novembre 333 a.C., le truppe macedoni di Alessandro Magno occuparono la satrapia di Siria e nel 332 a.C. il generale Parmenione conquistò Damasco. Dopo la morte di Alessandro e la spartizione del suo impero, i Seleucidi, che avevano ereditato la parte orientale dei suoi domini - Mesopotamia, Siria, Persia e parte dell'Asia Minore - e i Tolomei, che si erano autoproclamati Faraoni d'Egitto, lottarono a lungo per il predominio sulla Palestina e la Fenicia. Damasco fu coinvolta negli scontri ed ebbe a soffrire la mancanza di un'amministrazione sicura fino alla conquista dei Nabatei (85 a.C. circa), che la tennero sino all'arrivo di Pompeo (64 a.C.). Damasco fece parte dell'Impero romano per circa 700 anni, inclusa nel territorio della provincia siriaca che aveva per capitale Antiochia, la terza città dell'impero.

Solo alcuni anni dopo la conquista i Romani cedettero la città al controllo dei Nabatei che ne fecero una città-stato con un ruolo importante in ambito commerciale. Durante il periodo augusteo, la città fu arricchita di nuove costruzioni, tra cui un teatro, un ippodromo e un ginnasio, una via colonnata (come a Palmira e Apamea) e da un sistema idrico che prelevava l'acqua dal fiume Barada ed alimentava la città; nello stesso periodo fu dedicato un santuario al culto di Giove Damasceno.

Durante il I secolo d.C., la città fu visitata da San Paolo che proprio a Damasco venne in contatto col capo della comunità cristiana, Anania. L'imperatore Adriano, nel 117 d.C., conferì a Damasco il titolo di metropoli, e Alessandro Severo, nel 222, la elevò al rango di colonia romana. Dopo l'adozione della religione cristiana, nel IV secolo con Teodosio I, il tempio di Giove Damasceno fu trasformato nella cattedrale di San Giovanni Battista.

Nel V secolo Damasco fece parte dell'impero bizantino e nel VI secolo, con Giustiniano, ebbe un ruolo di rilievo nella politica militare dell'imperatore, come postazione difensiva contro le tribù provenienti dal deserto siriano. Nel 614, tuttavia, la città subì un saccheggio da parte dell'esercito sasanide, guidato da Cosroe II.

Il dominio arabo[modifica | modifica wikitesto]

Nel 636, dopo la sconfitta di Eraclio I alla battaglia dello Yarmuk (agosto 636), Damasco fu conquistata dagli Arabi guidati da Khālid b. al-Walīd al termine di un assedio durato sei mesi. Sotto il governo del primo califfo omayyade, Muʿāwiya b. Abī Sufyān (661-680), Damasco divenne la capitale del califfato, un impero esteso dall'Atlantico fino all'Asia centrale e al fiume Indo, e la città fu abbellita con nuovi quartieri, palazzi e ospedali; fu migliorata la distribuzione dell'acqua, con la costruzione del canale Nahr Yazīd, esistente ancora oggi, e fu edificata la grande moschea trasformando la cattedrale cristiana di san Giovanni Battista.

Questa fase di splendore finì con l'ascesa al potere degli Abbasidi, che sterminarono gli Omayyadi e spostarono la capitale a Baghdad. Damasco perse di importanza e non fu più governata unitariamente ma fu divisa in quartieri, con proprie istituzioni - moschee, bagni pubblici, mercati, corpi di polizia e milizia civica - che si autogovernavano. All'interno dei quartieri i vari isolati tendevano a dividersi secondo etnia, confessione religiosa o corporazione artigianale. Inoltre gli Abbasidi cercarono di distruggere i segni della presenza degli usurpatori omayyadi, radendo al suolo, tra gli altri il palazzo di Muʿāwiya, detto al-Khadra (il palazzo Verde).

La decadenza della dinastia abbaside e del califfato portò Damasco sotto la sfera d'influenza dell'Egitto (878), governato prima dai Tulunidi, poi dagli Ikhshididi ed infine, dal 969, dai Fatimidi. Nel 975, Damasco fu conquistata da un avventuriero turco, di nome Alteghin, che la governò per un breve periodo, con la protezione dell'imperatore di Bisanzio, Basilio II.

L'epoca turca[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1076 la città fu conquistata dai Turchi selgiuchidi, che ne fecero un importante snodo commerciale e la trasformarono in un baluardo contro i Crociati, che ne tentarono più volte la conquista. Dall'inizio del XII secolo, la città fu retta per circa mezzo secolo dalla dinastia dei Buridi. In questo periodo l'economia della regione ebbe a soffrire delle feroci lotte tra Crociati, Turchi selgiuchidi e Fatimidi d'Egitto: i prodotti di prima necessità cominciarono a scarseggiare, per cui quando, nel 1154, l'atabeg turco di Aleppo e Mossul e fiero avversario dei Crociati in Siria, Nūr al-Dīn, diede l'ordine di attaccare la città, gli abitanti stremati lo accolsero[3] come un liberatore, in grado di riportare la pace e la prosperità.

