Occitania

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Occitania
Occitània
Occitania – Stemma Occitania – Bandiera
Stati Francia Francia
Spagna Spagna
Italia Italia
Capoluogo Tolosa
Superficie 196 640 km²
Abitanti 15 809 490
Lingue occitano, francese
Occitania – Mappa
« Il solo territorio sovrano che il popolo occitano poté mai abitare furono la sua lingua e la sua letteratura »
(Robert Marty)

L'Occitania (in occitano Occitània [utsi'tanjɔ], [uksi'tanjɔ], secondo la norma classica, Óucitanìo secondo la norma mistraliana), o più raramente Pays d'Oc, è un'area storico-geografica dell'Europa, non delimitata da confini politici, sviluppatasi in una larga parte della Francia meridionale, più alcune altre zone geografiche, limitrofe e non.
La sua caratteristica principale è linguistico-filologica, ovvero fondata sulla diffusione della lingua occitana, o lingua d'oc, evoluzione dell'occitano antico o provenzale. L'occitano non va però confuso né con il francoprovenzale (arpitano), né con il francese, sebbene tutte lingue d'origine romanza appartenenti al ramo galloromanzo. Queste lingue si consolidarono soprattutto durante la graduale latinizzazione della Gallia tardo-antica e altomedievale (dal IV al XII secolo circa), con locuzioni latine miste a termini franco-gallici. Oggi, queste varietà linguistiche risultano di particolare interesse filologico, e sono state riconosciute e affiancate alle lingue ufficiali di ogni nazione appartenente. La lingua occitana venne poi usata dalla poesia trobatorica, la composizione letteraria sorta nella regione d'Aquitania intorno all'XI secolo e, più tardivamente, diffusa in buona parte dell'Europa. A partire dal XV secolo circa, la distinzione geografica fu soprattutto linguistica, per differenziarla sia dalla lingua centro-orientale delle Alpi Graie, dove si parlava un francoprovenzale settentrionale detto arpitano, sia dalla estesa Francia centro-settentrionale, dove invece si parlava la lingua d'oil, cioè la "madre" dell'attuale francese).
Altre caratteristiche dell'Occitania risiedono in alcune tradizioni secolari come la musiche e le danze popolari.

Occitania nelle Bizzarie politiche, over, raccolta, delle piu notabili prattiche di stato, nella chistianita..., di Laurens Banck, Giovanni d'Archerio, alla Franechera, 1658

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

Secondo taluni autori, l'Occitania fu un caso emblematico di nazione-non nazione o di nazione proibita[1], area esistente come realtà, che va al di là degli Stati legalmente costituiti che il suo territorio attraversa. In particolare, l'area geografica occitana comprende:

Regioni occitane
L'Occitania - quadro di insieme

Questi - aggiornati al 2008 - i principali dati che restituiscono un sia pure sommario quadro di insieme del non Stato costituito dalla realtà occitana[1]:

  • Superficie: 196.640 km² circa
  • Popolazione: 15.809.490 di abitanti
  • Capitale: Tolosa (439.453 abitanti)
  • Lingua nazionale: lingua occitana (o occitanico, occitan) parlato da circa il 10% della popolazione
  • Situazione politica:
    • 191.889,5 km² e 15.557.131 abitanti appartengono alla Francia;
    • 4.300 km² e 211.056 abitanti appartengono all'Italia;
    • 450 km² e 10.194 abitanti appartengono alla Spagna;
Città occitane

La mappa storico-geografica dell'Occitania è raffigurata qui a destra. Si tratta, in generale, di tutta la Francia meridionale, che a nord termina nel Croissant, la zona di transizione linguistica con i paesi d'oil, cosiddetta per la particolare forma dei suoi confini linguistici. Le aree storico-geografiche occitane, nello specifico, sono:

L'insieme di tutte queste terre occitane raccoglie circa 16,2 milioni di abitanti, di cui circa il 20% nato al di fuori di tali confini (tali correnti migratorie si son concentrate soprattutto in epoca recente, tra il 1975 e il 1993. In queste fasce della popolazione le lingue parlate sono il francese e la lingua del paese di appartenenza).[3] Solo un quarto della popolazione parla occitano.[4]

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi occitano (etimologia).

La regione linguistica venne anticamente e grossolanamente riconosciuta nel X secolo come Óucitanìo, in assonanza della parola Aquitania, abbracciando i seguenti territori francesi:

Il termine "Occitania" è quindi d'uso nel Basso Medioevo, attestato già nel 1290.[5] Si ritiene fosse già utilizzato dall'amministrazione capetingia, come risultato della combinazione di oc, "sì", e "Aquitania".
Il re di Francia Filippo il bello, durante un concistoro a Poitiers nel 28 maggio del 1308 afferma di regnare su due nazioni, una di lingua gallica e l'altra di lingua occitana; e ancora nel 1381 Carlo VI di Francia osserva "Quas in nostro Regno occupare solebar tam in linguae Occitanae quam Ouytanae".
La parola "Occitania" rimane in vigore fino alla rivoluzione francese, e viene riabilitata dal movimento letterario nazionalista Félibrige. Frédéric Mistral (1879-1886), il maggior esponente, compilò un dizionario, Lou Tresor dóu Felibrige, Dictionnaire provençal-français.[6]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Alla fine del XII secolo la Francia non era l'entità statale che è attualmente: numerose regioni appartenevano all'Inghilterra, la Bretagna era un regno autonomo, la Provenza faceva parte del Sacro Romano Impero. Parte delle regioni nelle quali era diffusa la lingua occitana costituiva un insieme di feudi autonomi che per alcuni decenni (fra il XII e il XIII secolo) integrarono, insieme ai territori d'Aragona, uno Stato economicamente prospero e forte, guidato dal re Pietro II di Aragona e appoggiato dalla Santa Sede nella persona di papa Innocenzo III.

Bandiera occitana

È importante sottolineare come in queste regioni era diffusa un'eresia cristiana, il catarismo, con una propria organizzazione ecclesiastica, parallela a quella ufficiale romana presente sul territorio. I catari erano ovviamente avversati dalla Santa Sede.

Agli inizi del XIII secolo, sovrano d'Aragona era Pietro II, vassallo della Santa Sede e apertamente sostenuto dal papato per aver ripetutamente sconfitto i musulmani nella penisola iberica; egli fu sempre molto tollerante nei confronti degli eretici. La costituzione di un'unica amministrazione centralizzata sulle terre dove vivevano i catari era per costoro un sogno che si stava trasformando in realtà.

La prematura scomparsa di Pietro II segnò l'apice della parabola càtara. La tattica militare che lo rese famoso per avergli permesso di sbaragliare gli invasori berberi risultò inadeguata a battere le truppe di Filippo II di Francia: nel difendere infatti i territori occitani dall'invasione delle truppe reali francesi, guidate da Simone IV di Montfort, Pietro II, che nel frattempo aveva valicato i Pirenei, subì una tremenda sconfitta perdendo egli stesso la vita in combattimento. Nel XVII secolo, moltissimi ugonotti occitani furono massacrati nelle Dragonate ad opera delle truppe reali.

La Croce occitana[modifica | modifica wikitesto]

Croce di Tolosa

La croce detta « occitana » è il derivato dello stemma gentilizio dei conti di Tolosa: «de gueules à la croix vidée, cléchée» (o croce patente) e pomata d'oro.

La prima apparizione della croce di Tolosa avviene sotto il regno di Raimondo V. Esiste in particolare una descrizione del sigillo di questo conte datata 1165. La sua utilizzazione è particolarmente precoce nel sud-ovest, visto che i blasoni si diffondono solo nel XII secolo principalmente nel nord della Francia. Sono state fatte diverse interpretazioni di questa croce, di cui molte insistono sull'aspetto «simbolico» del motivo. Michel Pastoureau indica che queste interpretazioni dimenticano che l'araldica non è la scienza del simbolo, ma dell'emblema.