A Nūr al-Dīn, successe come sultano di Siria Salāh al-Dīn, già sovrano d'Egitto e capostipite della dinastia degli Ayyubidi, che governò sino al 1193. Di fede sunnita, moltiplicò a Damasco le scuole teologiche, dotate di rendite che resero la città un importante centro intellettuale e religioso; sono di questo periodo la Madrasa al-Nurī, la Madrasa al-ʿĀdiliyya e il Maristan di Nūr al-Dīn, uno dei più celebri ospedali del mondo medievale musulmano, e l'osservatorio di Qasiyun; inoltre la città, tornata capitale, si espanse fuori della cinta muraria. Nel 1219 iniziarono i lavori per la nuova cittadella, mentre i quartieri della città furono riorganizzati sulla base delle confessioni religiose. Infine, sotto il profilo commerciale, Damasco conobbe uno dei periodi più brillanti della sua storia, grazie alla fama dei broccati di seta, delle armature e delle lame damaschinate, sempre più richieste in Europa dopo che i Crociati ve le avevano diffuse.

I Mamelucchi[modifica | modifica wikitesto]

Dopo le devastazioni dei Mongoli di Hulagu Khan, nel 1260, prese il potere la dinastia dei Mamelucchi, che fece di Damasco la capitale della provincia di Siria. Nonostante una seconda devastazione ad opera del Khan mongolo, Ghazan, nel 1300, Damasco continuò a godere di una certa prosperità economica, grazie ai rapporti commerciali che intrattenne coi porti provenzali, occitani e con le città di Genova, Pisa e Venezia.

Dopo il grave saccheggio subito dai Mongoli di Tamerlano, nel 1401, la città rimase spopolata per circa mezzo secolo, per poi ripopolarsi espandendosi verso sud. I mamelucchi la arricchirono di scuole coraniche, conventi per confraternite di mistici, fontane e bagni pubblici.

Gli Ottomani[modifica | modifica wikitesto]

Dopo l'arrivo dei Turchi ottomani, nel 1516, Damasco perse ogni interesse strategico e militare, per cui le fortificazioni furono abbandonate, i fossati colmati e la cittadella cadde in rovina. La città divenne sede di una provincia (pashalik) e grazie alla saggia amministrazione di alcuni governatori, tra cui quelli della famiglia Azem, conobbe un nuovo momento di prosperità, che portò alla costruzione di due splendidi caravanserragli, il khan Sulayman Pasha e il khan Asad Pasha e del palazzo Azem, che oggi ospita il Museo delle Arti e delle Tradizioni Popolari. All'interno del centro storico fu costruito, a partire dal XVI secolo, il grande mercato coperto. Nel 1860, i Drusi massacrarono le comunità cristiane ed ebraiche, colpevoli ai loro occhi di godere di troppi privilegi[senza fonte]. La città, alla fine del XIX secolo, contava circa 150.000 abitanti e grazie alla presenza di un gruppo intellettuale molto attivo divenne il riferimento politico e culturale del nascente nazionalismo arabo.

Damasco moderna[modifica | modifica wikitesto]

Prima guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Teatro di guerra del Medio Oriente.
Damasco di notte vista dalle colline circostanti

Damasco venne liberata dal dominio turco-ottomano il 1º ottobre 1918 dalle truppe inglesi di Lawrence d'Arabia e dai beduini di Faysal ibn al-Husayn ibn ‘Ali, che per due anni fu re della Siria. La città fu liberata al termine della cosiddetta Campagna del Sinai e della Palestina, contro l'Impero ottomano, alleatosi durante la Prima guerra mondiale alle Potenze Centrali.

Dal Primo dopo guerra all'età moderna[modifica | modifica wikitesto]

Ma, nel 1920, la Siria divenne un protettorato francese e nonostante le proteste e le sollevazioni il generale francese Gourand entrò a Damasco il 25 luglio. Feisal, sconfitto il 23 dello stesso mese a khan Maysoloun, dovette fuggire e nel 1921 divenne re dell'Iraq. Damasco fu scossa da una ribellione, nel 1925, durante la rivolta del Jebel druso e fu bombardata dall'aviazione francese.