Nel 1950, Henri Rolland afferma che l'origine di questa croce deve essere ricercata nel marchesato della Provenza (nord della Durance) e più precisamente a Vernasque.

A partire dal 1966, Roger Camboulives pensa che originariamente si tratti di una croce solare, forse la croce nestoriana trovata nel Turkestan cinese, arrivata a Tolosa attraverso l'Italia del nord e la Provenza (senza dubbio nel X secolo).

Nel 1980, (l'Auta), R. Camboulives insiste sul ruolo giocato dai Visigoti e sulle dodici piccole sfere che potrebbero rappresentare le dodici «case» dello zodiaco. Secondo lui l'origine della croce è tolosana e non provenzale. Nondimeno, i Visigoti non conoscevano l'araldica.

Nel 1966, Jean-Yves Royer afferma che l'origine dalla croce è sicuramente provenzale, ma che il testo di Henri Rolland contiene degli errori di datazione, si tratta in verità della croce di Forcalquier. Le sue ricerche si basano in particolare sulla scultura di due croci su un coperchio di sarcofago a Ganagobie.

Pierre Saliès afferma, sulla rivista "Archistra" del mese di dicembre 1994, che l'origine della croce è tolosana e che il simbolo dei conti di Tolosa è il frutto di evoluzioni locali successive, forse a partire dalla croce di Gerusalemme.

Nel 1996 (L'Auta nº 612) Jean Rocacher conferma che questa croce « è innanzitutto l'emblema dell'antica contea di Venasque, smembrata poi tra i due casati di Tolosa e di Forcalquier ».

Nel 2000, Laurent Macé ("I Conti di Tolosa e il loro seguito") afferma che la croce è diventata l'emblema della famiglia comitale dopo la partecipazione alla prima crociata di Raimondo IV; questa croce potrebbe trovare le sue origini a Costantinopoli. Indica poi che il motivo della "croce patente" ha origini bizantine e che esso si diffonde in occidente attraverso l'Italia e la Provenza. Quindi la croce di Tolosa e la croce di Venasque o di Forcalquier avrebbero origini comuni, ma non si sarebbero ispirate l'una dall'altra.

Nel 2000, Bertran de la Farge (La Croce Occitana - Loubatière) pensa che la croce occitana è originaria del marchesato di Provenza, verosimilmente di Venasque, e che potrebbe essere la sintesi tra la croce di Costantinopoli e la croce copta (croce greca trilobata) introdotta in Provenza grazie ai monaci (Lerins-St Victor di Marsiglia) e forse grazie anche all'aura di San Maurizio.

Un'altra croce molto simile, diversa soltanto nei colori, è quella di Pisa. La rappresentazione più antica giunta fino a noi della Croce di Pisa risale al 1156, sulle mura cittadine volute dal console Cocco Griffi. Secondo alcuni la croce di Tolosa, apparsa solo qualche anno più tardi, deriverebbe da quella di Pisa. Secondo altri, invece, la loro nascita sarebbe indipendente l'una dall'altra come derivazione, per entrambi i casi, della croce copta. In una lettera del 2006 in occasione delle Olimpiadi di Torino, il sindaco di Tolosa scrisse che La nostra Croce di Tolosa è la Croce di Pisa[7]. Tuttavia questa affermazione non chiarisce ancora il dilemma, poiché può intendersi come "deriva dalla Croce di Pisa" come "è identica alla Croce di Pisa".

Per il momento nessun documento permette di determinare un'origine unica e incontestabile.

Usi e costumi[modifica | modifica wikitesto]

Bandiera occitana senza stella

Questa bandiera è utilizzata per rappresentare la lingua e la cultura occitane, o più generalmente come emblema regionale, come in Linguadoca o nel Limosino. La croce di Tolosa è a volte accompagnata da una stella a sette punte, che rappresenta le regioni storiche dell'Occitania secondo il Félibrige.

Nelle Valli occitane italiane e in Calabria, conformemente alla legge 482/99 concernente le minoranze linguistiche, numerosi comuni organizzano una cerimonia[8] al momento della posa della bandiera occitana sugli edifici pubblici. Un testo che spiega i motivi della cerimonia viene letto in occitano e in italiano, poi la bandiera viene alzata al suono di Se chanto. Questa cerimonia si è svolta per la prima volta in Francia, nel villaggio di Baratier, il 19 novembre 2006.

Il motivo della croce di Tolosa è utilizzato da alcune comunità territoriali il cui territorio corrisponde in parte a quello dell'antica contea di Tolosa: Midi-Pirenei, Linguadoca-Rossiglione, Alpi dell'Alta Provenza e Alte Alpi (Contea di Forcalquier). Lo si ritrova anche sulla segnaletica per indicare la lingua occitana (cartelli all'entrata delle città...).

Religioni[modifica | modifica wikitesto]

Il Cristianesimo ha necessitato di moltissimo tempo per stabilirsi in Guascogna, tuttavia il suo inserimento fu così profondo che si passò da una struttura familiare matriarcale a una struttura di tipo «paternalista flessibile». In seguito, degli alleati cristiani venuti dal nord (i sacerdoti Franchi Salii) furono pregati di espellere gli eretici (Arianesimo) Visigoti di Aquitania.

L'Occitania è spesso stata luogo di rifugio e di sviluppo di religioni perseguitate:

  • Catarismo: la lotta contro il catarismo ha rappresentato una svolta nella storia della regione con l'annessione del Languedoc.
  • Chiesa Evangelica Valdese: nel medioevo una colonia si rifugiò nel sud dell'Italia, su queste terre emigrarono dei gruppi di persone di religione valdese venute dalle valli di Chisone, Pellice e Alta Susa (Piemonte). Nelle valli occitane italiane i primi documenti in lingua d'oc furono i testi religiosi valdesi del 1400, oggi conservati in alcune importanti biblioteche. I Valdesi furono uno dei primi movimenti eretici del medioevo. Si ispirarono dall'insegnamento di Gesù Cristo "spogliarsi di tutti i beni per darli ai poveri". Fin dagli inizi furono perseguitati dalla Chiesa. Malgrado questo il movimento valdese si diffuse dalla Provenza al Languedoc e perfino sul versante alpino italiano. In Piemonte, si sviluppo' più che altrove e nel 1532 la Chiesa valdese aderì alla riforma protestante di Calvino e Lutero. Oggi la Chiesa valdese trova il suo centro a Torre Pellice, "La Tor" in occitano. Qui, sfogliando la guida telefonica, troveremo dei cognomi di famiglie occitane, francesi e tedesche, segno dei vecchi rapporti con l'Europa protestante.
  • Giudaismo: Bayonne è diventata il centro francese più grande di rifugiati ebrei sefarditi (Spagna, Portogallo). Nella Contea di Venasque si è sviluppata una scrittura in occitano con delle lettere ebraiche: il shuadit, detto giudeo-provenzale, lingua ormai scomparsa dal 1970.
  • Antitrinitarismo: L'anitrinitarismo è una dottrina religiosa che si oppone alla Trinità divina. Viene di volta in volta nominato unitarismo, semplicità divina e arianesimo. È una dottrina che condividono gli ebrei, i mussulmani e alcuni movimenti cristiani.
  • L'Islam: non è riuscito a diffondersi nella regione della marca narbonese un tempo sotto il controllo dei musulmani di al-Andalus.
  • Il Protestantesimo: si è fortemente diffuso in alcune regioni in un'epoca in cui la religione cattolica e lo Stato francese formavano un tutt'uno. La scelta di alcuni signori di sviluppare il calvinismo fu probabilmente una manifestazione di ostilità contro la Francia del nord (Béarn in particolare). Paradossalmente, siccome la Bibbia riformata fu scritta in francese, i protestanti si interessarono a questa lingua.

Lingua[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi lingua occitana.

A partire dall'annessione dei territori da parte della Corona di Francia nel XIII secolo, la lingua occitana iniziò un percorso di declino, finché nel 1539 l'editto di Villers-Cotterêts impose il francese in tutti gli atti pubblici.