Capitale della Siria dal 16 settembre 1941, data della proclamazione di indipendenza, durante gli anni della Repubblica Araba Unita (1958-1961) fu relegata in secondo piano rispetto a il Cairo, per poi tornare a essere la sede del governo autonomo della Siria alla fine della fallimentare esperienza. Sino agli anni sessanta del XX secolo Damasco è rimasta una città di dimensioni modeste, ma con l'incremento demografico ha fagocitato le vecchie mura e si è sviluppata in tutte le direzioni, inglobando anche i villaggi dell'oasi.

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

Da sempre considerata paradiso del Vicino Oriente, la città è attraversata dal fiume Barada, citato, nella Bibbia, col nome di Abana e chiamato dai Greci Chrysorrhoas (Fiume d'oro). Esso scorre al centro della fertile oasi della Ghuta, ad una quota di circa 700 m s.l.m. È dominata a nord-ovest dal Jabal Qasiyun, un monte dell'Anti-Libano, mentre ad oriente si trova il deserto siriano. La città immersa nel verde degli ulivi, degli alberi da frutta e delle palme, nel passato dai visitatori era denominata, Giardino del mondo.

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Damasco ha un clima mite grazie ai molti canali che l'attraversano. Molto caldo e secco in estate, fresco d'inverno, a tratti relativamente freddo, con occasionali ma possibili nevicate.

Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Inv Pri Est Aut
T. max. mediaC) 12 15 19 25 30 34 37 36 33 28 20 14 13,7 24,7 35,7 27 25,3
T. min. mediaC) 0 1 4 7 11 14 17 16 13 9 4 1 0,7 7,3 15,7 8,7 8,1
Precipitazioni (mm) 28 23 17 8 3 0 0 0 0 7 21 26 77 28 0 28 133
Giorni di pioggia 7 7 5 3 1 0 0 0 0 2 4 6 20 9 0 6 35

Popolazione[modifica | modifica wikitesto]

Oriental Shop.JPG

Damasco, inclusa la provincia conta circa 3.850.000 abitanti secondo il censimento del 2004 condotto dal Central Bureau of Statistics (CBS) in Siria[5].
Secondo stime ancor più recenti, a seguito delle immigrazioni di iracheni e palestinesi, fuggiti dalle guerre, e valutati, nel febbraio di quest'anno, dal U.S. Department of State rispettivamente in 1.000.000 e 500.000 circa[6], nella maggior parte rifugiati nell'area di Damasco, si può ragionevolmente considerare la popolazione di Damasco, inclusa la provincia di circa 5.000.000, superando quello di Aleppo, che inclusa la provincia non arriva a 4.500.000, e diventando la prima città della Siria. Gran parte della popolazione è araba, di religione musulmana (90%[6]); per il 74% sono sunniti[6] ed il 16%[6] diviso tra Sciti, Drusi e Alawiti, il restante 10%[6] è cristiano, soprattutto maronita (di origine libanese) o armeno-ortodosso (di origine armena). Esiste anche una piccolissima comunità ebraica che ricorda una presenza ben più grande risalente ai tempi dell'Impero romano. La maggior parte degli ebrei di Damasco è emigrata negli Stati Uniti e in Israele.

Flag of UNESCO.svg Bene protetto dall'UNESCO
UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell'umanità
Antica città di Damasco
(EN) Ancient city of Damascus
200712 syria-6.jpg
Tipo Culturali
Criterio (i) (ii) (iii) (iv) (vi)
Pericolo Non in pericolo
Riconosciuto dal 1979
Scheda UNESCO (EN) Scheda
(FR) Scheda

Personalità native di Damasco[modifica | modifica wikitesto]

Attrattive[modifica | modifica wikitesto]

Offre numerosi siti archeologici e conserva alcune fra le principali moschee storiche. Vi hanno lasciato il loro segno molte civiltà, soprattutto quella romano-bizantina e quella islamica. Nel 1979 il centro storico della città, cinto da mura di epoca romana, è stato dichiarato Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO.

Moschee[modifica | modifica wikitesto]

Situata nel quartiere di Bāb Tūma (Porta di Tommaso) è senza dubbio uno degli edifici più importanti e rappresentativi della città. Fu costruita dal califfo omayyade al-Walīd b. ʿAbd al-Malik nel 705 d.C. sopra antichi templi e una cattedrale cristiana. Un grande impatto hanno i tre minareti, costruiti in stili diversi. La moschea ha una grande sala di preghiera e un enorme cortile. Qui sono conservate le reliquie di Giovanni Battista, considerate sacre sia dagli abitanti del posto, in gran parte sunniti, sia dalla minoranza sciita, sia dai cristiani.

  • Moschea Sayyida Zaynab

Completata nel 1990 è un mausoleo importantissimo per l'Islam sciita in quanto contiene le spoglie di Zaynab bint Ali, terza figlia del primo Imam sciita Ali ibn Abi Talib e nipote del profeta Maometto.