Nel 1854 nasce il Félibrige, movimento letterario fondato da poeti provenzali per la resurrezione della vecchia lingua. Appartiene a questo movimento Frédéric Mistral, premio Nobel per la letteratura.

Attualità[modifica | modifica wikitesto]

Le comunità occitane, che si rifanno alla storia occitana, sono numerose e molto attive, dal Piemonte alla Catalogna.

Il 30 agosto 2008 (anno internazionale delle lingue, voluto dall'ONU) è partita una lunga marcia che dalle valli occitane piemontesi (Pietraporzio in valle Stura) deve raggiungere Vielha, in Catalogna, per chiedere che la lingua occitana diventi patrimonio dell'umanità. La marcia è di 1700 km e di 70 giorni, ed è stata chiamata Occitània a pè. L'evento è stato organizzato dall'associazione culturale Chambra d'Oc, piemontese, col sostegno degli enti pubblici.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Tolosa è a volte considerata come la capitale culturale dell'Occitania.

Lingua[modifica | modifica wikitesto]

L'occitano è il nome della lingua occitana o d'oc, che si compone di tre gruppi dialettali:

Il catalano presenta molte affinità con l'occitano.

Media in lingua occitana[modifica | modifica wikitesto]

Radio[modifica | modifica wikitesto]

Molti canali radiofonici locali hanno programmi in occitano. Tra le radio che trasmettono quasi interamente in occitano ci sono Radio Lenga d'Òc, Radio Occitania e Radio Albiges, tutte in territorio francese, ma con trasmissione anche in podcast.

Televisione[modifica | modifica wikitesto]

Anche se parlata da parecchi milioni di persone, la lingua occitana non possiede nessun canale televisivo specifico. Esistono tuttavia dei programmi in occitano su alcuni canali.

Film[modifica | modifica wikitesto]

  • Histoire d'Adrien, film di Jean-Pierre Denis (1980) in francese e in occitano (dialetto limosino) presentato al festival di Cannes.
  • Malaterra, film di Philippe Carrese (2003), i cui dialoghi sono in gran parte in occitano (provenzale).
  • Il vento fa il suo giro, film di Giorgio Diritti (2005). Ambientato in una delle valli occitane del Piemonte (Val Maira), è parlato in occitano, italiano e francese. Vincitore del 24° Bergamo Film Meeting, del 24º Festival del Cinema Italiano di Nancy e del 1° Lisbon Village Film Festival.

Stampa[modifica | modifica wikitesto]

La stampa dell'Occitania ha delle edizioni la cui periodicità varia da quella quotidiana a quella annuale. Esse vengono pubblicate nelle diverse lingue praticate nella zona occitana, specialmente in francese, italiano e occitano. Una quarantina di edizioni pubblicano dei testi in lingua occitana, sia accanto ad articoli in altre lingue, sia esclusivamente in occitano.

Letteratura occitana[modifica | modifica wikitesto]

Musica e danza[modifica | modifica wikitesto]

L'inno dell'Occitania è Se chanto (o eventualmente La Cançon de la Copa).

Per conoscere la musica occitana, vedasi in particolare:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Sergio Salvi, Occitania, Cuneo, Luigi Colli Editore, 1998.
  2. ^ (FR) La langue d'Oc ou langue Occitane, chez-alice.fr. URL consultato il 1º ottobre 2011.
  3. ^ http://ec.europa.eu/education/policies/lang/languages/langmin/euromosaic/fr7_fr.html [collegamento interrotto]
  4. ^ (FR) L'enseignement des langues régionales dans l'académie de Bordeaux, ac-bordeaux.fr. URL consultato il 1º ottobre 2011.

    Pratiques et représentations de la langue occitane en Aquitaine- Décembre 1997

    Aquitaine Bordeaux (Bx) Dpt 33 Gironde (avec Bx, hors zone saintongeoise) Dpt 24 Dordogne Dpt 40 Landes Dpt 47 Lot-et-Garonne Dpt 64 Pyrénées-Atlantiques (hors Pays Basque)
    Comprend l'occitan 11% 27% 54% 48% 42% 41%
    Parle occitan 3% 13% 34% 28% 25% 22%


    Auvergne (enquête IFOP menée en juin 2006) :

    Auvergne
    Comprend l'occitan 61%
    Parle occitan 42%

    Languedoc-Roussillon (sondage réalisé en 1991 par Média Pluriel Méditerranée – Montpellier) information_occitan :

    • Une personne sur deux comprend l'occitan
    • Une personne sur quatre sait parler occitan
    Languedoc-Roussillon
    Comprend l'occitan 48%
    Parle occitan 28%


    Val d'Aran (Catalogne) recensement 1991 :

    Val d'Aran
    Comprend l'occitan 92,3%
    Parle occitan 60,9%
  5. ^ Robèrt Lafont (1986) La nominacion indirècta dels païses, Revue des langues romanes nº2, tome XC, pp. 161-171
  6. ^ consultabile online.
  7. ^ Pagina che riporta il brano della lettera del Sindaco di Tolosa sulle Croci Occitana e Pisana
  8. ^ Photographies des cérémonies - Site de la Chambra d'Oc

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • BALDIT, Joan-Pèire (1982) Occitània, Trad. de Jordi Bolòs i Maria Dolors Duran, La Magrana, Collecció Alliberament, 14 Barcelone
  • BEC, Pèire (1977) La llengua occitana Edicions 62, Collecció a l'Abast, 133 Barcelone.
  • LAFONT, Robert (1968) La revolució regionalista Ed. Aportació Catalana, Barcelone.
  • LAFONT, Robert (1969) Per una teoria de la nació Edicions 62, Collecció a l'Abast, 72 Barcelone.
  • LAFONT, Robert i ANATOLE, Christian (1973) Història de la literatura occitana Dopesa, Barcelona
  • LANTELME, Enrico - GEDDA, Alberto - GALLI, Gianni (2006) Occitania - Un'idea senza confini, Torino, Espressione Creativa Editore, 2006; 163 pp.: ill; s.i.p. - liberamente tratto da “Occitania” - Radio3 RAI (2004) regia di Enrico Lantelme.
  • VENTURA, Jordi (1963) Les cultures minoritàries europees Selecta, Barcelone.
  • GARCIA, Xosé Lois (1978) Naciones colonizadas de Europa Occidental Follas Novas, A Cruña.
  • MESTRE i GODES, Jesús (1994) Els càtars. Problema religiós, pretexte polític Col. A l'Abast, 279 Barcelone.
  • TUBELLA, Imma i VINYAMATA, Carles (1978) Les nacions de l'Europa capitalista La Magrana, Barcelone
  • NUÑEZ SEIXAS, Xosé M. (1998) Movimientos nacionalistas en Europa en el siglo XX Ed. Síntesis, Col. Historia Universal Contemporánea, 26 Madrid.
  • FERNANDEZ ARMESTO, Felipe (1996) Los hijos de Zeus Grijalbo Barcelona
  • LAMUELA, Xavier (1987) Català, occità i friülà: llengües subordinades i planificació lingüística Quaderns Crema, Assaig Minor, 3 Barcelone.
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  • BEC, Peire “A cuestión occitana: plantexamento histórico-cultural” a GRIAL núm 74, 1981.
  • REBULL, Gilles “Nationalité et Regionalisme en Provence de 1859 à 1893 : une interprétation de l'évolution felibréenne au regard de l'expérience catalane” a LOU FELIBRIGE núm. 222 (número especial), premier trimestre 1997
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  • GARDY, Felip “Occitània: un enjòc” dins IV Jornades del CIEMEN del 16 al 23 d'agost del 1979 “Fet nacional: llengua, territori i migracions, publicada a Nationalia V.
  • WALTER Henriette "L'aventure des langues en Occident" 1994, ISBN 2-221-05918-2

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]