  • Moschea Sayyida Ruqayya

Mausoleo sciita dedicato a Fatima, la figlia di al-Husayn ibn Ali, nel 1985 gli iraniani vi costruirono una moschea piuttosto sobria all'esterno e decoratissima all'interno.

Madrase[modifica | modifica wikitesto]

  • Madrasa al-Nūrī
  • Madrasa al-ʿĀdiliyya
  • Madrasa Al-Zahiriyah

Chiese cristiane[modifica | modifica wikitesto]

La città vecchia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Città vecchia di Damasco.

Le chiese di cui sopra si trovano tutte entro la cerchia muraria della città vecchia, nella zona est, che i cristiani dividevano con gli ebrei, separati dalla via principale della città romana, la via recta, che corrispondeva al decumano massimo: a nord i cristiani, nel quartiere denominato, Bāb Tūmā, e a sud gli ebrei; nel quartiere (Harat al-Yahūd) che un tempo era abitata dagli ebrei, oggi, per la maggior parte esuli.
La parte occidentale della città vecchia era riservata ai musulmani e in questa zona della città si trova il maggior numero di monumenti.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Moschea degli Omayyadi, palazzo Azm e Mausoleo del Saladino.

Fuori dalle mura, sotto le mura della cittadella, vi è la statua in bronzo del Saladino a cavallo con ai piedi Rinaldo di Chatillon e Guido di Lusignano, che commemora la vittoriosa Battaglia di Hattin.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Musei[modifica | modifica wikitesto]

  • Museo Nazionale di Damasco
  • Museo delle Arti e delle Tradizioni Popolari
  • Museo della Calligrafia Araba
  • Museo della Medicina e delle Scienze Arabe o museo arabo di storia medica e scientifica
  • Museo della Storia di Damasco
  • Museo Militare
  • Museo dell'Agricoltura
  • Museo della Moschea degli Omayyadi

Economia[modifica | modifica wikitesto]

I prezzi dei prodotti alimentari nel mercato siriano si sono stabilizzati in seguito al recente aumento dei prezzi che ha caratterizzato il 2008. Tuttavia, i consumatori siriani si lamentano di un forte aumento dei prezzi della frutta. Imad Alasil, responsabile della tutela dei consumatori presso il dipartimento siriano del Ministero Economia, ha spiegato che l'aumento dei prezzi è influenzato da diversi fattori, guidato dalle spese di trasporto, la qualità e l'origine.[7]

I prezzi del mercato immobiliare a Damasco hanno subito un aumento del 14% nel 2008.[8]

La Siria spende il 90% dell'acqua di cui dispone per l'industria e l'agricoltura, mentre a Damasco i residenti sono costretti ad acquistare acqua in nero. Mufak Khalouf, capo dell'approvvigionamento idrico dell'autorità della rete fognaria, ha avvertito di recente che la capitale siriana potrebbe rimanere senza acqua. Secondo Khalouf, il problema è risultato dalla mancanza di precipitazioni nell'inverno 2009, considerando che Damasco si appoggia quasi totalmente sulla pioggia e la neve per riempire le sue riserve d'acqua. Uno studio condotto dal Giappone e dall'Agenzia della Cooperazione Internazionale stima che la Siria dovrebbe investire miliardi di dollari al fine di evitare una grave crisi idrica.[9]

Trasporti[modifica | modifica wikitesto]

La città è servita dall'Aeroporto Internazionale di Damasco.

Città gemellate[modifica | modifica wikitesto]

Damasco è gemellata con:

Ha stipulato accordi internazionali con:

Galleria fotografica[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Central Bureau of Statistics in Syria. URL consultato l'8 novembre 2014.
  2. ^ Spazio Mediterraneo: MEDIA e CULTURA: Damasco Capitale Araba della Cultura 2008
  3. ^ Secondo le cronache pochi soldati scalarono le mura orientali della cinta, aiutati da una donna ebrea che, dall'alto, lanciò loro una corda[senza fonte].
  4. ^ (EN) World Weather Information Service - Damascus
  5. ^ (EN) Central Bureau of Statistics General Census of Population and Housing
  6. ^ a b c d e (EN) Background Note: Syria
  7. ^ Siria, frutta troppo costosa, Doron Peskin, Infoprod 25.02.09
  8. ^ Uffici a Damasco, prezzi alle stelle, Doron Peskin & Gil Feiler, Infoprod 02.05.09
  9. ^ Esperti, Damasco potrebbe rimanere senza acqua quest'anno, Doron Peskin, Infoprod 03.02.09

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Alfonso Anania - Antonella Carri - Lilia Palmieri - Gioia Zenoni, Siria, viaggio nel cuore del Medio Oriente, 2009, Polaris, p. 521

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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